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Riassunto esame di Linguistica Generale, docente Gatti, libro consigliato Comunicazione Verbale, Rigotti-Cigada (cap. 1-4.5)

Riassunto per la prima parte dell'esame di Linguistica Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente M.C. Gatti: La Comunicazione verbale, Rigotti-Cigada.
Gli argomenti trattati riguardano i primi 4 capitoli del libro (fino al capitolo 4.5).

Esame di Linguistica generale docente Prof. M. Gatti

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ESTRATTO DOCUMENTO

LA COMUNICAZIONE VERBALE

E. Rigotti – S. Cigada

CAPITOLO 1 – LO SCAMBIO COMUNICATIVO

Un primo accostamento al concetto

La parola comunicazione deriva dal latino communicatio → com = con – muni = dono/compito.

Quale nesso esiste tra “dono/bene” e “compito”? Questi valori sono indipendenti l’uno dall’altro oppure esiste

qualche connessione? Un oggetto prezioso richiede cure, lo stesso vale per gli “oggetti” della comunicazione, i

messaggi o i testi: il bene che passa da una mano all’altra in un atto comunicativo è il senso di quanto viene detto.

Il bene crea implicazioni, obblighi, responsabilità. Responsabilità è una parola che ha la stessa radice di risposta: la

responsabilità è il comportamento normale di chi riceve un bene; la risposta è il comportamento normale di chi

riceve una domanda: si crea uno scambio. Ma gli atti linguistici non sollecitano solamente “risposte” da parte del

destinatario, impegnano anche a comportamenti diversi e quindi creano altre responsabilità.

Il verbo latino communico significava mettere in comune un bene di qualsiasi genere (casa, risorsa, proposta,

segreto etc.). Il significato di comunicare, in italiano ed altre lingue, è “mettere a disposizione di un altro” e

questo come momento di uno scambio. Ciò che viene scambiato nella comunicazione non può essere un bene

materiale ma si deve trattare di segni che producono un senso.

Ritroviamo un’antica immagine della comunicazione nella figura mitologica del dio Mercurio, messaggero degli

dei che aiuta a interpretare lo scambio tra parole e pensieri attuato nella comunicazione: è il dio dell’ermeneutica.

Comunicazione, comunità e cultura

La comunicazione permea e rende possibile tutta la convivenza umana. Non è semplice spiegare come, solo grazie

alla comunicazione, possano costruirsi e sopravvivere quelle configurazioni della convivenza che sono i gruppi, o

meglio le comunità umane. Occorre mettere a fuoco il nesso tra comunicazione e comunità.

- comunità linguistica: viene intesa come la massa parlante di coloro che parlano la medesima lingua (De

Saussure – Corso di linguistica generale);

- speech communities: fa riferimento all’interazione comunicativa di comunità linguistiche concrete, in cui

persone reali comunicano effettivamente arrivando così a parlare di “comunità di discorso”; la sua analisi

resta limitata in quanto il suo concetto di interazione comunicativa è povero, è piuttosto un codice che una

pratica (Hymes – Fondamenti di sociolinguistica);

- testo (o messaggio): interazione comunicativa tra persone → cambia il significato di “comunità linguistica”

come l’insieme di coloro che comunicano fra loro, facendo uso di una lingua storico-naturale.

Il nesso tra comunicazione e comunità è mediato dal concetto di cultura, i cui aspetti significativi sono:

1. insieme dell’informazione non genetica che possa attraversare le diverse generazioni;

2. grammatica di una comunità attraverso la quale interpreta e comunica l’esperienza;

3. insieme di testi la cui condivisione condiziona l’appartenenza alla comunità.

Tutte le definizioni da una parte evidenziano aspetti costitutivi dell’identità comunicativa mentre dall’altra ne

manifestano la natura comunicativa. 1

Teoricamente, lo “scambio di beni” che si verifica nell’interazione comunicativa è tanto maggiore quanto

maggiore è la diversità tra coloro che interagiscono. La diversità tra le identità in gioco è un alto potenziale

arricchimento ma, allo stesso tempo, comporta il rischio che la comunicazione non abbia successo perché

1

diminuisce il condiviso (common ground ) che costituisce la base dello scambio.

Comunicazione e società civile

La comunicazione sta a fondamento della convivenza umana: è “coestesa” alla vita nelle sue dimensioni private e

pubbliche, dalla famiglia all’impresa, dalla comunità religiosa alla società civile.

“Fare comunità” è il compito essenziale della comunicazione, significa creare consenso, intesa, impegno comune.

In generale, se questo compito non è assolto, la comunicazione deve considerarsi fallita. Ma il compito di fare

comunità non si esaurisce nell’efficacia della comunicazione. È rilevante la qualità del consenso ottenuto e questa

è assicurata costruendo il consenso attraverso la pratica condivisa della ragione. L’alternativa è un consenso

irragionevole, l’irragionevolezza condivisa. La democrazia di Atene era fondata sulla discussione assolutamente

libera tra i cittadini; il luogo della discussione era l’assemblea, in cui ciascuno aveva il diritto di manifestare il

proprio parere, con totale libertà di parola. La democrazia è la forma di organizzazione civile in cui l’unica forza

ammessa è quella della parola. L’efficacia della parola era indispensabile per diventare un cittadino autorevole.

I sofisti formarono un piccolo mercato dell’arte comunicativa. Così, con la sofistica, la competenza di chi si

occupava di comunicazione diventò una vera e propria professione.

C’è differenza tra comunicatore e comunicazionista: nel comunicatore la competenza comunicativa può essere

quasi naturale un’abilità che si appoggia su automatismi acquisiti (ex. guidare la macchina) → conduttore

televisivo, politico, maestro etc. mentre il comunicazionista è colui che ha una consapevolezza sistematica degli

strumenti della comunicazione e che sa come usarli perché la comunicazione sia efficace. Deve possedere i segreti

della comunicazione e gli specifici settori di attività umana in cui si applicano le strategia comunicative (aspetti

contestuali) perciò, conoscendo ragioni ed effetti di tali gesti, sa come intervenire dove la comunicazione si

inceppa.

La democrazia ateniese aveva favorito la nascita delle prime importanti forme di teoria della comunicazione. Due

aspetti macroscopici che caratterizzano la comunicazione contemporanea, differenziandola da quella antica, sono:

1. rilevanza economica imparagonabile: dopo che ho comunicato il mio sapere splende meno, infatti il

reperimento, l’elaborazione e la trasmissione costano. Molta comunicazione e commercio;

2. sofisticazione tecnologica: la disponibilità di media tradizionali e nuovi ha investito tutti gli assetti

comunicativi (telefono, posta elettronica, media di massa, internet).

Comunicazione verbale e tradizione delle scienze linguistiche

A noi interessa la comunicazione che si realizza in testi o messaggi linguistici, ossia in testi che si costruiscono con

strutture linguistiche ma viene privilegiata l’attenzione al segno verbale. Qui l’aspetto specifico non sono le lingue

ma l’uso delle stesse nella comunicazione. L’approccio è multidisciplinare perché coinvolge la costellazione di

scienze della comunicazione, quelle scienze che puntano a dar ragione a quel fatto estremamente complesso che

è la comunicazione:

1 Il common ground è lo sfondo condiviso tra coloro che prendono parte ad un’interazione comunicativa.

2

1. analizzano l’organizzazione interna dei messaggi: linguistica e semiotica;

2. studiano i soggetti individuali e collettivi che sono coinvolti e le loro comunità di riferimento (psicologia,

sociologia, antropologia etc.);

3. mettono a tema le sfere di interesse che sono all’opera nell’interazione comunicativa (politica, economia,

religione, arte etc.);

4. analizzano le diverse organizzazioni e i diversi luoghi di interazione in cui la comunicazione si realizza

(economia aziendale, marketing);

5. studiano le tecnologie della comunicazione tradizionali (stampa, radio, telefono e TV) e nuovi (internet).

La comunicazione verbale nasce dunque dall’incontro della tradizione delle scienze linguistiche con le scienze

della comunicazione. In altre parole potremmo definire la comunicazione verbale come la proiezione della

problematica comunicativa sulle scienze linguistiche.

La comunicazione verbale è lo studio della correlazione delle strutture del messaggio verbale o testo con la

funzione comunicativa.

CAPITOLO 2 – VERSO UN MODELLO DELLA COMUNICAZIONE VERBALE

Descriviamo le componenti della comunicazione verbale, soffermandoci in particolare su quelle componenti

(semiosi categoriale e deittica) che la caratterizzano più propriamente come “verbale”, cioè come attività

compiuta dall’uomo valendosi della parola.

La comunicazione rappresenta un momento essenziale e indispensabile dell’interazione umana e questa è

riconducibile, a sua volta, all’incontro di azioni.

I primi modelli

1. Ferdinand De Saussure → circuit de la parole

Gli interlocutori dialogano scambiandosi segni: ciascuno dei due produce segni

materiali (fonetico-acustici) e interpreta quelli prodotti dall’interlocutore in

base alla propria conoscenza della lingua.

2. Karl Bühler → il segno

Elabora il concetto di lingua come strumento per comunicare. Incentrando l’attenzione

sull’analisi funzionale del segno lo colloca al centro di un triplice rapporto che coinvolge

il livello oggettuale, il mittente e il ricevente in tre fasci di relazioni.

Per l’emittente il segno è un sintomo che ha funzione di espressione, il ricevente coglie

il segno come segnale che ha funzione di appello e rispetto all’oggetto il segno è un

simbolo che funge da rappresentazione.

3. Claude Elwood Shannon → teorema di Shannon

Questo modello, elaborato in ambito matematico-informatico, riduce la comunicazione a una trasmissione di

informazioni e definisce le limitazioni alla comunicazione in termini di disturbi del canale o rumore.

4. Roman Jakobson → fattori fondamentali della comunicazione

3

Parlare serve per comunicare e comunicare è un fatto complesso che nasce di volta in volta in rapporto a

diverse funzioni: si comunica per esprimersi, raccontare, spiegare etc. Si ispira al modello di Bütler.

Nel suo modello Jakobson mette a fuoco sei fattori fondamentali della comunicazione a cui corrispondono

sei funzioni testuali. La funzione dominante di un testo dipende dall’orientamento prevalente del messaggio

verso uno dei sei fattori costitutivi.

Fattori fondamentali della comunicazione: contesto

mittente messaggio destinatario

contatto

codice

Funzioni testuali: referenziale

emotiva poetica conativa

fàtica

metalinguistica

La prospettiva pragmatica

Nata nell’ambito della filosofia del linguaggio come modello per spiegare la comunicazione verbale in termini di

azione, la teoria degli atti linguistici (speech acts) è stata elaborata da John Austin nel 1962.

Austin parte dall’osservazione di un fenomeno particolare: in alcuni casi il fatto stesso di pronunciare una certa

espressione produce un cambiamento nella situazione reale (ex. licenziare – prima e dopo).

Ogni uso del linguaggio è, in qualche modo, “performativo” nella misura in cui provoca un cambiamento nella

realtà. Da qui il termine speech act.

La teoria degli atti linguistici distingue tre diverse “azioni” compiute nella formulazione di un discorso:

1. atto locutivo: l’atto stesso di parlare;

2. livello illocutivo: azione che si intende compiere;

3. atto perlocutivo: azione che provoca un certo effetto sul destinatario.

John Searle elabora il lavoro di Austin, approfondendo il livello illocutivo del discorso per descrivere la tipologia

degli atti che il parlante può compiere attraverso il linguaggio.

Parallelamente ad Austin e Searle, Paul Grice sviluppa un ulteriore modello, basato sul principio di cooperazione e

sulle massime della comunicazione: mette a fuoco il fatto che ogni intervento nel discorso deve rispondere ad una

serie di requisiti per essere comunicativamente adeguato.

Il modello di Grice viene ampliato e precisato dalla teoria della pertinenza di Sperber e Wilson. Si tratta di un

modello della comunicazione in cui gli autori sottolineano l’importanza del contesto per interpretare il messaggio

verbale. Del contesto fanno parte anche i parlanti stessi, con le loro conoscenze che ciascuno presuppone che

l’altro abbia. Tutti questi elementi guidano i processi inferenziali che costituiscono la componente fondamentale

dell’evento comunicativo. 4

L’atto comunicativo come evento

In che senso l’atto comunicativo è un evento? Un evento è una qualsiasi cosa che (ci) accade. Si parla di evento

quando si ha a che fare con qualcosa che accade e ci tocca, cambia e sposta più o meno direttamente. Quando un

evento comunicativo si compie produce un cambiamento nel destinatario e questo cambiamento è il “senso”

dell’avvenuta comunicazione.

Uno scambio di segni che produce senso

Tra tutti gli eventi che popolano il mondo, c’è la classe degli “eventi comunicativi”, intesi come gli eventi che i

soggetti umani producono per comunicare, per trasmettere l’uno all’altro un messaggio portatore di un senso. La

proprietà di produrre senso è tipica dei messaggi e viene studiata dalla semiotica (scienza dei segni) e dalla

linguistica (scienza dei segni verbali o linguistici), che affrontano la domanda “quali sono gli aspetti essenziali del

messaggio?”

La parola senso ha una grande polisemia, cioè ha molti significati diversi. In italiano si usa per dire direzione

quando diciamo che una strada è percorribile “a senso unico”, ma se diciamo che una persona “ha buon senso”

intendiamo dire che questa persona sa valutare le circostanze in modo ragionevole. Se invece parlo dei “cinque

sensi intendo gli organi di percezione. L’espressione “non ha senso” rappresenta un’accezione interessante. Se

una persona dice “Mio figlio non guida, è sposato” si pensa che scherzi, a meno che sia un matto, perché quello

che dice non ha senso.

Si pensa che ci sia un collegamento tra il senso e la ragionevolezza; un fatto “ha senso” quando ha un rapporto

con la ragione. Il non-senso esiste? L’unico non-senso potrebbe essere quello dei testi prodotti da psicopatici, il

tentativo di esprimere un disagio profondo.

Quando si parla di non-senso bisogna, pertanto, distinguere diversi livelli: nella dimensione ultima, comunicativa

(teatro dell’assurdo) il non-senso esiste perché il testo è tutt’altro che insensato e ha un forte messaggio da

trasmettere allo spettatore. Negli esempi “artificiali” il non-senso si da, ma solo come esito “metalinguistico”

(esempi inventati dai linguisti) e non come realtà comunicativa.

Per capire meglio che cos’è il senso è utile mettere a fuoco la distinzione tra due concetti: notizia e informazione.

Un’informazione, per poter essere considerata una notizia, deve essere pertinente per il destinatario. Bisogna

comunque che l’informazione risulti oggettivamente interessante per il destinatario. Il comunicatore seleziona e

comunica solo alcune delle informazioni che costituiscono il suo “database del mondo”, quelle che ritiene

pertinenti per il destinatario.

Comunicare è agire

Si ricorre alla comunicazione tutte le volte che il singolo soggetto non è in grado, da solo, di realizzare un proprio

scopo e, pertanto, cerca di coinvolgere altri soggetti. A questo punto gli scenari possibili sono due:

- se i due soggetti condividono lo scopo si realizza un’attività di cooperazione (soccorrere un ferito);

- se gli obbiettivi dei due agenti sono complementari ciascuno dei due agisce perseguendo il proprio obbiettivo

ma ricorre all’altro affidandosi a lui per la realizzazione del proprio obbiettivo: si tratta allora di interazione.

L’interazione può essere rappresentata, descrivendo i soggetti come agenti capaci di iniziativa nella realtà, capaci

di immaginare stati di cose corrispondenti ai loro desideri e di decidere di realizzarli → catena di realizzazione.

5

L’aspetto pertinente di tutta la vicenda sta nel fatto che l’interazione non-comunicativa (scambio caffè-soldi al bar)

richiede la mediazione di un’interazione comunicativa. Quest’ultima si realizza attraverso l’attivazione della

catena di realizzazione di cui fanno parte anche gli atti linguistici costitutivi della comunicazione verbale.

I fattori della comunicazione verbale soggettività implicate

semiosi ostensione inferenza

categoriale deittica

Semiosi

Sabrina e Daniele salgono su un autobus affollato e parlano, cercando di distinguere quel che si dicono dal

sottofondo di rumori e da quello che dicono le altre persone.

Siamo abituati a distinguere gli eventi semiotici dagli altri eventi, pur senza renderci conto del diverso

trattamento che riserviamo a questi due tipi di realtà, che si presentano alla percezione sensibile in modo analogo.

I discorsi delle altre persone e il rumore del motore hanno la stessa natura fisica delle parole che si scambiano

Sabrina e Daniele: la differenza sta nel fatto che Sabrina ascolta le parole di Daniele non come evento fisico

qualunque, ma come un evento fisico che Daniele produce espressamente per comunicare con lei un significato. Il

rumore dell’autobus, invece, è una conseguenza (fisica) delle esplosioni e degli attriti nel motore (questo rumore

non viene realizzato apposta per significare qualcosa). Anche i discorsi delle altre persone sono solo un “rumore di

sottofondo” per chi non prende parte alla conversazione, mentre per gli interlocutori sono eventi semiotici.

Gli eventi semiotici sono reali e fisici (le parole che diciamo sono costituite materialmente da movimenti

dell’apparato fonatorio, le onde sonore mentre le parole scritte sono fatte di inchiostro o di onde luminose, come

lo schermo del pc). Questi eventi fisici non si esauriscono in se stessi: sono stimoli a cui è associato un significato.

Il segno è una realtà complessa che unisce inscindibilmente due diverse realtà: c’è qualcosa di fisico, o meglio di

“percettibile con i sensi”, che rimanda a qualcosa di non-fisico, il valore linguistico.

Significante e significato

Ci sono tanti tipi di segni quanti sono i sensi (i percettori) dell’uomo e le loro combinazioni possibili.

Sabrina e Daniele hanno voci di altezza molto diversa; quando Daniele ripetere la frase che Sabrina non ha sentito,

parla a volume più alto; Daniele parla più rapidamente, Sabrina più lentamente. Per realizzare un atto

comunicativo verbale, occorre produrre dei suoni concreti attraverso le corde vocali.

La “faccia” fonetica del segno non consiste tanto nella sua realizzazione materiale, quanto in un modello (pattern)

di realizzazione, che consente di riconoscere il segno, nonché di riprodurlo. Questo modello di realizzazione è

detto strategia di manifestazione.

Ognuno ha un suo concetto di che cos’è il “lavoro”, ma ciò non toglie che in linea di massima ci si intenda, quando

si parla del “lavoro”. Anche l’idea, il valore linguistico che viene associato a ciascuna strategia di manifestazione,

costituisce in realtà un’astrazione rispetto a tutte le molteplici e personali esperienze che ciascuno fa. Anche in

6

questo caso occorre dunque distinguere il valore canonico di un segno dai valori concreti che assume ogni volta

che viene usato effettivamente, in un testo reale..

Con una prima approssimazione si intende per semiosi il nesso che unisce intenzioni comunicative, sensi (valori

linguistici) a eventi fisici (strategie di manifestazione linguistica). Chiamiamo l’insieme di questi elementi

“struttura intermedia”.

All’inizio del XX secolo, la strategia di manifestazione dei significati linguistici, soprattutto lessicali, era stata

chiamata da Saussure significante mentre il valore era detto significato.

Osservazione – Semiosi e implicazione

Un evento può avere senso perché può implicare per me qualcosa di particolare. Per esempio

l’evento “oggi c’è il sole” implica banalmente che non devo prendere l’ombrello per uscire; invece

l’evento “essere penna” di questo oggetto (una penna) implica che lo possa usare per scrivere:

questo è il senso della penna, il senso si specifica come “implicazione per me”.

La semiosi è il fenomeno per cui un evento è portatore di contenuto/significato/senso perché, grazie

a una convenzione, quell’evento fisico è da me e i miei interlocutori collegato a un

contenuto/significato/senso, e non grazie al fatto che la natura dell’evento in se stesso mi faccia

capire questo significato.

La segnaletica stradale, le frecce dell’auto, i semafori, i segnali luminosi ed acustici degli utensili e le

stellette militari etc. sono tutti eventi semiotici, cioè che rimandano al significato.

In realtà la comunicazione è un fenomeno molto complesso, che opera sia con eventi che significano

per implicazione sia con eventi che significano per semiosi, ma nella comunicazione verbale la

semiosi ha indubbiamente una funzione fondamentale.

Anche gli eventi che non sono semiotici hanno definitivamente senso per noi solo in quanto

rientrano nel nostro universo di discorso: quando in qualche modo li trattiamo semioticamente,

ovvero li semioticizziamo.

La linguistica si colloca entro la comunicazione semiotica, come studio del linguaggio

(prevalentemente) verbale. La semiotica considera i segni in generale, in tutte le possibili tipologie,

mentre la linguistica si occupa di una classe di segni, quelli verbali.

Il segno è delimitato da una cornice, più o meno immaginaria, che sta ad indicare il confine tra un oggetto

semiotico e uno non-semiotico. La cornice indica un ambito di realtà entro la quale opera la semiosi: l’evento in

essa contenuto è un evento semiotico che, in quanto tale, va interpretato. Essa pone dunque un confine tra

l’evento semiotico e tutti gli altri eventi (quelli fuori dalla cornice) che costituiscono il mondo.

Sono esempi di cornice, oltre alla cornice dei quadri, il palcoscenico dei teatri, il piedistallo delle statue, il “C’era

una volta…” con cui cominciano le favole, le sigle delle trasmissioni televisive etc.

Molte forme di espressione artistica “giocano” con la cornice fingendo di superarla, pensiamo al teatro di Luigi

Pirandello, ma l’incapacità di riconoscere la cornice è in definitiva un sintomo di follia, in quanto rappresenta

l’incapacità della ragione di cogliere il particolare rapporto che rimanda dall’oggetto semiotico al suo senso.

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Il segno come istitututum di una comunità: la convenzionalità

Una prima caratterizzazione della linguistica riguarda l’oggetto di cui questa scienza si occupa: i messaggi verbali.

L’insieme dei messaggi verbali costituisce il linguaggio verbale. Le lingue storico-naturali sono sistemi che

consentono di formulare messaggi verbali, sono cioè sistemi semiotici o segnici.

Già De Saussure spiega la correlazione semiotica, facendo ricorso all’esempio di albero.

Possiamo dire che in italiano il significato del suono [ a l b e r o ] è quel concetto

rappresentato con un disegno nella parte superiore del cerchio.

La linea rappresenta la barra della semiosi o barra semiotica. La struttura linguistica

“albero”, formata da una correlazione semiotica, ha due facce: una fonica (o fonetico-

articolatoria) e l’altra concettuale.

La convenzione tra i parlanti è arbitraria, in quanto non esiste alcuna ragione per cui a un certo valore debba

essere connessa una certa strategia (e viceversa). 2

La connessione è arbitraria e convenzionale ma non soggettiva . Per questo diciamo che la connessione è

convenzionale.

Il segno linguistico non è una realtà materiale ma piuttosto l’unione delle due realtà immateriali, strategia di

manifestazione e valore linguistico.

L’oggetto linguistico è tale all’interno di un preciso sistema linguistico (albero in italiano vuol dire qualcosa

mentre in tedesco non è nulla).

Si arriva a caratterizzare il linguaggio come insieme degli eventi comunicativi (messaggi) verbali, formulati grazie a

un sistema segnico o semiotico specifico come una lingua storico-naturale. Il linguaggio verbale fa appello al

sistema linguistico, vale a dire che quando usiamo il linguaggio ci serviamo delle correlazioni semiotiche di una

lingua storico-naturale.

Osservazione – La traduzione

Nella traduzione, il traduttore o interprete (a

seconda dei casi) interpreta il messaggio

3

ponendosi come intermediario e “inoltra” il

messaggio ai destinatari definitivi – che non

hanno accesso diretto all’originale perché ne

ignorano la lingua – implementando il senso

nel sistema linguistico che conoscono.

L’autore formula il senso, o rappresentazione

semantico-pragmatica, in un testo (il testo in L ) attraverso diversi procedimenti nelle strutture

1

intermedie proprie del sistema linguistico 1. Il traduttore, che è destinatario “intermedio” del senso,

riceve il testo in L e lo interpreta, recuperando il senso: a questo punto il traduttore, a partire dalla

1

2 L’arbitrarietà è anche un fattore di stabilità per la lingua, perché l’assenza di motivazioni “a favore di” è allo stesso tempo

assenza di motivazioni “contro”.

3 A differenza del destinatario effettivo, il traduttore percepisce il senso, ma non necessariamente fa esperienza testuale,

cioè non necessariamente è coinvolto dall’evento comunicativo.

8

rappresentazione semantico-pragmatica che ha costruito, formula un nuovo testo (il testo in L )

2

servendosi delle strutture del sistema linguistico 2. Questo nuovo testo è a diposizione del

destinatario effettivo, che a sua volta può risalire alla rappresentazione semantico-pragmatica cioè al

senso.

Per tradurre bisogna trovare il modo di esprimere un valore piuttosto che l’altro, ricorrendo

eventualmente a delle perifrasi.

Trasmettere la lingua: insegnare a parlare

Il segno, come unione di significante e significato, nasce strutturalmente sociale: si costituisce e funziona grazie al

fatto che viene adottato da una comunità di parlanti, una comunità concreta in cui ciascuno impara a parlare.

Il linguaggio è una dimensione davvero essenziale nella vita di un uomo. Il compito di insegnare il nome delle cose

è un po’ un accompagnare alla prima conoscenza della realtà: “dare” (insegnare) a un bambino i nomi delle cose è

“dargli” (mettergli in mano) la realtà.

La lingua fa parte della benevolenza con cui un essere umano viene accolto alla vita.

La glottodidattica (disciplina linguistica e psicopedagogica insieme che si occupa delle tematiche connesse con

l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue) ha segnalato già da tempo che passare a un’altra lingua significa

passare ad altri affetti. Questa prospettiva si collega in modo coerente con l’idea di comunità linguistica intesa

come comunità concreta di parlanti che realizzano scambi comunicativi effettivi utilizzando una lingua.

Quando un popolo comincia a vedere nelle altre culture e nelle altre lingue una minaccia per la propria identità

pone le premesse per sviluppare un atteggiamento di difesa che degenera facilmente in ostilità verso lo straniero

→ xenofobia

D’altra parte l’appartenenza a una cultura è condizione inevitabile e necessaria per aprirsi alle altre culture.: il

dialogo presuppone l’esistenza di almeno due dialoganti distinti. Quanto maggiore è la differenza, tanto maggiore

possibilità di scambio offre la comunicazione. Se per certi aspetti la lingua va distinta dalla cultura, per altri ne è

un momento: in particolare lingua e cultura hanno la stessa modalità di trasmissione attraverso le generazioni.

I sistemi semiotici

Il segno si realizza come oggetto ma nessun segno è tale da solo.

I segni non sono mai isolati, rappresentano sempre un insieme di significati possibili in rapporto di esclusione

l’uno con l’altro: i sistemi di segni sono basati sull’opposizione, cioè sulla diversità tra i segni che ne fanno parte.

I sistemi semiotici possono essere:

- non-linguistici: è un sistema di segni (o segnaletica) che prevede un determinato numero di posizioni,

ciascuna delle quali corrisponde a un messaggio prestabilito, come la segnaletica stradale, i gradi militari,

l’alfabeto Morse e tutti quei sistemi in cui c’è un rapporto biunivoco tra segni e messaggi. Anche il sistema di

numeri arabi è un sistema “non linguistico”: il significato dei simboli resta identico ed è unico.

- linguistici: un sistema segnico non prevede corrispondenze biunivoche in quanto il sistema ha la funzione di

fornire ai parlanti una serie di strumenti espressivi per costruire messaggi.

9

La lingua storico-naturale è un insieme di strutture e regole (linguistiche) che servono per costruire messaggi, non

4

un insieme pre-ordinato di segni-messaggi già fatti .

Nei sistemi di segni il numero dei messaggi possibili è fisso mentre nei sistemi segnici il numero dei messaggi che

si possono costruire è virtualmente infinito.

Le lingue si chiamano storico-naturali perché sono vive nel tempo e subiscono un’evoluzione storica, allo stesso

tempo sono un elemento “naturale” della vita e della crescita di una persona e di una comunità: tra le cose che i

genitori insegnano al bambino “accogliendolo” nel mondo ci sono il mangiare, il lavarsi, il vestirsi… e il parlare.

La distinzione tra sistemi di segni (o segnaletiche), caratterizzati da rapporto biunivoco tra i significanti e i

significati, e i sistemi segnici (o lingue), in cui questo rapporto è molto più fluido e indeterminato.

La semiosi non esaurisce la comunicazione verbale perché ci sono altri processi che intervengono nella

costituzione del messaggio verbale: la deissi, l’inferenza e l’ostensione.

Deissi

Se volessimo rappresentare graficamente il segno italiano “adesso”, cosa potremmo disegnare al posto

dell’albero, per rimandare al concetto che è il significato di questa parola?

Se analizziamo l’enunciato proferito da Luigi “Adesso esco” alle 20:00 di sabato scorso e l’enunciato “Adesso torno

a casa” pronunciato dallo stesso Luigi alle 23:30, ci rendiamo conto che il contenuto della parola “adesso” è

cambiato. Nel primo testo indicava le ore 20:00 di sabato, nel secondo indica un momento successivo, le 23:30. La

parola “adesso” non ha un contenuto definito e autonomo, ha bisogno di agganciarsi al contesto per “riempirsi”

di un significato concreto.

“Adesso” è un deittico, una parola che presenta la caratteristica di assumere significato in rapporto la contesto in

cui viene utilizzata perché il suo significato effettivo non è dato dal sistema ma corrisponde a un fattore

dell’esperienza a cui rimanda. Queste parole operano in collaborazione con la situazione comunicativa e hanno la

precisa funzione di stabilire dei collegamenti tra il discorso e la realtà in cui si svolge.

La deissi funziona nell’incontro del linguaggio con l’esperienza: i deittici hanno al loro interno una parte linguistica

e una parte esperienziale. Per la parte linguistica si collocano entro il procedimento semiotico: è necessario

conoscere la lingua per capire i deittici; ma la conoscenza della lingua non basta perché occorre interpretare il

dittico in rapporto alla situazione concreta in cui viene usato.

Quando si parla di deissi ci si riferisce a quelle parole o a quegli elementi linguistici che a livello di semiosi non

corrispondono ad un’idea ma ad un’istruzione seguendo la quale identifichiamo un aspetto preciso del contesto o

dell’esperienza.

Una parola come “adesso” non rimanda all’esperienza di cose fatte così e così, ma è un’istituzione che indica

come ci collochiamo rispetto al tempo: si tratta esattamente del tempo in cui avviene l’atto comunicativo. In

generale, la deissi funziona grazie all’interazione linguaggio/realtà: è un momento del linguaggio in cui chi parla e

chi ascolta si servono delle “cose che ci sono intorno” per produrre il senso.

4 L’alfabeto Morse o la segnaletica navale fatta con le bandiere sono sistemi “parassitari” dei sistemi linguistici, in quanto

traducono in gesti i grafemi (cioè i simboli scritti) delle lingue storico-naturali.

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze linguistiche (BRESCIA - MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.possenti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Gatti Maria Cristina.

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