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Ci sono anche alcune AMBIUGUITÀ della governance: il contesto attuale è quello di una realtà in cui la

comunità degli affari sta producendo un suo diritto comune, identificato come LEX MERCATORIA.

Questo mostra come i grandi interessi economici non cercano più la mediazione delle istituzioni politiche,

ma agiscono ormai direttamente sulla produzione di regole.

Intorno ai diritti si costruisce una “identità costituzionale” che non implica chiusura o isola le persone, ma

produce legami sociali e così non presenta i diritti come fattore di divisione, o di semplice negoziazione.

Huxley scrive “Il mondo nuovo”, la più grande utopia negativa del secolo passato per la sua capacità di

guardare a fondo nella manipolazione dell’umano. Huxley parla dell’incubo di un’organizzazione della

società nella quale la biologia è divenuta veicolo di discriminazione. Orwell parla di un mutamento radicale

che investe l’antropologia del genere umano, dove l’attenzione deve essere rivolta alla persona.

L’innovazione scientifica e tecnologica ci obbliga a percorrere territori inesplorati. Le novità non si fermano

alla tecno scienza ma investono appunto l’estensione del mondo, i movimenti di popoli e persone, le

trasformazioni della società, i rapporti tra culture.

La trasformazione non è radicale. Non muta solo la dimensione esterna, cioè i diritti riconosciuti, ma lo

stesso modo in cui essi sono percepiti, sentiti e praticati.

 Questo è il nuovo mondo dei diritti, molto più difficile da comprendere di una semplice elencazione di

nuovi diritti. nel ‘900 (terza generazione dei diritti) sono stati oggetto di critica per la dipendenza

Proprio i diritti sociali,

che avrebbero dalle decisioni politiche e dalla disponibilità di risorse finanziarie.

Da una parte si presentano come limite alla discrezionalità politica che non può essere esercitata in contrasto

Dall’altra fondano l’azione politica dei cittadini.

con i diritti fondamentali riconosciuti.

Ai diritti, vecchi e nuovi che siano, non si può guardare senza una continua attenzione per le condizioni

che ne condizionano il riconoscimento e l’attuazione.

storiche

Bobbio: “L’attuazione di una maggiore protezione dei diritti dell’uomo è connessa con lo sviuppo globale

della civiltà umana”. Non si può porre il problema dei diritti estraendoli dai due grandi problemi del nostro

tempo che sono la guerra e la miseria. (eccesso di potenza ed eccesso di impotenza).

Questa è ancora oggi la condizione nella quale guardiamo ai diritti. Polemicamente si è parlato di un

“imperialismo dei diritti umani”, al quale i paesi avanzati farebbero ricorso proprio per limitare la forza

economica dei concorrenti.

Il millennio si è aperto con un fatto che può essere considerato simbolico: la proclamazione a Nizza della

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, il 7 dicembre 2000: primo documento dove vecchi e

nuovi diritti convivono senza gerarchie. Qui si manifesta soprattutto impossibilità di una costruzione

istituzionale che prescinda dalla dimensione dei diritti. I diritti fondamentali nascono da una volontà che

l’immagine di una persona che deve essere rispettata indipendentemente dal luogo dov’è

faccia emergere

nata o in quello in cui si trova. Nasce la nuova idea di cittadinanza, non più legata a un territorio.

Modelli e rappresentazioni dei diritti

Nasce l’idea di sovranità: costruita dalla rete giuridica in modo da offrire a tutti la possibilità di essere

riconosciuti come cittadini e non essere confinati come clienti, vittime ecc. proclamare un diritto non

significa solo rispettarlo e applicarlo ma servono istituzioni che ne incarnano la funzione. Fino a quando un

diritto non è pienamente realizzabile è come se non esistesse. Es: abbiamo coscienza del fatto che il bambino

ha un fondamentale diritto a non lavorare eppure ci sono molte imprese multinazionali che ricorrono alla

violenza, questo ha permesso di avviare campagne di denuncia e di boicottaggio. La stessa cosa vale per i

diritti dei lavoratori.

La dimensione dei diritti evidenzia il passaggio dalla LIBERTÀ ASTRATTA alla LIBERTÀ

cioè dall’individuo alla era la condizione per liberare l’uomo

CONCRETA, persona. La libertà astratta

dalle gabbie feudali, dagli status e affermare così l’uguaglianza. Successivamente la libertà concreta ha fatto

emergere la persona in tutta la sua concretezza, non più collocata in un ambiente privo di contraddizioni ma

vivente in una realtà caratterizzata anche da ostacoli di ordine economico e sociale che a volte limitano la

Nell’art. 3

libertà dei cittadini. della Costituzione è alla Repubblica che si affida il compito di rimuovere gli

ostacoli e considerare i diritti non come attributi di un individuo astratto ma di un individuo immerso nelle

relazioni ma anche nelle contraddizioni sociali.

Così accanto ai diritti civili e politici nascono i DIRITTI SOCIALI: diritti che creano un’idea sociale.

Due conseguenze della libertà concreta:

1) Le crescenti pressioni del mercato hanno portato a considerare i diritti come puri titoli da scambiare

2) Le pacifiche rivoluzioni del ‘900: donne, ecologisti, scienza e tecnica: la libertà concreta si riconosce nella

differenza sessuale, nell’attenzione per il corpo, nel rispetto per la biosfera, nell’uso aggressivo delle

innovazioni scientifiche e tecnologiche.

dei diritti fondamentali si afferma che l’Unione europea “pone la persona

A partire dal Preambolo al centro

della sua azione”. L’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali contribuisce a testimoniare una attitudine

del diritto a seguire la persona sempre più da vicino, a considerarla nella sua integralità. Nuova

rappresentazione dei diritti: diritti riproduttivi, diritti genetici, diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali,

diritto alla protezione dei dati personali (ridefinendo così i rapporti tra sfera privata e sfera pubblica), diritto

all’esistenza ecc. “la dignità umana è inviolabile” e “deve essere rispettata e tutelata” .

La Carta si apre con affermazione che

Questo perché la nuova Europa deve mantenere viva la memoria del secolo passato dove non c’era dignità né

rispetto. rispetto dell’integrità fisica e psichica vietando

- si tutele il corpo fisico affermando che tutti hanno diritto al

così la clonazione riproduttiva e gli usi mercantili del corpo

- si tutela il corpo elettronico considerando la protezione dei dati personali e di privacy

Solo queste due norme mostrano come è grande la volontà di eliminare i vecchi schemi.

 Costituzionalizzazione della persona

Non si possono riconoscere i diritti civili o politici e negare quelli sociali perché la Carta dei diritti

fondamentali li lega tutti: DIGNITÀ, LIBERTÀ, UGUAGLIANZA, SOLIDARIETÀ, CITTADINANZA,

GIUSTIZIA. diritti dei popoli all’autodeterminazione,

Ma accanto ai diritti singoli compiono i diritti collettivi: alla loro

tutela dell’ambiente,

lingua, alla libera gestione delle loro risorse, il diritto alla il diritto al cibo (che diventa

diritto alla vita per intera popolazioni prigioniere del dramma della fame), il diritto alla conoscenza (che

mette radicalmente in discussione la logica proprietaria, copyright e brevetto), diritto alla pace.

Questi diritti indicano la necessità di creare spazi e beni comuni ai quali tutti possano liberamente accedere.

Dietro all’astrattezza dell’umanità si scoprono diritti, obblighi e responsabilità di soggetti concreti. Il

richiamo all’umanità è stato inteso come l’affermazione della responsabilità della comunità internazionale

che, di fronte a violazioni gravi di diritti fondamentali, poteva superare l’ostacolo della sovranità nazionale e

intervenire appunto a tutela di quei diritti.

Natura e ordine giuridico

Si fa appello a quella che viene chiamata ETICA. Il tema della procreazione assistita spiega meglio di molti

altri il modo in cui natura, innovazione scientifica e poteri individuali compongono un quadro di novi diritti.

Qui si parla in particolare di libertà femminile e del “potere di procreare” che solo alla donna appartiene

naturalmente. Questa tema fonda le sue prime tappe nella libertà della contraccezione (che separa sessualità e

riproduzione) e nella libertà dell’aborto. Nella procreazione assistita il processo di liberazione separa la

riproduzione dalla sessualità: questo può porre rimedio alla sterilità di coppia, impedire la trasmissione di

malattie genetiche o semplicemente può far decidere liberamente quando e come procreare. Ne scaturisce

che la paternità quindi può non essere il frutto di un processo biologico ma può derivare da altre decisioni.

Le cronache italiane parlano di “turismo molte coppie devono esercitare i propri diritti in altri

procreativo”:

paesi che vengono negati in Italia. l’effettività di un diritto è legata alla condizione

Rinascono così forme di cittadinanza censitaria:

economica di chi vuole esercitarlo. Il turismo procreativo indica quindi la possibilità concreta di fuggire ai

condizionamenti del proprio luogo che nega certi diritti.

In questo campo, non nell’astrattezza dei diritti ma nella concretezza dei percorsi di vita, scopriamo

l’emergere di una universalità non imposta.

Un processo mai compiuto

Tra tante contraddizioni e minacce oggi si parla di “età dei diritti”. Questa età è al tempo stesso sia

FONDATIVA che FRAGILISSIMA, perennemente insidiata da restaurazioni e repressioni. Molti non si

ritrovano in questa età dei diritti. “I diritti umani sono stati messi in secondo piano di fronte alla

globalizzazione priva di regole, che ha trascinato il mondo in una frenesia di crescita. Le conseguenze sono:

aumento della disuguaglianza, emarginazione, insicurezza, soppressione, voci di protesta, mancanza di

punizione per gli abusi ecc.”

Ai diritti bisogna guardare come un processo mai compiuto, nel senso che i diritti sono perennemente

insidiati, sono sempre a rischio, e perciò esigono difesa e attuazione. I diritti hanno sempre convissuto con le

loro violazioni, oggi però questa convivenza assume sembianze nuove: assistiamo a una capacità di reazione

che coinvolge, in tutto il mondo, un numero crescente di soggetti, che dà trasparenza planetaria a ogni

violazione dei diritti fondamentali, grazie soprattutto alle opportunità offerte dal sistema delle

comunicazioni. È un’età che non produce soltanto i propri diritti, i communication rights, ma consente un

consolidamento dei diritti nel loro insieme.

Costituzionalismo dei bisogni

Costituzionalismo dei bisogni: ne fanno parte diversi soggetti che cercano di fuggire da un generico

vengono chiamati “stakeholders”, cioè portatori di una

pluralismo, di un assemblaggio di coloro che

molteplicità di interessi tra i quali cercare un difficile componimento.

Nei nove anni trascorsi tra la sua proclamazione a Nizza il 7 dicembre 2000 e il suo riconoscimento giuridico

con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona il 1 dicembre 2009, la Carta è stata usata da corti nazionali e

internazionali che le hanno attribuito una validità sostanziale in attesa di quella formale. La Carta mette in

evidenza la necessità di guardare al diritto e alla sua applicazione al di là dei tradizionali schemi formali e fa

emergere il ruolo della “Global Community of Courts”, dei giudici di tutto il mondo nella costruzione della

dimensione globale dei diritti. Al di là della discussione tra legislazione e giurisdizione, è indubbio che

proprio le corti si presentano come attori particolarmente significativi per la costruzione di un nuovo ordine

giuridico. Le corti dialogano tra loro ed è grazie alla presenza delle corti e al loro attivismo che la voce del

diritto riesce a non essere spenta.

- Molte decisioni riguardano i diritti sociali. quindi il diritto di SOLIDARIETÀ

Altre l’integrità della persona, quindi il principio di DIGNITÀ

- Altre ancora il riconoscimento dell’identità, quindi il principio dell’UGUAGLIANZA

-

Ragionare così non significa chiudere gli occhi di fronte a una realtà in cui la logica di mercato continua a

rappresentare un ostacolo spesso insuperabile per la politica dei diritti.

Quando si ebbe la notizia che alcune società transnazionali facevano cucire scarpe e palloni da calcio a

bambini indiani e pakistani, si mobilitarono associazioni per i diritti civili minacciando boicottaggi se quelle

società non avessero abbandonato il lavoro minorile.

Questa contestazione è significativa perché l’età dei diritti si riferisce anche a un deficit di effettività che

oggi, almeno in alcuni casi, può essere colmato da azioni informali grazie a mobilitazioni in rete e a un

sistema di sanzioni informali, appunto quelle del boicottaggio.

diritti, anche in questo caso assistiamo all’emersione di soggettività collettive

Come nel caso del turismo dei

che diventano protagoniste della lotta dei diritti.

In questa direzione si può cogliere una linea in cui si snoda concretamente la NARRAZIONE DEI

DIRITTI:

1) I diritti fondamentali diventano rilevanti

2) Si allarga la categoria della cittadinanza

Si parla di costituzionalizzazione della persona che si presenta come l’allargamento dei diritti

3) dell’uomo nel passaggio dall’uomo astratto all’uomo concreto

persona non solo disegna una “sfera dell’indecidibile” ma

Il continuum dei diritti fondamentali- cittadinanza-

deve costruire un punto fermo nel momento dell’assetto dei poteri.

I diritti rimangono uno strumento potente per eliminare le contraddizioni e antinomie.

- Persona e non proprietà

Cittadinanza inclusiva e non cittadinanza censitaria che affida l’effettività dei diritti alla disponibilità

- di risorse economiche

- Ambiente e non uso distruttivo delle risorse

- Conoscenza come bene comune e non come oggetto di appropriazione privata

- Salute come libertà di governo della vita e non come oggetto di poteri esterni

- Lavoro ed esistenza libera e dignitosa e non regressione verso il lavoro come merce

- Uguaglianza

Politica come politica dei diritti

Ogni tempo conosce al suo interno una propria età dei diritti. La ricostruzione di una trama globale dei diritti

non può essere affidata soltanto alle innovazioni scientifiche e tecnologiche, che a loro modo unificano il

mondo imponendo anche le loro logiche, MA si deve cogliere l’altra faccia della globalizzazione in cui si

torna a quel dialogo con altre culture che proprio l’Illuminismo aveva coltivato.

Il codice di questa impresa si chiama POLITICA. I diritti quindi diventano deboli perché la politica li

abbandona.

CAPITOLO IV: MONDO DELLE PERSONE, MONDO DEI BENI

L’opposto della proprietà

Lo Stato è il diretto dispensatore di ricchezza, non solo perché distribuisce le risorse finanziarie ma anche

perché crea a singoli soggetti situazioni economiche vantaggiose.

Si passa dalla proprietà alla non proprietà Da qui la NUOVA PROPRIETÀ e i BENI COMUNI

liberato dall’obbligo dell’ossessione proprietaria

I beni comuni hanno un carattere del nuovo homo civicus,

che lo separava e allontanava dai suoi simili, ritrovando attenzione dei legami sociali. In questo modo si va

oltre lo schema dualistico, la logica binaria che ha dominato negli ultimi due secoli la riflessione occidentale,

ovvero proprietà pubblica o proprietà privata. Questo passaggio si è avuto attraverso la riflessione dei beni

primari, necessari per garantire alle persone il godimento dei diritti fondamentali e per individuare interessi

collettivi.

È la stessa Costituzione però ad essere legata ancora allo schema binario poiché l’art. 42 dice che “la

proprietà è pubblica o privata”. La terza dimensione emerge nell’art. 43: “possono essere affidate a comunità

di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscono a servizi pubblici

essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse

generale”.

Si apre così una TERZA VIA tra proprietà privata e proprietà pubblica. L’art 42 afferma che la proprietà

deve essere “accessibile a tutti” e il ruolo deve essere attribuito alla sua “funzione sociale”. Il riferimento

all’ACCESSO significa che si vuole dare a tutti la possibilità di diventare titolari del diritto su un bene.

ACCESSO e PROPRIETÀ sono due dimensioni autonome: si può accede a un bene, goderne le utilità,

senza assumere la qualità di proprietario. L’accesso quindi può essere inteso come strumento che consente di

soddisfare l’interesse utilizzando il bene indipendentemente dalla sua appropriazione esclusiva. Si potrebbe

dire che si passa da una appropriazione “esclusiva” a una “inclusiva”: la legittimità di un bene fa capo a

soggetti e interessi diversi.

 Funzione sociale: potere di una molteplicità di soggetti di partecipare alle decisioni riguardanti

determinate categorie di beni. Emerge così un MODELLO PARTECIPATIVO.

La revisione delle categorie proprietarie porta con sé anche una revisione delle categorie dei beni. Ma non

nasce solo una nuova categoria di beni. L’astrazione proprietaria lascia spazio alla concretezza dei bisogni

che viene sottolineata attraverso il collegamento tra diritti fondamentali e beni indispensabili per la loro

soddisfazione.

Ne deriva un cambiamento profondo:

- diritti fondamentali

- accesso

- beni comuni

Entrambi disegnano una trama che ridefinisce il rapporto tra il mondo delle persone e il mondo dei beni.

Proprietà e accesso

Proprietà = libertà  L’istituto proprietario diventa affare della società

Dimensione puramente individualistica

I beni comuni sono al centro di un conflitto planetario: software libero, no copyright, accesso libero

all’acqua, al cibo, ai farmaci, a Internet ecc. Tutte queste forme di accesso assumono la veste dei diritti

fondamentali.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che riconosce l’accesso all’acqua

-

come diritto fondamentale di ogni persona: in Italia la questione è diventata di carattere nazionale quando nel

2011 26 milioni di persone, attraverso un referendum, hanno detto no alla privatizzazione della gestione

dell’acqua: questa è stata così collocata come un bene comune.

Diversamente, anche l’acceso a Internet è stato riconosciuto

- come diritto fondamentale della persona:

accesso che da situazione strumentale (accesso ai documenti amministrativi, ai dati personali) si è

progressivamente reso autonomo. L’accesso, inteso come diritto fondamentale della persona, si configura

come tramite necessario tra diritti e beni, sottratto all’ipoteca proprietaria.

Quando si parla dell’acceso a questi bene come di un diritto fondamentale della persona, si fa una duplice

operazione:

1) Si affida la persona costituzionalizzata a logiche diverse da quelle proprietarie e quindi anche diverse

da quelle mercantili

L’accesso non è una situazione puramente formale ma è uno strumento che rende immediatamente

2) utilizzabile il bene da parte degli interessati, senza mediazioni

Beni comuni e legame sociale

Rapporto tra accesso e gestione, dunque partecipazione

la tutele della conoscenza in rete non passa attraverso l’individuazione di un gestore

La conoscenza in rete:

ma attraverso la definizione delle condizioni d’uso del bene, che deve essere direttamente accessibile da tutti

gli interessati. Qui non opera il modello partecipativo: la possibilità di fruire del bene non prevede politiche

redistributive di risorse affinchè le persona possano usarlo. È il modo stesso in cui il bene viene “costruito” a

renderlo accessibile a tutti gli interessati. Ciò che va preso in considerazione quindi sono le caratteristiche del

bene, non la loro “natura”.

I beni comuni sono a “titolarità appartengono a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono poter

diffusa”,

ad essi e nessuno può vantarne l’esclusività. (principio di solidarietà)

eccedere

Esempio: nell’antica Roma la gestione dell’acqua era concepita come uno strumento per mantenere la

coesione sociale tanto che fino all’età imperiale era proibito ai privati di avere l’acqua nelle loro abitazioni.

 Beni comuni: questi si sottraggono alla logica dell’uso esclusivo, al contrario rendono

Bene comune

evidente la loro caratteristica, cioè quella della CONDIVISIONE che si manifesta con la nuova forza del

LEGAME SOCIALE.

il tema dell’UGUAGLIANZA, perché i beni comuni non prevedono discriminazioni nell’accesso.

Ritorna

Ritorna anche la questione della DEMOCRAZIA

Pubblico, privato, comune

La terza via del COMUNE impone una tassonomia più ricca di quella imposta dalla logica pubblico/privato.

La proprietà privata, analizzata secondo l’attribuzione del potere, si scompone in una “proprietà e

formale”

in una “proprietà chi effettivamente gestisce il bene può essere diverso da chi ha il titolo

sostanziale”:

formale di proprietario. Si è iniziato così a parlare non solo di UNA proprietà ma di PIÙ proprietà. (Questo

modello non può essere considerato come se si trattasse di un ritorno al pluralismo dei regimi proprietari

dell’ ‘800). è intesa come quell’insieme

La proprietà personale minimo di beni indispensabili per la

soddisfazione di esigenze anch’esse minime.

Si deve guardare ai beni comuni come nell’art 3 della Costituzione, in cui si congiunge “il pieno sviluppo

della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica,

sociale del Paese”. Il punto fondamentale di questa fondazione non proprietaria consiste nel ridare centralità

al legame sociale, mettendo in discussione il modello individualistico senza però negare le libertà della

che viene sottolineata dai ben comuni viene causata dall’attitudine di questi beni a

persona. La relazione

soddisfare i bisogni della persona costituzionalizzata quindi, non di un soggetto astratto. Si costruisce un

ricongiungimento tra l’uomo e il cittadino e si individua uno spazio “comune”, al di là di individuo e Stato. Il

comune identifica le risorse necessarie per governare il cambiamento globale, il “global change”: questo non

è un processo consolidato, ma un processo in continuo divenire.

Oltre la sovranità nazionale

I beni comuni si delineano come l’opposto dell’individualismo, e ovviamente come l’opposto della proprietà.

Ora sono continui gli scambi tra individuale e sociale e il legame sociale diviene la trama centrale.

La parola COMUNE può indurre a EQUIVOCI:

- comune e comunitario sono due cose diverse e ciò che fonda lo spazio dei beni comuni è la logica del

comune, sempre più globale (a meno che con il termine “comune” non ci si riferisca alla comunità umana

quindi l’opposto di una chiusura delle frontiere).

se si cercano radici profonde del passato si determina un altro equivoco: l’affiorare dei beni comuni non

-

può prescindere dalla storia e dai suoi movimenti (Il mutare degli assetti territoriali, lo sradicamento delle

in cui vivevano, l’imposizione di brevetti nell’agricoltura, il diritto al cibo). Il bene

persona dai luoghi

comune non può essere pensato fuori dal contesto scientifico e tecnologico. Il bene comune è frutto della

cultura e della storia, non di una visione metafisica.

foresta amazzonica: gli interventi mettono a rischio non solo l’ecosistema locale ma anche

Esempio

l’ecosistema globale. Si chiede al Brasile di salvaguardare un bene che l’umanità considera “comune”.

Per sciogliere queste contraddizioni bisogna andare oltre alla dicotomia proprietà/sovranità, scegliendo

invece la nozione di solidarietà che mette in evidenza come il vantaggio comune debba essere accompagnato

dalla costruzione di un contesto ne quale emergono responsabilità “comuni” di tutti i soggetti interessati

all’astrazione di quel bene tra quelli necessari per garantire i diritti fondamentali, che non sono soltanto

quelli dei cittadini di un singolo Stato. L’umanità diventa la comunità degli Stati che ha il dovere di

salvaguardare quel bene “comune”.

logica del “comune” obbliga progettazioni istituzionali adeguate alla caratteristica del bene considerato e

La

obbliga politiche adatte alla realtà: gli spazi oggi sono concretamente comuni.

Vita e beni comuni

I beni comuni tendono a configurarsi come l’opposto della sovranità, non solo della proprietà. I beni comuni:

- sono finalizzati al raggiungimento di obiettivi sociali

- sono finalizzati alla soddisfazione dei diritti fondamentali

- creano una condizione in cui il soggetto risulta essere il titolare formale

Appartengono a tutti e a nessuno (ancora!!!): tutti possono accedervi, nessuno può vantarne diritti esclusivi!

Devono essere gestiti in base a principi di uguaglianza e solidarietà e devono andare considerare le

a costituire un vero “patrimonio dell’umanità” affinchè siano

generazioni future. In questo senso tendono

effettivamente conservati, protetti e garantiti. Essi promuovono una cittadinanza attiva e uguale.

Caso dell’acqua

a)

b) Caso del cibo, dunque della vita all’accesso ai farmaci che sfida continuamente le logiche

c) Caso della salute: si concretizza nel diritto

proprietarie affidate in primo luogo ai brevetti

I processi legati ai beni comuni non sono processi lineari ma ogni passaggio è faticoso perché si svolge su

molti livelli in cui sono presenti una molteplicità di attori: persone, Stati, soggetti nazionali e internazionali,

società farmaceutiche e organizzazioni di cittadini che si confrontano continuamente.

Non siamo di fronte a una semplice associazione tra diritti fondamentali e beni comuni, ma alla produzione

di beni comuni attraverso i diritti fondamentali.

Il diritto al cibo “adeguato”

Quando si parla di beni comuni non si può non parlare del diritto al cibo. Questo diritto si presenta come

da un’impostazione dall’alto verso il basso attraverso

componente della cittadinanza globale. Si sta passando

la manifestazione più nota della “lotta alla fame nel mondo”. Si sta passando anche da un’impostazione

verticale a una orizzontale dove sono gli Stati direttamente interessati a diventare protagonisti dei processi

senza che vengano meno responsabilità sociali condivise da una platea di attori nazionali e internazionali.

Siamo di fronte a una costituzionalizzazione universale di questo diritto. Questa costituzionalizzazione

corrisponde alla costituzionalizzazione della persona che è stato uno degli sviluppi più significativi del

sistema giuridico.

Le fasi del diritto al cibo:

All’inizio, art.25 Dichiarazione dell’Onu: esso faceva riferimento al più generale diritto a uno standard di

-

vita adeguato

- Poi, art.11 Protocollo internazionale sui diritti economici, sociali, culturali: viene meglio qualificato come

cibo “adeguato” e raggiunge un primo livello di autonomia. Viene considerato come “diritto fondamentale di

ciascuno d’essere libero alla fame”

- Successivamente ci sono state evoluzioni normative che hanno dato vita a un diritto fondamentale della

persona, diventando non solo componente essenziale della cittadinanza, ma precondizione della democrazia.

Queste tappe possono essere così schematizzate

 

Diritto all’accesso al cibo diretta responsabilità di organismi pubblici concreto riconoscimento fondato

 diritto che investe l’intera condizione umana

su disposizioni puntuali libertà d’impresa l’art.41 della Costituzione dove

La sicurezza alimentare è anche un limite alla secondo

si afferma che l’iniziativa economica privata “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo

da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

In questo modo il diritto al cibo apre una prospettiva più ampia per la tutela dei diritti fondamentali e include

tra gli attori anche le generazioni future. Adeguatezza significa andare oltre la semplice libertà dalla fame.

Non è un criterio quantitativo ma qualitativo.

Definizione di salute (Organizzazione mondiale della salute): stato di completo benessere fisico, psichico e

sociale, e non soltanto come assenza di malattia o infermità.

Conoscenza e cittadinanza

Tra i beni comuni anche il diritto alla conoscenza risulta importante. Questo tipo di conoscenza è legata al

funzionamento della rete e alla realtà di Internet: qui non s manifesta solo una cancellazione di confini, ma si

crea il più grande spazio pubblico dell’umanità. In questo spazio tutti prendono la parola, acquisiscono

conoscenze, creano idee, discutono, partecipano alla vita pubblica, costruendo una società diversa in cui

ognuno può rivendicare il suo diritto a essere ugualmente cittadino.

è tra i beni comuni più evidenti: considerare l’accesso a Internet come un

La conoscenza in rete diritto

fondamentale della persona viene confermata continuamente dal ruolo giocato dalle tecnologie

dell’informazione e della comunicazione. Internet viene considerato un common, cioè uno spazio comune, in

quanto si sta evolvendo la partecipazione popolare alla vita politica e sta emergendo una vera cittadinanza

globale. Viene respinta ogni forma di disuguaglianza digitale, controllo, censura.

Tutto questo diventa difficoltoso se la conoscenza viene affidata e richiusa dalle logiche di mercato.

Più la conoscenza diventa accessibile e più si ricorre a strumenti che limitano questa utilizzazione. Uno

strumento è il DIRITTO D’AUTORE. Strumenti come questo limitano le opportunità riguardanti l’uso di

beni in precedenza comuni, cioè poterli utilizzare liberamente. In questo senso si insinua la logica

proprietaria che trasforma beni comuni in merci accessibili solo attraverso logiche di mercato.

In questo modo non si supera la contrapposizione tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta, ma si

nuove modalità di integrazione. L’espressione “democrazia come processo” assume concretezza

individuano

nello spazio pubblico disegnato da Internet. dell’utilizzazione della rete:

La contrapposizione individuata provoca due squilibri

1) La rete deve essere organizzata in modo da garantire sicurezza. Questo non significa solo garantire

sicurezza nelle transazioni commerciali effettuate in rete. Significa che il web non deve turbare i

comportamenti volti al consumo. Censura di mercato: intacca la natura di “common” della rete

L’accesso mediato da forme di pagamento apre la disuguaglianza digitale più grande: quella tra

2) reddito e accesso alla conoscenza

Attraverso queste contrapposizioni è inevitabile tornare a parlare di UGUAGLIANZA.

La conoscenza muta la sua qualità e cambia il sistema nel suo complesso: si parla sempre meno di società

dell’informazione e sempre più di società della conoscenza.

Libertà di conoscenza e DEMOCRAZIA coincidono sempre di più. La conoscenza viene confermata come

elemento fondamentale del processo democratico di decisione e come precondizione per partecipare.

Democrazia rappresentativa Democrazia diretta

Controllo Trasparenza

Nuovi intrecci che sottolineano non l’ambivalenza ma la compresenza di logiche che non si escludono a

vicenda ma che necessitano di modalità di convivenza e rinnovati punti di equilibrio.

l’accesso alla conoscenza

La questione centrale è: connessione tra diritti civili e politici e come bene

comune, come patrimonio comune dell’umanità. Si va alla ricerca di una relazione.

Eliminare: Dominio del mercato e Prepotenze individuali

Un effetto di un bene comune: la sua accessibilità non è subordinata alla disponibilità di risorse finanziarie.

Questo si inserisce nel quadro delle responsabilità dei regolatori pubblici che devono individuare quali beni

possono essere accessibili attraverso gli ordini di mercato e quali no.

I diritti non sono titoli da scambiare sul mercato ma sono elementi costitutivi della persona e della sua

cittadinanza. Ancora una volta, al posto del soggetto astratto della modernità occidentale, compaiono la

persona e il costituzionalismo dei bisogni. La relazione tra diritti fondamentali e beni comuni si presenta

come un’opportunità per affrontare la questione essenziale di uno “human divide”, di una disuguaglianza

radicale che incide sulla stessa umanità delle persone mettendo in discussione la dignità e la vita stessa.

PARTE SECONDA - LA PERSONA

CAPITOLO V: DAL SOGGETTO ALLA PERSONA

Realtà e astrazione

Dal soggetto alla persona

PERSONA= prospon, maschera, mezzo che nasconde un volto reale e lo sostituisce con una convenzione

Nel momento in cui il riferimento alla persona viene assunto come connotato realistico emerge la persona

per ciò che è effettivamente si pone così un problema di riconoscimento che porta con sé la necessità si

definire la misura di questo riconoscimento. Si tratta di uscire dall’astrattezza. Per molto tempo con il

termine PERSONA si faceva riferimento al singolo essere umano.

c’è l’invenzione del soggetto di diritto: l’uomo come

Da una parte soggetto non solo nel mondo giuridico

Dall’altra c’è la dignità dell’uomo: il Preambolo della Carta dei diritti fondamentali afferma che l’Unione

europea pone” la persona al centro della sua azione”, e in particolare il primo articolo stabilisce che “la

dignità umana è inviolabile”.

Tra la dignità dell’uomo e l’invenzione del soggetto di diritto non vi è un percorso lineare, ma discontinuo in

cui si riflette la trasformazione della nozione rinascimentale di dignità.

Costruzione del soggetto astratto: attraverso questa costruzione è stato possibile liberare formalmente la

persona dalle servitù del ceto, del mestiere, della condizione economica, del sesso, che fondavano la società

della gerarchia e della disuguaglianza.

 Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino: nascere e rimanere liberi e uguali

(Nella Francia della terza Repubblica ad esempio si impose l’uso del grembiule nelle scuole che copriva i

segni della disuguaglianza. Lo spazio scolastico quindi non manifestava subito le differenze sociali ma anzi,

diventava un luogo dove si tentava di neutralizzare le differenze).

Da soggetto astratto a soggetto concreto: per una lunga fase storica il beneficiario della soggettività è stato

solo il borghese maschio, maggiorenne, alfabetizzato e proprietario. La soggettività delle donne era

cancellata, compresa quella dalla sfera pubblica. Per quanto riguarda gli atti di commercio si rafforzava la

figura del commerciante. Il codice di commercio italiano del 1882, fu uno strumento che accompagnò una

decollo economico che rafforzava l’iniziativa da parte dei soggetti. Al tempo stesso però il comune

fase di

cittadino ero sottoposto a leggi diverse a seconda che avesse rapporti con commercianti piuttosto che con

altri comuni cittadini, dando così vita a una “legge di classe”, che favoriva gli interessi di una categoria

ristretta invece che collettiva. L’astrattezza del soggetto cedeva di fronte alla logica dell’economia.

Quando ci fu il passaggio dalla soggettività astratta alla concretezza del reale, il soggetto non si presentò più

come compatto e unificante ma si fa nomade, in continuo mutamento.

La costituzionalizzazione della persona

“Ogni persona ha necessariamente un patrimonio, anche se effettivamente non possiede alcun bene”. Questa

insensata. Non lo è nel momento in cui si considera l’argomentazione in termini

affermazione può risultare

si afferma l’idea che il soggetto è un centro di imputazione di diritti e doveri, che si

di capacità giuridica:

traduce nella potenzialità di ciascuno di accedere a qualsiasi bene, di agire pienamente nel mercato a

prescindere dalla sue condizione materiali. Reinventare la persona

nell’art.2

a) 1948, Costituzione repubblicana: si coglie già la distanza da ogni astrazione grazie

all’importanza che si dà al legame sociale, all’interno de quale si realizza la personalità

nell’art.3

b) La dimensione precedente viene messa in evidenza anche dove si afferma che la dignità è

appunto quella sociale dell’art.32

c) La rilevanza della persona compare anche nel secondo comma dedicato al diritto alla

salute: questo diritto prevede importanza al rapporto tra persona e corpo. L’inviolabilità della dignità

della persona si concretizza nell’inviolabilità del corpo.

 La Costituzione quindi non intende l’individuo astratto ma la persona sociale.

dall’individuo alla persona, dal soggetto di diritto al soggetto di “carne”.

Si avvia così il passaggio

Due casi: quello tedesco e quello francese riguardo questo passaggio

l’innovazione riguarda unicamente l’homo economicus senza coglierne la

1) Caso tedesco: pienezza. Si

opera in una riduzione ala sola dimensione della produzione e del consumo, quindi al mercato

(riduzionismo economico)

l’art. 16 del codice civile francese afferma il “rispetto del corpo umano”: la legge

2) Caso francese: sua dignità e garantisce il rispetto dell’essere umano fin dalla sua nascita.

vieta ogni attentato alla

L’art. 16 prevede successivamente anche il divieto di fare del corpo “l’oggetto di un diritto

patrimoniale”

Emerge con nettezza la distanza di queste due visioni. Emerge anche la questione di che cosa può

legittimamente entrare nel mercato e cosa no.

Attraverso il riferimento alla persona si prevedono nell’ordine giuridico figure diverse che comprendono le

articolazioni e le contraddizioni della realtà. Grazie al moltiplicarsi dei riferimenti normativi si conferma che

siano di fronte a una vera e propria “costituzionalizzazione della persona”: dalla persona fisica basata solo

sui diritti e doveri, alla persona come via per il recupero dell’individualità.

Tra libertà e dignità

La Costituzione italiana offre testimonianza riguardo la costituzionalizzazione della persona. Nella

Costituzione non compare il termine “soggetto” ma “persona”. Alla PERSONA si riferiscono gli articoli:

3,32,111,119, alla PERSONALITÀ l’art.2, alla QUALIFICAZIONE DELLA LIBERTÀ PERSONALE

l’art.13, alla PRESTAZIONE PERSONALE l’art. 23, alla RESPONSABILITÀ PENALE PERSONALE

l’art.27. uguaglianza formale e uguaglianza sostanziale. L’art. 3

Principio di dignità: artt. 3,32,36,41. Art. 3: l’uno per rifiutarlo e

considera due modelli contrapposti di struttura socio-economica e socio-istituzionale,

l’uno per instaurarlo. La dignità è qualificata come sociale: questa non può essere interpretata in maniera

riduttiva come se si trattasse di una condizione materiale dell’esistenza, ma siamo di fronte a una modalità

essenziale della collocazione della persona all’interno del sistema di relazioni in cui si trova a operare.

Il rapporto tra i due commi dell’art.3 mostra da una parte, rilevanza e limiti dell’uguaglianza formale per la

costituzione del soggetto, e dall’altra fa emergere le condizioni materiali dell’esistenza delle persona

rapporto tra libertà e dignità. L’esplicita associazione con la libertà fa sì che la dignità

concrete. Art. 36: L’art. 32:

sfugga al rischio di una sua riduzione a strumento di imposizione autoritaria. qui il tema della

costituzionalizzazione della persona si manifesta con particolare intensità. Dopo aver considerato la salute

come diritto fondamentale dell’individuo, si prevede che i trattamenti obbligatori possano essere previsti

soltanto dalla legge e in nessun caso possono violare il limite imposto dal “rispetto della persona umana”.

è ben visibile nella Carta dei diritti fondamentali la distinzione tra il tradizionale diritto “al

EVOLUZIONE:

rispetto della proprio vita privata e familiare” (art.7) e il “diritto alla protezione dei dati personali” (art.8) che

si configura come un diritto fondamentale nuovo ed autonomo. Il riconoscimento della protezione dei dati

proprio l’obiettivo di mantenere il rapporto tra la persona e il suo corpo,

come diritto fondamentale realizza

non più racchiuso nei confini della fisicità e delle psiche, ma sconfinato e affidato alle infinite banche dati. Il

corpo elettronico e la sua gestione rimangono nella sfera giuridica della persona.

La costituzionalizzazione della persona si compie anche attraverso l’importanza attribuita a un corpo di cui

viene ricostruita l’unità proprio perché la persona può essere garantita nella sua pienezza. Non siamo di

fronte solo a una semplice convivenza tra tre dimensioni (fisica, psichica, elettronica), ma si cerca di

individuare un sostrato che costruisca la nozione stessa della persona.

L’uomo è così ricondotto alle molteplici valenze che gli vengono attribuite dal solo fatto di stare in una

società, anche fisica.

LA SOVRANITA’ DEL CORPO

Sono tre le fratture cha hanno mutato il contesto e si sono manifestate sul welfare state. Il soggetto astratto

poiché l’erogazione di una serie

ha trovato un potente sostegno nel welfare universalistico di prestazioni

un’erogazione

prescindeva da situazioni particolari nelle quali poteva trovarsi il singolo individuo, ma era

generalizzata. Per effetto della crisi fiscale dello stato si passa ad un welfare selettivo e si va verso una

delle prestazioni. L’unità del cittadino è spezzata e al suo posto compare una

individualizzazione

classificazione che fa leva sulle debolezze del soggetto. Al posto del welfare inclusivo compare la diversa

finalità di porre un argine all’esclusione. Neppure la scomparsa del welfare fa venir meno la necessità di

guardare con occhio universalistico alla condizione delle persone. Questo è il significato dell’art 3 della

in particolare nel comma II secondo cui l’universalismo viene sganciato dall’astrattezza e

Costituzione,

compare una condizione generale, incarnata da tutti coloro ai quali può essere riferito il compito della

Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Il riferimento

alla persona umana si presenta come doppio vincolo:

come fine per l’intera azione pubblica che deve assicurarne lo sviluppo

- come limite invalicabile per l’azione legislativa

-

Questo principio viene tradotto in indicazioni specifiche. Compaiono gli indigenti, i capaci e meritevoli, la

ecc…tutte condizioni particolari però riconducibili alla comune finalità di riconoscere la

madre e il bambino

persona nella sua pienezza. Viene così operata una riconcettualizzazione, che porta alla costruzione di

categorie generali, ma non più astratte. producono un’ulteriore

Le innovazioni scientifiche e tecnologiche frattura, mettono in discussione

l’artificialità giuridica del soggetto. Ma la rilevanza attribuita alla persona produce uno spostamento

dell’attenzione su categorie costruite su dati espressivi della nuova realtà, come il consenso informato,

integrità della persona, l’irriducibilità al mercato.

Più radicale è la frattura determinata dal pensiero femminista. Il rifiuto del soggetto astratto è totale, in esso

si individua uno strumento volto a cancellare la differenza di genere. La persona viene immersa nel flusso

delle relazioni, dove può ritrovare la sua pienezza.

Considerando l’insieme di queste relazioni, si colgono le dinamiche che hanno reso possibile questo difficile

passaggio:

- Dal soggetto come mero centro di imputazione di situazioni giuridiche, alla persona come via per il

recupero integrale dell’individualità e per l’identificazione di valori fondativi del sistema.

- Da una nozione che predicava indifferenza, più che neutralità, a una che si fa tramite dei dati della realtà

- Da un concetto fissato una volta per tutte a una struttura giuridica che accompagna lo sviluppo della

personalità

- Da una situazione di separazione a una di condivisione

- Da una fondazione metafisica a una realistica

E DIVERSITA’

TRA UGUAGLIANZA

Siamo di fronte a un ripensamento del rapporto tra astrazione, generalità, universalità in un contesto segnato

Perciò non c’è una misura unica, ma il convivere

dalla tensione tra uguaglianza e diversità. di una misura

oggettiva, che fa riemergere la generalità della regola, e una misura soggettiva che ne consente la

concretizzazione. Si ha quindi uno scambio continuo, che può far si che il dispositivo della persona rimanga

nel pieno controllo di ciascun interessato.

La progressiva marcia verso il centro del sistema giuridico del diritto alla salute può essere considerata come

il segno forse più evidente di un diverso modo di guardare alla persona. Questo è avvenuto attraverso 3

operazioni.

1.La ricostruzione dell’unità della persona intorno alla sua identità fisica e psichica (art. 3 costit.). 2.La

considerazione della salute non più come assenza di malattia, ma come stato di completo benessere fisico,

psichico e sociale: ciò implica il passaggio da una condizione eccezionale a una di normalità nella vita della

persona.

3.L’esclusione della discrezionalità del legislatore nel determinare discipline differenziate per il risarcimento

del danno qualora vengano in considerazione situazioni soggettive costituzionalmente garantite. Siamo così

ad una protezione attiva dell’intera vita psico-fisica dell’uomo.

di fronte a un interesse positivo,

Un’operazione resa possibile a vantaggio di un concetto di persona comprensivo di ogni sua componente. Da

La domanda si pone a proposito dell’embrione.

dove può spingersi una nozione di persona così ricostruita?

Infatti il concepito e il non concepito sono presi in considerazione nel codice civile (art. 1 e 462). Questa

previsione non è generalizzabile poiché risponde a una capacità a succedere che rimane subordinata

all’evento nascita, escludendo proprio la parificazione del concepito (embrione, feto) alla persona,

attribuendo ad esso uno statuto giuridico che non deve necessariamente coincidere con quello generale della

persona. Nell’art. si afferma che la legge “assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti,

1 della Costituzione

compreso il concepito”. Ma questa affermazione, spogliata dalla sua carica ideologica, apre il problema di

quali siano i diritti concretamente riconoscibili al concepito. Non potendo riferirgli le situazioni giuridiche

che riguardano le persone già nate, risulta confermata la necessità di giungere ad uno statuto differenziato.

Ciò non ha nulla a che fare con l’uso del riferimento alla persona come dispositivo di esclusione. Nel corso

della storia il soggetto è stato schermo fragilissimo, quando attraverso la norma giuridica, si sono volute

realizzare forme radicali di esclusione, come è accaduto con le leggi razziali, spogliando le persone dei

diversi involucri giuridici che ne facevano dei soggetti di diritto, si individuava addirittura una categoria di

“non soggetti”. Così prende il sopravvento l’assoggettamento a una norma piuttosto che l’attribuzione di una

rischi dell’esclusione.

sovranità. Solo una associazione stretta tra persona e biologia porta con se i

CONTRO IL RIDUZIONISMO

L’identificazione dell’individuo con il suo patrimonio genetico contrasta con un’evidenza scientifica che

mostra come la costruzione della personalità sia il risultato di una complessa interazione tra dati genetici e

dati ambientali, si che la situazione di diritto e la relativa garanzia dovrebbero riguardare questo aspetto e

non la salvaguardia di un dato biologico. La prevalenza della biografia sulla biologia, infatti, garantirebbe

l’autonomia e l’unicità della persona. Ma unicità non equivale a identità. Questa si manifesterebbe in modo

visibile attraverso l’apparenza del corpo e del volto. Nel caso della clonazione, invece, il valore simbolico

del corpo e del volto umano, tenderebbe a scomparire. Il conseguente rovesciamento dei rapporti tra identità

genetica e identità della persona pregiudicherebbe i diritti dell’uomo e la sua dignità, divenendo di ostacolo

al libero sviluppo della personalità.

Jonas si concentra sulla percezione che l’individuo clonato ha di se; Atlas attribuisce invece maggior

rilevanza alla riconoscibilità dell’individuo come unico da parte degli altri, dunque alla sua percezione


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sistema giuridico e mercato: attività e comunicazione d'impresa, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dalla docente Messinetti, Il diritto di avere diritti, Rodotà. Gli argomenti trattati sono: l’astrazione dei diritti e la concretezza dei bisogni, la logica proprietaria, lo spazio e il tempo dei diritti. Capitoli: 1,2,3,4,5,6,7,8,9,14


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in organizzazione e marketing per la comunicazione d'impresa
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Samarathecrow di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi giuridici e mercato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Messinetti Raffaella.

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