Il mondo nella rete: quali diritti, quali vincoli
La rete avvolge l'intero pianeta, si è affermata come mezzo di comunicazione libertario quasi anarchico dove tutti possono fare informazione. Nel corso degli anni però si è aperta la discussione sulla possibilità di creare una governance per stabilire le regole del web. La crescita di internet ha portato gli stati a far valere le proprie prerogative, considerando la rete stessa oggetto di desiderio per la sovranità. Ma pur cercando di stabilire un potere residuale, gli stati non riescono a stabilire una sovranità nel cyberspazio. La rete è troppo complessa per essere regolata, la sua autoreferenzialità porta a comprendere come essa abbia già tutte le relazioni possibili.
Capitolo 1 – I diritti politici nella piazza virtuale
Guardando alla rete ci rendiamo conto che il mito direttamente collegato ad essa è l'Agorà di Atene, mito fecondativo della democrazia. Si è pensato infatti che in rete sarebbe stato possibile ricostruire le condizioni di democrazia diretta. Anzi, internet sarebbe venuto in soccorso di una democrazia ormai morente e l'avrebbe resa solida e immediata. Una dining room o push button democracy con cui ognuno trovava la sua forma di consultazione.
Verso la metà degli anni '90, Alvin Toffler, il politico statunitense, propose di passare a un congresso virtuale affidando ai cittadini di decidere attraverso il voto elettronico. In quegli anni però si abbatteva anche il problema della privacy, così se da un lato si affermava internet nella sfera pubblica, si cercava di bloccarlo sulla sfera privata. Alle tecnologie della comunicazione viene affidato il compito di costruire dal basso il controllo capillare sui cittadini. Con il passaggio al web 2.0 c'è stato un nuovo rapporto tra democrazia e diritti, soprattutto dal punto di vista quantitativo.
Ciò ha trasformato anche le presenze delle persone nella sfera pubblica, la tecnologia è uscita dallo schermo per invadere e ridefinire la sfera pubblica e ridistribuire i poteri. Questo grande cambiamento c'è stato a partire dalla manifestazione contro il Wto, l'Organizzazione Mondiale del Commercio, tenutasi a Seattle nel 1999. Questa non sarebbe stata possibile senza la rete che mise in contatto gli attivisti. Acquistò molta importanza perché uscì dalla rete e si materializzò nelle strade di Seattle dove i manifestanti bloccavano i delegati impedendogli di raggiungere il luogo della riunione.
Una vicenda analoga è quella delle primavere arabe, in particolare egiziane, dove i bloggers hanno messo in evidenza il ruolo della rete e di come il movimento sia continuato anche dopo la caduta di Mubarak. La rete ebbe il ruolo di diffondere il messaggio proveniente dalle manifestazioni popolari, le persone presenti in piazza Tahrir furono fondamentali ma come fondamentale fu il ruolo di Twitter.
Bisogna dunque guardare al rapporto tra luoghi virtuali e piazze reali, le piazze, luogo storico della comunicazione politica, sono state riempite nuovamente grazie all'attivismo in rete. Ciò che si nota è un'integrazione tra i vecchi e nuovi media con un gioco di rinvii destinato a forme di rinnovamento continue. Ciò approda a una richiesta di diritti, com'è avvenuto dopo la caduta dei regimi autoritari nordafricani, è stato chiesto che Fb venisse riconosciuto come diritto fondamentale della persona.
Capitolo 2 – La cittadinanza digitale
Questo tema è ancora nebuloso, ma è necessario per la definizione del cyberspazio. Il punto di partenza è l'accesso alla rete, un diritto di espressione innanzitutto che comporta una nuova distribuzione del potere sociale. Questo diritto è sempre più riconosciuto anche se in modi diversi. I due padri di internet e della rete, Vvinton Cerf e Tim Berners Lee sono su fronti opposti: Cerf sostiene che non si potrebbe parlare di un autonomo civil o human right per l'accesso a internet in quanto la libertà riguarda in primo luogo la manifestazione di pensiero e non la strumentazione tecnica utilizzabile.
L'equivoco è ovvio: nasce dalla confusione tra il diritto di accesso a internet e internet come diritto delle persone. Berners Lee accosta l'accesso a internet all'accesso all'acqua, internet è un bene che consente all'interessato di essere utilizzato per la sua esistenza. La cittadinanza digitale dunque non è distaccata dalla cittadinanza intesa come l'insieme dei diritti che una persona dispone concretamente.
Questa natura di cittadinanza è dinamica e integra la dotazione di diritti di una persona, sollecitata dal mutamento tecnologico e dall'innovazione scientifica. L'art. 21 della Costituzione italiana garantisce il diritto di manifestare il proprio pensiero con parola, scritto e ogni altro mezzo di diffusione. L'art. 19 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'Onu mette in evidenza il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere. Questo modello lo ritroviamo nell'art. 11 della carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
Pur dando rilievo a queste norme è necessario mettere in evidenza la specificità di internet che introduce una novità indiscutibile rispetto agli old media. Le modalità di accesso attraverso cui i vari paesi hanno riconosciuto l'accesso a internet sono vari, in Italia si potrebbe attuare un cambiamento dell'art. 21. Da un punto di vista generale il problema italiano è anche a livello globale. Si manifestano continue iniziative che considerano internet come un territorio in cui è possibile intervenire.
Modificare l'art. 21 va nella direzione di ribadire ed espandere i principi costituzionali riguardanti l'eguaglianza e la libera costruzione di personalità. L'apertura verso un diritto ad Internet rafforza il principio di neutralità della rete come bene comune al quale deve essere sempre possibile l'accesso. Deve dunque affermarsi una responsabilità pubblica per garantire questa componente della cittadinanza, tenendo conto di tutti i media civili (e non solo i social network famosi).
Grafico
Il grafico ci mostra i cambiamenti che stanno avvenendo a partire dal 2013 e in prospettiva come cambieranno nel 2020. Mostra come si modifica la banda larga in termini di accessibilità e costi, come aumenta la spesa pubblica per l'ICT, come il roaming sta cambiando le tariffe, come le aziende ormai vendono sempre più online. Il 60% della popolazione con disagi usa internet regolarmente, il 75% della popolazione usa internet regolarmente, il 15% della popolazione non ha mai usato internet.
A conclusione di un rapporto dell'Onu del 2011 è stato stabilito che: essendo internet uno strumento indispensabile per rendere effettivo un gran numero di diritti fondamentali, per combattere la diseguaglianza e accelerare lo sviluppo e il progresso civile, la garanzia di un accesso universale ad internet deve essere una priorità per tutti gli stati.
Capitolo 3 – Neutralità e anonimato
La resistenza contro il diritto fondamentale dell'accesso ad internet è la conseguenza della paura dei poteri dei vincoli che si creerebbero. Un fattore molto rilevante è la questione della neutralità in rete che trova il suo fondamento nell'eguaglianza e consiste nel divieto di ogni discriminazione riguardante i dati e il traffico su internet. La neutralità si presenta come precondizione che fa sì che il diritto di accesso a internet non venga svuotato impedendo che alcuni soggetti o contenuti possano contribuire alla costruzione del bene globale della conoscenza. A questa libertà in entrata deve essere affiancato un accesso che vada oltre la parte fisica e consenta il libero accesso alla conoscenza presente in rete.
Il cyberspazio non può essere occupato da taluni soggetti, in questo senso la dichiarazione di indipendenza vuole allontanare ogni pretesa egemonica facendo sì che non resti prigioniera della sua natura autoreferenziale e colga l'importanza di affidare l'indipendenza a una adeguata garanzia di tipo costituzionale. Diritto di accesso e neutralità sono gli strumenti necessari per rendere possibile il contributo creativo dei soggetti. Il diritto di accesso riguarda sia la conoscenza in uscita (quella da cui ciascuno può attingere nella rete) sia quella in entrata (user generated content).
L'anonimato è una precondizione della libertà di manifestazione del pensiero che non può essere considerato solo una componente dello statuto del rifugiato ma come elemento costitutivo della versione digitale della cittadinanza. Il valore dell'anonimato e dello pseudonimo in rete è confermato dal fatto che solo così è possibile sottrarsi a interferenze nella propria vita privata. Negli ultimi anni i due poteri della rete Google e Facebook e alcuni stati autoritari tra cui la Cina hanno scelto la strada del "real name policy" subordinando l'accesso alla dichiarazione della propria identità.
Da qui sono nati i conflitti Nymwars (guerra di nomi) che hanno messo in evidenza le tensioni non risolvibili attraverso l'imposizione unilaterale dell'obbligo di dare il proprio nome. Sono necessarie distinzioni tra anonimato e pseudonimo, quest'ultimo è un forte riconoscimento sociale e non è una falsificazione della propria identità. La rete esige non il ritorno alle tecniche giuridiche tradizionali ma la definizione di strategie istituzionali adeguate alla sua natura. Si è parlato di anonimato protetto, riferendosi a un modello che garantisca una protezione efficace della privacy in rete.
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