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la teoria linguistica in cui vocale e consonanti sono poste a livelli di rappresentazioni diverse.

I singoli componenti della grammatica hanno una relativa autonomia, ma sono contemporaneamente

coinvolti nel processo di comunicazione linguistica. Il componente fonologico rappresenta un caso unico,

almeno a certi livelli è possibile studiare alcuni aspetti del suono linguistico indipendentemente dal resto

della grammatica.

Gli errori fonologici più diffusi nei pazienti afasici riguardano il livello fonemico. I pazienti di Broca e di W

hanno difficoltà nella discriminazione dei fonemi. Un fonema può venire sostituito con un altro o essere

cancellato. Gli errori riguardano i segmenti consonantici. Le vocali sono più stabili e molto raramente

coinvolte in errori linguistici di pazienti afasici.

Errori simili a quelli nella produzione del parlato di individui con lesioni celebrali si ritrovano nella

parlata dei bambini durante lo sviluppo della madrelingua e nei Il fatto che certi errori si

lapsus linguae.

ritrovino sia nello sviluppo del linguaggio che nella perdita è stato notato da Jackobson. La somiglianza di

questi errori può essere considerata una prova dell’esistenza di una competenza governata da principi

linguistici.

Le vocali sono acquisite prima delle consonanti e sono più stabili sia nello sviluppo linguistico sia negli

errori di soggetti senza deficit e negli afasici: I lapsus coinvolgono spesso le consonanti e gli errori degli

afasici riguardano i nessi consonantici più di quelli vocalici.

Anche le diprosodie caratterizzano la parlata degli afasici;l’intonazione piatta caratterizza molti pazienti

Broca.Va distinta l’intonazione grammaticale che diversifica una frase affermativa da una interrogativa,

dall’intonazione emotiva, che caratterizza una frase pronunciata con rabbia,affetto. Spesso è una lesione

dell’emisfero sinistro che danneggia l’intonazione grammaticale,di quello destro per l’intonazione

emotiva.

10.5 Recupero di facoltà linguistiche e terapie specifiche

Per quanto riguarda il recupero delle facoltà del linguaggio compromesse, i primi3mesi dopo la lesione

sembrano essere cruciali. E’ in questo periodo che si può avere un sostanziale recupero, e tanto più è

bassa l’età del soggetto più sono le probabilità di successo.

Il recupero consiste nella riattivazione di alcune delle funzioni linguistiche dell’emisfero destro, cioè in

quello non danneggiato. Il cervello umano è dotato di plasticità, una parte di esso può assumere una

funzione a cui non era destinato originariamente.

Vi sono casi di pazienti afasici parlanti nativi di una lingua dei segni, che hanno deficit grammaticali simili

a quelli che si manifestano in pazienti con deficit in una lingua orale.

10.6 Deficit congeniti specificamente linguistici

I deficit linguistici possono anche avere origini genetica. Vi sono bambini che dimostrano un ritardo

nell’acquisizione del linguaggio; il rischio che tale disturbo si manifesti è del7%in famiglie in cui vi siano

altri membri con la stessa tipologia di disturbo, mentre sale al22%in soggetti nella cui famiglia vi siano

altri membri con disturbi linguistici.

Gli studi sui disturbi congeniti specificamente linguistici (DSL Disturbi Specifici del Linguaggio)hanno una

storia più breve di quella dei disturbi acquisiti. Il campo è stato al centro di interesse di linguisti, psicologi,

neurologi, genetisti dell’ultimo decennio. E’ essenziale la scoperta precoce dei bambini a rischio: quanto

prima si inizia una terapia, tanto maggiore è il successo che si può ottenere.

Vari studi sono concordi nell’identificare la DSL come limitazione della competenza grammaticale,

riguardante l’uso di morfemi flessivi che indicano il tempo verbale, altri che non concordano il soggetto

con il verbo. Si può dire che tutti i deficit osservati hanno in comune l’incapacità ad estrarre regole

astratte.

Un diverso tipo di disfunzione che riguarda il linguaggio è la l’investigazione di un grande gruppo

dislessia;

di dislessici ha permesso di fare l’ipotesi che il disturbo principale sottostante sia di tipo fonologico.

Sebbene i diversi individui potessero avere anche difficoltà auditive e motorie, il deficit fonologico si è

dimostrato sufficiente a generare dispepsia. La parte specifica del sistema fonologico che sembra

presentare problemi, è stata identificata nella componente ritmica.

Ci si deve chiedere come mai se il disturbo di base è fonologico, la produzione fonologica dei dislessici non

è difettiva. Hanno cercato una risposta a questa domanda 2gruppi di ricerca diversi. Il primo ha condotto

esperimenti con partecipanti dislessici il cui compito riguardava la comprensione del linguaggio parlato in

condizioni rumorose. Il rumore influisce negativamente sulla comprensione in misura maggiore nel

gruppo dei dislessici che in quello di controllo, costituito da individui senza deficit. Il secondo studio

riguarda la produzione della parlata veloce:i dislessici si differenziano per le loro produzioni meno

articolate.

10.7 Neuroimmagini

A seconda degli stimoli certe aree del nostro cervello sono più attive di altre. La corteccia visiva diventa

più attiva se guardiamo qualcosa; le cortecce dedicate al linguaggio mostrano maggiore attività se

parliamo o sentiamo parlare.

In anni recenti, la localizzazione di alcune funzioni linguistiche è stata resa possibile anche in soggetti

senza deficit specifici del linguaggio, dallo sviluppo delle tecniche di registrazione dell’attività celebrale

come la la visualizzazione basata sulla e la

tomografia ad emissione posteriore, risonanza magnetica

che permettono di identificare le zone celebrali attivate durante diversi compiti di

topografia ottica,

percezione linguistica. Esse ci hanno permesso di fare progressi circa la localizzazione del linguaggio nel

cervello.

Si è anche verificato le zone del cervello che si attivano in un neonato quando viene stimolato il linguaggio.

Già dalla nascita l’emisfero sinistro si attiva molto di più, a testimoniare che l’emisfero sinistro è

geneticamente predisposto al linguaggio. 11

VEDERE IL LINGUAGGIO: LA LINGUA DEI SEGNI

11.1 Introduzione

Il suono non è cruciale per il linguaggio. I sistemi di scrittura si basano su una rappresentazione grafica dei

suoni. Esistono sistemi grafici che non passano attraverso i suoni: gli ideogrammi della grafia cinese

rappresentano concetti. Una parola scritta non è necessariamente una rappresentazione dei suoni che la

compongono.

Vi sono linguaggi naturali che non fanno uso di suoni ma di segni prodotti con le mani. La lingua dei segni

è un sistema di comunicazione ricco quanto il linguaggio orale ed ha una grammatica simile alle lingue

orali. Il linguaggio dei segni prevede quindi una corrispondenza tra segni e significati.

I segni del linguaggio possono essere orali o manuali. Ci sono vantaggi pratici nel mezzo orale, come poter

comunicare al telefono o gridare aiuto, parlare in una stanza buia; ci sono vantaggi anche nel mezzo

manuale come comunicare senza far rumore. Il vantaggio delle lingue dei segni appare meno importante

rispetto a quella orale: nessuna comunità di udenti infatti ha optato per una lingua dei segni per una

lingua dei segni invece di una orale. Fra le comunità indigene di Australia esistono lingue dei segni usate

durante la caccia.

La modalità orale è usata in quasi tutte le circostanze; i non udenti comunicano con segni in modo efficace

e a una velocità pari a quella orale.

Distinguiamo i segni dai gesti: i segni non possono e non sono iconici. Che le lingue dei segni siano vere

lingue lo si desume dalla loro acquisizione, la loro perdita e creazione. L’acquisizione di una lingua dei

segni come madrelingua progredisce nello stesso modo e tempi di una lingua orale. La patologia del

linguaggio si rivela in tutti i modi simile alle 2modalità.

11.2 Gesti o segni?

Con gesti si intendono i movimenti delle mani o delle braccia o anche espressioni facciali che possono

accompagnare il linguaggio orale: la distinzione tra “gesticolare” e “segnare” è importante, perché sono i

gesti che formano un sistema linguistico completo.

“ho paura”, “quel leone è contento”, “Dove è il cane?”. ‘ semplice indicare i soggetti come ma non

io, tu, lui;

si possono indicare i sintagmi nominali come leone, cane..se questi riferimenti non sono presenti. Le idee

implicite nelle espressioni sono facili da comunicare attraverso

avere paura, contento, cattivo, alto

espressioni facciali o con la rappresentazione gestuale;diventa più difficile rendere idee come dove, come,

Siamo in grado di esprimere con gesti i concetti che possono essere rappresentati in modo iconico.

perché.

Le frasi possono invece essere rese in una lingua dei gesti tanto facilmente come in una lingua orale.

Le lingue dei segni possono comunicare messaggi relativi a persone e oggetti non presenti, a periodi

specifici nel tempo, e a eventi particolari. La corrispondenza fra la struttura di un segno e il suo significato

non può essere iconica, è arbitraria.

11.3 L’arbitrarietà delle parole e dei segni

Pensiamo ala lingua orale. Non c’è ragione per cui chiamiamo “scarpa” una scarpa, eccetto il fatto che

abbiamo imparato le parole nella nostra comunità linguistica.

E’ impossibile intuire il significato della parola giapponese della parola inglese in

hon(libro), shoes;

qualsiasi parola di ogni lingua, la corrispondenza fra suono e significato è arbitraria per la maggior parte

delle parole. Solo le parole il cui significato è evocato dal suono potrebbero ammettere una

corrispondenza non arbitraria. Si potrebbe pensare che il suono della parola “miagolare” evochi il suono

“miao”. parole come queste sono dette “onomatopeiche”; però se guardiamo parole onomatopeiche

italiane troveremo che i loro corrispettivi in altre lingue sono diversi. L’idea stessa di onomatopea è

discutibile.

Lo stesso si può dire delle lingue dei segni. Se un segno dovesse essere iconico, questo comporterebbe una

corrispondenza non arbitraria tra la struttura e il suo significato. Solo i segni il cui significato rimanda ad

oggetti fisici possono essere iconici.

Il modo migliore per convincersi che il vocabolario delle lingue dei segni ha una corrispondenza arbitraria

tra struttura e significato, sta nell’osservare 2parlanti nativi della lingua dei segni che segnano tra lor. Se i

segni fossero realmente iconici, dovremmo comprendere ciò che si dicono, invece non siamo in grado di

capire nulla. Le lingue dei segni hanno la stessa caratteristica delle lingue orali:la corrispondenza tra

segno e significato è arbitraria.

11.4 l’acquisizione della madrelingua, le patologie e la nascita del linguaggio

Capiamo che la lingua dei segni è un vero linguaggio naturale se studiamo come viene acquisito da un

essere umano che vi è esposto dalla nascita. Questa è la situazione di un neonato di genitori non udenti; un

bambino, sia udente che non udente, sviluppa il linguaggio dei segni nello stesso tempo in cui si apprende

quello orale. Anche nello stadio del balbettio infantile si è mostrato che il linguaggio orale e quello dei

segni hanno uno sviluppo parallelo. Quando un bambini esposto alla lingua orale inizia a balbettare

sillabe, un neonato esposto alla lingua dei segni inizia a “farfugliare segni”.

Chi impara una lingua dei segni come seconda lingua, si distingue da un parlante nativo in modo simile a

quello in cui un parlante non nativo di una lingua orale si distingue da uno nativo. I segni di un non nativo

sono articolati in modo meno fluente, l’espressione facciale è meno ricca. Se la lingua viene imparata dopo

la pubertà la fonologia ne risente sia a livello delle singole unità lessicali, sia parole che segni, che non

sono correttamente articolate, sia per intonazione e ritmo. Nella lingua dei segni Svizzera, il movimento

del torso ha un andamento ritmico, ondulante da destra a sinistra. Coloro che l’hanno imparata in età

successiva muovono il torso in modo non ritmico.C’è quindi un periodo critico per imparare la lingua dei

come per le lingue orali.

segni,proprio

Ci si può chiedere se la stessa parte del cervello sia responsabile della competenza linguistica in ambedue

le modalità. Così dovrebbe essere se è vera la teoria dell’esistenza di un organo responsabile del

linguaggio.

Dobbiamo chiederci quale sia l’area celebrale responsabile del linguaggio dei segni, dato che la percezione

di un messaggio manuale avviene attraverso la visione e comprende una competenza visivo-spaziale.

Diversi casi di lesioni celebrali in persone non udenti aiutano a rispondere a questa domanda.

L’afasia è un fenomeno complesso, presente in2forme: l’agrammatismo, causato da lesioni frontali

dell’emisfero sinistro, il causate da danni alle zone posteriori dell’emisfero.Nei parlanti

paragrammatismo

di lingue orali, il primo tipo si manifesta con una parlata stentata, in cui manca la maggioranza delle parole

funzionali. Assomiglia a uno stile telegrafico. Il secondo tipo presenta una parlata molto fluente con frasi

lunghe, ma ricche di sostituzioni lessicali e morfologiche.

Gli stessi2tipi di afasia si manifestano nei parlanti di una lingua dei segni e sono causati da lesioni

dell’emisfero sinistro nelle stesse aree dei parlanti delle lingue orali. In ambedue i casi, i disturbi di

articolazioni delle frasi, si ritrovano anche nei soggetti non udenti: il deficit è limitato al linguaggio e non

sono compromesse altre competenze visivo-spaziali. Ciò dimostra che nella configurazione celebrale, le

competenze cognitive specifiche del linguaggio sono più rilevanti nella forma, o nella modalità particolare,

in questo caso dei suoni o dei segni, con cui esse si esprimono.

11.5 Uno sguardo alla fonologia

Le lingue dei segni sono oggetto di studio per la scienza del linguaggio.

Vi deve essere una base cognitiva comune alla facoltà del linguaggio, indipendentemente dalla modalità in

cui viene espressa.

Vediamo come viene interpretato un messaggio attraverso segni. Teniamo le mani aperte e rilassate l’una

a fianco dell’altra, con i palmi verso il basso. Muoviamole verso i lati. Abbiamo prodotto il segno che

significa CAMPO. Facciamo lo stesso movimento con la stessa configurazione delle mani, ma con i palmi

verso il torace e con le punte delle dita verso l’interno. Abbiamo il segno che indica CONFINE: questo

mostra l’importanza dell’ come vi sono tratti distintivi nella fonologia

orientamento del palmo della mano

delle lingue orali.

Diamo dei colpetti con il dito indice della mano destra sul labbro inferiore e produciamo il segno

equivalente di ROSSO. Facciamo la stessa cosa ma con il dito medio e otteniamo ROSA. Questo indica che la

ha valore distintivo: può distinguere segni che per il resto sono identici.

configurazione della mano

Realizziamo la stessa configurazione della mano che si è fatta per ROSSO; con la mano nello spazio davanti

al torace e la punta dell’indice verso l’alto, disegnamo un circolo nell’aria, parallelo al pavimento: è il segno

per QUALCUNO. Disegnamo un circolo sulla fronte, sopra il sopracciglio dell’occhio destro: è il segno di

PENSARE. Quindi anche il del segno è significativo.

luogo

Un segno deve essere specificato riguardo all’orientamento del palmo della mano, alla configurazione

della mano, al luogo e al movimento che compie. Questi “parametri” pur non avendo

formazionali,

significato indipendente, sono linguisticamente significanti:un segno non è un’unità indivisibile ma

contiene una struttura interna. Il significato di un segno cambia se cambia il valore di 1di essi e sono

perciò paragonabili ai tratti che distinguono i fonemi del linguaggio orale. Come nel linguaggio ci sono

coppie minime di parole, nella lingua dei segni ci sono coppie minime di segni.

Anche segnali non manuali sono importanti per esprimere una varietà di informazioni.

La struttura interna di un segno è paragonabile a quella di una sillaba: come la sillaba ha un elemento più

saliente nel nucleo vocalico, così un segno ha un elemento più saliente nel movimento. La fonologia di una

lingua naturale, manuale e orale, divide una stringa in elementi più o meno salienti: vocali e consonanti

nel linguaggio orale, movimenti e luoghi in quello manuale. Nelle lingue orali, un concetto importante per

la sillaba è la Una sillaba ha la massima sonorità nel nucleo vocalico; esso poi discendo quando ci

sonorità.

si allontana dal nucleo. Per cui una sillaba “tac” è ben costruita perche [t] e [k]hanno una sonorità

inferiore rispetto ad [a]. tenendo conto della struttura della sillaba nella lingua dei segni, la sonorità è

interpretata come un movimento è più saliente rispetto a un luogo.

salienza percettiva:

Una sillaba nel linguaggio dei segni coincide nella maggioranza dei casi con una parola; non vi sono parole

plurisillabiche, tranne alcune parole composte. Anche in queste ogni membro del composto consiste di

una sola sillaba. L’accento è un concetto relativo; una sillaba è accentata solo in relazione ad una atona.

La monosillabici non è una proprietà che distingue i linguaggi manuali da quelli orali: esistono lingue

come il mandarino che hanno quasi tutte parole monosillabiche.

11.6 La rappresentazione della morfologia

La morfologia delle lingue dei segni usa poco gli affissi. Diversi aspetti morfologici sono indicati dal

cambiamento dei parametri e da componenti non manuali. Per comunicare differenze nell’aspetto di

un’azione il movimento del verbo può essere modificato in vari modi.

Nella Lingua dei Segni Americana(ASL)un movimento piccolo e circolare unito al movimento verbale

aggiunge il senso un movimento grande e circolare aggiunge il senso un

continuamente, per molto tempo,

movimento che va avanti e indietro aggiunge il senso di regolarmente.

Il movimento del segno può far parte della “morfologia derivazione”: la parte della morfologia che crea

nuove parole e nuovi segni.

Un altro modo in cui il movimento contribuisce alla morfologia della ASL e delle lingue dei segni, è la

la ripetizione di un segno o di una sua parte usata ad es per il plurale di certi nomi. Il

reduplicazione,

movimento viene usato anche nel processo morfologico della flessione.

Le espressioni facciali possono manifestare variazioni di grado,quantità o possono avere un ruolo

emotivo.

11.7 Aspetti sintattici e semantici: i classificatori, la negazione, l’ordine delle parole

Le lingue dei segni sono caratterizzate dall’esistenza dei Nel fare il segno per MACCHINAsi

classificatori.

usano2mani; una volta che il segno è stato introdotto nella conversazione, chi continua a parlarne la

indicherà con una sola mano. La configurazione di una sola mano è diversa dalla configurazione che quella

mano ha nel segno di MACCHINA; è una configurazione speciale che vale per certi veicoli, inclusi furgoni e

camion. I classificatori sono simili ai pronomi delle lingue orali.

Mentre i segni individuali non sono iconici di per sé, spesso in una conversazione vengono introdotti dei

gesti per indicare punti nello spazio. Mettiamo che si voglia dire: “Stavo guidando la macchina e alla mia

sinistra ho visto un edificio altissimo in fiamme, così mi sono fermato e ho attraversato la strada per arrivare

Probabilmente indicheremo un palazzo sulla sinistra del percorso e

a una farmacia e chiamare la polizia.”

indicheremo la cima dell’edificio prima di indicare le fiamme. Si potrebbe usare il segno CORRERE seguito

dal movimento veloce del dito indice, dal luogo dove è situato l’edificio verso la farmacia. Il dito indice può

essere usato come classificatore per una persona e il movimento può fungere da predicato: abbiamo un

Queste parti di frase che indicano la posizione di un oggetto, relativamente al

predicato classificatore.

parlante, e il tipo di movimento, assomigliano a un disegno nell’aria. Non è strano che la lingua dei segni

abbia anche segni iconici.

Nella LIS l’ordine non marcato delle parole è S-V-O, ma data l’esistenza di predicati classificatori, non è

facile parlare di ordine delle parole. Un parlante potrebbe introdurre all’inizio della frase tutti i

partecipanti nell’evento, poi esprimere l’azione con un predicato classificatore che può incorporare uno di

questi partecipanti per via della configurazione della mano e altri per il luogo iniziale e finale del

movimento.

I segnali non manuali possono avere valore sintattico. Le sopracciglia svolgono un compito importante

nella formulazione delle domande, alzate indicano una domanda a cui si risponde si o no, abbassate

indicano una domanda aperta, che incomincia con “dove, come, quando”.

11.8 Esiste un corrispondente della prosodia nelle lingue dei segni?

Le lingue dei segni hanno qualcosa che corrisponda alla prosodia nelle lingue orali?ci sono caratteristiche

nel movimento delle mani o nell’espressione facciale che rappresentino il ritmo o intonazione?

Sappiamo che nelle lingue orali l’accento è organizzato gerarchicamente, similmente alla loro

organizzazione in musica: oltre ad esserci una sillaba più prominente, c’è una parola più prominente delle

altre in un sintagma, e un sintagma fonologico più prominente nel sintagma intonativo.

Sappiamo che il ritmo può costituire una chiave per la fissazione di un parametro sintattico che è

responsabile dell’ordine delle parole di una frase.

Le prominenze accentuali in un sintagma intonativo, interpretano la struttura informazione li di una frase:

un elemento focalizzato è fonologicamente più prominente di uno che non lo è.

Se l’acquisizione del linguaggio è guidata dalla Grammatica Universale, ci dobbiamo aspettare che anche

nel linguaggio manuale ci sia un modo di segnare la prominenza relativa dei segni che costituiscono la

frase a vari livelli. Lo studio della lingua dei segni israeliana mostra che vi sono chiare prominenze sia a

livello di che a livello di Il segno più preminente di un sintagma

sintagma fonologico sintagma intonativo.

intonativo è quello più a destra, visto che nell’ordine base delle parole nella lingua dei segni israeliana, la

testa precede i complementi(il verbo precede l’oggetto), è come l’italiano una La

lingua ricorsiva a destra.

prominenza a questo livello di realizza con la reduplicazione e/o col del gesto. La reduplicazione

blocco

consiste nella ripetizione di tutto il gesto e può avvenire da una a3volte. Il blocco consiste nel fermare la

mano che articola il gesto nel luogo finale.

Che vi sia un ritmo frasale anche nelle lingue dei segni è ciò che ci si aspetta, se si pensa che ci sia una base

cognitiva che accomuna lingue manuali e orali. Si può anche ipotizzare che anche nelle lingue dei segni il

parametro sintattico che stabilisce l’ordine di testa e complementi possa essere fissato in un’epoca

prelessicale sulla base della prominenza relativa all’interno del sintagma fonologico.

Nel sintagma intonativo la realizzazione fisica della prominenza consiste in una e in una maggiore

pausa

del segno.

ampiezza

11.9 Conclusione per la teoria linguistica e per le scienze cognitive

Linguaggi orali e dei segni condividono molte caratteristiche. Le modalità con cui i2linguaggi si

trasmettono hanno un’influenza diversa sul tipo di messaggio. Esiste una forte differenza tra percezione

acustica e visiva.

Una prima differenza consiste nel fatto che nella percezione visiva la dimensione temporale non è

necessaria; in quella acustica la dimensione temporale è essenziale: non esiste percezione acustica senza

tempo. Non esiste il corrispondente acustico della fotografia nel campo visivo.

Un’altra differenza sta nel fatto che mentre nel primo si usa solo il canale orale per comunicare, nel

secondo si usano simultaneamente canali diversi: muscoli facciali, una o 2mani per articolare i gesti..

Il linguaggio orale resta largamente sequenziale, durante l’articolazione di un segmento nella cavità orale

avviene anche l’avvicinamento delle corde vocali per farle vibrare: il linguaggio dei segni è ricco di

movimenti che si sommano a creare il significato di un’espressione. Nella lingua dei segni israeliana una

domanda è caratterizzata dalle sopracciglia alzate rispetto alla posizione normale.

11. 10 la situazione dei sordi nell’istruzione

Imparare a segnare e capire una lingua dei segni è un compito simile a imparare e capire una qualsiasi

lingua orale. Se una persona udente vuole comunicare con persone sorde un LIS dovrà studiarla. Cosa

deve fare un sordo per comunicare con udenti? Può un sordo imparare a Può imparare a

vocalizzare?

capire l’italiano parlato? Molti sordi hanno trascorso anni nel tentativo di imparare a parlare con scarsi

risultati, tranne una ristretta minoranza.

Pensiamo cosa significhi cercare di vocalizzare non avendo sentito mai un suono.supponiamo che si

tappino le orecchie di una persona e la si porti in Thailandia e pretenda che impari a parlare thai. Nessun

input orale è disponibile; come si fa? Come si fa a sapere quando avvicinare le corde vocali? E come

posizionare la lingua nella bocca, se non si può sentire e comparare la sua imitazione con quel suono?

Le hanno usato diversi metodi, incluse ricompense e punizioni. Altri metodi si basano sul

scuole orali

tatto:posizionare le mani di uno studente sulla gola, bocca, guance, per trarne un’informazione tattile e

capire gli effetti esterni di ciò che accade nell’apparato vocale.

Anche la ricezione del linguaggio orale è ardua per i sordi. Molti hanno trascorso anni per imparare a

con risultati scarsi, ad eccezione di una scarsa minoranza.In parole come “mela”,”pela”,

leggere le labbra

“bela”, la differenza avviene nel tratto vocale, in posti che non si possono vedere; più la parola è lunga più

ci saranno possibilità di varie interpretazioni dei suoni. Persino il migliore lettore di labbra comprende il

60%del materiale linguistico. Ovviamente errori portano a frustrazione ed equivoci. I sordi possono

imparare a scrivere la lingua italiana e ogni altra lingua, se istruiti in modo adeguato.

Si sa poco circa l’istruzione dei sordi fino al 1750. Nella letteratura ci sono riferimenti a tentativi di far

riacquistare l’udito suonando trombe o campanelle loro orecchie, o versandovi latte, olio, grasso di

anguilla. Era prevalente che i sordi avessero deficit mentali. Nel XVI sec la situazione sembrò migliorare;

un medico in Italia si oppose alla teoria che i sordi fossero ritardati.

Nei primi anni del1500 un prete spagnolo fu precettore di un bambino sordo dall’età di3anni. Il bambino è

diventato un celebre artista, che ha studiato con Tiziano, ed è stato il pittore di corte di re Filippo II di

Spagna, conosciuto come El Mudo(il muto).

Nel 1550 un prete spagnolo, Pablo Ponce de Leon, ha fondato una scuola per bambini sordi in un

monastero a San Salvador; dopo la sua morte Juan Pablo Bonet ha continuato il suo lavoro. Nel 1620 Bonet

ha pubblicato un libro su come insegnare ai sordi. Questa scuola ha sviluppato l’alfabeto manuale che è la

base per la odierna in Francia. Non c’era alcuna speranza di alfabetizzazione per la

dattilologia

maggioranza delle persone sorde del mondo occidentale prima del 1775, anno in cui l’Abbè di L’Eppè ha

fondato l’Istituto Nazionale per sordi.

Per l’istruzione ai sordi, l’Abbè L’Eppè usava una combinazione di dattilologia e di segni presi dalla

comunità sorda locale. Uno degli inegnanti della scuola, l’abate Sicard, ha istruito un allievo sordo Massieu

per farlo diventare insegnante. A sua volta Massieu ha istruito un allievo sordo, Clerc, che è diventato

insegnante all’Istituto nazionale per sordi. Nel 1816 Thomas Gallaudet, udente ma sposato con una donna

non udente, ha conosciuto Clerc a Parigi e lo ha convinto a trasferirsi negli Stati Uniti per fondare l’Asilo

americano per sordi, nel Conneticut. Clerc ha portato con sé la LSF, ma gli allievi già usavano una loro

lingua. I2sistemi diversi hanno portato alla formazione dell’ASL.

Durante il XIX sec in molti paesi occidentali tra cui la Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna e Stati Uniti, i

sordi erano istruiti nella lingua dei segni del loro paese, con successo. Ma intorno al 1870 iniziò un

dibattito che ebbe effetto negativo sull’istruzione dei sordi. Bell ed altri sostenevano che i sordi, essendo

istruiti nella lingua dei segni, si trovavano isolati dal resto della comunità, e proposero che venisse

proibito ai sordi di segnare: si sarebbe dovuto insegnare a vocalizzare e leggere le labbra. Si sono così

sviluppate le scuole orali.

Le scuole orali per sordi sono state un fallimento: i bambini sordi passavano anni solo nel tentativo di

imparare a vocalizzare e leggere le labbra, con la conseguenza che le altre materie erano trascurate.

Oggi la maggior parte dei bambini sordi del mondo occidentale viene istruita o in scuole speciali per sordi

bilingui e culturali o in scuole per udenti, ma con corsi e insegnanti di sostegno.

11.1 Quante lingue dei segni?

Secondo un comune pregiudizio, tutti i sordi parlano la stessa lingua, ma non è così. I sordi di Pechino, di

Berlino, di Mosca, di Sidney usano lingue dei segni diverse,anche se possono avere delle somiglianze

perché hanno tratto origine dalla stessa lingua madre.

Le lingue dei segni quando entrano in contatto possono anche far nascere dei pidgin, come avvenne

nell’Asilo Americano per sordi. Ma le lingue dei pidgin dei segni, come quelle orali, non durano. La nuova

generazione di sordi esposti a questo pidgin ha creato una lingua creola il cui risultato è la ASL.

Nonostante le lingue dei segni in Italia siano molteplici, la lingua dei segni adottata come lingua nazionale

dei sordi d’Italia, la LIS è simile alla LSF.

Le lingue dei segni non hanno relazione con le lingue orali del paese in cui si sviluppano: queste ultime

non hanno avuto influsso sulle lingue dei segni. 12

CODICI CIRCOSCRITTI: LA COMUNICAZIONE ANIMALE

12.1 Introduzione

Una delle peculiarità delle lingue umane è l’arbitrarietà della forma degli elementi lessicali. Una seconda

peculiarità consiste nel fatto che le unità linguistiche di ogni componente (fonemi, morfemi, parole,

sintagmi)vengono combinate secondo principi specifici. Il linguaggio umano è governato da una

grammatica; questa si conforma a principi universali che appartengono al nostro patrimonio genetico:

infatti il linguaggio umano si impara in maniera istintiva. Inoltre, con il linguaggio umano ci si può riferire

a situazioni non solo presenti durante l’atto linguistico, ma anche a tempi non presenti, a oggetti concreti e

astratti. Un’altra caratteristica fondamentale del linguaggio umano è che ci consente di esprimere concetti

nuovi e produrre frasi sempre nuove: il linguaggio è un’abilità creativa.

Gli animali non umani hanno una varietà di mezzi per comunicare. I primati possono comunicare

emozioni con espressioni facciali, i cani possono farlo attraverso atteggiamenti specifici con la postura, le

salamandre possono comunicare il desiderio di copulare con gesti(movimenti della coda), la seppia

esprime l’ira con il cambio di colore da grigio a rosso; certe anguille usano lo shock elettrico per marcare il

territorio.

Altri animali sfruttano i codici di comunicazione specifici della loro specie.

Consideriamo esempi di comunicazione animali tra i più studiati: la danza delle api, le canzoni degli uccelli

e dei mammiferi marini e i segnali di chiamata dei primati non umani. Ognuno di questi tipi di

comunicazione condivide con il linguaggio umano alcune caratteristiche fondamentali.

Non si deve dimenticare che avere un modo proprio di comunicare e imparare anche in forma

rudimentale e con istruzione esplicita una lingua umana sono cose molto diverse. La propensione

sviluppare un linguaggio è una delle principali caratteristiche che definiscono la nostra specie.

12.2 Linguaggio e comunicazione

Una delle caratteristiche del linguaggio è esso serve a trasmettere informazioni. Non tutti gli eventi che

coinvolgono la trasmissione di informazioni sono eventi linguistici.

Di solito un evento linguistico deve essere intenzionale: chi emette un messaggio deve voler comunicare

qualcosa. Ma questo non è sufficiente. Se una madre si stanca del disordine della stanza dl figlio, e in sua

assenza raccoglie in un mucchio tutto ciò che trova sul pavimento, il figlio rincasando e vendendo le sue

cose penserà “è arrivato il momento di mettere ordine”. la madre ha inviato un messaggio al figlio ma

questo non è classificabile come evento linguistico.

Un evento linguistico richiede di più. Ciò che è fondamentale è che la relazione tra suono(o gesto) e il

significato è se fosse il contrario parleremmo tutti la stessa lingua.

arbitraria;

Il linguaggio è governato da una che include l’esplicita formulazione di e

grammatica principi parametri

che riflettono le regolarità che si trovano nelle lingue. Queste sono diverse: alcune riguardano la buona

formazione dei suoni/segni, altre la buona formazione della struttura delle parole, altre la struttura delle

frasi o del significato. Ci accorgiamo subito se qualcuno viola anche una sola di esse. Una delle proprietà

più caratterizzanti della grammatica delle lingue umane è la che ci permettere di generare frasi

ricorsività,

infinitamente lunghe.

Le lingue umane hanno anche la possibilità di creare frasi nuove, hanno la L’abilità di riferirsi a

creatività.

qualcosa che non è fisicamente presente è detta riferimento a distanza.

Un’altra proprietà del linguaggio umano è che un parlante nativo sa come usare la propria lingua senza

che nessuno glielo abbia insegnato esplicitamente; anzi, è inevitabile imparare una lingua se si cresce in

una comunità linguistica e se non si hanno deficit specifici. La proprietà a sviluppare un linguaggio nei

primi anni è innata.

12.3 La danza delle api

Osservando il comportamento delle api si è capito che alcune sono incaricate di andare alla ricerca di cibo.

Quando il cibo viene trovato, le api cercatrici tornano all’alveare per reclutare altre api, che devono

seguirle nel luogo del cibo. Fanno una danza per indicare loro il luogo in cui esso si trova.

Vi sono2tipi di danza: la è rotonda ed è usata quando il cibo è nel raggio di 100metri

danza circolare

dall’alveare; la prevede una figura ad8allungato, ed è usata se il cibo è lontano. Più

danza dell’addome

lontano è il cibo, più lenta è la danza; il vigore del movimento oscillatorio indica la qualità del cibo: più

vigoroso più è buono.

Con la danza circolare non vi è nessuna indicazione della direzione, forse perché la distanza è minima; con

quella dell’addome la direzione è indicata dall’orientamento della testa dell’ape. In genere l’alveare è in

verticale, se la sommità dell’alveare è nella direzione del sole, e se l’ape è rivolta verso di esso durante la

danza, ciò indica che la fonte del cibo sta sotto il sole. Se la testa dell’ape è ad un certo angolo rispetto

l’alveare, il cibo si trova nello stesso angolo.

Sono state studiate le danze di4specie di api, in3di queste, l’ape produce un suono di bassa frequenza,

queste3eseguno la danza sia al buio che con la luce, la specie silenziosa solo di giorno.

Le api esposte alla danza non hanno difficoltà nel trovare la fonte di cibo; nel caso in cui ci sia un ostacolo

tra l’alveare e il cibo, l’ape esploratrice può dare informazioni su come aggirarlo. Le altre api quando

incontrano l’ostacolo volano più in alto per superarlo, anche se questo potrebbe allungare il percorso.

Se l’alveare è caduto o stato spostato e si trova obliquo, in modo che i favi(la parte dell’alveare dove si

lascia maturare il miele)non sono più verticali, l’ape esploratrice orienterà la danza compensando la

posizione dell’alveare: angolo viene sempre calcolato in base all’asse dell’alveare. Ma se esso è posto al

buio, come durante certi esprimenti, la danza non darà informazioni circa l’ubicazione del cibo.

Chiediamoci quali caratteristiche la danza delle api condivida con il linguaggio umano; la forma della

danza ha una correlazione arbitraria col significato. Esse hanno delle regolarità considerate come una

specie di grammatica e dimostrano di avere la proprietà del riferimento a distanza e di riferirsi ad

astrazioni.

I parametri entro i quali le api si possono esprimere sono estremamente limitati; le api non possono

trasmettere che una nuova fonte di cibo si trova vicino ad una ben nota. Vi è sicuramente comunicazione

con le api, ma essa non condivide abbastanza caratteristiche con il linguaggio umano per esserne simile.

12.4 Le canzoni degli uccelli

Anche le canzoni degli uccelli sono state studiate attentamente. Possono esprimere: “eccomi”,

“accoppiamoci”, “il nido è qui”:

I canti variano da specie a specie e anche nella stessa specie variano a seconda del territorio; vi sono delle

specie di uccelli che hanno diversi dialetti nelle loro canzoni. Gli uccelli possono imparare dei dialetti e

possono imparare anche una seconda canzone; possono diventare policantori(analogamente ai poliglotti),

imitando le canzoni di altre specie e talvolta suoi che non sono propri degli uccelli, come rumori di

macchine, o l’allarme di un’auto.

Gli uccelli appena nati iniziano immediatamente ad acquisire i canti, devono quindi essere programmati

biologicamente per questo compito. Esperimenti con passeri dalla cresta bianca, addomesticati dalla

nascita, dimostrano che i giovani maschi, non esposti ai canti dei maschi adulti entro i primi mesi di vita,

non sviluppano la tipica canzone territoriale e di seduzione.

La struttura delle canzoni osserva delle regole; il pettirosso ha diversi temi che possono essere ripetuti,

ma devono sempre ricorrere in un certo ordine. Viene rispettata una certa quantità di improvvisazione, in

modo da permettere all’uccello di esprimere sensazioni come l’umore.

Fino a che punto il canto degli uccelli è simile al linguaggio umano? Vi è di sicuro l’arbitrarietà dato che il

suono di una canzone non può essere iconico per tutti i significati. Le canzoni seguono delle regole, cioè

una grammatica, che siano istintive e che dimostrino creatività. Manca però il riferimento a distanza; non

hanno canzoni che comunichino che i predatori sono passati ieri; manca inoltre il meccanismo della

ricorsività.

Gli uccelli hanno un linguaggio simile al nostro? Prendiamo in considerazione il caso di Alex, un

pappagallo grigio africano con cui Pepperberg ha lavorato. Alex ha un vocabolario ampio paragonabile a

quello di un bambino di4anni Conosce i nomi di certi cibi che è in grado di richiedere anche quando non

sono presenti. Usa parole correttamente che esprimono emozioni e addirittura chiede scusa quando si

comporta male. Ha imparato a manipolare segni vocali per dare e ricevere risposte dirette, questo si

spiega con la presenza di un meccanismo cognitivo del cervello simile al meccanismo linguistico umano.

La scienziata Pepperberg avverte che Alex non parla come gli esseri umani, il suo comportamento verbale

è irregolare;non si riscontra ricorsività nel suo parlare,non c’è evidenza di una tendenza innata ad

acquisire il linguaggio umano.

12.5 La canzone dei mammiferi marini

I mammiferi marini maggiormente studiati sono l balene e delfini. Durante la stagione dell’accoppiamento,

le magattere cantano una canzone complicata formata da temo melodici che possono arrivare fino a10 e

vengono ripetuti.Tutti i maschi di questo tipo di balena dell’Atlantico producono la stessa canzone, anche i

maschi del Pacifico cantano una sola canzone, ma diversa rispetto l’altro gruppo.La ragione per cui questo

tipo di comunicazione non è simile al linguaggio umano è il su stesso limite: anche se le canzoni dei

mammiferi marini sembrano avere una struttura e pur sembrando il prodotto di un istinto, non viè altra

proprietà che caratterizzi il linguaggio umano.

Ogni delfino tursiope, nell’Atlantico, ha un suo fischio particolare; ogni branco di orche sembra avere una

chiamata di pericolo che è unica per ogni gruppo. Il comportamento del delfino dimostra l’arbitrarietà

della forma riguardo al significato e pare avere una struttura specifica: appare essere dovuto a un istinto e

dimostra una capacità limitata di riferirsi alle astrazioni, come il pericolo. Sembrano mancare elementi

essenziali del linguaggio umano, come creatività, riferimento a distanza, ricorsività.

Alcuni scienziati hanno tentato di insegnare a delfini a riconoscere dei gesti della mano che rappresentano

oggetti, direzioni ed azioni e hanno avuto successo. I delfini si sono dimostrati capaci di interpretare

correttamente alcune nuove espressioni; delfini a cui era stata insegnata una sequenza di gesti, dai

significati di e a cui questi gesti erano stati presentati nella sequenza a

persona, tavola da surf, porta.

significare “porta la tavola da surf alla persona”, si erano dimostrati in grado di interpretare una nuova

sequenza di gesti:”Porta la persona alla tavola da surf”. E’ poco chiaro se questo ci indichi che i loro suoni

costituiscano un linguaggio.

12.6 I primati

I primati: scimpanzè, gorilla, bonobo, sono animali verso cui si è concentrata di più la ricerca sul

linguaggio umano. Gli scimpanzè hanno diversi tipi di chiamate, grugniti, lamenti, risate, grida.

Le usano per comunicare agli altri l’ubicazione delle fonti di cibo, per mettere in guardia per un pericolo,

per identificare se stessi, per esprimere soddisfazione o calma. La loro postura, le espressioni facciali e i

movimenti delle membra, hanno un ruolo più importante nella comunicazione. Nessuno dei loro metodi di

comunicazione dimostra il riferimento a distanza, il loro linguaggio non ha organizzazione sintattica.

Alcuni ricercatori hanno insegnato una lingua umana dei segni ad alcuni scimpanzè; hanno allevato una

femmina, Washoe, esponendola all’ASL, dall’età di10mesi. Quando Washoe ha visto un cigno per la prima

volta, ha fatto i2segni per “acqua” e “uccello”. Ha creato una nuova parola per ciò che vedeva o

semplicemente ha espresso ciò che ha visto? Non si sa, ma Washoe non ha mai dimostrato di aver

sviluppato una sintassi. Quando divenne adulta, le venne dato un piccolo scimpanzè a cui non fu insegnato

l’ASL. Fu Washoe che gliela insegnò, e 5anni Loulis aveva imparato 132segni; forse però si trattava solo di

imitazione, perché il piccolo non mostrava di voler comunicare con i ricercatori né di voler combinare

frasi nuove.

Anche un bonobo maschio di nome Kanzi h imparato un linguaggio, anche se nessuno glielo ha insegnato.

Degli scienziati stavano cercando di insegnare alla madre a comunicare attraverso una tastiera che

conteneva alcune dozzine di lessigrammi, immagini o disegni geometrici che rappresentavano parole.

Kanzi ha imparato a usare la tastiera da solo, osservando. Quando gli scienziati hanno capito cosa

accadeva, hanno iniziato a insegnargli questo linguaggio e ha imparato più di 500parole inglesi

e200lessigrammi. Kanzi ha dimostrato anche di poter capire le regole grammaticali e di poter creare frasi

nuove. Mancava però un’organizzazione sintattica e la ricorsività.

12.7 Conclusioni e una nota sull’evoluzione del linguaggio

Studi futuri scopriranno altre proprietà della comunicazione animale; ma a meno che questi studi non

producano risultati molto diversi, sembra che alla comunicazione animale manchino diverse

caratteristiche distintive del linguaggio umano.

Nel recente articolo Hauser, Chomsky, Fitch propongono che come il metodo comparativo è usato in

linguistica storica per fare ipotesi sul progenitore su cui vi sono documenti, si possono comparare sistemi

di comunicazione delle varie specie per ipotizzare su come il linguaggio si sia evoluto nella specie umana.

Propongono di distinguere la capacità del linguaggio allargata e la capacità del linguaggio ristretta; la

prima comprendente il sistema senso-motorio e il sistema intenzionale-concettuale e la seconda

consistente del sistema computazione e include il meccanismo della ricorsività.

La ricorsività caratterizza solo il linguaggio umano; inoltre il sistema computazione non è a esclusivo uso

del linguaggio ma anche della matematica.

VARIAZIONE LINGUISTICA 13

DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE: IL CAMBIAMENTO LINGUISTICO

13.1 Introduzione

Tutte le lingue cambiano col passare del tempo; ma i modi in cui variano e i fattori di questi mutamenti

sono diversi. Possiamo scoprire informazioni sulla storie delle lingue facendo paragoni fra le lingue

diverse parlate oggi. Il modo in cui le lingue parlano nello spazio e come cambiano nel tempo sono simili.

Oppure possiamo paragonare elementi tratti da testi scritti in diversi stadi storici della stessa lingua.

Con questo metodo, possiamo scoprire quali lingue formano una famiglia linguistica

metodo comparativo,

e quali ne sono estranee. Possiamo ricostruire la lingua progenitrice attraverso la ricostruzione linguistica.

Lo studio di una lingua in un unico periodo di tempo si chiama mentre lo studio di una lingua

sincronico,

attraverso vari periodi di tempo si chiama diacronico.

Alcuni fattori che influiscono sul cambiamento linguistico sono inevitabili; le piccole imperfezioni nel

modo di parlare possono dare origine a variazione a cambiamenti linguistici. Questi sono particolarmente

evidenti nella fonologia e nella morfologia di una lingua.

Un altro fattore che può generare un cambiamento linguistico consiste nel fatto che non sempre si sente

perfettamente. Dato che ripetiamo ciò che sentiamo, possono stabilirsi poco a poco forme lievemente

diverse dall’originale. Una situazione estrema si ha quando si gioca al telefono senza fili. Spesso ciò che la

prima persona ha sussurrato all’orecchio del vicino e ciò che l’ultima persona ha sentito non è la prima

parola pronunciata. Una ragione per cui le persone alla fine del filo sentono cose diverse è che non

pronunciamo le parole della nostra lingua sempre nello stesso modo.

In modo meno estremo le imperfezioni nell’ascoltare e nel ripetere sono alcune delle ragioni per cui la

fonologia di una lingua cambia con il tempo.

Se ripetiamo parole prese da un’altra lingua, la combinazione di suoni, anche se distorta dall’originale, può

deviare dalla fonologia del lessico nativo.

Indipendentemente dal modo, il cambiamento linguistico riguarda sia il lessico sia le diverse componenti

della grammatica: fonologia, morfologia, sintassi e semantica. Inoltre le lingue cambiano in accordo con i

principi della Grammatica Universale.

13.2 Contatto tra lingue: i pidgin e la creolizzazione

Un motivo di cambiamento è il contatto tra lingue diverse. Consideriamo una situazione particolare che

porta alla creazione di una lingua creola. 2gruppi di persone di madrelingua diversa possono avere la

necessità di comunicare tra loro.

La lingua del gruppo che detiene il potere si sovrappone alle lingue locali e viene detta lingua di

mentre le lingue indigene sono il Si è verificato ad Haiti, dove il francese era parlato

superstrato, sostrato.

dalle persone che avevano il potere, e una varietà di lingue africane era parlata dagli schiavi. Il gergo che

nasce in queste situazioni è detto pidgin. Essi tendono ad avere il vocabolario del superstrato, e tracce dei

sistemi sintattici dei sostrati. Accade che diversi individui che parlano un pidgin adottano costruzioni delle

frasi lievemente differenti. E’ chiaro che i pidgin sono linguaggi speciali, sono sistemi di comunicazione di

cui non esistono parlanti nativi: tutti coloro che parlano un pidgin hanno anche una loro madrelingua. I

pidgin spesso nascono quando c’è una situazione di contatto e spariscono quando tale situazione viene

meno; può capitare che la situazione permanga per lungo tempo, se ciò avviene, i bambini che nascono in

una comunità in cui si parla un pidgin, vengono a contatto con esso fin dai primi giorni di vita.

Una delle più importanti scoperte della linguistica riguarda il fatto che i bambini sviluppano una

grammatica anche se esposti ad un sistema di comunicazione privo. Le regolarità che caratterizzano il

creolo si trovano in molte lingue non creole, ovvio visto che sono regolarità possibili delle lingue naturali.

Le lingue creole di tutto il mondo hanno caratteristiche grammaticali comuni.

Dato che ci sono più di un centinaio di lingue creole sparse in tutto il mondo, le loro caratteristiche comuni

non possono essere accidentali. Esistono molti pregiudizi sulle lingue creole che portano a considerarle

sistemi inferiori. L’inferiorità di un idioma rispetto un altro è solo un fatto politico, ma anche l’inferiorità

politica non caratterizza necessariamente e lingue creole: il tok pisin, lingua creola originata in Papua

Nuova Guinea, ne è divenuta la lingua nazionale ufficiale.

13.3 Altri tipi di contatto fra lingue come causa di cambiamento

Ci sono molti tipi di contatto tra lingue che influenzano i cambiamenti linguistici, come immigrazioni,

invasioni..

Il contatto casuale socio-economico porta all’inclusione di vocaboli di un a lingua in un’altra, attraverso un

“prestito”; i prestiti della lingua italiana sono molti: “computer” dall’inglese, “garage” dal francese. Se un

paese conquista una posizione di prestigio in un settore, molte parole della lingua dominante entreranno a

far parte del lessico di altre lingue: La termonologia artistica e musicale è spesso presa dall’italiano, infatti

in molte lingue esistono termini musicali come “adagio”, “allegro”. La terminologia riguardante il

computer, come “software”, “e-mail” è stata presa dall’inglese.

Una comunità linguistica prende in prestito parole da una lingua estranea, adattandole però al proprio

sistema fonologico. Vi sono casi in cui, almeno nella fase iniziale, una lingua può prendere in prestito

anche degli elementi della pronuncia di un’altra lingua: in italiano in principio la parola “sci” era

pronunciata [ski], come la pronuncia norvegese, oggi segue l’odierna pronuncia[∫i].

Attraverso un prestito possono entrare in una lingua anche elementi morfologici;le regole per formare le

parole composte in inglese, e nelle lingue germaniche, sono diverse dalle regole dell’italiano e delle lingue

romanze. L’ordine delle parole è diverso nei2gruppi di lingue perché è diversa la modificazione nominale

nella loro sintassi. L’inglese “pocket book”, in cui trasforma per esempio, in italiano è

pocket book., libro

L’italiano spesso ha composizioni frasali, per esempio “sailboat” in italiano è In

tascabile. barca a vela.

inglese una parola si colloca accanto ad un’altra per formare una composta, senza interporre una

preposizione, e la modificazione avviene prima del nome.

Passando al fenomeno dell’immigrazione, sono gli immigrati che adottano la lingua del loro nuovo paese,

ma se si fermano a lungo e sono molto numerosi, la loro lingua può influenzare quella della comunità

indigena. Più lenti sono gli effetti dei prestiti sulla fonologia e sulla morfologia.

In alcune circostanze una lingua può avere influenza sulla morfologia fonologia e sintassi di un’altra lingua

Questo è ciò che avvenne quando i Normanni del XI sec s sono insediati in Inghilterra. L’inglese antico era

una lingua germanica e il normanno era una lingua vicina al francese. La lingua dei normanni ha

influenzato ogni aspetto della struttura inglese, così oggi l’inglese è una lingua germanica influenzata dal

francese. Questa situazione è diversa dalla creolizzazione perché non si inizia con un pidgin ma si ha

un’influenza che dura molto tempo e che porta cambiamenti.

Talvolta gli immigranti sono più numerosi degli indigeni e la lingua degli immigranti diventa quella

standard. Questo è accaduto ai britannici che hanno colonizzato l’Australia; le lingue indigene australiane

hanno subito una grande influenza da parte dell’inglese, e molte di loro si sono estinte; il prevalere sia

numerico che di potere dei parlanti di madrelingua inglese su quelli delle lingue indigene ha provocato la

scomparsa delle lingue dei gruppi minoritari.

Quando una comunità linguistica si espande in varie regioni geografiche, la lingua originale cambia in

ognuna di esse. Non solo l’inglese parlato in America o in Australia è diverso da quello parlato in

Inghilterra, ma anche nello stesso paese l’inglese è cambiato col passare del tempo. L’inglese americano

standard, l’inglese australiano standard e l’inglese britannico standard si comprendono mutualmente e

vengono dette varietà, dialetti dell’inglese.

Da un punto di vista grammaticale, non c’è differenza tra un dialetto e una varietà linguistica, ma può

capitare che2sistemi chiamati dialetti abbiano meno in comune che2varietà della stessa lingua.

2dialetti possono avere sviluppi indipendenti anche se parlati in zone confinanti. Se ci sono anche

differenze politiche, forse i2dialetti verranno chiamati lingue. Il francese e l’italiano hanno avuto uno

sviluppo di questo tipo, in quanto la lingua dei Romani stanziatasi nell’allora Gallia e quella dei Romani

rimasti nella penisola italica sono mutate in modi indipendenti. Il fatto che il francese e l’italiano abbiano

uno stesso antenato, il latino volgare, significa che hanno una relazione genetica, che appartengono alla

famiglia romanza che include anche il Portoghese, spagnolo, catalano, rumeno, siciliano.

13.4 Cambiamenti per ragioni interne alla comunità linguistica

Una lingua cambia anche quando una comunità linguistica è isolata; un fattore che produce cambiamenti è

il mutamento delle situazioni di vita, che può portare al bisogno di nuovi vocaboli per rappresentare

nuove tecnologie o innovazioni culturali. I cambiamenti non si limitano all’aggiunta o perdita di elementi

del lessico, ma riguardano anche la grammatica.

Ci sono molte teorie riguardo al motivo per cui le lingue cambiano anche quando non vengono a contatto

con altre lingue ; una ragione è l’imperfezione dell’ascolto e ripetizione di ciò che si è sentito. Un’altra è

l’analogia, spesso collegato al meccanismo della che ci permette di analizzare una forma

rianalisi,

esistente in modo nuovo. In latino troviamo4coniugazioni di verbi, ma in italiano 3. La seconda

coniugazione latina è scomparsa. Alcuni verbi della seconda coniugazione latina sono spariti, ma la

maggior parte è passata ad un’altra coniugazione. Il processo di rianalisi ha fatto sì che tutti i verbi della

seconda coniugazione storica siano ora nella coniugazione la cui vocale tematica è[i].

Un tipo comune di rianalisi è la processo per cui una parola con significato

grammaticalizzazione ,un

lessicale può essere ridotta semanticamente fino a svolgere una funzione grammaticale. E’ possibile che la

parola cambi forma e venga ridotta a morfema inflessione. Le desinenze del futuro e quelle del

condizionale nelle lingue romanze derivano dalla parola indipendente latina “habere”.

I modo di esprimere il futuro può essere analitico(vero ausiliare indipendente dal verbo principale, come

in latino volgare o inglese) o sintetico(con desinenza del verbo principale come in italiano). I cambiamenti

sintattici sono la conseguenza di cambiamenti fonologici o semantici: quando la fonologia e/o semntica

cambiano, la sintassi si adatta.

La terza ragione dei mutamenti linguistici è la vengono semplificati i nessi consonantici,

semplificazione;

specialmente se ci sono3consonanti di seguito.Una vocale può essere inserita in mezzo a un nesso di

consonanti con lo stesso effetto di semplificazione. Non tutti i cambiamenti sono semplificanti: se fosse

così tutte le lingue sarebbero strutturalmente simili. In molte lingue si è avuta la caduta di vocali finali che

crea sillabe di complessità maggiore rispetto alle originarie.

Le lingue umane fanno parte della cultura umana e cambiano per mode, come per altri aspetti della

cultura. La differenza tra il cambiamento linguistico e altri cambiamenti in altri fenomeni della nostra

cultura è che esso cambia rispettando principi generali di natura biologica: ci sono limiti ai cambiamenti

possibili. Conoscendo una lingua sin dalla nascita, non abbiamo una cognizione esplicita di tali principi.

Se qualcuno cercasse di introdurre un nuovo modo per esprimere la negazione, inserendo una particella

negativa dopo la terza parola della frase, tale cambiamento non sarebbe possibile perché i principi del

linguaggio umano non permettono di contare una serie lineare di elementi frasali.

I fattori che condizionano il cambiamento del linguaggio sono in gran parte di natura sociologica, come

gruppo etnico, età, sesso, orientamento sessuale, status sociale. Ogni generazione parla in modo

lievemente diverso dalla precedente; la variazione della lingua di oggi porta al cambiamento della lingua

di domani.

Gruppi politici in diversi paesi hanno fatto tentativi per controllare i cambiamenti linguistici. Durante la

rivoluzione francese, coloro che stavano al potere hanno pensato che una lingua standard avrebbe aiutato

il raggiungimento dell’unità del paese. Vari sacerdoti furono inviati a fare un sondaggio sulla lingua

parlata nelle varie parrocchie. Il risultato fu che in diverse aree geografiche erano parlati diversi dialetti,

diversi dal dialetto di Parigi. Si stabilì che nelle scuole elementari francesi vi fossero insegnanti che

parlassero il dialetto parigino, considerato lingua standard. Questa riforma non ha avuto grandi risultati

fino al 1881, quando l’istruzione statale è divenuta gratuita e obbligatoria. Ma neanche la lingua standard

ha fermato la propria evoluzione: il francese standard odierno è diverso da quello di2secoli fa. Con la

comparsa di nuove sottoculture, si sono formate nuove varietà di francese.

Alcune lingue cambiano meno di altre: è più facile per un italiano leggere Boccaccio, rispetto ad un inglese

che deve leggere Shakespeare; la ragione sta nel fatto che mentre in Inghilterra l’inglese era la lingua

parlata, in Italia la lingua di comunicazione erano i diversi dialetti. La varietà della lingua letteraria che è

diventata la lingua nazionale ha avuto origine dalla lingua usata da Dante, Petrarca e Boccaccio.

L’aumento dei contatti linguistici che si ha nelle società moderne per via della televisione, radio, film,

viaggi fa sì che il mutamento linguistico si velocizzi in ogni direzione.

13.5 La ricostruzione linguistica

Molte delle nostre conoscenze circa la relazione genetica tra le lingue parlate oggi nel mondo vengono da

dettagliati paragoni tra le lingue a disposizione e dal metodo della Se paragoniamo2lingue

ricostruzione.

parlate oggi in posti diversi del mondo, troviamo spesso che esse non hanno molto in comune.

Questo è perché tali lingue non sono geneticamente imparentate tra loro, o se lo sono, tutte le tracce di

questa relazione si sono perse. Si può stabilire che2lingue hanno un antenato in comune ma non è

possibile dal punto di vista della logica, stabilire che non lo abbiamo affatto. E’ possibile che tutte le lingue

orali del mondo abbiano un’unica origine, ma è impossibile dimostrarlo su dati solo linguistici.

Se prendiamo una parola di un dialetto sardo e la paragoniamo alle parole corrispondenti in spagnolo,

francese, romansch(lingua romanza della Svizzera) e italiano, possiamo ipotizzare quale forma possa

avere avuto una lingua originaria.

kéntu(sardo) t∫énto(italiano) tsjent(romansch) sa(francese) ……vedi tabella libro pag208

Cento:

I)Hanno tutte una [l] nella parola “cielo”.

II)Hanno tutte una [r] o [R]nelle parole “cervo” e “cera”

III)4di esse hanno un [n]nella parola “cento”, mentre il francese ha una vocale nasale in quello stesso

punto.

IV)3di esse hanno una [t] dopo la consonante nasale nella parola “cento”, sia il francese che lo spagnolo

non hanno suoni che seguono il segmento nasale.

V)2di esse hanno una [b] in “cervo”, l’italiano ha una [v] e il romansch una [f], il francese nulla.

VI)La prima consonante di ogni parola è diversa in ogni parola.

Tutto ciò indica che sono avvenuti cambiamenti sistematici dalla lingua progenitrice alla lingua che da

essa sono derivate. Dato(I), dovremmo assumere che la [l]in queste parole sia venuta da una [l]di una

lingua progenitrice; quindi tutte le lingue romanze sono state conservatrici di questo aspetto.

Dato(II), sulla base della frequenza, possiamo ipotizzare che la lingua progenitrice avesse una [r], che in

francese è diventata [R], con uno spostamento del punto di articolazione verso la zona posteriore. Inoltre,

[R]è una consonante molto meno comune nelle lingue umane, “più marcata2 di [r]. Quindi costruiamo la

consonante meno marcata per la lingua progenitrice. Una forma marcata è meno frequente di una non

marcata, ha una distribuzione più limitata. Una forma marcata è in genere più complessa fonologicamente

e/o morfologicamente e viene acquisita più tardi da bambini. La forma marcata indica la presenza della

forma non marcata; la nasale dentale [n]è molto frequente nelle lingue del mondo; la nasale velare [n(con

gambetta a destra)]è meno frequente. Se una lingua include la nasale velare, comprenderà anche la nasale

dentale ma non obbligatoriamente viceversa.Le forme marcate appaiono più tardi di quelle non marcate e

spariscono dalla lingua più velocemente.

Dato (III), potremmo ipotizzare che la lingua progenitrice avesse una [n]: Le vocali nasalizzate sono più

marcate di quelle orali e in questo caso, solo il francese ne ha una nasalizzata, mentre le altre ne hanno

orali. Se la lingua progenitrice avesse avuto una [n]e se la nasalizzazione in francese si fosse estesa alla

vocale precedente prima che la [n] scomparisse, avremmo una spiegazione naturale per questa vocale

nasalizzata.

Il francese risulta innovativo rispetto alle altre lingue comparate.

Consideriamo (IV), possiamo ipotizzare che la lingua progenitrice avesse una [t], scomparsa in francese e

spagnolo. I nessi consonantici vengono spesso semplificati nel tempo, specie quando le consonanti sono

“omorganiche”, cioè pronunciate nello stesso punto di articolazione. L’altra alternativa logica sarebbe

proporre che il sardo, italiano e romansch abbiamo aggiunto una [t]. L’inserimento di una [t]dopo una

[n]sarebbe un fenomeno naturale da un punto di vista articolatorio. Ma alla luce del carattere innovativo

del francese, siamo portati a ricostruire una parola che contenga una [t] nella lingua progenitrice.

Dato(V), dobbiamo proporre che una lingua progenitrice avesse una consonante che si è persa in francese.

Ma quale sarà tra una [b], [v] e [f]. In generale il suono [b] è più frequente nelle lingue, ma siccome è

presente in2lingue su5, la frequenza non è indicativa. L’unica differenza tra [v] e [f] è la sonorità e la [b] è

sonora. Dovremmo sospettare che la lingua progenitrice avesse una consonante sonora, e potremmo

eliminare [f]dalle possibilità. Sia [f] che [v] sono labio-dentali [b] è bilabiale, quindi potremmo sospettare

che la lingua progenitrice avesse una labio-dentale ed eliminare quindi la [b]. Questo ci lascia la [v].

Passiamo ora a (VI), ricordiamo che ogni lingua è un sistema coerente e che quindi vi devono essere dei

cambiamenti di suono regolari nella lingua progenitrice. Consideriamo le5consonanti iniziali, sono tutte

sorde e ostruenti. 3sono [-continuo], cioè articolate da non permettere all’aria di fluire dalla cavità orale

verso l’esterno, 4sono [+anteriore], prodotte con una costrizione nella regione alveolare o davanti ad essa.

Dobbiamo aspettarci che la lingua madre avesse una consonante sorda e anteriore o occlusiva o fricativa

in incipit. I linguisti storici sono arrivati a una diversa conclusione: che la lingua madre avesse una [k]che

è occlusiva, sorda ma posteriore.

Il punto principale è che le lingue non si sviluppano in modo arbitrario. Una vocale non diventa mai una

consonante occlusiva; i cambiamenti riguardano nella maggior parte dei casi classi naturali di suoni. A

volte la struttura di una sillaba può anche semplificarsi.

Quando si lavora sulla ricostruzione della lingua da cui sono derivate le lingue romanze, il compito è

relativamente semplice, in quanto esiste un gran numero di testi antichi per controllare le ipotesi sulle

ricostruzioni. Sebbene sappiamo che le lingue romanze si sono sviluppate dal latino volgare, la lingua

parlata da oltre il 90%della popolazione, la lingua di cui abbiamo testi antichi sono in latino classico.

Per la maggior parte delle lingue antiche non abbiamo testi di testimonianza, i testi sono giunti

parzialmente. Inoltre, spesso i testi antichi hanno sistemi di scrittura diversi dalle lingue moderne, da

decifrare ancora. La ricostruzione può essere di aiuto alla decifrazione di sistemi di scrittura sconosciuti.

Ci possono anche essere somiglianze tra lingue solo perché venute a contatto, e non per parentela

genetica. Se le somiglianze lessicali tra2lingue riguardano molte aree del lessico, è maggiormente

giustificato fare l’ipotesi che le lingue siano geneticamente imparentate. Questa ipotesi tiene conto di un

fattore che è alla base della linguistica comparativa: la relazione tra suono e parola è arbitraria. Dal

momento che tale rapporto è arbitrario, non ci aspettiamo che 2lingue abbiano dei lessici simili per caso.:

il rapporto deve essere genetico.

13.6 Tipi di cambiamenti

Le lingue cambiano sia nel lessico che nelle varie componenti della grammatica:alcune parole nascono,

altre scompaiono. Ma anche quando una parola sopravvive, il suo significato può cambiare: la parola latina

indicava la tavola per i pasti familiari, sebbene questo significati si sia mantenuto in parte nella

discus

parola “desco”, la parola italiana “disco” non ha niente a che fare con la tavola. Ma dato che le tavole

familiari erano rotonde nei tempi antichi, possiamo vedere una logica nel cambiamento di significato.

Spesso cambia la pronuncia. Un processo fonologico è l’assimilazione, il processo per cui 2segmenti

diventano più simili l’uno all’altro. In basco le parole per “lato” e “forte” erano Oggi nella

alte, sento.

maggior parte dei dialetti baschi, le parole sono la consonante sorda [t]è diventata sonora

alde, sendo:

perché preceduta da una consonante sonora.

Un altro tipo di cambiamento è la il processo per cui 2segmenti si invertono. In inglese medio

metatesi,

troviamo in inglese moderno Vi è poi la un segmento geminato diventa semplice

brid, bird. lenizione:

oppure un’occlusiva diventa fricativa, una sorda sonora, una consonante nasale orale. In giapponese

antico la parola “pana”=fiore è diventata “bana”.

Un fonema può anche sparire senza che vi sia evidenzia di uno stadio precedente di lenizione. Nei dialetti

settentrionale del cinese, le consonanti occlusive in fine di parola della lingua antica sono sparite in cinese

moderno: il cinese antico “fap” è “fa” in mandarino moderno. A volte quando un segmento sparisce, un

altro adiacente si allunga: La parola [dag] “montagna” del turco antico, è

allungamento compensatorio.

[da:] in turco moderno. Il cambiamento opposto è il dal russo antico a quello moderno:

rafforzamento,

un’occlusiva finale sonora è diventata sorda, per esempio [sad] è diventato [sat] “giardino”.

Vi sono poi cambiamenti morfologici. Le desinenze nominali del latino si sono perse nelle lingue romanze.

In latino le desinenze dei nomi indicano il loro ruolo sintattico. In italiano non abbiamo desinenze che ci

informino del ruolo sintattico di un nome. Sappiamo in generale quale nome ha funzione di soggetto e

quale di oggetto dalla collocazione delle parole in una frase, sappiamo che l’oggetto indiretto è preceduto

da una preposizione. L’ordine della prole non era importante in latino, ma solo per lo stile e per l’enfasi.

Non tutti i cambiamenti della sintassi sono motivati da cambiamenti in altre componenti della

grammatica. Il latino aveva una frase subordinata molto comune chiamata infinito con l’accusativo, le

lingue romanze hanno ristretto i contesti in cui si può usare questa costruzione che si limita ad essere

retta da verbo di percezione: vedere/sentire/lasciare/fare.

14

LA CREAZIONE DEL LINGUAGGIO: DAI PIDGIN ALLE LINGUE CREOLE

Ognuno di noi parla, la lingua dell’ambiente in cui cresce; vi sono particolari situazioni storiche in cui ciò

può diventare impossibile. Così è stato per centinaia di parlanti nativi di lingue africane, trasportati da

adulti nelle colonie americane e ridotte in schiavitù. Queste persone si sono trovate a comunicare con altre

che parlavano una lingua estranea e diversa dalla loro. Spesso erano persone che provenivano da zone

diverse, con lingue diverse e venivano appositamente mescolate.

Questa situazione di “plurilinguismo” e di “mutua incompatibilità” è stato il meccanismo che prendendo

elementi da lingue diverse ha creato nuovi sistemi di comunicazione, i “pidgin”. Questi modi di comunicare

non hanno le proprietà che caratterizzano il linguaggio umano, ragione per cui non le chiamiamo lingue.

Solo con il tempo e la nascita di nuove generazioni che si può parlare di una creazione di lingua: il creolo.

14.1 I pidgin

Una lingua non nasce da un giorno all’altro. Il bisogno di comunicare per convivere in una società e poter

lavorare insieme dà luogo alla formazione di un tipo di comunicazione ristretta come funzione e forma: il

“pidgin”, che sono gerghi di fortuna che consistono di sequenze spezzate di parole.

2persone di lingue diverse, come italiano e giapponese, lavorano insieme per costruire un’auto. Se il

responsabile è italiano, userà l’italiano, ma cercando di farsi capire; è poco probabile che dica “Potresti

prendere per favore la seconda chiave inglese alla tua sinistra e stringere il bullone mentre io tengo fermo

il telaio?” Colui che parla semplificherà la frase, forse userà solo “prendi, seconda chiave, stringi, bullone”.

Questa frase suona malissimo nella madrelingua di chi parla, quasi come un telegramma, ma la

comunicazione dopo le prime difficoltà inizierà a funzionare.

Nella frase l’ordine delle parole è quello normale in italiano, non sono invertite. Allora cosa suona strano?

della lingua, mancano molte parole funzionali che rendono la frase

Manca parte del tessuto connettivo

grammaticale. E’ una successione di parole ma non è grammaticale.

Poniamo che il responsabile sia giapponese e debba trasmettere le stesse informazioni: “seconda chiave

prendi, bullone stringi”, anche qui mancano le parole funzionali, ma anche l’ordine è cambiato: il verbo è

posto alla fine delle frasi, perché nel giapponese il verbo si trova sempre in quella posizione. In italiano: S-

V-O; in giapponese: S-O-V.

Un modo di comunicare di fortuna come questo è detto pidgin, e nasce nelle situazioni in cui c’è il bisogno

di comunicare tra persone di lingue diverse e non mutuamente comprensibili. Questo era avvenuto con gli

schiavi, visto che parlavano lingue africane diverse, non mutuamente comprensibili. Le parole vengono

giustapposte senza essere strutturate secondo la grammatica della lingua dominante, perché non è la

grammatica che gli schiavi hanno interiorizzato da bambini. La comunicazione avviene in un gergo che è

un misto della lingua del gruppo dominante, la lingua “superstrato”, e della lingua/e del gruppo dominato,

lingue “sottostrato”. Le parole vengono concatenate e formano messaggi significanti; bisogna trovare un

modo per intendersi: si usano le parole che si sono imparate per necessità e si mettono insieme per farsi

capire. Date le diverse grammatiche delle madrelingue, l’ordine delle parole è molto variabile.

Tutte le lingue naturali che hanno un ordine delle parole libero, hanno una morfologia ricca, cambiare

l’ordine in lingue povere comporta cambiamenti nel significato. In italiano “Luca ama Marta” e “Marta ama

Luca” hanno significati diversi; in latino l’ordine non muta il senso: “Puer magistrum audit”.

Nei pidgin, l’assenza di morfologia unita all’ordine libero delle parole, dà origine ad ambiguità: “Luca

portare zuppa”= Luca porta la zuppa o Porta la zuppa a Luca. Le strutture create nei pidgin possono

cozzare con i principi della Grammatica Universale.

I pidgin pur essendo sistemi di comunicazione, non sono lingue naturali.

14.2 Le lingue creole

Supponiamo che vi sia un’isola in cui le persone parlino un pidgin. Iniziano a nascere dei bambini, esposti

sin dai primi giorni a questa comunicazione verbale, che tipo di lingua impareranno i bambini? La nuova

generazione grammaticalizza la lingua: inseriscono il lessico cui sono esposti in strutture grammaticali.

La formazione dei pidgin è paragonabile all’apprendimento di una seconda lingua, mentre la formazione

delle lingue creole è paragonabile all’acquisizione della madrelingua. I nuovi nati esposti al pidgin creano

una nuova lingua: il Esse sono le lingue create dalle nuove generazioni di bimbi esposti al pidgin; i

creolo.

bambini sovrimpongono una grammatica al lessico che ne era privo. La creolizzazione è una prova

tangibile dell’esistenza di un organo del linguaggio o di una Grammatica Universale.

14.3 La sintassi delle lingue creole

Come fanno i bambini della nuova generazione che crescono in una comunità di pidgin a fissare i

parametri grammaticali della lingua creola?

Prendiamo 2dei principali parametri: quello che stabilisce se in una lingua il verbo precede

l’oggetto(italiano o in inglese)o se lo segue (turco e giapponese)e quello che stabilisce se il pronome

soggetto può essere omesso(italiano) o no(inglese). Numerosi studi hanno rivelato che per un certo

numero di parametri le lingue creole possiedono tutte lo stesso valore: l’oggetto segue il verbo e il

pronome soggetto non può essere omesso. In tutte le lingue creole è usata la metà delle possibilità offerte

dalla grammatica Universale. Forse perché esse adottano il valore non marcato per tutti i parametri. E’

stato proposto che l’ordine VO sia non marcato rispetto a OV.

Circa l’omettere o meno il pronome soggetto, la seconda sia la non marcata: una lingua può omettere il

pronome soggetto solo se morfologicamente ricca.

Perché le lingue creole scelgono l’ordine non marcato? La ragione forse sta nel tipo di input che provoca la

genesi delle lingue creole. Questo è un input degenerato e privo di ricchezza morfologica, si è predisposti a

optare per la grammatica default(basilare).

Le caratteristiche tipiche del creolo sono:

Hanno sistemi vocalici semplificati

Vocabolario relativamente ristretto

Si esprimono le variazioni temporali tramite ausiliari

La negazione si esprime con una negazione prima del verbo

Si posiziona il V tra S e O

14.4 la creazione della lingua dei segni nicaguarense

Un caso particolare circa le lingue creole riguarda la lingua dei segni nicaguarense. Fino agli anni70 in

Nicaragua non esisteva una comunità di non udenti. I sordi vivevano nell’ambiente delle persone udenti

ed erano quindi isolati; la comunicazione tra persone udenti e non udenti avveniva con i gesti.

I gesti usati dai bambini non consistevano in una giustapposizione di gesti pragmaticamente coerenti, ma

rivelavano tracce di un sistema grammaticale, dato l’ordine fisso di alcune parole e di alcuni segni di affissi

morfologici. La lingua dei segni degli adulti è simile al pidgin; nel linguaggio dei bambini si vede emergere

una grammatica.

Questo si è visto in Nicaragua, quando è nata una comunità di non udenti: le nuove generazioni hanno

sviluppato una vera lingua manuale, diciamo una lingua creola dei segni. Bambini arrivati nella comunità

quando avevano già sviluppato una propria lingua dei segni, non sono mai diventati parlanti nativi della

lingua creola dei segni; questo perché forse avevano già superato l’età critica.

15

RAPPRESENTAZIONI VISUALI: SISTEMI DI SCRITTURA

15.1 Introduzione

Le persone organizzate in società urbane, hanno anche dei sistemi di scrittura. La scrittura è secondaria

rispetto alla lingua parlata e i2sistemi presentano differenze fondamentali. Il linguaggio è un prodotto

naturale del cervello umano e obbedisce a regole di cui è in gran parte inconsapevole, governate dalla

Grammatica Universale e viene inoltre imparata senza insegnamenti specifici. Questo non vale per la

scrittura, viene costruita in maniera consapevole e ha valore convenzionale.

I sistemi di scrittura non si sviluppano naturalmente e ciò si capisce che rimangono immutati se non

vengono decisi cambiamenti dalla comunità linguistica. Ad es, nella Turchia di Ataturk, si è passati da

quello arabo a quello latino. I simboli poste sulle vocali per definire se erano aspirate o meno, del greco

antico, sono scoparsi nel greco moderno.

Essendo la grafia un fenomeno culturale e non grammaticale, non bisogna aspettarsi che i sistemi di

scrittura siano governati dai principi della Grammatica Universale. La scrittura è uno strumento

importante per i linguisti storici; è essenziale per la ricostruzione linguistica perché offre esempi attestati

di lingue antiche.

Mentre la storia della lingua parlata evolve secondo percorsi propri ed è in genere unica in una comunità,

la storia della lingua scritta è anche il frutto di decisioni politiche e procede a salti.

Può capitare che una popolazione priva di una tradizione di scrittura prenda in prestito un sistema

sviluppato da un’altra cultura, o se lo ritrovi imposto con la forza. Questo è spesso avvenuto per opera di

civiltà di religione cristiana che volevano introdurre e diffondere la bibbia nelle popolazioni senza

tradizione scritta.

Forse tutte le lingue parlate derivano da una fonte sola, mentre per quelle scritte si hanno almeno3punti

di origine: la scrittura della civiltà sumera, la scrittura della Cina, quella della Mesoamerica.

15.2 Il sistema alfabetico usato in italiano

Il sistema di scrittura che si usa in italiano è l’alfabeto. Ogni lettera dell’alfabeto corrisponde a un suono.

Tale corrispondenza non è sempre perfetta, come in “ceco” e “cieco”.

Sono pronunciata in modo identico ma scritte diversamente. La lettera “i” in cieco non corrisponde a

nessun suono, ma viene inserita per indicare il modo di pronunciare la consonante precedente: “ciuccio”

“giù”.

Se la “i” non ci fosse le consonanti “c” e “g” sarebbero pronunciate diversamente. Nel primo caso

le2lettere si pronunciano [t∫] e [d+simbolo previsto], nel secondo cado [k] e [g].

Vi è una lettera usata nel sistema grafico dell’italiano a cui non corrisponde alcun suono: la “h”. Nelle

parole non indica nulla. In altri casi la “h” cambia il suono della consonante che precede:

ha, ho, hanno,

cima, giro, chimica, ghiro.

Quindi per l’ortografia italiana ad una lettera non sempre corrisponde uno e un solo suono: alle lettere “c”

e “g” corrispondono2suoni. Vi è poi il caso in cui una lettera viene pronunciata diversamente anche se

questo non viene segnalato in alcun modo. La discrepanza è ancora maggiore in inglese.

15.3 Gli ideogrammi e i caratteri

I più vecchi sistemi di scrittura usavano gli pitture che raffigurano concetti, parole intere. Il

ideogrammi,

sumero, parlato nel4000a.C., usava gli ideogrammi.

E’ impossibile che un sistema di ideogrammi rimanga un sistema iconico: o diventa non iconico o obsoleto,

questo perché molte delle parole che usiamo quotidianamente non si possono facilmente raffigurare.

L’iconicità degli ideogrammi è destinata a non durare. A volte una comunità adopera un sistema nuovo

senza che questo soppianti completamente quello vecchio, mantenendo degli ideogrammi accanto ai

simboli del nuovo sistema. Il risultato è un sistema misto, come quello dei geroglifici egiziani

15.4 I sistemi sillabici

Spesso i sistemi di caratteri e ideogrammi lasciano il posto a sistemi in cui i simboli corrispondono ai

suoni che compongono la parola; in questo caso ad un simbolo corrisponde una sillaba,è un sistema

sillabico.

Il la scrittura dei sumeri nell’antichità, è un sistema sillabico derivato da un precedente

cuneiforme,

sistema di ideogrammi, ma non si sa precisamente come sia avvenuto questo passaggio. Un simbolo

voleva dire “coltello” e si pronunciava [gir], un altro “cane” e si pronunciava [su]; vi era il nome di una città

la cui prima parte assomigliava alla parola coltello e la seconda alla parola cane, essa si chiamava Girsu. I

sumeri la scrivevano attraverso il simbolo del coltello seguito da quello del cane. A quel punto i segni non

indicavano i significati originali ma i suoni che esprimevano.

I sistemi sillabici sono usato oggi in alcune lingue cigero-congolesi come il mende(Sierra Leone) e il

roma(Guinea).

Il giapponese moderno ha un Usa caratteri come fa il cinese accanto a2sistemi

sistema di scrittura misto.

diversi, ma simili a quelli sillabici. Il primo per parole native giapponesi e il secondo per quelle di altra

origine, si differenziano dai veri sillabari perché le sillabe leggere sono rappresentate da un solo simbolo,

quelle pesanti da2simboli. Una sillaba leggera termina con una singola vocale breve (il tipo più comune in

giapponese, oltre ad essere quello meno marcato nelle lingue del mondo). Tutte le altre sillabe sono

pesanti e sono qulle che contengono una vocale lunga o un dittongo e/o quelle che terminano con una

consonante. Questo sistema di scrittura è basato sul peso delle sillabe.

Forse la maggior parte dei sistemi di scrittura del passato erano più simili a quello giapponese.

15.5 Altri sistemi alfabetici

Fra gli alfabeti più diffusi vi è quello romano o latino, usato in italiano e nella maggior parte delle lingue

europee, e nei paesi colonizzati da europei. Questo alfabeto ne ha originati altri come quello irlandese.

Vi è poi l’alfabeto greco, usato per il greco, l’etiope, l’alfabeto etrusco, quello cirillico, l’alfabeto devangari

usato per il sanscrito e l’hindi, quello armeno, l’alfabeto mongolo(che si scriver verticalmente e derivato

da quello aramaico), l’alfabeto somalo e manciù.

Vi sono sistemi di scrittura in cui ad ogni consonante corrisponde un simbolo,le vocali o non sono

rappresentate graficamente, o con simboli aggiunti alle consonanti, o rappresentate a certe condizioni(se

sono lunghe ad es).

In lingue semitiche, come arabo ed ebraico, le vocali sono determinate dalla grammatica. In arabo le

consonanti che hanno i suoni [k] [t] [b], formano il lessico attinente allo scrivere. Le vocali si possono

ricostruire dal contesto. In arabo si legge e si scrive da destra a sinistra.

15.6 Sistemi di scrittura e (an)alfabetismo

La maggior parte dei paesi ha scelto il sistema alfabetico. Questa scelta è motivata dal fatto che, con un

sistema di caratteri ogni parola viene rappresentata in maniera simbolica diversa. Nella lingua cinese

bisogna conoscere circa 4000caratteri per poter leggere un giornale. Il tempo dedicato all’istruzione e

acquisizione dei4000caratteri è molto superiore a quello per imparare un sistema alfabetico.

Con un sistema sillabico ciascuna sillaba richiede un simbolo. Dato che in tutte le lingue le sillabe sono

meno numerose delle parole, i sillabari sono più facili da imparare rispetto agli ideogrammi o ai caratteri.

Ma risultano più difficile da apprendere degli alfabeti.

Gli alfabeti sono i più efficienti poiché hanno bisogno di un numero di simboli inferiori per rappresentare

le parole di una lingua. Quando una comunità che usa un sistema di scrittura diverso, entra in contatto con

chi usa quello alfabetico, questo spesso viene adottato, subendo alcune modifiche per colmare le

differenze tra i sistemi di suoni delle2lingue.

15.7 Fattori politici, culturali, religiosi

Nonostante i vantaggi del sistema alfabetico, è successo alcuni paesi si siano opposti a cambiamenti dei

sistemi di scrittura, per motivazioni che non linguistiche.

Considerazioni di carattere religioso sono fondamentali per il modo in cui le comunità linguistiche

accettano cambiamenti nei sistemi di scrittura o per la forza con cui rifiutano. Alcuni alfabeti sono

associati a tradizioni culturali o religiose e per questo sono mantenuti. La scrittura arabica è associata

all’Islam, quella ebraica al giudaismo, quello romano al cattolicesimo, quello cirillico alla chiesa ortodossa.

Nel 1991 il governo dell’Azerbajan, da poco indipendente dall’Unione Sovietica, ha deciso di sostituire

l’alfabeto ufficiale con quello romano(aggiungendo lettere e creando un alfabeto di33simboli); dato che la

lingua russa adoperava il cirillico, il cambiamento ha segnato un’ulteriore indipendenza. Questo però ha

creato un vaso di Pandora: l’Azerbaijan è un paese legato alla Russia, che ancora adopera il cirillico,

all’Iran(che usa quello arabo)e alla Turchia(quello romano). Dopo10anni dal cambiamento, i3alfabeti

coesistono ancora. Molti vogliono che prevalga il sistema arabo per la vasta tradizione letteraria araba e la

maggioranza musulmana della popolazione; altri vedono quello romano come una connessione

all’Occidente, per altri la conservazione del cirillico rende più facile la transazione dal passato sovietico al

presente indipendente.

15.8 I sistemi misti

I sistemi di scrittura più complessi sono i misti che usano i3sistemi prevalenti. I geroglifici egiziani erano

di questo tipo: avevano simboli per parole intere, altri per le sillabe, altri che rappresentavano singoli

suoni.

Oggi in Occidente si hanno sistemi misti fra gruppi di certi giovani: le cosiddette specie di

chat rooms,

salotti di conversazione, qui viene in genere usato il sistema di scrittura tipico della lingua in cui si sta

comunicando, di solito l’inglese e si aggiunge un’ortografia semplificata.

Vi è poi il problema degli acronimi che sono composti dalla prima lettera di ogni parola, per es “bob”=be

right back(torno subito). Viene poi aggiunto l’uso di simboli di punteggiatura, spesso combinati con lettere

per mostrare particolari emotivi: T+=pensa positivo!

Anche i messaggi che si scrivono con il telefonino usano questi sistemi di scrittura misti.

16

ULTERIORI PROSPETTIVE NELLE SCIENZE DEL LINGUAGGIO

16.1 La percezione del linguaggio

Il problema centrale nella ricerca sulla percezione del linguaggio, consiste nel capire perché se sentiamo

una lingua straniera la percepiamo come un flusso continuo di suoni, se sentiamo la nostra madrelingua

da adulti la percepiamo come una sequenza di unità discrete che corrispondono alle parole.

Come facciamo ad identificare i fonemi? Sappiamo che essi non appaiono sempre nella stessa forma, data

la presenza di allofoni, e che i segmenti sono soggetti alla per cui la forma di un segmento è

coartiolazione,

influenzata da segmenti adiacenti.

Accanto a questa linea principale di ricerca sui meccanismi di percezione del linguaggio, che assume i

primitivi(elementi non derivabili da altri concetti)siano i singoli foni o i tratti distintivi che li definiscono,

e che i meccanismi di produzione e percezione siano distinti, ve n’è una seconda, la teoria motoria della

linguistica, che assume invece che i primitivi siano gesti articolatori generati durante la

percezione

produzione del linguaggio ed evocati anche dall’ascoltatore. Il punto centrale della prima teoria consiste

nell’identificare i meccanismi per cui un ascoltatore risale ai tratti che caratterizzano i suoni che sente. La

seconda ha suscitato recente interesse grazie a conferme sperimentali. E’ stato mostrato che l’ascolto

passivo di materiale linguistico provoca l’attivazione dei muscoli della lingua se i suoni presentati sono

articolati con la lingua.

Tra le possibili chiavi che introducono alla conoscenza della del parlato concatenato vi

segmentazione

sono le restrizioni fonotattiche. Inoltre la prosodia marca i confini di diverse unità fonologiche e un

meccanismo responsabile della segmentazione di un enunciato in parole è stato recentemente identificato

nella capacità di identificare nella capacità di calcolare la tra sillabe adiacenti. Si

probabilità di transizione

è dimostrato che dei vari partecipanti esposti a stringhe di sillabe senza prosodia e senza pause, sono in

grado di identificare un calo di probabilità di transizione tra sillabe, e di concludere che esso corrisponde

al limite tra2parole.

16.2 La produzione del linguaggio

Riteniamo il parlare un’attività che non richieda sforzi, ma questa facilità maschera processi complessi che

diventano evidenti quando non si riesce a dire ciò che si ha in mente, o perché si fa un lapsus lingue o per

deficit linguistico.

La ricerca sulla produzione linguistica si occupa dei processi cognitivo che trasformano intenzioni

non verbali in Si occupa di come un parlante formuli un’intenzione o idea

comunicative atti linguistici.

attraverso enunciati linguistici. La produzione del linguaggio comprende2attività importanti: la

e l’esecuzione.

pianificazione,

La produzione di enunciati comprende il riconoscimento di oggetti, la selezione degli elementi lessicali tra

loro corrispondenti dal il ritrovamento nella loro forma fonologica, inclusa la prosodia.

lessico mentale,

I processi che convertono i pensieri in suoni usano gli elementi di un codice che costituisce la grammatica.

Le teorie della produzione linguistica si propongono di spiegare come la mente umana usi questo codice

quando converte un messaggio in parlato spontaneo, cioè nel corso stesso del processo di produzione.

Una parte importante del campo di ricerca sulla produzione linguistica include lo studio del lapsus e di

altri errori di produzione.

16.3 la madrelingua come filtro: l’apprendimento di lingue straniere

L’apprendimento di lingue straniere o avviene con percorsi cognitivi diversi da quelli

lingue seconde,

coinvolti nell’acquisizione della madrelingua, esclusi i casi di bilinguismo. I meccanismi che governano

l’acquisizione simultanea di2lingue sono simili a quelli dell’acquisizione di una sola lingua.

Ci sono molte differenze tra l’acquisizione della madrelingua e l’apprendimento di una L2, in situazioni

diverse dal bilinguismo. Mentre si può parlare di un istinto per l’acquisizione di L1, sappiamo che

imparare una L2, dopo l’l’ critica, è arduo e difficilmente si riesce ad eliminar l’accento straniero.

L’apprendimento di una L2 dopo l’età critica può avere luogo in diverse circostanze: o perché è la lingua di

una comunità linguistica di cui si viene far parte, o perché si è deciso di imparala per studio esplicito,

spesso in una scuola. Nella prima situazione è evidente l’importanza dell’età della persona, ma in genere

risulta difficile raggiungere la competenza simile a quella nativa.

Nel caso in cui si venga esposti a una L2 in un contesto scolastico almeno nei primi tempi la si studia in

modo simile a quello in cui si studiano altre materie scolastiche; nell’apprendimento può avere un ruolo

determinante l’intelligenza, diversamente da quanto avviene nel processo di acquisizione di L1.

16.4 Variazioni individuali e variazioni sociali: sociolinguistica

L’oggetto di studio della sociolinguistica è la variazione linguistica sincronica. Questa si può osservare

nella parlata di un singolo individuo, all’interno di un Ognuno ha diversi modi di parlare o

idioletto.

in base all’ambiente; inoltre molti fattori sociali hanno influenza sul modo in cui parliamo, questi

registri,

includono il sesso, età, livello di istruzione. Le lingue non cambiano solo nel tempo ma anche nello spazio.

Da un punto di vista linguistico, tutte le varietà di una lingua sono ugualmente sistematiche e rispettano i

principi universali che riguardano l’organizzazione dei suoni, i modi in cui costruiamo le parole, le frasi.

Ciò non significa che tutte le lingue sono esteticamente uguali.

E’ importante sottolineare la parità di tutti i sistemi linguistici perché le differenze linguistiche formano la

base di molti pregiudizi.

16.5 La linguistica computazione

La linguistica computazione si occupa dello sviluppo e uso di modelli computazioni finalizzati all’analisi

del linguaggio usando tecniche e concetti provenienti dall’intelligenza artificiale(AI). La ricerca è stata

alimentata da2 motivazioni: tecnologiche e cognitive.


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DETTAGLI
Esame: Linguistica
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vventrella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Sorianello Patrizia.

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