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Introduzione
Questo libro è destinato a chi si è chiesto, o desidera cercare di capire, perché noi parliamo,
mentre non parlano gli animali intorno a noi, che pure sembrano essere capaci di trasmettere
alcune informazioni e con i quali siamo in grado di comunicare alcune intenzioni.
Abbiamo definito “naturale” tale comunicazione perché si sviluppa negli esseri umani a contatto
tra loro fin dal primo giorno della loro vita. Il fatto che solo gli esseri umani esposti al linguaggio lo
acquisiscano, rende il linguaggio una caratteristica biologica della nostra specie. E il fatto che la
lingua si impari perfettamente e senza sforzi nei primi anni di vita, e mai in maniera perfetta da
adulti, fa del linguaggio una disposizione genetica che sparisce ad un certo punto dello sviluppo,
come spariscono i denti da latte.
Dato che sul nostro pianeta vengono parlate circa seimila lingue diverse, è chiaro che suoni e
significati sono arbitrari. Le lingue non differiscono tra loro solo per il lessico, ma anche per avere
strutture grammaticali diverse. Una lingua è costituita sia dal lessico sia da strutture precise che ne
formano la grammatica.
Sotto le grandi differenze superficiali che si possono notare tra lingue diverse, le strutture
grammaticali sono simili se analizzare in modo sufficientemente astratto: dei principi universali le
governano. La grammatica è infatti un sistema formale in cui alcune strutture sono ammesse e
altre no. Una lingua può cioè “scegliere” determinate strutture grammaticali solo tra quelle
universalmente possibili.
L’approccio della linguistica moderna consiste nel fare le massime generalizzazioni possibile che
siano coerenti con i dati a disposizione. Se si trovano lingue che rappresentano contro esempi
all’ipotesi, si farà un’ipotesi i portata inferiore. Se invece non si trovano contro esempi, si sarà
fatto un passo avanti nella comprensione del meccanismo del linguaggio.
In questo libro consideriamo quasi esclusivamente la lingua orale, e il suo corrispondente nella
modalità manuale usata nelle lingue dei segni. La lingua scritta, invece, non è un’espressione
naturale nel senso in cui lo sono la lingua orale e la lingua dei segni. È infatti determinata da una
convenzione sociale.
Inoltre la forma scritta non accomuna tutti gli esseri umani, ma piuttosto una sottoclasse di questi,
che consiste di persone adulte e partecipi di una cultura scritta. La lingua orale accomuna invece
tutte le persone udenti e senza deficit specifici, indipendentemente dalla loro cultura.
Abbiamo detto “persone udenti” perché per poter acquistare la capacità di parlare senza istruzioni
esplicite, bisogna sentire la parlata di altri. I sordi acquisiscono però un altro linguaggio, quello dei
segni, che condivide molte caratteristiche strutturali col linguaggi orale, ma non, ovviamente, la
modalità.
Non solo gli esseri umani hanno un modo di comunicare tra loro (con suoni o con segni): anche
altri animali hanno il modo di scambiarsi informazioni di vario tipo. La loro comunicazione, che
prende forme assai differenti nelle diverse specie, è però sempre limitata ad un numero fisso di
messaggi. Non ha cioè la caratteristica principale che definisce il linguaggio umano, che consiste
nella capacità di formare frasi nuove. Infatti il linguaggio umano è creativo e la creatività è assente
dalla comunicazione animale. Il linguaggio umano è perciò un sistema formale che ha una base
biologica.
Le lingue umane sono sistemi in costante modificazione. Una lingua parlata in una comunità
linguistica la cui grammatica e il cui lessico rimangano immutati non esiste: anche se molti parlanti
resistono alle innovazioni nella loro madrelingua, questa continuerà il suo processo.
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Parliamo perché pensiamo o pensiamo perché parliamo?
Il rapporto tra linguaggio e pensiero
In questo capitolo prendiamo in considerazione due temi. Il primo riguarda l’esistenza di un’entità
fisiologica nel nostro cervello che si può ritenere responsabile del fenomeno delle lingue naturali,
cioè del modulo del linguaggio, che si può sviluppare solo se un individuo è esposto a stimoli
specifici. Il secondo tema riguarda la specificità del modulo del linguaggio, il fatto cioè che esso è
distinto da alti meccanismi responsabili del pensiero.
2.1
Le basi biologiche del linguaggio
Per stabilire l’esistenza del meccanismo biologico del linguaggio, che come molti altri meccanismi
biologici ha la proprietà di svilupparsi solo se esposto a stimoli specifici, consideriamo due esempi
in cui dei bambini sono cresciuti fino all’adolescenza in uno stato di quasi totale privazione
linguistica.
Il primo caso è quello di un bambino poco meno che adolescente, conosciuto come il ragazzo
selvaggio di Aveyron, località in cui è stato trovato nel 1799. Questo ragazzo viveva in un bosco in
condizioni animalesche; mangiava prendendo il cibo dal suolo con la bocca ed emetteva suoni
simili a quelli di un cane. Tutto ciò era una testimonianza del fatto che il ragazzo era stato allevato
da animali selvatici. Jean-‐Marc Itard, un medico che aveva avuto grandi successi
nell’insegnamento della lingua a bambini sordi, contava sul fatto che lo stesso metodo avrebbe
potuto aiutarlo. Nonostante anni di dedizione il ragazzo non potè apprendere che un lessico
limitato senza un sistema di regole: non aveva cioè acquisito una grammatica.
Il secondo caso tratta di una ragazza di nome Genie, trovata nel 1970 a Los Angeles in uno stato di
cattività e isolamento che limitava sia la sua attività fisica, sia il suo input linguistico. Genie ara alle
soglie della pubertà, ma non era quasi in grado di camminare e non parlava. Alcuni linguisti hanno
lavorato per anni, ma neanche Genie acquisì il sistema grammaticale e quando raggiunse l’età
matura, smise di parlare del tutto.
Come mai una volta che questi bambini si venivano a trovare fra persone che parlavano con loro e
che volevano insegnare loro una lingua, non etano in grado di acquisirla? In questi ultimi
cinquant’anni, è stato ipotizzato che ci sia nel cervello un modulo del linguaggio, ovvero un
meccanismo responsabile di tutti gli aspetti del linguaggio, compresi l’apprendimento, la capacità
di analizzare la lingua per interpretarla e la produzione orale.
Il fallimento del ragazzo selvaggio di Aveyron e di Genie viene considerato una prova del fatto che
il meccanismo del linguaggio subisce dei cambiamenti durante lo sviluppo, forse già intorno ai
cinque anni di età, cosicchè l’abilità di acquisire una madrelingua dopo questo periodo critico
diminuisce o, addirittura, viene meno completamente.
Un’ulteriore conferma dell’esistenza del meccanismo del linguaggio proviene da dati su patologie
linguistica di varia origine. È ben noto che gli ictus, in generale se colpiscono l’emisfero sinistro,
provocano spesso gravi perdite di diversi aspetti del linguaggio. Questo è vero anche per gli altri
tipi di patologie cerebrali, come i tumori. Il meccanismo del linguaggio non è un’entità singola,
come un rene, o il fegato, esistono, infatti, varie componenti del meccanismo del linguaggio, che
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sono localizzate in punti diversi del cervello e che interagiscono a determinare la facoltà
linguistica.
Infine, l’affermazione che la capacità linguistica è un processo biologico, è stata recentemente
confermata da un team di ricercatori delle Università di Londra e di Oxford, che ha studiato i
membri di una famiglia inglese che presentavano un disturbo raro e apparentemente ereditario
del linguaggio. L’incontro con un bambino, non imparentato con la famiglia e che presentava lo
stesso grave disturbo ha portato alla scoperta nel 2001 di un gene, chiamato FOXP2, che è
direttamente coinvolto nella capacità linguistica.
2.2
Indipendenza di linguaggio e pensiero
Una volta che abbiamo stabilito che il linguaggio è il risultato di entità fisiologiche del cervello,
dobbiamo chiederci se esse siano distinte o no da altre responsabili del pensiero; domanda a cui
rispondiamo affermativamente. Alcune prove vengono da patologia, per esempio,  
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