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Linguistica e pragmatica del linguaggio (Carla Bazzanella)

Quando dire è interagire

Tracciare una prospettiva più ampia sull’interazione verbale. L’analisi del discorso è una disciplina sia vecchia che nuova: le origini risalgono a 2000 anni fa (cioè alla retorica classica), ma ha avuto una ripresa significativa dopo la metà del secolo XX, con lo sviluppo della linguistica testuale e quindi della pragmatica. Negli anni recenti si può parlare di un passaggio da un modello strutturale, più vicino alla linguistica testuale ad un modello più dinamico, orientato sul processo, in cui emerge l’aspetto cognitivo, estraneo alla linguistica testuale e presente invece negli sviluppi pragmatici degli anni ’90.

A differenza dell'analisi della conversazione (AC), l'analisi del discorso (AD) utilizza un metodo prevalentemente deduttivo: prima si ipotizzano le regole, poi si analizza il testo; sulla base di regole di concatenazione e di unità del discorso, l’AD individua sequenze ben formate, facendo ricorso anche alle intuizioni. I tratti comuni alla maggior parte dei teorici dell’AD sono i seguenti:

  • Le unità di azione – atti linguistici o mosse – che si eseguono nel parlare appartengono ad un insieme delimitato e specificato;
  • Gli enunciati sono segmentabili in unità – unità di enunciazione ognuna delle quali corrisponde ad (almeno) un'unità di azione;
  • Le sequenze conversazionali sono regolate primariamente da un insieme di regole di ordinamento sequenziale che si applicano ai vari tipi di atti linguistici (o mosse).

All’interno di quella che viene definita AD, si possono distinguere due grossi filoni più per chiarezza di presentazione che per effettiva distanza: quello americano e quello europeo.

La scuola americana

Nel 1977 Labov e Fanshel propongono un modello di AD relativo soprattutto alla strutturazione del testo terapeutico sulla base di dati reali riprodotti senza molta attenzione ai fenomeni soprasegmentali ed ai problemi di trascrizione. Due appunti metodologici sono importanti: uno relativo alla funzionalità, al fatto cioè che «la maggior parte delle proposizioni rappresentano due o più atti linguistici»; l'altro relativo alle relazioni tra il flusso del discorso e il piano dell'azione.

Il comportamento conversazionale si svolge su due piani: il piano di ciò che si dice, che include il testo, elementi paralinguistici e riferimenti impliciti ad altri testati o proposizioni, ed il piano di ciò che si fa, cioè l’interazione nel suo complesso; i due piani sono connessi da una serie di regole di interpretazione e produzione. Una preoccupazione metodologica centrale è il rendere esplicita l'analisi intuitiva che tutti compiamo automaticamente, mettendo in rilievo delle regole che sono obbligatorie, nel senso che se non vengono violate nella conversazione quotidiana, e formali nel senso che usano un vocabolario controllato e limitato, basato sugli atti linguistici e le loro precondizioni.

Ad esempio, Labov e Fanshel (1977) propongono la seguente regola delle richieste incassate: Se A fa una richiesta a B, e B risponde con una richiesta di informazione, la risposta di B viene intesa come un’esigenza da parte di B di avere questa informazione per poter rispondere alla richiesta di A.

L’unità di analisi è l’atto linguistico nell’interazione verbale; ne vengono elencati 44, raggruppati in quattro gruppi, equivalenti a meta-azioni in cui sono coinvolti gli interlocutori (tranne che nel primo gruppo relativo allo sviluppo sequenziale):

  • Meta-linguistico come interrompere, rispondere, finire;
  • Rappresentazioni come informare, dimostrare per il parlante; supportare per l'interlocutore;
  • Richieste come richiedere per il parlante; accettare per l’interlocutore;
  • Sfide come sfidare per il parlante; difendere, ammettere per l’interlocutore.

Seguendo Labov e Fanshel (1977) si distingue tra:

  • Orientamento, cioè lo stabilire inizialmente il tempo, lo spazio, le persone e le caratteristiche in generale della situazione;
  • Sviluppo narrativo, cioè le sequenze del narrazione, strettamente correlate all’uso dei tempi verbali e delle giunzioni temporali che servono per individuare l’ordine degli eventi;
  • Valutazione, cioè il modo di segnalare l’evento centrale tramite meccanismi appositi, come i meccanismi di intensificazione, i meccanismi sintattici, modali, retorici, ecc.;
  • Coda, corrispondente al finale della narrativa.

La scuola europea

Mi limiterò qui a presentare i modelli elaborati dalla scuola di Ginevra e dalla scuola inglese, distinguendo quindi l’analisi critica del discorso per accennare alla tematica lingua/potere, senza entrare nei dettagli di una rassegna che sarebbe non solo complessa in sé, ma resa complicata dagli sviluppi tuttora in atto.

Nella scuola di Ginevra si ritrovano (anche se dopo un significativo lavoro in comune le posizioni si sono successivamente distanziate): RouJet, Auchlin, Moeschler. Il modello, strutturalista, caratterizzato da una spiccata coerenza interna e da un potente valore euristico, sviluppa una sintassi del discorso e si situa al punto di convergenza di contributi teorici diversi: la sociologia rispetto alla teoria dell’interazione di Goffman; la filosofia del linguaggio rispetto alla teoria degli atti linguistici di Austin e di Searle; la linguistica, in particolare francese, rispetto agli studi sull’argomentazione e sull’implicito.

I seguenti due punti possono essere considerati caratterizzanti della scuola:

  • Una generalizzazione dei processi di organizzazione conversazionale a tutte le forme di discorso (infatti il modello che funziona per l’analisi della conversazione deve funzionare non solo nella conversazione);
  • Una generalizzazione dei principi di organizzazione gerarchica dalla struttura della frase alla struttura del discorso e l’utilizzazione del concetto intuitivo di felicità e infelicità (in senso austiniano dei legami discorsivi).

Un fenomeno particolarmente studiato dalla scuola di Ginevra è quello dei connettori pragmatici, analizzati sia in diacronia che nel loro uso quotidiano sincronico, raccogliendo dati reali da radio, televisione, incontri di servizio in librerie o agenzie di viaggio. L’analisi teorica dei connettori si correla strettamente all’argomentazione: poiché secondo la scuola di Ginevra per argomentare si intende dare dei motivi per arrivare ad una determinata conclusione, un’argomentazione consiste in una relazione tra uno o più argomenti e una conclusione.

Anscombre e Ducrot (1983) hanno sottolineato l’importanza della polarità dell’argomentazione, per cui possiamo avere un orientamento nella stessa direzione, come nell’esempio del barometro, oppure possiamo avere un orientamento opposto, spesso segnalato in italiano dal connettore “ma”.

Rispetto all’argomentazione, ed all’analisi dei connettori, è centrale anche il concetto di topos – termine mutuato dalla retorica classica per designare specificamente una regola generale che rende possibile un argomentazione particolare, che si distingue sia dal sillogismo, sia dalle regole di “deduzione naturale”, basati entrambi su condizioni logiche e quindi con un carattere obbligatorio (date delle premesse, derivano determinate conseguenze). Un topos invece non è obbligatorio, anche se applicato diffusamente.

La scuola inglese mantiene forti legami con la tradizione linguistica; ha come precedente illustre Firth e rappresentanti significativi: Sinclair, Coulthard, Stubbs, Drew, che hanno condotto percorsi inizialmente comuni, in parte divergenti in seguito. Centrale è l’attenzione sociolinguistica e socioculturale alla lingua, nelle sue varie forme (parlato e scritto) e negli aspetti convenzionalizzati, routinari; in una parola, l’interazione tra lingua e situazione istituzionale.

L’analisi critica del discorso si pone a ponte tra l’analisi linguistica dei testi e le teorie sociali sulla relazione lingua e potere. I modi in cui comunichiamo sono influenzati dalle strutture e dalle forze delle istituzioni; la lingua quindi è considerata dalla CDA una pratica sociale a tutti gli effetti, che non deve essere semplicemente correlata con alcuni tratti sociologici, ma studiata nelle ripercussioni sociali, ‘smascherando’ l’ideologia in vista di una emancipazione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher monica.des di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Mucciante Luisa.
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