Linguistica: parole e morfemi
Introduzione al significante e significato
Si prende in considerazione il piano del significante come portatore di significato, quindi si studiano i segni di prima articolazione e come questi si combinano tra loro per formare le parole. La morfologia studia la struttura della parola: definire rigorosamente il concetto di parola è difficile. La parola è la minima combinazione di elementi minori portatori di significato, i morfemi (da almeno un morfema) e spesso attorno a una base lessicale (un morfema con significato referenziale), che funzioni come entità autonoma della lingua e possa rappresentare da sola un segno linguistico compiuto.
Criteri per definire la parola
Ci sono criteri che permettono di definire più precisamente la parola:
- I morfemi che costituiscono la parola non possono scambiarsi di posto al suo interno, ad esempio: gatt-o e non *ogatt (o-gatt);
- I confini della parola sono potenziali pause del discorso;
- Le parole tra loro, nella scrittura, sono tutte separate tra loro;
- La parola fonicamente si pronuncia con un solo accento primario e non è interrotta.
Identificazione dei morfemi
Scomponendo le parole per ottenere unità di prima articolazione con significato proprio si ottengono i morfemi. Nel caso di "dentale", abbiamo tre morfemi: dent- (organo della masticazione), al- (aggettivo relativo a-) e -e (nel senso di singolare). Tutti e tre i morfemi possono essere utilizzati per formare altre parole (dent-: dente, dentario, dentista; al-: stradale, mortale, normale; -e: mente, bene, pelle, feroce). Un modo per individuare i morfemi è confrontare la parola data con altre parole simili. Ad esempio, "dentale" e "dentali" contengono due morfemi identici ma differiscono per i morfemi -e ed -i. Quindi, si presume che -e sia un morfema.
Prova di commutazione
"Dentale" si confronta con "stradale" da cui si ricava che "dent-" è probabilmente un altro morfema. Infine, si confronta con "dente" e si ottiene che "al-" è un altro morfema ancora. Questo procedimento è chiamato prova di commutazione. Il morfema è l’unità minima di prima articolazione, portatrice di significato proprio e con valore e funzione precisi ed individuabili, quindi riusabile in tal modo. Si tratta della minima associazione di significato e significante.
Monema e tipi di morfemi
Monema è sinonimo di morfema con il significato generico di unità di prima articolazione. Si distinguono due classi di monemi: semantemi quando si tratta di elementi lessicali e morfemi quando si tratta di elementi grammaticali. Si distinguono morfema, morfo e allomorfo: il suffisso -ema designa le unità minime come astratte (di langue), il suffisso -o designa le unità concrete corrispondenti alle astratte (morfema vs. morfo). Il morfo è un morfema dal punto di vista del significante (come forma).
Allomorfia
L’allomorfo è la variante formale di un morfema con uno stesso significato usando un morfo con la stessa funzione. Per vedere se si tratta di un allomorfo, si deve verificare se i due morfi hanno lo stesso significato e si posizionano nello stesso luogo della parola. (-abil-, -ibil-, -ubil- sono allomorfi di uno stesso morfema perché hanno tutti il valore funzionale di formare aggettivi con significato di potenzialità). I fenomeni di allomorfia in diacronia sono dovuti ai mutamenti fonetici avvenuti nel passaggio dal latino all’italiano. In sincronia, sono dovuti a modificazioni fonetiche per la fusione di morfemi chiamati fonosintattici con "in-" in "inutile", "il-" in "illecito", che sono allomorfi di uno stesso morfema con valore di negazione.
Suppletivismo
A volte un morfema lessicale nella derivazione viene sostituito da un morfema completamente diverso ma con ugual significato (acqua → idrico) e questo fenomeno è chiamato suppletivismo.
Tipi di morfemi
Si classificano i morfemi secondo due punti di vista: la classificazione funzionale, quindi in base alla funzione svolta, e la classificazione posizionale, in base alla posizione dei morfemi nella parola.
Tipi funzionali di morfemi
In "dentale" si ha che "dent-" è il morfema con significato referenziale, ossia fa riferimento alla realtà esterna rappresentata nella lingua: "morfema lessicale" detto anche radice o base. Invece, "-al-" ed "-e" recano significato interno alla lingua, quindi di tipo grammaticale: "-al-" si attacca a una radice modificandone il significato, quindi è un "morfema derivazionale". Infine, "-e" reca il significato previsto obbligatoriamente dal sistema grammaticale di una lingua poiché marca flessionalmente la parola indicando quindi che si tratta di una parola singolare ed è un "morfema flessionale".
Morfemi grammaticali e lessicali
- Morfemi lessicali: formano una classe aperta.
- Morfemi grammaticali: formano una classe chiusa.
- Morfemi derivazionali: derivano parole da altre e formano una classe chiusa.
- Morfemi flessionali: danno luogo alle diverse forme di parola e formano una classe chiusa.
Pur ignorando il significato di un morfema lessicale, si conosce sempre il contributo che dà un morfema grammaticale alla radice a cui si aggiunge. In italiano esistono le parole funzionali come gli articoli, i pronomi personali, le proposizioni che formano classi grammaticali chiuse, ma non si possono definire morfemi grammaticali.
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