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LA LINGUISTICA

La linguistica è la scienza che studia la lingua. Si divide in:

1- LINGUISTICA GENERALE: che si occupa di come sono fatte e come funzionano le lingue

2- LINGUISTICA STORICA: che si occupa:

- dell’evoluzione delle lingue nel tempo

- dei rapporti tra lingua e cultura

L’oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, ossia le lingue nate spontaneamente e

usate dagli esseri umani (italiano, spagnolo, francese, tedesco ecc.).

Le lingue storico-naturali sono espressione del linguaggio verbale umano, che è:

1- Facoltà innata dell’uomo

2- Sistema di comunicazione COMUNICAZIONE

COMUNICAZIONE è la trasmissione intenzionale di informazioni

La (il termine vuol dire

etimologicamente “mettere in comune”).

Si possono distinguere 3 categorie all’interno del fenomeno della comunicazione:

COMUNICAZIONE IN SENSO STRETTO,

1- dove vi sono:

- un emittente intenzionale

- un ricevente intenzionale

Ad esempio: linguaggio verbale umano, gesti, segnalazioni stradali

COMUNICAZIONE IN SENSO LATO,

2- che equivale ad un semplice passaggio di

informazione, e vi sono:

- un emittente non intenzionale

- un ricevente intenzionale

Ad esempio la comunicazione non verbale umana, come il linguaggio del corpo e i sintomi di

condizioni fisiche.

FORMULAZIONE DI INTERFERENZE,

3- dove vi sono:

- nessun emittente (ma semplicemente la presenza di un oggetto culturale che è interpretato

come informazione)

- un interpretante.

Ad esempio “case dai tetti spioventi = qui nevica molto”, modi di vestire.

Nel quadro generale della comunicazione il linguaggio verbale umano è una specificazione della

comunicazione umana naturale. VERBALE (come

il linguaggio)

NATURAL

E NON VERBALE

COMUNICA (come i gesti)

ZIONE IN ARTIFICIAL

UMANA

SENSO E

FATTI STRETTO (segnalazio

ANIMALE

SEGNICI ni stradali)

(latrati

babbuini

ecc)

COMUNICAZIONE IN SENSO

LATO (passaggio di

informazione, formulazione

di interferenze

SEGNI, CODICI il segno è qualcosa che sta

L’unità fondamentale della comunicazione è il segno (in senso lato):

per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro.

l’associazione di un significante e di un significato,

Volendolo definire, il segno è dove:

1- SIGNIFICANTE: parte del segno fisicamente percepibile, il “qualcosa” che sta per

“qualcos’altro”. Ad esempio la parola “gatto” pronunciata o scritta

2- SIGNIFICATO: parte del segno non materialmente percepibile, l’informazione, il

qualcos’altro. Ad esempio il concetto di “gatto”.

SIGNIFICANTE = ESPRESSIONE/FORMA, SIGNIFICATO = CONTENUTO

Quindi,

Esistono diversi tipi di segni:

INDICI

1- (sintomi):

- motivati naturalmente

- non intenzionali

Ad esempio “starnuto” = avere il raffreddore, “nuvole” = sta per piovere

SEGNALI:

2-

- motivati naturalmente

- usati intenzionalmente

Ad esempio: “sbadiglio volontario” = sono annoiato

ICONE

3- (immagine):

- motivati analogicamente

- intenzionali

Sono basati sulla similarità di forma o struttura. Ad esempio: carte geografiche, mappe,

fotografie, disegni.

SIMBOLI:

4-

- motivati culturalmente

- intenzionali

Ad esempio: “rosso del semaforo” = fermarsi

SEGNI

5- (in senso stretto):

- non motivati

- intenzionali

Ad esempio: suono al telefono di una linea occupata, la lingua dei segni

Questa classificazione è basata sui criteri di:

1- INTENZIONALITA’

2- MOTIVAZIONE RELATIVA, ossia il rapporto naturale tra significante e significato.

Dalla 1 alla 5, la motivazione che lega il significante e il significato diventa sempre più

convenzionale e meno diretta: mentre gli indici (in quanto fatti di natura) sono di valore universale,

i segni in senso stretto sono dipendenti da ogni singola tradizione culturale.

I SEGNI LINGUISTICI (es. la parola “gatto”) sono segni in senso stretto: prodotti intenzionalmente

per comunicare, ma non motivati/ arbitrati.

Nella comunicazione dunque c’è un:

EMITTENTE:

1- che produce intenzionalmente un segno

RICEVENTE

2- che lo interpreta. Tale ricevente riesce ad interpretarlo grazie a un CODICE.

CODICE

Indica l’insieme di conoscenze che fornisce le regole di interpretazione dei segni.

E' l'insieme di corrispondenze fra significati e significanti. i segni linguistici costituiscono il

Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici. Perciò

CODICE LINGUA (ossia il linguaggio verbale umano).

Le proprietà del codice lingua sono:

BIPLANARITA’: significante

1- il fatto che i segni abbiano due facce, ossia il (espressione), che

significato

è la parte fisicamente percepibile del segno, il qualcosa che sta per qualcos'altro, e il

(contenuto), la parte non materialmente percepibile, quindi l'informazione veicolata dalla faccia

percepibile, il qualcos'altro

ARBITRARIETA’:

2- il fatto che non c’è alcun legame naturale tra significante e significato. Ad

esempio la parola “gatto” non ha di per sé nulla a che vedere con l’animale “gatto”. Ciò

significa che i legami tra significato e significante non sono dati naturalmente, ma sono posti per

convenzione, quindi sono arbitrari.

Se i segni linguistici non fossero arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte

molto simili. Se capita di incontrare parole simili in due lingue diverse (ad esempio “gatto” in

italiano e “gato” in spagnolo), ciò dipende dalla parentela genealogica delle 2 lingue, infatti

italiano e spagnolo derivano entrambe dal latino.

La questione dell’arbitrarietà è complessa poiché le entità dei segni linguistici non sono solo due,

ossia significante e significato, ma 3:

1- SIGNIFICANTE

2- SIGNIFICATO

3- REFERENTE: elemento della realtà esterna, extralinguistica

Significante e significato sono associati e formano il SEGNO, che si riferisce ad un

REFERENTE.

Ad esempio la parola “sedia” è formata da due facce:

1- Il significante “s-e-d-i-a”

2- Il significato “sedia”

Tale parola si riferisce all’oggetto reale della sedia e lo identifica.

TRIANGOLO SEMIOTICO,

Tutto ciò viene, spesso, presentato sotto forma grafica di dove ai 3

vertici abbiamo le 3 entità significato (felino domestico), significante a sinistra (“gatto”) e referente

a destra “realtà esterna”. La linea di base è tratteggiata perché il rapporto tra significante e referente

è mediato dal significato, non è diretto.

Il lato sinistro indica il segno.

Tenendo presente ciò, occorre distinguere 4 tipi di arbitrarietà della lingua:

SEGNO REFERENTE

1- È arbitrario il rapporto tra (nel suo complesso) e

SIGNIFICANTE SIGNIFICATO

2- È arbitrario il rapporto tra (sequenza di lettere) e

FORMA SOSTANZA SIGNIFICATO,

3- È arbitrario il rapporto tra e del cioè in ogni lingua

ritaglia un certo spazio di significato per una parola, alla quale associa una o più entità. Ad

esempio italiano “bosco/legno/legna” corrispondono al francese “bois”: il termine francese

“bois” (1 entità) corrisponde in italiano a 3 entità diverse.

FORMA SOSTANZA SIGNIFICANTE.

4- È arbitrario il rapporto tra e del Ciò vuol dire che il

significante dei segni linguistici è innanzitutto di carattere fonico-acustico, cioè costituito da

onde sonore che viaggiano nell’aria. Queste onde sonore rappresentano la sostanza. Quindi ogni

lingua organizza la scelta dei suoni secondo propri criteri. Un esempio di identica sostanza

fonica organizzata in maniera diversa in diverse lingue può essere la diversa durata delle vocali:

- ITALIANO: si ha una sola “a” senza distinzione di lunghezza. Perciò “casa” pronunciato

con una “a” breve o media (“caaasa”) non determina una variazione di significato.

- TEDESCO: si distinguono brevi e lunghe, come anche in latino

Nell’arbitrarietà dei segni linguistici esistono alcune eccezioni:

ONOMATOPEE:

1- Le il loro significante riproduce/richiama caratteri fisici (rumore e/o suono)

di ciò che designano. Presentano, quindi, un aspetto più o meno iconico. Esempi: sussurrare,

rimbombo

IDEOFONI:

2- Gli espressioni che indicano fenomeni naturali e/o azioni. Sono spesso utilizzati

nei fumetti (“boom”, “glu glu”). Anch’essi sono iconici.

PRINCIPIO DI ICONISMO:

3- si è notato che nella grammatica delle lingue esistono

meccanismi iconici e quindi, in un certo senso, motivati. Ad esempio: la formazione del plurale

attraverso l’aggiunta di materiale fonico e linguistico alla forma singolare è un metodo molto

diffuso nelle lingue. Ma ciò non è sempre verificato perché ad esempio in italiano il plurale si

forma con l’alternanza di desinenze: bambino/ bambini

FONOSIMBOLISMO:

4- Il attraverso il fonosimbolismo si sostiene la mancanza di arbitrarietà e

la presenza di motivazione nei segni linguistici. Esso afferma infatti che certi suoni abbiano per

natura associati a loro stessi certi significati. Ad esempio il suono “i” viene utilizzato nelle

parole che indicano oggetti piccoli poiché è una vocale chiusa e foneticamente piccola.

Affermazioni come questa incorrono in antitesi con esempi evidenti, sia perché esistono parole

con la “i” che indicano “cose grandi” (“gigante”), sia perché esistono cose piccole in cui non è

presente la lettera “i” (“corto”).

Quindi nonostante esistano eccezioni al principio di arbitrarietà dei segni linguistici, esse non sono

così rilevanti da ridurre l’importanza dell’arbitrarietà come carattere costitutivo del linguaggio

verbale umano.

DOPPIA ARTICOLAZIONE:

3- altra proprietà del significante del codice lingua. Consiste nel

fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a 2 livelli diversi:

- Ad un primo livello (PRIMA ARTICOLAZIONE) il significante di un segno è organizzato ed è

morfemi

scomponibile in unità portatrici di significato, ossia i (unità minime di prima

articolazione). Ad esempio “gatto” è scomponibile in due unità (morfemi): “gatt” (significato =

felino domestico), “o” (significato = singolare). Ogni segno linguistico è scomponibile in unità

minime di articolazione prima. Esempio: “la nonna sforna la torta” è scomponibile in 11 unità

(morfemi): “l-a nonn-a s-forn-a l-a tort-a”.

- Ad un secondo livello (SECONDA ARTICOLAZIONE) il significante di un segno linguistico è

scomponibile a sua volta in unità ancora più piccole che non sono portatrici di significato: i

fonemi. I fonemi combinandosi insieme danno luogo ai morfemi. Ad esempio “gatto” è

scomponibile nei suoni (fonemi): “g” “a” “t” “t” “o”. Tali elementi non sono più segni poiché

non hanno significato.

Ogni segno linguistico è scomponibile in unità minime di II articolazione. Esempio: “la nonna

sforna la torta” è scomponibile in 20 fonemi: “l-a n-o-n-n-a s-f-o-r-n-a l-a t-o-r-t-a”.

Questa proprietà della lingua è importantissima per diversi motivi: determina la struttura

- costituisce la proprietà cardine del linguaggio verbale umano poiché

generale del sistema linguistico economicità di funzionamento:

- consente alla lingua una grande con un numero limitato di

unità di II articolazione (prive di significato) si può costruire un numero grandissimo, illimitato,

di unità di I articolazione (dotate di significato). Questo è anche chiamato principio di

combinatorietà: combinando unità minori si determina un numero indefinito di segni (unità

maggiori).

TRASPONIBILITA’ DI MEZZO: significante.

4- è una proprietà della lingua che riguarda il

mezzo aria,

Esso può essere trasmesso sia attraverso il sotto forma di suoni e rumori, sia

mezzo luce,

attraverso il sotto forma di segni. I segni linguistici possono essere trasmessi sia

oralmente graficamente,

che ma si ha una priorità del parlato, tanto che spesso si dice che una

delle proprietà del linguaggio verbale umano sia la FONICITA’.

Il parlato è una priorità sotto molti punti di vista:

ANTROPOLOGICO:

- infatti tutte le lingue che hanno un uso scritto sono anche parlate,

mentre non tutte le lingue parlate hanno anche un uso scritto

ONTOGENETICO:

- quello relativo al singolo individuo. Ogni individuo impara prima a

parlare (per via naturale, spontanea) e poi a scrivere

FILOGENETICO:

- cioè relativo alla specie umana. Nella storia della nostra specie la scrittura

si è sviluppata dopo il parlato. Infatti, le prime attestazioni di forma scritta che ci sono giunte

risalgono a 5 millenni prima di Cristo (scritture pittografiche). Poi abbiamo il primo sistema di

scrittura vero e proprio presso i sumeri con la scrittura cuneiforme (3500 a.C.). La scrittura

alfabetica che darà luogo al nostro alfabeto attuale nasce probabilmente sotto forma di scrittura

consonantica che non registra le vocali presso i Fenici attorno al 1300 a.C.

Le origini del linguaggio invece sono più antiche, infatti risalgono a circa 3 milioni di anni fa: è

ipotizzabile che qualche forma di comunicazione orale fosse già presente nell’homo habilis.

Sembra che nel processo evolutivo della specie umana già presso i nostri progenitori esistessero i

prerequisiti biologici necessari per il linguaggio verbale.

Il canale fonico-acustico e l'uso del parlato della lingua presentano una serie di vantaggi biologici e

funzionali rispetto al canale visivo e all'uso scritto:

1- in presenza di aria possono essere utilizzati in qualunque circostanza ambientale consentendo la

trasmissione anche in presenza di ostacoli fra emittente e ricevente

2- non ostacolano altre attività e possono essere utilizzati in concomitanza con molte altre

prestazioni fisiche e intellettive

3- permettono la localizzazione della fonte di emittenza del messaggio

4- la ricezione è contemporanea alla produzione del messaggio

5- l'esecuzione parlata è più rapida di quella scritta

6- il messaggio può essere trasmesso simultaneamente a un gruppo di destinatari diversi e può

essere colto da ogni direzione

7- il messaggio è evanescente e lascia subito libero il passaggio ad altri messaggi (può anche essere

uno svantaggio)

8- è richiesta meno energia specifica

Tuttavia nella società moderna lo scritto ha anche una priorità sociale poiché avere una forma scritta

è un requisito indispensabile per una lingua evoluta ed ha inoltre maggiore importanza, prestigio e

utilità sociale. È inoltre uno strumento di fissazione e trasmissione del corpo legale, della traduzione

culturale e letteraria e del sapere scientifico.

Inoltre, nonostante lo scritto sia nato come fissazione e trascrizione del parlato, si è poi sviluppato

con caratteri propri. Infatti, ad esempio, non tutto ciò che fa parte del parlato può essere reso scritto

(tono), così come non tutto ciò che fa parte dello scritto trova corrispondenze nel parlato (uso delle

maiuscole).

LINEARITA’ E DISCRETEZZA: segni linguistici,

5- proprietà dei in particolare del

significante. linearità

Per si intende che il significante viene prodotto in successione nel tempo

e/o nello spazio, cioè che non possiamo capire il significato se prima non vengono attualizzati

tutti gli elementi che costituiscono il segno.

Altri tipi di segni sono “globali”, cioè vengono percepiti simultaneamente. Ad esempio: segnali

stradali, gesti ecc.

Dunque l’ordine con cui si susseguono le parti del segno (=linearità) è fondamentale per

comprendere il significato del segno stesso: “Gianni chiama Maria” vs “Maria chiama Gianni”.

discretezza

Per si intende il fatto che la differenza fra gli elementi, le unità della lingua, è

assoluta, non quantitativa o relativa, quindi le unità della lingua non costituiscono una materia

continua, senza limiti netti al proprio interno, ma c'è un confine preciso fra un elemento e un

altro. In particolare le classi di suoni sono ben separate le une dalle altre. Ad esempio “pollo” e

“bollo” sono due parole ben distinte che non hanno nulla in comune dal punto di vista del

significato. Perciò la differenza tra gli elementi è assoluta e non quantitativa, infatti il significato

non varia al variare del significante: “gatto” = “gattooo”.

Una conseguenza della discretezza è che nella lingua non possiamo intensificare il significante

per intensificare corrispondentemente il significato allo stesso modo in cui lo facciamo per

esempio con grida o interiezioni: ad esempio un "ahi" a bassa voce indica un dolore minore

piuttosto che quando è gridato.

ONNIPOTENZA SEMANTICA, PLURIFUNZIONALIA’ E RIFLESSIVITA’:

6- è una

proprietà generale del linguaggio verbale umano.

- ONNIPOTENZA SEMANTICA consiste nel fatto che con la lingua è possibile dare

un’espressione a qualsiasi contenuto, si può parlare di tutto. Ma poiché risulta improbabile

che con la lingua si possa dire proprio tutto, è più corretto parlare di

PLURIFUNZIONALITA’

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgia2808 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Benvenuto Maria Carmela.
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