Capitolo 3: La comunicazione nel regno animale
La comunicazione umana è frutto dell'evoluzione e ciò è dimostrato dal fatto che disponiamo di apparati naturali apposta per comunicare. Gli etologi hanno studiato la comunicazione degli animali con confronti sistematici e cogliendo l'origine e il significato evolutivo dei fenomeni, scorgendo la storia evolutiva della comunicazione. Queste ricerche etologiche forniscono elementi per capire perché e per effetto di quali pressioni è emersa e si è sviluppata la comunicazione, arrivando a coglierne il senso evolutivo. Conoscere la comunicazione animale e la storia evolutiva della comunicazione aiuta a capire come mai la comunicazione umana è così com'è.
La scoperta della comunicazione animale
Fin dalle prime ricerche (1900) la comunicazione animale non si è presentata tanto rudimentale e in alcuni casi arriva a somigliare al linguaggio umano.
Darwin: l'espressione delle emozioni
Il primo studio sistematico sulla comunicazione è stato quello di Charles Darwin (L'origine delle specie, L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali 1859, 1872) che ha effettuato un lavoro di analisi comparata della comunicazione delle emozioni in vari animali e nell'uomo. L'idea di fondo è che anche i comportamenti espressivi sono adattamenti riusciti all'ambiente, dando maggiore probabilità di sopravvivenza. Darwin fa generalizzazioni che fanno capire meglio il significato evolutivo dei comportamenti espressivi.
Studiando l'espressione delle emozioni si addentra in una questione fondamentale della comunicazione animale: perché funziona? Secondo Darwin, l'espressione delle emozioni nella maggior parte dei casi risponde a schemi innati, selezionatisi nel corso dell'evoluzione ed ereditati geneticamente dall'individuo. D'altra parte, ritiene probabile che anche la capacità di riconoscere l'espressione delle emozioni negli altri animali sia innata; è per questo che la comunicazione in genere è efficace. Se ne ricava l'idea che la comunicazione animale funzioni in quanto è programmata dall'evoluzione: è come se emittenti e riceventi recitassero una parte di copione scritto nel loro patrimonio genetico, nel corso della storia evolutiva della specie. Il lavoro di Darwin è pionieristico, l'impostazione e i metodi anticipano quelli dell'etologia, ma la sua ricerca empirica non ha il carattere rigoroso e sofisticato delle osservazioni e degli esperimenti degli etologi.
Stando alle sue analisi, sembra che per gli animali comunicare voglia dire soltanto manifestare all'esterno uno stato interiore e agire in qualche modo sui riceventi. Gli animali avrebbero due funzioni comunicative solitamente chiamate una espressiva e l'altra segnaletica o di appello o conativa. Non si vede un'altra funzione, che consiste nel passare al ricevente informazioni sul mondo e che è chiamata in vari modi: simbolica, di rappresentazione, semantica, referenziale, cognitiva. Questa convinzione ha dominato fino alla metà del '900. Gli animali non arriverebbero a usare la comunicazione per fare qualcosa di così complesso come rappresentare il mondo.
Nei primi decenni del '900, uno zoologo austriaco, grazie a ricerche empiriche, scoprì che semplici insetti sono capaci di comunicare sul mondo in modo complesso.
Karl von Frisch: come le api comunicano sulle fonti di cibo
Il problema della comunicazione delle api → Tra le api di una colonia dev'esserci uno scambio di informazioni sulle fonti di cibo in quanto esse raccolgono nettare e polline su una superficie di 100 o più km quadrati. Data la velocità cui vanno, il solo trasporto impegna praticamente tutto il tempo lavorativo dell'anno: non si possono fare viaggi a vuoto. Per andare a colpo sicuro seguono le indicazioni di alcune compagne – bottinatrici, foraggiatrici, scopritrici e reclutatrici – che perlustrano il territorio e quando avvistano una fonte di cibo tornano all'alveare.
Il sistema della danza → Karl von Frisch, un fondatore dell'etologia, grazie ad accurate indagini sperimentali ha scoperto come le api comunicano l'avvistamento di nuove fonti di cibo alle compagne. Attraverso i suoi esperimenti riscontrò che se la fonte di cibo è vicina la bottinatrice esegue la danza circolare: gira ripetutamente in cerchio invertendo il senso di marcia ogni due-tre giri. Nell'alveare è buio e le api per questo seguono da vicino la bottinatrice avvertendone le vibrazioni e l'odore dei fiori che ha addosso. Di tanto in tanto la bottinatrice offre un assaggio di cibo. L'intensità della danza (la frequenza delle vibrazioni e la velocità nel girare) indica quanto è ricca. Gli assaggi informano sulla qualità e l'odore del posto. La comunicazione risulta efficace.
Quando la fonte di cibo è lontana, la bottinatrice ricorre alla danza dell'addome, che fornisce informazioni precise. La figura tracciata somiglia a un otto (due percorsi circolari uniti da un tratto rettilineo centrale durante il quale l'ape scodinzola vistosamente; l'orientamento del tratto rettilineo indica la direzione da seguire). La distanza della fonte di cibo è indicata dal tempo impiegato per percorrere il tratto rettilineo. La durata del tratto rettilineo è connessa poi al ritmo della danza, cioè al numero di circuiti a otto percorsi al secondo.
Varianti del sistema della danza → Sebbene tutte le api effettuino la danza circolare e la danza dell'addome, ci sono differenze nel sistema di comunicazione tra una varietà e l'altra.
Le prove empiriche → Von Frisch, con l'osservazione sistematica, ha fornito prove significative e ha ideato diversi esperimenti. Una prova che conferma l'efficacia della comunicazione è il fatto che le api si riforniscono di una quantità di miele adeguata al viaggio.
Un linguaggio delle api? → Nei suoi scritti parla di linguaggio delle api, volendo intendere che il sistema di segni della danza ha caratteristiche simili al linguaggio umano. Il sistema della danza viene usato, infatti, in funzione simbolica, per trasmettere informazioni sul mondo; è fatto di segni arbitrari e convenzionali. Una differenza cruciale è il fatto che noi con il linguaggio parliamo di tutto, anche di ciò di cui nessuno ha mai parlato (apertura), mentre il sistema della danza ha un ambito limitato di riferimento. Si è scoperto che viene utilizzato per comunicare anche altre ubicazioni di risorse del territorio da sfruttare. Ciò comunque ha fatto capire che anche piccoli insetti come le api non hanno un'intelligenza scadente come si potrebbe pensare.
Altri casi di comunicazione simbolica: chiamare per nome i predatori
I richiami di allarme (allarm calls) che avvisano i compagni del pericolo sono molto comuni nel regno animale. Quando il richiamo specifica qual è il pericolo, si fa riferimento al mondo e si classificano le cose del mondo. I citelli hanno due fischi distinti, uno per segnalare l'arrivo di un rapace e l'altro di un predatore terrestre. Ad ogni fischio si risponde in maniera diversa per sopravvivere. I cercopitechi hanno un vocabolario di allarme di più termini. Le manguste nane con i segnali di allarme informano gli altri sul tipo di predatore, sulla distanza, sull'altezza dal suolo se è alato.
Messaggi messi a punto bene: poetica della comunicazione animale
Il linguista russo Roman Jakobson (1963) ha attirato l'attenzione sulla funzione poetica del linguaggio umano. La funzione espressiva è centrata sull'emittente, la segnaletica sul ricevente, la simbolica sul mondo; la funzione poetica è centrata sul messaggio. Consiste nella messa a punto del messaggio, nella scelta adeguata degli elementi e nella loro combinazione. Negli uccelli si conoscono due tipi di richiamo del pericolo. Il richiamo di mobbing viene emesso quando qualcuno, allontanatosi un po' dagli altri, scopre un predatore nelle vicinanze. Il sit di allarme è invece adoperato quando viene avvistato un rapace che vola nel cielo sovrastante. In questa situazione il pericolo è incombente.
Il confronto dei due tipi di segnali mostra che hanno caratteristiche che li rendono particolarmente adatti alla comunicazione in cui sono impiegati. La messa a punto dei richiami di pericolo degli uccelli differisce dalla nostra messa a punto dei messaggi per un aspetto importante: è opera dell'evoluzione, non dei partecipanti alla comunicazione. Negli uccelli troviamo un segnale che non è già messo a punto per intero dall'evoluzione: il canto. È utilizzato dai maschi per il corteggiamento, per la riproduzione e la difesa del territorio. Varie osservazioni ed esperimenti suggeriscono che un repertorio ricco di canti elaborati e complessi assicura una comunicazione efficace. I richiami d'allarme sono ereditati geneticamente, il canto è per lo più appreso. Gli esperimenti di isolamento hanno dimostrato che c'è una predisposizione genetica ad imparare il canto, ma che si acquisisce nei primi mesi di vita attraverso l'imprinting, l'imitazione e l'esercizio.
A che scopo si comunica nel regno animale?
Comunicazione e scopi
La comunicazione animale è strettamente legata agli scopi. Il legame è dettato da considerazioni di ordine pratico. Spesso c'è passaggio di informazioni senza che chi le riceve risponda con qualche comportamento manifesto. La comunicazione può avere sul ricevente un effetto esclusivamente cognitivo. Per discriminare tra comunicazione e non-comunicazione nel regno animale occorre ragionare in termini di scopi. Se ravvisiamo uno scopo comunicativo, cioè che coinvolge gli altri, siamo in presenza di comunicazione, indipendentemente da ogni altra considerazione.
Come intendere la domanda "a che scopo"?
Tendiamo a identificare gli scopi con le intenzioni che sono mentali e implicano la coscienza. Quando studiamo la comunicazione animale, dobbiamo scindere scopi e coscienza. Non conosciamo con esattezza il mondo mentale degli animali, ma è certo che la coscienza è limitata a pochi. Ci troviamo a fare i conti con il fatto che molti animali non hanno coscienza, sebbene abbiano tra loro rapporti anche complessi e comunichino in forme sofisticate.
La cibernetica, la scienza che studia da un punto di vista matematico e ingegneristico i sistemi che si autoregolano in vista di scopi, cerca di rispondere al quesito se può esserci uno scopo senza coscienza. Un sistema cibernetico ha uno scopo in quanto aggiusta le azioni confrontando i feedback con un criterio interno, non occorre la coscienza. Un animale privo di coscienza potrebbe ciononostante avere criteri interni e sistemi di aggiustamento a feedback, innati o appresi, e quindi agire in vista di scopi.
Konrad Lorenz (1978) ha fatto notare che gli scopi senza coscienza si spiegano facilmente se si tiene conto della genetica, specie quella molecolare. Noi pensiamo che uno scopo sia legato necessariamente alla coscienza, perché occorre la coscienza per proiettarsi nel futuro, anticipare gli effetti e poi tornare indietro a pianificare i mezzi per ottenere quegli effetti. Tutto questo però è fatto dall'informazione genetica, che contiene un programma futuro. Così un animale, anche se non ha in mente nessuna meta, può avere nel suo patrimonio genetico le istruzioni per compiere un'azione che lo porta a una meta.
L'etologia rifiuta il finalismo, cioè la concezione secondo la quale l'universo stesso tende a fini. Non c'è un disegno intelligente della natura. È attraverso la storia evolutiva che si sono selezionati scopi adattativi, utili alla sopravvivenza. In conclusione degli scopi della comunicazione animale possiamo distinguere tra scopi intenzionali, accompagnati da coscienza, rari nella comunicazione animale (comuni invece nell'umana), e scopi evoluzionistici, senza coscienza, frutto della selezione naturale e di riscontro abituale nella comunicazione animale (più rari in quella umana).
Lo scopo di fondo: accrescere la fitness
Lo scopo evoluzionistico ultimo di ogni comunicazione animale è produrre un vantaggio evolutivo, favorire l'adattamento all'ambiente e la conservazione del patrimonio genetico. Il vantaggio prodotto dalla comunicazione consiste nel miglioramento della fitness (idoneità), definita come la capacità di far sopravvivere il proprio patrimonio genetico. Si può pensare che coincida con il successo riproduttivo, cioè con la capacità di un individuo di sopravvivere e riprodursi mettendo al mondo una prole in grado a sua volta di vivere fino a riprodursi. Per Hamilton (1964) questa è solo una componente della fitness. I miei geni sono presenti anche nel genoma dei miei parenti, e posso favorire la sopravvivenza del mio patrimonio genetico mettendo al mondo una prole, curandola, e prendendomi cura dei miei parenti. Nel primo caso è fitness diretta, nel secondo fitness indiretta. La somma delle due è la fitness globale. Lo scopo ultimo della comunicazione è accrescere la fitness.
Cooperare: la comunicazione onesta
La comunicazione nelle attività cooperative → La comunicazione interviene a rendere possibili attività svolte in collaborazione (food calls). È adoperata per organizzare e coordinare la caccia di gruppo (hunting bark). È essenziale in uno dei più importanti sistemi di protezione dai pericoli, la vigilanza reciproca: chi scopre il pericolo lancia l'allarme, e può farlo con un segnale acustico o con un segnale chimico o cambiando colore. La comunicazione però è importante anche nelle attività di difesa.
Nel regno animale è diffuso il gregarismo; la tendenza a raggrupparsi in formazioni. Per restare in formazione mentre ci si sposta occorre sincronizzare e coordinare i movimenti, cosa che richiede di comunicare. Per una riproduzione efficace gli animali devono riuscire in più cose:
- Incontrare il partner, non facile se non si vive in gruppo
- Sincronizzarsi, in modo che l'accoppiamento avvenga nel periodo in cui si è fecondi
- Conservare l'isolamento di specie, evitare l'incrocio con una specie diversa, che non darebbe buoni risultati
- Superare l'aggressività del partner
La comunicazione interviene a tutti i livelli. Per superare l'aggressività del partner si adoperano segnali di sottomissione o pacificazione. Nelle cure parentali la comunicazione serve a regolare la nutrizione e le altre esigenze, gestire il distacco nello svezzamento e a insegnare.
La mutualità evolutiva → La comunicazione cooperativa migliora la fitness dell'emittente e del ricevente: è un reciproco soccorrersi dinnanzi alla pressione selettiva dell'evoluzione. Il reciproco vantaggio in termini di fitness è evidente nella comunicazione riproduttiva e parentale. Lo è anche nel caso dell'approvvigionamento di cibo.
L'importanza della fitness indiretta negli imenotteri: le operaie sono tutte sorelle e figlie della stessa regina. È intuitivo che comunicare per la protezione dai pericoli migliori la fitness di emittente e ricevente, visto che aumenta le speranze di sopravvivenza di entrambi. Il ragionamento si applica non solo alle azioni di difesa, ma anche alla vigilanza reciproca. Grazie a questa si innalza la soglia di vigilanza e in risposta all'allarme si mettono in atto comportamenti che aumentano le probabilità di salvezza. L'utilità per la fitness della comunicazione nel gregarismo facilita la difesa dai predatori, la ricerca del cibo e gli spostamenti migratori, che in molte specie sono necessari alla sopravvivenza.
La veridicità → La comunicazione cooperativa è veritiera, onesta, senza inganno. Non sempre però la comunicazione animale è veritiera. Se lo sfondo è competitivo, è tipicamente menzognera.
Competere: l'inganno
A tutto vantaggio dell'emittente → Capita spesso che ci sia competizione per la fitness: l'animale si trova in una situazione in cui per salvaguardare o migliorare la propria fitness deve compromettere quella dell'altro. La competizione è marcata nel rapporto predatori-prede. Si ha competizione per la fitness ogni volta che gli animali combattono, che si tratti di conflitti interspecifici o tra conspecifici. Nella misura in cui espone al rischio di ferimento o di morte, si mette in gioco la fitness dell'uno contro quella dell'altro.
Altro terreno di competizione è la riproduzione, c'è competizione tra maschi o tra femmine che hanno a disposizione gli stessi partner. A volte nasce competizione per semplice interferenza nell'uso di una risorsa. La competizione per la fitness si insinua anche all'interno di rapporti cooperativi consolidati. Può nascere se si segue una strategia superegoistica, di massimizzazione della fitness, che tende a sommare i vantaggi della cooperazione ai vantaggi della competizione. In altri casi, la competizione per la fitness è dovuta al fatto che la cooperazione funziona male e in un certo senso si regredisce a livelli di fitness che fanno tornare vincenti le strategie egoistiche.
Nelle situazioni di competizione per la fitness, la comunicazione avvantaggia l'emittente e svantaggia il ricevente. Tipicamente è menzognera. Per ottenere che il ricevente si comporti in modo da compromettere la propria fitness è necessario fuorviarlo.
L'inganno tra predatori e prede → Il mimetismo è una forma comune di inganno adoperata dalle prede (mimetismo difensivo) e dai predatori (mimetismo aggressivo) che consiste nell'assumere sembianze fuorvianti. È legato alla morfologia che l'animale ha, i comportamenti ne facilitano il successo e a volte possono risultare decisivi. In molti casi l'inganno è creato interamente col comportamento (lucciole, femmes fatales), un esempio di inganno nei riguardi di predatori è il comportamento dell'ala rotta, che si osserva in numerosi uccelli che nidificano sul terreno.
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