La teoria umanistica della pittura dal XV al XVIII secolo
Il presente saggio cerca di definire la teoria umanistica della pittura sin dagli inizi del XV secolo fino al 1700. Da qui sorge l'idea che la buona pittura, come la buona poesia, sia l'imitazione ideale della natura umana in azione. Ne consegue una pittura o poesia che deve esprimersi con soggetti e strumenti universalmente conosciuti.
Relazione tra pittura e poesia
I trattati d'arte e di letteratura tra XVI e XVIII secolo si soffermano sulla relazione tra pittura e poesia. Orazio afferma ut pictura poesis, ossia "così è la pittura, così è la poesia".
- Dolce dichiara che non solo i poeti, ma tutti gli scrittori sono pittori.
- Lomazzo afferma che non esiste pittore che non sia imbevuto di spirito poetico.
A determinare tali teorie sono due trattati importantissimi:
- La poetica aristotelica
- L'Ars Poetica di Orazio
Il primo afferma che la natura umana è oggetto di imitazione per pittori e poeti. Orazio appoggia tale teoria.
Il problema della rappresentazione della natura
Il problema fondamentale era come il pittore potesse rappresentare nella sua interezza le varie dimensioni della natura. L'interesse dei critici andava oltre le scoperte scientifiche, ma si basavano sull'organizzazione delle scoperte già fatte e della loro codificazione.
Il pittore, così come la poesia, doveva occuparsi della storia e della vita umana nella sua parte più elevata. Tale tesi, accettata da Alberti, era già conosciuta da Leonardo quando afferma nel suo trattato che il pittore deve esprimere emozioni attraverso il movimento del corpo. Quindi, il particolare espressivo per i critici è fondamentale.
Poesia e pittura come discipline sorelle
Poesia e pittura erano considerate sorelle, ma quanto l'una poteva influenzare l'altra? I critici affermavano che queste dovevano imitare la natura, concetto che compare nel 1300 e si sviluppa anche nel Rinascimento. Lo stesso Leonardo affermerà che un pittore verrà tanto più lodato se il suo soggetto si avvicina alla realtà.
In "Le Vite", Vasari afferma ammirazione per l'imitazione e loda Raffaello per la sua grande naturalezza. Dolce non solo afferma che il pittore deve imitare la natura, ma dice che deve anche superarla. Per non cadere nell'incoerenza afferma che solo nella pittura umana può farlo, mentre in ogni altro campo è impossibile. Formulò inoltre la dottrina dell'imitazione ideale.
La dottrina dell'imitazione ideale e l'esempio di Zeusi
Dolce dice che il pittore può agire in vari modi:
- Rappresentare la vita come potrebbe essere
- Rappresentare una figura scegliendo dalla natura le parti più belle, come Zeusi
Zeusi è un pittore la cui storia, narrata dai poeti e scrittori, racconta della commissione da parte dei Crotonesi di un'opera che rappresentasse la bellezza divina della bella Hera per il tempio ubicato a Crotone. Zeusi, dopo aver accettato l'incarico, non riesce a trovare una modella che eguagliasse la bellezza della divinità così come l'aveva immaginata. L'aneddoto parla quindi di una selezione attuata dall'artista, chiamando nel suo studio cinque modelle del posto e rappresentando da esse solamente le parti più belle.
In tal modo, il pittore non fa che aumentare le contraddizioni dell'epoca, dove la questione della superiorità della natura e inferiorità dell'arte si era sviluppata. Inoltre, così facendo, Zeusi non faceva che confermare la superiorità dell'artista.
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