LETTERATURA SPAGNOLA
Capitolo 1
La riflessione sull’identità nazionale e sul “problema de España”
Con “disastro del ‘98” si intende la sconfitta della Spagna nella guerra Ispano-americana e
la conseguente perdita delle ultime colonie spagnole: Cuba, Filippine e Portorico. La
Spagna era una grande potenza coloniale; possedeva altre colonie, che sono diventate
indipendenti entro la fine dell’ ‘800: Argentina, Colombia, Cile, Messico. La Spagna esce
dalla guerra con una sensazione di disastro, inquietudine e depressione politica, tanto che
si sviluppa, alla fine del XIX secolo, una vera e propria crisi. Questa crisi determina, a
cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, un’ondata di riflessioni intellettuali sull’identità del
Paese e sul “problema spagnolo” in rapporto all’Europa.
L’opera “Idearium español” (1897) di Ángel Ganivet racchiude un insieme di idee
sviluppatesi durante questo periodo:
a. Nazionalismo, “spirito della terra” e sue conseguenze psicologiche
Non tutti i Paesi sono uguali; bisogna cercare la “realtà profonda” di un paese, ovvero il
suo “spirito territoriale”. Il nazionalismo è una tendenza culturale, teorizzata e rafforzata
dal Romanticismo; l’idea di uno “spirito della terra” e delle sue conseguenze psicologiche
viene formulata dal francese Taine, che elabora alcune teorie del positivista Comte.
Lo spirito territoriale che caratterizza la Spagna è, secondo Ganivet, quello tipico di una
penisola che, unita al continente, è portata a staccarsene con spirito di indipendenza.
Ganivet considera questo spirito di indipendenza come un aspetto negativo che porta a
molte tensioni interne.
› Molti autori spagnoli di questo periodo condividono l’idea che la peculiare configurazione della Spagna e
di alcune sue regioni determini la storia del Paese e il carattere dei suoi abitanti. Nasce da qui
l’attenzione per il paesaggio spagnolo e la sua descrizione, e il tema del viaggio per le terre di Spagna
→ autori: Antonio Martínez Ruiz “Azorín” (La ruta de don Quijote, Castilla)
Antonio Machado (Campos de Castilla)
Pío Baroja (Camino de perfección)
b. Idea del Paese “malato” e del saggista come medico che analizza la malattia
Si tratta di una malattia di tipo psicologico, che nulla ha a che vedere con i reali problemi
storico-sociali della Spagna (i quali non vengono quasi considerati dai saggisti di questo
periodo).
› Pío Baroja definisce questa malattia “non volere” o “aboulia”, parola greca che significa estinzione o
debilitazione grave della volontà. Questa tematica viene trattata in due suoi romanzi, intitolati Camino
de perfección (1902) e El árbol de la ciencia (1912), che traducono nelle vicende di un personaggio alcuni
tormenti filosofici che agitano gli intellettuali spagnoli di questo periodo.
c. Il rimedio: chiudersi alla dispersione esterna di energie per “restaurare la vita spirituale”
spagnola e ispanica in genere con uno sforzo dell’intelligenza e dell’ideale
I concetti di “ideale”, “spirito”, “missione storica” vengono trattati anche dagli altri
intellettuali contemporanei a Ganivet. La rivendicazione dei diritti dello “spirito”,
dell’“idea”, contro la “ragione pratica”, l’“utilitarismo”, è un aspetto tipico della crisi di fine
secolo in quanto reazione al positivismo e alla cultura pratica e utilitaria della borghesia.
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Spesso prende le forme di un rifiuto del moderno assetto capitalistico dell’economia, un
rifiuto le cui radici si ritrovano già in alcune correnti del Romanticismo.
› Nel mondo ispanico, questa forma di idealismo è strettamente collegata al confronto storico con gli Stati
Uniti d’America. Il disastro del ’98, infatti, è una sconfitta subita per opera degli Stati Uniti, che
appoggiano le rivendicazioni indipendentiste di Cuba perché mirano a espandere la loro area d’influenza
anche nei territori del centro e sud America. I saggisti di questo periodo non attaccano in modo esplicito
l’imperialismo statunitense, ma si scagliano contro la concezione “materialista” della civiltà
anglosassone, dedita alla ricerca esclusiva del profitto, e le contrappongono l’idealismo che sarebbe
tipico dei popoli ispanici.
→ autori: José Enrique Rodó (Ariel)
Alcune di queste idee vengono riprese da Ramiro de Maeztu in Defensa de la hispanidad
(1934). Maeztu, in un primo tempo convinto assertore della necessità di liberarsi del
tradizionalismo conservatore e di aprirsi all’Europa e all’economia capitalista (Hacia otra
España), rinnegherà poi queste idee in La crisis del humanismo e si avvicinerà ad una
attitudine conservatrice.
L’altro testo chiave della saggistica di questo periodo è En torno al casticismo (1894) di
Miguel de Unamuno. Egli si interroga sul casticismo, ovvero sulla convinzione che vada
difeso, nella cultura spagnola, tutto ciò che è castizo, puro e senza mescolanza di elementi
estranei. Il casticismo si manifesta in diversi modi: nella preoccupazione per preservare la
purezza della lingua da contaminazioni straniere, nella chiusura della cultura spagnola a
influenze esterne. Unamuno non ama il casticismo; non crede che la vera tradizione della
Spagna si trovi nell’ambito ristretto del particolarismo regionale o nazionale. Nel suo
itinerario di riflessione, egli definisce cosa sia davvero la tradizione (testo pag 15-16).
Egli sostiene che, piuttosto che chiudersi alle influenze esterne, bisogna tornare a ciò che
c’è di più vero nella propria storia: la tradizione, cioè l’intra-storia, la storia fatta dagli
uomini semplici, nella vita di tutti i giorni, che è comune a tutti i popoli, anche se ogni
popolo la declina a modo suo.
› Questo concetto intra-storico di tradizione si può percepire anche negli studi di Ramón Menéndez Pidal,
il padre della moderna filologia ispanica. Opera: La España del Cid (1929)
España invertebrada (1921) di José Ortega y Gasset → una delle radici dei mali della
Spagna è il fatto che essa, fino al 1200, non abbia conosciuto il feudalesimo come lo hanno
conosciuto le altre nazioni europee. L’assenza di feudalesimo sarebbe una delle prime
espressioni di quell’assenza di migliori che caratterizza la Spagna da sempre, per Ortega. I
problemi del particolarismo regionale vengono visti da Ortega come spinte alla disunione
generata dal disinteresse per un progetto collettivo forte. Il problema centrale della
Spagna, secondo Ortega, è la mancanza di élites intellettuali forti, di una minoranza che
sappia proporre un progetto nazionale e far accettare il suo dominio alla maggioranza. La
lettura di Ortega non prende in considerazione i rapporti di forza economici, ma quelli
intellettuali basati su entità poco misurabili come il carisma; è dunque radicalmente
antimaterialista. 2
Capitolo 2
Il Modernismo e la crisi di fine secolo
2.1 Cos’è il Modernismo
MODERNISMO → diverse definizioni:
a) si tratta di un movimento letterario, introdotto in Spagna nell’ultimo ventennio
dell’Ottocento dal poeta Rubén Darío, che ha avviato un rinnovamento radicale del
linguaggio poetico. Il modernismo spesso si identifica con una “moda poetica” introdotto
da Darío nella prima fase della sua produzione (da Azul a Prosas profanas). Caratteristiche
di questa moda: esotismo, ricerca di originalità a tutti i costi, voluta eliminazione dell’io e
dei suoi sentimenti, l’arte per l’arte, attenzione alla forma → determinano reazioni
negative da parte di alcuni contemporanei, tra cui, in particolare, Unamuno, che si dichiarò
antimodernista. Egli non nomina esplicitamente il Modernismo e rifiuta solo alcuni aspetti
della sua poesia. Esiste uno schema per interpretare la letteratura spagnola di questo
periodo; esso oppone il Modernismo (inteso come movimento esotizzante e estetizzante,
poco “impegnato”) alla Generazione del ’98 (generazione di scrittori più “impegnati” e più
legati alla tradizione nazionale; ad esempio: Unamuno, Ganivet, Azorín, Baroja).
b) definizione di Juan Ramón Jiménez: il Modernismo non è un movimento letterario né
una scuola, ma un’epoca. Per questo, si può identificare il Modernismo con quel periodo di
crisi culturale chiamato anche crisi di fine secolo.
Eduardo López Chavarri nel 1902 tenta una definizione di Modernismo:
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Egli, quindi, vede il Modernismo come un movimento di sostanziale continuità con il
Romanticismo. Oppone la “massa triviale e distratta” del suo tempo al concetto romantico
di “popolo”. I tratti importanti di questa definizione di Modernismo sono:
- antiutilitarismo, antimaterialismo, reazione al mito del progresso;
- opposizione massa (negativo) vs popolo (positivo);
- coscienza di una divaricazione tra artista e pubblico.
2.2 La crisi di fine secolo
Gli elementi per comprendere la crisi di fine secolo sono:
a) il prevalere della borghesia come classe sociale, alla guida di un processo di
industrializzazione sempre più avanzato. Le conseguenze di ciò sono:
- sul piano dei costumi, si impone un moralismo che può arrivare a forme esasperate come,
ad esempio, nell’Inghilterra vittoriana
- sul piano dei valori, si tende a dare la priorità al raggiungimento del profitto economico,
trascurando l’importanza degli aspetti non utili e non funzionali dell’attività umana
- sul piano del rapporto fra arti e mercato, la forza economica della borghesia come
potenziale acquirente influenza il mondo dell’arte, portando ad una divaricazione sempre
maggiore fra arte pensata per incontrare il favore del pubblico e arte sperimentale,
disinteressata al risultato economico.
→ forma di reazione a questi fenomeni: Decadentismo
Il Decadentismo è un movimento nato in Francia intorno al 1880, ma che si è diffuso in
tutta Europa. Il termine deriva dal nome della rivista “Le Décadent”. Alcune
caratteristiche:
- culto degli eccessi esistenziali come rifiuto della morale borghese (tipico del
movimento bohémien e del dandysmo)
- culto della bellezza fine a se stessa, dell’eleganza e dell’estetismo, in opposizione
all’utilitarismo funzionale
- isolamento orgoglioso del poeta, che si rifiuta di andare incontro ai gusti del pubblico,
come reazione all’arte mercantile; presunzione di essere un eletto
› À Rebours di Huysmans: romanzo che narra la storia di un artista che si ritira in un palazzo sovraccarico
di ornamenti; qui coltiva la sua solitudine e il suo desiderio di bellezza; si crede superiore e migliore
degli altri.
- attrazione per l’esotico e desiderio di fuga nell’autodistruzione e nel rifiuto della
società e della vita borghese
› Una stagione all’inferno di Arthur Rimbaud
- esaltazione della nevrosi, della malattia, aspetto satanico della donna fatale (Salomé,
Cleopatra), pallore delle carni, gotico, mostri, gusto macabro, amore per la morte, età
crepuscolari
- diverse tipologie di estetismo: est. storico (età crepuscolari, aspetti storici), est. erotico
(femme fatale), est. esotico (piante tropicali, ecc), est. sublimato (palazzo sovraccarico
di ornamenti)
b) la reazione al predominio della corrente realista e naturalista in letteratura e nelle arti
visive. Il realismo e il naturalismo si propongono in letteratura di descrivere, “fotografare”
la realtà contemporanea, soprattutto quella parte di realtà che si può percepire con la
ragione e spiegare secondo leggi logiche, naturali e scientifiche.
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A questo atteggiamento si contrappone il Simbolismo → movimento francese nato nel
1885 da una scissione del gruppo decadentista. Secondo i simbolisti, l’arte non deve
descrivere, bensì evocare: alla precisione si sostituisce la vaghezza, la sfumatura,
l’allusione. La realtà cui si interessa l’artista è una realtà più ampia di quella spiegabile e
percepibile con la ragione: include anche i fenomeni che hanno radici irrazionali. Il senso
ultimo della realtà viene percepito e trasmesso attraverso il simbolo. Poeta → colui che
riesce e intuire l’esistenza e il senso riposto nei simboli, le analogie che uniscono elementi
apparentemente e razionalmente distanti tra loro (&ldquo
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