Eroi di carta
La letteratura per l'infanzia è nata in Italia alla fine degli anni '60, ma non ha ancora elaborato un’estetica che individui scientificamente la sua specificità. Tuttavia, è anche vero che nessuna letteratura è possibile se non si fonda su una dimensione estetica, se non individua l’oggetto su cui argomentare. La difficoltà nell’elaborare la sua fondazione nasce dalla sua biforcazione: un oggetto al centro tra il fenomeno letterario e l’area dell’infanzia. Si tratta di conciliare due aree semantiche diverse, anche se entrambe stanno sfumando i propri confini: alla letteratura appartengono tutte le opere che hanno come oggetto la vita dell’uomo, mentre il compito dell’educazione è ora quello di offrire strumenti che consentono all’individuo di scoprire chi vuole essere, oltre che orientarlo verso un sistema di valori. La letteratura per l’infanzia mette in crisi il concetto di educazione: chi educa chi? Se pensiamo al Piccolo principe, sono i bambini a dover insegnare agli adulti.
Occorre smentire le voci secondo cui una letteratura destinata a un pubblico specifico non sia da considerare tale. Ricordiamo le affermazioni di Manzoni e Croce. La situazione si è ribaltata con l’apparizione de Le avventure di Pinocchio. Proprio Croce, dopo aver affermato che “la letteratura per bambini non sarà mai arte vera”, ha affermato di Pinocchio che è il più bel libro della letteratura per l’infanzia e che piace anche agli adulti.
Struttura tipica della letteratura per l'infanzia
Ogni artista, ogni scrittore, scrive e realizza un’opera per un determinato pubblico: di cultura alta (romanzi e saggi), di cultura media a cui tutti aspirano poiché tale pubblico è il più numeroso e decreta popolarità e successo. Cade così il mito dell’universalità dell’opera d’arte. Esiste una struttura tipica dello scrivere per i giovani, insita in tre elementi:
- Linguaggio: in sintonia con il mondo giovanile; mentre lo scrittore per adulti è in fuga ed il lettore deve stargli dietro, qui si verifica l’opposto: il bambino lettore è in fuga e lo scrittore deve stargli dietro per capire le sue esigenze. Per questo motivo lo scrittore individua una lingua possibile per questo incontro, una lingua semplificata (non banale). Lo scritto deve aprirsi all’interazione con il lettore: non a caso molte opere di letteratura per l’infanzia si incentrano sul dialogo tra personaggi, come Alice nel paese delle meraviglie, che non deve solo essere letto ma ascoltato.
- Personaggio: un libro piace ai ragazzi solo se piace il protagonista; tutto ruota intorno a lui (Pinocchio, Giamburrasca) e al modo di porsi nei confronti degli altri personaggi (buono-cattivo, simpatico-antipatico). Il personaggio protagonista è una forma vuota che si riempie man mano di valori a seconda del rapporto emozionale che instaura con il lettore. Le azioni dei personaggi devono riflettere la sua indole, per cui il compito dello scrittore è dar vita a storie con protagonisti assoluti e forti.
- Progetto: la progettualità dei personaggi ha a che fare con i loro obiettivi, personaggi come portatori di un valore, per poter vivere una vita significativa con un orizzonte di riferimento.
Gli studiosi della letteratura per l’infanzia devono riappropriarsi della critica, della valutazione estetica e della dimensione pedagogica per non cadere nel baratro del business invece che nell’impegno per la crescita dei giovani lettori.
Collodi
Ognuno di noi nel leggere un libro ha un’esperienza personale e incomunicabile, così come lo scrittore interpreta la realtà in maniera personale. Lo scrittore non racconta tutto, egli sceglie il suo materiale e gli impone un ordine. Il compito del lettore è quello di estrapolare gli elementi chiave, elaborando una nuova struttura fatta di questi elementi. In Pinocchio troviamo elementi come situazioni, sorprese, apparizioni e sparizioni, il quotidiano e l’assurdo che si mescolano in maniera naturale; il personaggio forse è scappato di mano a Collodi che voleva realizzare un’immagine solare, invece nel libro compare sempre la notte in cui avvengono le peripezie di Pinocchio, proprio per simboleggiare che nella notte (nel sonno) l’irrazionale viene fuori e si esprime nel sogno.
Se leggessimo Pinocchio attraverso Freud lo interpreteremmo intorno a due elementi: Eros e Thanatos, principio di piacere e istinto di morte. Questi due elementi sono nascosti in Pinocchio o comunque sostituiti da colpa/castigo che si esteriorizzano attraverso i personaggi, che rappresentano le diverse tendenze della psiche: Pinocchio che esprime il suo programma di vita che si basa sul mangiare, bere, divertirsi e fare la vita del vagabondo; il Grillo esprime il senso di colpa che alimenta la pulsione di morte. Pinocchio è combattuto tra il piacere (Eros) e il senso di colpa (Thanatos). Pinocchio capirà che la saggezza (autoeducazione) sta nell’equilibrio tra soddisfazione e rinuncia.
Il padre è il simbolo del Super Io, della legge universale che può salvare l’individuo. Altre volte Pinocchio supplica la Fata, unica figura femminile legata ovviamente all’Eros. La Fata agisce come il Grillo parlante: mentre il Grillo è un vecchio saggio che è difficile ascoltare, la Fata è amata e perciò piega Pinocchio ai suoi voleri. Pinocchio decide così di andare a scuola, luogo reale del Super-Io, accettando le norme, i principi e i doveri. Ma la vita non è così piana e regolare, per cui Pinocchio scappa in cerca di avventure e lo sgarro viene punito. Per rinascere, dovrà essere ingoiato dal pescecane per poi trasformarsi in un ragazzo normale, poiché accetterà l’istituzione, la norma, il principio del dovere. Il dato educativo è la coscienza, ovvero il controllo degli istinti che ci può far sopravvivere.
Riguardo al principio edipico, in Pinocchio non è molto centrale: Geppetto non è un padre autoritario, anzi è povero, scialbo, anche se il racconto inizia con un conflitto con il padre. In verità la figura paterna, con i divieti, è incarnata da Mangiafuoco. La Fata è in funzione del padre; anche quando Pinocchio piange la morte della Fata, ricorda subito il padre. Tra la Fata e Geppetto c’è un filo conduttore, ma Pinocchio non potrà vivere con entrambe, perché appartengono a due realtà diverse: il padre (Super Io) e la Fata (il sogno).
Jung afferma che nei sogni, nelle visioni, nei racconti e nelle fiabe esistono delle figure, dei tipi, delle situazioni ricorrenti: l’ombra, il vecchio, il fanciullo, la madre, la fanciulla. In Pinocchio l’ombra è l’involucro del burattino che Pinocchio scorge abbandonato sulla sedia, senza vita, il mattino in cui diventa un bambino vero; l’ombra rappresenta il fratello oscuro che, sebbene invisibile, fa parte dell’essenza del protagonista.
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