La lirica contemporanea
La lirica contemporanea è oscura e non vuole più essere misurata in base alla realtà. La lirica può sentire, osservare, trasfigurare; nella poesia moderna è quest'ultimo che domina sia nella visione del mondo che della lingua. Secondo la poesia romantica, la lirica è considerata la lingua del sentimento, dell'anima personale. La poesia moderna prescinde dall'umanità nel senso tradizionale, dall'esperienza vissuta, dal sentimento e a volte dall'io del poeta. Il poeta moderno è come un operatore della lingua. C'è drammaticità aggressiva in questa poetica in cui temi vengono indirizzati l'uno contro l'altro, il segno viene staccato dal significato e in cui il rapporto tra poesia e lettore è mutato: egli non si sente più rassicurato ma smarrito.
La differenza tra lingua corrente e poetica
Dalla seconda metà del 19º secolo, la differenza tra lingua corrente e lingua poetica si fa radicale. La lingua poetica diventa un esperimento in cui vengono utilizzate parole appartenenti al linguaggio tecnico. La sintassi si riduce a espressioni nominali, primitive. Il vero contenuto è riposto nella drammaticità delle forze formali esteriori e interiori. La poesia deve sorprendere e stupire per la sua anormalità.
La poesia moderna
La lirica moderna si definisce attraverso categorie negative impiegate non per svalutare ma per definire. Nel 19º secolo, la poesia era una salutare consolazione e stava armonicamente nella società, utilizzata come un quadro idealizzante di materie e situazioni correnti. Ma poi la poesia si oppose a una società preoccupata di assicurarsi economicamente la vita e divenne il lamento del poeta, ne derivò un'acuta rottura con la tradizione. L'originalità poetica si giustificò richiamandosi all'anormalità del poeta, la poesia divenne la lingua di una sofferenza che gira su se stessa, che non si pone come fine alcuna salvazione, bensì una parola ricca di sfumature.
La poesia di Lautreamont
Il più fitto ammassarsi di categorie negative si trova in Lautreamont: angoscia, smarrimenti, oscurità, ansia tenebrosa e cupa, lacerazione in contrapposti estremi, attrazione verso il nulla.
Rousseau e Diderot
Rousseau c'interessa perché vi è in lui una tensione tra l'acume intellettuale e l'eccitazione affettiva, logica e sentimento. Voleva starsene solo di fronte a se stesso e alla natura, ha un atteggiamento quasi autistico che impersona la prima forma radicale della moderna rottura con la tradizione. L'Io assoluto che compare in lui provoca uno strappo tra se stesso e la società. Credeva nella propria anormalità, nella propria vocazione, era convinto della necessaria inconciliabilità tra l’io e il mondo.
Les Reveries d'un promeneur solitaire
Nell'opera Les Reveries d'un promeneur solitaire il tempo è quello interiore, che non distingue più tra passato e presente, smarrimento e beneficio, fantasia e realtà. Il tempo meccanico verrà sentito come l'odiato simbolo della civiltà tecnica, il tempo interiore costituirà il rifugio di una lirica che schiva l'opprimente realtà.
Il concetto di fantasia creativa
Il concetto di fantasia creativa dispone il soggetto non esistente al di sopra dell'esistente. Solo la fantasia porta la felicità e diviene assoluta.
La visione di Diderot
Anche Diderot dà alla fantasia una posizione indipendente. In Neveu de Rameau parla del coincidere di immoralità e genialità, inettitudine sociale e grandezza spirituale, è un dato di fatto che deve essere riconosciuto anche se non può essere spiegato. La parità, affermata fin dall'antichità, tra le capacità estetiche e quelle conoscitive ed etiche è annullata. Diderot si collega alla vecchia concezione secondo la quale la genialità consiste in un potere visionario che può spezzare tutte le regole, ma per lui il genio ha il diritto di essere selvaggio e di commettere errori. La fantasia è la forza che guida il genio.
Salons e la riflessione poetica
In Salons vi è l'accostamento moderno della riflessione sulla poesia alla riflessione sull'arte figurativa, egli vede che per il verso l'accento è quello che per il quadro è il colore e dà a questa comunanza il nome di magia ritmica. La poesia deve rivolgersi a oggetti notturni, remoti, che incutono sgomento e creano mistero.
La poesia secondo Diderot
In Diderot inizia lo sganciamento dall'oggettività, la suggestione poetica, l'ampliamento del concetto di bellezza. Pensa che il disordine e il caos siano esteticamente rappresentabili e che producano un effetto artistico.
Novalis
Novalis considera essenziale alla lirica l'indefinibilità e la distanza da tutte le altre forme di letteratura. Nell'atto poetico è la fredda giudiziosità a guidare, il poeta deve avere un atteggiamento neutrale. È un'opposizione contro il mondo di abitudini nel quale gli uomini poetici non possono vivere poiché uomini magici. La poesia viene messa sullo stesso piano della magia, ma la magia poetica è severa, è una fusione di fantasia e di forza del pensiero che non si fonda sul diletto. Ogni parola è un incantesimo, un evocare e esorcizzare le cose che essa nomina. È un linguaggio autonomo senza il fine di comunicazione.
La distinzione tra lingua e contenuto
Nasce la moderna distinzione tra lingua e contenuto, a favore della prima: poesie eufoniche ma anche senza alcun senso. L'oscurità e l'incoerenza divengono presupposti della suggestione lirica. Tematicamente la poesia segue il caso, metodicamente segue l'algebra. Intimità invece di sentimento, fantasia invece di realtà, frammenti del mondo invece di unità del mondo, caos, fascinazione per mezzo di oscurità e magia linguistica, ma anche un freddo operare matematico (teoria ripresa da Rimbaud, Mallarmé).
Il romanticismo francese
Il romanticismo si spense verso la metà del secolo ma rimase nelle generazioni successive anche in quelle che pensavano di liquidarlo. Cadde tutto ciò che era mancanza di misura, posa, pomposità. Nelle sue armonie si celavano le dissonanze del futuro. La poesia moderna è un romanticismo sromanticizzato. Con il romanticismo, la gioia e la serenità si ritirarono dalla letteratura, al loro posto subentrano la malinconia e il dolore cosmico. Il concetto del nulla comincia ad avere la sua importanza, Musset ne è il primo portavoce. Rifacendosi ai modelli tedeschi, i romantici francesi vedono nel poeta il veggente incompreso.
La letteratura di opposizione
I poeti costituiscono un partito contro il pubblico borghese. La letteratura diviene di opposizione, della distinzione, con un crescente orgoglio per l'isolamento. La parola è un essere vivente più potente di quello che la usa, concetto ripreso da Mallarmé della forza d'iniziativa del linguaggio.
La teoria del grottesco di Hugo
Hugo sviluppa la teoria del grottesco del frammentario: originariamente grottesco era un'espressione del linguaggio della pittura e stava a indicare l'intreccio ornamentale di un quadro. Col tempo il significato si estese nel senso di bizzarro e giocoso, contraffatto e singolare, così anche in Hugo egli vi introduce anche il brutto. H parte dal concetto di un mondo scisso in opposti e che solo grazie a questa scissione è in grado di sussistere come un'unità superiore, accentuando in modo nuovo il ruolo del brutto, che non è più semplicemente l'opposto del bello, ma un valore a sé. Nell'opera artistica è il grottesco, come un'immagine dell'incompleto e del disarmonico. Scomponendo i fenomeni in frammenti, esso esprime che il tutto è da noi afferrabile esclusivamente come frammento, in quanto il tutto non concorda con l'uomo. Queste teorie romantiche si ritrovano in Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Lautreamont, nel nero humor dei surrealisti.
Baudelaire
Baudelaire fu uno dei creatori della parola modernità per esprimere la particolarità dell'artista moderno: la capacità di vedere nel deserto della metropoli non solo la decadenza dell'uomo ma anche avvertire una misteriosa bellezza fino ad allora non scoperta. Una caratteristica fondamentale di Baudelaire è la sua disciplina intellettuale e la chiarezza della sua coscienza artistica. Egli unisce in sé genio poetico e intelligenza critica. Le sue idee sul procedimento del poeta sono esposte nelle raccolte di saggi Curiosité esthétiques e L'art romantique.
Les fleurs du mal
Les fleurs du mal non sono una lirica di confessione, un diario di situazioni private, nessun fatto anagrafico è individuabile nella sua singolare tematica. Con Baudelaire inizia la spersonalizzazione della poesia. Le sue asserzioni si rifanno a quelle di Poe, colui che ha separato nel modo più netto la lirica e il cuore. La capacità di sentire del cuore non è propizia al lavoro poetico, in opposizione alla capacità di sentire della fantasia. Egli concepisce la fantasia come un operare guidato dall'intelletto. È una fantasia chiaroveggente che assolve compiti più gravosi. Le sue poesie sono in grado di esprimere ogni possibile stato di coscienza dell'uomo, soprattutto gli stati più estremi.
La spersonalizzazione della poesia
Quasi tutte le poesie della raccolta parlano muovendo dall'io, ma egli parla di se stesso nella misura in cui ha coscienza di essere il sofferente della modernità, che grava su di lui. Egli misura in se stesso tutte le fasi che scaturiscono sotto la spinta della modernità: angoscia, la mancanza di vie d'uscita, il crollare di fronte all'ideale irraggiungibile. La raccolta è attraversata da una venatura tematica che la rende un organismo concentrato. I temi non sono molti, sono varianti, metamorfosi di una tensione fondamentale tra satanismo e idealità. Questa tensione non si risolve e verrà accentuata in Rimbaud divenendo dissonanza assoluta, ma distruggerà con ciò ogni ordine e coerenza. Anche Mallarmé l'accentuerà ma la trasferirà ad altri temi e creerà un nuovo ordine affine a quello di Baudelaire.
Una nuova bellezza
Con la concentrata tematica della sua poesia egli si impedisce di abbandonarsi all'ebbrezza del cuore. I contenuti negativi della raccolta sono tenuti insieme da una meditata composizione ed è il libro architettonicamente più rigoroso della lirica europea. I residui cristiani individuabili nella sua poesia lasciano supporre che nel suo tessuto formale riecheggi il simbolismo medievale che soleva riflettere in forme compositive l'ordine del cosmo. Il primo gruppo di poesie, Spleen et idéal, presenta il contrasto tra slancio e caduta, i Tableaux parisiens mostrano il tentativo di un'evasione nel mondo esterno della metropoli, Le vin l'evasione nel paradiso dell'arte. Ma non basta. Il quarto gruppo contiene l'abbandono alla fascinazione del distruttivo, Les fleurs du mal, la ribellione contro Dio nel quinto gruppo, Révolte. Come ultimo tentativo non resta che cercare la pace nella morte nell'ultimo gruppo, La Mort. Il fatto che Baudelaire abbia usato questa struttura architettonica dimostra il suo distacco dal romanticismo, che ripete nella disposizione la casualità dell'ispirazione. Come la poesia si è separata dal cuore, così la forma si separa dal contenuto: la sua è solo una salvazione di linguaggio, mentre il contenuto viene abbandonato nella sua insolutezza.
La poesia moderna di Baudelaire
Per Baudelaire l’ispirazione ha il valore di qualcosa di semplicemente naturale, che conduce all'inesatto. Come in Novalis nella sua poetica s'inserisce il concetto di matematica. La svolta con cui Baudelaire si allontana dal romanticismo si può avvertire anche nelle tematiche. Quello che ha ereditato dal romanticismo lo trasforma in una dura esperienza al punto che, in confronto a lui, i romantici appaiono frivoli. I romantici situavano se stessi nella propria epoca definita tempo finale, anche Baudelaire lo fa ma con altre immagini e altri stimoli. Nella poesia Le coucher du soleil romantique egli allude alla perdita della confidenza, ancora possibile nel romanticismo, dell'anima con se stessa. Una poesia moderna per Baudelaire può essere conseguita solo affermando il notturno e l'anormale, l'unico luogo in cui l'anima che si estranea da se stessa può ancora sfuggire dal progresso del tempo finale.
Il concetto di modernità
Il concetto di modernità è visto sotto due aspetti: in quello negativo è il mondo della metropoli senza verde, con la sua bruttezza, la sua illuminazione artificiale, gli uomini soli. È anche l'epoca della tecnica, del vapore e dell'elettricità, del progresso. Il progresso è definito atrofia dello spirito. Lo disgusta anche la democrazia che tutto livella. Ma il suo concetto di modernità fa del negativo qualcosa di fascinoso. Il misero, il decadente, cattivo, notturno, artificiale, offre materie stimolanti poeticamente. Egli approva ogni cosa che esclude la natura, per fondare il regno assoluto dell'artificiale. La città, sebbene luogo del male, è il simbolo della libertà dello spirito. Le immagini della metropoli sono dissonanti, tra profumi e puzze, gioia e lamenti; la dissonanza è anche nella solennità dei suoi versi.
La bellezza secondo Baudelaire
Baudelaire parla spesso di bellezza, ma non più la bellezza antica, egli utilizza termini stravaganti, paradossali, per dotare la bellezza di uno stimolo aggressivo e sorprendente per proteggerla dalla banalità. Ma egli ha desiderato anche la bruttezza (estetica del brutto) come il punto di rottura per l'ascesa all’idealità. Il deforme produce sorpresa, e l’anormalità si annuncia come presupposto della poesia moderna. La nuova bellezza può coincidere con il brutto. Riprende la teoria del grottesco di Hugo. Egli vede nel grottesco lo scontrarsi dell'idealità col diabolico e allarga questo al concetto di assurdo. L'assurdo è la legge che occorre agli uomini per esprimere il dolore col riso.
Il poeta solitario
Lo stacco iniziato con Rousseau tra autore e pubblico, aveva condotto il romanticismo al tema del poeta solitario. Baudelaire lo riprende con accenti più acuti donandogli aggressiva drammaticità. Egli parla dell'aristocratico gusto di disgustare, esalta il fatto che la poesia produca uno shock, si vanta di irritare il lettore e di non essere compreso da lui. C'è dissonanza tra opera e il lettore.
Le parole chiave di Baudelaire
Le parole chiave in Baudelaire possono distinguersi in due gruppi opposti: da una parte oscurità, abisso, angoscia, prigionia, freddo, putrido; dall'altra slancio, azzurro, cielo, luce, purezza. Vi è l'accostamento di ciò che normalmente è inconciliabile (seducente ribrezzo), chiamato oxymoron. È la figura chiave della sua dissonanza fondamentale. Dietro questi gruppi di parole si celano residui del cristianesimo, ma egli non è più un cristiano. Il satanismo di Baudelaire è il superamento del male semplicemente animale (e quindi del banale) mediante il male concepito dall'intelligenza al fine di ricavare lo slancio verso l'idealità. Cristo compare nelle sue poesie solo come fugace metafora o come l'abbandonato da Dio. È un cristianesimo in rovina.
L'ideale secondo Baudelaire
L'ideale rappresenta un'ascesa verso dove? A volte la meta viene chiamata di Dio ma molto spesso ha nomi generici. La risposta è data nella poesia Elevation. Nella poesia l'anima sale in una trascendenza che la trasforma al punto che essa, volgendosi indietro, penetra il velo di ciò che è terreno e ne riconosce la vera essenza. Questa poesia si accorda con lo schema mistico della dottrina classica e cristiana, ma in Baudelaire la meta è solo una possibilità ma che a lui non è concessa. La meta dell'ascesa è lontana e vuota, bramata ma non raggiunta. Nella poesia Le voyage vi è l'attrazione per la morte poiché è la possibilità di condurre nel nuovo, il vuoto contrapposto alla desolazione del reale.
La magia del linguaggio
La magia del linguaggio è la possibilità di far nascere una poesia mediante un procedimento combinatorio che opera con elementi sonori e ritmici della lingua e con formule magiche. Da essi, e non dallo schema tematico, scaturisce allora il significato, un significato oscillante e indeterminato. La vicinanza tra poesia e magia era già stata affrontata da Novalis, poi da Poe, da Baudelaire in poi. Egli ha tradotto i due saggi di Poe A philosophy of composition e The poetic principle e ne ha fatto proprie le teorie. Poe invertì l'ordine degli atti poetici presupposti dall’estetica antica: quello che sembra il risultato, la forma, è l'origine della poesia; quello che sembra l'origine, il significato, è il risultato. La poesia nasce dall'impulso del linguaggio che obbedendo al suono mostra la via su cui si presentano i contenuti; i contenuti non sono più la vera sostanza della poesia ma veicoli delle forze musicali.
La spiritualità di Baudelaire
La lirica di Baudelaire non aspira alla riproduzione fedele ma alla trasformazione. In lui c’è una grande spiritualità che cerca di sottrarsi al reale. Con maggior decisione di Rousseau e Diderot egli innalza il significato di sogno e fantasia al rango di capacità creativa superiore. Il sogno è una capacità.
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