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Paul Morand (1888-1976) è stato il più prolifico ed acclamato autore di racconti di viaggio e

d’avventura degli anni ’20. In Le Voyage ironizza sulla “nuova droga” e sullo “spirito nomade”

rilanciato dalla guerra insieme alle illusioni di oblio e di fuga da se stessi. Le raccolte di novelle

Ouvert la nuit e Fermé la nuit gli garantiscono un grosso successo di pubblico e di critica.

Ricorrendo a una scrittura che mischia la finzione con il reportage, il saggio, la guida turistica e

qualche squarcio lirico, Morand persegue l’intento di offrire immagini di interi continenti, alternando

novelle e romanzi.

Cendrars (1887-1961) dopo la crisi della guerra decide di passare alla forma romanzesca con

L’Or, vita di un uomo, fondatore della Nuova Elvezia in California, rovinato dalla scoperta dell’oro

sulle sue terre. Se la partenza è liberazione, il radicarsi comporta al contrario la messa in moto di

spinte distruttive e autodistruttive. Di tenebra è fatto invece Moravagine, in cui gli ingredienti del

romanzo di viaggi e d’avventura sono estremizzati. La frenesia del viaggio è qui tradotta in termini

di fuga. Ne Les Confessions de Dan Yack il protagonista trova nell’azione l’uscita dalla crisi

esistenziale, ma anche il trionfo dell’uomo d’azione è effimero: le confessioni si aprono sul

desolato bilancio dell’esperienza del viaggio e di un fallimento esistenziale.

Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944)ridisegna lo spazio geografico nella sua epopea dei primi

voli aerei. I personaggi dei suoi romanzi, uniti dal senso di responsabilità e di appartenenza, sono

animati da una volontà di superamento di sé verso “una vita forte”, e investono nell’azione

l’esigenza di un dovere superiore. La coesione della squadra è garantita dalla figura del capo, che

di questi uomini, oltre che del servizio, è il responsabile e la lucida coscienza. L’intreccio narrativo

e la rievocazione di ricordi cedono sempre più spesso il campo a meditazioni e interrogativi.

Esempi sono Courrier Sud e Vol de nuit. Il piacere del racconto lo ritrova con una favola destinata

a enorme successo: Le Petit Prince.

Henri Michaux (1899-1984)racconta viaggi immaginari e descrive flora e fauna immaginarie

estremizzando il desiderio di evasione dal mondo reale, da se stesso e dalle forme codificate,

perseguendo una costruzione per frammenti. Sotto il titolo L’Espace du dedans riunisce frammenti

di opere già pubblicate negli anni ’30, tra cui Qui je fus, Ecuador, Mes propriétés, Un certain Plume

ecc..

André Malraux (1901-1976) porta a compimento il processo di eliminazione del pittoresco e del

colore locale legato al racconto di viaggi. Tre romanzi, fra ricostruzione e trasposizione visionaria di

eventi storici non vissuti e di vicende personali, sono legati alla sua esperienza asiatica:

• Les Conquérants, racconta e analizza l’innesto dei valori della vecchia Europa sulla rivolta

di enormi masse di diseredati capaci di tenere in scacco l’impero britannico e animate da

forze morali sconosciute all’Europa;

• La Condition humaine, qui l’ancoraggio alla realtà storica e l’integrazione della politica nella

finzione romanzesca fanno tutt’uno con una problematica della Storia e del senso della vita.

Sullo sfondo di una Cina popolata da masse miserevoli agiscono personaggi di

straordinario spessore. Il conflitto tra colonizzati e colonizzatori passa in secondo piano. La

figura del terrorista diventa qui riferimento degli interrogativi più importanti;

• La Voie royale, è dominata dall’assurdo. La vana sfida al mondo, alla Storia, al tempo, alla

morte si coniuga con la sorprendente evocazione di un’Asia identificata con la giungla. Si

conclude sulla consapevolezza che “niente mai avrebbe dato un senso alla vita”.

Fin dall’indomani della sollevazione del generale Franco contro il Governo del fronte popolare

uscito vincente dalle elezioni, lo scrittore organizza una squadriglia aerea e prende parte alla

difesa della Repubblica spagnola. Da questa esperienza nasce il romanzo L’Espoir, in cui lo

scrittore ricrea i primi otto mesi della guerra civile spagnola e la sua trasformazione in conflitto

internazionale. Poi lavora, lasciandolo incompiuto, a Le Démon de l’absolu, dedicato a

T.E.Lawrence.

Jean Giono (1895-1970). I magnifici paesaggi a cui è rimasto legato il nome di questo scrittore

configurano una geografia privata e affettiva innestata su una regione geografica reale, la

Provenza. Le sue storie esaltano la tensione di piccole comunità in lotta contro la violenza degli

elementi , un esempio ne è L’Homme qui plantait des arbres. Il rapporto con il mondo naturale

funziona da principio regolatore anche laddove s’intreccia con altre problematiche. Diversi e

innovatori, sul terreno dei procedimenti narrativi oltre che su quello tematico, saranno i romanzi del

I romanzieri cattolici esplorano il mistero del Male prendendo in analisi anche l’inferno delle

relazioni umane. Il microcosmo della provincia è il luogo di elezione delle loro storie. Questi

scrittori vivono la fede in maniera intransigente. Nella creazione romanzesca mettono in scena i

conflitti e i tormenti a cui questa condanna.

dopoguerra. Deux Cavaliers de l’orage inaugura la serie delle Chroniques romanesques.

François Mauriac (1885-1970). Le sue eroine sperimentano il deserto nell’amore e l’immane

fatica di una liberazione dalla gabbia del matrimonio, dalla prigionia delle convenzioni sociali.

Thérèse Desqueyroux ne è il personaggio emblematico: il romanzo omonimo inizia con l’esito del

processo per tentato uxoricidio e si sviluppa in una lunga meditazione del personaggio, la cui

rivolta è nutrita da un violento rifiuto della sessualità. A Mauriac va riconosciuta la grande capacità

di analisi non solo psicologicamente ma eticamente profonde.

Georges Bernanos (1888-1948). Nella sua produzione romanzesca l’innovazione fondamentale

consiste ne’l'introdurre un personaggio metafisico: la figura di satana, incarnazione del Male, fin

dal primo romanzo Sous le soleil de Satan. Lo scrittore propone due figure che incarnano il potere

di Satana e quello, miracoloso, della fede; e interroga l’irruzione della spiritualità nella vita di un

essere umano. Relazioni umane segnate dal cinismo e dalla malvagità fanno da contrappunto

anche a un percorso che porta tutti i segni della Passione cristica qual è quello raccontato in un

romanzo sotto forma di diario, Journal d’un curé de campagne. In Monsieur Ouine ricorre all’intrigo

poliziesco e alla frammentazione del racconto, e descrive l’incontro tra un giovane nevrotico e un

personaggio ambivalente fin dal nome (oui-ne: si-no).

Julien Green (1900-1998). Il suo primo romanzo, Mont-Cinère, è una cupa rappresentazione del

trionfo della violenza e della crudeltà in un universo chiuso e opprimente. Trasudano disperazione

e angoscia anche i due romanzi successivi, Adrienne Mesurat e Léviathan, che raccontano

l’inevitabile frustrazione a cui va incontro il tentativo di sottrarsi alla solitudine e di cambiare la

propria sorte. Non rimane che il rifugio in se stessi, nella propria interiorità, nel recupero

dell’attitudine alla fantasticheria propria dell’infanzia. I romanzi del dopoguerra, come Moïra,

saranno segnati dal dramma dell’incompatibilità tra sessualità e fede cristiana.

Pierre Jean Jouve (1887-1976). La sua opera testimonia un sofferto senso religioso e

un’altrettanto sofferta dimensione erotica. Se infatti aveva trovato nelle Scritture la rivelazione dello

Spirito, la psicoanalisi gli rivelerà quella dei diritti della carne. Paulina 1880 inaugura la tensione tra

Eros e Thanatos che sarà sempre presente nei suoi romanzi. Paulina, fra terribili rimorsi, entra in

convento per sfuggire al suo amante salvo poi, uscitane, assassinarlo per impedire a lui e a se

stessa di cadere nel peccato.

Romanzo storico-politico.

Louis Guilloux (1899-1980). Il suo primo romanzo, La Maison du peuple, mostra originalità nella

capacità di coniugare l’attenzione portata sulla Storia e lo sguardo rivolto all’esistenza di

personaggi umili, con un senso atemporale della tragicità umana. Le Sang noir, condensato nella

durata di 24ore, consuma il dramma fino al suicidio di un professore di filosofia, ridicolo e sublime,

vittima designata nel meschino mondo di una città di provincia. Sullo sfondo, la tragedia della

guerra.

Paul Nizan (1905-1940). Il suo costituisce un raro esempio di romanzo politico di qualità. Antoine

Bloyé racconta la chimerica ascesa sociale di un operaio delle ferrovie, che non riesce a sottrarsi

al senso di aver tradito la propria classe, si condanna alla solitudine borghese, e rimane infine

vittima degli ingranaggi di una società disumana.

Louis Aragon è il solo scrittore di rilievo che propugni e adotti il realismo socialista. A partire dai

primi anni ’30 realizza un vero e proprio ciclo narrativo a cui dà il titolo Le Monde réel e di cui la

migliore realizzazione è unanimemente considerata Aurélien. Il protagonista accomuna in un unico

grande fallimento l’impossibilità di amare la donna della sua vita e la disfatta militare francese del

’40.

Romanzo poliziesco.

Georges Simenon (1903-1989). Il genere del romanzo poliziesco si sviluppa tra gli anni ’30 e ’50

e trova la sua voce più originale e potente in Simenon. Questi inaugura la sua produzione più nota

con l’invenzione del commissario Maigret. Sotto forma di romanzi o di racconti brevi, Simenon

mette in scena autentiche tragedie moderne secondo le regole classiche del genere. Nella vita più

banale irrompe un elemento di tensione, in un drammatico crescendo fino alla crisi, raramente

catartica e più spesso semplicemente catastrofica. Il non senso e l’assurdo vengono rappresentati

nella loro tragica quotidianità. In Chemin sans issue vengono evocati l’attimo fatale, il gesto,

l’errore, l’impeto passionale, provocati dall’esplosione di pulsioni incontrollabili che precipitano

l’essere umano in una ineluttabile discesa fino alla prigione, al suicidio o alla morte spirituale.

Simenon ricorda Balzac per la pratica della registrazione oggettiva dei fatti, per la varietà dei

mestieri evocati. Ma la scrittura è in lui sempre essenziale e asciutta. Ambientati prevalentemente

in Francia tra gli anni ’30 e ’50, i racconti non alludono mai alla situazione socio-politica dell’epoca.

Ma sarà il romanzo giallo americano, dominato dall’azione e dalla violenza, a diventare il

modello principale di scrittori del secondo dopoguerra come Simonin e Le Breton, i quali

introducono l’argot nel racconto. Si svilupperà la famosa “série noire” creata da Duhamel.

Scrittori come Bataille o Blanchot di fronte alla doppia funzione – letteraria e utilitaristica – del

linguaggio, privilegiano modi di scrittura che possono dirsi “sacrificali” nella misura in cui

rinunciano al senso referenziale e adottano un linguaggio volontariamente oscuro.

Georges Bataille (1897-1962). In un avvicendarsi di quadri scabrosi, il primo di essi Histoire de

l’oeil, sposta la simbologia della visione dall’alto metafisico (occhio di Dio, raggio solare ecc…) al

basso scatologico (parto, feci, sangue, sperma). Questo testo contribuì alla collocazione di Bataille

nelle fila del surrealismo dissidente, una dissidenza diretta verso la globalità della conoscenza.

Estraneo a qualsiasi forma di idealismo, dichiara l’impossibilità della conoscenza e avvia il suo

lettore verso un “sistema incompiuto del non-sapere”. Sotterraneamente presente in tutte le sue

pagine, l’idea nietzschiana della morte di Dio trova in L’Abbé C il suo luogo maggiormente

rivelatore. Il testo è quello che più si avvicina alla forma del romanzo.

Maurice Blanchot (1907-2003). Nelle sue pagine la letteratura appare disincarnata, come

prodotta da una parola estranea al mondo. Due diverse fasi costituiscono la sua produzione

narrativa:

1. La prima, che occupa grosso modo gli anni ’40, comprende testi che si apparentano alla

forma del romanzo, come Thomas l’obscur. Nella prima versione di questo romanzo il

protagonista, obscur perché notturno, è una sorta di primo uomo in grado di ripercorrere

l’intero corso della storia umana in una serie di metamorfosi. Un iniziale tuffo in mare ne

offre il preludio, Thomas si sente assimilato all’elemento liquido nel quale nuota. Le pagine

che seguono ribadiscono la progressione oltre la corporeità. Tutto viene come inghiottito in

una generalizzata assenza di materia;

2. La seconda include una serie di récits in cui le coordinate spazio-temporali, i riferimenti al

mondo concreto, le connotazioni identitarie, scompaiono del tutto. A partire da L’Arrêt de

mort scompaiono quasi del tutto i riferimenti al mondo concreto. L’appartamento, la stanza

d’albergo, le camere appaiono privi di centro, sono luoghi fatti per esaltare la solitude

essenti elle dei personaggi. Blanchot fa uso di una parola che “ha il nulla da dire”.

Joë Bousquet (1897-1950). La scrittura si fa in lui testimonianza di una esistenza esiliata dal

corpo. I primi romanzi si inquadrano nel clima surrealista. Le opere della maturità rivelano uno

sforzo di approfondimento mitico del reale e testimoniano un desiderio di spostamento dall’essere

di carne a quello di pensiero.

Louis-René Des Forêts (1918-2000). Les Mendiants è costruito sulle voci di un certo numero di

personaggi che, dando il loro nome ai vari capitoli, ne diventano di volta in volta i protagonisti. Le

voci dei protagonisti hanno senso solo nel contesto di quelle che precedono e che seguono. Di qui

il significato del titolo: ogni voce è mendìca, elemosina dalle altre la sua possibile condizione di

esistenza. Unici momenti epifanici sono quelli in cui la parola, infedele a se stessa, si converte in

pura voce e diviene canto. Il luogo in cui la voce può realmente comunicare è quello in cui essa si

libera dall’asservimento alle necessità funzionali della parola corrente.

Pierre Klossowski (1905-2001). La sua scrittura si pone alla confluenza dell’interesse teologico

con quello scatologico. La trilogia dal titolo Le Lois de l’hospitalité indaga sui rapporti tra corpo e

anima e sul problema della salvezza spirituale.

Henry de Montherlant (1896-1972) rappresenta uno dei personaggi più discussi della Francia

postbellica. Percorsa da una spiccata tendenza al nichilismo di stampo nietzschiano, la sua

scrittura propone alcuni temi dominanti: l’amore per le civiltà mediterranee, una vena misogina e

una forte passione per sport che implichino la messa in gioco di se stessi. Tra i suoi romanzi

ricordiamo Le Songe ambientato durante la prima guerra mondiale.

Robert Brasillach (1909-1945). Nei suoi romanzi, a minacciare la consistenza del reale e dell’io è

il tempo, percepito come un passato divorante in cui si annulla la possibilità di vivere il presente in

quanto tale. Questo senso della labilità del tempo trova espressione anche in una presenza

ricorrente dell’elemento liquido. Fanno entrambi la scelta politica del fascismo i due personaggi

maschili innamorati della stessa donna che si contrappongono in Les Sept couleurs. La tematica

dell’amore condiviso e impossibile, del conflitto tra l’innamoramento adolescenziale e l’amore

coniugale, è riattualizzata dalle inquietudini dell’epoca e dall’evocazione di grandi scenari della

storia europea.

Drieu La Rochelle (1893-1944). Il disincanto connota la galleria dei suoi personaggi maschili.

Esseri fragili e instabili, che non riescono mai ad avere presa sul mondo, costantemente oscillanti

fra dissolutezza e sogni di purezza, fra cinismo e smarrimento, trascinano in un inquieto errare il

loro male di vivere e la loro ossessione del nulla, procedendo verso un’inarrestabile

autodistruzione. L’esempio più riuscito di questo “romanzo crisi” è Le Feu follet, che racconta le

ultime 24ore di un tossicomane determinato a mettere fine a una vita di vuote attese. Gilles segna

il passaggio ad un romanzo di più ampio respiro e a sfondo politico: si intreccia infatti con un

affresco impietoso dei salotti mondani, degli ambienti politici, delle velleità rivoluzionarie del

movimento surrealista, il percorso di un giovane sopravvissuto ai massacri della guerra ma ferito

nel fisico e nel morale. L’ossessione della decadenza e della fine dilaga nel romanzo Les Chiens

de paille, dove accanto alla figura dell’Ebreo, assunta a personificazione della decadenza,

compare quella di Giuda come capro espiatorio.

Céline (1894-1961). L’ideologia di una natura umana in preda alla vertigine della distruzione e

dell’autodistruzione, di una presenza forte del Male, si dispiega con violenza nella sua opera.

Questa visione del mondo si cristallizza fin dal primo romanzo Voyage au bout de la nuit. “La verità

di questo mondo è la morte”, l’uomo è “marcescenza in sospensione”. La tirannia del tempo è volta

in derisione nella farsa della durata ed è tradotta in dispersione spaziale: il difficile è stare unito.

Questa difficoltà di tenuta è un fenomeno che investe l’intero universo: l’uomo è infatti animato da

una forza eccentrica o centrifuga. Il viaggio verso l’ignoto, che si tratti del Continente Nero (il

superato) o del Nuovo Mondo (il futuro), così come lo spostamento all’interno della propria notte,

portano alla conferma di una verità già acquisita in guerra: “il vero desiderio degli uomini è

uccidere e uccidersi”. E tuttavia il tratto costitutivo di Bardamu (protagonista di Voyage au bout…)

è una pulsione di attaccamento alla vita. Il titolo e l’epigrafe disegnano simbolicamente la vita

intera come viaggio nelle tenebre. Il secondo romanzo, Mort à crédit, è un viaggio nella memoria,

alla ricerca delle origini del male. È un altro viaggio nelle tenebre, quelle di un passato infantile e

adolescenziale. Nella trappola dell’inferno familiare, il crollo finale, con le frasi ripetute tra le

lacrime “voglio andarmene, voglio arruolarmi”, lo ricongiunge all’inizio del Voyage, alle pagine che

raccontano l’improvvisa decisione di Bardamu di partire per la guerra. I tre romanzi D’un Château

l’autre, Nord e Rigodon invitano ad essere letti come una sola opera. Il racconto retrospettivo è il

laborioso parto di una memoria labile e disturbata da un sovraffollamento cortocircuitante. La

poetica della trasposizione e la sfida di creare uno stile emozionale animano un progetto

romanzesco nuovo, che si vuole al tempo stesso autobiografia, cronaca e romanzo. Il tempo della

narrazione dilaga nel testo. Le grandi unità narrative sono attraversate al loro interno da schegge

di altri tempi e altri luoghi e sono assediate da un discorso paranoico che vomita torrenti di fatti,

date, luoghi disparati. La sua scrittura è caratterizzata dalla sovversione della punteggiatura, la

sostituzione del punto e della virgola con i tre punti di sospensione, la tendenziale soppressione

dei connettori logici.

Jean-Paul Sartre (1905-1980) dà forma narrativa a una vera e propria riflessione filosofica,

affidata in parte al diario del suo personaggio, in parte a un sapiente e complesso gioco

intertestuale. L’interrogativo sul senso della vita, che percorre gran parte della letteratura degli anni

’30, diventa nella Nausée esplorazione di un processo di perdita del senso e insieme rivelazione di

una verità solo apparentemente nascosta. Per vederla basta liberarsi delle griglie mentali con cui

viviamo il nostro essere al mondo. È l’operazione che Sartre fa compiere al suo personaggio. E

tuttavia, non l’angoscia accompagna questo percorso, bensì un immenso disgusto, quella nausea

esibita nel titolo, e con la nausea un’immensa noia metafisica. Questo romanzo fa propria la

scoperta che il viaggio non è un mezzo d’evasione. Propone invece un’altra forma di avventura:

l’incontro con la gratuità dell’esistenza; e un’altra forma di evasione: l’uscita da sé, in un’estasi

orribile di fronte alla radice di un castagno nel giardino pubblico, è collasso della coscienza, perdita

di sé nell’attrazione vischiosa della materia. Il tempo è percepito come un continuum, una “pozza

informe” in cui tutto si confonde e si disfa. La problematica dell’esistenza interseca quella della

temporalità. Spetta alla musica la funzione di rappresentare una temporalità alternativa, fondata

sul senso di irreversibilità. All’immaginario è affidata la possibilità di giustificare l’esistenza: una

possibile salvezza sta nella creazione artistica  è anche una ripresa parodica del finale della

Recherche proustiana. Sartre abbandonerà la scrittura romanzesca per quella teatrale, più

immediata e idonea agli occhi dell’intellettuale militante per esprimere il carattere problematico e

contraddittorio delle relazioni fra gli uomini, mettere a confronto morale e politica, disvelare la

teatralità dell’esistenza umana.

Il senso di profondo disagio di fronte ai generi letterari di puro intrattenimento cresce dopo la

scoperta dell’esistenza dei Lager: sembra ormai imperativo testimoniare, dare voce alla Storia, al

pessimismo.

• La Douleur di Duras evoca il dramma di coloro che aspettano il ritorno dal campo dei loro

cari;

• Le Silence de la mer di Vercors narra l’intensa e silenziosa relazione che si stabilisce tra

un ufficiale tedesco e un vecchio signore e la sua giovane nipote; il tedesco tenta di

stabilire un colloquio ma i suoi tentativi falliscono perché i suoi ospiti tacciono. Il silenzio è

il loro modo di resistere.

• Èducation européenne di Gary è ambientato in Polonia e narra l’educazione di due

adolescenti le cui giovani vite sono travolte dalla ferocia nazista e segnate dall’eroica

resistenza partigiana.

3.Nuove vie del romanzo

In questo clima così acceso, si assiste a un vero rinnovamento editoriale. Nel 1945 Sartre fonda la

rivista “Les Temps Modernes”, il cui titolo, ispirato al film di Chaplin, riassume l’ambizione

esplicitata nel primo numero dell’editoriale, che definisce lo statuto dell’intellettuale nella società:

“in situazione”, attraverso la sua parola come con i suoi silenzi. Destinata alla riflessione politica e

alla letteratura, la rivista è schierata a sinistra.

Albert Camus (1913-1960). Algeri e le sue spiagge assolate, la malattia e i lunghi periodi in

sanatorio sono alcuni dei motivi che tornano nelle sue opere. Giornalista, drammaturgo, saggista,

romanziere, Camus ha cercato di esprimere le sue idee e il suo mondo interiore ricorrendo a varie

forme di scrittura. Si possono individuare due cicli nella sua scrittura:

• Il ciclo dell’assurdo, di cui fa parte L’Ètranger;

• Il ciclo della rivolta, tra cui La Peste. Tratta il tema storico e letterario della pestilenza per

farne un’allegoria non solo della Francia occupata ma anche di una comunità di uomini di

fronte al male. Questo romanzo corale riunisce attorno al narratore vari “campioni” di

umanità che reagiscono ognuno diversamente di fronte al flagello.

Simone de Beauvoir (1908-1986) sceglie la narrativa come terreno di esplorazione del rapporto

con l’Altro. Di grande impatto su intere generazioni di donne sono stati i due tomi di Le Deuxième

Sexe e i volumi dell’autobiografia, nella quale ripercorre le tappe della formazione e della maturità

di una donna e di un’intellettuale.

Jean Genet (1910-1986). Sotto forma di romanzo autobiografico o di romanzo in terza persona,

rielabora vissuto e ricordi personali trasfigurando la propria storia in leggenda e dando dignità

letteraria al mondo dei bassifondi. Da una parte la scrittura evoca con dovizia di particolari un

universo di promiscuità e di malavita; dall’altra, permette allo scrittore di evadere da una realtà

dura e insostenibile, attraverso l’immaginazione.

Violette Leduc (1907-1972). Il suo primo romanzo è L’Asphyxie. Scrive attingendo a piene mani

dalla sua vita infelice e controcorrente: l’infanzia povera vissuta con la madre che le trasmette la

diffidenza per gli uomini e per il sesso, la violenza dei rapporti amorosi, l’amore per le donne. Tutti

Negli anni ’50-’60 la battaglia contro il romanzo, contro il modello ottocentesco, si radicalizza

esprimendosi in testi-manifesti violentemente polemici e programmatici. È il fenomeno

conosciuto sotto il nome di Nouveau Roman.

questi temi vengono trattati con stile essenziale e crudo.

Nathalie Sarraute (1900-1999) fin da quando comincia a scrivere Tropismes anticipa la

contestazione del periodo. Nei suoi testi brevi e frammentari, a metà strada tra novella e poema in

prosa, troviamo le principali caratteristiche dei romanzi futuri: personaggi ridotti all’essenziale,

trama pressoché inesistente, assenza quasi totale di descrizione. L’unità di base del testo narrativo

è la relazione interpersonale, che si traduce attraverso movimenti istintivi di attrazione e di

ritrazione, di cui personaggi e lettori possono condividere l’esperienza: sono i “tropismi” del titolo,

sintetizzati in un neologismo preso a prestito dalla biologia. Il suo primo romanzo, Portrait d’un


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jiggly91

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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jiggly91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Bevilacqua Mirko.

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