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Il romanzo del '900: crisi e rinnovamento

Il romanzo entra nel '900 in uno stato di crisi, mancano infatti i segni di un rinnovamento. In questo quadro un ruolo di primo piano è svolto dalle riviste letterarie, nelle quali si discute dello statuto del romanzo. Spicca la Nouvelle Revue Francaise, rivista fondata nel 1909 su iniziativa di Gide, che nel 1913 pubblica un articolo di Rivière intitolato Le Roman d'aventure, nel quale i grandi principi costruttivi del modello ottocentesco vengono individuati e smontati.

Il problema della rappresentazione del tempo appare subito centrale. A essere messa in discussione è la linearità logico-cronologica del racconto tradizionale, infatti tutto doveva tendere verso la conclusione, mentre nel romanzo nuovo prevale l'inutile e il gratuito. Anche il personaggio sfugge a ogni determinismo e si emancipa dalla tutela del narratore demiurgo della narrativa ottocentesca. A ciò si accompagna il rifiuto del narratore onnisciente.

Uno spazio letterario composito

André Gide (1869-1951)

I primi testi portano ancora traccia della formazione simbolista dell’autore (Le Voyage d’Urien), ma fin d’ora s’affacciano motivi e strutture nuove e personali. Da un lato il tema dell’angelismo, cioè la dissociazione tra spirito e sensi con la conseguente sofferta rinuncia all’amore, e quello del viaggio come ricerca di sé; dall’altro la predilezione per la forma diaristica e la costruzione en abyme, che pone al centro dell’opera la figura di uno scrittore alle prese con i problemi della composizione letteraria.

Il distaccamento dal simbolismo avviene a seguito del primo viaggio in Africa di Gide, e le conquiste di questo viaggio saranno celebrate in quella sorta di lungo poème en prose che sono Les Nourritures terrestres, la cui prefazione Paludes (satira del clima di soffocamento e stagnazione che si respirava in quegli anni) rappresenta insieme l’esito estremo del progetto flaubertiano di un livre sur rien e il primo esempio di "romanzo del romanzo".

Le problematiche emerse nella produzione precedente trovano agli inizi del secolo una soluzione nel récit, genere di matrice classica, col quale Gide designa un racconto retrospettivo in prima persona, dalla struttura lineare e unitaria, fortemente centrato sul protagonista e con pochi altri personaggi. Il récit gidiano segna la definitiva emancipazione dall’estetica simbolista che si realizzerà compiutamente con L’Immoraliste e con La Porte étroite; i due racconti sono concepiti in modo complementare, l’uno come il rovescio e la confutazione dell’altro.

Parallelamente, prende forma nell’universo di Gide un altro genere, il sotie (riferimento all’omonima farsa medievale); lo caratterizzano l’ironia del tono e l’inverosimiglianza dell’intreccio. Il termine compare per la prima volta nel 1914 a proposito delle Caves du Vatican (presunta sostituzione del Papa con un sosia a opera della massoneria).

Solo ai Faux-Monnayeurs Gide riconoscerà la dignità del romanzo; molteplicità di personaggi e di punti di vista, complessità tematica e strutturale lo differenziano dal récit, l’assenza di un partito preso ludico lo distingue dalla sotie. La storia si organizza intorno a due poli di interesse, il percorso di crescita di due adolescenti e l’attività di un altro dei personaggi impegnato a scrivere un romanzo intitolato Les Faux-Monnayeurs. Ulteriore esempio di “romanzo nel romanzo”, offre al lettore il racconto scoperto della propria genesi, costringendolo a una continua oscillazione tra mondo reale e mondo immaginario.

Gide riesce a trovare un equilibrio esemplare tra le due istanze tra cui oscilla il romanzo novecentesco, quella narrativa e quella critica. Non rinuncia cioè a creare un universo finzionale convincente e coinvolgente pur inglobando nel testo una riflessione serrata sul romanzo e sulle sue condizioni di possibilità.

Marcel Proust (1871-1922)

Nel 1912 propose la pubblicazione di Du côté de chez Swann ma ricevette dei rifiuti, quindi lo pubblicò a sue spese da Grasset nel 1913. Alla composizione della Recherche Proust sarebbe arrivato gradualmente. Una delle prime tappe fu la redazione di un romanzo incompiuto di circa un migliaio di pagine, Jean Santeuil. In questa imponente mole di pagine rimangono riconoscibili spunti riutilizzati e sviluppati nella Recherche. Di particolare rilievo appare l’introduzione della figura di un Narratore, assente nel Jean Santeuil. Inizia a prendere forma nella Recherche un’idea destinata ad assumere un peso fondamentale nella rivoluzione del canone letterario novecentesco: la scomparsa dell’autore onnisciente.

Negando fortemente tale corollario, Proust non intende affatto affermare che il romanzo debba rinunciare alla rappresentazione autobiografica. Per Proust il fatto autobiografico non può tramutarsi in letterario senza l’intervento di un “io profondo” che trasfiguri la scrittura in opera. Il contatto con l’io profondo non può infatti avvenire in modo volontario, deve trattarsi piuttosto di una memoria involontaria, capace di far rivivere il tempo trascorso non come lontana reminiscenza ma nella sua qualità di esperienza viva. Quello di Proust è un tempo psichico, non cronologico. Come se fosse dotato della facoltà di ricrearsi da se, il passato irrompe nel presente, sconvolge le leggi temporali: nega la morte.

I fatti che narra si sviluppano invece in una cornice storica precisa, che include i momenti caldi dell’affaire Dreyfus e va fino alla prima guerra mondiale. Du côté de chez Swann, primo dei sette volumi della Recherche, è ricco di spunti destinati a essere ripresi in modo circolare nell’ultimo. L’impianto dell’intera opera si scopre immediatamente fondato su un sistema di opposizioni binarie che trova la sua metafora essenziale nell’immagine della biforcazione a ipsilon della strada di casa di zia Léonie, che si apre in direzione di una passeggiata verso Méséglise, la parte di Swann, e una verso la parte dei Guermantes.

Filo d’Arianna del romanzo è la vocazione letteraria del Narratore. L’intero arco del percorso è infatti unificato dalla tappe della ricerca e infine dalla scoperta di se stesso in quanto artista. Scoperta che avviene durante la scena terminale di Le Temps retrouvé: quella dell’ultimo ricevimento in casa dei Guermantes. Il Narratore vi trova una duplice evidenza: la menzogna e la futilità delle passioni di fronte alla caducità della vita umana e la sopravvivenza e il valore dell’arte scoperti in un’accelerazione di momenti privilegiati.

Nei volumi precedenti i tre artisti della Recherche avevano avuto il compito di spargere i semi di questa verità, che aveva trovato un grande momento espressivo nella scena della morte di Bergotte. Subito dopo la sua morte il Narratore commenta “Morto per sempre? Chi può dirlo?”. E allude alla sopravvivenza della sua arte attraverso la celebre metafora dei suoi libri che quella notte, nelle vetrine illuminate dei librai, “vegliano come degli angeli dalle ali spiegate e sembravano, per colui che non c’era più, il simbolo della sua resurrezione”.

La conclusione della Recherche è ambigua, infatti scoperta la propria dimensione artistica, il Narratore può finalmente scrivere, ma quale sarà il suo libro se può apprestarsi a scriverlo solo quando la Recherche finisce? La struttura circolare dell’opera raggiunge in questo punto il suo grado massimo di espressione, è concepita in modo che la fine ne generi l’inizio.

L'adolescenza nel romanzo del '900

Negli anni Venti emerge l’interesse dei romanzieri per l’adolescenza, valorizzata come età della vita ricca di qualità da salvaguardare, feconda e aperta a tutto. A motivare tale predilezione concorrono da un lato il bisogno di guardare avanti e di ricominciare, dall’altro la centralità attribuita a infanzia e adolescenza dal pensiero scientifico e filosofico contemporaneo. Ciò che spesso prevale in questi testi è un senso tragico di chiusura e di morte.

Il récit poétique si propone allora come possibile via di emancipazione del genere dai vincoli imposti dalle codificazioni realiste. Le costanti sono: personaggi sospesi tra sogno e realtà, senza radici, evanescenti tanto da trasformarsi in simboli o allegorie; il tempo si frammenta condensandosi in istanti privilegiati oppure si distende a dismisura nell’attesa di un evento o nella risonanza di ciò che è accaduto; struttura circolare che annullando il tempo nega l’avvenire; lo spazio assurge al ruolo di protagonista e perde i tratti propri del décor realistico.

  • Alain-Fournier (1886-1914) inaugura il genere con Le Grand Meaulnes. Iniziato con l’arrivo di Meaulnes al crepuscolo della sera, il romanzo si richiude circolarmente su se stesso con il suo ritorno al crepuscolo del mattino, confermando così l’immagine dell’adolescenza come spazio poetico e irreale sottratto allo scorrere del tempo.
  • Larbaud (1881-1957). Bambini e adolescenti popolano i suoi brevi romanzi. In Fermina Màrquez mette in scena i turbamenti amorosi di un gruppo di adolescenti all’arrivo di una giovane colombiana nell’universo chiuso del collegio. Nelle novelle di Enfantines esplora l’universo infantile secondo le modalità proprie del récit poétique.
  • Jean Giraudoux (1882-1944) attinge alla poesia e ai suoi procedimenti. In Suzanne et le Pacifique l’apprendistato dell’eroina finisce per trasformarsi in un viaggio attraverso il linguaggio e la scrittura, in un’avventura soprattutto letteraria.
  • Jean Cocteau (1889-1963). Adolescenza come metafora della poesia e poesia come eterna adolescenza. Si misura in Thomas l’imposteur con una diversa forma narrativa, per molti versi un récit poétique. È un racconto di guerra dove la guerra è trasfigurata dallo sguardo infantile del protagonista. In Les Enfants terribiles, la chambre, vera protagonista, è il nuovo palcoscenico che Cocteau appronta per i suoi ragazzi terribili, dissoluti e criminali, ma puri e innocenti.
  • Raymond Radiguet (1903-1923). Pur non riconducibile ai tratti formali del récit poétique (il riferimento è piuttosto al romanzo d’analisi), Le Diable au corps è uno dei romanzi che più hanno contribuito a fissare l’immagine dell’adolescente anni Venti. Il racconto è affidato alla voce del giovane protagonista, per il quale gli anni del conflitto furono quattro anni di vacanze, impiegati a vivere una precoce storia d’amore con una donna più adulta, fidanzata e poi moglie di un soldato al fronte.
  • Sidonie-Gabrielle Colette (1873-1954). Un altro romanzo dell’adolescenza è Le Blé en herbe, récit d’une adolescence féminine. Storia dell’iniziazione sentimentale e sessuale di due adolescenti che all’epoca fece scandalo. Tutte le donne di Colette costituiscono sempre all’interno della coppia il polo dominante. Coraggiose, libere ed equilibrate, capaci di resistere alla sofferenza e di proiettarsi nel futuro in virtù di un prepotente attaccamento alla vita. I personaggi maschili portano invece i segni di una costitutiva debolezza e inettitudine ad adattarsi.

Erano poco più che adolescenti i soldati chiamati al fronte nel 1914, e tra essi molti gli scrittori. La letteratura non ha trovato altra via, da principio, che quella testimoniale. Il romanzo contemporaneo alla Grande Guerra recupera modi mimetici di stampo naturalistico. Poche ma di grandissimo impatto le opere non soltanto testimoniali. La poetica è soprattutto affidata a una scrittura sapiente ed evocativa.

Il romanzo fiume e la società del '900

Henri Barbusse (1873-1935). Le Feu. Fervente antimilitarista, predicatore di pace, Barbusse invita alla fede nell’avvenire e interpreta la distruzione bellica al pari di un massacro fratricida. Bisognerà attendere gli anni immediatamente seguenti il conflitto perché il romanzo esprima la volontà di una presa di distanza e il rifiuto a indulgere all’accoramento del ricordo.

Una delle vocazioni del romanzo francese del primo '900 è dipingere un quadro esaustivo della società del proprio tempo. Si possono schematizzare tre fasi:

  • Nella prima, che ha per modello il Jean-Christophe di Romain Rolland, il personaggio principale dà il titolo all’opera e ne assume il ruolo centrale;
  • Nella seconda fase il romanzo si centra su un intero nucleo familiare, esempi sono Les Thibault di Roger Martin du Gard e Chronique des Pasquier di Georges Duhamel;
  • Nella terza fase il ruolo di primo piano viene accordato all’intera società e un’unità collettiva viene descritta.

Romain Rolland (1886-1944). La denominazione di “romanzo fiume” nasce con i dieci volumi del primo ciclo narrativo del '900, il Jean-Christophe, che ruota intorno all’iniziazione sentimentale, intellettuale e umana di un musicista tedesco cui l’autore affida il compito di convertire le cose del mondo in un linguaggio che le purifichi e innalzi al sublime. Altro romanzo fiume è L’Âme enchantée, critica al fanatismo bellico contemporaneo.

Roger Martin du Gard (1881-1958). Les Thibault sono otto volumi sul destino di due fratelli di diverso temperamento. Il romanzo è come spezzato in due da L’Été 14 (il settimo volume) interamente dedicato alla minaccia bellica e alle cause che la determinano. Questo volume segna l’irruzione della Storia nella vita quotidiana dei protagonisti.

Georges Duhamel (1884-1966). Dopo Vie et aventures de Salavin, Duhamel passa dal protagonista unico alla famiglia nella Chronique des Pasquier. La particolarità di quest’opera è il trattamento del tempo: un tempo individuale che scandisce le fasi della vita dei protagonisti senza giungere a conclusione; anche perché, unico nel suo genere, nel romanzo manca la Storia.

Jules Romains (1885-1972) sostituisce alla coscienza individuale quella collettiva. Sceglie, per definirla, la parola “Unanimismo”, costruita sulla fusione dei due termini chiave della sua ideologia: anima e unità. Les Hommes de bonne volonté pone la Storia in primo piano, spostandola dallo sfondo.

André Breton (1896-1966). Nel primo Manifeste du Surréalisme del 1924, Breton accusa gli atteggiamenti realistici e l’ideologia razionalista.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/03 Letteratura francese

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