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La poesia romantica

Il settecento fu un secolo povero di poesia, confinata alla funzione di esercizio mondano e retorico. La rivoluzione

e l'impero letteralmente danno la parola alle armi, attraverso i bollettini delle campagne militari e la prosa degli

ordini di marcia. Il silenzio della poesia è strettamente legato allo sconvolgimento sociale, storico e politico di

quegli anni. Le vicende storiche impongono ai sopravvissuti dell'Ancien regime la via dell'emigrazione in Belgio

Inghilterra Germania, dove la poesia francese riceverà il decisivo ingresso del romanticismo europeo. Con il

romanticismo l'io si distoglie dal reale per contemplare lo spazio dell'interiorità soggettiva.

Lamartine: il 1820 è la data precisa che segna la rinascita della poesia francese romantica con la pubblicazione

delle Meditations poetiques di Lamartine. Egli utilizza perifrasi di derivazione classica alla quale ricorre per

esprimere il dolore provocato dalla morte dell'amata con cui aveva trascorso una breve stagione di idillio sulle rive

del lago del Bourget. L'io con Lamartine diviene il nome della persona che affida alla poesia l'espressione della

sua più profonda intimità, senza dover più imitare la tradizione. Dolore, angoscia, speranza, fugacità del tempo,

hanno nelle Meditations il timbro di una fino ad allora inaudita sincerità. Sono temi appartenenti al

sentimentalismo classico, ma stravolti e drammatizzanti da una sensibilità ferita. La sua poesia investe infatti il

tema patetico dell'amore infranto del senso di un'esperienza esistenziale che pone l'essere dinanzi alla sua

solitudine, lontano dalla serenità del Parnaso e senza più il soccorso delle Muse. Il poeta scende nel presente

subendo l'urto del tempo che scardina la storia e sradica ogni affetto. La sua poesia si protegge dalla violenza della

storia prestandole il senso allegorico relativo alla fugacità delle cose umane, è comunque una difesa debole perché

in alcuni versi vi sono voci delle stragi dei secoli che costituiscono il sottofondo drammatico della sua poesia.

L’abisso in L ha forma di lago ovvero di una profondità controllata da un’idea di circolarità, il poeta gli volta le

spalle e si abbandona alla solitudine della sua lira alla quale si affida per incantare la realtà e sopirne la violenza,

riducendone i contorni alla forma della propria soggettività. La natura è spazio di consolazione in cui riversare e

rispecchiare la propria interiorità. Egli chiede alla poesia di recare il dono dell’oblio e di instaurare il silenzio

attorno a sé. Ma spento il rumore del mondo, questo silenzio è destinato a raccogliere l’eco di altre voci:la voce di

Dio. L è il primo dei poeti romantici non perché sa vedere la seconda realtà nascosta dietro le apparenze (tale sarà

il potere di Hugo) ma perché per primo ne intuisce l’esistenza. La poesia delle Meditations utilizza il romantico

paradosso che solo nell’oscurità può rivelarsi tutto ciò che la luce del sole nasconde. Con la seconda raccolta

Harmonies poetiques et religieuses (1830) la sua poesia non è più espressione di un io lacerato e malinconico ma

di un anima desiderosa di spiritualità. Innestando il neoplatonismo nella poesia francese, la poesia di L diviene

riflesso di un disegno celeste che lascia risuonare in terra le sue armonie. La poesia assume il compito di stabilire

un rapporto tra il presente e trascendente. Le Harmonies orientano la poesia francese facendone luogo della

ricerca di una corrispondenza non più tra realtà interiore e esteriore, ma tra l’essere e il divino.

La reverie poetica: Alle Meditations di L corrispondono, nel 1856, le Contemplations di Hugo. I due verbi

contemplare e meditare designano i due poli entro cui oscilla la funzione del romanticismo poetico, riflessione che

si affida alla sensibilità interiore per rispondere agli interrogativi suscitati dal confronto con la natura percepita

come un insieme di forze occulte. La reverie designa fantasticheria, sogno e contemplazione della vita esteriore

attraverso la sensazione soggettiva. Rousseau con le Reveries d’un promeneur solitaire ha indotto il romanticismo

a meditare su una nuova funzione dell’io sensibile. La reverie utilizza non il verbo capire ma sentire,

valorizzando, nell’essere, tutto ciò che la razionalità dimentica. Il poeta farà della reverie lo strumento attraverso

cui indagare i segreti del mondo. La metafora è utilizzata dai romantici come figura della reverie.

Hugo: La poesia di Hugo esplora la vita, la storia e la natura nei suoi risvolti notturni, procede dalla luce alle

tenebre, dalla leggenda al mito, dal naturale al fantastico nella convinzione che solo alla parola poetica è concesso

avvicinarsi al mistero dell’esistenza. La natura non è più paesaggio in cui l’io cerca se stesso, ma la voce

dell’universo che parla al poeta, sentinella ai confini dell’infinito, e che egli trasmette al lettore chiedendogli di

ascoltare. Fu bonapartista vicino a Luigi Napoleone ma oppositore del secondo impero, e alla sua proclamazione

si esilia nelle isole della Manica per 20 anni. Nel 1870 torna a Parigi per essere eletto senatore della terza

repubblica. Dopo la morte della figlia nel 1843 H passa da dal conformismo cattolico a un cupo misticismo. Ad

ogni capitolo della sua vita corrisponde un volume di poesie. La voce di Dio parla all’uomo per mezzo della

poesia, il poeta è quindi eco della parola divina, un profeta con il compito di guidare l’umanità. Le prima raccolte

di H trattano la superficie della vita, cantandone la bellezza naturale e la tenerezza familiare. Per H sotto il mondo

reale esiste un mondo ideale che si rivela a chi è stato educato alla meditazione. Nelle tenebre è racchiuso il

mistero della vita, la cui rivelazione esige dal poeta il coraggio di scrutare ciò che nascondono le porte della

morte. La morte della figlia farà saltare quella serratura, cancellando le ore serene della poesia di H per farla

precipitare lungo la prospettiva che anima la seconda parte delle Contemplations, la grande raccolta lirica

composta durante l’esilio e suddivisa in 2 parti, che simboleggiano lo ieri e l’oggi. La poesia di H fa scendere lo

sguardo della poesia romantica nell’oscurità. Lo sguardo della reverie si dilata in visione del sognatore che esplora

la sua coscienza per risvegliare un ricordo. La sua parola poetica coltiva la forza di suggestione, attraverso antitesi

e enumerazioni, per evocare l’indicibile e esplorare l’invisibile. Utilizza l’alessandrino ma con molti ritmi diversi,

1

immette nel vocabolario francese nuovi termini. In Les chatiments riversa tutto il suo odio per Napoleone III per

aver tradito la promessa repubblicana con il colpo di stato del 1851. Riunisce nella raccolta le voci degli oppressi

e le grida di speranza che annunciano il ritorno della libertà. Lo sguardo del sognatore diventa sguardo profetico

che sonda i misteri della storia. Con questa raccolta si apre la dimensione epica di H.

L’epica romantica di Lamartine e Hugo: Le 3 gloriose giornate nel 1830 riaprono le porte alla rivoluzione in

Francia, che sarà poi deposta con la seconda repubblica del 1848. La poesia non rimane sorda alle vicende

storiche e tra il 1830-48 conosce la vocazione sociale del romanticismo francese, sostituendo il noi all’io, i

paesaggi solitari con le visioni sociali del profeta che indica alla comunità le vie del suo divenire alla luce del

progresso. L si getta nella lotta politica prefigurando l’engagement dell’intellettuale del 900 e distogliendosi dalla

vocazione intimista. Il poeta diviene portavoce di un dolore non più individuale ma collettivo. La poesia

romantica riceve in questo periodo l’innesto sociale del Vangelo, accogliendo un nuovo spirito di carità sociale. La

parola poetica tende alla commozione e persuasione, ricorrendo a una forte enfasi oratoria.

Lo sguardo del profeta Hugo è doppio:egli può sondare la storia vedendone il passato e l’avvenire. Le opere

epiche sono di vaste proporzioni e spesso incomplete per la natura stessa del loro intento: rilegare in forma di libro

e raccordare in un canto unitario le origini del mondo al suo divenire, rivelando nella successione delle ere la

presenza d un valore divino che ha fissato la libertà come termine del cammino dell’umanità. La poesia in questo

periodo connette il presente alle sue immagini mitiche, evocando gli dei dell’olimpo, figure bibliche.. riscattare

l’umanità, redimere l’uomo, rigenerare lo spirito: tale è l’ambizione dell’epopea romantica. Ricorre spesso la

figura di Satana, il racconto epico presta difatti alla caduta di Lucifero il senso di un cammino verso il perdono

divino, concepito come un ritorno a una condizione spirituale anteriore alla colpa.

Vigny: Come L e H anche Vigny volle tentare la via dell’epopea che getta il suo sguardo sulla notte di Satana per

rischiararla di luce divina, con Eloa : mossa dalla pietà per la sorte di Lucifero, Eloa, figura angelica nata da una

lacrima di Cristo, scende negli inferi per salvarlo ma ne viene stregata e con lui precipita nel profondo. Il silenzio

del cielo che indifferente si chiude sulla caduta dell’angelo salvatore pervaderà tutta la sua opera, racchiusa in 2

volumi Poèmes antiques et modernes (1826), Les destinées. La sua poesia rifiuta il lirismo e la reverie per

caricarsi della tensione morale e intellettuale a forte impronta classica. Attraverso figure esemplari della Bibbia o

della storia moderna interroga il senso del destino umano votato alla sofferenza. Non c’è più la fiducia romantica

di poter trovare una riconciliazione. Vi è l’emblematica figura di Mosè , profeta stanco di servire Dio (ha guidato

il suo popolo nella terra promessa ma senza poterne varcare il confine) e che chiede di interrompere il suo dialogo

con Dio, simbolo del poeta che rinuncia a accogliere nella sua poetica la speranza di salvezza. La divinità è

tirannica e ingiusta. Il cielo e il mondo gli sono ostili, al poeta rimane solo di rifugiarsi nella fantasia.

La poesia del secondo romanticismo

Agli occhi della generazione successiva il regno di Luigi Filippo, che stabilizza il potere della borghesia e del

liberalismo, appare come un tempo di depressione storica destinato a rovinare le ambizioni mistiche e sociali della

poesia. La fiducia che Lamartine e Hugo nella poesia come guida della società appare illusoria. Se il mal di siecle

di Chateaubriand scaturiva da uno sguardo che rivolto al passato vedeva solo rovine, dopo il 1830 nasce dal

vedere il futuro come monotono e senza valore. Musset ridicolizza l’enfasi di L.

Respinto dalla società utilitarista, il poeta si ritaglia uno spazio marginale rivendicando con fierezza la sua

inutilità. Il poeta si allontana dalla scena pubblica e la poesia si ripiega su se stessa nella contemplazione

dell’ideale che agli occhi della società appare come una folle chimera. La poesia si affida a una parola che

tralascia sempre di più la sua funzione discorsiva e la enfasi oratoria, concentrandosi sul sonetto, divenendo parola

allusiva ed enigmatica, lontana da chi non vuole ascoltarla. Dinanzi a un presente che che rifiuta ogni idealità al

poeta rimangono 2 opzioni: proteggersi nella solitudine e comporre versi lontano dalla società (Gautier, de Lisle e

i parnassiani) o rivolgere lo sguardo contemplativo all’orrore del reale cercando nei suoi meandri un’ideale

(Baudelaire). Il secondo romanticismo evoca paesaggi esotici, divinità pagane, ma i suoi versi saranno sempre tesi

a ritrovare il ricordo di quell’unità primordiale tra l’essere e il creato che L, H e V hanno fissato come oggetto

dell’attività poetica.

Musset: con i suoi virtuosismi metrici e il lucido sarcasmo vuole sabotare lo slancio umanitario e spirituale del

primo romanticismo. Questo vuoto di fiducia sarà presente ne i Contes d’Espagne et Italie storie di odalische e

passioni estreme. M sembra prendersi gioco della dolcezza lamartiniana e ridicolizza i paesaggi romantici. Dopo

una storia passionale con George Sand che finì con la separazione, M dedica una poesia a L e all’idealismo

romantico chiedendo perdono a quella musa che aveva offeso. Ma la via della risoluzione spiritualista del dolore

rimane preclusa dalla sua poesia, così come la musa,la cui voce giunge da un orizzonte romantico ormai lontano.

Nella poesia Nuit de Mai evoca la figura del pellicano che offre il suo cuore per nutrire i suoi figli, in Musset è il

poeta che si nutre del suo stesso cuore, a immagine di una poesia che rifiuta l’allegorismo e preferisce

l’introspezione dolorosa al canto salvifico.

2

Nerval: le sue poesie (12 sonetti in tutto) sono raccolte in Les chimeres, 1854. E’ una poesia che si affida a una

musicalità inaudita per far sentire ciò che la parola non può dire. Vi sono immagini che alludono a un misterioso

ordine arcano del mondo, ordine che N contrappone al suo disordine mentale (si impicca a un lampione). Come

per Hugo la morte o il tradimento dell’amata non è un episodio, ma una figura del destino che sancisce una

separazione tra ordine terrestre e cosmico, in cui il cielo è nero e indifferente e in cui lo stesso Cristo denuncia

l’inganno divino. Nelle immagini della sua follia volle vedere delle figure cariche di valore simbolico oggettivo:

voci delle origini, messaggi di Dei.. Intraprese un viaggio in Oriente che raccontò in Voyage en Orient prestando

alle sue avventure il senso di itinerario spirituale. Come egli era partito in Oriente alla ricerca della chiave

simbolica dell’universo, volle varcare le porte del sogno per scoprire il senso del mondo e le ragioni della sua

poesia. Il suo viaggio nel sogno fu riportato in Aurelia. Ravviva il mito di Orfeo e scende nel suo Ade interiore per

salvare Aurelia (Euridice) l’unica fonte di pace interiore.

Gautier e i Parnassiani: Baudelaire volle riconoscere in Gautier il maestro di una forma poetica intesa come

esercizio verbale piegato al rispetto di regole formali, le sole in grado di strappare la parola alle approssimazioni

della discorsività e di fissarla in forma di bellezza autonoma: quella bellezza che Gautier designava come finalità

della poesia liberandola dai vincoli romantici che ne facevano uno strumento al servizio della verità. Il ritmo e la

cadenza allontanano la poesia sia dal reale che da ogni orizzonte spirituale, per fare del componimento un oggetto

musicale destinato a soddisfare l'esclusiva esigenza estetica. La sua poesia esibisce, contro il disordine del mondo,

la sua perfezione metrica e musicale. G fissò il suo ideale estetico nella poesia L'art paragonando la scrittura

poetica al lavoro di uno scultore, impermeabile al tempo. Il poeta rifiuta ogni forma di coinvolgimento politico

coltivando l'idea di una poesia di opposizione alle distruzioni della storia con un ideale estetico fondato sulla

fantasia e la musicalità.

Baudelaire: Romantico attardato, precursore del simbolismo, poeta decadente, realista, epigono del classicismo.

Per Baudelaire in ogni uomo esistono due pulsioni simultanee, una verso Dio, l'altra verso Satana. Vi è in noi un

desiderio di salire verso la spiritualità o una gioia di scendere. Così la sua poesia è in grado di infondere

all'alessandrino la più dolce musicalità o di spezzarlo istericamente. I suoi versi toccano le rive dei paradisi

celestiali e penetrano nella bassezza più profonda, incrociando madonne e prostitute, mescolando il canto liturgico

al frastuono della città moderna, senza più alcuna speranza di riscatto rivoluzionario, di redenzione personale e di

ricomposizione universale.

Les fleurs du mal, l'unica raccolta in versi di Baudelaire, pubblicata nel 1857, reca il marchio di questo dualismo

nella sua stessa struttura composta da 100 poesie divise in cinque sezioni, la prima delle quali, la più ampia, si

intitola Spleen et Ideal. L'ideale verso cui tende la sua poesia brilla di luce romantica, è un universo armonico e

unitario che lascia intuire, dietro le sue forme apparenti, la presenza di una struttura simbolica che permette di

riconoscere nella diversità del mondo la modulazione di un unico principio creatore, che si offre alla percezione di

tutti i sensi, (Correspondances).

Il poeta ha la funzione di rendere visibili le corrispondenze armoniche del reale, attribuendo ad ogni dettaglio un

valore simbolico in grado di dischiudere quella dimensione superanaturalista che Baudelaire, per primo seppe

riconoscere nella musica di Wagner e nella pittura di Delacroix. Les fleurs du mal non hanno permanenza nel

presente, né si proiettano nel futuro: sono le schegge di un mondo perduto, il ricordo di un passato edenico dal

quale l'essere è stato cacciato, portando con sé la nostalgia nonchè la consapevolezza di una colpa oscura che

blocca ogni romantica speranza di ritorno. Il punto attorno a cui gravita l'universo mentale e poetico di Baudelaire

è costituito dal senso del peccato originale, colpa di cui nessuno è responsabile ma di cui tutti sono chiamati a

pagare le conseguenze. Essa esercita il suo potere corrodendo la volontà, corrompendo la natura e vaporizzando

ogni progetto di riscatto. L'essere baudeleriano non smette di cadere dentro di sé, nei meandri della psiche scavati

dalla naturale inclinazione al male. Egli giace nel fondo della sua miseria, nel fango dell'esistenza, prigioniero.

Esiliata nel imperfetto, memore della perfezione della vita anteriore, la musa baudeleriana non cessa di voler

ridischiudere le porte del tempo. La speranza, prima di essere umiliata nella figura di un pipistrello che sbatte

contro il soffitto di una prigione (Spleen) si presenterà nell'immagine di un albatro che si libera nei cieli

(l'Albatros), di una vela che si allontana verso splendidi orizzonti marini (le beau navire), o di un profumo che

richiama la dolcezza del passato (le parfum). Ma questa speranza di liberazione sarà sempre destinata al

fallimento, perché in Baudelaire le uscite di sicurezza che il romanticismo aveva lasciato aperte sono ormai porte

murate. Egli potrà allora invocare la grazia salvatrice di una figura femminile che si presenta dotata di bellezza

statuaria (la beautè), ma dietro la sua maschera ingannevole (le masque) si rivelerà sempre un volto corroso dal

tempo. Negata la speranza di trascendere il reale, al poeta rimane di abbandonarsi con disperazione a quelle forze

che trascinano l'essere verso il basso e nel profondo di se stesso. Alla nostalgia si sostituisce una profonda

malinconia e la poesia diventa esplorazione di un abisso interiore pervaso dalla forza pietrificante dello spleen, la

noia metafisica che toglie all'essere ogni possibilità di salvezza, ma crudelmente lascia intatta la lucidità

necessarie a contemplare l'umiliazione che il tempo infligge all' anima e al corpo.

3

Appena pubblicato Les fleurs du mal fu processato per immoralità e il poeta condannato a sopprimerne 6 poesie,

apparve una seconda edizione nel 1861 senza le poesie condannate ma arricchita di 35 componimenti e una nuova

sezione, Tableaux parisiens. Con questa sezione la poesia si addentra nello spazio urbano deformato dalla

rivoluzione industriale. La Parigi di Baudelaire come quella di Balzac è la babele della modernità, dove

l'individuo perde i suoi connotati confrontandosi con la folla anonima precipitando nel vizio e miseria. Ed è in

questo spazio che il poeta riconosce i suoi simili: i poveri, malati, le vecchie, le prostitute. Sono coloro che hanno

subito la morsa del tempo, gli esiliati della vita, gli sconfitti del 48. Il lessico è realistico, attinto alla fonte del

giornalismo. Ma nell'infernale paesaggio della città moderna giace una bellezza che la sua natura romantica gli

consente di ritrovare. Il suo sguardo non ha un intento realistico, ma un tenore mitico e il valore epico. Baudelaire

traspone metaforicamente la realtà basandosi su un rapporto di analogie la cui pertinenza è di ordine emotivo e

soggettivo. Grazie a questo strumento l'immaginazione poetica potrà allora riconoscere nell'immagine di un cigno

scappato dalla gabbia la figura di andromaca che piange il suo esilio (le cygne). Baudelaire contrasta l'opera del

diavolo che corrode ogni cosa fissandola nella misura senza tempo dell'alessandrino classico. È questa la più

rigorosa delle forme poetiche che egli attinse dai parnassiani, ma mentre quest'ultimi ne facevano un oggetto

vuoto, in Baudelaire il sonetto diventa il sarcofago in cui disporre i frammenti sparsi delle illusioni romantiche.

Dal 1861 iniziò a pubblicare sui giornali dei brevi poemi in prosa che furono raccolti dopo la sua morte con il

titolo di Petits poemes en prose. Da questo momento la poesia francese potrà disporre dell'immaginazione non per

immaginare altri mondi ma per creare un nuovo linguaggio che ne racconti l'orrore e il mistero, ma anche quella

bellezza che il reale nasconde.

Il simbolismo

Il parnasse fu un movimento prevalentemente conservatore sebbene reagisse agli eccessi del lirismo romantico,

promosse un attento controllo delle forme e della lingua. Dal parnasse si sviluppò la poesia simbolista. Mallarmé,

Cros, Corbiere, Verlaine,Lautreamont, Nouveau e Rimbaud erano disincantati e ribelli, li accomunò una ricerca di

nuovi mezzi espressivi tesi a svelare quell'ignoto perseguito da Baudelaire. Privilegiarono la rappresentazione

individuale della realtà e l'esperienza interiore mentre il linguaggio poteva anche cambiare un ordine secolare

fondato sulla separazione dei generi e degli stili, sul rispetto della metrica, sull'osservanza della norma linguistica.

Gli effetti prodotti dalla rivoluzione del linguaggio poetico determinata dal simbolismo si misureranno appieno

solo nel 20º secolo perché vi era stato un lungo periodo tra la pubblicazione dei testi della loro ricezione.

Il primo Verlaine (da Poemes saturniens a Romances sans paroles ): inizia la sua attività letteraria nell'ambito

parnassiano, ma Verlaine non è un parnassiano in senso stretto, approfitta del clima di rinnovamento per coltivare i

propri interessi e sviluppare la propria sensibilità. Lo testimonia la prima raccolta Poemes saturniens 1866,

sebbene il libro contenga dichiarazioni a favore del parnasse e l'influenza di Baudelaire sia palese. Alcuni

componimenti sembrano bizzarri agli occhi dei contemporanei che contestarono al poeta scorrettezze

grammaticali e mancanza di gusto, egli in realtà si stava discostando dalle convenzioni. La seconda raccolta è Les

amies 1867, sonetti incentrati sul tema del saffismo. Questa parentesi erotica inaugura nella scrittura di V il tema

della sessualità. La raccolta successiva Les fetes galantes 1869 è formata da 22 poesie che sembrano a prima vista

inscenare giochi e corteggiamenti frivoli tra personaggi usciti dalla commedia dell'arte o dal teatro del 700,

rivelano in realtà un mondo fatto di apparenze e di disillusione. Infatti sotto le apparenze della frivolezza e della

leggerezza, la festa, molto più amara che galante, fa emergere l'instabilità dell'io, la paura dell'altro,

l'incomunicabilità tra i sessi, denunciando il fallimento di una società allo stremo e il carattere non autentico dei

suoi modelli. Nel 1871 conobbe Rimbaud che determinò un cambiamento radicale nel suo destino personale e

poetico.

Romances sans paroles 1874 è una raccolta di versi che fece stampare dalla prigione dov'era rinchiuso per aver

sparato all'amico, segna un distacco netto dall'estetica parnassiana e inaugura una poetica fondata sulla sensazione

più che sull'intelletto, sull'impressione più che sulla logica. Riesce ad elaborare una poetica quasi priva di parole,

semplice e ingenua in apparenza, in cui prevale la musicalità della lingua. Vicini alle forme della canzone e della

poesia popolare, le Romances sans paroles tendono sempre di più alla poesia verso la musica.

Rimbaud: La sua brevissima opera, scritta nell'arco di 56 anni quando egli aveva dai 15 ai 21 anni, non ebbe

rilevanza nel periodo in cui la compose. Fu V a rivelare il compagno al pubblico e a curarne l'opera, nel 1883 in

poi, ma nonostante la sua novità la sua poesia non s'impose prima della fine del secolo. Egli rinunciò ad ogni

attività letteraria nel 1875 a 21 anni. Nei Poetes de sept ans, un componimento scritto nel 1871, il fanciullo

ribelle, ostile all'ambiente familiare, si rifugia nella solitudine e nella lettura. La perdita dell'innocenza,

l'individualismo e la ribellione sono i temi della poesia del primo R: da una parte esprime il rifiuto della società

piccolo borghese e bigotta di provincia ribaltando in modo sarcastico e dissacrante le figure della tradizione, si

scontra con l'ingiustizia e critica il regime imperiale; dall'altra esalta la vita libera all'aria aperta e l'indipendenza in

versi freschi e speranzosi. La caduta dell'impero e l'avvento della terza repubblica nel 1870, così come il

precipitare degli eventi politici che sfoceranno nella rivolta della comune parigina nel 1871, accelerano lo

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jiggly91

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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jiggly91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Bevilacqua Luca.

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