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La poesia romantica

Il settecento fu un secolo povero di poesia, confinata alla funzione di esercizio mondano e retorico. La rivoluzione e l'impero letteralmente danno la parola alle armi, attraverso i bollettini delle campagne militari e la prosa degli ordini di marcia. Il silenzio della poesia è strettamente legato allo sconvolgimento sociale, storico e politico di quegli anni. Le vicende storiche impongono ai sopravvissuti dell'Ancien régime la via dell'emigrazione in Belgio, Inghilterra, Germania, dove la poesia francese riceverà il decisivo ingresso del romanticismo europeo. Con il romanticismo l'io si distoglie dal reale per contemplare lo spazio dell'interiorità soggettiva.

Lamartine

Il 1820 è la data precisa che segna la rinascita della poesia francese romantica con la pubblicazione delle Meditations poetiques di Lamartine. Egli utilizza perifrasi di derivazione classica alla quale ricorre per esprimere il dolore provocato dalla morte dell'amata con cui aveva trascorso una breve stagione di idillio sulle rive del lago del Bourget. L'io con Lamartine diviene il nome della persona che affida alla poesia l'espressione della sua più profonda intimità, senza dover più imitare la tradizione. Dolore, angoscia, speranza, fugacità del tempo, hanno nelle Meditations il timbro di una fino ad allora inaudita sincerità. Sono temi appartenenti al sentimentalismo classico, ma stravolti e drammatizzanti da una sensibilità ferita.

La sua poesia investe infatti il tema patetico dell'amore infranto del senso di un'esperienza esistenziale che pone l'essere dinanzi alla sua solitudine, lontano dalla serenità del Parnaso e senza più il soccorso delle Muse. Il poeta scende nel presente subendo l'urto del tempo che scardina la storia e sradica ogni affetto. La sua poesia si protegge dalla violenza della storia prestandole il senso allegorico relativo alla fugacità delle cose umane, è comunque una difesa debole perché in alcuni versi vi sono voci delle stragi dei secoli che costituiscono il sottofondo drammatico della sua poesia.

L'abisso in Lamartine ha forma di lago, ovvero di una profondità controllata da un'idea di circolarità, il poeta gli volta le spalle e si abbandona alla solitudine della sua lira alla quale si affida per incantare la realtà e sopirne la violenza, riducendone i contorni alla forma della propria soggettività. La natura è spazio di consolazione in cui riversare e rispecchiare la propria interiorità. Egli chiede alla poesia di recare il dono dell'oblio e di instaurare il silenzio attorno a sé. Ma spento il rumore del mondo, questo silenzio è destinato a raccogliere l'eco di altre voci: la voce di Dio.

Lamartine è il primo dei poeti romantici non perché sa vedere la seconda realtà nascosta dietro le apparenze (tale sarà il potere di Hugo) ma perché per primo ne intuisce l'esistenza. La poesia delle Meditations utilizza il romantico paradosso che solo nell'oscurità può rivelarsi tutto ciò che la luce del sole nasconde. Con la seconda raccolta Harmonies poetiques et religieuses (1830) la sua poesia non è più espressione di un io lacerato e malinconico ma di un'anima desiderosa di spiritualità. Innestando il neoplatonismo nella poesia francese, la poesia di Lamartine diviene riflesso di un disegno celeste che lascia risuonare in terra le sue armonie. La poesia assume il compito di stabilire un rapporto tra il presente e trascendente. Le Harmonies orientano la poesia francese facendone luogo della ricerca di una corrispondenza non più tra realtà interiore e esteriore, ma tra l'essere e il divino.

La reverie poetica

Alle Meditations di Lamartine corrispondono, nel 1856, le Contemplations di Hugo. I due verbi contemplare e meditare designano i due poli entro cui oscilla la funzione del romanticismo poetico, riflessione che si affida alla sensibilità interiore per rispondere agli interrogativi suscitati dal confronto con la natura percepita come un insieme di forze occulte. La reverie designa fantasticheria, sogno e contemplazione della vita esteriore attraverso la sensazione soggettiva. Rousseau con le Reveries d'un promeneur solitaire ha indotto il romanticismo a meditare su una nuova funzione dell'io sensibile. La reverie utilizza non il verbo capire ma sentire, valorizzando, nell'essere, tutto ciò che la razionalità dimentica. Il poeta farà della reverie lo strumento attraverso cui indagare i segreti del mondo. La metafora è utilizzata dai romantici come figura della reverie.

Hugo

La poesia di Hugo esplora la vita, la storia e la natura nei suoi risvolti notturni, procede dalla luce alle tenebre, dalla leggenda al mito, dal naturale al fantastico nella convinzione che solo alla parola poetica è concesso avvicinarsi al mistero dell'esistenza. La natura non è più paesaggio in cui l'io cerca se stesso, ma la voce dell'universo che parla al poeta, sentinella ai confini dell'infinito, e che egli trasmette al lettore chiedendogli di ascoltare.

Fu bonapartista vicino a Luigi Napoleone ma oppositore del secondo impero, e alla sua proclamazione si esilia nelle isole della Manica per 20 anni. Nel 1870 torna a Parigi per essere eletto senatore della terza repubblica. Dopo la morte della figlia nel 1843, Hugo passa da conformismo cattolico a un cupo misticismo. Ad ogni capitolo della sua vita corrisponde un volume di poesie. La voce di Dio parla all'uomo per mezzo della poesia, il poeta è quindi eco della parola divina, un profeta con il compito di guidare l'umanità.

Le prime raccolte di Hugo trattano la superficie della vita, cantandone la bellezza naturale e la tenerezza familiare. Per Hugo sotto il mondo reale esiste un mondo ideale che si rivela a chi è stato educato alla meditazione. Nelle tenebre è racchiuso il mistero della vita, la cui rivelazione esige dal poeta il coraggio di scrutare ciò che nascondono le porte della morte. La morte della figlia farà saltare quella serratura, cancellando le ore serene della poesia di Hugo per farla precipitare lungo la prospettiva che anima la seconda parte delle Contemplations, la grande raccolta lirica composta durante l'esilio e suddivisa in due parti, che simboleggiano lo ieri e l'oggi.

La poesia di Hugo fa scendere lo sguardo della poesia romantica nell'oscurità. Lo sguardo della reverie si dilata in visione del sognatore che esplora la sua coscienza per risvegliare un ricordo. La sua parola poetica coltiva la forza di suggestione, attraverso antitesi e enumerazioni, per evocare l'indicibile e esplorare l'invisibile. Utilizza l'alessandrino ma con molti ritmi diversi, immette nel vocabolario francese nuovi termini. In Les chatiments riversa tutto il suo odio per Napoleone III per aver tradito la promessa repubblicana con il colpo di stato del 1851. Riunisce nella raccolta le voci degli oppressi e le grida di speranza che annunciano il ritorno della libertà. Lo sguardo del sognatore diventa sguardo profetico che sonda i misteri della storia. Con questa raccolta si apre la dimensione epica di Hugo.

L'epica romantica di Lamartine e Hugo

Le tre gloriose giornate nel 1830 riaprono le porte alla rivoluzione in Francia, che sarà poi deposta con la seconda repubblica del 1848. La poesia non rimane sorda alle vicende storiche e tra il 1830-48 conosce la vocazione sociale del romanticismo francese, sostituendo il noi all'io, i paesaggi solitari con le visioni sociali del profeta che indica alla comunità le vie del suo divenire alla luce del progresso. Lamartine si getta nella lotta politica prefigurando l'engagement dell'intellettuale del '900 e distogliendosi dalla vocazione intimista. Il poeta diviene portavoce di un dolore non più individuale ma collettivo. La poesia romantica riceve in questo periodo l'innesto sociale del Vangelo, accogliendo un nuovo spirito di carità sociale. La parola poetica tende alla commozione e persuasione, ricorrendo a una forte enfasi oratoria.

Lo sguardo del profeta Hugo è doppio: egli può sondare la storia vedendone il passato e l'avvenire. Le opere epiche sono di vaste proporzioni e spesso incomplete per la natura stessa del loro intento: rilegare in forma di libro e raccordare in un canto unitario le origini del mondo al suo divenire, rivelando nella successione delle ere la presenza di un valore divino che ha fissato la libertà come termine del cammino dell'umanità. La poesia in questo periodo connette il presente alle sue immagini mitiche, evocando gli dei dell'Olimpo, figure bibliche, riscattare l'umanità, redimere l'uomo, rigenerare lo spirito: tale è l'ambizione dell'epopea romantica. Ricorre spesso la figura di Satana, il racconto epico presta infatti alla caduta di Lucifero il senso di un cammino verso il perdono divino, concepito come un ritorno a una condizione spirituale anteriore alla colpa.

Vigny

Come Lamartine e Hugo anche Vigny volle tentare la via dell'epopea che getta il suo sguardo sulla notte di Satana per rischiararla di luce divina, con Eloa: mossa dalla pietà per la sorte di Lucifero, Eloa, figura angelica nata da una lacrima di Cristo, scende negli inferi per salvarlo ma ne viene stregata e con lui precipita nel profondo. Il silenzio del cielo che indifferente si chiude sulla caduta dell'angelo salvatore pervaderà tutta la sua opera, racchiusa in due volumi Poèmes antiques et modernes (1826), Les destinées. La sua poesia rifiuta il lirismo e la reverie per caricarsi della tensione morale e intellettuale a forte impronta classica. Attraverso figure esemplari della Bibbia o della storia moderna interroga il senso del destino umano votato alla sofferenza. Non c'è più la fiducia romantica di poter trovare una riconciliazione. Vi è l'emblematica figura di Mosè, profeta stanco di servire Dio (ha guidato il suo popolo nella terra promessa ma senza poterne varcare il confine) e che chiede di interrompere il suo dialogo con Dio, simbolo del poeta che rinuncia a accogliere nella sua poetica la speranza di salvezza. La divinità è tirannica e ingiusta. Il cielo e il mondo gli sono ostili, al poeta rimane solo di rifugiarsi nella fantasia.

La poesia del secondo romanticismo

Agli occhi della generazione successiva il regno di Luigi Filippo, che stabilizza il potere della borghesia e del liberalismo, appare come un tempo di depressione storica destinato a rovinare le ambizioni mistiche e sociali della poesia. La fiducia che Lamartine e Hugo nella poesia come guida della società appare illusoria. Se il mal di secolo di Chateaubriand scaturiva da uno sguardo che rivolto al passato vedeva solo rovine, dopo il 1830 nasce dal vedere il futuro come monotono e senza valore. Musset ridicolizza l'enfasi di Lamartine.

Respinto dalla società utilitarista, il poeta si ritaglia uno spazio marginale rivendicando con fierezza la sua inutilità. Il poeta si allontana dalla scena pubblica e la poesia si ripiega su se stessa nella contemplazione dell'ideale che agli occhi della società appare come una folle chimera. La poesia si affida a una parola che tralascia sempre di più la sua funzione discorsiva e l'enfasi oratoria, concentrandosi sul sonetto, divenendo parola allusiva ed enigmatica, lontana da chi non vuole ascoltarla.

Dinanzi a un presente che rifiuta ogni idealità al poeta rimangono due opzioni: proteggersi nella solitudine e comporre versi lontano dalla società (Gautier, de Lisle e i parnassiani) o rivolgere lo sguardo contemplativo all'orrore del reale cercando nei suoi meandri un'ideale (Baudelaire). Il secondo romanticismo evoca paesaggi esotici, divinità pagane, ma i suoi versi saranno sempre tesi a ritrovare il ricordo di quell'unità primordiale tra l'essere e il creato che Lamartine, Hugo e Vigny hanno fissato come oggetto dell'attività poetica.

Musset

Con i suoi virtuosismi metrici e il lucido sarcasmo vuole sabotare lo slancio umanitario e spirituale del primo romanticismo. Questo vuoto di fiducia sarà presente nei Contes d'Espagne et Italie, storie di odalische e passioni estreme. Musset sembra prendersi gioco della dolcezza lamartiniana e ridicolizza i paesaggi romantici. Dopo una storia passionale con George Sand che finì con la separazione, Musset dedica una poesia a Lamartine e all'idealismo romantico chiedendo perdono a quella musa che aveva offeso. Ma la via della risoluzione spiritualista del dolore rimane preclusa dalla sua poesia, così come la musa, la cui voce giunge da un orizzonte romantico ormai lontano.

Nella poesia Nuit de Mai evoca la figura del pellicano che offre il suo cuore per nutrire i suoi figli, in Musset è il poeta che si nutre del suo stesso cuore, a immagine di una poesia che rifiuta l'allegorismo e preferisce l'introspezione dolorosa al canto salvifico.

Nerval

Le sue poesie (12 sonetti in tutto) sono raccolte in Les chimeres, 1854. È una poesia che si affida a una musicalità inaudita per far sentire ciò che la parola non può dire. Vi sono immagini che alludono a un misterioso ordine arcano del mondo, ordine che Nerval contrappone al suo disordine mentale (si impicca a un lampione). Come per Hugo la morte o il tradimento dell'amata non è un episodio, ma una figura del destino che sancisce una separazione tra ordine terrestre e cosmico, in cui il cielo è nero e indifferente e in cui lo stesso Cristo denuncia l'inganno divino.

Nelle immagini della sua follia volle vedere delle figure cariche di valore simbolico oggettivo: voci delle origini, messaggi di Dei. Intraprese un viaggio in Oriente che raccontò in Voyage en Orient prestando alle sue avventure il senso di itinerario spirituale. Come egli era partito in Oriente alla ricerca della chiave simbolica dell'universo, volle varcare le porte del sogno per scoprire il senso del mondo e le ragioni della sua poesia. Il suo viaggio nel sogno fu riportato in Aurelia. Ravviva il mito di Orfeo e scende nel suo Ade interiore per salvare Aurelia (Euridice), l'unica fonte di pace interiore.

Gautier e i parnassiani

Baudelaire volle riconoscere in Gautier il maestro di una forma poetica intesa come esercizio verbale piegato al rispetto di regole formali, le sole in grado di strappare la parola alle approssimazioni della discorsività e di fissarla in forma di bellezza autonoma: quella bellezza che Gautier designava come finalità della poesia liberandola dai vincoli romantici che ne facevano uno strumento al servizio della verità. Il ritmo e la cadenza allontanano la poesia sia dal reale che da ogni orizzonte spirituale, per fare del componimento un oggetto musicale destinato a soddisfare l'esclusiva esigenza estetica. La sua poesia esibisce, contro il disordine del mondo, la sua perfezione metrica e musicale. Gautier fissò il suo ideale estetico nella poesia L'art paragonando la scrittura poetica al lavoro di uno scultore, impermeabile al tempo. Il poeta rifiuta ogni forma di coinvolgimento politico coltivando l'idea di una poesia di opposizione alle distruzioni della storia con un ideale estetico fondato sulla fantasia e la musicalità.

Baudelaire

Romantico attardato, precursore del simbolismo, poeta decadente, realista, epigono del classicismo. Per Baudelaire in ogni uomo esistono due pulsioni simultanee, una verso Dio, l'altra verso Satana. Vi è in noi un desiderio di salire verso la spiritualità o una gioia di scendere. Così la sua poesia è in grado di infondere all'alessandrino la più dolce musicalità o di spezzarlo istericamente. I suoi versi toccano le rive dei paradisi celestiali e penetrano nella bassezza più profonda, incrociando madonne e prostitute, mescolando il canto liturgico al frastuono della città moderna, senza più alcuna speranza di riscatto rivoluzionario, di redenzione personale e di ricomposizione universale.

Les fleurs du mal, l'unica raccolta in versi di Baudelaire, pubblicata nel 1857, reca il marchio di questo dualismo nella sua stessa struttura composta da 100 poesie divise in cinque sezioni, la prima delle quali, la più ampia, si intitola Spleen et Ideal. L'ideale verso cui tende la sua poesia brilla di luce romantica, è un universo armonico e unitario che lascia intuire, dietro le sue forme apparenti, la presenza di una struttura simbolica che permette di riconoscere nella diversità del mondo la modulazione di un unico principio creatore, che si offre alla percezione di tutti i sensi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/03 Letteratura francese

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