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con pelli di vari animali. Salirono sul letto,la svestì e “compì la volontà dagli dei”.

Al tramonto Afrodite riversò su Anchise il sonno e si rivestì. Si alzò in piedi e splendeva.

• Svegliò Anchise che vedendola iniziò a tremare. Capì che era una dea e che la sua prima

impressione era giusta. La pregò di non rovinargli la vita. Afrodite le disse che non aveva

intenzione,che avrebbe avuto un figlio che regnerà sui Troiani e fonderà una nuova stirpe. Si

chiamerà Enea (da ainòs,dolore) perché Afrodite soffrì nel letto di un mortale. Gli uomini

della stirpe saranno bellissimi.

Zeus rapì Ganimede per la sua bellezza ed ora è il coppiere degli deie tutto lo onorano

• quando prende il vino dal cratere. Ma il padre Troo era in un lutto senza fine quando scoprì

che il figlio era stato rapito. Zeus,impietosito,gli diede dei cavalli divini e mando Ermes a

raccontagli tutto. Troo smise di piangere ed accettò i cavalli.

Aurora rapì Titono,bello come un dio ma umano. Chiese a Zeus di renderlo immortale ma si

• dimenticò di chiederne l'eterna giovinezza. Aurora rimase con lui finché fu giovane e bello

poi,iniziando ad invecchiare,abbondò il suo letto. Lo teneva nel palazzo e gli dava pane

ambrosia ma quando divenne vecchio lo chiuse in una stanza separata,da cui lo si sente

gemere.

Afrodite non vuole una fine simile per Anchise perché in quanto uomo deve invecchiare.

• Afrodite sarà rimproverata per aver copulato con Anchise. Fino ad allora era stata lei che gli

aveva fatti accoppiare con i mortali ma adesso lei è incinta di un mortale.

Quando il bambino nascerà sarà allevato dalle ninfe del monte Ida. Esse vivono a lungo,

• amano la danza e mangiano il cibo degli dei. Sono le amante dei Sileni e di Ermes. Quando

nascono spunta un abete che non viene mai tagliato dall'uomo perché sacro agli dei.

Afrodite promette che tra 4 anni gli porterà il figlio per farglielo portare a Troia dove dirà

• che la madre è un ninfa. Se si vanterà dell'amore con Afrodite,Zeus lo punirà.

La nascita e le imprese di Apollo.

Dopo Zeus è Apollo il dio più venerato dai Greci. Il culto complesso e si articola in vari settori:

Apollo è il dio saettatore,causa di pestilenze e di morti improvvise ma è anche,attraverso il figlio

Asclepio,il dio della medicina e della guarigioni. È il dio della musica e del canto,le Muse sono le

sue ancelle. È il dio che protegge la pastorizia,tutela la legge,dirige la fondazione di colonie e porta

la luce. È il dio sapiente:ogni decisione pubblica e privata non veniva presa se non dopo aver

consultato l'oracolo di Apollo.

I racconti su Apollo si incentrano sulla sua installazione nei santuari di Delo e Delfi. Esistono anche

accenni a storie d'amore.

L'Inno Omerico di Apollo,formato da due racconti di secoli diversi,racconta del travaglio della

madre Leto,figlia del titano Ceo e che generò Apollo e Artemide dall'unione con Zeus,rifiutata in

molti luoghi prima di partorire Apollo a Delo. La seconda parte è la presa di Delfi da parte di Apollo

con la lotta contro la dragonessa e il reclutamento dei marinai cretesi come sacerdoti.

Il racconto esprime tutto il gusto per l'enumerazione e il piacere dell'orrifico e del prodigioso.

La nascita di Apollo a Delo. Inno Omerico ad Apollo,III 1-145.

L'autore canta di Apollo che quando arriva a palazzo fa alzare tutti gli dei mentre tende

• l'arco. Solo la madre Leto resta seduta accanto a Zeus e gli toglie l'arco per appenderlo al

chiodo d'oro e invitarlo sul suo trono. Zeus gli offre il nettare,saluta il figlio così anche gli

altri dei si possono sedere.

Leto è orgogliosa dei figli:Apollo e Artemide partoriti a Delo e in Ortigia.

• Il poeta si chiede come si può celebrare un dio che tutti cantano. Decide di cantare come

• Leto lo partorì a Delo dato che nessun altro posto offrì un riparo alla partoriente per paura.

Arrivata a Delo,Leto chiese se la città volesse accogliere il figlio Apollo e il suo ricco

tempio. Delo non ha molte possibilità di ricchezza ma con il santuario di Apollo ci saranno

sempre sacrifici da parte di stranieri e l'isola sarà ricca.

Delo accetta perché nessuno la conosce e così diventerebbe famosa. Confessa che una voce

• la fa tremare:Apollo sarà un dio violento e Delo teme che il dio la disprezzerà perché è solo

roccia e la inabisserà nel mare per cambiare sede. Sotto il mare,Delo sarà solo la tana di

polpi e foche. Delo chiede alla dea la promessa che l'oracolo sarà costruito proprio lì.

Leto glielo giurò:il tempio sarebbe sempre stato lì e tutti la onoreranno.

• Leto per 9 giorni e 9 notte soffrì dolori atroci con introno tutte le dee tranne Era. Mancava

• anche Ilizia,colei che favorisce il parto,perchè Era l'aveva tenuta all'oscuro del parto di Leto

per invidia del figlio forte che stava per partorire.

In cambio di una ghirlanda di 9 cubiti,le dee mandarono Iride ad avvisare Ilizia senza farsi

• scoprire da Era. Iride andò sull'Olimpo,avvolse Ilizia e la portò a Delo. Appena arrivata,Leto

entrò in travaglio e partorì aggrappandosi ad una palma con l'erba che sorrideva.

Le dee lavarono con acqua pura Apollo,lo fasciarono nel lino e gli annodarono un nastro

• d'oro. Gli diedero ambrosia,Leto era felice di aver partorito un figlio forte ed armato di arco.

Appena mangiata l'ambrosia,Apollo volle la cetra e l'arco per rivelare agli uomini il pensiero

• di Zeus. Delo si rivestì d'oro mentre Apollo andava per le strade. Apollo poi scelse anche

altri sedi.

Apollo a Pito. L'uccisione della dragonessa. Inno Omerico ad Apollo,III 182-546.

Suonando la cetra,Apollo si dirige verso Pito. Dalla terra va verso l'Olimpo ed entra nel

• palazzo di Zeus. Subito tutti amano il canto e la cetra di Apollo;le Muse si uniscono al canto

con le narrazione dei doni degli dei e delle sventure degli uomini mortali. Le Grazie,le Ore,

Armonia,Ebe danzano con al centro la sorella di Apollo,Artemide. Danzano anche Ermes e

Ares mentre Apollo suona. Zeus e Leto gioiscono nel vedere il figlio allietare gli dei.

Il poeta decide di cantare gli amori di Apollo,di come ha corteggiato la fanciulla d'Arcadia e

• canterà anche di quando ha cercato un oracolo per gli uomini.

Sceso dall'Olimpo giunse in Pieria,poi in Eubea per poi arrivare nei prati di Teumesso. Andò

• a Tebe ma era invasa dalla selva. Arrivò al bosco sacro di Poseidone dove lasciò i cavalli a

Poseidone per proseguire a piedi. Camminò ancora fino a Telfusa,ninfa di una fonte in

Beozia,e decise di installare il proprio tempio in quanto posto pacifico. Il tempio doveva

rispondere a tutte le persone dell'Europa.

Iniziò a porre i basamenti e Telfusa si infuriò. Gli disse che se metteva lì il tempio avrebbe

• dovuto sopportare i cavalli e i muli che vi vanno a bere e che gli uomini avrebbero preferito

le gare di cavalli al suo tempio. Gli suggerisce di costruirlo ai piedi del Parnaso dove nessun

cavallo lo disturberà. In realtà Telfusa voleva quella terra solo per sé.

Infuriato Apollo si dirige verso il Parnaso e decise che lì avrebbe costruito il suo tempio per

• dare risposte a tutta Europa. Pose le fondamenta con l'aiuto di Trofonio e Agamede,mitici

architetti che edificare il santuario di Delfi. I muri vennero innalzati dagli uomini. Apollo

uccise la dragonessa che viveva vicino alla fonte:un mostro carnivoro che danneggiava gli

uomini.

La dragonessa era figlia di Era,generata il giorno in cui era arrabbiata con Zeus per aver

• generato dalla sua testa Atena. Era aveva detto agli dei di esser stata oltraggiata dal marito

che senza di lei aveva generato la dea che brilla su tutti gli dei,mentre con lei aveva generato

Efesto,lo zoppo. Era l'aveva lanciato in mare ma Tetide lo allevò. Era voleva sapere perché

Zeus l'aveva generata da sola e lo minacciò di generare un figlio da sola che rispendesse tra

gli immortali e di passare del tempo con altri dei.

Era aprì la terra,invocò la Terra,il Cielo e i Titani perché la facessero partorire senza Zeus:la

• terra tremò e il voto era compiuto. Per un anno Era non entrò nel letto di Zeus nè gli sedette

accanto ma pregava e compiva sacrifici.

Al termine dei giorni partorì Tifone e affidò quel flagello alla dragonessa iniziando a

• nuocere agli uomini finché Apollo non la uccise. Colpì,si contorceva tra immensi dolori

finché non morì. Apollo se ne vantò e disse che quella terra sarebbe diventata il posto di

salvezza per gli uomini mentre le vi avrebbe marcito.

Elio la imputridì e il posto si chiama Pito e il dio Pizio (da pytho,imputridire).

• Apollo capì di esser stato ingannato da Telfusa e tornò da lei dicendole che l'aveva inganno

• solo per tenersi quel posto per sé ma che ora il suo potere sarà anche il suo. Fece cadere

delle pietre sulla fonte,vi mise un altare per venerarlo come Telfusio,colui che svergognò

Telfusa.

Apollo stava pensando a chi far amministrare i suoi vatici quando vide i marinai di Creta e li

• scelse. I marinai andavano a Pilo ma Apollo,sottoforma di delfino,li fermò saltando sulla

barca. Impietriti lasciarono che il Noto li portasse nella terra di Elio,dove pascolano in

eterno le greggi lanose. Solo che non riuscirono ad attraccare e continuarono il viaggio

lungo il Peloponneso per poi virare ad est fino a Crisa dove attraccarono. Uscì dalla barca

Apollo con molte scintille e incendiò Crisa,con le donne che tremavano di paura, tornò alla

nave e chiese agli uomini chi fossero e perché non scendessero a terra. Il comandante gli

rispose dicendo che lo credeva un dio,che erano cretesi e che stavano andando a Pilo e che

voleva sapere dove fossero.

Apollo gli rispose che non sarebbero più tornati a Creta ma avrebbero servito il suo

• santuario in quanto lui è Apollo. In cambio saranno onorati da tutti. Gli ordinò di attraccare e

di scaricare la barca,di innalzare un altare sulla riva e di offrire farina bianca. Apollo disse

che dovevano invocarlo come Delfinio perché apparso nelle vesti di un delfino e il suo altare

sarà chiamato delfico. Dopo aver mangiato,seguiranno i suoi passi cantando la peana fino al

tempio.

I Cretesi fecero quanto ordinato. Finito il pasto,Apollo li guidò con la cetra in mano. Tutti

• cantavano la peana che la Musa aveva messo loro nel cuore.

Il cuore dei Cretesi era turbato e il comandante chiese di cosa sarebbe vissuti. Apollo gli

• disse di smetterla di penarsi per questo dato che nella mano destra tutti avrebbero avuto un

coltello per i sacrifici offerti all'infinito dagli uomini. Loro devo custodire il tempio,

accogliere chi vi arrivano per purificarsi. In futuro saranno comandati da altri uomini.

Artemide,la vergine cacciatrice.

Artemide,sorella di Apollo,è una dea arciere. Viene rappresentata in corta veste da cacciatrice,con la

faretra in spalla e l'arco in mano. È la saettatrice di cervi,le vengono dedicati gli animali e i racconti

mitici con le protagonista sono in ambienti silvestri. Le sue frecce causano morti improvvise in

particolare delle partorienti,ma è anche la dei che aiuta nel travaglio. Dea vergine,in età tarda venne

identificata con la Luna.

Nell'Inno ad Artemide di Callimaco,poeta del III sec. a.C. si ritrae Artemide in un contesto

quotidiano,umanizzato,quasi comico con una perdita di religiosità. Nelle Metamorfosi di Ovidio

invece si ritrova il gusto per l'orrifico e la descrizione naturale con il racconto della trasformazione

di Atteone in cervo,come punizione per aver visto Artemide fare il bagno.

Artemide bambina. Callimaco,Inno ad Artemide,1-169.

Il poeta introduce l'argomento:Artemide che ama la caccia,i cori e i giochi.

• Artemide chiese al padre di mantenerla vergine e di esser chiamata con molti nomi,per non

• litigare con Apollo. Volle un arco e delle frecce,costruiti dai Ciclopi. Volle un vestito corto

sul ginocchio e 60 danzatrici Oceanine di 9 anni. Volle 20 ninfe del fiume Amniso come

ancelle per i suoi bisogni e quelli dei suoi cani. Volle tutti i monti e una sola città:sarebbe

stata sui monti finché una donna avrebbe avuto bisogno del suo aiuto per partorire. Le Moire

le avevano fatto questo dono perché sua madre la partorì senza dolore.

Zeus era contento delle richieste fatte dalla figlia e le disse che le avrebbe dato anche 30

• città che la venerano come unica dea e in aggiunta le dava città e isole da condividere con

altri dei di cui proteggere le strade e i porti.

Zeus,con un cenno del capo,confermò il suo volere. Artemide andò fino all'oceano per

• scegliere le ninfe bambine,facendo la gioia di Cerato e Teti. Poi andò al Lipari da Ciclopi

che stavano forgiando un abbeveratoio per i cavalli di Poseidone. Le ninfe si spaventarono

nel vedere i Ciclopi e nel sentire i colpi della fucina.

Tutte le bambine,anche quelle divine,hanno paura dei Ciclopi tanto che la madri li chiamano

• quando fanno le capricciose. Ma Artemide,a 3 anni,venne portata dalla madre da Efesto e

subito si sedette in braccio ad un Ciclope e gli strappò i peli dal petto:ancora adesso ha il

segno. La bambina chiese loro un arco e delle frecce e,se andato a caccia,avrebbe preso

qualcosa,gliele avrebbe donato.

Poi andò da Pan che le donò 7 cagne velocissime e bravissime nella caccia.

• Sul Parnaso vide delle bellissime cerve che pascolavano con le corna d'oro:ne catturò 4 per

• trainare il carro ma la quinta fuggì. Artemide le mise un morso d'oro.

Con il suo carro andò sull'Emo dove c'è la tempesta di Bora. Poi dall'Olimpo di Misia prese

• il legno e il fuoco per una torcia. Provò l'arco d'argento contro un olmo,una quercia e infine

una belva. La quarta volta contro una città di uomini ingiusti:gli animali contrassero la peste,

i campi gelarono,i bambini morirono,le donne morirono di parto o generarono figli storpi.

Ma le città che godono le suo favore sono prospere.

Quando si dirige verso l'Olimpo trova Ermes che le prende la armi e Apollo la preda prima

• che arrivasse Eracle. Adesso c'è lui che l'aspetta per le sue prede. Gli dei ridono mentre

Eracle toglie le prede dal carro:consigliò Artemide di cacciare solo animali pericolosi così

gli uomini continueranno ad invocarla. Anche se Eracle è stato divinizzato,resta un

mangione.

Le ninfe si prendono cura delle cerve mentre Artemide va a palazzo e si siede accanto ad

• Apollo.

La morte di Atteone. Ovidio,Metamorfosi,III 155-252.

La valle di Gargafie era sacra ad Artemide:la grotta in mezzo al bosco,di tufo,aveva assunto

• naturalmente la forma di un arco. Tutto intorno c'era il bosco. Qui Artemide si faceva il

bagno.

Diede alle ninfe le armi e i vestiti,una ninfa le raccoglie i capelli mentre altre preparano gli

• otri d'acqua.

Artemide si stava lavando alla fonte quando Atteone,nipote di Cadmo,vagando in una pausa

• dalla caccia,arriva alla fonte. Appena l'uomo entrò,le ninfe cercarono di coprire il corpo di

Artemide che,essendo più alta,sbucava fuori di una testa. La dea divenne rossa,si girò in

cerca delle frecce ma trovò l'acqua. La lanciò sui capelli di Atteone e disse di raccontare

pure quanto visto,se ci sarebbe riuscito:l'uomo iniziò a trasformasi in un cervo.

Specchiandosi nell'acqua si accorse della trasformazione e iniziò a piangere. Non sapeva

• cosa fare ma i suoi cani lo avvistarono e si lanciarono all'inseguimento. Atteone fuggiva per

quelle vie che aveva percorso come cacciatore. Il capobranco gli morse il dorso e poi gli

altri al garrese. I suoi compagni di caccia incitano i cani e cercano di chiamarlo,dispiaciuti

che non assista alla scene. Atteone vorrebbe non esserci davvero per vedere la sua morte che

placa l'ira di Artemide.

Atena,la guerriera amica delle arti.

Zeus inghiottì Metis (la Saggezza),sua prima sposa,per impedirle di generare un figlio che potesse

spodestarlo:solo che Metis era già incinta di Atena che dovette nascere dalla testa del padre.

Il soggetto dell'Inno Omerico è l'ambito del culto della dea che dalla sua nascita deriva le sue

caratteristiche. Atena è sapiente,prudente ed equilibrata. È il contrario di una donna:tutela la

verginità,si interessa di attività maschile quali il lavoro,lo studio,le guerra che esercita con astuzia e

intelligenza. È protettrice delle arti e di tutte le attività d'ingenio. È una dea guerriera.

Nel racconto di Ovidio c'è la sfida tra Aracne ed Atene che dà l'opportunità di inserire altri miti.

La nascita di Atena. Inno Omerico ad Atena,XXVIII.

L'autore parla di Atena,la dea dagli occhi azzurri,dal cuore inflessibile,vergine,protettrice di

• città,generata da solo da Zeus e nata dalla sua testa,sempre con l'armatura.

Quando nacque spaventò gli dei:uscita dalla testa di Zeus,iniziò ad agitare mari e monti con

• la lancia. Poi l'acqua si calmò finché Atena depose le armi. Zeus gioiva.

La gara con Aracne. Ovidio,Metamorfosi,VI 5-145.

Atena tramò con Aracne,fanciulla della Meonia,famosa solo per la sua bravura nel ricamo. Il

• padre era un tintore di lana,la madre era morta e Aracne era diventa famosa nonostante le

umili origini. Le ninfe lasciavano le lor sedi per vederla tessere e filare,per ammirare il

lavoro compiuto. Aracne era una vera allieva di Atena.

Aracne non voleva riconoscere Atena come maestra e la sfidò. Atena si travestì la vecchia e

• consigliò ad Aracne di chiedere perdono per aver sfidato una dea e la dea l'avrebbe

perdonata. Aracne dà una sberla alla vecchia dicendo di dire quelle cose alle sue parenti.

Atena smise di esser la vecchia e si mostrò come dea:le ninfe si inchinarono mentre Aracne

• rimase impassibile,arrossendo leggermente. Aracne non vuole tirarsi indietro:viene

preparato il necessario per tessere.

Iniziano a tessere di vari colori,raccontando nella trama vecchie storie. Atena ricama la lotta

• che fece con Poseidone per il possesso di Atene:12 dei con Zeus in mezzo di riunirono. Zeus

si riconosce dall'immagine regale,Poseidone dal tridente e dalla pietra spaccata da cui

zampilla acqua. Atena di rappresenta armata mentre fa nascere l'ulivo.

Aracne la vuole emulare e ricama negli angoli 4 sfide:c'è Rodope ed Emo che vennero

• trasfomati in monti per aver cercato di attribuirsi il nome e il culto di Zeus ed Era;c'è Enoe

trasformata in gru per non aver onorato Era;c'è Antigone anche lei mutata in cicogna per

volere di Era. Nel quarto angolo c'è Cinira,re assiro,solo che abbraccia i gradino del

santuario,una volta sue figlie. Sul bordo esterno Aracne ricama l'ulivo poi aggiunge le

vicende di Europa ingannata dal toro che chiama le compagne mentre alza i piedi per non

bagnarsi. C'è Asteria che si trasformò in quaglia per sfuggire a Zeus che si trasformò in

aquila:Leda che venne amata da Zeus sottoforma di cigno;c'è Zeus sottoforma di Satiro che

ingravida la figlia di Nitteo;zeus come pioggia d'oro per Danae;sottoforma di di fiamma per

Asopo;di pastore per Mnemosyne;di serpente per Deoide. Rappresentò Poseidone con la

figlia di Eolo;nelle sembianze di Enipeo;come ariete con la figlia di Bisalte;come cavallo e

come delfino. Rappresentò Apollo come contadino;con l'amante Isse. C'è anche Dioniso che

sottoforma di uva ingannò Erigone;Crono che come cavallo generò Chirone.

Atena vide rappresentati tutti i delitti degli dei e stracciò la tela e colpì con una spola la

• fronte di Aracne. La giovane si impiccò ma Atena ne ebbe pietà:le disse che sarebbe vissuta

restando appesa e tessendo ma sottoforma di ragno.

Efesto,il dio zoppo.

Efesto è il dio del fuoco e tutte le sue vicende sono legate alla sua deformità. Era,sua madre,si

vergognò di avere un figlio zoppo:lo gettò dall'Olimpo,cadde in acqua e venne accolto e cresciuto

da Oceano. Iniziò la sua attività di fabbro e iniziò a pensare come vendicarsi di Era. La sua fucina a

diverse collocazioni,Lipari o Lemno. Crea un trono d'oro per la madre con catene invisibili:lei

rimase impigliata e solo l'intervento di Dioniso convinse Efesto a liberarla. Efesto è spesso

associato con Atena. Nel brano Teti,madre di Achille,gli chiede armi per il figlio,avuto da Peleo che

gli dei le avevano imposto come sposo. Achille è sconvolto dalla morte di Patroclo e dall'ostilità

contro Agamennone. Teti sente che il figlio sta per morire e chiede ad Efesto armi magnifiche.

La fucina di Efesto. Omero,Iliade,XVIII 369-477.

Teti va da Efesto che vive in una casa bellissima di bronzo fatta da lui. Lo trovò mentre

• costruiva tripodi con ruote d'oro che si muovevano da soli. Mentre il marito istoriava il

manici dei tripodi,la vide sua moglie Charis (la Grazia) e le chiese cosa la portava a casa

loro.

La fece accomodare su un trono istoriato e chiamò Efesto. La salutò e ricordò di come da

• piccolo l'avesse salvato dalla cattiveria della madre. Per 9 anni,quando viveva con Teti ed

Eurinome,aveva fabbricato gioielli e adesso che Teti è da lui la vuole ripagare. Efesto si

ripulì e si mise la tunica,prese il bastone e con due automi d'oro come ancelle. Queste

sapevano pensare,muoversi e lavorare.

Efesto le chiese cosa voleva e le disse che gliel'avrebbe fabbricata o data se fosse già

• pronta. Teti iniziò a lamentarsi dicendo che lei era stata costretta a sposare un mortale che

ora vecchio vive con lei e che il figlio che ha generato non tornerà mai più a casa e lei non

può aiutarlo.

Chiede ad Efesto un armatura per Achille. Efesto le dice che vorrebbe ma non può sottrarlo

• alla morte ma gli farà delle armi che stupiranno tutti. Alchè si rimise al lavoro nella fornace.

Un dio furfante,protettore dei ladri:Ermes.

Il quarto Inno Omerico,il più recente dato V sec,,racconta le prodezze del neonato Ermes. Il dio ha

molte qualità tutte accomunate dall'astuzia diverse dalla sapienza di saggezza. Ermes è il

messaggero degli dei,un ambasciatore;è quello che porta i sogni;è il protettore del commercio,del

furto,della ginnastica,dei viaggi,dell'oratoria e della tecnica. A lui si devono l'invenzione della lira e

della zampogna,delle lettere dell'alfabeto e dei numeri. Le vicende sulla sua infanzia sono le uniche

di cui è protagonista mentre in genere è un personaggio secondario.

Le furberie del neonato Ermes. Inno Omerica,IV.

Viene invocata la Musa per raccontare di Ermes,nato dalla ninfa Maia e da Zeus. Maia

• viveva in una grotta dove si accoppiava di notte di con Zeus mentre Era dormiva. Quando

spuntò la decima luna,Zeus fece sapere al mondo di suo figlio.

Il bambino era sveglio e furbo,rubava buoi,ispirava i sogni e le sue imprese divennero

• famose presso gli dei. Nacque all'alba,a mezzogiorno già suonava la cetra e al tramontò rubò

le vacche di Apollo. Uscì da solo dalla madre,si mise in piedi alla ricerca delle vacche di

Apollo. Uscì dalla grotta,trovò una tartaruga e ne fece un strumento musicale. La tartaruga

mangiava l'erba davanti casa e Ermes la vide,la portò a casa perché sicuramente le sarebbe

servita. In casa,se viva l'avrebbe protetto,se morta avrebbe cantato. A casa uccise la

tartaruga,tolse la carne,prese degli steli di canne,forò il guscio e li infilò dentro. Coprì con la

pelle di vacca,mise le corde e iniziò a suonare. Iniziò a cantare di Zeus e Maia,delle ancelle

di casa e mentre cantava pensava ad altre cose.

Tornò nella culla ma ebbe voglia di carne. Il Sole era tramontato ed Ermes di diresse verso i

• monti di Pieria. Rubò 50 vacche ad Apollo facendole camminare all'indietro per camuffare il

percorso con le impronte. Si costruì dei sandali con dei cespugli per ingannare ulteriormente

Apollo. Un vecchio nella vigna lo vide: Ermes gli promise vino in abbondanza se non avesse

detto nulla di quanto visto. La notte stava passando e Ermes condusse le vacche fino alle

stalle,accese un fuoco,prese l'alloro e un ramo di melograno. Presa la legna secca e la

incendiò. Uccise le vacche,ne fece spiedini e mentre al carne e le interiora cuocevano,tese le

pelli sulla roccia. Prese la carne,la divise in 12 parti e le offrì a 12 dei :Ermes desiderava la

carne ma preferì offrirla (gli dei poi non la mangiarono ma si gustarono solo il profumo).

Prese il grasso e i quarti pesanti,li portò alla stalla e con il fuoco consumò zoccoli e teste.

• Bruciò i sandali e spense i fuochi. All'alba tornò a casa entrando dalla serratura perché si era

fatto minuscolo;tornò nella culla,si rimise le fasce e giocò con la coperta sulla ginocchia. La

madre si accorse e gli chiese dove fosse stato:gli disse che presto sarebbe passato dalla porta

con le mani legate da Apollo. Ermes le disse di non trattarlo come un bambino ingenuo

perché lui provvederà sempre a loro dato che non possono vivere con gli altri dei ed esser

venerati. Se Zeus non gli darà gli onori,se li prenderà lui. Se Apollo gli darà la caccia,lui

ruberà nel suo tempo a Pito.

Apollo incontrò il vecchio della notte prima e gli disse che stava cercando le sua vacche:

• aveva trovato il toro che pascolava da solo con 4 cani che lo fissavano. Chiese al vecchio se

aveva visto una mandria appena dopo il tramonto.

Il vecchio rispose che non è facile distinguere,tra la molta gente che passa,chi sia onesto e

• chi no. Il vecchio aggiunse che forse aveva probabilmente visto un bambino che con una

bacchetta conduceva una mandria ma comunque lui stava zappando.

Apollo capì che fosse il ladro e tornò a Pilo. Vide le impronte delle sue vacche che però

• andava nella direzione sbagliata a quanto supposto. Apollo corse verso il monte Cillene dove

risiedeva Ermes con la madre e sentì l'odore delizioso. Appena lo vide,Ermes cercò di di

nascondersi.

Si rannicchiò ma Apollo non si fece ingannare e iniziò a cercarlo in ogni angolo della casa.

• Non trovando lo minacciò di buttarlo nel Tartaro. Ermes rispose che lui è solo un bimbo nato

ieri,che lui pensa che le vacche vivano nei campi e non sa neanche bene cosa sia una vacca,

che è meglio non dire a nessuno di questa accusa ridicola e che giura suo padre di non esser

stato lui. Ma Apollo sa quante persone rovinerà rubando oro e mandrie e lo intima di uscire

dalla culla chiamandolo re dei ladri.

Apollo prese Ermes dalla culla,il quale scoreggiò e starnutì:Apollo lo fece cadere. Lo

• riafferò e lo trascinò,minacciandolo,alla ricerca delle sue vacche mentre Ermes cercava di

giustificarsi dicendo che lui non sa cosa siano le vacche. Si misero a discutere,Apollo in

posizione onesta mentre Ermes in quello di ingannatore. Ermes era furbo ma Apollo

intelligente.

Arrivarono sull'Olimpo per sottoporsi alla bilancia della giustizia. Zeus gli chiese dove

• avessere trovato un neonato che sembra un messaggero. Apollo gli rispose che è era un

furfante dei monti di Cillene. Aveva rubato le sue vacche e aveva nascosto le impronte ma

un mortale lo aveva visto che,dopo averle rubate,le aveva condotte in una stalla. Inoltre

finito il furto si era rimesso nella culla.

Ermes,davanti agli dei,tese le braccia verso Zeus e disse che Apollo era venuto da lui e in

• malo modo aveva cercato di fargli confessare di aver rubato le vacche ma lui è un neonato e

non assomiglia ad un grande e grosso ladro di vacche. Ermes disse che rispettava gli dei ma

un giorno Apollo avrebbe dovuto pagarla per averlo rapito.

Zeus guardò magnanimo quel figlio che,pur sapendo di esser colpevole,cercava di

• discolparsi e lo intimò di portarli dove erano le vacche.

Ermes li portò nella stalla dove aveva messo le vacche. Apollo vide le due pelli stese e

• rimase impressionato della sua forza. Apollo lo legò con del vimini che però germoliò a si

intrecciò su campi e vacche. Ermes prese la cetra e addolcì Apollo con un canto sulla nascita

e divisione del potere tra gli dei.

Prima cantò della madre delle Muse;cantò della nascita di ognuno dei figli di Zeus. Apollo

• disse ad Ermes che loro sarebbe stati per sempre amici perché con la sua cetra fa la gioia dei

banchetti. Poi gli chiede chi gli ha insegnato a cantare. Apollo gli disse di non aver mia

sentito una voce così che porta gioia,amore e sonno dolce. Nessuna Musa produce una

musica del genere. Apollo gli promise che sarebbe diventato famoso tra gli immortali:ne

avrebbe fatto il loro messaggero.

Ermes gli disse che credeva alle sue parole perché,sapeva,che derivano direttamente da

• Zeus. Gli disse che gli avrebbe insegnato a cantare e suonare perché se uno vuole tutto si

impara ma la gloria doveva essere solo sua. Gli disse di prendere in mano la cetra e di

cantare in libertà. Gli disse che la cetra si lascia guidare dalla mano docile e piena di arte,

mentre stona con quella rozza. Mentre Apollo si esercita,Ermes sarebbe andato in giro con le

vacche facendole accoppiare per avere altri nati.

Apollo presa la cetra e in cambio diede ad Ermes il controllo della mandria. Apollo iniziò a

• suonare,radunò con Ermes la mandria e tornarono insieme,suonando,all'Olimpo dove Zeus

era felici di vedere i due fratelli amici.

Ermes amò sempre il fratello e la prova è la cetra. Ma Ermes inventò anche la zampogna e

• Apollo temeva che il fratello gli potesse rubare la cetra e l'arco perché Ermes ha il compito

da Zeus di insegnare il commercio agli uomini e chiese un giuramento di fedeltà.

Ermes giurò che non avrebbe mai rubato nulla ad Apollo il quale gli promise un caduceo (la

• bacchetta divina di Ermes) d'oro con tre punte che renderà inviolabili ed obbligatori i suoi

ordini. Solo che Apollo non avrebbe mai potuto insegnarli l'arte della divinazione perché

così aveva giurato a Zeus. Apollo aiuta i mortali che si affidano a lui ma chi invece si affida

ai presagi ingannevoli fa la strada per nulla e lui si tiene le offerte. Apollo aggiunse che a

Delfi ci sono tre sorelle vergini,tre api maestre della divinazione. Volano a mangiare e dopo

sono ispirate e rivelano la verità. Se però non trovano il miele,mentono. Apollo le dona ad

Ermes che le può interrogare. Apollo gli affida tutti gli animali e il compito di messaggero.

Le promesse vennero esaudite da Zeus e da allora Ermes controlla le vacche ed è

• messaggero;inganna gli uomini più di quanto gli aiuti.

La storia di una madre e di una figlia:Demetra e Persefone.

L'Inno Omerico a Demetra del VII sec. a.C. narra la storia del rapimento di Persefone da parte di

Ade e della ricerca che intraprese la madre Demetra trascinando nel lutto tutta la natura. Nel mito

sono fuse le due caratteristiche delle dea:essere dea delle messi e dea-madre. Le vicende di Demetra

e Persefone era oggetto dei misteri eleusini dove solo gli adpeti erano a conoscenza dei riti e

rivelazioni che probabilmente si riferivamo alla trasfigurazione e rinascita. Le due dee sono

connesse ai ritmi della natura e all'alternarsi delle stagioni. Demetra è una divinità gentile e mite

spesso connessa a Trittolemo,il quale introdusse le tecniche di coltivazione dei campi e l'uso

dell'aratro.

Il rapimento di Persefone avvenne in Sicilia ma nel testo si parla del luogo mitico di Nisa,il paese

delle ninfe.

Demetra in cerca della figlia rapita. Inno Omerico a Demetra,II.

L'inno è dedicato al rapimento di Persefone da parte di Ade,avvenuto con il consenso di

• Zeus e all'insaputa della madre.

Persefone coglieva i fiori con le amiche. Zeus aveva fatto spuntare il narciso per nascondere

• la trappola che aveva escogitato per permettere ad Ade di rapirla. Quando Persefone colse il

fiore,Ade sbucò fuori con le sue cavalle. La prese e la mise sul carro,lei cercò invano di

liberarsi e di invocare aiuto dal padre Zeus,da altri dei e uomini. Venne sentita solo da Ecate

e da Elio mentre Zeus stava nel palazzo a ricevere le offerte. Ade la trascinò facilmente nel

suo regno e la ragazza continua a sperare di rivedere la madre finché poteva osservare la

terra,il mare e il cielo.

La madre sentì le grida della figlia,si buttò un velo nero e iniziò a cercarla ovunque.

• Nessuno però le diceva dove fosse davvero. Per 9 giorni la cercò senza mangiare e lavarsi.

Al decimo giorno Ecate le disse che qualcuno aveva rapito Persefone ma lei aveva udito

solo le grida. Le due dee partirono per andare da Elio e chiedergli,a lui che vede tutto,chi

avesse rapito Persefone. Elio le disse che la figlia era stata in sposa ad Ade da Zeus ed ora si

trovava nel suo regno;lei non si sarebbe dovuta preoccupare per le azioni del fratello.

Demetra era adirata contro gli dei;se ne andò dall'Olimpo e vagò per la terra senza che

• nessuno la riconoscesse. Giunse alla casa di Celeo,il saggio signore di Eleusi,affranta e si

sedette sotto un ulivo. Era vecchia. Le figlie di Celeo la videro mentre andavano a prendere

l'acqua,non la riconobbero e le chiesero perché non andasse a cercare riparo nelle case delle

altre vecchie.

Demetra rispose loro che si chiamava Dono,che era stata rapita da Creta dai pirati e che

• aveva approfittato di uno sbarco per il pasto per fuggire e non esser venduta come schiava.

Promise loro dei bei mariti e dei figli in cambio di sapere dove poter andare e poter lavorare.

Le ragazze le dissero che sono gli dei a decidere il destino ma le elencarono le persone

importanti della città. Tra questi Trittolemo,Dioclo,Polisseno e Dolico che saranno disposti

ad accoglierla in casa perché sembra una dea. Le ragazze le dissero di aspettarle lì perché

sarebbero tornate a casa e avrebbero chiesto alla madre se la vecchia poteva diventare la

nutrice del loro ultimo fratellino,arrivato tardi.

La madre Metanira acconsentì e le figlie tornarono da Demetra per portarla a casa loro.

• Demetra arrivò,colma di tristezza,a casa di Celeo,amato da Zeus. Entrò in casa e la donna la

stava aspettando con il figlio in braccio. Demetra entrò e una luce divina inondò l'ingresso.

La donna presa da reverenziale timore la invitò a sedersi sul trono ma Demetra rifiutò a si

sedette su uno sgabello. Demetra era affranta per la figlia,non mangiava o sorrideva:

Iambe,la serva di casa riuscì a farla sorridere e divenne cara alla dea. La padrona di casa le

offrì del vino e miele,Demetra rifiuto e le fece preparare il ciceone,la bevanda di

acqua,farina e menta connessa al suo culto.

Metanira disse a Demetra che vedeva in lei nobili origini ma che è anche impossibile

• opporsi al destino divino. Tutto quello che possedeva era anche suo,le chiedeva solo di

curare il bambino in cambio di una grandissima ricompensa. Demetra accettò e promise che

nulla avrebbe fatto del male al piccolo. Demetra allevò Demofonte con l'ambrosia divina e

di notte lo metteva nel fuoco per farlo crescere velocemente. Demetra l'avrebbero reso

immortale e giovane in eterno se una notte Metanira non avesse visto metterlo nel fuoco.

Demetra si arrabbiò e tolse il bambino dal fuoco,dando dell'ignorante al genere umano.

• Disse alla madre che il figlio non sarebbe stato immortale come aveva pensato di fare.

L'unica cosa che lascia è l'eterno duello che ogni anno i giovani Eleusi dovranno combattere.

Per placare la sua rabbia ordinò la costruzione di un tempio e la celebrazione dei riti che lei

stessa avrebbe insegnato.

Demetra assunse di nuovo l'aspetto di una dea e Metanira si dimenticò del figlio. Arrivarono

• le figlie,preso il bambino e la madre. Cercano tutta la notte di placare il fratello pregando. Al

mattino riferirono al padre quanto ordinato dalla dea. Il popolo costruì il tempio ma Demetra

continuava a struggersi per Persefone,nascondendo i semi per dare i frutti della terra

rischiando di sterminare il genere umano.

Zeus,preoccupato di perdere i fedeli,mandò Iride a chiamare Demetra che non la seguì. Zeus

• mandò tutti gli dei con dei doni per la dea ma lei rimase impassibile. Demetra non sarebbe

tornata all'Olimpo né avrebbe rilasciato i semi se non in cambio di Persefone.

Zeus mandò Ermes da Ade per convincerlo a liberare la ragazza e così placare Demetra.

• Ermes trovò Persefone sul trono con Ade,ancora sconvolta per la perdita della madre. Disse

al dio che doveva portare a casa la ragazza per placare Demetra. Ade la lasciò andare per

non opporsi al volere di Zeus ma le promise di non essere un marito indegno e di

proteggerla. Persefone era felice ma Ade le diede di nascosto dei chicchi di melograno

perché non restasse con Demetra per sempre. Ade diede ad Ermes il suo cocchio con cavalli

che velocemente salirono la ripida strada. Ermes portò Persefone dalla madre che sembrava

una baccante quando la vide.

Le due si abbracciarono ma Demetra sospettò l'inganno di Ade e chiese alla figlia se avesse

• mangiato qualcosa perché altrimenti non avrebbe potuto vivere con lei e Zeus:ogni anno per

una stagione avrebbe dovuto tornare da Ade e passare con lei le altre due. Persefone le

raccontò di Ermes che doveva portarla da lei,dei chicchi di melograno dolcissimi che Ade le

offrì e che contro la sua volontà le fece mangiare. Le raccontò che stava cogliendo i fiori con

le amiche quando,da sotto un narciso si aprì una voragine e le venne rapita.

Per un giorno si consolarono. Arrivò Ecate che divenne la compagna di Persefone che

• l'accompagna da Ade. Zeus mandò Rea per dirle che Demetra avrebbe avuto tutto quello che

voleva. Persefone però doveva passare un terzo dell'anno da Ade. Rea andò e vide la terra

sterile. Riferì il tutto a Demetra e le invitò a smettere di essere in odio contro Zeus,di tornare

sull'Olimpo e di ridare agli uomini i loro semi.

Demetra ubbidì e ridiede fertilità ai campi. Si rimise in cammino e insegnò ai re che

• governano con giustizia il sacro rito che non si può rivelare. Solo chi è partecipe può

aspirare alla beatitudine. Demetra tornò sull'Olimpo e protegge e dona abbondanza a quando

la venerarono.

La storia di un padre e di un figlio:Elio e Fetonte.

Elio,il Sole,è una divinità preolimpica. Figlio del titano Iperione,non è oggetto di particolari culti né

protagonista di particolari vicende,sminuito dal precoce sviluppo dell'astronomia e dall'univocità

dell'identificazione divina. Di Elio si tramanda l'immensa fatica di trainare il carro per il cielo e di

portare la luce. Elio partecipa ad miti con altri protagonisti. Più famosi sono i suoi figli e in

particolare Fetonte di cui Ovidio parla nelle Metamorfosi. Il giovane volle guidare una sola volta il

carro del padre e morì vittima dell'inesperienza e dell'asprezza dell'universo.

Il fatale carro del padre. Ovidio,Metamorfosi,I 750-779 e II 1-366.

Fetonte si vantava con Epafo,figlio di Zeus e Iò,di avere come padre Elio finché Epafo lo

• accusò di mentire. Fetonte lo raccontò alla madre e le chiese una prova della sua origine

divina. Fetonte implorava una prova del suo vero padre. La madre invocò il Sole dicendo

che Fetonte era sua figlio e in caso contrario l'avrebbe accecata. Disse al figlio di andare al

confine con la loro terra per conoscere i suoi antenati e di interrogare il Sole.

Fetonte corre fino a giungere dove il padre sorge. Spiccava la reggia del Sole d'oro e pyropo

• come se fiammeggiasse. Vulcano aveva fatto delle cesellature stupende che ritraggono miti

ed eroi,l'immagine dei segno zodiacali e del cielo. Fetonte si diresse verso il palazzo del

padre ma la luce era troppo intensa. Vide Elio seduto su un trono con Giorno,Mese,Anno,

Secoli e Stagioni in fianco. C'era la Primavera con i fiori,l'Estate nuda con le spighe,

l'Autunno con l'uva e l'Inverno con il gelo. Elio lo vide e gli chiese che cosa volesse. Fetonte

gli chiese una prova della sua discendenza. Elio si tolse i raggi e disse la ragazzo che lui era

davvero suo figlio e gli avrebbe dato qualsiasi dono.

Fetonte gli chiese di guidare per un giorno il suo carro. Elio si pentì avergli fatto quella

• promosse e cercò di dissuaderlo dicendo che oltretutto era anche un mortale e neanche gli

dei guidano il suo carro. Neanche Zeus lo guida. Il primo pezzo è in salita e i cavalli sono

ancora addormentati,quando si è a picco Elio stesso teme e la discesa è difficile. Bisogna

anche contrastare il vortice celeste e la rotazione dei poli. In cielo ci sono le belve delle

costellazioni da cui fuggire e bisogna domare i cavalli. Elio gli chiede di cambiare desiderio

e la paura che Fetonte possa morire è già una prova dell'amore paterno. Elio gli dice di

scegliere ogni ricchezza ma non di guidare il carro. Fetonte continuò ad insistere finché Elio

fu costretto a portarlo davanti al carro.

Davanti al magnifico carro fatto da Vulcano,Fetonte è in estasi ma l'Aurora inizia a sorgere e

• le stelle scompaiono. Elio ordina alle Stagioni di preparare i cavalli;spalma Fetonte di

unguento sacro per non farlo ardere vivo e gli diede la corona di raggi. Il padre gli disse di

tenere ben a freno i cavalli e di seguire la strada da lui tracciata,di stare nel mezzo per dare il

giusto calore alla terra. Chiede alla Fortuna di proteggerlo. Elio fino all'ultimo cerca di

persuaderlo ma ormai la Notte è finita.

Fetonte sala sul carro e prendere le briglie,Teti apre il cancello e i cavalli partono senza però

• riconosce il condottiero,troppo leggero. I cavalli sbandano e non seguono la strada. Fetonte

ha paura. Sbandando scioglie le stelle dell'Orsa che tentano di entrate in mare;scioglie i

ghiacci che rendevano mite il Serpente. Fetonte guardò in basso e si spaventò pentendosi di

aver preso il carro. Manca ancora molto al tramonto e si affida agli dei. Quando vide lo

Scorpione coperto di veleno mollò le redini. I cavalli invasero il cielo delle stelle fisse per

poi precipitare a terra. La Luna si stupì di quanto succedeva,la terra prese fuoco e si

distrussero città e boschi.

Fetonte guarda tutto il mondo in fiamme e respira vapori bollenti,il fumo gli impedisce di

• vedere e si abbandona al volere dei cavalli. Per colpa di Fetonte gli Etiopi sono neri e la

Libia arida. Anche i fiumi evaporarono,il Nilo si rifugiò ai confini della terra. Il suolo si

spaccò fino all'Ade,spaventando il dio e la sua sposa. Si formarono deserti e isole. I delfini

non salivano in superficie e le foche morirono. Poseidone cercò per tre volte di lanciare

dell'acqua ma invano.

La Terra chiesea Zeus perché non venissero lanciati dei fulmini così da morire prima e senza

• sofferenza. Chiedeva perché,lei che sopporta tutto,venisse punita. Perché punire anche

Poseidone e perché non risparmia almeno il suo cielo. Detto questo si ripiegò verso gli

Inferi.

Zeus chiamò gli dei e salì sua roccia in cerca di nubi. Non ne trovò:decise di lanciare un

• fulmine contro Fetonte. I cavalli scapparono lasciando da solo il carro con Fetonte che

precipitava.

Fetonte precipita nel Eridano (il Po o il Rodano) dove le Naiadi gli fanno una tomba con

• l'epitaffio:qui giace Fetonte che non sappe guidare il carro del padre ma è ebbe molto

coraggio.

La madre era sconvolta e vagò in cerca del figlio. Trovò la tomba e con le altre figlie di Elio

• pianse il lutto. Anche la Luna partecipò. La figlia maggiore si sdraia per terra perché le

fanno male i piedi,un'altra vorrebbe andarle vicina una radice la blocca:tutte le figlie Elio si

ritrovano intrappolate nella corteccia con sola la bocca per invocare la madre. Ella cerca di

togliere la corteccia ma sgorga sangue,ferendo le figlie. La madre le abbandona la loro

destino,le ragazze piangono e le lacrime diventano ambra che viene raccolto dal fiume per le

spose del Lazio.

Dioniso,il dio di tante follie.

Dioniso è sempre stato l'opposto del fratello Apollo,simbolo di rigore e controllo di sé. Dioniso è il

dio della sfrenatezza,degli istinti oscuri e liberi;dio del vino e della vite,dell'ubriachezza che scioglie

ogni inibizione sia dalle leggi della società che le pulsioni;dio della follia che induce l'uomo a

contravvenire le regole.

Nelle Metamorfosi viene raccontato l'omicidio del figlio del re tracio da parte del re stesso:reso folle

per volere di Dioniso il re ucciso il figlio scambiandolo per una vite. Anche Agave fece a pezzi il

figlio perché non voleva introdurre a Tebe il culto del dio. Al culto di Dioniso sono collegati riti

orgiastici rappresentati dalle Baccanti,le fedeli del dio che si lanciavano nella follia divorando bestie

vive con la musica per coprire le urla.

Dioniso divenne pazzo per volere di Era che lo punì per essere il figlio di un tradimento del marito.

Dioniso è nato due volte,la prima da Semele e la seconda dalla gamba di Zeus dove concluse la

gestazione:questo è uno degli argomenti preferiti della tragedia del V secolo.

L'Inno Omerico a Dioniso racconta di quando i pirati lo rapirono e lui li tramutò in delfini che sono

così amici dell'uomo per espiare la colpa.

La nascita di Dioniso. Ovidio,Metamorfosi,III 260-315.

Semele era incita di Zeus e Era si arrabbiò. Urlò e disse che dato che lei era la sorella e

• moglie di Zeus,oltre che regina,l'avrebbe punita. Era accettava che fosse l'amante del marito

ma ora che era incinta voleva che fosse Zeus stesso a spingerla in mare.

Era andò a Semele avvolta in una nube e prese le sembianze della vecchia nutrice Beore. Le

• due parlarono fino ad arrivare all'argomento Zeus:Era-Beore la incitò a chiedere a Zeus un

pegno della sua identità.

Semele chiede a Zeus un pegno e lui le disse che le avrebbe dato quello che voleva. Semele

• chiese a Zeus di donarsi a lei. Zeus non avrebbe mai voluto sentire quelle parole:salì in cielo

e cercò di togliersi un po' di potenza. Andò a casa della donna ma Semele non riuscì a

sopportare la violenza celeste e si incenerì:il feto venne strappato da Semele e il padre lo

cucì nella sua coscia per finire la gestazione. Quando nacque venne dato alla sorella della

madre poi alle Ninfe Niseidi che lo allevarono.

Dioniso e i pirati. Inno Omerico a Dioniso,VII.

Dioniso apparve sulla riva del mare come un bel adolescente. Sulla stessa riva arrivarono dei

• temibili pirati tirreni,guidati però da cattiva sorte. Rapirono Dioniso credendo che fosse un

re caro a Zeus.

Cercavano di legarlo con corde e nodi ma non riuscivano e Dioniso li fissava sorridendo:il

• timoniere capì tutto e chiese che dio potente avessero catturato e li incitò a lasciarlo sulla

terra. Il capo però lo disprezzo e gli disse che se lo sarebbe portato in giro finché i suoi

parenti non gli avrebbero dato l'oro.

Iniziarono i prodigi sulla nave:un vino dolce scorreva ovunque profumato d'ambrosia;sulle

• cime delle vele si attorcigliò una vite con dei grappoli;intorno all'albero si attorcigliò l'edera

con dei frutti. I marinai ordinarono al timoniere di andare verso la costa ma Dioniso si

trasformò in un leone. Prese il capitano e tutti gli altri per fuggire si gettarono in mare

diventando delfini.

Dioniso ebbe pietà del timoniere e gli donò fortuna.

La Baccanti e la morte di Penteo. Teocrito,Idilli,XXVI.

Ino,Autonoe e Agave fecero 3 altari a Semele e 9 a Dioniso dove posero oggetti sacri come

• il dio voleva. Penteo le osservava nascosto:Autonoe lo vide e distrusse gli oggetti sacri

perché i profani non potevano vederli. Penteo fuggì terrorizzato ma le donne lo seguirono.

Le tre baccanti fecero a pezzi Penteo:Agave gli staccò la testa,Ino una scapola e una spalla e

• anche Autonoe. Altre baccanti lo finirono. Tornaro a Tebe portando i resti perché nessuno si

può mettere contro Dioniso.

Anche l'autore vuole essere compiacente a Dioniso e non giudica la volontà divina.

Storia di divinità agresti:Pan e le sue ninfe.

Ci sono pochi racconti arcaici su Pan e anche l'Inno Omerico è molto antico,IV secolo o epoca

ellenistica. Pan è un'antichissima divinità agreste che divenne molto familiare con le nuove

tendenze artistiche alessandrine incentrate sulla vita agreste,l'amore campestre e la deformità del

dio.

Nell'Inno risultata essere il figlio di Ermes e della figlia di Driope ma Pan è anche dato come figlio

di Ermes e Penelope o il figlio di Penelope dopo che si accoppiò con tutti i Proci.

Pan amò diverse Ninfe:Siringa per sfuggirli si tramutò in canna e da essa il dio inventò la zampogna

a canne degradanti. Amò anche Eco ma invano dato che lei amava Narciso che però ama solo se

stesso.

La nascita del dio dai piedi di capra. Inno Omerico a Pan,XIX.

Viene invocata la Musa per cantare le gesta del figlio di Ermes con le zampe di capra,due

• corna che ama andare per le valli e fare rumore. Pan è il dio dei pascoli che vaga per la

natura suonando dolci melodie con cui neanche gli uccelli possono competere.

Il dio danza in giro con una pelle di lince sulla schiena e gioisce del suono. Canta le storie

• degli dei in primis di Ermes e del suo arrivo in Arcadia.

In Arcadia vide la figlia di Driope e non resistesse dall'unirsi con lui:si sposarono e nacque

• Pan con le sembianze caprine ma dal facile sorriso.

La nutrice scappò nel vederlo ma Ermes era felice:lo avvolse in una pelliccia di lepre e lo

• portò dagli dei che felici lo accettarono. In particolare piacque a Dioniso.

La storia di Pan e Siringa. Ovidio,Metamorfosi,I 689-712.

Siringa è una Naiade famosissima dei monti dell'Arcadia costantemente in fuga degli dei e

• dai satiri che vivono nei boschi perché si ispirava ad Artemide ed era una vergine.

Pan un giorno la vide e la pregò ma lei scappò fino ad arrivare alla corrente di un fiume.

• Non potendo più fuggire pregò le sorelle acquatiche di trasformarla in canna.

Pan prese della canne,costruì il flauto degradante in modo da avere un costante dialogo con

• lei.

Il triste amore di Eco per Narciso. Ovidio,Metamorfosi,III 339-510.

L'infallibile indovino Tiresia andava nelle città a portare i suoi vaticini e anche Liriope ebbe

• prova della sua capacità.

Liriope era stata stretta nelle spire del fiume Cefiso,ingravidata,partorì un bellissimo

• bimbo,Narciso. A Tiresia la ninfa chiese che il figlio sarebbe vissuto a lungo e l'indovino

rispose di sì se non avesse visto la sua immagine. Inizialmente sembrò una risposta assurda

ma poi assunse significato.

Narciso a sedici anni era bellissimo e desiderato da giovani e fanciulle ma nessuno lo faceva

• innamorare. Un giorno incontro la ninfa Eco che aveva ancora un corpo ma già amava

ripetere le ultime parole:era la volontà di Era per dissuadere le ninfe ad accoppiarsi con il

marito ma Eco capì l'inganno e decise che non avrebbe più parlato ma solo ripetuto le ultime

parole.

Eco vide Narciso e se ne innamorò. Lo seguì e voleva parlargli per prima ma non poteva a

• causa della sua natura;attese che fosse lui a iniziare.

Narciso si separa dal gruppo dei compagni,sente una presenza e chiede se c'è qualcuno. Eco

• gli risponde con le sue stesse parole,si incontrano ma Narciso la rifiuta e le fugge nelle

grotte. Eco però è innamorata e piange continuamente:si consuma fino a restare solo voce e

a trasformare le sue ossa in pietra. Vive sui monti ed è solo voce.

Venne invocata un punizione per Narciso:neanche lui potrà avere chi ama. Venne accolta

• dalla dea della vendetta,Ramnusia. C'era una fonte limpida e pura con un bellissimo prato:

Narciso vi andò per riposare e rinfrescarsi. Nel sporgersi per bere,vide la sua immagine

riflessa e se innamora cercando di baciare l'acqua. Narciso cerca di prendere la propria

immagine.

Narciso non capisce perché l'amato sia così difficile da raggiungere. C'è solo l'acqua della

• fonte che li separa e di certo lui lo ama perché quando si avvicina per baciarlo,l'altro

ricambia. Prega il ragazzo di uscire dalla fonte,di non farsi spaventare dalla sua bellezza

perché l'ha visto piangere con lui e parlargli ma non può sentirlo. Ero provato da quei

sentimenti e voleva morire con l'amato.

Si specchiò di nuovo ma vide l'immagine incresparsi per le onde. Lo pregò di restare,si

• strappò le vesti e iniziò a consumarsi per amore. Del corpo che Eco aveva amato non restò

nulla. Quando il giovane morì,Eco assistette ripetendo le ultime parole.

Narciso anche nell'Ade cercò il proprio amato nelle acque dello Stige. Sulla terra il suo

• corpo si era trasformato nel narciso,con i petali bianchi e il cuore giallo.

Il più famoso figlio di una Musa:Orfeo,il cantore.

Da Calliope,la Musa più nobile,e dal dio-fiume,o un semplice re tracio,Eagro nacque Orfeo.

Suonando la sua cetra,incantava tutti. Partecipò come cantore nella missione degli Argonauti

durante la quale riuscì con il suo canto a placare la tempesta e a frenare i prodigi delle sirene.

Il racconto più famoso è la discese agli Inferi per ritrovare la sua sposa,Euridice raccontata da

Virgilio nella IV Georgica collegata al dio pastore ed allevatore di api,Aristeo,che subì la morte

dello sciame per aver desiderato Euridice. Sceso agli Inferi,Orfeo commosse tutti con il suo canto,

ottenne di riportare Euridice sulla terra a patto di non girare a guardarla. Non ci riuscì e la perse per

sempre. Orfeo rifiutò da allora ogni amore femminile e,secondo alcuni miti,inventò l'amore

omosessuale. Per questo venne fatto a pezzi dalle donne trace.

Ad Orfeo è collegato il culto mistico dell'orfismo,nato nel VII sec. a.C. che venera Dioniso Zagreo

che muore e rinasce. La dottrina si base sulla meditazione religiosa ascetica e sulla vita nell'aldilà,

attribuendo ad Orfeo la capacità di raggiungere la beatitudine con la morte.

Argonautiche Orfiche racconta l'avventura alla luce dell'orfismo.

La magica arte di Orfeo. Apollonio Rodio,Argonautiche,I 23-31.

Orfeo nacque dalla musa Calliope e dal re tracio Eagro presso il monte Pimpleo. Ammaliò

• tutti con il suo canto,dalle pietre ai fiume. Da allora la quercia fiorisce in filari ordinati

perché così i fiori scesero,incantati dalla cetra.

Orfeo ed Euridice. Virgilio,Georgiche, IV 453-527.

Virgilio ipotizza che Aristeo sia ancora arrabbiato con Orfeo quando Euridice,cercando di

• sfuggirgli,non vede un serpente che la morse. Orfeo è disperato e si consola con la cetra

mentre Euridice viene portata nell'Ade.

Orfeo scese negli Inferi e stupì tutti morti e anche Cerbero con il suo canto. Aveva superato

• ogni pericolo e,con Euridice,stava tornando indietro. Lei era alla sua spalle per il volere di

Persefone ma,preso dalla follia,Orfeo si girò per guardarla. L'Ade tremò tre volte e tutte le

fatiche andarono perdute. Euridice sa che il patto è stato infranto e deve tornare indietro.

Orfeo non poté più ridiscendere e la vita non aveva più senso. Per 7 mesi pianse in una

• grotta raccontando e commuovendo tigri e pioppi e anche le messi dei contadini. Non amò

più nessuno.

Essendo così fedele ad Euridice respinse le Baccanti duranti una festa sacra e loro lo fecero

• a pezzi e ne sparso i resti per i campi. La sua lingua continuò a chiamare Euridice.

LE AVVENTURE DEGLI EROI.

Perseo.

Le vicende base di Perseo sono riportate con grande frequenza dagli autori arcaici e classici con una

fusione di elementi umani e prodigiosi. Ma ogni riferimento alle vicende presuppone la conoscenza

di tutta la storia per esser compreso. Le maggiori fonti sono Ovidio e la Biblioteca di Apollodoro,

ritenuta però spuria.

La vicenda di Perseo è collegata alla dinastia di Argo:il nonno Acrisio scacciò dalla città il fratello

Preto per avere il regno solo per sé. Ricevette però l'oracolo che sarebbe stato ucciso da un nipote:

allontanò anche la figlia Danae e il piccolo Perseo. Dopo molte avventure,Perseo volle tornare ad

Argo. Il nonno fuggì a Larissa dove si stavano tenendo dei Giochi. Prima di andare ad Argo,Perseo

paertecipò ai Giochi a Larissa ed uccise,involontariamente,il nonno con un disco. Non volle il regno

e lo lasciò al cugino Megapente.

Un destino voluto dagli dei. Apollodoro,Biblioteca, II 4,1.

Acrisio domandò come avere figli maschio all'oracolo. Il dio gli disse che Danae gli avrebbe

• dato un nipote che però l'avrebbe ucciso. Rinchiuse Danae in una stanza sotterranea di

bronzo ma fu sedotta da Preto che la fece fuggire. Seconda un'altra versione Zeus si

trasformò in pioggia d'oro,ingravidò Danae. Quando il padre seppe che la figlia aveva

partorito un maschio da Zeus,non ci credette,mise i due su un'arca e la gettò in mare.

La pioggia d'oro. Sofocle,Antigone,944-954.

Danae era prigioniera nella torre di bronzo ma dentro di sé aveva il figlio di Zeus concepito

• con il dio come pioggia d'oro. Ma il suo destino era atroce:senza potenza e ricchezze.

Il lamento di Danae. Simonide,fr. 371 page.

Chiusi nell'arca,Danae piangeva e stingeva Perseo cercando di proteggerlo dal vento e dalle

• onde. Chiede aiuto a Zeus.

Un regalo prezioso:la testa di Medusa. Apollodoro,Biblioteca,II 4,1-3.

L'arca arrivò a Serifo. Ditti prese Perseo e il fratello di Ditti e re di Serifo,Polidette,si

• innamorò di Danae ma non potè avvicinarsi perché Perseo era ormai un uomo. Chiamò i

suoi amici,compreso Perseo,per fare una colletta per le nozze di Ippodamia:chiese a Perseo

di portargli la testa della Gorgone Medusa.

Perseo,con l'aiuto di Ermes ed Atena,andò dalle sorelle di Medusa,nate vecchie e in tre

• aveva un occhio e un dente che si passavano a turno. Perseo ostaggiò l'occhio e il dente in

cambio di conoscere la strada per andare dalle ninfe che hanno sandali alati,una borsa

magica e l'elmo di Ade. Andò dalle ninfe,prese sandali e borsa e si mise l'elmo che dava

invisibilità. Ermes gli diede una falce d'acciaio. Perseo andò all'Oceano dove vivono le

Gorgoni di cui solo Medusa è mortale.

Le Gorgoni avevano serpenti attorcigliati come capelli con irte squami,zanne da cinghiali,

• mani di bronzo e ali d'oro. Chi le guardasse,veniva trasformato in pietra. Perseo le assalì

mentre dormivano,guidato da Atena che riflesse l'immagine di Medusa nello scudo mentre

Perseo la decapitava. Dal collo nacque Pesago e Crisaore,padre di Gerione.

Le altre Gorgoni lo cercarono invano.

Andromeda e il mostro marino. Ovidio,Metamorfosi,IV 663-752.

Si stava facendo giorno,Perseo prese le ali e le mise ai piedi,prese la falce e con i sandali

• volanti salì in aria. Arrivò dove ci sono le genti etiopi,dove l'ingiusto Ammone aveva

imposto all'innocente Andromeda di espiare la pena per le parola della madre.

Perseo la vide e se non avesse pianto,l'avrebbe scambiata per una statua. Stupito da tanta

• bellezza,quasi si dimentica di sbattere le ali.

Le disse che non meritava quelle catene e le chiede il motivo della sua prigionia. Solo che

• lei è vergine e si vergogna a parlare con un uomo e,se non fosse legata si coprirebbe gli

occhi. Iniziò a piangere. Allora Perseo gli dice chi è.

Prima che finisse,apparve un mostro. Lei urla e anche i suoi genitori le si stringono. Perseo

• le chiese la mano,dicendo di essere il figlio di Zeus e l'uccisore di Medusa. Ma voleva anche

aggiungere un altro merito. Se avesse ucciso il mostro,avrebbe avuto la ragazza in sposa e il

regno in dote.

Il mostro si dirige verso la riva. Perseo si alza da terra e il mostro si avventa sulla sua ombra.

• Perseo gli pugnala la schiena. Il mostro cerca di girarsi ma invano perché Perseo infila la

spada fino all'elsa. Il mostro è ferito gravemente,si lamenta e cerca di uccidere Perseo che,

grazia alle ali,fugge affondando nel corpo la spada. L'acqua però gli ha appesantito i sandali:

va su uno scoglio,vi si aggrappa e finisce il mostro.

Gli dei gioiscono,Andromaca è libera. Tra i giunchi depone la testa di Medusa:questi

• assorbono il suo potere e diventano rigidi. Perseo fece nascere il corallo.

Eracle.

Le vicende di Eracle sono le più complesse ed articolate. Nel libro XI dell'Odissea,Odisseo incontra

Eracle per poi specificare che era la sua ombra dato che Eracle è assunto tra gli dei olimpici. La sua

doppia natura si rispecchia nei vari racconti che privilegiano uno o l'altro aspetto. Con la poesia del

V sec. Eracle diventa il personaggio principale della meditazione sul destino dell'uomo. Eracle è un

uomo glorioso ma è anche il mangione di Aristofane. Anche la poesia ellenistica trova ispirazione

nella sua doppia natura. Teocrito scrive tre idilli dove il prodigioso esalta la favola della sua

imprese. Eracle è sempre connotato dalla malinconia in primis per il rapimento del fanciullo Ila. Il

peso del dovere e la spossatezza di essere eroe:le sue avventure sono vittoriose ma mai trionfati,

innescate dalla necessità di rimediare ad un torto subito. Il mito delle 12 fatiche venne imposto da

Euristeo perché Eracle potesse purificarsi dall'uccisione dei figli.

Il figlio di Zeus e di Alcmena. Apollodoro,Biblioteca,II 4,8.

Zeus prese le sembianze di Anfitrione prima che questo rientrasse a Tebe,fece durare una

• notte come tre per poter giacere con la moglie di Anfitrione. Quando il vero Anfitrione

tornò,vide che la moglie non festeggiava il suo ritorno:la donna le disse che l'aveva già fatto

la sera prima. L'uomo andò da Tiresia che gli disse ciò che Zeus aveva fatto. Alcmena

partorì due figli,uno Zeus Eracle e l'altro Anfitrione Ifìcle.

Eracle bambino e i due serpenti. Teocrito,Idilli,XXIV,1-63.

Eracle aveva 10 mesi mentre il fratello Ifìcle aveva una notte in meno. La madre li mise a

• dormire nello scudo che Anfitrione aveva sottratto a Pterelao. La madre li cullava e i due

bimbi si addormentarono. Era allora inviò due terribili mostri-serpenti a mangiarsi Eracle. I

due serpenti avanzano avvolgendosi in spire e vomitando veleno.

I due serpenti sono arrivati alla culla ma Zeus sveglia i due bambini. Ifìcle urlò e,lanciando

• la coperta,cercò di fuggire ma Eracle alzò le braccia e strinse i due serpenti in una morsa

strettissima. I serpenti cercarono di strangolare Eracle ma dovettero desistere.

Alcmena svegliò Anfitrione terrorizzata,dicendogli che era notte ma dalla camera dei bimbi

• proveniva una gran luce. L'uomo si precipitò a prendere la spada e chiamò i servi perché

venissero con il fuoco. Quando entrarono videro Eracle che teneva in mano i due serpenti:si

spaventarono molto. Il bimbo era felice e saltava,quindi posò i due cadaveri per terra. I due

genitori rimisero a letto i piccoli.

La prima fatica:il leone Nemeo. Teocrito,Idilli,XXV,153-281.

Fileo ed Eracle lasciarono la fertile campagna per andare in città. Mentre camminavano per

• strada principale,Fileo disse ad Eracle di aver sentito parlare di lui. Un giorno ad Argo era

arrivato un Acheo che sostene di aver visto un Argivo aver ammazzo un leone tremendo.

Fileo sostiene che nessun altro se non Eracle possa esser capace di tanto e gli chiede se la

pelle che ha ai fianchi ne è una testimonianza. Insiste per sapere se sia lui l'Acheo di cui si

parla. Fileo chiede ad Eracle di raccontagli come ha ucciso quella belva che arrivò a Nemea

senza che quella fosse terra di leoni:per questo lo straniero non venne subito creduto.

Eracle ammette di esser stato lui,gli dice che gli racconterà tutto ma lui non sa da dove sia

• arrivato il leone. Si pensa ad un dio infuriato per i mancati sacrifici. Il leone uccideva molte

persone,soprattutto in campagna:ucciderlo fu la prima imposta da Euristeo ad Eracle.

Eracle ubbidì,prese l'arco,la faretra con le frecce e la clave fatta di un intero ulivo da lui

• sradicato. Mise la freccia nell'arco e si apposto per colpire il leone prima che lui lo vedesse.

A mezzogiorno però non l'aveva ancora avvistato ma non voleva abbandonare la missione.

Verso sera il leone tornò alla tana pieno di sangue e carne. Eracle mirò al fianco sinistro ma

la freccia non passò la pelle. Allora puntò in mezzo al petto ma anche questa volta la freccia

cadde dopo averlo colpito. Eracle stava per lanciare il terzo colpo quando gli sfugge l'arco e

il leone,che l'aveva visto e puntato,gli salta addosso. Eracle tiene in mano le frecce e la clava

e,quando il leone salta,gliela sbatte sulla testa rompendola in due. Allora gli saltò addosso e

lo soffocò.

Eracle decise di scuoiare il leone e grazie all'intervento di un dio,pensò di usare i suoi stessi

• artigli facendosi un ottimo vestito resistente per il combattimento.

La seconda fatica:l'Idra di Lerna. Apollodoro,Biblioteca,II 5,2.

L'Idra di Lerna era un mostro che viveva nella palude ma spesso andava in pianura per

• mangiare il bestiame. Era un mostro di 8 teste mortali e una immortale.

Eracle si fece portare dal mostro da suo nipote Iolao su un carro. Eracle lanciò frecce

• infuocate per costringerla ad uscire,le saltò addosso per ucciderla. Ma il mostro gli prese una

gamba e invano Eracle cercava di dargli la clava per eliminare le teste:appena una cadeva ne

spuntavano due.

Idra chiamò in aiuto un granchio enorme che morsicò Eracle prima di venir ucciso. Allora

• Eracle fece incendiare la vegetazione ad Iolao e con i tizzoni cauterizzava la carne del

mostro prima che nuove teste potessero spuntare. Riuscì ad eliminare tutte le teste,anche

quella immortale. Le teste le mise sotto una roccia sulla strada che va da Lerna ad Eleo

mentre il corpo lo fece a pezzi e vi intinse le frecce.

Euristeo disse che,a causa dell'aiuto ricevuto,questa fatica non veniva conteggiata.

La terza fatica:la cerva di Cerinea. Apollodoro,Biblioteca,II 5,3.

Gli venne ordinato di portare la cerva con le corna d'oro e sacra ad Artemide da Onoe e

• Cerinea. Eracle non voleva né ferirla né ucciderla e quindi la inseguì per un anno.

Stanca per tutto quel correre,si rifugiò sul monte Artemisio e lì Eracle la colpì e la portò via.

• Incontrò però Artemide e Apollo:la dea lo accusò di volerle rubare una cerva sacra. Eracle si

scusò e disse che era colpa di Euristeo.

La quarta fatica:il cinghiale di Erimanto. Apollodoro,Biblioteca,II 5,4.

Gli venne ordinato di portare vivo il cinghiale di Erimanto che devastava Psofi.

• Mentre si recava a compiere la sua fatica,Eracle incontrò il centauro Folo che gli offrì carne

• cotta. Eracle lo incitò ad aprire la giara con il vino di tutti i centauri. Quando sentirono

l'odore di vino,arrivarono gli altri centauri che Eracle scacciò e inseguì fino a Malea,dove si

rifugiarono dentro Chirone. Eracle lo cpolì ma si dispiacque per cui lo curò con una

medicina magica. Solo che la ferita non guariva:Chirone voleva morire ma non poteva

perché era immortale. Prometeo chiese a Zeus di diventare immortale al posto di Chirone,

così egli poteva morire.

Gli altri centauri fuggirono in diverse direzioni. Folo estrasse una freccia,si ferì e morì.

• Eracle lo trovò e riprese la caccia al cinghiale che stanò e portò,legato,a Micene.

La quinta fatica:le stalle di Augia. Apollodoro,Biblioteca,II 5,3.

Gli venne ordinato di pulire in un solo giorno tutte le numerose stalle di Augia,figlio del

• Sole o di Poseidone o di Forbante.

Eracle andò da Augia e gli disse che in cambio di un decimo del bestiame,avrebbe ripulito

• tutto il letame in un solo giorno. Il re acconsentì con il figlio Fileo come testimone.

Eracle aprì il recinto in due direzioni,deviò due fiumi che fece defluire dentro le stalle.

• Eracle gli rivelò di averlo fatto per volere di Euristeo;Augia si rifutò di dargli il compenso

anche a costo di andare in giudizio.

Fileo testimoniò contro il padre che lo bandì insieme ad Eracle dall'Elide. Eracle andò ad

• Oleno dove uccise il centauro che con la forza stava prendendo la figlia del re come sposa:

ma Euristeo non ne tenne conto perché fatta per denaro.

La sesta fatica:gli uccelli Stinfali. Apollodoro,Biblioteca,II 5,6.

Gli venne ordinato di cacciare gli uccelli della palude dell'Arcadia detta Stinfalia. Eracle non

• riusciva a cacciarli a causa della fitta foresta:Atena gli diede della nacchere fatte da Efesto e

il suono fece spaventare gli uccelli che si alzarono in volo e furono colpiti dalle frecce di

Eracle.

La settima fatica:il toro di Creta. Apollodoro,Biblioteca,II 5,7.

Eracle doveva uccidere il toro di Creta. Alcuni dicono che fosse il toro usato da Zeus per

• portare Europa,altri che sia l'animale che Poseidone fece apparire dal mare per decidere cosa

gli si dovesse sacrificare. Solo che Minosse,vedendo quel bellissimo toro,lo chiuse nelle

stalle e ne sacrificò un altro. Poseidone si infuriò e fece impazzire il toro.

Eracle chiese aiuto ma Minosse che rifiutò. Lo catturò da solo,lo portò ad Euristeo che lo

• liberò portando distruzione in Attica.

L'ottava fatica:le cavalle di Diomede. Apollodoro,Biblioteca,II 5,8.

Doveva portare a Micene il cavallo del re tracio Diomede,figlio di Ares e Cirene,che

• governa su un popolo bellicoso con cavalle antropofaghe.

Con una squadra di volontari,Eracle riuscì a portare le cavalle sulla spiaggia ma i sudditi del

• re arrivarono. Affidò le cavalle ad Abdero,figlio di Ermes,ma venne divorato. Eracle

sconfisse i sudditi e Diomede,fondò una città di Abdera per il sepolcro dell'amico,portò le

cavalle ad Euristeo che le liberò per divorare le bestie dell'Olimpo.

La nona fatica:il cinto di Ippolita. Apollodoro,Biblioteca,II 5,9.

Doveva portare la cintura di Ippolita,regina delle Amazzoni. Le Amazzoni era un popolo di

• donne guerriere;se restavano incinte allevavano solo le bambine;si tagliavano il seno destro

per tirare meglio e il sinistro lo lasciavano per allattare.

La figlia di Euristeo voleva la cintura che Ares aveva dato ad Ippolita. Con una nave e dei

• volontari,Eracle si recò e disse alla regina cosa voleva e lei accettò. Solo che Era si era

nascosta tra le Amazzoni e diceva che degli stranieri volevano rapire la regina. Quando

Eracle le vide arrivare armate,sospettò un tradimento. Uccise Ippolita,prese la cintura,partì

per Troia e la consegnò a Euristeo.

La decima fatica:i buoi di Gerione. Apollodoro,Biblioteca,II 5,10.

Doveva catturare i buoi di Gerione che viveva sull'isola di Erizia. Gerione aveva un corpo

• formato da tre uomini uniti insieme all'altezza della vita ma separato al di sotto. Aveva dei

buoi fulvi protetti da un mandriano e da un cane a due teste.

Mentre attraversava l'Europa,Eracle uccise molte belve. Dato che il Sole era troppo caldo,lo

• minacciò. Vedendo il suo coraggio,il Sole gli donò la sua coppa d'oro per attraversare

l'oceano.

Eracle arrivò ma il cane si accorse di lui,lo uccise e uccise anche il mandriano. Gerione

• venne informato dell'accaduto dal mandriano di Ade e si recò per fronteggiare Eracle che lo

uccise. Caricò la mandria sullo scudo del Sole,attraversò il Tartesso e lo riconsegnò al Sole.

Diede al mandria ad Euristeo e questi li sacrificò ad Era.

L'undicesima fatica:i pomi delle Esperidi. Apollodoro,Biblioteca,II 5,11.

Eracle doveva portare i pomi del giardino delle Esperidi che si trova sul monte Atlante ed

• era il dono di nozze offerto dalla Terra a Zeus ed Era. Il giardino era custodito da un drago

con 100 teste che sapeva parlare diverse lingue e dalle ninfe Esperidi.

Prometeo aveva suggerito ad Eracle di reggere la Terra al posto di Atlante e di mandare lui a

• cogliere le mele. Così fece ed Atlante colse tre mele.

Eracle diede le mele ad Euristeo che le diede nuovamente ad Eracle,il quale le donò ad

• Atena che le restituì alle Esperidi.

La dodicesima fatica:la cattura di Cerbero. Apollodoro,Biblioteca,II 5,12.

Eracle doveva portare Cerbero dell'Ade. Il cane aveva tre teste,una coda di drago e sulla

• schiena teste di ogni tipo di serpente. Arrivò al capo del Tenaro,dove c'è l'ingresso per l'Ade.

Scesovi,tutte le anime scapparono tranne Meleagro e Medusa. Eracle estrasse la spada ma

Ermes gli disse che erano solo anime.

Alle porte dell'Ade vide Piritoo e Teseo incantanti per aver osato volere la mano di

• Persefone:i due tesero le mani nella speranza che gli aiutasse. Tentò di aiutarli ma la terra

tremò.

Chiese ad Ade di Cerbero:Ade gli disse che glielo avrebbe dato se l'avesse vinto senza armi.

• Eracle soffocò Cerbero,lo portò ad Euristeo che lo riportò nell'Ade.

La morte di Ila,il fanciullo amato da Eracle. Teocrito,Idilli,XIII.

Eros colpì anche Eracle che amò un fanciullo,Ila. Eracle gli insegnò tutto quello che lui

• stesso aveva appreso per diventare forte e celebrato. Eracle era sempre con Ila per poterlo

crescere nel modo migliore.

Quando partì per la spedizione degli Argonauti,anche Ila lo seguì. Il viaggio fu tranquillo e

• tutti i pericoli evitati. Arrivano in Propontide e preparano il necessario per il pasto e la notte.

Ila andò a cercare l'acqua per la cena di Eracle e dell'amico Telamone. Trovò una fonte con

delle canne e in mezzo delle ninfee tremende che spaventano i contadini.


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LaTita

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaTita di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale della Grecia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Cavalli Marina.

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