Introduzione
Nel III secolo a.C., Evemero da Messene raccontò di essere sbarcato su un'isola-paradiso nell'Oceano Indiano dove i saggi abitanti gli avevano fatto vedere una stele d'oro con incise le storie di Urano, Crono e Zeus. Essi erano gli antichi re del Paese: per Evemero, i cosiddetti dei altro non sono dei grandi re del passato, degli uomini giusti e buoni, eroi benefattori dell'umanità, ma pur sempre uomini. Con il tempo il loro essere umani venne dimenticato, li si trasformò in dei e si raccontarono storie fantastiche deformate, facendo nascere i miti. Il reale svela solo una piccola parte, la più facile, ma esistono anche altre dimensioni più complesse. Quando l'uomo "cresce" e capisce i limiti del reale, scopre che oltre essi c'è l'inganno. Tutto ciò che stupisce non può essere reale.
Evemero, come Pérès duemila anni dopo, non volevano farsi ingannare. Pérès, nel 1827, dimostrò che Napoleone non fosse mai esistito perché una figura di quel calibro poteva solo essere un personaggio allegorico. Riuscì a dimostrare scientificamente che tutta la vicenda napoleonica era la personificazione del mito solare e che tutte le gesta coincidono con i miti su Apollo. Il ragionamento non è solo un abile gioco di intelligenza, ma presenta piani di lettura che portano a sintetizzare complessi e contraddittori percorsi dello spirito.
Si può ammettere che il mito nasca dalla deformazione della realtà, ma bisogna anche accettare che il mito crei una sua realtà deformata. I miti greci valgono ancora oggi come termine di confronto tra l'uomo e il mondo. Da tempo ha perso la funzione di tramite tra uomo e trascendente, ma è capace di rivelare le fasi dell'evoluzione del pensiero umano. Il mondo antico ha visto nascere correnti filosofiche che oggi vengono usate per giustificare la cultura presente. Tutti cercano di trovare nel passato una conferma delle loro idee e questo è possibile grazie al mito che entro la sua struttura permette di accogliere necessità diverse.
Il mito della Grande Madre
Il mito della Grande Madre dello spirito umano si presta ad essere distorto e smembrato. Il mito è libertà: ogni vicenda può essere piegata e parzialmente modificata per spiegare l'origine di culti ed usanze particolari. Pausania sostiene la libertà che stava alla base dei miti delle società antiche: esistono moltissime varianti di uno stesso racconto; c'era un uso sociale della leggenda. Per i Greci, i miti servivano a mettersi dalla parte del vero e ad essere i protagonisti. Una comunità sceglie se crearsi un mito o prendere la variante di uno già noto, ma una volta scelto, il mito è vincolante e obbliga ad un adeguamento ad esso.
Il mito è libertà anche per i moderni: lo interpretano e riflettono lo spirito contemporaneo nelle vicende antiche. Ogni cosa detta nei miti contiene una parte di verità, ma il mito nel suo interno non è LA verità. Il senso ultimo del mito greco si è perso a meno che non lo si voglia considerare un sistema di comunicazione generico. Ma comunicazione di cosa? Lo si può definire un'enciclopedia del sapere antico greco? Allora perché gli elementi fondanti sono in comune con altre culture? Si possono ipotizzare meccanismi comuni?
Studi sul mito
Tra Settecento ed Ottocento, gli studiosi del mito iniziarono ad analizzare e comprendere i codici di comunicazione e a decifrarne il messaggio. Nel 1724 de Fontenelle sosteneva che il mito fosse il prodotto di uomini primitivi che cercano di spiegare lo stupore suscitato dai fenomeni naturali con entità sovraumane. Lafitau confrontò i miti greci con quelli di popolazioni contemporanee primitive, trovando strutture affini. Vico e Hume videro nel mito greco il riflesso della paura e dell'angoscia umana.
Nel 1810-12 Creuzer fece un parallelismo tra la tradizione greca e le immagini della mitologia sanscrita, di cui il mito greco sarebbe una derivazione. Anche Max Müller prese in considerazione i Veda come sostrato comune a tutti i popoli ariani. Frazer sostituì il concetto di manifestazione dello spirito popolare con quello di spiritualità primitiva, analizzò il mito nell'ottica delle usanze contadine e dei riti magici di fertilità, ampliò l'indagine per trovare il ciclo comune nascita-morte-rinascita.
La comparazione del mito
Nella seconda metà del '900, Dumézil ricostruì una mitologia e dei tratti sociali e culturali comuni ai popoli indoeuropei attraverso la comparazione delle derivazioni indo-iranica, greca, romana e germanica. Alla fine del '700, in Germania si va in una direzione più storicista. Herder rifiutò di identificare il mito e la religione, sostenendo il carattere nazionale dei diversi miti, mentre le leggende nascono dal ricordo emozionale dei grandi fatti. K.O. Müller, nel 1825, approfondì il rapporto tra mito e storia: le diverse forme mitiche sono il riflesso di epoche storiche ed organizzazioni sociali diverse. Il metodo scientifico di Müller sarà alla base anche della scuola di Roma che punta ad identificare i differenti strati della materia mitica.
Una linea più specifica è quella che riconduce il mito a specifiche pratiche rituali che si sviluppa con la scuola di Cambridge. L'analisi delle connessioni tra mito e rituale non sono sempre individuabili e attive. Questo metodo ha prodotto notevoli risultati a patto di applicarlo da più punti di vista: il mito che precede il rito; il rito che precede il mito o il mito che giustifica comportamenti sociali.
Interpretazioni psicoanalitiche
Anche Freud usò i miti per spiegare la sua teoria. Per primo separò il mito da ogni elemento esterno e lo analizzò come prodotto autonomo della psiche. I miti sono sogni deformati in cui si realizzano le pulsioni di intere nazioni. Il mito esplica tre funzioni dell'inconscio: condensare l'esperienza concreta, spostarne gli elementi e rappresentarla in simboli. Freud usò il mito di Edipo e della Gorgone Medusa poi superati da Jung con gli archetipi e l'inconscio collettivo: l'uomo antico e moderno si identificano nei simboli ereditari della psiche che si rivelano sempre uguali nel nucleo dei diversi miti.
Teorie strutturaliste
Lévi-Strauss con la teoria strutturalista del mito analizzò il funzionamento delle strutture mitiche alla luce del funzionamento del linguaggio. Ogni mito va scomposto in mitemi che acquistano senso solo se combinati tra loro. Propp analizzò le fiabe russe e dimostrò che si possono ridurre a 31 funzioni: un'unità d'azione della trama, la cui sequenza è fissa mentre i personaggi sono intercambiabili come i dettagli. Burkert fece una sintesi fra strutturalismo e indagine dei rapporti mito-rituale: sia il mito che il rituale si riducono ai momenti biologici e culturali primari nell'esperienza dell'individuo e della società.
Vano è il tentativo di collegare il mito a significati religiosi ed etici più universali. Le teorie derivate da Boas negano che tra mito e racconto popolare ci siano grandi distinzioni. I poemi omerici invece si è concordi a classificarli come leggenda perché già gli antichi ci vedevano riferimenti alla realtà storica. È impossibile interpretare i miti sulla base di schemi isolati, ma anche tentare di fondare diverse posizioni. Si può aggirare il problema affermando che non c'è univocità nel genere umano. Questa inafferrabilità del mito lo definisce come aperto ma anche libero. Ogni interpretazione è una ricerca di un approccio facile ad esso.
La tradizione scritta del mito
Alla fine del VI sec. d.C., Ecateo di Mileto tentò di razionalizzare e storicizzare il mito escludendo il fantastico e il leggendario. Su questa impostazione si mossero anche altri, gettando le basi per le principali fonti per i mitografi. Molti si sono fatti condizionare da questi scritti che però ora hanno solo il valore di una severa indagine storica. Dall'Ellenismo in poi si sviluppa il gusto per le ampie raccolte di vicende mitiche ridotte a pura trama. È il bisogno dell'uomo di fissare il passato affinché non si perda. Alcuni miti rimasti sono solo le parafrasi di antichi poeti i quali erano pieni di incertezze sul significato del testo. Nonostante ciò, restano comunque molto utili.
A noi non interessa la gioia per i testi mitici come non interessava agli ellenisti: è importante il bisogno di mantenere la tradizione, di dargli un nome e di scoprirne i significati. Non c'è più il piacere di ascoltare una storia complessa ma si preferisce un riassunto. Dal Settecento ad oggi c'è stata una nutrita produzione di manuali di mitologia per tutti i gusti, fasce di età e cultura fino ai manuali enciclopedici dove confluiscono più livelli di lettura. Oggi si è creato un mito del mito, un amore per l'autentica grecità arcaica e le sue manifestazioni. Usando i riassunti dei grammatici e confrontandoli con quelli originali, ci si accorge della pochezza delle nostre conoscenze. Ma anche per i greci antichi, i miti hanno sempre rappresentato un breve cenno o allusione dato che erano vicende note a tutti. Con l'Ellenismo vengono trasformate attraverso il gusto per la letteratura e adattate a nuove forme e necessità estetiche. Il fatto stesso che il mito venga scritto rappresenta un'operazione estranea al mito stesso perché mythos significa cosa detta e quindi creato per l'oralità. Bloccare un testo attraverso la scrittura è una prima traduzione che elimina le variabili del linguaggio orale.
Alle origini del mondo: dal caos al diluvio universale
I re degli dei
Fra il VIII e il VII secolo a.C. il poeta Esiodo espose in Teogonia le vicende che precedettero e giustificarono l'insediamento del pantheon greco. Non è un libro di carattere religioso ma un'indagine razionale sulla natura fisica del mondo che spiega tutti gli elementi primordiali, la loro origine e il loro sviluppo. Esiodo si proclama cantore della verità e si prefigge di organizzare razionalmente tutti i dati contrastanti sulla credenza mitica popolare. La razionalità è mista alla consapevolezza che anche il fantastico è reale e possibile.
Esistono altre teogonie posteriori tra cui la concezione orfica del mondo, messa in moto da Eros-Fanete nato dall'uovo deposto dalla Notte. Ci sono alcuni parallelismi tra Esiodo e alcune teogonie non greche. Esiodo, Teogonia 104-505 è la successione divina fino alla presa di potere di Zeus. Dopo il Caos nasce Gaia, la Terra, che senza unione sessuale genera Urano, il Cielo, e dalla loro unione nascono i Titani, i Ciclopi e i Centimani. Crono evira il padre Urano, prende il potere e genera, con la sorella Rea, i futuri dei dell'Olimpo. Zeus sconfigge il padre e diventa re.
Invocazione e presentazione dell'argomento: chi nacque da chi?
- Caos genera Gaia e Eros.
- Caos genera Erebo (primo nome della regione degli Inferi) e Notte.
- Notte ed Erebo generano Etere e Giorno.
- Gaia genera Urano.
- Gaia genera i monti dove vivono le ninfe e il mare.
- Gaia ed Urano generano i Titani (tra cui Teti e Crono che odia Urano e ha la mente contorta); i Ciclopi che hanno un occhio solo, forza ed ingegno; i Centimani. Urano odia i figli e li nasconde nel seno di Gaia.
- Gaia è arrabbiata della cosa e ordisce un inganno: fa costruire una falce ma nessuno dei figli vuole attuare il piano finché Crono si offre. Urano pensa di avere un rapporto con Gaia e invece Crono lo evira.
- Dal sangue che cade su Gaia nascono le Erinni (terribili dee del rimorso e della vendetta che infieriscono contro gli assassini), i Giganti e le Melie (ninfee dei frassini e nutrici di Zeus). Urano chiama Titani i figli perché li disprezza.
- Crono si accoppia con la sorella Rea e generano vari dei tra cui Zeus. Crono ingoia i figli appena nati per evitare un re tra i discendenti di Urano: i genitori gli avevano anticipato la sua sconfitta per mano di suo figlio Zeus.
- Rea aspetta l'ultimo figlio, Zeus, e cerca di non farlo mangiare da Crono. Rea chiama i genitori, va a Creta e partorisce Zeus che viene accolto da Gaia.
- Rea fa ingoiare a Crono una pietra travestita da neonato. Zeus cresce e torna a sconfiggere Crono che vomita i figli e la pietra-Zeus. La pietra viene conficcata nel suolo da Zeus e diventa Pito.
- Zeus libera i fratelli che, riconoscenti, gli danno il fulmine, il tuono e lo incoronano re.
La lotta fra Olimpi e Titani
Esiodo continua con la Titanomachia che vede opporsi i Titani al potere degli Dei Olimpi. Aiutati dai Centimani, gli Dei respingono i Titani e li incatenano nel Tartaro. La lotta si svolge sui monti Otri, dove combattono i Titani, e Olimpo, dove combattono gli Dei. In questo periodo la sede degli Dei viene identificata con il monte Olimpo fisico che si trova tra la Macedonia e la Tessaglia; solo successivamente identificherà la regione celeste.
Esiodo, Teogonia, 617-720. Urano ha imprigionato nel sottosuolo i suoi figli Centimani per invidia. I Centimani vengono liberati da Zeus, dopo che Gaia aveva predetto la vittoria grazie a loro. Da molto tempo era in atto una guerra tra Titani e Dei. Per 10 anni si era combattuto senza sosta o speranza di fine.
Ai Centimani vennero dati i cibi degli Dei: nettare e ambrosia. Questi infusero coraggio. Zeus chiede ai Centimani di combattere a fianco degli Dei, dato che senza Zeus non sarebbero mai stati liberati. Cotto, uno dei Centimani, sa di essere in debito con Zeus e acconsente di difendere gli Dei. La guerra si rianima; tutti i Centimani vengono liberati e si schierano in battaglia con le loro 100 mani e 50 teste. La battaglia si infiamma e fa tremare l'Olimpo. I Centimani combattono contro i Titani; arriva Zeus scagliando tuoni e fulmini e facendo tremare la terra e l'oceano come se Gaia e Urano stessi litigassero. La lotta è violenta con vento e le armi di Zeus. I dardi sconfiggono i Titani che vengono incatenati nella terra.
Il regno di Ade
Nella Teogonia si parla del Tartaro, il luogo sotterraneo dove i Titani vengono imprigionati. Il brano di Esiodo ha delle incongruenze che fanno pensare a innesti non armonizzati. Il Tartaro è il regno di Ade, fratello di Zeus, che ha la sovranità sui morti. Persefone è la sposa di Ade, qui descritta come una fanciulla spietata come tutte le divinità degli inferi. A proteggere il regno c'è il cane Cerbero.
Esiodo, Teogonia, 721-774. Il Tartaro è talmente profondo che un incudine ci metterebbe 10 giorni ad arrivare al suolo. Il Tartaro ha un muro di bronzo fatto a 3 spire; sopra c'è la Terra e il mare. Nel Tartaro, Zeus ha imprigionato i Titani che non scappano perché Poseidone ha messo le porte e il muro. Qui vivono anche i Centimani. Vi si trovano le radici della terra. Il Tartaro è una voragine infinita: se un vivo riuscisse a passare per una porta, vi troverebbe una tempesta infinita. Vi vive la Notte e di fronte ad essa c'è Atlante che regge il cielo come punizione per aver sfidato gli Dei a fianco dei Giganti. Nel cielo, la Notte e il Giorno seguono lo stesso ciclo ma non si incontrano mai. Il Giorno dà la luce, la Notte il Sonno che è il fratello della Morte.
Sonno e Morte sono i figli della Notte che non vedono mai il sole. Sonno passa tranquillo ed è utile all'uomo; Morte tiene l'uomo per sempre e lo porta dove c'è il palazzo di Ade e Persefone. A guardia del palazzo c'è il cane Cerbero, festoso con chi arriva ma pronto a sbranare chi tenta di fuggire.
Il regno di Poseidone
Poseidone è il dio che regna sul mare, fratello di Zeus e di Ade. Il suo potere è in realtà più complesso come suggerisce il suo nome, Sposo della Terra. Ha un rapporto con Demetra, la Terra Madre, ma ha anche il potere di generare i terremoti. Nel brano dell'Iliade è Poseidone stesso che definisce i propri poteri in base a quelli dei due fratelli. Nel brano è presente anche Iride, l'arcobaleno, messaggera di Zeus. Era, la moglie di Zeus, ha distolto il marito dalla battaglia, permettendo a Poseidone di aiutare gli Achei a respingere i Troiani. Appena Zeus se ne accorge, manda Irida a Poseidone per intimarlo di ritirarsi. Il Dio del mare è sdegnato e rivendica lo stesso potere dei fratelli per poi cedere alle pressioni di Zeus.
- Iride vola veloce come la neve quando c'è il vento.
- Iride deve dare un messaggio a Poseidone da parte di Zeus: il re degli dei vuole che il fratello lasci la battaglia e si ritiri nel mare senza sfidarlo, proclamandosi a lui pari.
- Poseidone riconosce la superiorità di Zeus ma anche la sua superbia: sono 3 fratelli nati da Crono e Era; ognuno ha ricevuto un regno e Poseidone non si fa spaventare da Zeus come invece fanno i suoi figli.
Le cinque età dell'uomo
Nelle Opere e giorni, Esiodo descrive la decadenza dell'umanità da un'età dell'oro dove Crono regna all'età del ferro. Quest'opera è dedicata all'uomo e al suo lavoro, alla fatica della vita. Esiodo non parla della creazione dell'uomo, dando per scontata che sia opera degli dei dell'Olimpo. Altre versioni vedono l'uomo creato da Prometeo con l'aiuto di Atena o come frutto della Terra.
L'opera ha un'impronta mitica ma cerca spiegazioni razionali e storiche. Nelle ultime tre stirpi si possono riconoscere i tre popoli che si susseguirono nell'evoluzione della razza greca; la terza sono gli Elleni, la quarta gli eroi micenei e la quinta i Dori del XII secolo a.C.
Esiodo, Opere e giorni 109-201. Gli Dei immortali hanno creato la stirpe d'oro. Crono regnava; gli uomini vivevano come Dei, non invecchiavano, non avevano preoccupazioni, c'era abbondanza e gioia. Quando la stirpe d'oro morì, diventarono gli spiriti buoni, protettori dei mali, controllori della giustizia e...
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