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Breve grammatica storica dell'italiano - Paolo D'Achille

Introduzione

L'italiano è una lingua e si configura come un sistema dotato di un suo funzionamento, con regole e una sua struttura analizzabile.

Fonetica e fonologia

La lingua si fonda sulla produzione di suoni (foni). La fonetica è il ramo della linguistica che studia i foni. La fonologia studia i foni nel loro configurarsi per individuare i fonemi, cioè i foni che costituiscono le più piccole unità distintive di una lingua. La fonematica studia le possibili posizioni, combinazioni e distribuzioni dei diversi fonemi.

I suoni vengono prodotti dall'uomo nell'apparato fonatorio, costituito dalla cavità orale e nasale. Si possono realizzare foni sordi (se le corde vocali sono inerti in fase di espirazione) o sonori (se le corde vocali sono tese ed entrano in vibrazione).

Foni nasali: si formano se il velo palatino è staccato dal fondo della faringe, l'aria esce dalle labbra e dal naso. Foni orali: si formano se il velo palatino è sollevato contro la volta superiore della faringe, l'accesso al naso è impedito.

Vocali: sono foni sonori prodotti quando le corde vibrano regolarmente e l'aria non incontra ostacoli. Consonanti: sono foni sonori o sordi che si realizzano quando l'aria incontra resistenze. Esistono foni intermedi chiamati semiconsonanti o semivocali.

Grafemi

La grafematica studia i grafemi, cioè le lettere, che sono le unità minime dello scritto, corrispondente ai fonemi del parlato, anche se non è sempre biunivoca: uno stesso grafema rappresenta due diversi fonemi, altre volte un fonema è reso con due lettere (digrammi) o tre (trigrammi).

Morfologia

Si occupa del piano paradigmatico, studiando forme che in una stessa frase possono comparire l'una al posto dell'altra; studia le forme delle parole e le modificazioni che possono presentare per assumere funzioni e valori diversi. L'elemento minimo dell'analisi morfologica è il morfema, ovvero la più piccola parte linguistica dotata di significato. Una parola è costituita da una radice e da una desinenza.

La morfologia studia come si esprimono:

  • I concetti di genere (maschile/femminile)
  • Di numero (singolare/plurale)
  • Nei pronomi quello di persona (prima, seconda, terza: io, tu, lui/lei) e di caso (sogg/ogg: io, me)
  • Nei verbi di tempo (presente, passato, futuro), di modo (indicativo, congiuntivo), di aspetto (perfetto, imperfetto) e di diatesi (attiva, passiva)

Lo studio delle forme flesse costituisce la morfologia flessiva. La morfologia lessicale studia la formazione delle parole mediante la derivazione o la composizione.

Sintassi e lessico

La sintassi esamina la funzione e la disposizione delle parole all'interno della frase. Studia la frase e le unità più piccole da cui è costituita (sintagmi); definisce funzioni come quelle di soggetto, predicato e complemento. Il lessico di una lingua è il complesso delle parole che costituiscono un sistema linguistico e il suo studio è detto lessicologia.

Variabili linguistiche

  • Variabile diamèsica: legata al mezzo materiale in cui avviene la comunicazione (parlata, scritta). Ogni mezzo ha caratteristiche diverse che influiscono sulla lingua.
  • Variabile diacronica: legata al tempo che determina un mutamento linguistico, prima nel parlato e poi nello scritto. I fattori che modificano una lingua possono essere esterni (contatto con altre lingue), spostamenti e riequilibri e processi di grammaticalizzazione nei quali alcune parole perdono il loro significato e acquistano funzioni grammaticali, e di lessicalizzazione in cui avviene il processo opposto.
  • Variabile diatopica: legata allo spazio. Una stessa lingua assume caratteristiche più o meno diverse a seconda delle zone dove viene usata.
  • Variabile diastratica: legata alla classe sociale e al livello di istruzione dei parlanti/scriventi.
  • Variabile diafasica: legata alla situazione comunicativa, all'argomento trattato e alla confidenza con l'interlocutore.

Grammatica storica

Si definisce grammatica storica la ricostruzione attraverso il confronto tra fasi diverse della stessa lingua, delle regole che spiegano le trasformazioni.

Dal latino all'italiano

L'italiano è una lingua romanza o neolatina: appartiene alla famiglia linguistica costituita da idiomi derivati da un'unica lingua madre. Il passaggio dal latino alle lingue romanze comportò la frammentazione dell'unità latina. Il sistema linguistico del latino classico aveva già da tempo subito trasformazioni, dissolvendosi in quello che viene chiamato latino volgare.

Il latino volgare

Il latino volgare è proprio delle classi popolari, da cui partì la spinta per un mutamento linguistico che portò alla nascita delle lingue romanze. Il latino volgare ha precedenti nel latino arcaico, affiorando per esempio nelle commedie di Plauto. Il latino volgare era essenzialmente parlato, ma abbiamo documenti provenienti da diverse fonti:

  • Iscrizioni non ufficiali (graffiti di Pompei)
  • Testimonianze dei grammatici (Appendix Probi, lista di parole e forme sbagliate riportate a fianco di quelle corrette)
  • Documentazione di autori più sensibili a rappresentare il parlato (Satyricon di Petronio)
  • Carte tardolatine e altomedievali che contengono molti volgarismi

Verso la fine dell'Impero e con le invasioni barbariche, il potere centrale venne meno e l'assetto sociale, politico, economico e culturale mutò. Il latino fu spazzato via dalle lingue degli invasori. Il mutamento non fu immediato e tantomeno fu avvertito dai parlanti. Solo all'epoca di Carlo Magno, con la riforma carolina, si prese coscienza dell'avvenuta trasformazione linguistica.

La lingua italiana

Il dialetto fiorentino del '300 fu il fondamento dell'italiano grazie al prestigio della sua letteratura. Nel parlato hanno dominato per secoli i dialetti. Tra i dialetti settentrionali abbiamo:

  • Dialetti gallo-italici parlati dalle zone abitate dai celti
  • Dialetti veneti

Dialetti centro-meridionali:

  • Dialetti toscani (territori abitati dagli Etruschi)
  • Dialetti còrsi (Corsica)
  • Dialetti mediani (parlati a sud della linea Roma-Ancona)
  • Dialetti alto meridionali (antiche popolazioni italiche) e meridionali estremi (aree di influenza greca)

Fiorentino e italiano

L'italiano deriva dal dialetto fiorentino del '300, nell'elaborazione letteraria che ne fecero Dante, Petrarca e Boccaccio. I tre autori garantirono al fiorentino la conquista del primato linguistico grazie alle loro opere che verranno indicate come le "Tre Corone".

Prima di Dante, la Toscana aveva raccolto l'eredità della scuola poetica siciliana: toscani erano stati i copisti che avevano trascritto le poesie dei siciliani, dando loro una veste toscaneggiante. Il volgare parlato in Toscana era rimasto vicino al latino parlato anticamente; i dialetti avevano accolto alcuni tratti dell'area settentrionale. Pertanto, il toscano presentava aspetti di conservatività rispetto al latino e di medietà rispetto alle altre aree dialettali italiane.

Nel '500 Bembo scrisse le Prose della volgar lingua, indicando il fiorentino trecentesco come modello da imitare nelle scritture. Il termine "italiano" si impose solo dal '700, prima si parlava di lingua fiorentina o toscana. Una delle caratteristiche della lingua italiana è quella di essere mutata poco nel corso del tempo. L'italiano è stato per secoli una lingua destinata solo alle scritture, sottratta quindi al parlato, che costituisce il principale fattore del mutamento linguistico.

L'italiano scritto tradizionale presenta una forte polimorfia, cioè una sovrabbondanza di forme con lo stesso valore, diverse solo dal punto di vista grafico o fonetico.

Fonetica e fonologia dell'italiano

Il sistema fonologico è costituito da 7 vocali, 2 semiconsonanti e 21 consonanti. Quindici consonanti possono essere brevi o lunghe. Nel complesso, i fonemi sono 45.

Vocali

Le vocali in posizione tonica (accentata) sono 7 e si dispongono secondo il cosiddetto triangolo vocalico.

  • Vocale centrale /a/
  • 3 vocali anteriori o palatali: /ɛ/ aperta, /e/ chiusa, /i/
  • 3 vocali posteriori o velari: /ɔ/ aperta (es. in "ho"), /o/ chiusa e /u/

Semiconsonanti

Due semiconsonanti:

  • /j/ (jod) palatale o anteriore
  • /w/ (wau) velare o posteriore

Questi due fonemi insieme a una vocale appartenente alla stessa sillaba costituiscono i dittonghi, che sono ascendenti quando la vocale segue (es. "luogo"), discendenti se la vocale precede (es. "causa").

Consonanti

Ventuno fonemi consonantici italiani classificati sulla base di tre diversi elementi:

  • Il modo di articolazione, cioè il tipo di ostacolo che incontra l'aria che esce dalla cavità orale.
  • Il luogo di articolazione.
  • La caratteristica del fono di essere sordo, sonoro, orale o nasale.

Se si ha una chiusura del canale si parla di consonanti occlusive, se vi è solo un restringimento si parla di costrittive; per indicare consonanti che si producono prima con un'occlusione e poi con un restringimento si parla di affricate.

Con riferimento al luogo di articolazione si suddividono in:

  • Bilabiali (chiusura delle labbra)
  • Labiodentali (denti superiori e labbro inferiore)
  • Dentali (punta della lingua che poggia sui denti superiori)
  • Alveolari (lingua tocca alveoli dei denti superiori)
  • Palatali (lingua si solleva sul palato duro)
  • Velari (la lingua tocca il velo palatino)

Struttura sillabica

La struttura della sillaba prevede un attacco e una rima. L'attacco è formato da semiconsonante o da una consonante (es. "uo-vo"; "stra-no"), l'attacco può anche mancare (es. "a-mo"). Se la sillaba non ha la coda, si dice che è aperta; se ha la coda, si dice chiusa. Nell'italiano tradizionale è sempre aperta la sillaba finale di parola: le parole nella maggioranza finiscono per vocale.

L'accento

L'accento può cadere sull'ultima sillaba (parole ossitone o tronche: "venerdì", "carità"), sulla penultima (parole parossitone o piane).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lisaralin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof D'Achille Paolo.
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