Estratto del documento

Il mondo contemporaneo (dal 1848 a oggi)

Le rivoluzioni del 1848

Una rivoluzione europea

Nel 1848 in tutta Europa (soprattutto in Francia, Italia, Impero asburgico e Confederazione germanica) si sviluppa un radicale moto rivoluzionario, eccetto che nella repressiva Russia e in Gran Bretagna (in cui la popolazione non sente il bisogno di attuare una insurrezione perché esistono già le libertà principali e inalienabili). Il moto, esploso quasi simultaneamente in gran parte dell’Europa, non sarebbe stato possibile se non fosse stato favorito da alcuni elementi comuni presenti nella società europea: la crisi economica del biennio 1846-1847 nel settore agricolo, industriale e commerciale, provocando carestie, miserie, disoccupazione, in aggiunta all’azione consapevole svolta dai democratici di tutta Europa, soprattutto dagli intellettuali amanti della Rivoluzione francese, che aspettavano un nuovo sconvolgimento per portare a termine il moto di emancipazione politica cominciato alla fine del Settecento e interrotto dalla Restaurazione.

Infatti, i moti del 1848 si collegano a quelli del 1820-1821 e del 1830, perché tutti hanno alla base il desiderio di libertà politiche e di democrazia e in alcuni luoghi (Italia, Germania, Impero asburgico) anche di emancipazione nazionale. In più, tutti i moti del 1848 trovano realizzazione in “giornate rivoluzionarie”: da grandi dimostrazioni popolari nelle capitali si arriva poi a scontri armati. Il 1848 chiude la stagione delle rivoluzioni liberali e democratiche fatte dalla borghesia e apre quella dell’intervento delle masse popolari (emergono accanto agli obiettivi politici anche quelli sociali): sono infatti artigiani e operai a svolgere il ruolo principale nelle sommosse, spesso in contrasto con le forze democratico-borghesi.

Poco prima dello scoppio dei moti, nel gennaio 1848 Marx ed Engels scrivono il Manifesto dei comunisti, base della rivoluzione proletaria. Inizialmente, la borghesia si allea con il proletariato per ottenere maggiore libertà abbattendo la monarchia. Per questo il 1848 è indicato come il confine tra età moderna e contemporanea.

La rivoluzione di febbraio in Francia

Come già nel 1830, il moto rivoluzionario comincia dalla Francia: la “monarchia liberale” di Luigi Filippo d’Orléans è uno dei regimi europei meno oppressivi, ma è stata proprio la crescita economica, civile e culturale della società francese favorita da quel regime a far apparire quest’ultimo sempre più limitante, ingiusto e diseguale. Si crea quindi un fronte di opposizione che va dai liberali progressisti ai democratici, dai bonapartisti ai socialisti ai cattolici.

Per i democratici l’obiettivo da raggiungere è il suffragio universale (a tutti i cittadini maschi senza distinzione di reddito o di condizione sociale), simbolo della sovranità popolare e mezzo per realizzare ideali di giustizia sociale, ma sono in minoranza e allora mettono in piedi la “campagna dei banchetti”: riunioni private in cui si faceva propaganda per la riforma elettorale. Ed è stata proprio la proibizione di un banchetto (del 22 febbraio a Parigi) a innescare la crisi rivoluzionaria. Lavoratori e studenti organizzano allora una grande manifestazione di protesta impedita dal Governo attraverso la Guardia nazionale, corpo volontario di cittadini armati istituito nel 1789, usato più volte per reprimere sommosse operaie. In due giorni violenti scontri hanno provocato più di 350 morti, ma gli insorti hanno la meglio.

Il 24 febbraio Luigi Filippo abbandona Parigi e la sera stessa al municipio di Parigi (Hôtel de Ville) viene costituito un governo favorevole alla repubblica e annuncia la convocazione di una Assemblea costituente da eleggere a suffragio universale. Nel governo provvisorio troviamo tutti i capi dell’opposizione democratico-repubblicana (gli Esteri sono affidati al poeta Lamartine) e sono presenti anche due socialisti (fatto nuovo e sconvolgente nella storia europea).

I primi passi della Seconda Repubblica francese si svolgono con grande entusiasmo: riprende il dibattito politico, viene abrogata ogni limitazione alla libertà di riunione, nascono nuovi giornali e associazioni. Le prime riforme però sono all’insegna del moderatismo: viene abolita la pena di morte per i reati politici, viene rifiutata la proposta di sostituire il tricolore con la bandiera rossa e in più la Repubblica si impegna a rispettare l’equilibrio europeo rinunciando a “esportare” la rivoluzione in Europa.

Infatti, le correnti di sinistra chiedono un appoggio deciso ai movimenti rivoluzionari di tutta Europa e spingono anche per approvare misure radicali in materia di politica economica e sociale. Alla fine di febbraio il governo stabilisce che la durata massima della giornata lavorativa deve essere di 11 ore e in più viene affermato il principio del diritto al lavoro e vengono di conseguenza istituiti gli ateliers nationaux (simili agli ateliers sociaux di Blanc nel suo libro L’organizzazione del lavoro): cooperative di produzione in sostituzione delle imprese private.

L’ala moderata dello schieramento repubblicano però considera pericoloso e incompatibile con i principi del liberismo economico un intervento diretto dello Stato nel mercato della manodopera. Il 23 aprile 1848 si tengono le prime elezioni per l’Assemblea costituente (con suffragio universale). Stravincono i repubblicani moderati e vengono eletti cento tra conservatori e nostalgici della monarchia. Perde l’ala radicale, e infatti vengono espulsi dal nuovo governo i due socialisti.

Nella capitale (più radicale) riprendono allora le manifestazioni di piazza. Il 15 maggio una dimostrazione si conclude con l’invasione dell’Assemblea costituente e viene subito repressa dalla Guardia nazionale: molti leader della sinistra rivoluzionaria vengono arrestati. Un mese dopo il governo emana un decreto per chiudere gli ateliers nationaux e si obbligano i disoccupati più giovani ad arruolarsi nell’esercito. La reazione dei lavoratori è spontanea: il 23 giugno più di 50 mila persona scendono in piazza e allora l’Assemblea costituente concede pieni poteri al ministro della Guerra (Cavaignac) per procedere con una durissima repressione, con migliaia di morti.

Agli occhi della borghesia di tutta Europa la rivolta dei lavoratori parigini aiuta a creare il terrore della rivoluzione sociale, del comunismo. Tutta la società francese allora viene attraversata da un’ondata di riflusso conservatore. A novembre l’Assemblea costituente approva una costituzione democratica ispirata al modello statunitense, che prevede un presidente della Repubblica eletto dal popolo ogni quattro anni e un’unica Assemblea legislativa anche questa eletta a suffragio universale.

Ma alle elezioni presidenziali (10 dicembre) i repubblicani si presentano divisi (tra moderati e progressisti), mentre i conservatori chiedono la candidatura di Luigi Napoleone Bonaparte (figlio di un fratello dell’imperatore), che dà numerose garanzie di vittoria alla destra conservatrice e clericale. Infatti, anche solo per il suo nome, una valanga di voti si riversa su Bonaparte (5 mln e 400 mila) contro il milione e mezzo di Cavaignac (centro-destra) e i 400 mila di Ledru-Rollin (centro). Si chiude così la fase democratica della Seconda Repubblica.

La rivoluzione nell'Europa centrale

Nell’Impero asburgico, negli Stati italiani e nella Confederazione germanica gli echi della rivoluzione di fine febbraio a Parigi, uniti al malcontento suscitato dalla crisi economica e dall’autoritarismo del potere sfociano anch’essi in moti rivoluzionari, soprattutto se mescolati alle tensioni provocate dalle “questioni nazionali” lasciate irrisolte dal congresso di Vienna. In questi luoghi, però, lo scontro principale è tra borghesia liberale (appoggiata dalle classi popolari) e strutture politiche dell’assolutismo (non ci sono operai e studenti in lotta).

Il primo importante episodio di insurrezione è il 13 marzo a Vienna (Austria): una grande manifestazione di studenti e lavoratori viene duramente repressa dall’esercito e dopo due giorni di combattimenti l’imperatore Ferdinando I chiede al cancelliere Metternich (uomo simbolo dell’età della Restaurazione) di abbandonare il potere, e questo si rifugia all’estero. La notizia dell’insurrezione di Vienna e della fuga di Metternich provoca tumulti a Budapest, Venezia, Milano, Berlino (Prussia)… Nella primavera del 1848 l’impero asburgico è all’orlo del collasso e l’imperatore abbandona la capitale (Vienna) promettendo la convocazione di un Parlamento dell’Impero eletto a suffragio universale.

In Ungheria le promesse del governo imperiale non bastano a fermare l’agitazione e sotto la spinta dell’ala democratico-radicale (leader Kossuth) i patrioti ungheresi approfittano della crisi per creare un governo nazionale e per agire in totale autonomia da Vienna decretando la fine dei rapporti feudali nelle campagna ed eleggendo un nuovo Parlamento a suffragio universale. A luglio Kossuth comincia a organizzare un esercito nazionale, primo passo verso la piena indipendenza, obiettivo principale degli insorti ungheresi.

Anche a Praga (Repubblica ceca) in aprile viene formato un governo provvisorio: i patrioti cechi, soprattutto liberali, non sono spinti da impulsi indipendentisti dalla monarchia asburgica come gli ungheresi, ma chiedono più autonomie per tutte le popolazioni slave dell’Impero. Infatti a giugno si riunisce a Praga un congresso cui partecipano delegati di tutti i territori slavi della corona asburgica: Boemia, Slovacchia, Galizia, Rutenia, Croazia e Slovenia, ma alcuni incidenti scoppiati tra la popolazione e l’esercito forniscono alle truppe imperiali il pretesto per un intervento: la capitale viene assediata e bombardata, il congresso slavo viene disperso e il governo ceco viene sciolto. La sottomissione di Praga segna l’inizio della riscossa per il potere imperiale.

Il Reichstag (il Parlamento dell’Impero) si riunisce per la prima volta a luglio, ma riesce soltanto ad abolire la servitù della gleba in tutti i territori dell’Impero in cui è ancora in vigore perché è paralizzato dai contrasti tra le diverse nazionalità. Invece, il Governo centrale riprende presto il controllo della situazione: a luglio il maresciallo Radetzky sconfigge i piemontesi e ristabilisce il dominio austriaco in Lombardia. Ad agosto l’imperatore rientra a Vienna. Allora, il governo si sente abbastanza forte per affrontare i separatisti ungheresi che ormai rifiutavano ogni compromesso con la monarchia e lo fa facendo leva sulle profonde rivalità che dividevano gli slavi dai magiari (che inseguivano il sogno di una “grande Ungheria” che comprendesse tutti i territori slavi appartenenti all’antico regno magiaro). Gli slavi, quindi, vengono indotti ad appoggiarsi all’Impero che offre loro più garanzie di conservare l'identità nazionale.

Nei primi di ottobre scoppia a Vienna una insurrezione in occasione di una manifestazione di studenti e lavoratori che si opponevano alla partenza di nuove truppe per il fronte. La rivolta fu repressa duramente nel sangue (in tre giorni più di 2000 morti) e salva i separatisti ungheresi, perché l’esercito impegnato in Ungheria è costretto a tornare nella capitale per stroncare la rivolta. Poche settimane dopo, l'imperatore Ferdinando I abdica a favore del nipote Francesco Giuseppe, che nel marzo del 1849 sciolse il Parlamento e promulga una costituzione moderata che prevede un Parlamento eletto a suffragio ristretto e dotato di poteri molto limitati ribadendo la struttura centralistica dell’Impero.

Un corso simile lo hanno gli avvenimenti in Germania: le manifestazioni popolari a Berlino il 18 marzo 1848 (dopo le notizie dei fatti di Vienna) costringono il re Federico Guglielmo IV di Prussia a concedere la libertà di stampa e a convocare un Parlamento prussiano (Landtag). Ma si scatenano sommosse in tutti gli staterelli che componevano la Confederazione germanica in cui si richiedeva una Assemblea costituente dove fossero rappresentati tutti gli Stati tedeschi (Austria compresa). All’inizio di aprile si riunisce un “preparlamento” che stabilisce che la Costituente tedesca sarà eletta a suffragio universale e avrà sede a Francoforte sul Meno. A metà maggio comincia la Costituente di Francoforte, ma si capisce subito che questa non ha i poteri necessari per imporre la propria autorità ai sovrani e ai governi degli Stati tedeschi e per avviare un processo di unificazione nazionale.

In Prussia, poi, che è lo Stato più importante della Confederazione, il movimento liberal-democratico si spegne rapidamente perché la borghesia era spaventata dalle agitazioni sociali che nel frattempo si intensificano (spettro del comunismo). A dicembre Federico Guglielmo scioglie il Parlamento prussiano ed emana una costituzione veramente poco liberale. I lavori della Costituente invece vengono assorbiti dalle dispute sulla questione nazionale, risolta nella contrapposizione tra “grandi tedeschi” (che vogliono una unione di tutti gli Stati germanici intorno all’Austria imperiale) e “piccoli tedeschi” (che vogliono uno Stato nazionale più compatto, da costruirsi intorno al Regno di Prussia). Vincono i piccoli tedeschi, ma quando nell’aprile del 1849 una delegazione della Costituente va a Berlino per offrire al re di Prussia la corona imperiale, Federico Guglielmo la rifiuta perché offerta da una assemblea popolare, nata da un moto rivoluzionario. Questo rifiuto segna la fine della Costituente di Francoforte, che per un brevissimo periodo di tempo si trasferisce a Stoccarda (in cui rimangono i soli democratici), dove viene sciolta a giugno del 1849 dalle truppe del governo del Württemberg (sud-est della Germania).

La rivoluzione in Italia e la prima guerra di indipendenza

In Italia la rivoluzione ha uno sviluppo diverso: tutte le correnti politiche volevano la concessione di costituzioni fondati sul sistema rappresentativo. La prima a sollevarsi è Palermo, il 12 gennaio 1848 (grazie alle spinte autonomistiche dei siciliani), costringendo Ferdinando II di Borbone (il più conservatore di tutti i regnanti d’Italia) a concedere una costituzione nel Regno delle due Sicilie. Questa mossa inattesa di Ferdinando II non spegne il moto autonomistico e anzi rafforza l’agitazione costituzionale in tutto il resto d’Italia.

Spinti dalla pressione dell’opinione pubblica e dalle continue dimostrazioni di piazza, prima Carlo Alberto di Savoia, poi Leopoldo II di Toscana e poi Pio IX concedono le costituzioni, di carattere moderato e ispirate al modello di quella francese del 1830. La più importante è lo Statuto promesso da Carlo Alberto l’8 febbraio, poi diventato la legge fondamentale del Regno d’Italia: prevede una Camera dei deputati, un Senato di nomina regia e una stretta dipendenza del governo al sovrano.

La questione delle costituzioni è precedente allo scoppio della rivoluzione in Francia e nell’Impero asburgico e quando queste avvengono cambiano i temi di discussione: in primo piano torna a essere la questione nazionale. Dopo la rivolta di Vienna si sollevano anche Venezia e Milano. A Venezia il 17 marzo una grande manifestazione popolare impone al governatore austriaco la liberazione dei detenuti politici, tra cui Manin, capo dei democratici. Pochi giorni dopo una rivolta degli operai dell’Arsenale militare costringe i reparti austriaci a capitolare: il 23 marzo 1848 Manin presiede un governo provvisorio proclamando la costituzione della Repubblica veneta.

A Milano dal 18 marzo viene preso d’assalto il palazzo del governo per cinque giorni (“cinque giornate milanesi”). Borghesia e popolo combattono insieme contro il dominio austriaco, ma sono soprattutto operai e artigiani a sostenere il peso degli scontri (circa 400 morti). La direzione delle operazioni viene presa da un “consiglio di guerra” composto soprattutto da democratici e guidato da Carlo Cattaneo. Anche gli esponenti dell’aristocrazia liberali alla fine appoggiano la causa degli insorti e il 22 marzo danno vita a un governo provvisorio. Il potere austriaco allora ritira le truppe ai confini tra Veneto e Lombardia.

Il 23 marzo allora il Piemonte (Carlo Alberto) dichiara guerra all’Austria. Anche in questo caso come per la questione delle costituzioni, l’esempio di un sovrano finisce con il condizionare le decisioni degli altri. Allora anche Ferdinando II di Napoli, Leopoldo II di Toscana e Pio IX (preoccupati dal diffondersi dell’agitazione democratica e patriottica) decidono di unirsi alla guerra antiaustriaca e inviano truppe che partono insieme con un grande numero di volontari. La guerra piemontese si trasforma allora nella Prima guerra di indipendenza nazionale, ma l’illusione dura poco in quanto Carlo Alberto non è abile nel condurre le operazioni militari preoccupandosi di più di preparare l’annessione del Lombardo-Veneto al Piemonte, suscitando l’irritazione dei democratici e la diffidenza degli altri sovrani.

Imbarazzante era la posizione di Pio IX, in guerra contro una grande potenza cattolica: il 29 aprile il papa annuncia infatti il ritiro delle sue truppe e lo imita poco dopo il granduca di Toscana. A metà maggio Ferdinando di Borbone scioglie il Parlamento appena eletto e richiama il suo esercito. Rimangono a combattere contro l’Austria disobbedendo agli ordini dei sovrani molti tra i corpi di spedizione e i volontari toscani guidati da Montanelli. Viene dal Sud America Garibaldi che si mette a disposizione del governo provvisorio lombardo, ma il contributo dei volontari è usato male da Carlo Alberto che combatte la sua guerra senza lasciare spazio all’azione dei democratici.

In un primo momento i piemontesi sembrano avere la meglio (tra maggio e giugno nei territori liberati vengono indetti frettolosi plebisciti per sancire l’annessione al Regno sabaudo), ma a luglio a Verona le truppe di Carlo Alberto soffrono una sconfitta.

Anteprima
Vedrai una selezione di 25 pagine su 118
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 1 Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 2
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 6
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 11
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 16
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 21
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 26
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 31
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 36
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 41
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 46
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 51
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 56
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 61
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 66
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 71
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 76
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 81
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 86
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 91
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 96
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 101
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 106
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 111
Anteprima di 25 pagg. su 118.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di storia contemporanea, prof.  Roccucci, libro consigliato Il mondo contemporaneo - dal 1848 a oggi, Sabbatucci, Vidotto Pag. 116
1 su 118
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.scacchetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Roccucci Adriano.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community