Linguistica storica e sincronica
La linguistica storica studia l’evolversi diacronico del trascorrere del tempo, ovvero l’evolversi da un momento cronologico C0 a un momento successivo C1, differenziandosi così dalla linguistica sincronica, la quale, invece, seleziona un qualunque momento cronologico x e studia un certo fenomeno all’interno del momento cronologico selezionato. In realtà, qualunque fenomeno linguistico può essere osservato tanto nel suo evolversi lungo un maggiore o minore arco cronologico, quanto nella modalità con cui si manifesta in un momento dato e solo in quello. In altre parole, non è possibile separare nettamente sincronia e diacronia.
La linguistica storica nasce come spiegazione organica delle stupefacenti affinità che, a un certo punto, si scoprono legare un numero sorprendentemente ampio di lingue antiche e moderne, ancor oggi, o un tempo, parlate in un’area che dall’Europa atlantica arriva al subcontinente indiano: si tratta della cosiddetta famiglia linguistica indoeuropea.
Parentela linguistica
La famiglia linguistica
Parlare di famiglia linguistica presuppone che si dia anche linguisticamente una parentela: che è per l’appunto uno dei criteri, quello genealogico, secondo cui le lingue possono essere classificate. L’idea è che le lingue possano essere raggruppate come i membri dell’albero genealogico di una famiglia: lingue-figlie da una parte, lingue-madri dall’altra, a loro volta configurabili come lingue-madri di precedenti lingue-madri e così via, fino a risalire alla lingua capostipite da cui tutte le altre sono derivate.
Nel caso delle lingue indoeuropee parlate oggi in Europa, lingue-figlie sono ad esempio lingue derivate dal latino, dette neolatine o romanze, ma anche le lingue germaniche o slave o celtiche o quelle baltiche. Esiste solo una piccola differenza fra queste e le lingue romanze: nel caso di quest’ultime infatti conosciamo piuttosto bene la lingua-madre latina, mentre nel caso delle altre non abbiamo nessuna conoscenza diretta né della madre della lingua germanica né di quella slava (Germanico comune, slavo comune ecc.).
Lessico condiviso e corrispondenze fonetiche
Come esempio di lingue imparentate, possiamo considerare il francese e l’italiano. Un primo raffronto fra parole provenienti da entrambe le lingue fa subito notare la somiglianza è visibile a livello grafico assai più che a livello fonico: circostanza dovuta al fatto che l’attuale grafia del francese è attardata di alcuni secoli rispetto alla molto più evoluta pronuncia effettiva [pçe] pied piede IT. La somiglianza fra francese e italiano è data da quello che possiamo definire lessico condiviso, o lessico in comune, ossia quella percentuale più o meno elevata di voci che danno realmente l’idea di corrispondersi, in qualche modo, nelle due lingue.
Ma a volte la familiarità non è così evidente. Ad esempio, parole italiane con l’occlusiva velare sorda [k] che ricorrono davanti alla vocale a, nelle corrispondenti parole francesi danno ch = ʃ, cantare. Quando invece in italiano [k] ricorre davanti ad [o] il corrispondente francese sarà [k]. Dato che lo scarto è sistematico, possiamo ammettere che entrambe le lingue abbiano avuto un medesimo punto di partenza, rispetto al quale, da un certo momento in poi, una delle due abbia preso a divergere in ben individuabili circostanze. Una volta stabilito questo possiamo supporre che, per quanto riguarda la sequenza [k+a], il francese prima di arrivare alla realizzazione [ʃ] sia partito da un più antico *caval>*chaval>cheval, dove [a] è diventata [ə] nei casi in cui *a+ non portava l’accento e si trovava in sillaba aperta oppure in fine di parola *boucha>bouche.
Lessico condiviso e corrispondenze morfologiche
Considerando il caso: fr. con marché<*marchà<*marcà notiamo come in francese la atonica è divenuta *‘e’+, mentre in italiano la *t+ intervocalica corrisponde zero in francese. È certo che tutto ciò non sia frutto della casualità. A volte il francese a una *‘a’+ tonica dell’italiano, risponde con una analoga *‘a’+, mentre altre con *‘e’ / *‘ɛ’+ vocale palatale. Nel primo caso, avremo *‘a’+ se nei corrispettivi italiani la a accentata è in sillaba chiusa mentre nel secondo caso sole se nel corrispettivo italiano la a accentata è in sillaba aperta.
Il motivo per cui queste corrispondenze sono così sistematiche è dimostrato dalla comune struttura sillabica latina che l’italiano ha mantenuto, e che il francese via via ha perso. Così, dove it. –ato *t+ fr. < lat. –ATU/MERCATU = fr.
Ruolo della morfologia
Abbiamo così un certo numero di corrispondenze fonetico-fonologiche che si ripetono nelle medesime condizioni. Tale condizione è sufficiente all’ipotesi di parentela linguistica tra italiano e francese. Poiché: date due o più lingue legate da un certo numero di corrispondenze sistematiche, poiché la probabilità che tali corrispondenze siano dovute al caso è tanto più bassa quanto è più alto il numero delle medesime, ecco che il fatto di trovare corrispondenze nell’ordine delle decine e delle centinaia può condurre a una sola spiegazione: le due o più lingue in tanto si presentano così innervate in quanto costituiscono il divergere ancora parziale, ma reciproco e progressivo, da una più antica fase linguistica comune.
Una conferma di ciò viene dalla morfologia. I morfemi, quelli flessivi (quelli strettamente più grammaticali relativi a genere, numero, caso persona) sono fra gli elementi più stabili in assoluto, o se vogliamo, fra gli elementi di gran lunga meno soggetti al cambiamento né dal lessico che può mutare con estrema facilità tra i parlanti, in quanto specchio dell’orientamento culturale di quest’ultimi. Es., francesismi che hanno sconvolto la facies germanica dell’inglese, dopo invasione 1066. Né i morfemi non rinviano a realtà extralinguistiche, ma servono anzitutto a esprimere relazioni. Un morfema si stabilisce per ideale contrasto con tutti gli altri n morfemi che possono sostituirsi ad esso. Es., -are, infinito italiano ≠ -ato, participio passato. Se gran parte del lessico è soggetta a un rinnovamento continuo, la natura stabile dei morfemi flessivi, fa sì che le concordanze morfologiche bastino a indiziare la comune origine di due o più lingue anche quando queste non presentano più un lessico comune.
Le corrispondenze sincroniche fra italiano e francese sono, è vero, conseguenza del differenziarsi diacronico fra latino ed italiano da una parte e latino e francese dall’altra. Va da sé, però, che fra italiano e francese non c’è stato un accordo preventivo sui risultati da raggiungere: le corrispondenze semplicemente esistono in quanto italiano e francese partono da un’eredità comune, della quale o conservano sistematicamente le caratteristiche oppure le modificano con altrettanta sistematicità.
Parentela linguistica in senso verticale
Ovviamente si possono stabilire parentele linguistiche non solo in senso orizzontale (tra lingue sorelle), ma anche in senso verticale, ossia tra lingue configurabili l’una come filiazione dell’altra. Esempio: ita/lat. L’idea della parentela è suggerito innanzitutto dal lessico condiviso. È poi sulla base di queste corrispondenze lessicali che si stabiliscono le possibili corrispondenze fonetico-fonologiche. Esempio: PL NT pianta, PL C E piuma, oppure MAJ E maggiore, MAJU maggio = voci collegate da un rapporto di filiazione.
La stratificazione del lessico
- Strato ereditario: quella percentuale del lessico che ogni lingua riceve dal suo immediato antecedente (lingua-madre). Poiché il lessico si rinnova facilmente non possiamo sapere con certezza quali elementi della lingua-madre si continueranno nella lingua-figlia. Tuttavia vi sono settori lessicali tendenzialmente più stabili come: numerali, terminologia parentale, nomi delle parti del corpo. Ambiti tutti fortemente coesi e i cui membri si sostengono l’uno l’altro. Lo strato ereditario comunque svolge il ruolo fondamentale di fornire la morfologia flessiva, cioè le marche grammaticali a tutto il resto del lessico (prestiti, onomatopee, neoformazioni). Es., zigzagare < zigzag, si coniuga come amare.
- Strato dei prestiti: ossia delle voci che una data lingua A assume dalle lingue con le quali è a più contatto: strato la cui consistenza numerica può variare enormemente; così come possono variare le condizioni entro cui il prestito avviene. Che una lingua A possa assumere un certo numero di voci di altre lingue con le quali è a contatto è circostanza quasi fisiologica, specie se i presti fanno riferimento a realtà di cui parlanti della lingua A non hanno precedente esperienza. Es., iglù < inglese < eschim. igdlo. > prestiti si ha quando due lingue vengono a trovarsi in contatto e una delle due per vari motivi sia dotata d’un prestigio superiore a quello dell’altra. Questi prestiti possono avvenire per necessità es. tecnicismi angloamericani relativi all’informatica, o per intento mimetico, ossia dettato dal desiderio di partecipare, usandone il lessico, del prestigio latamente sociale di cui quello linguistico è evidentemente emanazione.
- Livelli delle conseguenze dei prestiti: a vari livelli possono avere conseguenze di tutto rilievo: a livello fonologico è riconducibile ad essi la possibilità, nell’italiano moderno, di voci uscenti in consonante. Es., sport, stop, baobab, film, web, net. Se il contatto è squilibrato a favore d’una sola delle due lingue e il flusso di prestiti a senso unico si prolungano nel tempo, ecco crearsi le condizioni in cui lo strato lessicale ereditario, non riesce più a imporre la sua morfologia alle voci di prestito. = lingua A che, a poco a poco, finisce col diventare nient’altro che una variante della lingua B. Es., italianizzazione dei dialetti, che non implica necessariamente la scomparsa della lingua precedente. Ciò può avvenire sia per questioni di scelta educativa, es. genitori che vietano il dialetto ai figli, o per questioni politiche, es. Irlanda, gruppo celtico vs inglese. Esemplare è poi il caso del maltese, unica varietà di arabo ancora parlata in Europa e unica che utilizza l’alfabeto latino è stata sottoposta all’influsso del siciliano e dell’italiano, ma anche dell’inglese. L’attuale maltese quindi presenta un lessico in larghissima misura, d’origine siciliana italiana, e morfologicamente segue non quella di tipo semitico, ma quella sicilianizzante/italianizzante. Tuttavia mantiene il carattere di lingua semita.
- Funzione serbatoio lessicale: greco e latino hanno svolto per secoli nei confronti delle lingue europee occidentali che si trovano nella necessità di incrementare il proprio lessico in conseguenza del progredire delle arti, delle scienze, delle tecniche. Da ciò il latino svolge un duplice ruolo, avendo fornito anche una percentuale tutt’altro che trascurabile di cultismi che restano distinti perlopiù a livello fonetico, infatti o presentano Calco Linguistico: processo per cui differenze minime rispetto al latino o non ne una lingua x viene scomposta nei suoi presentano affatto. Es., PLEBE, prestito colto. elementi costitutivi e tradotta pezzo Strato ereditario = PL>pj. (Inoltre, quando i per pezzo in una lingua y ricevente. prestiti di un’altra lingua entrano in Calco semantico: voce lingua y dotata competizione con voci indigene possono darsi: di significato assume un secondo 1. i prestiti riescono a rimpiazzare gli significato perché condizionata dalla indigenismi. 2. le voci indigene riescono voce corrispondente di una lingua x comunque ad averla vinta sulle voci di prestito. Calco formale: voce di una lingua x 3. le voci indigene e i prestiti instaurano una viene scomposta nei suoi elementi forma di convivenza dividendosi i compiti costitutivi e tradotta nella lingua fedelmente. semantici = polarizzazione lessicale. Es., anglicismo drink¸ in italiano ora designa una bevanda alcolica, mentre bibita/bevanda designa quella analcolica. Oppure, termini doppi inglese e francese per tipi di carne.)
- Strato delle formazioni onomatopeiche e fonosimboliche: comprende tutte quelle formazioni che, nella loro successione fonetica, tentano di riprodurre più o meno fedelmente suoni e rumori animali, naturali o d’altro tipo. Es., chicchirichì o coccodè, oppure cercano di suggerire l’idea di quello che si vuole indicare. Es., zigzag. Nello strato onomatopeico il rapporto tra significante (struttura fonica veicolante una nozione, parola con cui viene espresso) e significato (nozione veicolata da una struttura fonica) è ridotto al minimo. Tuttavia, anche fra questo rapporto vi è un certo grado di arbitrarietà, italofono senta il cane fare bau bau, un anglofono bow bow. Le formazioni onomatopeiche-fonosimboliche possono presentarsi anche come ideofoni (successioni foniche che suggeriscono un qualcosa in virtù appunto della loro fonia: bum esplosione, din don rintocco di campana). Ci sono casi poi in cui l’evoluzione fonetica può tanto oscurare precedenti formazioni onomatopeiche, quanto rimotivare su base onomatopeico-fonosimbolica elementi viceversa di altra origine.
- Strato delle neoformazioni: ossia quelle derivate, per mezzo di regole sincronicamente produttive, da forme comprese in uno qualunque degli strati precedenti.
Il mutamento
Di per sé le lingue tenderebbero a rimanere stabili, a non mutare, e questo perché il mutamento nascerebbe non dall’interno (cioè in conseguenza della trasmissione di una lingua da una generazione a quella successiva), ma sempre e sola dal contatto d’una lingua con un’altra. Giusta o sbagliata che sia questa ipotesi è in ogni caso indimostrabile. Possiamo invece essere sicuri sul fatto che tutte le lingue cambiano ed il cambiamento che si percepisce meglio è quello a livello fonetico-fonologico.
Livello fonetico e fonologico
Livello fonetico: riguarda la produzione concreta dei suoni, dei foni, vale a dire in che modo i suoni vengono articolati, in quale punto dell’apparato fonatorio, con l’intervento di quali organi articolatori (labbra, denti, lingua, palato, cavità nasale…).
Livello fonologico: riguarda quei particolari foni che ciascuna lingua si sceglie per farne i mattoni/fonemi con cui costruire le sequenze dei significanti, cioè le sequenze foniche in grado di veicolare i significati.
Foni: Segnati convenzionalmente fra parentesi quadre, si collocano a livello della concretezza articolatoria.
Fonemi: sono segnalati per convenzione tra le barre oblique, si collocano invece a livello mentale. Sono gli elementi che il parlante sa di dover utilizzare se vuole costruire un certo significante (=stringa fonica). Il fonema è quindi, tecnicamente, un’unità distinta minima, unità fonica più piccola che pur non avendo di per sé un suo significato, tuttavia permette di distinguere tra i significati diversi. Le coppie di parole che si distinguono per un solo punto della sequenza si dicono coppie minime. Es., pazzo, pizzo. Tuttavia la realizzazione concreta dei fonemi può essere condizionata da elementi circostanti, cambiandone la pronuncia. Tuttavia il significato, in italiano, non cambia. I diversi modi, determinati dal contesto, di realizzare uno stesso fonema si dicono varianti contestuali di quel fonema. Es., in italiano /n/ si realizza come *n+ dentale davanti a vocali di qualunque tipo e davanti a consonanti dentali, e come *ŋ+ velare, davanti a consonanti velari, *viŋko+. Quando le varianti di un fonema sono determinate dal contesto si dice che presentano distribuzione complementare. Se gli allofoni che si riscontrano più frequentemente sono quelli contestuali, non mancano i cosiddetti allofoni liberi, ossia indipendenti dal contesto. ≠ articolazione ma = significato. *ʁ+oma = [r]oma. Viceversa in inglese e in neogreco sono fonemi autonomi, ≠ pronuncia ≠ significato.
Mutamenti di tipo fonetico
Mutamenti di tipo fonetico: ossia quando cosa diventa cosa, ma senza alcuna preoccupazione circa le possibili conseguenze fonologiche.
- Assimilazione: due elementi fonici contigui i quali siano diversi o totalmente o in parte, si avvicinino dal punto di vista articolatorio, o in parte (assimilazione parziale) ovvero completamente (assimilazione totale).
- Assimilazione regressiva: il secondo elemento che condiziona il primo. Es., FA[kt]U > fa[tt]o.
- Assimilazione progressiva: il primo elemento che condiziona il secondo. Es., MU[nd]U > nap. mù[nn]ə.
- Assimilazione bidirezionale: azione congiunta di due vocali, quella prima e quella dopo l’elemento modificato. Es., AM[i:ku] > sp. ami[ʤ]o, amigo.
- Dissimilatione: due elementi contigui e articolatoriamente uguali (simili anche) si diversificano in misura maggiore o minore. Es., lat. PE*r+EG*r+ NU it. pe*ll+eg*r+ino / fr. pélé*r+in = *r r+ *l r+.
- Inserzione: aggiunta di materiale fonico etimologicamente ingiustificato. Es., CAULO>cavolo.
- Cancellazione: sottrazione di materiale fonico che invece dovrebbe essere presente. Es., MENSE > mese.
- Metatesi: spostamento del materiale fonico in un punto della catena diverso da quello in cui dovrebbe essere. Es., it. dial. c[r]apa < lat. CAPRA.
- Coalescenza: fusione di due elementi fonici contigui in un terzo elemento diverso, ma che presenta caratteristiche di ciascuno degli elementi di partenza. Es., it. vi*ɲɲ+a (vigna) dove *ɲɲ+< fusione *n+ e[j] presente nel latino parlato VINJA, classico VINEA.
- Scissione: fenomeno per cui un elemento fonico si scinde in due elementi distinti. È frequente quando una lingua ricevente adatta suoni che le sono estranei. Es., LE.VE > l[jɛ]ve (sotto accento e sillaba aperta, latino). Es., fr. men[y], dove [y] vocale anteriore arrotondata, l’italiano non ce l’ha.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Glottologia, Prof. Gianollo Chiara, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, Franco…
-
Riassunto esame Glottologia e linguistica, prof. Longobardi, libro consigliato Introduzione alla linguistica storic…
-
Riassunto esame Glottologia, prof.ssa Franchi, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, F. Fanciull…
-
Riassunto esame Glottologia, prof. Vayra, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, Fanciullo, capit…