1) LA PARENTELA LINGUISTICA
LA FAMIGLIA LINGUISTICA
• FAMIGLIA LINGUISTICA: si disponde secondo un CRITERIO GENEALOGICO di LINGUE
MADRI e LINGUE FIGLIE
• LINGUE NEOLATINE (o ROMANZE): lingue figlie del latino
• LINGUE MADRE IGNOTE: lingue di cui non abbiamo alcuna conoscenza diretta; esse sono il
GERMANICO COMUNE, lo SLAVO COMUNE, il CELTICO COMUNE, il BALTICO
COMUNE; sono configurabili solo come minimo comune multiplo degli elementi condivisi)
LESSICO CONDIVISO E CORRISPONDENZE FONETICHE
• LESSICO CONDIVISO (o LESSICO IN COMUNE): percentuale più o meno elevata di voci che
danno realmente l’idea di corrispondersi, in qualche modo, nelle due lingue.
• SISTEMATICITÀ DELLO SCARTO FRA ITALIANO E FRANCESE:
ITALIANO FRANCESE
∫ + a
k + a
k + o k + o
k + u k + u
francese, dopo l’evoluzione di [ka] in [∫a], la [a] si è affievolita in [ǝ] se:
• In
Non porta l’accento
1.
2. Si trova in sillaba aperta
LESSICO CONDIVISO E CORRISPONDENZE MORFOLOGICHE
ITALIANO FRANCESE ESEMPIO
‘a in sillaba aperta ‘e ‘ε
\ mare > mer
‘a in sillaba ‘a
chiusa campo > champ
La struttura sillabica ereditata dall’italiano è quella latina, che per un certo momento è stata anche
• quella del francese:
>
MA.RE > me.r[ǝ] mer
>
CAM.PUS > cham.p[ǝ] champ
ITALIANO FRANCESE ESEMPIO
∅ marito > mari
-t- vita > vie
“letto” si pronuncia [‘ly]
[‘y] lu
[u]
• EQUAZIONI DERIVATE DAL GRADO ZERO DI T IN FRANCESE E DALLA PRONUNCIA
[‘y]: LE REGOLE DEL PARTICIPIO PASSATO LATINO
DI U -ATUS
LATINO ITALIANO FRANCESE ESEMPI
-ATUS -ato -é mercatus > mercato
> marché
[‘y]
-uto -u battuto > battu
ottenuto > obtenu
-ito -’i dormito > dormi
finito > fini
IL RUOLO DELLA MORFOLOGIA
• MORFEMI FLESSIVI E LESSICO: i morfemi flessivi sono quelli strettamente più grammaticali,
relativi a genere, numero, caso, persona. Sono fra gli elementi più stabili in assoluto, meno
soggetti al cambiamento. La volubilità è propria del lessico, in quanto non puro fatto linguistico
ma specchio anche dell’orientamento culturale dei parlanti.
• LESSEMA: unità più piccola che veicola il significato lessicale; parte della radice lessicale.
Se l’identità di un morfema M
• si stabilisce per ideale contrasto con tutti gli altri n morfemi (M ,
0 1
M , M ... M ) che possono sostituirsi a M (es: in italiano -are di port-are è definibile come
2 3 n 0
morfema di infinito per il fatto di opporsi idealmente a -ato, morfema di participio passato [port-
ato]; a -o, morfema di 1 persona singolare del presente indicativo [port-o], e così via), il
passaggio di M dal sistema linguistico del quale è proprio a un sistema linguistico diverso si
0
configura come “inutile” e, quindi, non praticato. Il morfema non sarà riconosciuto dal ricevente
come tale, e conseguentemente non potrà essere isolato, estrapolato e riutilizzato in combinazione
ESEMPIO: il neogreco παρλάρει ([par’lari]) è un
con gli elementi lessicali della lingua ricevente.
sicuro prestito dal veneziano parlar; tuttavia, quello che nella lingua di partenza è il morfema di
nella lingua d’arrivo non è stato riconosciuto come morfema, ma è stato considerato
infinito -ar,
un LESSEMA. Quindi, mentre in veneziano parlar va analizzato come [[parl]ar], dove parl- è il
è il morfema di infinito), il neogreco παρλάρει va analizzato come [[parlar]i],
lessema e -ar dove
parlar- è il lessema e -i è il morfema greco di 3 pers. sing. del presente indicativo.
Se la gran parte del lessico va soggetta a rinnovamento continuo, la stabilit dei morfemi flessivi
fa s che le CONCORDANZE MORFOLOGICHE bastino a indiziare la comune origine di due o
pi lingue anche quando queste non presentino (quasi) pi lessico in comune.
In italiano e in francese vi un corrispondersi reciproco sia di lessico condiviso che di
morfologia: abbiamo la prova che effettivamente le due lingue muovono da una fase linguistica pi
antica comune (Lingua ). Avendo la fortuna di conoscere questa lingua zero (latino), siamo in
0
grado di testare la validità delle argomentazioni fatte.
LA PARENTELA LINGUISTICA IN SENSO «VERTICALE»
• PARENTELA LINGUISTICA ORIZZONTALE: tra lingue sorelle (italiano-francese)
• PARENTELA LINGUISTICA VERTICALE: tra lingua madre e figlia (latino-italiano)
• CONDIZIONI NECESSARIE PER STABILIRE LA PARENTELA LINGUISTICA:
1. lessico condiviso
2. morfologia condivisa
3. sistematicità di corrispondenze fonetico-fonologiche
sulla base di corrispondenze lessicali che si testa la sistematicit delle corrispondenze
fonetico-fonologiche. Ma bisogna superare la fase impressionistica delle corrispondenze lessicali
individuando precise corrispondenze. ESEMPIO: assumere che la somiglianza fra il latino
PLANTA e italiano pianta non sia solo casuale vuol dire assumere implicitamente, fra le altre cose,
che a ogni nesso latino PL- in posizione iniziale, in italiano debba corrispondere pi- (a livello
fonetico [pj-].
Ecco alcune corrispondenze:
LATINO ITALIANO ESEMPIO
PL- [pj-] PLANTA > pianta
-J- intervocalica [-dƷ:-] MAIUS > maggio
Ŏ [‘Ɔ]
accentata NOCTE > notte
Ŭ [‘o] VŬLPE > volpe
accentata
-VJ- [-b:j-] GAVIANUS > gabbiano
A non è in rapporto di filiazione col latino PLŬVIA:
dispetto delle apparenze litaliano piòggia
da PLŬVIA ci saremmo aspettati un italiano Al contrario, l’italiano piòggia presuppone
*pióbbia.
un non attestato latino *PLŎJA: una forma che sarà stata popolare (d’uso quotidiano), mentre
PLŬVIA, che è la forma latina realmente attestata, doveva appartenere al registro elevato.
Al latino -TR- corrisponde litaliano [-dr-] o [-tr-]?
PATER > padre , MATER > madre
ma anche
PĔTRA > pietra , VĪTA > vita
Questo è uno dei problemi più spinosi di fonologia diacronica dell’italiano. Ma una possibile
ci viene dalla morfologia flessiva: alcune desinenze verbali dell’italiano sono
soluzione intervocalica, che continua un’analoga articolazione del
caratterizzate dalla presenza di una [-t-]
latino (come le desinenze di participio passato -ato, -uto, ito o le desinenze di seconda pers. plur. -
ĀTIS, ĪTIS > Quindi, se all’interno dei morfemi al latino
-ĒTIS, -ate, -éte, -ite). -T- corrisponde [-t-
] in italiano, allora la cosa più verosimile è che la prosecuzione italiana delle occlusive sorde
precisamente l’esito sordo. Quello sonoro (PATER > padre) andrà
intervocaliche del latino sia
spiegato in altro modo.
LA STRATIFICAZIONE DEL LESSICO
• A costituire il lessico possiamo individuare quattro strati:
1. STRATO EREDITARIO: percentuale di lessico che ogni lingua riceve dal suo immediato
antecedente (lingua-madre). Esistono settori lessicali più stabili di altri (numerali, terminologia
parentale o delle parti del corpo).
2. STRATO DEI PRESTITI: voci che una data lingua assume dalle lingue con le quali è più a
contatto; strato la cui consistenza numerica può variare enormemente, così come possono
variare le condizioni entro cui il prestito avviene. ESEMPIO: terminologia derivata dalla
scoperta dell’America, che dalle lingue indigene è rifluita nello spagnolo, il quale, a sua volta,
l’ha irradiata in tante altre lingue (patata, tomate, chocolate, jícara - triestino cichera, italiano
chicchera - , maiz, alpaca, hamaca, ...). Il maggior numero di prestiti si ha quando due lingue
sia dotata d’un prestigio
vengono a trovarsi in contatto e una delle due, per vari motivi,
nettamente superiore a quello dell’altra. In una situazione del genere è quanto mai verosimile
che la lingua di minor prestigio si apra a un flusso a senso unico di prestiti della lingua più
prestigiosa, non soltanto per effettiva necessità, ma anche per un intento mimetico, dettato dal
desiderio di partecipare, usandone il lessico, del prestigio latamente sociale di cui quello
linguistico è evidente emanazione. Se il flusso a senso unico si prolunga nel tempo, si creano le
condizioni per cui lo strato lessicale ereditario non riesce più a imporre la sua morfologia alle
voci di prestito, trascinandosi dietro le marche morfologiche della lingua più prestigiosa. Il
risultato finale sarà che la lingua meno prestigiosa tenderà a diventare una variante della lingua
più prestigiosa (è così che il latino è riuscito a soppiantare l’etrusco in Etruria o il messapico in
Messapia; o prendiamo il maltese, lingua ufficiale dal 1964: questa è l’unica varietà di arabo
che utilizzi l’alfabeto latino; dal XII al XIX sec. è stata esposta ad un
parlato in Europa e unica
fortissimo influsso del siciliano, dell’italiano, dell’inglese dal 1815; l’attuale maltese, pur
mantenendo il suo carattere di lingua semitica, mostra un lessico in gran parte d’origine siciliana
o italiana). Caso speciale di prestiti sono i SERBATOI LESSICALI (greco e latino nei confronti
delle lingue europee occidentali): tutti i termini di nuovo conio, sono composizioni di greco e\o
latino (televisione < τηλε- + VISIO, -ONIS). Questi nuovi termini, detti CULTISMI, hanno
distinzione perlopiù fonetica: essi presentano differenze minime rispetto al latino o non ne
presentano proprio, mentre gli elementi ereditari risultano foneticamente filtrati. La distinzione
tra forme ereditarie e prestiti è massima in francese, minima in italiano.
3. STRATO DELLE FORMAZIONI ONOMATOPEICHE O FONOSIMBOLICHE: formazioni
che, nella loro successione fonica, tentano di riprodurre più o meno fedelmente suoni e rumori
animali, naturali o d’altro tipo (ONOMATOPEE); oppure cercano di suggerire in qualche modo
l’idea di quello che si vuole indicare (FONOSIMBOLISMI, es: zigzag). In questo strato sono
riunite tutte le formazioni in cui l’arbitrarietà del rapporto tra significante e significato è ridotta
al minimo. Considerazioni:
1. Anche nel rapporto significante - significato esiste un certo grado di
arbitrarietà (un italòfono sente il verso del cane come bau bau, un
anglòfono come bow-wow, un francòfono come oua-oua...).
2. Le formazioni onomatopeico-fonosimboliche possono presentarsi sia
come puri IDEOFONI (successioni foniche che suggeriscono
qualcosa in virtù della loro fonìa, come bum per esplosione, sbam per
colpo...) sia strutturate in vere e proprie parole (ticchettio,
ticchettare).
L’evoluzione fonetica può tanto
3. oscurare precedenti formazioni
“uccellino” e PIPIRE
onomatopeiche (il latino PIPIO, -ONIS
“pigolare” sono formazioni chiaramente onomatopeiche, ma
l’evoluzione > piccione italiana perde la carica fonosimbolica) quanto
rimotivare su base onomatopeico-fonosimbolica elementi viceversa di
tutt’altra origine (italiano succhiare > ciucciare toscano).
4. STRATO DELLE NEOFORMAZIONI: voci derivate, per mezzo di regole sincronicamente
produttive, da forme comprese in uno qualunque degli strati precedenti. Le regole
sincronicamente produttive sono quelle che, in un momento isolabile a piacere lungo l’arco
diacronico d’una lingua, il parlante riconosce come regole e usa normalmente. ESEMPIO:
nell’italiano del III millennio sono regole sincronicamente produttive:
1. La formazione del femminile per mezzo del suffisso -éssa
(principessa, leonessa, poetessa, studentessa...)
La formazione del femminile per mezzo dell’uso ambigenere del
2. maschile (il\la presidente).
3. ESEMPIO DI REGOLA NON SINCRONICAMENTE
PRODUTTIVA: la formazione del femminile per mezzo del suffisso -
ina (gallina, regina, eroina); qui siamo davanti a una regola derivativa
che non è e non è mai stata dell’italiano e che già in latino doveva
apparire sclerotizzata se non uscita del tutto dall’uso; sono fossili
linguistici!
• CALCO LINGUISTICO: processo per cui una voce di una lingua x viene scomposta nei suoi
elementi costitutivi e tradotta pezzo per pezzo in una lingua y ricevente. Si può distinguere tra:
1. CALCO SEMANTICO: una voce di una lingua y, già esistente e
dotata di un suo significato S , assume, accanto al primo, un secondo
1
significato S perché condizionata dalla voce corrispondente di una
2 (l’italiano
lingua x, che ha entrambi i significati S e S realizzare,
1 2
che fino a inizio ‘900 valeva “rendere reale”, con i primi decenni del
‘900 assume il valore di “capire” e “effettuare”, per imitazione
dell’inglese realize.
2. CALCO FORMALE: calco che una volta scomposto nei suoi
componenti viene tradotto pezzo per pezzo (tedesco Hinterland:
hinter + Land > italiano retro-terra; inglese redskin > pellerossa
italiano).
I calchi semantici non aumentano il numero delle unit lessicali della lingua che effettua il calco,
ma aumentano la gamma dei significati di forme gi esistenti; i calchi formali, invece, combinano
materiale indigeno in forme lessicali nuove, portatrici di nuovi significati.
2) IL MUTAMENTO
MUTAMENTO
• Tutte le lingue cambiano; fermo restando che ne è interessato ogni cambiamento della lingua, il
cambiamento che, di primo acchito, si percepisce meglio è quello a livello fonetico-fonologico.
FONI E FONEMI
• LIVELLO FONETICO: riguarda la produzione concreta dei suoni (FONI), ovvero in che modo i
suoni vengono articolati, in quale punto dell’apparato fonatorio, con l’intervento di quali organi
articolatori, e così via.
• LIVELLO FONOLOGICO (o FONEMATICO): riguarda quei particolari foni che ciascuna lingua
si sceglie per farne i “mattoni” (FONEMI) con cui costruire le sequenze dei significanti, cioè le
sequenze foniche in grado di veicolare i significati.
• FONI: convenzionalmente segnati fra parentesi quadre, si collocano al livello della concretezza
articolatoria. ESEMPIO: di [f] ci interessa che sia una fricativa (MODO DI ARTICOLAZIONE),
labiodentale (LUOGO DI ARTICOLAZIONE), sorda (ASSENZA O PRESENZA
DELL’INTERVENTO DELLE PLICHE VOCALI).
• FONEMI: segnati convenzionalmente tra barre oblique, si collocano a un livello soprattutto
mentale; sono gli elementi che il parlante una data lingua sa di dover utilizzare se, in quella
Il fonema è quindi un’unità distintiva minima, è
lingua, vuole costruire un certo significante.
l’unità fonica più piccola che, pur non avendo di per sé un significato, permette di distinguere tra
≠
significati diversi (casta carta).
• COPPIE MINIME: coppie di parole che si distinguono per un solo punto della sequenza.
Siccome i fonemi si susseguono lun laltro nella catena fonica, pu succedere che la loro
realizzazione concreta venga condizionata dagli elementi circostanti, e che dunque, in certe
situazioni, si pronuncino in modo diverso rispetto alla realizzazione standard. ESEMPIO: /n/ in
vino
italiano sicuramente un fonema; se vogliamo esprimere dobbiamo mettere la /n/ in terza
vivo.
posizione, anzich la /v/, altrimenti si formerebbe Se consideriamo litaliano vinco, è vero
che in terza posizione troviamo il fonema /n/, ma è anche vero che in tale /n/ viene concretizzato
non come nasale dentale [n], ma come nasale velare [ŋ], perché condizionato dalla successiva
fonologico, ma [‘viŋko] a
articolazione consonantica (velare) [k]. Quindi abbiamo /vinko/ a livello
livello fonetico.
• VARIANTI CONTESTUALI (o COMBINATORIE): dette anche ALLOFONI CONTESTUALI
O COMBINATORI, sono i diversi modi di realizzare uno stesso fonema. [ŋ] è una variante
contestuale di [n]. Quando le varianti di fonema sono determinate dal contesto si dice che
presentano DISTRIBUZIONE COMPLEMENTARE. Il fatto che in una lingua L due suoni siano
varianti contestuali d’un medesimo fonema non esclude che in un’altra lingua L quei due foni
1
possano invece funzionare come fonemi. ESEMPIO: nel fiorentino [x] è variante contestuale di
/k/, ovvero ogni /k/ si realizza [x] se e solo se è intervocalico, indipendetemente dal fatto che le
due vocali appartengano a parole diverse oppure no; così che: ami[x]a, la [x]asa, ma par[k]o. Se
gli allofoni che si riscontrano più frequentemente sono quelli contestuali, non mancano neppure i
cosiddetti ALLOFONI LIBERI (o VARIANTI LIBERE), ossia indipendenti dal contesto.
ESEMPIO: “difetti” linguistici, come la [R] uvulare, o “r moscia” (dire [r]oma o [R]oma non
cambia il significato) o la “s con la lisca” [θ] (dire [s]ale o [θ]ale non cambia il significato).
TIPOLOGIA DEI MUTAMENTI FONETICI
Una conseguenza della distinzione tra foni e fonemi è che anche a livello di mutamento possiamo
distinguere fra mutamenti fonetici e fonologici.
MUTAMENTI FONETICI:
1. ASSIMILAZIONE: mutamento opposto alla dissimilazione; esistono tre tipi di assimilazione:
ASSIMILAZIONE REGRESSIVA: il secondo elemento condiziona il primo
(lat. FA[kt]US > ita. fa[tt]o)
ASSIMILAZIONE PROGRESSIVA: il primo elemento condiziona il secondo
(lat. MU[nd]US > napoletano mú[nn]ǝ)
ASSIMILAZIONE BIDIREZIONALE:azione congiunta di due elementi (in questo caso due
vocali), una precedente ed uno successivo, che modificano lelemento interessato (a condizionare
la [k], prima sonorizzandola in [g] e poi mutandola in continua [], lazione congiunta delle due
vocali) ([γ]: fricativa velare sonora, div
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Glottologia, Prof. Gianollo Chiara, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, Franco…
-
Riassunto esame Glottologia, prof. Vayra, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, Fanciullo, capit…
-
Riassunto esame Glottologia, prof.ssa Franchi, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, F. Fanciull…
-
Riassunto esame Linguistica storica, Prof. Parenti Alessandro, libro consigliato Introduzione alla linguistica stor…