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h h

*ség -ō *ség -s-ō

h

ASPIRAZIONE DELLA *s- *hék -ō *hék-s-ō

h

CADUTA DI [h] PER LA *ék -ō *hék-s-ō

LEGGE DI GRASSMANN

ESITO FINALE é[χ]ō [h]é[k]sō

LA MUTAZIONE (ROTAZIONE) CONSONANTICA DELLE LINGUE GERMANICHE (O

LEGGE DI GRIMM)

• Notevolmente più semplici sono gli esiti delle occlusive sonore non aspirate i.e. e delle occlusive

sorde i.e. che, nelle varie lingue, restano per lo più intatte.

 

Uneccezione parziale costituita dal latino, in cui la d passa talvolta a l: od-or ma ol-ēre.

 Un caso a parte è la situazione delle lingue germaniche (rotazione avvenuta in epoca preistorica):

LEGGE DI GRIMM:

INDOEUROPEO GERMANICO

ϸ

*p *t *k f h

*b *d *g p t k

*bh *dh *gh b d g

ESEMPI:

 plē-nus

*p > f i.e. *pḷnos > ing. full, got. fulls MA > lat.

  ϸu, *θ) tū

*t > got. ing. ant. thou, ted. du (con d < MA lat.

 līehtan lūx

*k > h got. liuhtjan, ing. ant. (> ing. light) MA lat. < *leuk-s

 diupō, dēop

*b > p i.e. *dhewb- / *dhub- > protoger. *deup-az > got. ing. ant. (>ing. deep)

 fōtus, pādam

*d > t got. ing. foot MA lat. ped-em, gr. pód-a, sscr.

 grānum,

*g > k got. kaúrn, ted. Korn, ing. corn MA lat. irl. grán

 lēof

*bh > b i.e. lewbh- > got. liuba, ing. ant.

*dh > d i.e. *dhwer- / *dhwor- / dhur > got. daúr, ing. door, ted. Tür (< *d-) MA lat. foris

 *weǵh-

*gh > g i.e. > got. gawig-an, ted. be-weg-en MA latino veh-ō, sscr. váh-ati

ECCEZIONI ALLA LEGGE DI GRIMM: LA LEGGE DI VERNER

• La legge di Grimm resta disattesa in un numero non trascurabile di casi.

ACCENTO MOBILE: non legato a un posto fisso nella parola e solo a quello. Un’accento mobile

• è quello dell’italiano che, a seconda delle parole, può ricorrere sull’ultima sillaba, sulla penultima,

Non è mobile l’accento del francese, lingua in cui possiamo

sulla terzultima o sulla quartultima.

trovarlo solo sull’ultima vocale della parola.

• ACCENTO INDOEUROPEO: ricavato dalle testimonianze congiunte di greco e sanscrito

l’accento nella

(quando in voci omoradicali queste due lingue concordano nel presentare

medesima posizione, possiamo presumere che proprio quella fosse la posizione dell’accento

anche in indoeuropeo).

• LEGGE DI VERNER: nelle lingue germaniche le occlusive sorde originarie (i.e. *p, *t, *k) pur

ϸ, h), evolvono però in fricative sonore ([p] > [β]; [t] >

evolvendo in forma di fricative sorde (f,

[đ]; [k] > [j]) quando concorrono le seguenti due condizioni:

1. Le occlusive sorde si trovavano, in origine, fra elementi sonori (cioè non solo fra vocali, ma

anche fra liquide o nasali e vocali)

Le occlusive sorde non erano immediatamente precedute dall’accento indoeuropeo.

2.

ESEMPI: i continuatori germanici delle forme i.e. per “padre” e per “fratello” offrono un ottimo

esempio della duplicità di esiti (sordi - sonori):

 con accento in penultima sillaba (infatti gr. φράτηρ “membro di una fratria”).

i.e. *bhrātēr

qui la dentale sorda, immediatamente preceduta dall’accento indoeuropeo, non ricade

> got. broϸar:

nel dominio dell’applicazione della legge di Verner, rispettando così la legge di Grimm

 πατήρ e sscr.

i.e. *pǝtēr con accento in ultima sillaba (infatti gr. pitár-)

dell’inglese ted. : qui la dentale

〈d〉 〈th〉

> got. fadar (con = [đ] there), ing. father (con = [đ]),

sorda, non essendo immediatamente preceduta dall’accento i.e., ma nello stesso tempo ricorrendo

fra elementi sonori (*ǝ ed *ē), ricade in pieno del dominio della legge di Verner

• È bene osservare che la legge di Verner, solitamente presentata come un completamento della

legge di Grimm, da questa è invece indipendente: a un certo momento della storia delle lingue

germaniche, quando la legge di Verner ha preso ad applicarsi, suo diretto bersaglio sono state

tutte le fricative sorde del germanico, sia quelle di eredità indoeuropea (*s), sia quelle sorte in

conseguenza della legge di Grimm (*f, *ϸ, *h < i.e. *p, *t, *k).

Quanto all’effetto della legge di Verner sulla *s d’origine i.e., questa è passata alla sibilante

• sonora *z, modificata ulteriormente in r.

RIEPILOGANDO:

Ii germanico comune si stacca dall’indoeuropeo

1. e comincia ad evolvere autonomamente,

conservando però l’accentazione mobile di tipo indoeuropeo.

A un dato momento di questa fase, s’instaura la legge di Grimm; questa crea le nuove fricative

2. dall’indoeuropeo.

sorde *f, *ϸ, *h (< i.e. *p, *t, *k) e le affianca alla *s, ereditata

S’instaura la legge di Verner, che colpisce tutte le fricative sorde del germanico

3. L’accento del germanico comune, da mobile che era, si fissa sulla prima sillaba e, in questo

4. ϸ = [θ]/

modo, oscura le motivazioni della legge di Verner (alternanza broϸar con fadar con d =

[đ])

Il fatto che, durante la sua prima fase, il germanico comune conservasse l’accento mobile

5. indoeuropeo chiarisce il motivo per cui ancor oggi, nelle lingue germaniche, all’interno dello

stesso paradigma possiamo trovare tanto forma che mostrano gli effetti della legge di Grimm

quanto forme che mostrano gli effetti della legge di Verner.

6. Il nuovo accento protosillabico porta, nel germanico, a una drastica riformulazione delle vocali

non accentate, che, andando incontro a frequenti cadute, oscurano ulteriormente le motivazioni

della legge di Verner

7. Dal germanico comune hanno infine origine le singole lingue germaniche.

LA TEORIA DELLE CONSONANTI GLOTTALI raro: di norma, l’esistenza

• Il sistema delle occlusive indoeuropee si configura come notevolmente

in un dato sistema di un elemento marcato implica che il sistema abbia anche il corrispettivo non

marcato; se la presenza delle sonore non aspirate implica la presenza delle sorde non aspirate,

l’esistenza delle sonore aspirate dovrebbe implicare la presenza delle sorde aspirate, che invece

non c’è. Due linguisti sovietici hanno proposto la TEORIA DELLE CONSONANTI GLOTTALI:

Le occlusive sorde tradizionalmente attribuite all’indoeuropeo continuerebbero delle occlusive

1. sorde originarie

Le occlusiove sonore tradizionalmente attribuite all’indoeuropeo continuerebbero delle

2. *p’, *t’, *k’

occlusive sorde GLOTTALI (o GLOTTIDALI o EIETTIVE):

Le occlusive sonore aspirate tradizionalmente attribuite all’indoeuropeo continuerebbero

3. delle

originarie occlusive sonore

 ARTICOLAZIONI GLOTTALI: il flusso daria necessario alla fonazione non proviene dai

polmoni, ma provocato da una compressione dellaria presente nel canale fonatorio, ottenuta

tubo

contraendo e spingendo verso lalto la laringe (principio del del dentifricio: contrazione /

spinta verso lalto della glottide)

 SISTEMA ORIGINARIO POSTULATO:

1. SORDE SEMPLICI

2. SORDE GLOTTALI

3. SONORE

LA SORTE DELL’INDOEUROPEO *S, *J, *W IN GRECO E DI *S IN LATINO

• LA SORTE DI *S IN GRECO:

INDOEUROPEO GRECO ESEMPI

ἑπτά “sette”

s- [h-] = fricativa laringale sorda ἅλϛ “sale”

(spirito aspro)

 privazione

PSILOSI: dellaspirata, in alcuni dialetti greco-orientali la [h-] risultante si

)

azzerava (s- > [h-] >

• LA SORTE DI -S- INTERVOCALICA IN GRECO:

INDOEUROPEO GRECO ESEMPI

-s- intervocalica genitivo di génos:

> -[h]- > génous < géneos < génesos

• LA SORTE DI *J E *W

INDOEUROPEO GRECO ESEMPIO

 “Tre”:

-j- *tréjes > *trées > treîs

(τρεῖϛ)

 “Fama”: *kléwos

-w- > kléos

(κλέοϛ)

“Fegato”:

j- prevocalica [h-] (spirito aspro) *jekwṛ(t) > [h]êpar

(ᾗπαρ)

(ζυγόν)

j- prevocalica rafforzata [dz-] dzygón

ma

lat. iugum

w- prevocalica *wojḱ- > oîkos

(ionica, attica, lesbica) Ϝ Ϝoîkos

w- prevocalica (digamma) *wojḱ- >

(cretica, cipriota, tessalica)

• LA SORTE DI *S IN LATINO

INDOEUROPEO LATINO ESEMPI

s- antevocalica si mantiene sex, sal

aurōra

-s- intervocalica ROTACISMO *ausōs-a >

-s- > *[z] > [-r-]

 ROTACISMO: fenomeno di fine IV a.C. per cui la -s- intervocalica, attraverso una fase di

sonorizzazione in *[z], passa a [-r-]. Una volta esauritisi gli effetti del rotacismo, una nuova

sibilante intervocalica ha potuto originarsi sia per accidenti fonetici vari (come per una

semplificazione di un precedente -ss- geminato, o come in causa < caussa) sia in conseguenza di

prestiti da altre lingue (come rosa e asinus).

LE SONANTI CONSONANTI: è data dal grado di apertura dell’apparato fonatorio.

• DIFFERENZA VOCALI -

Nell’articolazione delle vocali l’apertura è massima o assai vicina al massimo, così che il flusso

d’aria proveniente dai polmoni non incontra ostacoli di sorta e può fuoriuscire liberamente. Il

confine tra vocali e consonanti non può essere netto, ma graduale: vi sono anche articolazioni

intermedie.

 ESEMPIO DI ARTICOLAZIONI NON VOCALICHE - NON CONSONANTICHE SONO I

LEGAMENTI:

1. [j] semivocale palatale

2. [w] semivocale velare

[h] fricativa laringale (come nell’ing. [h]ave)

3. 〈 〉 “campana”

4. [?] occlusiva laringale (come in maltese [?]anpiena, qanpiena ,

 Le nasali e le liquide possono fungere da elemento pi aperto della sillaba quando, nella sillaba,

non ci sono vocali vere e proprie. In questo caso, le nasali e le liquide vengono dette SONANTI:

SONANTI INDOEUROPEE [] [] [] []

ESEMPI: [‘li.dḷ]

• NON ACCENTATE: in inglese little “uomo” [‘ṃ.tu]

• ACCENTATE: in sloveno t[ṛ]st o in swahili mtu

 Le sonanti tendono a sviluppare vocali dappoggio

• CONSIDERAZIONI: bisogna supporre che:

L’indoeuropeo possedesse delle sonanti

1. Dopo la frammentazione dell’unità indoeuropea, nelle varie lingue o nei vari

2. gruppi linguistici

derivatine, le sonanti abbiano preso a sviluppare delle vocali d’appoggio, diverse da lingua a

lingua o da gruppo a gruppo

In certi casi, le vocali d’appoggio possano essersi sviluppate fino al punto d’assorbire le sonanti

3. che le avevano originate

4. Nessuna lingua indoeuropea conservi le sonanti della lingua madre, ad eccezione del sanscrito

I.E.

I.E. SSCR. GRECO LATINO GOTICO LITUANO ANTICO

SLAVO

ṛ lǐ / lŭ

*ḷ al / la ol / ul ul il

αλ / λα

ṛ rǐ / rŭ

*ṛ ar / ra or ur ir

αρ / ρα ę

*ṃ a a em um im ę

*ṇ a a en un in

ESEMPI: w

“lupo”: *wḷk

• os > sscr. vṛka- > got. wulf-s > lituano vilkas

 w w w

In questo caso, greco e latino presuppongono una metatesi *wḷk - > *lwk - > *luk - , da cui:

e greco λύκος (ma potrebbe anche trattarsi di tabù linguistico...)

latino lupus

IL VOCALISMO DELL’INDOEUROPEO

All’indoeuropeo si attribuisce un sistema vocalico costituito da 5 vocali brevi e dalle corrispettive

• *ī *ē *ā *ō *ū

lunghe: *i *e *a *o *u -

 La vocale più importante doveva essere la *e- (frequenza più elevata)

 La vocale meno frequente doveva essere la *a-

I LEGAMENTI: [j] e [w] sono semplicemente le vocali [i] e [u] realizzate con un’apertura del

• canale fonatorio inferiore a quella necessaria per la realizzazione delle vocali vere e proprie

  

Il motivo del passaggio [i] / [u] [j] / [w] da cercare in unottimizzazione delle risorse

fonatorie: poich a fare da NUCLEO (= elemento pi aperto della sillaba) di norma sufficiente un

solo elemento vocalico, il passaggio [i] / [u] [j] / [w] (quando [i] e [u], non accentate, si trovino

nella stessa sillaba con unaltra vocale) non fa che sottolineare la distanza articolatoria fra

lelemento vocalico che costituisce il nucleo della sillaba e tutti gli altri elementi che appartengono

alla medesima sillaba e che, dunque, o sono nettamente consonantici, oppure devono configurarsi

almeno come non vocalici ( il caso di [j] e [w])

IL MECCANISMO APOFONICO

• APOFONIA: complesso gioco di alternanze vocaliche, che possono coinvolgere tanto i lessemi

quanto i morfemi. 

 APOFONIA QUALITATIVA: e (grado normale) ~ o (grado forte) ~ (grado ridotto)

 e ~ ē ~ ō

APOFONIA QUANTITATIVA:

• CONSIDERAZIONI SUL MECCANISMO APOFONICO:

1. Le alternanze vocaliche sembrano funzionare non tanto da veicolo primario di determinate

distinzioni (in primo luogo, morfologiche), quanto da cosegnalatori delle stesse

2. Le alternanze vocaliche sembrano non riportabili a condizionamenti di tipo contestuale (solo per

 

il grado in certa misura riconoscibile un condizionamento di tipo contestuale, infatti ricorre

fuori accento)

   

Anche se il grado originariamente legato alla posizione atona, non vero il contrario: non p

vero che in posizione atona possa ricorrere unicamente il grado

IL RUOLO DELL’APOFONIA

• Alternanze vocaliche indipendenti dal contesto si trovano abbastanza facilmente nelle lingue del

mondo e vi svolgono in genere un ruolo morfologico o morfosemantico

• MORFOLOGIA NON CONCATENATIVA: morfologia in cui lessemi e morfemi non si

susseguono in successione lineare ma si compenetrano in una struttura a incastro senza che sia

possibile isolarli nettamente

ESEMPIO DI MORFOLOGIA CONCATENATIVA: in italiano lessemi e morfemi si

giustappongono in chiara successione, così che “fornaio” è progressivamente segmentabile in

/ forn- / (lessema) + / -aj- / (morfema derivativo) + / -o / (morfema flessivo)

ESEMPIO DI MORFOLOGIA NON CONCATENATIVA: in napoletano, in alcuni casi, è

impossibile operare una distinzione netta tra lessema e morfema; si osservi

nirǝ “nero” (masch. sia sing. che plur.) nérǝ (“nera” “nere”)

/ -

 

Il meccanismo apofonico indoeuropeo una manifestazione di morfologia non concatenativa

• CONSIDERAZIONI:

1. Il grado-e compare associato di norma al presente (e a tempi collegati) del verbo, mentre il

sostantivo connesso: gr. τέμνω “io taglio” ~ gr. τόμος “ritaglio,

grado-o è spesso associato al

parte, pezzo”

2. Una stessa radice lessicale può ricorrere, in due o più lingue indoeuropee, con uguale significato

ma con vocalismo apofonico diverso: per indicare “ginocchio”, il latino muove da una base di

genūs), > γόνυ)

grado-e (*gen- > mentre il greco muove dalla stessa base ma al grado-o (*gon-

IL MECCANISMO APOFONICO DI SANSCRITO, GRECO E LATINO

• Le lingue indoeuropee che meglio conservano il meccanismo apofonico sono il greco e il

sanscrito; residuali tracce sono conservate dal latino

riduce l’intero gioco alle sole alternanze:

• Nel sanscrito il confluire in a anche di e e di o

grado-a ; grado-ā ; grado-

IL MECCANISMO APOFONICO DI SANSCRITO, GRECO E LATINO:

grado-e grado-o grado-ē grado-ō

grado-

lat. teg-ō lat. tog-a lat. tēgula

“coprire” “toga” “tegola”



gr. ποδός (gen.)

lat. pedis (gen.) gr.

“del piede” “del piede” (bd < *pd)

“giorno ai

lat. ped-ica sscr. pād-am piedi

gr. πέδη (< *-o-) della festa, dopo

“ceppi per i “piede” (acc.) la festa”

piedi” -

gr. γόνυ gr. γωνία

lat. gen-ū gr. (avv.)

“ginocchio” “ginocchio” “angolo”

“in ginocchio”



gr. ποτάομαι gr. πωτάομαι

lat. pet-ō gr.

“io vado verso” “io volo” “io volo spesso”

volai

gr. πέτομαι 

gr.

“volo” “io cado”



lat. penna gr.

(< *petna) ala

“penna” sunt

lat. est lat.

ἐστί

gr. (<*s-onti)

s-anti

sscr. ás-ti (< *es) sscr.

“egli è” (<s-enti)



gr. φράτερος gr. φράτορος gr. φράτηρ gr. φράτωρ

gr. (nom.) “membro

fratria

(gen.) (gen.) (nom.)

“del membro “del membro della fratria” “membro della

della fratria” fratria”

della fratria” 

gr. τέκνον gr. τόκος gr.

“figlio” “parto, prole” procreo

(<*tí-tk-ō)

• IL GRADO- UN PUNTO CRITICO: poich al grado zero la vocale apofonica si cancella, gli

elementi consonantici a destra e a sinistra della vocale azzerata vengono a contatto tra loro, da cui

due principali conseguenze:

1. La vocale si azzera e gli elementi non vocalici venuti a contatto si appoggiano alle sillabe

vicine: anche la sillaba, dunque, si azzera. Qui occorre distinguere:

Consonanti che non vanno in contro ad ulteriori modifiche (come in γν-ύξ)

• ἐπίβδα, per cui

• Consonanti che subiscono fenomeni assimilatori (come in bd < *pd)

2. Pur azzerandosi la vocale, uno degli elementi non vocalici venuti a contatto può trasformarsi

esso stesso in vocale e così ripristinare, sotto altre condizioni, la sillaba. Questa situazione si ha

quando uno degli elementi non vocalici che vengono a contatto può vocalizzarsi; ciò accade se:

L’elemento non vocalico è un legamento (j

• o w)

L’elemento non vocalico è costituito da una consonante liquida o da una nasale che, per

• condizionamenti fonotattici, non possa appoggiarsi al contesto.

 Se lazzeramento della vocale apofonica lascia j o w, j si vocalizza come [i] e w come [u], e la

sillaba, quindi, si salva.

 Se lazzeramento della vocale apofonica lascia una liquida o una nasale che non possono

appoggiarsi, come consonanti, al contesto fonetico, allora la liquida o la nasale si vocalizzano,

divenendo SONANTI e seguendo la regola evolutiva delle sonanti.

LA TEORIA DEGLI «ŠVÀ» E LA TEORIA DELLE LARINGALI

ŠVÀ: la necessità di postulare per l’indoeuropeo un elemento vocalico *ǝ

• LA TEORIA DEGLI (o

švà) nasce dall’esigenza di giustificare corrispondenze ă

in cui ad una delle altre lingue

ǐ:

indoeuropee, il gruppo indoiranico (qui rappresentato dal sanscrito) risponda con con

păter ; gr. πατήρ (con α = ă) ; got. fădar pǐtár-

lat. ; sscr.

 ă ǐ

SPIEGAZIONE: né la né la sono originarie, ma derivano entrambe da una terza vocale, da cui

ă, e per l’altro fino ad ǐ.

si possa foneticamente arrivare per un verso fino ad La vocale che soddisfa

queste esigenze è, con termine d’origine ebraica, lo “švà” ([ǝ]), il quale, configurandosi

articolatoriamente come la vocale non caratterizzata per eccellenza (infatti, è una vocale che non è

anteriore, né posteriore, e non è alta, né bassa) è anche l’elemento vocalico che più facilmente può

evolvere nei modi più disparati (da [ǝ] deriverebbero quindi sia ă ǐ)

che

ŠVÀ: l’indoeuropeo deve aver conosciuto non un solo švà

• TEORIA DEI TRE ma tra diversi,

(ǝ (ǝ (ǝ

ovvero uno tendente ad e ), uno tendente ad a ), uno tendente ad o ). Se si accetta questa

1 2 3

interpretazione, nel successivo passaggio dall’indoeuropeo alle altre lingue i.e. solo il greco

švà

avrebbe evoluto i 3 secondo tre esiti distinti, mentre tutte le altre lingue avrebbero confuso i

švà, ă ǐ

tre in un unico a sua volta continuatosi come in certe lingue e come in altre:

indoeuropeo greco latino lingue gruppo

germaniche indoiranico

ǝ ≈ e ĕ ă ă ĭ

1

ǝ ≈ a ă ă ă ĭ

2

ǝ ≈ o ŏ ă ă ĭ

3 ŠVÀ:

• TEORIA DI SAUSSURE SUGLI non sono state le vocali lunghe a indebolirsi fino a dare

švà, švà

ma è lo a originare, in qualche modo, vocali lunghe. Occorre assumere che:

1. Al grado-, nel passaggio dallindoeuropeo alle altre lingue i.e., lo * si sia evoluto come

indicato nella tabella. švà

2. Al grado-e, in fase ancora i.e., lo si sia a un certo punto fuso con la *e precedente,

allungandola e allo stesso tempo provocandone la colorazione, vale a dire:

= ǝ

Allungando la *e ma lasciandola come *ē (se *e )

1

= ǝ

Allungando la *e ma mutandola in *ā (se *e )

2

*ō = ǝ

Allungando la *e ma mutandola in (se *e )

3

• TEORIA DELLE LARINGALI: oltre alle liquide ed alle nasali, esiste un altro elemento fonico in

grado di comportarsi come vocale in certi contesti e come consonante in altri? La risposta è stata

data nel solco di una corrente di studi che cercava di stabilire un0originaria parentela fra i.e. e

semitico comune. Poiché la caratteristica fra le più salienti della fonologia semitica è la presenza

di articolazioni LARINGALI, ecco che il quid fonetico in grado di funzionare alternativamente da

vocale (al grado-) e da non vocale (al grado normale) poteva essere identificato con una o pi

articolazioni laringali (indicate con H), costituendo così il pendant i.e. delle realizzazioni laringali

attribuite al semitico comune. Le laringali più comuni sono:

 [h] fricativa laringale sorda (come in ing. to [h]ave)

 colpo

[?] occlusiva laringale sorda (detta anche di tosse, come in maltese [?]attus)

• LARINGALI INDOEUROPEE: ne avrebbe avute tre:

H colorata in e

1

H colorata in a

2

H colorata in o

3

 Queste avrebbero funto da elementi non vocalici al grado-e (dove ricorrevano con una vocale

vera e propria) e da elementi vocalici al grado- (dove ricorrevano in assenza di vocali vere e

proprie).

ESEMPIO: consideriamo la coppia di alternanze:

lat. fă-(c-io) ~ fē-(c-i)

gr. (é-)θĕ-(men) ~ (é-)θĕ-(k-a)

Queste sono riconducibili ad un’alternanza più antica:

*dhǝ- ~ *dhē

E specificamente a un’alternanza del tipo:

*dhǝ - ~ *dhē

1

Che può essere riscritta come:

*dhǝ - ~ *dheǝ -

1 1

Che può essere dunque essere scritta come:

*dhH - ~ *dheH -

1 1

 švà

In *dhH - , *H si vocalizzava in (*dhH - > *dhǝ -); in *dheH -, invece, *H si azzerava, ma

1 1 1 1 1 1

solo dopo aver allungato e colorato la vocale precedente

All’oggi siamo scettici sulla possibilità di dimostrare la parentela tra i.e. e semitico comune, e

• siano la versione i.e. delle laringali

dunque sulla possibilità che le laringali attribuite all’i.e.

semitiche; vi sono dubbi anche sul fatto che siano realizzazioni effettivamente laringali e non, per

esempio, faringali; ma quasi sicuramente l’i.e. ha realmente posseduto articolazioni fricative

parte posteriore dell’apparato fonatorio (tra velo palatino e laringe).

prodotte nella

4) ESORDI E PRIMI SVILUPPI DELLA LINGUISTICA STORICA

GLI ESORDI E LA GRAMMATICA COMPARATA

• William Jones (1786): tiene a Calcutta, presso la Royal Asiatick Society del Bengala, un

in cui avanza l’idea che latino, greco e sanscrito (e forse celtico, gotico e persiano)

conferenza

potessero discendere da un comune antenato. In un clima di grandi scoperte geografiche, del

per l’esotico, nasce la

conseguente colonialismo, del romanticismo e del conseguente gusto

MODERNA LINGUISTICA.

• Friedrich von Schlegel (1772 - 1829): getta le basi della GRAMMATICA COMPARATA o,

come preferiamo oggi, della linguistica comparata; l’interesse per la ricerca dell’antenato

linguistico comune si sposta nelle università tedesche.

• Jacob Grimm (1785 - 1836): insieme a Rasmus Rask studia le lingue germaniche (LEGGE DI

GRIMM)

• Franz Bopp (1791 - 1867): studia i morfemi (portatori di significato grammaticale)

L’ALBERO GENEALOGICO E LA TEORIA DELLE ONDE

• August Schleicher (1821 - 1867): proprio mentre Darwin ricostruiva gli alberi genealogici di

sottospecie → specie → famiglie, Schleicher esponeva la teoria dell’ALBERO GENEALOGICO.

Egli riprende l’ipotesi di Jones, e cioè che il sanscrito e le altre lingue i.e. derivino da una più

antica lingua originaria. Si diletta a scrivere la favoletta della pecora e dei cavalli in

“indoeuropeo”: Avis akvāsaska. Egli recupera anche la preesistente classificazione delle lingue in

base a tipi in continuità evolutiva: Isolante → Agglutinante → Flessiva

1. ISOLANTI: sono le lingue del tutto, o quasi, prive di marche morfologiche e nelle quali le

relazioni morfosintattiche sono espresse tanto dall’ordine delle parole (assai rigido), quanto da

parole semanticamente vuote usate in funzione grammaticale.

ESEMPIO: Cinese → la differenza tra pronome e soggetto è data solo dalla collocazione nella

frase.

2. AGGLUTINANTI: sono le lingue in cui ogni marca morfologica, perfettamente isolabile e

segmentabile, veicola uno e un solo tipo di informazione e può essere aggiunta o levata senza

intaccare l’autonomia formale e semantica del lessema.

ESEMPIO: Turco → (lessema per “uomo”) +

adamlarimda è analizzabile come adam- -lar-

a (locativo) = “sui miei uomini”

(morfema plurale) + -im- (possessivo di 1 pers. sing.) + -da

3. FLESSIVE: sono le lingue che fanno caratteristicamente uso di marche morfologiche

(desinenze) che, oltre a completare il lessema, sono polifunzionali, cioè veicolano più

informazioni grammaticali contemporaneamente.

ESEMPIO: Italiano → la marca -o di gatto veicola la nozione sia di singolare che di maschile.

ESEMPIO: Latino → la marca cattīs

-īs di veicola la nozione sia di dativo \ ablativo che di plurale.

 Si tenga presente che in realt:

1. Nessuna lingua è totalmente isolante o agglutinante o flessiva, ma lo è prevalentemente

(nell’inglese, lingua flessiva, hanno caratteristiche isolanti le forme I can, you can, ..., they can,

con forma verbale invariabile e persona indicata solo dal pronome).

L’evoluzione tipologica non è affatto Isolante → Agglutinante → Flessiva

2. come riteneva

Schleicher, ma può procedere da un tipo qualunque in direzione di qualunque altro tipo.

Se all’albero genealogico ricorriamo come espediente di comodo, ne sono innegabili

3. l’immediatezza visiva e la praticità didattica. Al contrario, un impiego troppo meccanico non è

assolutamente in grado di catturare le connessioni che pure possono stabilirsi tra ramo e ramo

(fra lingua e lingua) anche a prescindere dall’origine comune.

 La visione un po troppo meccanicistica dello Schleicher viene contestata dai suoi allievi

Schmidt e Schuchardt

• Schmidt (1843 - 1901): riprendendo alcune idee di Schuchardt, espone la TEORIA DELLE

ONDE: le innovazioni linguistiche si dipartono da centri che possono essere di volta in volta

diversi e si diffondono nello spazio geografico, via via attenuandosi, come le onde concentriche

provocate da un sasso che cade in uno stagno. La nuova teoria trasforma la lingua da organismo

astorico in prodotto storico, e introduce nell’ancor giovane disciplina il necessario riferimento al

fattore spaziale. 1927): sposta l’interesse verso verso tematiche concernenti lo studio di fasi

• Schuchardt (1842 -

linguistiche di cui possediamo un certo grado di documentazione e su cui possiamo permetterci

controllabili (come il latino volgare, per il quale scrive l’opera “Vocalismo

argomentazioni meglio

del latino volgare”).

I NEOGRAMMATICI: L’INECCEPIBILITÀ DELLE LEGGI FONETICHE

• NEOGRAMMATICI: ne sono considerati fondatori Hermann Osthoff (1847 - 1903) e Karl

Brugmann (1849 - 1919). A loro è indissolubilmente legato il concetto di ineccepibilità delle leggi

fonetiche.

• INECCEPIBILITÀ DELLE LEGGI FONETICHE: se, in una data lingua, a diventa b nel contesto

X, allora ogni a che si trovi nel contesto X deve passare a b ineccepibilmente, ovvero senza

eccezioni, e deve farlo presso tutti i parlanti quella lingua. L’ineccepibilità, a sua volta, è

giustificata dalle abitudini articolatorie e, più a monte ancora, dalla conformazione della glottide,

o apparato fonatorio, dei parlanti, così che apparati fonatori abituati per generazioni a certe

produzioni foniche tenderanno intrinsecamente a perpetuarle. Se un apparato fonatorio è allenato

a dare certi risultati, e uno di questi è che a passi a b in un contesto X, occorre ammettere che tutte

le volte che l’elemento a venga a trovarsi nel contesto X, dobbiamo di necessità aspettarci il

risultato b e quello soltanto.

 Le cause che hanno portato i neogrammatici a formulare il principio dellineccepibilit delle

leggi fonetiche sono:

1. Pressione dei modelli delle scienze naturali

2. Entusiasmo per le soluzioni fonetiche offerte da Grassmann, da Verner e da Collitz-de Saussure

3. Impressione di regolarità offerta dalla standardizzazione linguistica dei testi.

• TEORIA DEL SOSTRATO ETNICO: se è vero che le abitudini articolatorie tendono a restare

immutate, allora determinate caratteristiche fonetiche permarranno anche nel caso in cui i parlanti

cambino lingua. In maniera meno categorica e più possibilistica, la teoria del sostrato può essere

ritenuta valida ancora oggi.

 ESEMPIO: il fatto che a Firenze e in altre parti della Toscana si dica la [x]asa, con la fricativa

velare [x] e non con l’occlusiva velare [k], è stato giudicato chiaro indizio d’una correlazione fra le

abitudini articolatorie toscane e quelle etrusche (caratterizzate da articolazioni fricative sorde).

 Con larrivo alle soluzioni di spinosi problemi, come le eccezioni alla legge di Grimm, risolte da

Grassmann (1863) e da Verner (1877), o come la spiegazione del comportamento delle velari del

sanscrito, si intuisce che lineccepibilit debba ammettere lesistenza concreta di eccezioni, che

devono evidentemente essere spiegate.

• LEGGE DI COLLITZ - DE SAUSSURE: asserisce che:

L’indoeuropeo abbia avuto i tre timbri

1. *e, *a, *o

2. Questi siano rimasti più o meno conservati in greco e in latino

3. Li abbia avuti anche il sanscrito predocumentario

Il sanscrito e, più in generale, l’indoiranico li abbiano fusi nell’unico timbro

4. a ma solo dopo

che la *e, vocale ovviamente palatale, aveva palatalizzato la labiovelare o la velare pura

precedente, secondo la trafila:

w

i.e. *penk e > (per delabializzazione della labiovelare) sscr. *penke > (per palatalizzazione della

páňča

velare originaria labiovelare) sscr. *penče > (con passaggio di *e ad a) sscr. (forma attestata)

I NEOGRAMMATICI: IL PRESTITO E L’ANALOGIA

• Le sole alternative che i neogrammatici offrono per spiegare le eccezioni consistono nel

PRESTITO e nell’azione regolatrice dell’ANALOGIA:

1. PRESTITO: i prestiti da una diversa tradizione linguistica entrano nella lingua che li adotta

mantenendo all’ingrosso le caratteristiche fonetiche presenti nella lingua di partenza.

ANALOGIA: mutamento indipendente dal contesto, l’analogia è un processo di

2. regolarizzazione in base al quale al posto delle forme attese, ne troviamo altre, le quali o

risultano modellare su forme concorrenti all’interno dello stesso paradigma, oppure sono

ottenute mediante allineamento a moduli all’inizio loro estranei ma che, a un certo punto e per

motivi che possono essere di volta in volta diversi, hanno incontrato il favore dei parlanti.

ESEMPIO: il paradigma dei verbi in questione è stato allineato a un altro paradigma, col

sistema detto del “QUARTO PROPORZIONALE”:

vieni / viene / veniamo : vengo / vengono = poni / pone / poniamo : X

da cui si ricava: X = pongo / pongono

 Le modificazioni analogiche sono dovute a PRESSIONE PARADIGMATICA (allinterno dello

stesso paradigma, le forme che, a qualunque titolo - come ad esempio perch statisticamente pi

numerose - , acquisiscono salienza, premono per porsi come modello di eventuali forme

idiosincratiche)

 Possiamo avere anche mutamenti riconducibili a PRESSIONE SINTAGMATICA (pressione che

si stabilisce fra due elementi che vengano a trovarsi in stretta successione nella catena fonica)

ESEMPIO: nei dialetti italiani nord-orientali, fino al romanesco, passando per i territori dellex

Stato pontificio, il tipo bacchétta (< lat. baculum) si è riformulato come battécca, con metatesi

favorita dal fatto che compare spesso in unione col verbo battere, così che il sintagma battere con

la bacchétta ha potuto facilmente divenire battere con la battécca.

5) GEOLINGUISTICA E SOCIOLINGUISTICA: LA VARIABILITÀ

GLI ATLANTI LINGUISTICI

• GEOGRAFIA LINGUISTICA: implicita già nella teoria delle onde (1872) di Schmidt, nasce

propriamente con gli ATLANTI LINGUISTICI, cioè con atlanti in cui, per un certo numero di

località selezionate opportunamente, e sempre per le medesime, sono riportate, ciscuna su una sua

modo da dare un’idea delle principali caratteristiche

carta specifica, delle serie di forme, scelte in

della parlata di ciascuna delle località prescelte

• Il primo atlante linguistico fu di Georg Wenker, e risale al 1870 e riguarda le parlate tedesche,

successivamente comparve l’ALF (Atlas Linguistique de la France) di Jules Gilliéron, pubblicato

e l’AIS (Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale)

tra 1902-1910,

di Karl Jaberg e Jakob Jud, pubblicato fra il 1928-1940

Il principio dell’ineccepibilità delle leggi fonetiche

• comporta che i confini linguistici debbano

essere netti, cioè non presentare sbavature. Invece, gli atlanti mostrano al di là di ogni dubbio che

è possibile trovare esattamente quello che non dovrebbe verificarsi

LA GEOGRAFIA LINGUISTICA

• SECONDA ROTAZIONE CONSONANTICA (avvenuta fra V-VI d.C): osserviamo il caso,

studiato da Wenker, delle due varietà basilari di tedesco (alto-tedesco parlato nei monti del sud e

basso-tedesco parlato nelle pianure del nord). Le due varietà si distinguono per la presenza ~

assenza della cosiddetta seconda mutazione (o rotazione) consonantica, che caratterizza

innovativamente l’alto-tedesco, ma non il basso-tedesco né le altre lingue germaniche. La seconda

rotazione prevede che ad articolazioni occlusive sorde delle restanti lingue germaniche e dello

l’alto-tedesco

stesso basso-tedesco, opponga realizzazioni affricate o fricative a seconda della

posizione (affricate a inizio parola, e, all’interno, dopo consonanti liquide o nasali, o in

prosecuzione di antiche geminate; fricative altrove)

 

Se le leggi fonetiche si applicano senza eccezioni, e se la seconda mutazione una delle leggi che

fanno la differenza fra alto e basso tedesco, ci aspetteremmo una sostanziale coincidenza dei tre

confini:

1. Parlate che conservano p (b.t) e parlate che lo modificano (a.t.)

2. Parlate che conservano t (b.t) e parlate che lo modificano (a.t.)

3. Parlate che conservano k (b.t) e parlate che lo modificano (a.t.)

 MANCATA COINCIDENZA DEI TRE CONFINI: questa coincidenza si riscontra nella parte

orientale del dominio linguistico tedesco, ma non in quella occidentale. Lungo il corso del Reno,

infatti, i tre confini, allontanandosi luno dallaltro per duecento km, si aprono in una sorta do

ventaglio (VENTAGLIO RENANO): il confine pi a sud quello che separa p mantenuto da p

sottoposto a mutazione (appel ~ apfel), quello più a nord è il confine fra k intatto e k modificato

〈ch〉

(maken ~ machen, con = [x]). Inoltre, le voci contenenti la consonante modificata non

mostrano tutte la medesima diffusione geografica

 Dai risultati di Wenker, Gilliron e Jud, la lingua emerge non come un organismo in s chiuso e

perfettamente omogeneo, ma come una stratificazione a pi livelli, nella quale ci che manca

appunto la pretesa uniformit. Se la lingua della storia, allora, come la storia, pu disattendere le

premesse. Lomogeneit di un sistema linguistico pu essere disturbata da una quantit di fattori

sociali,

latamente i quali fanno s che dalle stesse premesse si sviluppino risultati differenti

l’assimilazione di

ESEMPIO: nei dialetti italiani centro-meridionali -nd- in [nn] e di -mb- in [mm]

“mondo” e ššénnǝ “scendere” ; “gamba” e “imbuto”, è generalizzata dalle

(múnnǝ jámmǝ mmúto

Marche e dall’Umbria fino alla Sicilia. Tuttavia, l’assimilazione non ha luogo in una parte dei

dialetti salentini, nei dialetti calabresi centro-meridionali e nei dialetti siciliano di nord-est, dove

probabilmente è stata bloccata da un’azione antiassimilatoria esercitata dal greco

• ISOGLOSSA: termine che la linguistica ha modellato sulla terminologia geografica preesistente e

designa la linea immaginaria che, su una carta geolinguistica, unisce i punti estremi ai quali arriva

un dato fenomeno, segnando dunque il confine fra il territorio al cui interno si dà quel fenomeno e

il territorio che, invece, ignora il fenomeno in questione.

 ISFONA: quando lisoglossa concerne un fenomeno fonetico

 ISOMRFA: quando concerne un fenomeno morfologico

 ISLESSI: quando concerne un fenomento lessicale

• CONFINE LINGUISTICO: formato da più isoglosse che vengano a coincidere nel medesimo

tracciato; sarà tanto più marcato quanto maggiore è il numero di isoglosse (FASCIO DI

ISOGLOSSE) che, coincidendo, contribuiscono a formarlo. I confini linguistici risentono spesso

delle barriere naturali, ma ancora più spesso delle barriere sociali (religiose, politiche, culturali...)

create dagli uomini stessi.

LINGUISTICA STORICA E LINGUISTICA ROMANZA

• La geografia linguistica è possibile solo con le lingue vive, osservabili grazie al contatto diretto

coi parlanti. ESEMPIO: del latino infatti non conosciamo:

I vari tipi di latino parlati nelle varie località dell’orbis

1. romanus (VARIABILITÀ DIATOPICA)

2. I vari tipi di latino parlati nella stessa località a seconda dello status sociale dei parlanti

(VARIABILITÀ DIASTRATICA)

3. Se era la sola varietà linguistica in uso oppure veniva utilizzato accanto ad altre lingue

• Ciò che conosciamo sulla variabilità diatopica o diastratica del latino ci è arrivato:

1. Per caso (solo perché un dato particolare geo- o sociolinguistico è funzionale al discorso che un

dato autore sta conducendo)

2. In modo frammentario

3. Distribuito lungo un arco di tempo di oltre mezzo millennio, e quindi inutilizzabile per un

quadro sincronico degli usi del latino

• I testi pervenutici hanno un altissimo grado di standardizzazione: infatti il principio

dell’ineccepibilità delle leggi fonetiche è stato suggerito anche dall’impressione di “regolarità”

dei testi che i neogrammatici avevano sotto mano

UN PROBLEMA DI FONOLOGIA ROMANZA: LA SORTE TOSCO-ITALIANA DELLE

OCCLUSIVE SORDE LATINE

• Una misura dei due diversi approcci la dà il caso degli esiti toscani, e quindi italiani, delle

occlusive sonore latine in posizione intervocalica (o fra vocale e /r/). In prosecuzione delle

occlusive sonore latine intervocaliche, nel toscano/italiano possiamo avere entrambi gli esiti:

LATINO ITALIANO ESEMPIO CON ESITO ESEMPIO CON ESITO

SORDO SONORO

SCŌPA > RĪPA >

p p / v sco[p]a ri[v]a

t t / d DIGITUS > di[t]o STRATA > stra[d]a

JOCĀRE >

k k / g gio[k]are LOCUS > luo[g]o

DELL‘800 ALLA DUPLICITÀ DI ESITI:

• SPIEGAZIONI

1. Graziano Isaia Ascoli: attribuisce casi come spa[d]a e stra[d]a a un effetto sonorizzante della

[‘a] che viene subito prima, accentata e in penultima sillaba (all’opposto, cre[t]a e ruo[t]a).

Inoltre, riconduce la contrapposizione tra la sonora di luogo e la sorda di fuoco a nominativi

sincopati (FOCUS > *FOCS)

2. Wilhelm Meyer-Lübke: elabora la TEORIA DEGLI ACCENTI, secondo la quale le occlusive

sorde resterebbero sorde se ricorrono dopo la vocale tonica in parola accentata sulla penultima

sillaba (come ami[k]o) ma diventerebbero sonore se ricorrono:

Prima della vocale tonica, in parole con accento sulla penultima sillaba (PACĀRE >

• pa[g]are)

“pece

• Dopo la vocale tonica, in parole con accento sulla terzultima sillaba (PICULA > pé[g]ola

liquida”)

 

TEORIE INACCETTABILI: quella di Ascoli sui nominativi sincopati indimostrabile, quella di

Meyer-Lübke è fronteggiata da numerosi controesempi sulla casistica fonotattica

SPIEGAZIONI DEL ‘900 ALLA DUPLICITÀ DI ESITI

• considera nettamente toscano/italiano l’esito sonoro, e giustifica quello sordo

1. Clemente Merlo:

con una pressione colta esercitata dal latino (chiesa, notai)

giudica prettamente toscano/italico l’esito sordo, e motiva quello sonoro con un

2. Gerhard Rohlfs:

influsso esercitato sul toscano dalle parlate galloitaliche, dal francese e dal provenzale (o

galloromanze, varietà in cui le occlusive sorde e intervocaliche del latino si sono innanzitutto

sonorizzate, prima di arrivare a fricative e addirittura a zero)

 ELEMENTI A FAVORE DELLA SPIEGAZIONE ROHLFSIANA:

Nella morfologia flessiva dell’italiano non riscontriamo alcuna tendenza alla sonorizzazione

1. delle occlusive sorde originarie

Anche par altri esiti consonantici non mancano casi in cui all’esito indigeno (sordo) del

2. toscano/italiano si affianca un esito allogeno, di tipo galloitalico / galloromanzo (sonoro):

toscano / italiano galloitalico / galloromanzo

ESITO AUTOCTONO ESITO ALLOGENO

(SORDO) (SONORO)

(OC)CASIŌNE

bacio BASIU cagione

CAMĪSIA *PI[N]SIĀRE

camicia pigiare

bruciare *BRUSIĀRE PE[N]SIŌNE

pigione

palazzo PALATIU palagio (< PALATIU, oggi disusato)

Nel Duecento e nel Trecento (e anche oltre) l’influsso esercitato sul toscano e sul nascente

3. italiano da parte della varietà nord-italiane nonché dal provenzale e dal francese è notevolissimo

e indiscusso

MODALITÀ DELL’INFLUSSO GALLOITALICO / GALLOROMANZO:

• L’influsso è cominciato con un certo numero di prestiti lessicali in cui, invece dell’esito sordo,

1. si ha l’esito sonoro una certa soglia l’influsso sarebbe proseguito con

2. Quando i casi di doppioni hanno superato

l’innesco di una nuova regola di sonorizzazione, estrapolata dalla compresenza di forme

indigene (sorde) e non indigene (sonore): virtualmente qualunque occlusiva sorda toscana

poteva essere sonorizzata, purché si trovasse in posizione intervocalica (o tra vocale e /r/)

 Come nel caso delle leggi di Grimm e Verner, ambedue necessarie per spiegare gli esiti delle

occlusive sorde i.e. nelle lingue germaniche, anche nel caso del toscano/italiano abbiamo a che fare

con (almeno) due leggi, che per sono assai diverse dalle prime: la LEGGE DI CONSERVAZIONE

(1) e la LEGGE DI INNOVAZIONE - in senso sonorizzante - (2), infatti, non si dispongono

complementarmente, ma funzionano indipendentemente luna dallaltra; il medesimo input pu

essere assoggettato alluna ma anche allaltra (lat. *POTRE d sia tosc./it. po[t]ére verbo, sia

po[d]ére sostantivo)

 Siamo lontanissimi dalla geometrica ineccepibilit delle leggi fonetiche secondo la concezione

dei neogrammatici

LA LINGUISTICA SPAZIALE (LE NORME AREALI)

• La dislocazione geografica di forme linguistiche concorrenti permette inferenze sulla loro

cronologia; infatti, le novità si diffondono secondo modalità ben precise:

1. Dal centro alla periferia

2. Dalla capitale (o comunque dalla città) alla campagna

3. Attraverso grandi direttrici commerciali o militari

• Matteo Bartoli (1873-1946): a queste condizioni, egli collega la dialettica conservazione -

innovazione al disporsi delle forme linguistiche nello spazio geografico. Così, formula quattro

NORME AREALI (o SPAZIALI), ovvero quattro principi (alternativi e normativi: non leggi

valide categoricamente) che in presenza di due o più forme concorrenti permettono di stabilire in

linea di massima quale sia la forma più arcaica. Essa, di solito, è la forma conservata nella:

1. AREA ISOLATA: area meno esposta alle comunicazioni (ES: il sardo mantiene caratteristiche

ereditate dal latino meglio delle altre lingue neolatine, come la conservazione dell’articolazione

velare /k/ e /g/ anche davanti a vocale, come in kéntu)

2. AREE LATERALI: se in due o più aree periferiche troviamo uno stesso tipo linguistico che si

oppone al tipo o a tipi caratterizzanti l’area centrale, allora le aree periferiche conservano una

lingua un tempo comune all’intera area (ES: lat. ensis e sscr. así- presuppongono una

protoforma *ṇsis)

AREA MAGGIORE: è più antica la forma arealmente maggioritaria, mentre l’altra sarà

3. mjéru / mirǝ

innovazione a raggio limitato (ES: il tipo dei dialetti basso-adriatici è innovazione

locale rispetto a vín(o) / vínu / vínǝ degli altri dialetti italiani)

4. AREA SERIORE: la lingua portata nel nuovo territorio (o area seriore) verrà raggiunta con

difficoltà, o non verrà raggiunta affatto, dalle innovazioni che si sviluppano nella madrepatria

dopo la partenza dei coloni (ES: in napoletano, è tipica ma piuttosto recente la sostituzione di

avere con tenere quando il verbo non ha valore di ausiliare: [‘aǧǧǝ ‘famǝ] → [‘teŋgǝ ‘famǝ]. Nel

napoletano portato a New York a fine ‘800 e lì ancora oggi parlato è usuale l’uso

- area seriore -

di avere negli stessi casi in cui a Napoli si preferisce tenere)

DALLA VARIABILIT DIATOPICA ALLA VARIABILIT DIASTRATICA: LA

STRATIFICAZIONE SOCIALE DEI PARLANTI

• Bartoli considera MAGIS più arcaico rispetto a PLUS: a una diffusione più antica e generalizzata

nell’intero orbe romano di MAGIS, PLUS sarebbe un’innovazione generalizzatasi in Italia e

Gallia. Ma dall’analisi che possiamo fare dalla documentazione latina, MAGIS e PLUS risultano

coevi (metà III a.C.). L’inferenza cronologica del Bartoli sarebbe sbagliata se le due forme

fossero state del tutto interscambiabili. Invece, MAGIS era la forma canonica, mentre PLUS

quella del popolo basso

• William Labov: fondatore della SOCIOLINGUISTICA, branca della linguistica che studia

l’interazione tra usi linguistici e profilo sociologico dei parlanti. Condizionamenti da cui dipende

la ripartizione dei parlanti per fasce (d’età, d’identità di gruppo, di sesso, di status sociale).

studia l’inglese di New

ESEMPIO DI CONDIZIONAMENTO DA STATO SOCIALE: Labov

York, nel quale la /r/ anteconsonantica o finale è soggetta a cancellazione con allungamento della

vocale precedente (car si realizza come [kα:]); maggiore è la formalità della situazione, maggiore è

il mantenimento di /r/; più alto è lo status sociale, maggiore è il mantenimento di /r/

6) GLI INDOEUROPEI

COME USARE I DATI LINGUISTICI PER RICOSTRUIRE IL QUADRO AMBIENTALE,

SOCIALE, CULTURALE DEGLI INDOEUROPEI

Quando prestiti da un’altra lingua entrano in competizione con voci indigene,

• possono darsi

genericamente tre casi:

1. I prestiti riescono a rimpiazzare gli indigenismi (ES: lat. bellum eliminato dal ger. *werra)

2. I prestiti non riescono a rimpiazzare gli indigenismi (ES: jet, prestito angloamericano in auge

negli anni ’70 ’80, sta

- per essere soppiantato da aereo, magari aggiungendo a reazione)

Convivenza tra voci indigene e prestiti, divisione dei compiti semantici (ES: l’anglicismo drink

3. si è specializzato a indicare la “bevanda alcolica”, mentre gli indigenismi bibita e bevanda

la “bevanda analcolica”). Il risultato è la cosiddetta POLARIZZAZIONE

indicano

LESSICALE, come la doppia denominazione in inglese dell’animale vivo / macellato, derivata

da prestiti francesi:

Animale Vivo Animale Macellato Francese Italiano

bœuf

ox beef bue

calf veal veau vitello

sheep mutton mouton ovino

pig pork porc maiale

 A seguito della polarizzazione lessicale la voce indigena restringe il suo campo dazione

allanimale vivo e il prestito prende sotto la sua tutela lanimale macellato

L’ARGOMENTO

• DEL FAGGIO: se è vero che gli indoeuropei conoscevano il faggio; e

se è vero che l’areale del faggio non supera in direzione est una linea Baltico sud-orinetale - Crimea

allora la sede originaria degli indoeuropei dev’essere cercata in un’area dove prosperi il faggio

(quindi, non in Asia, ma nel Nord Europa). Eppure si osservi il confronto:

I.E. LATINO GERMANICO GRECO RUSSO

*bhā(w)ǵ- *bōkaz / bōkō φᾱγός

fagus buz / buziná

 Largomentazione non regge per 2 problemi:

1. Conciliare il significato faggio del latino e di alcune lingue germaniche con quello quercia del

greco e con quello sambuco del russo

Tenere conto del fatto che, nell’ambito specifico della fitonimia popolare, è frequente il

2. trasferimento di un dato significante, di per sé proprio di un altro significato, a un nuovo e

diverso significato, sulla base di somiglianze a prima vista evanescenti o aleatorie

METODO LESSICALE E METODO TESTUALE

• Due metodi sono molto importanti per acquisire informazioni relative alla cultura i.e.:

1. METODO LESSICALE: mettere a confronto singoli lessemi (o parole), utilizzare informazioni

sfruttando al meglio le unità lessicali.

ESEMPIO: non può essere casuale che tutte o quasi le lingue i.e. abbiano continuatori d’una stessa

base per designare l’ovino e continuatori d’una stessa base per designare il bue:

I.E. SSCR. GRECO LATINO RUSSO

οἴς / οἶς

*ówis ávi- ovis ov-tsá

OVINO w

ōus βοῦς

*g gáuḥ bos, bovis gov-jádo

BOVINO

 Gli indoeuropei dovevano essere un popolo di allevatori

2. METODO TESTUALE: confrontare i contenuti semantici che troviamo nelle tradizioni scritte

delle varie lingue, per risalire, da questi, all’ideologia che li ha prodotti

ESEMPIO: le equazioni “toro” = “marito” e “vacca” = “moglie” sono ampiamente documentate:

Irlanda (L’esilio dei figli di Uisliu)

Grecia (Eschilo Agamennone), India (Ṛgveda),

 Siamo di fronte ad una metafora antichissima, comprensibile solo in una societ di allevatori,

quantomeno di bovini.

Il 

metodo testuale, basato sul controllo incrociato di pi testimonianze, superiore, dal punto di

vista dei risultati, al metodo lessicale

L’immagine ricostruita degli indoeuropei è quella di un popolo:

1. Nomade

2. Patriarcale

Dedito all’allevamento

3.

4. Religioso (di tipo celeste, non ctonio)

5. Organizzato per tribù

6. Sottomesso a un re (di autorità principalmente religiosa - re divino - )


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'antichità: archeologia, storia, letterature
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Longobardi Giuseppe.

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