La parentela linguistica
La famiglia linguistica
Famiglia linguistica: si dispone secondo un criterio genealogico di lingue madri e lingue figlie.
- Lingue neolatine (o romanze): lingue figlie del latino.
- Lingue madre ignote: lingue di cui non abbiamo alcuna conoscenza diretta; esse sono il germanico comune, lo slavo comune, il celtico comune, il baltico comune; sono configurabili solo come minimo comune multiplo degli elementi condivisi.
Lessico condiviso e corrispondenze fonetiche
- Lessico condiviso (o lessico in comune): percentuale più o meno elevata di voci che danno realmente l’idea di corrispondersi, in qualche modo, nelle due lingue.
- Sistematicità dello scarto fra italiano e francese:
- Italiano: + ak + ak + o k + ok + u k + u
- Francese, dopo l’evoluzione di [ka] in [ʃa], la [a] si è affievolita in [ə] se:
- In non porta l’accento
- Si trova in sillaba aperta
Lessico condiviso e corrispondenze morfologiche
Italiano Francese Esempio: ‘a in sillaba aperta ‘e ‘ɛ mare > mer ‘a in sillaba ‘a chiusa campo > champ.
La struttura sillabica ereditata dall’italiano è quella latina, che per un certo momento è stata anche quella del francese:
- MA.RE > me.r[ə] mer
- CAM.PUS > cham.p[ə] champ
Italiano Francese Esempio: marito > mari-t- vita > vie. “Letto” si pronuncia [‘ly][‘y] lu[u].
Equazioni derivate dal grado zero di T in francese e dalla pronuncia
- Le regole del participio passato latino di U -ATUS
- Latino Italiano Francese Esempi:
- -ATUS -ato -é mercatus > mercato> marché[‘y]
- -uto -u battuto > battu ottenuto > obtenu
- -ito -'i dormito > dormi finito > fini
Il ruolo della morfologia
- Morfemi flessivi e lessico: i morfemi flessivi sono quelli strettamente più grammaticali, relativi a genere, numero, caso, persona. Sono fra gli elementi più stabili in assoluto, meno soggetti al cambiamento. La volubilità è propria del lessico, in quanto non puro fatto linguistico ma specchio anche dell’orientamento culturale dei parlanti.
- Lessema: unità più piccola che veicola il significato lessicale; parte della radice lessicale. Se l’identità di un morfema M si stabilisce per ideale contrasto con tutti gli altri n morfemi (M0, M1, M2, ... Mn) che possono sostituirsi a M0 (es: in italiano -are di port-are è definibile come morfema di infinito per il fatto di opporsi idealmente a -ato, morfema di participio passato [port-ato]; a -o, morfema di 1 persona singolare del presente indicativo [port-o], e così via), il passaggio di M0 dal sistema linguistico del quale è proprio a un sistema linguistico diverso si configura come “inutile” e, quindi, non praticato. Il morfema non sarà riconosciuto dal ricevente come tale, e conseguentemente non potrà essere isolato, estrapolato e riutilizzato in combinazione con gli elementi lessicali della lingua ricevente.
- Esempio: il neogreco πᾰρλᾰ́ρει ([par’lari]) è un sicuro prestito dal veneziano parlar; tuttavia, quello che nella lingua di partenza è il morfema di infinito -ar, nella lingua d’arrivo non è stato riconosciuto come morfema, ma è stato considerato un lessema. Quindi, mentre in veneziano parlar va analizzato come [[parl]ar], dove parl- è il lessema e -ar è il morfema di infinito, il neogreco πᾰρλᾰ́ρει va analizzato come [[parlar]i], dove parlar- è il lessema e -i è il morfema greco di 3 pers. sing. del presente indicativo.
Se la gran parte del lessico va soggetta a rinnovamento continuo, la stabilità dei morfemi flessivi fa sì che le concordanze morfologiche bastino a indiziare la comune origine di due lingue anche quando queste non presentino (quasi) più lessico in comune. In italiano e in francese vi è un corrispondersi reciproco sia di lessico condiviso che di morfologia: abbiamo la prova che effettivamente le due lingue muovono da una fase linguistica più antica comune (Lingua0). Avendo la fortuna di conoscere questa lingua zero (latino), siamo in grado di testare la validità delle argomentazioni fatte.
La parentela linguistica in senso «verticale»
- Parentela linguistica orizzontale: tra lingue sorelle (italiano-francese).
- Parentela linguistica verticale: tra lingua madre e figlia (latino-italiano).
- Condizioni necessarie per stabilire la parentela linguistica:
- Lessico condiviso.
- Morfologia condivisa.
- Sistematicità di corrispondenze fonetico-fonologiche.
Sulla base di corrispondenze lessicali si testa la sistematicità delle corrispondenze fonetico-fonologiche. Ma bisogna superare la fase impressionistica delle corrispondenze lessicali individuando precise corrispondenze. Esempio: assumere che la somiglianza fra il latino PLANTA e italiano pianta non sia solo casuale vuol dire assumere implicitamente, fra le altre cose, che a ogni nesso latino PL- in posizione iniziale, in italiano debba corrispondere pi- (a livello fonetico [pj-]).
Ecco alcune corrispondenze
Latino Italiano Esempio:
- PL- [pj-] PLANTA > pianta
- -J- intervocalica [-dʒ:-] MAIUS > maggio
- Õ ['ɲ] accentata NOCTE > notte
- Ū ['u] VŪLPE > volpe accentata
- -VJ- [-b:j-] GAVIANUS > gabbiano
A non è in rapporto di filiazione col latino PLŪVIA: A dispetto delle apparenze l’italiano pioggia da PLŪVIA ci saremmo aspettati un italiano *piobbia. Al contrario, l’italiano pioggia presuppone un non attestato latino *PLÕJA: una forma che sarà stata popolare (d’uso quotidiano), mentre PLŪVIA, che è la forma latina realmente attestata, doveva appartenere al registro elevato.
Al latino -TR- corrisponde l’italiano [-dr-] o [-tr-]? PATER > padre, MATER > madre ma anche PĒTRA > pietra, VĪTA > vita. Questo è uno dei problemi più spinosi di fonologia diacronica dell’italiano. Ma una possibile soluzione ci viene dalla morfologia flessiva: alcune desinenze verbali dell’italiano sono caratterizzate dalla presenza di una [-t-] intervocalica, che continua un’analoga articolazione del latino (come le desinenze di participio passato -ato, -uto, ito o le desinenze di seconda pers. plur. -ĀTIS, -ĒTIS, -ate, -éte, -ite). Quindi, se all’interno dei morfemi al latino -T- corrisponde [-t-] in italiano, allora la cosa più verosimile è che la prosecuzione italiana delle occlusive sorde intervocaliche del latino sia precisamente l’esito sordo. Quello sonoro (PATER > padre) andrà spiegato in altro modo.
La stratificazione del lessico
- A costituire il lessico possiamo individuare quattro strati:
- Strato ereditario: percentuale di lessico che ogni lingua riceve dal suo immediato antecedente (lingua-madre). Esistono settori lessicali più stabili di altri (numerali, terminologia parentale o delle parti del corpo).
- Strato dei prestiti: voci che una data lingua assume dalle lingue con le quali è più a contatto; strato la cui consistenza numerica può variare enormemente, così come possono variare le condizioni entro cui il prestito avviene. Esempio: terminologia derivata dalla scoperta dell’America, che dalle lingue indigene è rifluita nello spagnolo, il quale, a sua volta, l’ha irradiata in tante altre lingue (patata, tomate, chocolate, jícara - triestino cichera, italiano chicchera - , maiz, alpaca, hamaca, ...). Il maggior numero di prestiti si ha quando due lingue vengono a trovarsi in contatto e una delle due, per vari motivi, sia dotata d’un prestigio nettamente superiore a quello dell’altra. In una situazione del genere è quanto mai verosimile che la lingua di minor prestigio si apra a un flusso a senso unico di prestiti della lingua più prestigiosa, non soltanto per effettiva necessità, ma anche per un intento mimetico, dettato dal desiderio di partecipare, usandone il lessico, del prestigio latamente sociale di cui quello linguistico è evidente emanazione. Se il flusso a senso unico si prolunga nel tempo, si creano le condizioni per cui lo strato lessicale ereditario non riesce più a imporre la sua morfologia alle voci di prestito, trascinandosi dietro le marche morfologiche della lingua più prestigiosa. Il risultato finale sarà che la lingua meno prestigiosa tenderà a diventare una variante della lingua più prestigiosa (è così che il latino è riuscito a soppiantare l’etrusco in Etruria o il messapico in Messapia; o prendiamo il maltese, lingua ufficiale dal 1964: questa è l’unica varietà di arabo parlato in Europa e unica che utilizzi l’alfabeto latino; dal XII al XIX sec. è stata esposta a un fortissimo influsso del siciliano, dell’italiano, dell’inglese dal 1815; l’attuale maltese, pur mantenendo il suo carattere di lingua semitica, mostra un lessico in gran parte d’origine siciliana o italiana). Caso speciale di prestiti sono i serbatoi lessicali (greco e latino nei confronti delle lingue europee occidentali): tutti i termini di nuovo conio, sono composizioni di greco e/o latino (televisione < τηλέ- + visio, -onis). Questi nuovi termini, detti cultismi, hanno distinzione perlopiù fonetica: essi presentano differenze minime rispetto al latino o non ne presentano proprio, mentre gli elementi ereditari risultano foneticamente filtrati. La distinzione tra forme ereditarie e prestiti è massima in francese, minima in italiano.
- Strato delle formazioni onomatopeiche o fonosimboliche: formazioni che, nella loro successione fonica, tentano di riprodurre più o meno fedelmente suoni e rumori animali, naturali o d’altro tipo (onomatopee); oppure cercano di suggerire in qualche modo l’idea di quello che si vuole indicare (fonosimbolismi, es: zigzag). In questo strato sono riunite tutte le formazioni in cui l’arbitrarietà del rapporto tra significante e significato è ridotta al minimo. Considerazioni:
- Anche nel rapporto significante - significato esiste un certo grado di arbitrarietà (un italòfono sente il verso del cane come bau bau, un anglòfono come bow-wow, un francòfono come oua-oua...).
- Le formazioni onomatopeico-fonosimboliche possono presentarsi sia come puri ideofoni (successioni foniche che suggeriscono qualcosa in virtù della loro fonìa, come bum per esplosione, sbam per colpo...) sia strutturate in vere e proprie parole (ticchettio, ticchettare). L’evoluzione fonetica può tanto oscurare precedenti formazioni onomatopeiche (il latino pipio, -onis “uccellino” e pipire “pigolare” sono formazioni chiaramente onomatopeiche, ma l’evoluzione > piccione italiana perde la carica fonosimbolica) quanto rimotivare su base onomatopeico-fonosimbolica elementi viceversa di tutt’altra origine (italiano succhiare > ciucciare toscano).
- Strato delle neoformazioni: voci derivate, per mezzo di regole sincronicamente produttive, da forme comprese in uno qualunque degli strati precedenti. Le regole sincronicamente produttive sono quelle che, in un momento isolabile a piacere lungo l’arco diacronico d’una lingua, il parlante riconosce come regole e usa normalmente. Esempio: nell’italiano del III millennio sono regole sincronicamente produttive:
- La formazione del femminile per mezzo del suffisso -éssa (principessa, leonessa, poetessa, studentessa...)
- La formazione del femminile per mezzo dell’uso ambigenere del maschile (il/la presidente).
- Esempio di regola non sincronicamente produttiva: la formazione del femminile per mezzo del suffisso -ina (gallina, regina, eroina); qui siamo davanti a una regola derivativa che non è e non è mai stata dell’italiano e che già in latino doveva apparire sclerotizzata se non uscita del tutto dall’uso; sono fossili linguistici!
Calco linguistico: processo per cui una voce di una lingua x viene scomposta nei suoi elementi costitutivi e tradotta pezzo per pezzo in una lingua y ricevente. Si può distinguere tra:
- Calco semantico: una voce di una lingua y, già esistente e dotata di un suo significato S1, assume, accanto al primo, un secondo significato S2 perché condizionata dalla voce corrispondente di una lingua x, che ha entrambi i significati S1 e S2 (l’italiano realizzare, che fino a inizio ‘900 valeva “rendere reale”, con i primi decenni del ‘900 assume il valore di “capire” e “effettuare”, per imitazione dell’inglese realize.
- Calco formale: calco che una volta scomposto nei suoi componenti viene tradotto pezzo per pezzo (tedesco Hinterland: hinter + Land > italiano retro-terra; inglese redskin > pellerossa italiano).
I calchi semantici non aumentano il numero delle unità lessicali della lingua che effettua il calco, ma aumentano la gamma dei significati di forme già esistenti; i calchi formali, invece, combinano materiale indigeno in forme lessicali nuove, portatrici di nuovi significati.
Il mutamento
Mutamento
Tutte le lingue cambiano; fermo restando che ne è interessato ogni cambiamento della lingua, il cambiamento che, di primo acchito, si percepisce meglio è quello a livello fonetico-fonologico.
Foni e fonemi
- Livello fonetico: riguarda la produzione concreta dei suoni (foni), ovvero in che modo i suoni vengono articolati, in quale punto dell’apparato fonatorio, con l’intervento di quali organi articolatori, e così via.
- Livello fonologico (o fonematico): riguarda quei particolari foni che ciascuna lingua si sceglie per farne i “mattoni” (fonemi) con cui costruire le sequenze dei significanti, cioè le sequenze foniche in grado di veicolare i significati.
- Foni: convenzionalmente segnati fra parentesi quadre, si collocano al livello della concretezza articolatoria. Esempio: di [f] ci interessa che sia una fricativa (modo di articolazione), labiodentale (luogo di articolazione), sorda (assenza o presenza dell’intervento delle pliche vocali).
- Fonemi: segnati convenzionalmente tra barre oblique, si collocano a un livello soprattutto mentale; sono gli elementi che il parlante di una data lingua sa di dover utilizzare se, in quella lingua, vuole costruire un certo significante. Il fonema è quindi un’unità distintiva minima, è l’unità fonica più piccola che, pur non avendo di per sé un significato, permette di distinguere tra significati diversi (casta carta).
- Coppie minime: coppie di parole che si distinguono per un solo punto della sequenza.
Siccome i fonemi si susseguono l’un l’altro nella catena fonica, può succedere che la loro realizzazione concreta venga condizionata dagli elementi circostanti, e che dunque, in certe situazioni, si pronuncino in modo diverso rispetto alla realizzazione standard. Esempio: /n/ in italiano è sicuramente un fonema; se vogliamo esprimere vino dobbiamo mettere la /n/ in terza posizione, anziché la /v/, altrimenti si formerebbe vivo. Se consideriamo l’italiano vinco, è vero che in terza posizione troviamo il fonema /n/, ma è anche vero che in tale /n/ viene concretizzato non come nasale dentale [n], ma come nasale velare [ŋ], perché condizionato dalla successiva articolazione consonantica (velare) [k]. Quindi abbiamo /vinko/ a livello fonologico, ma [‘viŋko] a livello fonetico.
Varianti contestuali (o combinatorie)
Dette anche allofoni contestuali o combinatori, sono i diversi modi di realizzare uno stesso fonema. [ŋ] è una variante contestuale di [n]. Quando le varianti di fonema sono determinate dal contesto si dice che presentano distribuzione complementare. Il fatto che in una lingua L due suoni siano varianti contestuali d’un medesimo fonema non esclude che in un’altra lingua L1 quei due foni possano invece funzionare come fonemi. Esempio: nel fiorentino [x] è variante contestuale di /k/, ovvero ogni /k/ si realizza [x] se e solo se è intervocalico, indipendentemente dal fatto che le due vocali appartengano a parole diverse oppure no; così che: ami[x]a, la [x]asa, ma par[k]o. Se gli allofoni che si riscontrano più frequentemente sono quelli contestuali, non mancano neppure i cosiddetti allofoni liberi (o varianti libere), ossia indipendenti dal contesto. Esempio: “difetti” linguistici, come la [R] uvulare, o “r moscia” (dire [r]oma o [R]oma non cambia il significato) o la “s con la lisca” [θ] (dire [s]ale o [θ]ale non cambia il significato).
Tipologia dei mutamenti fonetici
Una conseguenza della distinzione tra foni e fonemi è che anche a livello di mutamento possiamo distinguere fra mutamenti fonetici e fonologici.
Mutamenti fonetici
- Assimilazione: mutamento opposto alla dissimilazione; esistono tre tipi di assimilazione:
- Assimilazione regressiva: il secondo elemento condiziona il primo (lat. FA[kt]US > ita. fa[tt]o)
- Assimilazione progressiva: il primo elemento condiziona il secondo (lat. MU[nd]US > napoletano mú[nn]ə)
- Assimilazione bidirezionale: azione congiunta di due elementi (in questo caso due vocali), una precedente ed uno successivo, che modificano l’elemento interessato (a condizionare la [k], prima sonorizzandola in [g] e poi mutandola in continua [ɣ], l’azione congiunta delle due vocali)
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Glottologia, Prof. Gianollo Chiara, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, Franco…
-
Riassunto esame Glottologia, prof. Vayra, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, Fanciullo, capit…
-
Riassunto esame Glottologia, prof.ssa Franchi, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, F. Fanciull…
-
Riassunto esame Linguistica storica, Prof. Parenti Alessandro, libro consigliato Introduzione alla linguistica stor…