1
CAPITOLO
La parentela linguistica
In che senso due o più lingue possono dirsi imparentate? Confronto “orizzontale” tra italiano e
francese e confronto “verticale” tra italiano e latino.
1. LA FAMIGLIA LINGUISTICA
In una famiglia linguistica una parentela è uno dei criteri, quello genealogico, secondo i quali le
lingue possono essere classificate.
L’idea è che le lingue possano essere raggruppate come i membri dell’albero genealogico d’una
famiglia: lingue-‐figlie da una parte e, dall’altra, lingue-‐madri, fino a risalire a una lingua-‐
capostipite, da cui tutte le altre sono derivate.
Nel caso delle lingue indoeuropee, lingue-‐figlie sono ad esempio le lingue derivate dal latino
perciò dette neolatine o romanze (portoghese, spagnolo, provenzale, rumeno). Ma lingue-‐figlie
sono anche le lingue germaniche (inglese, tedesco, olandese, svedese..), quelle slave (polacco,
slovacco, ucraino, russo..), quelle celtiche (irlandese, scozzese, gallese..), quelle baltiche (lituano,
lettone, antico prussiano). Esiste comunque, fra lingue germaniche, slave, celtiche e baltiche da
una parte e lingue romanze dall’altra, una differenza di tutto rilievo: nel caso delle lingue romanze
possiamo dire di conoscere piuttosto bene la lingua-‐madre latina, mentre nel caso delle altre non
abbiamo una conoscenza diretta della lingua-‐madre (germanico comune, celtico comune..).
D’altronde, non si creda che le varie lingue-‐madri possano essere collocate tutte sullo stesso
“piano generazionale”: ad esempio, è normalmente accettato dagli studiosi che l’inattestato slavo
comune e l’altrettanto inattestato baltico comune rappresentino il ramificarsi successivo d’una
precedente lingua-‐madre (il balto.slavo), neanch’essa attestata.
2. LESSICO CONDIVISO E CORRISPONDENZE FONETICHE
Come esempio di lingue imparentate, consideriamo l’italiano e il francese: perché, avendo
sufficiente conoscenza della lingua-‐madre di entrambi (in latino), possiamo controllare
immediatamente se la lingua-‐madre conferma oppure no quello che andiamo dicendo delle
lingue-‐figlie. Francese Italiano
ciel cielo
pied piede
terre terra
mari marito
Come prima cosa avvertiamo che, tra francese e italiano, la somiglianza è visibile a livello grafico
(cioè di scrittura) molto più che a livello fonico (cioè di pronuncia): circostanza, questa, dovuta
1
al fatto che l’attuale grafia del francese è attardata di alcuni secoli rispetto alla molto più evoluta
pronuncia.
La somiglianza tra francese e italiano è data da quello che possiamo chiamare il lessico condiviso,
o lessico (in) comune, ossia quella percentuale più o meno elevata di voci che, in qualche modo,
danno l’idea di corrispondersi nelle due lingue.
Tuttavia, esistono casi dai quali è esclusa anche la più vaga forma di somiglianza:
Francese Italiano
montre orologio
galet ciottolo
couleuvre biscia
percher appollaiarsi
Ma anche in presenza di un lessico condiviso come nei casi precedenti il loro corrispondersi non è
fortuito, ma viceversa sorretto da una sistematicità costante, anche se non riconoscibile alla prima
occhiata.
1. lo scarto fra l’italiano (che a [k] tanto davanti ad [a] quanto davanti a [o] e, si può
aggiungere, [u]: ad esempio, curare) e il francese (che ha [k] davanti a [o] e [u] ma [s]
davanti ad [a])
2. tutte le volte che in italiano abbiamo una sequenza [k]+[a], in francese abbiamo una
sequenza [s] + [a]; se invece la sequenza è del tipo [k] +[o] oppure [k] + [u], allora abbiamo
[k] tanto in una lingua quanto nell’altra.
[k] + [a] [k] + [o,u]
[s] [k] [k] [k]
Francese Italiano Francese Italiano
ch-‐anter c-‐antare c-‐ollection c-‐ollezione
ch-‐asse c-‐accia c-‐ourt c-‐orto
ch-‐apeau c-‐apello c-‐ouleur c-‐olore
La sistematicità ammette una sola spiegazione: che entrambe le lingue abbiano avuto un
medesimo punto di partenza, rispetto al quale, da un certo momento in poi, una delle due abbia
preso a divergere. Nel nostro caso, come punto di partenza come assumeremo la possibilità di
sequenze [k+a], [k+o], [k+u]: possibilità mantenuta in italiano fino ad oggi, mentre il francese, pur
conservando [k] davanti a [o] e [u], ha preso a mutare i [s] davanti ad [a].
Stabilito che, in francese, [s] nasce da una [k] seguita da [a], siamo autorizzati a supporre che si
debba partire da una sequenza [k+a] anche in quei casi in cui [s] (graficamente <ch>) sia seguita da
una vocale diversa: per esempio cheval ‘cavallo’, possiamo supporre che derivi da un antico chaval
e a sua volta da caval. Per giustificare la differenza tra italiano e francese attuali bisogna
ammettere che in italiano la sequenza [k+a] compaia come tale dai primordi della lingua e resti
intatta fino ai giorni nostri mentre, in francese, dopo le evoluzioni di [k+a] fino a [s+a], la [a] si sia
affievolita in <e>.
Insomma la parentela che corre fra italiano e francese risulta “innervata” da corrispondenze
sistematiche.
3. LESSICO CONDIVISO E CORRISPONDENZE MORFOLOGICHE
2
Ora consideriamo il fr. marchè [maR’se] coj it. Mercato: come mai in francese la a tonica è
divenuta [‘e] (marchè)? E come mai a t intervocalica dell’italiano (mercato) corrisponde zero in
francese?
È evidente che, a una [‘a] tonica dell’italiano, a volte il francese risponde con un’analoga [a] e a
volte risponde invece con [‘e]\[‘ε].
In francese, abbiamo [‘a] se nei corrispettivi italiani la a accentata in sillaba chiusa (fr. champ – it.
cam.po), abbiamo viceversa [‘e]\[‘ε] se nei corrispettivi italiani la a accentata è in sillaba aperta (fr.
mer – it. ma.re).
Ma per quale motivo la scelta francese dovrebbe dipendere dalla struttura sillabica Villa francese
ma dell'italiano? La risposta è che, in qualche lontana fase della sua storia, il francese deve aver
conosciuto una struttura sillabica assai simile se non uguale a quella che, ancora oggi, si riscontra
in italiano. Solo dopo, il francese avrà imboccato la strada che lo ha portato ad allontanarsi
dall’italiano.
A questo punto, si sarà certo capito che la struttura sillabica che è ancora dell’italiano, ed è stata,
fino ad un dato momento, anche del francese, altro non è che la struttura sillabica latina: CAM.PU
(fr. cham.p[e] e poi champ; it. cam.po) – MA.RE (fr. me.r[e] e poi mer; it. ma.re)
Invece, dove l’italiano ha [-‐t-‐], il francese non mostra alcun tipo di articolazione: bisogna quindi
pensare che a monte dei segmenti fr. –è (marchè) e it. –ato (mercato) ci sia stata una medesima
sequenza, successivamente evolutasi in modo sistematicamente diverso nelle due lingue. Altri
esempi
portè-‐portato, etudiè-‐studiato, voulu-‐voluto, ecc..
4. IL RUOLO DELLA MORFOLOGIA
A questo punto, abbiamo rilevato, tra italiano e francese, un certo numero di corrispondenze di
tipo fonetico-‐fonologico; e abbiamo visto che queste sono sistematiche, vale a dire che si ripetono
nelle medesime condizioni. Già questa circostanza è sufficiente all’ipotesi di parentela linguistica.
Una conferma ulteriore viene dalla morfologia.
Una prima considerazione è che, lungo
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Glottologia e linguistica, prof. Longobardi, libro consigliato Introduzione alla linguistica storic…
-
Riassunto esame Glottologia, Prof. Gianollo Chiara, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, Franco…
-
Riassunto esame Glottologia, prof. Vayra, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, Fanciullo, capit…
-
Riassunto esame Linguistica storica, Prof. Parenti Alessandro, libro consigliato Introduzione alla linguistica stor…