La radio in Italia
Tiziano Bonini
La radio è un medium del 900, ha vissuto e lottato intrecciandosi con gli altri media. Con l'avvento di internet, tutti i mezzi di comunicazione hanno subito una trasformazione, un mutamento a macchia di leopardo. Il testo delinea proprio questi cambiamenti attraverso l’aiuto di studiosi di nuova generazione che hanno preso in considerazione presente e futuro della radio, i rapporti con internet e questa triangolazione quasi obbligata che ne deriva. La radio deve affrontare infatti da una parte la multimedialità su diverse piattaforme e dall’altra la ricerca di un mezzo per creare una riscossa.
Capitolo 1 – Storia della radio in Italia in quattro atti
1924/1945 Radio days all’italiana: radio di regime e radio clandestine
L’idea di un apparecchio per una comunicazione immediata attraverso le onde radiofoniche è maturata progressivamente negli Stati Uniti nel XX secolo, dove ci furono molte sperimentazioni in materia. Tra le varie forze, la figura di David Sarnoff è fondamentale perché nel 1916 idealizzò un utilizzo commerciale della stessa attraverso l’uso di una music box con un amplificatore.
La Gran Bretagna fu il primo paese ad autorizzare le trasmissioni regolari dalla stazione Marconi di Chelmsford in Cornovaglia nel 1920 e a disciplinare l’utilizzo del mezzo entro un sistema monopolistico, secondo il principio che riconosce all’etere la natura di bene pubblico e sancisce il controllo statale sulle radiofrequenze. Tra il 1920/22 presero vita oltre 500 emittenti.
In Italia, che sul piano tecnologico era di fatto la patria della radio, il nuovo strumento conobbe maggiori difficoltà ad imporsi poiché nacque in concomitanza al fascismo. Il radiotelegrafo era stato impiegato in operazioni militari durante la Prima guerra mondiale e una legge del 1910 ne proibiva l'uso ai civili. Si deve a Costanzo Ciano, ministro delle poste nel primo governo Mussolini, il quale, intuendo l'enorme potenzialità della radio, la favorì con diversi provvedimenti legislativi (regio decreto del 1923), la nascita della prima emittente italiana: l'Unione Radiofonica Italiana che esordì il 6 ottobre 1924 nata dalla fusione della società Radiofono proprietà di Marconi e la SIRAC (Società Italiana Radio Audizioni Circolari).
Presidente della Società Enrico Marchesi, ex direttore amministrativo della FIAT di Torino.
Il 6 Ottobre del 1924 nasce in Italia la prima trasmissione radiofonica. La voce è quella di Maria Luisa Boncompagni. È un programma ancora scarno, composto di musica operistica, da camera e da concerto, di un bollettino meteorologico e notizie di borsa. Nasceva anche la prima concessionaria per l’esercizio delle radioaudizioni circolari in regime di monopolio, finanziata inizialmente dall’abbonamento al servizio, dall’imposta sul possesso dell’apparecchio e dalla pubblicità. Inizialmente l’attività radiofonica in Italia era costituita prevalentemente da musica, programmi culturali e bollettini, lo stato non se ne curava troppo e la pubblicità era gestita da SIPRA attiva dal 1926 sotto forma di sponsor.
L’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche EIAR si forma nel 1927 dalle ceneri dell’URI e risponde alle richieste di un incentivo maggiore dello stato alla radiofonia, il controllo delle trasmissioni venne affidato al comitato superiore delle radiodiffusioni. Nel 1933 sarà emanato uno statuto con indicazioni precise ponendo un interesse reale verso la radio. Gli elevati costi di apparecchi, il canone ecc facevano sì che la radio fosse un elemento di lusso.
Da un lato il regime fascista si accorse del ruolo della radio e del suo potenziale, dall’altro le aziende produttrici investirono nella produzione in serie, l’offerta si arricchì grazie all’opera dei teatri, con rubriche, riviste e programmi per bambini.
Nel 1933 nasce l’Ente Radio Rurale progetto di indottrinamento per il paese, gli abbonamenti crescono. La musica era sicuramente un ingrediente fondamentale, nascono le grandi canzoni come Maramao perché sei morto, Ma l’amore no e la musica è gradita e appetibile da tutti. In modi inediti, mescolando la musica popolare alla cronaca, nascono nuovi programmi che affascinano il pubblico.
Negli anni 30’ rappresentativo fu il varietà I 4 moschettieri in cui la tradizione fiabesca e popolare incontrava la parodia musicale e romanzata, fu il primo grande successo EIAR e fenomeno della radio. Il programma che andava in onda la domenica prima delle partite era molto apprezzato e da esso scaturiranno film e raccolte di figurine.
Il primo radiodramma fu L’anello di Teodosio nel 1929 preceduto da Venerdì 13 nel 27’, c’erano sempre spinte maggiori verso generi popolari. L’EIAR dava spazio alla produzione di radiodrammi originali per mostrare l’espressività del mezzo radiofonico, il dibattito sul linguaggio a livello internazionale vide emergere figure come Arnheim, senza far emergere nessun interesse da parte della cultura italiana. I futuristi si erano accorti delle forme espressive della “radia” e pubblicarono nel 1933 un manifesto sulla “parola elettrica”.
Nel 1936 iniziarono il ciclo di concerti dell’Eiar e le radiocronache che coprivano eventi sportivi e sociali. La prima forma di giornalismo non scritto, all’inizio il linguaggio denotava una scarsa preparazione. Dal 1929 nacquero i giornali radio che sostituirono i bollettini realizzati con i dispacci dell’agenzia Stefani, dal 1935 il giornale radio sotto Antonio Picone Stella assunse la forma simile a quella conosciuta oggi.
La propaganda fascista si accorse della radio con ritardo, si consolidarono alcune rubriche come Cronache del Regime con un commento ai fatti politici e internazionali, con il resoconto delle manovre del Duce, un editoriale quotidiano secondo il punto di vista fascista. Un filo diretto tra il duce e le masse.
L’Italia sperimentò la diffusione del segnale radiofonico a onde corte oltre i confini nazionali, realizzando programmi che contrastassero la propaganda estera antifascista. Nel 1931 fu battezzata la radio Vaticana. Particolare l’esperienza di Radio Milano, emittente clandestina che diffondeva dalla Spagna, dove antifascisti italiani di stampo comunista sostenevano la guerra civile.
A poco valsero i tentativi del Ministero per la Stampa e la Propaganda di contrastare con interferenze le emissioni, dalla fine degli anni 30’ le trasmissioni dall’estero in italiano furono sempre più ascoltate.
Dallo scoppio della seconda guerra mondiale alla fine del regime fascista videro una trasformazione della radio che passò ad un’informazione posta sotto il Comando supremo delle forze armate. Uno dei commentatori più rappresentativo di quegli anni è Mario Appelius, le emissioni si moltiplicarono per numero e frequenza, l’Italia potenziò la sua iniziativa con programmi anche in russo e in arabo ma non riuscì a raggiungere l’efficienza propagandistica tedesca (che mirava al controllo delle stazioni dei paesi invasi). Dalla Russia era ricominciata Radio Milano Liberata con messaggi antifascisti e Radio Mosca che si avvaleva dei discorsi di Palmirio Togliatti.
La radio era stato un acceleratore della crisi del sistema fascista che già vacillò prima dell’arrivo degli alleati. Dopo il silenzio dell’8 settembre, 48 ore di black out dell’informazione lasciarono l’Italia sospesa nell’incertezza, si assisté alla disgregazione dell’EIAR i cui impianti finirono sotto gli alleati a Sud e sotto la Repubblica di Salò a Nord. Mussolini il 14 settembre 1943 annunciava alla radio la costituzione della Repubblica di Salò.
Contemporaneamente presero avvio i programmi di informazione e sostegno alla popolazione da parte delle forze americane. Una delle esperienze di maggior rilievo di quegli anni fu Italia Combatte dedicata ai patrioti italiani che lottavano contro i tedeschi. A Firenze l’attività radiofonica era molto fervida e si realizzarono importanti programmi antifascisti.
1946-75 la rinascita: il neorealismo radiofonico
Cessato il conflitto e riconsegnata la radio alla gestione Italiana, ritorni dal passato frenano la spinta all’innovazione, il provvedimento di riorganizzazione del servizio radiofonico del 1944 porta al cambio di denominazione dell’EIAR in RAI – Radio audizioni Italia. Con la liberazione la Rai aveva dato avvio a un modello che riprendeva le trasmissioni a onde medie e in modulazione di frequenza e dall’altro organizzando due reti, la Rete Rossa e Rete Azzurra.
Nel 1948 la direzione delle due reti prima divisa tra Torino e Roma fu accentrata nella capitale. Nel 1950 nacque il Terzo Programma con identità di canale culturale, Il Primo Programma era dedicato all’informazione e il Secondo all’intrattenimento. La convenzione tra Stato e Rai nel 1952 sancì il rinnovo ventennale del contratto di servizio pubblico e pose le basi per l’avvento della televisione.
Anche se con difficoltà il palinsesto venne ristrutturato, ritornando a generi consolidati come rubriche culturali, teatro, informazione (soprattutto controllata dalla DC). Al giornale radio abbiamo ancora Piccone Stella che scrisse anche un Vademecum per i giornalisti, un manuale con stile e regole da tenere. Dal 1954 la tv prese le voci più famose di Mike Bongiorno, Mario Riva, Enzo Tortora; la programmazione aveva uno stampo pedagogico e culturale.
Nel 1948 la Radi istituisce il Prix Italia un premio prima radiofonico e poi anche televisivo per stimolare la produzione di opere di qualità. Il premio oltre ad un compenso monetario garantiva la trasmissione delle opere, negli anni ha dato spazio a grandi nomi da Italo Calvino a Samuel Beckett a Eduardo De Filippo. Particolare attenzione fu riservata al documentario soprattutto quelli di Sergio Zavoli. In Italia la figura di maggior successo fu Aldo Salvo. Producevano servizi giornalistici di grande respiro dove ognuno portava la sua esperienza e personalità (vedi Guido Piovene con Viaggio in Italia).
L’esperienza della guerra aveva segnato il modo di fare giornalismo, squadre venivano inviate in giro per l’Italia per documentare le realtà meno accessibili, si è parlato per questo di Neorealismo Radiofonico riprendendo quel genere cinematografico di forte adesione alla realtà, alla ricerca dell’invisibile sociale. I documentari anche dal punto di vista radiofonico si trasformarono in programmi di inchiesta come Istantanee Radiofoniche che raccoglieva voci di strada e fece crescere una scuola di radiocronisti.
All’inizio degli anni 50’ gli abbonamenti crescevano, il Servizio Opinioni della Rai segnalava che il pubblico voleva informarsi ma anche distrarsi con musica e teatro. L’intento di promuovere la musica italiana fu convalidata con l’istituzione del Festival di Sanremo, l’offerta comunque era generalista per rispondere alle istanze del modello di servizio pubblico europeo ispirato ai principi della BBC: informazione, educazione e intrattenimento.
La radio era ormai matura, solida economicamente e pronta a sperimentare, nasceranno molto programmi come La radio per le scuole, Scrittori al microfono, Botta e risposta, Processo alla talpa con il contributo di molti come Fellini, Zavattini, Riva ecc. Emilio Gadda scrisse le Norme per la redazione di un testo radiofonico, invitando i suoi collaboratori a una scrittura semplice, senza incisi, rime e allitterazioni.
Il 3 gennaio 1954 nel momento più prestigioso della storia del mezzo radiofonico presero avvio le trasmissioni televisive e iniziò il travaso di idee e pubblico. La Rai non fece nulla per salvaguardare il prodotto radiofonico e a 10 anni dall’esordio la tv sorpassò la radio. Negli anni dello sviluppo della tv, l’invenzione del transitor nel 1947 e la sua applicazione portarono alla miniaturizzazione degli apparecchi radiofonici, creando le basi per un uso più articolato del mezzo, non più collettivo ma anche individuale.
La radio era un grande laboratorio creativo, il Terzo Programma era ricco di esperienze di scrittura. Lo studio di fonologia della Rai a Milano nato nel 1955 era un luogo dove si sperimentavano le sonorità e si esploravano i mezzi tecnici. La radio italiana si dedicava alla tradizione e all’innovazione, nelle radio degli USA nasceva il rock’n’roll, i teenager americani impazzirono e la rivoluzione musicale attraversò tutto il mondo sulle note di Elvis Presley e James Dean ma la Rai non si sarebbe mai sognata di trasmettere quella musica. Infatti il rock arrivò in Italia solo alla fine degli anni 50 con Carosone e la celebre Tu vuo’ fa l’americano, tre anni dopo Celentano raggiunse il successo con Il tuo bacio è come un rock 1959.
La tradizione melodica italiana era legata molto alla canzone napoletana e alla tradizione melodica che costituiva un ostacolo per l’ingresso della musica straniera. Il servizio pubblico britannico mise in atto una riforma e dedicò il primo canale della BBC alla musica dei giovani Radio One, per cavalcare il successo di gruppi come Beatles e Rolling Stones, gli altri stati si aprirono faticosamente ma la musica e la politica si incrociarono soprattutto nell’onda del 68 con il suo clima di contestazione e anche in Italia negli anni 70 nacquero le emittenti private locali.
In Rai le prime reazioni al rock e alla British Invasion ci furono solo dalla metà degli anni 60 con trasmissioni molto amate come Vetrina Hit Parade o Bandera Gialla (Arbore-Boncompagni). Nel 1965 il tour italiano dei Beatles fu snobbato dalla Rai, sempre restia all’innovazione. Si aprì al contatto con il pubblico con Chiama Roma 3131. Alla stessa stagione appartiene Alto Gradimento nata da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, reinventò il varietà leggero proponendo una raffica di situazioni comiche e personaggi nonsense. Il successo del programma e dei suoi tormentoni lo colloca nella storia della radio.
Il pubblico comunque iniziò ad avere delle alternative, dal 1966 dal Principato di Monaco, Radio Monte Carlo iniziò le trasmissioni, a partire dal 1975 sfruttando la banda FM completamente inutilizzata, si fecero strada in Italia le prime trasmissioni private “libere”. Per utilizzarla bastavano trasmettitori meno potenti di quelli utilizzati da Rai, meno costosi. Con queste radio si formarono un nuovo gusto musicale, una grammatica alternativi e stili di parlato inediti.
Le radio libere hanno tratti comuni molto evidenti, sono caratterizzate da spontaneità, localismo, utilizzo di un canale che incoraggia gli ascoltatori a partecipare, l’effetto accento (come lo definisce Umberto Eco che dice era la prima volta che sentivo qualcuno parlare l’accento del droghiere all’angolo), il ricorso alla canzone come sintagma essenziale.
Alcune emittenti si ispiravano alle radio americane ed europee, molti ricreavano le atmosfere delle esibizioni dal vivo e delle discoteche. Furono proprio i Dj i veri innovatori di stili e gusti, informavano sulle novità costruendo un ponte tra radio e discoteca. La radio privata divenne passaggio obbligato per il lancio di un nuovo disco.
Nel 1975 ci fu la legge 103, la riforma della Rai, che ribadiva il principio di un servizio pubblico, pur organizzandolo in senso pluralistico, l’attività concessionaria passò dalle mani del Governo al Parlamento. L’anno successivo la sentenza 202 aprì l’occupazione delle frequenze da parte di radio e televisioni private, dopo che molte reti televisive private iniziarono a trasmettere via etere illegalmente, venne approvata una legge in cui le reti private potevano trasmettere via etere ma solo a livello locale. La Rai dovette ristrutturate i propri modelli, la radio fu orientata sulle esigenze della tv (per entrambe erano previste tre canali e quindi tre testate). L’area democristiana ebbe il secondo canale, i socialisti il primo, il terzo fu lasciato laico.
1976/90 liberalizzazione dal basso
Dopo la fine del monopolio, delle tante esperienze nate, alcune si distinsero per la capacità, le potenzialità e lo sfruttamento economico. Alcune delle esperienze più durature sono nate proprio a Milano, in Lombardia nacque Radio Milano International nel 1975 (oggi R101), Studio 105 nel 1976 (oggi Radio 105), Rtl, Radio Italia solo musica italiana, Radio Deejay nel 1982 ecc.
A Roma dal 1976 Radio Dimensione Suono legata alle discoteche, a Napoli il proprietario del Kiss Kiss inaugurò una radio con lo stesso nome, a Perugia nello stesso anno nasceva Radio Subasio, nel 1982 Radio Maria.
La prima legge sul sistema radio televisivo fu la LEGGE MAMMI del 6 agosto 1990 n. 223, stabilì l’istituto della concessione alla radiodiffusione con o senza scopo di lucro per le radio private commerciali, creò due varianti territoriali, quella nazionale e quella locale, indicando anche l’impossibilità per un soggetto di avere più di tre concessioni a livello nazionale.
Impose tetti pubblicitari diversi per radio nazionali e locali, tenendo le emittenti comunitarie in regime di autofinanziamento, stabilì che per avere una concessione privata nazionale fosse necessario ottemperare a obblighi informativi. Le radio che avevano gradualmente esteso il loro segnale assumendo connotati sovra regionali e poi nazionali, iniziarono a investire nella programmazione informativa fino ad allora esclusiva della Rai. La legge però arrivò quando il sistema si era autoregolato e quindi alcune radio, soprattutto quelle più famose oggi, ormai avevano guadagnato terreno.
A metà strada si sono posti alcuni soggetti riuniti in Syndacation, circuiti di radio locali animati da un soggetto capofila, spesso una concessionaria pubblicitaria. Queste però non hanno avuto molto successo in Italia. La SPER negli anni 80 produceva programmi con inserimenti pubblicitari è stata poi seguita dal circuito Popolare Network costituitosi nel 1992 e divenne un punto di riferimento nel panorama radiofonico italiano.
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