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Luca Policastro – I segreti dell’etere: storia e stile del giornalismo della radio

Il linguaggio utilizzato dai giornali radio italiani è molto diverso dagli altri media. Tale diversità da un lato spiega la diversità tecnica del mezzo radiofonico, dall’altro il suo rapportarsi e competere con mezzi diversi. Questo studio parte dall’esame di sei GR di 6 emittenti italiane per approfondire il concetto di informazione radiofonica.

Capitolo 1 – Cenni tecnici

La radio è la tecnologia che utilizza una parte dello spettro elettromagnetico, quella che comprende le onde radio (o radioonde), per le trasmissioni a distanza di dati.

Le equazioni di Maxwell predicono che un'onda elettromagnetica – che può essere creata da un oscillatore – consista in una serie di campi elettrici e magnetici oscillanti. La variazione dei campi permette la continua propagazione dell'onda, che avviene nella direzione data dal prodotto vettoriale dei due campi con una velocità pari a quella della luce.

Le onde radio sono onde periodiche sinusoidali: caratterizzate, cioè, da una certa lunghezza d'onda e, inversamente proporzionale a questa, da una frequenza: maggiore è la frequenza di un'onda, maggiore è la quantità di energia da essa trasportata. Un altro parametro per descrivere un'onda è l'ampiezza, che rappresenta il massimo valore dello spostamento dell'onda sull'asse delle ordinate.

Si definiscono onde radio le onde elettromagnetiche superiori a 3GHz, le frequenze maggiori sono usate per telefonia, tv ecc.

Il sistema analogico di codifica delle informazioni è basato sulla vibrazione di una membrana posta dentro al microfono. Tale membrana causa una variazione elettrica proporzionale alla vibrazione. Una trasmissione radiofonica è generalmente la somma di diversi input. Un apparecchio, il trasduttore, è in grado di trasformare le grandezze elettriche del segnale risultante in segnali elettromagnetici, che andranno poi a modulare una frequenza di trasmissione prestabilita, detta portante (carrier wave): questa modalità di trasmissione è detta modulazione di frequenza (FM) e, per i motivi che si vedranno in seguito, è la più usata nella radiodiffusione europea.

Esiste tuttavia anche la modulazione di ampiezza (AM), ancora molto diffusa in varie parti del mondo e unico sistema di radiotrasmissione fino agli anni Trenta: in questo caso si usa il segnale che si intende trasmettere come modulante dell'ampiezza del portante, la cui frequenza rimane dunque costante. L'antenna irradia nell'etere il segnale risultante.

L'antenna del ricevitore è in grado di captare un certo spettro di radioonde: all'interno dell'apparecchio ci sono dei dispositivi che eliminano tutti i dati appartenenti alle frequenze non selezionate dall'ascoltatore; i segnali restanti vengono amplificati e riprodotti tramite gli altoparlanti.

La diffusione in FM ha carattere locale a causa della sua alta frequenza di trasmissione è inadatta a coprire grandi distanze, il territorio europeo è molto frazionato da barriere politiche e naturali, le radio AM sono spesso l’unica fonte di informazione per popolazioni più isolate. Trasmettere in modulazione di frequenza conviene sia economicamente che dal punto di vista della qualità.

In questi anni il passaggio al digitale sta interessando non solo la televisione, ma anche la radio, tramite il DAB - Digital Audio Broadcasting, trasmissione del segnale con modulazione digitale di ampiezza. Quando un segnale viene digitalizzato, esso diventa una semplice sequenza di numeri che vengono trattati dai computer con un grande risparmio di spazio.

Dal momento che i campioni, per quanto numerosi, non sono infiniti, c'è una certa perdita di informazione rispetto al segnale analogico: in caso di un campionamento di buona qualità, però, si tratta di una perdita non percepibile dall'orecchio umano. Perché una grandezza sia codificabile in forma numerica, è però necessario che essa assuma solo un numero finito di valori discreti; ciò avviene tramite il processo di quantizzazione: anche in questo caso, maggiori sono i livelli di quantizzazione usati maggiore sarà la fedeltà al segnale originario. Infine, tramite la compressione, vengono eliminate le ridondanze e diminuito ulteriormente lo spazio occupato dalle informazioni.

Tutto ciò porta dei vantaggi considerevoli, il più importante dei quali è l'occupazione di una banda di frequenza molto più ridotta rispetto alla radio analogica, le emissioni sono ridotte e il segnale viene depurato.

Maxwell scrisse la teoria per la descrizione del fenomeno delle onde elettromagnetiche, nel suo "Trattato di elettricità e magnetismo (1873)". Hertz mise in pratica la teoria e generò onde elettromagnetiche usando dei semplici circuiti elettrici nei quali venivano create delle scariche elettriche ad alta frequenza (rocchetto di Ruhmkorff). Mediante dei circuiti risonanti riusciva a rivelare queste onde elettromagnetiche. Hertz realizzò così il primo oscillatore in grado di irradiare onde elettromagnetiche rilevabili a breve distanza.

L’inglese Lodge provò che le onde hertziane potevano essere utilizzate per una sorta di telegrafo senza fili e le utilizzò prima di Marconi. Marconi sin dall’inizio si interessò di questi esperimenti, ma l’apparecchio fu costruito solo nel 1895 quando riuscì a comunicare e ricevere segnali a distanza. Il segnale era in codice morse. Già all’inizio dello stesso anno Nikola Tesla era riuscito a trasmettere un segnale coprendo una distanza di 30 miglia. Idem Popov che riuscì a trasferire i segnali all’interno di vari edifici dell’Università di San Pietroburgo. Bose nel 1894 era riuscito a far suonare a distanza una sveglia.

Marconi però fu più furbo di altri perché subito si rivolse al Ministero Italiano delle Poste e del Telegrafi ricevendo risposta negativa decise di andare all’estero, le Poste Inglesi infatti lo aiutarono e ricevette nel 1897 il brevetto, nello stesso anno fondò la Wireless Telegraph and Signal Company. Marconi fu abilissimo nella scelta e pubblicità dei suoi esperimenti, fu il primo a realizzare servizi radiotelegrafici giornalistici trasmettendo in diretta il risultato della regata del 1898 dalla redazione del Daily Express di Dublino. Nel 1901 realizzò la prima comunicazione intercontinentale arrivando ad essere molto noto. Nel 1912 con la tragedia del Titanic con cui grazie alla radio si riuscirono a salvare 700 persone, il Governo degli Stati Uniti decise di renderla obbligatoria su tutte le navi passeggeri. Non c’era però quell’idea di strumento ricreativo che farà la sua fortuna.

Il primo ad ottenere risultati concreti in campo radiofonico fu Fessenden che nel 1906 riuscì a trasmettere un programma music & talk. Clement Ader creò nel 1878 il Theatrophone, un dispositivo precursore delle trasmissioni via cavo con cui nel 1881 riuscì ad incanalare il suono dello spettacolo dell’Opera. Nel 1893 venne lanciato a Budapest un quotidiano telefonico, Telefon Hirmondó, fondato da Puskas. Si trattò di tutti esperimenti che avvicinarono alla radio. Il triodo ideato nel 1906 da Lee De Forest permetteva di controllare e amplificare il passaggio dagli elettroni tra le due estremità di una valvola. Sfruttando questo meccanismo nel 1910 Enrico Caruso poté cantare.

La prima stazione radio sperimentale europea è belga, la stazione funzionò pochi mesi. La Grande Guerra fu un freno per questi esperimenti. Tra le varie forze la figura di David Sarnoff vice direttore dell’American Marconi Company dal 1914 è fondamentale perché nel 1916 idealizzò un utilizzo commerciale della stessa attraverso l’uso di una music box con un amplificatore. Un mezzo dunque da utilizzare su larga scala. Negli Stati Uniti il benessere diffuso e la mentalità imprenditoriale rese la società propensa ad investire nella radio. In Europa invece il forte controllo statale era necessario per evitare sovrapposizioni.

La radio americana era tutelata poiché nel 1912 il Radio Act stabiliva che il Ministero del Commercio non potesse negare la licenza a nessun cittadino la cui stazione avesse almeno un operatore in grado di superare un esame tecnico. La radio smise di essere un semplice oggetto di ricerca scientifica, per diventare uno strumento di comunicazione comunitaria.

Uno dei più importanti pionieri della radio fu Frank Conrad che aveva costruito nel suo garage una stazione radio che conobbe molto successo, ciò andava contro gli interessi del negozio di dischi della città e ci fu quindi il primo accordo pubblicitario: il negozio gli forniva i dischi in cambio della pubblicità. Questa fu la prima emittente commerciale finanziata dal governo la KDKA, le radiodiffusioni proseguono ancora oggi da quel 2 novembre 1920 quando fu trasmesso il primo radiogiornale della storia con l’annuncio dell’elezione del 29° presidente americano Harding.

Alle grandi corporations americane seguirono anche l’American Telephone and Telegraph Company e la General Electric che di fatto si divisero il mercato. Le stazioni radio in questo primo periodo trattavano notizie, radiocronache sportive e musica (jazz). La radio stava acquisendo valore e celebre fu lo scherzo di Orson Welles che fu contattato dalla RKO.

A partire dagli anni 20 la corsa alla radio divenne frenetica, ci fu una rapida evoluzione dell’ascolto che compromise le realtà amatoriali a favore delle grandi aziende. La Supereterodina brevettata da Armstrong nel 1918 per assicurare una ricezione stabile fu molto utile. A partire dal secondo dopoguerra la trasmissione in FM in Europa soppianterà quella in AM mentre negli Stati Uniti l’ampiezza territoriale permette ancora oggi la convivenza dei due.

Le stazioni radio statunitensi si moltiplicarono creando un sovraffollamento, solo con il Radio Act del 1927 si stabilì un vero controllo statale con la Federal Radio Commission. La FRC stabiliva i permessi e la potenza di trasmissione, si occupava di par condicio e questioni politiche. Nel 1928 venne concessa la prima licenza per trasmissioni televisive ai laboratori Jenkins a Washington.

Il Radio Act era uno sforzo accentratore del governo, a garantire ciò fu emanato il Davis Amendment che divideva gli Stati Uniti in 5 aree geografiche ognuna delle quali aveva un membro della commissione che stabiliva gli stessi numeri di emittenti ecc. Ciò portò un decremento del 45% in cinque anni, i gruppi industriali erano sempre più forti. La National Broadcasting Company nacque durante questo periodo dalla fusione della RCA con altre radio. Nel 1927 nacque la Columbia Broadcasting System ancora oggi gigante americana.

La prima radio europea a diffusione circolare è olandese, dal 1919 la stazione PCGG trasmette concerti di musica classica i Dutch Concerts ascoltati anche in Inghilterra. I responsabili della Marconi compresero la necessità di inserire la radiodiffusione, a partire dal 23 febbraio 1920 e per due settimane i tecnici effettuarono trasmissioni sperimentali per due ore al giorno. Visto il successo, il giornale londinese Daily Mail organizzò il 15 giugno dello stesso anno un concerto, la trasmissione fu ascoltata nella maggior parte d’Europa.

Era la definitiva consacrazione della radio, si moltiplicarono le richieste di autorizzazione, il governo aveva consolidato il controllo statale avrebbe potuto fare come in America invece il parlamento inglese aprì la strada al monopolio pubblico della British Broadcasting Company nata il 18 ottobre 1922 dalla fusione di alcune industrie. La BBC opera inizialmente come azienda privata ma delegata dallo stato unico proprietario delle onde dell’etere. Il governo si occupava di imporre ai proprietari di apparecchi il pagamento di un canone di abbonamento. Le trasmissioni erano prive di pubblicità. A partire dal 1927 diventando emittente pubblica assunse la denominazione di British Broadcasting Corporation.

In Francia la politica sulle radiocomunicazioni fu fin da subito incoerente, inizialmente furono i privati a prendere l’iniziativa, la radio debuttò a Parigi il 26 giugno del 1921 con un concerto ma il servizio regolare partì solo nel 1922 grazie alle trasmissioni del Laboratoire et Centre de Telegraphie militaire de la Tour Eiffel.

Il successo delle trasmissioni spronò altri privati ad investire così Radiola e Paris PTT affiancarono l’altra società ricreando la stessa situazione degli Stati Uniti. Il governo non seppe comprendere l’importanza del settore, poi preoccupato dalla proliferazione delle emittenti e dal potere delle industrie decise di porre la radiofonia sotto il proprio controllo, disconoscendo i suoi promotori. Il decreto del 1923 sancì che la radiofonia francese diveniva monopolio.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ladycroft17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Formati e stili del giornalismo radiotelevisivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Morcellini Mario.
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