Prima parte: La radio e il suo pubblico
Storia della radio in Italia in quattro atti
1924-1945: Radio days all’italiana
In Europa, la radio si sviluppa come strumento di supporto bellico. David Snarnoff nel 1916 predisse un uso commerciale della radio su larga scala. De Forester inventò l’audion che permise la trasmissione della voce via radio. La Gran Bretagna fu il primo paese a liberalizzare le licenze, dove il servizio era di monopolio, mentre negli USA era concesso a privati.
La nascita della radio in Italia coincide con la nascita del fascismo. Nel 1923, il regio decreto emanato da Mussolini riservava al solo Stato l’uso della radio. Nel 1924 nacque l’Unione Radiofonica Italiana (URI), la prima concessionaria per l’esercizio delle radioaudizioni in regime di monopolio. Il tutto era finanziato dall’abbonamento e dalle tasse sugli apparecchi. La SIPRA gestiva la pubblicità. L’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR) nasce dalla morte dell’URI, rispondendo alla richiesta di un incentivo maggiore dello Stato nel settore della radio.
La radio era considerata un bene di lusso per gli elevati costi. Si accostava a centri pubblici come scuole, uffici, fabbriche, e in casa rappresentava uno status symbol. Tra il 1934 e il 1937, “I quattro moschettieri” divenne il primo grande successo dell’EIAR, contribuendo all’incremento degli abbonati. “L’anello di Teodosio” fu il primo radiodramma, preceduto da “Venerdì 13”. Nel 1936, i “Grandi concerti Martini & Rossi” vennero trasmessi, e nacquero le radiocronache su sport come il calcio, la boxe e la Mille Miglia.
Nel 1929 iniziarono ad esserci veri e propri giornali radio e, nel 1935, il GR assunse una forma simile a quella di oggi. Il fascismo riconobbe l’importanza della radio con un certo ritardo. “Cronache del Regime” era una rubrica quotidiana che commentava fatti politici. In seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l’EIAR offrì il massimo dell’informazione celebrando lo sforzo bellico.
Dalla Russia nacque Radio Milano, di ambito anti-fascista. Dopo l’8 settembre, ci furono 48 ore di black-out, e l’Italia fu all’oscuro di tutto. Seguì la disgregazione dell’EIAR, con gli impianti che finirono sotto il controllo degli Alleati del Sud e della Repubblica di Salò a Nord. “Italia Combatte” era un programma di patrioti che raccontavano le guerre contro i tedeschi, fornendo informazioni per chi stava al fronte. Nonostante la difficile situazione di fame e povertà, i programmi radiofonici non ne facevano parola.
1946-1975: La rinascita. Il neorealismo radiofonico
Quando cessò il conflitto, la radio tornò sotto la gestione dell'EIAR, che cambiò nome nel 1944 in RAI. La direzione delle due reti passò interamente a Roma e, nel 1950, nacque il terzo programma. I tre canali erano così suddivisi: primo per informazione, secondo per intrattenimento, terzo per cultura. Nel 1952, si posero le basi per la televisione.
La Democrazia Cristiana controllava in qualche modo l’informazione. Piccone Stelle scrisse un vademecum per i giornalisti, valido tutt’oggi. Nel 1954, la televisione acquisì le voci più famose come quella di Mike e i generi più seguiti come quiz e varietà. Nel 1948, nacque il Prix Italia, un premio radiofonico e poi televisivo per stimolare la produzione di opere di qualità. Aldo Salvo era una figura accostata al documentario.
L’esperienza della guerra influenzò il modo di fare giornalismo. Isola e Monteleone, parlando dei documentari dell’epoca, menzionano il neorealismo radiofonico. La RAI aveva inviato in giro i suoi microfoni per trovare nuova gente e farli abbonare. “Il microfono è vostro” e “Radiosquadre” sono due programmi che cercavano di coinvolgere il pubblico. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli abbonati toccarono i 4.000.000 nel 1953.
Nel 1951, fu recuperato il festival di Sanremo. Nel 1954, nel momento di massimo splendore della radio, prese avvio la televisione. La RAI non fece nulla per salvare la radio dalla TV. Dieci anni dopo l’esordio, la TV sorpassò gli abbonati della radio. Nel 1947, venne inventato il transistor e sviluppato dai giapponesi; l’uso della radio non era più collettivo e legato a un luogo pubblico.
“The moondog rock & roll house party”, show del DJ Alan Freed, trasmetteva nuovi successi e faceva impazzire i giovani. La BBC non poteva permettersi di farsi contrastare da Radio Luxembourg (nata al centro dell’Europa e ispirata al modello USA) e da Radio Caroline (radio pirata), così ci fu una riforma: BBC One diventò un canale dedicato ai giovani. In RAI, la risposta arrivò negli anni ’70 con “Per voi giovani” (dibattito con ospiti), “Vetrina di Hit Parade” e “Bandiera gialla” (presentazione di brani e giudizio del pubblico).
“Chiamate Roma 3131” nel 1969 vedeva 4 conduttori dare ognuno un taglio diverso alla trasmissione. Con la chiamata in radio, si parlava direttamente con il pubblico. “Alto Gradimento” nel 1970 fu un modello per tutta la radio successiva. Nacque con Arbore e Boncompagni, reinventando il varietà leggero con situazioni comiche e personaggi non-sense. Dal Principato di Monaco, nacque Radio Monte Carlo, che iniziò a trasmettere in Italia.
Nel 1975, sfruttando la banda FM, in Italia nacquero le radio private. Radio Sicilia Libera nel 1970 ruppe il monopolio RAI per 26 ore di diretta ininterrotta, con lo scopo di fare luce sulle zone della Sicilia colpite dal terremoto di Belice. Le radio libere erano più spontanee, incoraggiavano la comunicazione con lo spettatore e valorizzavano molto la canzone. Per alcune emittenti, fu evidente l'ispirazione al modello USA.
Se prima le radio si adattavano alle case discografiche, ora la situazione si è ribaltata. Nel 1976, la Corte dichiarò incostituzionale la sentenza 103 (che ribadiva l’esercizio statale delle trasmissioni), aprendo così la strada all’occupazione delle frequenze da parte di radio e TV. All’area socialista fu assegnato Radio1, all’area democristiana Radio2, e all’area laica Radio3.
1976-1990: Liberalizzazione dal basso
La radio è stata protagonista a Milano con R101, Radio 105, RTL, DeeJay. A Roma, Radio Dimensione Suono e a Napoli, Kiss Kiss. C’erano due tipologie di radio: commerciali (locali o nazionali) e comunitarie.
La legge Mammì impose tetti pubblicitari e il possesso di non più di tre emittenti. La legge arrivò tardi e constatò la situazione. Le syndacation in Italia non ebbero molto successo, sebbene potessero rappresentare un’alternativa legale alla pirateria. Ci fu una drastica riduzione delle radio locali con la legge Maccanico del ’97.
Con le radio private, la RAI perse molti ascoltatori. Cercò di contrastare il fenomeno con Stereouno e Stereodue nel pomeriggio e Stereonotte la sera nel 1982. Stereonotte prevedeva quattro turni di conduzione dalle 00.00 alle 6 con diverse offerte, offrendo musica senza essere legati alla discografia. Nel ’95 fu chiuso. Nell’informazione e nello sport la RAI manteneva saldo il potere, e nel 1983 nacque Onda Verde. Nel 1987 nacque Isoradio, dedicato agli automobilisti, trasmesso in isofrequenza.
La crisi della RAI si accentuò con l’arrivo di Audiradio nel 1988. Nel 1990, con il varo del ‘Piano per la radio’, si potenziava Radio1 come emittente di informazione, si ribadiva la mission generalista di Radio2 e la funzione culturale di Radio3. Le radio private avevano fatto della specificità il loro punto di forza.
RTL adottò il selector, un generatore di scalette capace di scegliere le canzoni giuste al momento giusto, diminuendo così il ruolo del DJ. Il Radio Data System permette di ricevere testi e informazioni insieme al segnale radio; nel 1985, la prima a adottarlo fu Radio 105. Aiuta nella ricerca dell’emittente memorizzata quando si perde il segnale.
1990-oggi: L’ingresso dei grandi gruppi editoriali
Nel 1989, L’Espresso acquistò DeeJay, poi Radio Italia e Radio Capital, coprendo così tre diverse fasce di domanda. Nel 1999, Il Sole 24 Ore fondò Radio24, con un format news & talk focalizzato sull’informazione, rinunciando quasi del tutto alla musica.
Rizzoli-Il Corriere della Sera aveva in mente di creare Radio Gazzetta, progetto mai realizzato, ma acquistò Rin e Play Radio (chiusa nel 2007 per creare Virgin Radio). Virgin Radio passò a Finelco, già proprietario di Radio 105 e Radio Monte Carlo. Mondadori nel 2005 rilevò Radio 101.
La legge Gasparri ha imposto che non si possono conseguire ricavi superiori al 20% dei ricavi complessivi del SIC (Sistema Integrato Comunicazioni). Nel 1997, Radio Italia lanciò un canale TV e lo stesso fece RTL nel 2000. Nello stesso anno, nacque GR Parlamento.
La RAI ha cercato di valorizzare i suoi programmi più importanti: su Radio1, “Radio anch’io” e “Zapping”; su Radio2, “Il ruggito del coniglio” e “Caterpillar”; su Radio3, “Prima pagina” e “Fahrenheit”.
L’ultima rilevazione Audiradio del 2009 indica che le radio più ascoltate erano, in ordine: Radio1, RTL, DeeJay, RDS, Radio 105, e Radio2. Nel 2010, la RAI ha lanciato una nuova offerta via web radio. Internet ha permesso di superare il problema della scarsità delle frequenze radio. Il DAB non ha incontrato il supporto di molti, ma un’altra innovazione è stata il podcasting, che permette la distribuzione di materiale audio/video via web, con la possibilità di riceverlo automaticamente. Nel 2005, il podcasting si è diffuso in Italia con le sperimentazioni RAI.
Il pubblico della radio
- Tarde dice: le folle dipendono dalla casuale prossimità fisica, mentre i pubblici si creano attorno a esperienze condivise da persone che non sono nello stesso luogo.
- Il pubblico radiofonico è un insieme di persone disperse nello spazio che condividono l’esperienza dell’ascolto.
- Nel 1940, Lazarsfeld definisce il pubblico come una massa non conoscibile nella sua interezza ma rilevabile e sondabile. Egli vede il pubblico come un potenziale mercato di consumatori.
- La scuola di Francoforte parla del pubblico come una massa indifesa in balia del potere dei media.
- Smythe sostiene che il pubblico lavori inconsapevolmente per i pubblicitari, regalando il proprio tempo libero ai media.
- Ang accusa i media di considerare il pubblico in un’ottica puramente quantitativa.
- Blumer riprende Tarde e afferma di vedere il pubblico come gruppo, cioè come insieme di reti sovrapposte di rapporti sociali che filtrano i media e ne orientano la fruizione e l’interpretazione.
- McQuail sostiene che sia possibile classificare gli obiettivi della ricerca sul pubblico in base alle principali tipologie di uso dei dati:
- Contabilità.
- Misurazione della portata effettiva e potenziale per scopi pubblicitari.
- Manipolazione di comportamento di scelta del pubblico.
- Ricerca di opportunità di mercato.
- Sperimentazione di nuovi prodotti.
- Adempimento delle proprie responsabilità nel servire un dato pubblico.
L’invenzione dell’audience
Nel 1906, Fessenden trasmette via etere la voce umana; quella sera suonò il violino, recitò poesie e fece suonare il fonografo. Alcuni investitori pubblicitari offrirono coupon come premi per misurare il ritorno del pubblico. I produttori di Ovomaltina chiesero ai fan di inviare alla radio le etichette trovate nelle confezioni per liberare Annie dai suoi sequestratori. Molti genitori spaventati protestarono. Nel 1927, la NBC commissionò uno studio per misurare il pubblico e gli orari migliori.
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