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Riassunto esame Giornalismo, prof. Bianca, libro consigliato Istituzioni di diritto privato, Bianca Appunti scolastici Premium

Sunto per l'esame di Deontologia e diritto del giornalismo e del prof. Bianca, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente, Istituzioni di diritto privato, Bianca.
Gli argomenti trattati sono: Cap. I – La norma giuridica

Cap. II – Le fonti del diritto

Cap. III – L’interpretazione della legge

Cap. IV – L’applicazione... Vedi di più

Esame di Deontologia e diritto del giornalismo docente Prof. M. Bianca

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certezza dei destinatari della norma, i quali devono poter contare sulla disciplina legale in vigore

per sapere quali sono gli effetti giuridici dei loro atti.

A questa esigenza si collega la tradizionale teoria dei diritti quesiti secondo la quale un soggetto

non può essere privato da una norma successiva delle posizioni giuridiche attive già acquisite in

base alla norma precedente.

La teoria del fatto compiuto afferma che la nuova legge non tocca effetti prodotti in base a

fattispecie perfezionate nel vigore della vecchia legge.

Il principio dell’irretroattività è garantito dalla Costituzione per quanto attiene alle norme penali nel

senso che nessuno può essere punito per un fatto che non era vietato dalla legge al momento del

suo compimento; per le leggi non penali il principio della irretroattività è sancito solo da una legge

ordinaria.

Efficacia retroattiva si riconosce alle leggi interpretative, cioè alle leggi che fissano formalmente il

significato di una legge precedente.

Un’eccezione al principio della irretroattività è posta dalla Costituzione in tema di decreti legge

emanati dal Governo senza delegazione del Parlamento in casi straordinari di necessità e

urgenza.

Questi decreti perdono la loro efficacia normativa retroattivamente, cioè fin dall’inizio, se non sono

convertiti in legge dalle Camere entro due mesi dalla pubblicazione.

Ciascuna legge emanata può contenere disposizioni transitorie per regolare appositamente il

conflitto tra la vecchia e la nuova normativa. Tali disposizioni stabiliscono i limiti di applicazione

della legge a situazioni anteriormente sorte o in via di formazione.

Il diritto internazionale privato è costituito invece dalle norme che disciplinano il potenziale

conflitto con la legge straniera fissando i criteri per individuare l’ordinamento applicabile.

Si pone di fatti il problema dell’applicazione delle norme dell’ordinamento italiano per gli abitanti

all’estero. Le regole di diritto internazionale privato possono essere stabilite unilateralmente dallo

Stato o mediante accordi internazionali con altri Stati.

I conflitti di legislazione sono eliminati dall’adozione di una legge uniforme e cioè di una disciplina

comune a più ordinamenti applicabile ad un’intera materia o a determinati istituti.

Le regole interne di diritto internazionale privato pongono anzitutto un principio fondamentale e

cioè quello del riconoscimento allo straniero della piena capacità giuridica di diritto privato, tale

riconoscimento è espresso nella formula che lo ammette al godimento dei diritti civili.

L’unico limite imposto dalla legge è quello della reciprocità cioè lo straniero è ammesso al

godimento dei diritti civili se e nella misura in cui il soggetto italiano è ammesso al godimento dei

diritti civili nello Stato di cui lo straniero ha la cittadinanza.

Il principio di reciprocità non si applica quando sono in gioco i diritti fondamentali della persona.

I principali criteri di collegamento, cioè i criteri in base ai quali è identificata la legislazione

applicabile sono: la nazionalità del soggetto (legge della persona); il luogo in cui si trova il bene o

è compiuto l’atto (legge del luogo); la volontà delle parti; il luogo di collegamento più stretto e il

luogo del processo (legge del foro).

Le norme di applicazione necessaria sono le norme dell’ordinamento italiano che devono essere

applicate al rapporto pur quando secondo i criteri di collegamento di diritto internazionale privato

esso sia assoggettato alla legge straniera.

La prevalenza di norme italiane su quelle di altro ordinamento trova ragione nel loro oggetto o nel

loro scopo.

CAPITOLO V - FATTI E ATTI GIURIDICI

I fatti che accadono nella realtà possono suddividersi in fatti naturali e fatti riconducibili al

comportamento dell’uomo.

Tutti i fatti che caratterizzano la realtà della vicenda umana possono definirsi giuridici quando il loro

accadimento comporta determinate conseguenze giuridiche per l’ordinamento.

I fatti e gli atti giuridici sono le cause che determinano il susseguirsi delle vicende dell’attività

giuridica e in particolare del rapporto giuridico.

Il rapporto giuridico è il rapporto che si instaura tra due soggetti regolato dall’ordinamento

giuridico. Le principali vicende del rapporto giuridico sono la costituzione, la modificazione e

l’estinzione. Tali vicende sono causate dai fatti giuridici.

I fatti giuridici sono in generale gli eventi ai quali l’ordinamento ricollega determinati effetti

giuridici. La nozione di fatto giuridico è strettamente collegata a quella di fattispecie.

Con il termine fattispecie si indica un fatto astratto previsto dalla norma giuridica al quale

l’ordinamento ricollega determinati effetti giuridici. La fattispecie può anche essere intesa come

fattispecie concreta, cioè come il fatto reale al quale si applica la norma giuridica.

I fatti giuridici si distinguono in due categorie:

- Fatti giuridici naturali ovvero eventi della natura ai quali l’ordinamento ricollega effetti

giuridici;

- Atti giuridici sono i comportamenti riconducibili all’uomo ai quali l’ordinamento ricollega

effetti giuridici.

Gli atti si distinguono in:

- Atti illeciti: atti umani consapevoli e volontari contrari all’ordinamento giuridico;

- Atti leciti: atti umani consapevoli e volontari conformi all’ordinamento giuridico; si

distinguono in atti materiali ( consistono in una modificazione materiale del mondo esterno)

e le dichiarazioni (fatti comunicativi dell’opinione o della volontà dei soggetti).

Nell’ambito delle dichiarazioni valore preminente assumono le dichiarazioni negoziali che sono le

dichiarazioni di volontà del soggetto volte alla creazione di specifici effetti giuridici che sono voluti

dall’autore dell’atto.

Le dichiarazioni negoziali o negozi giuridici vengono solitamente distinti rispetto agli atti giuridici in

senso stretto perché sono dichiarazioni di volontà dirette a produrre effetti giuridici.

Gli atti giuridici in senso stretto sono comportamenti umani che rilevano in sé a prescindere dalla

volontà degli effetti giuridici. Sarebbero atti consapevoli e volontari che richiedono la capacità di

intendere e di volere del soggetto che li compie anche se non richiedono la capacità di agire come

i negozi giuridici. Nel negozio giuridico il soggetto vuole sia l’atto che l’effetto giuridico.

PARTE SECONDA I SOGGETTI

CAPITOLO VI - LE SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE

Le situazioni giuridiche soggettive sono le posizioni ideali del soggetto giuridicamente rilevanti,

si distinguono le situazioni attive che sono posizioni di preminenza del soggetto, in primo luogo i

diritti soggettivi nonché le facoltà, le aspettative, li stati, i poteri giuridici; e passive sono le

situazioni di subordinazione del soggetto, in esse rientrano i doveri, quali posizioni correlative alle

pretese e le soggezioni quali posizioni correlative ai poteri giuridici.

La facoltà è lo specifico potere giuridicamente spettante al soggetto in ordine a determinate attività

di fatto o comportamenti. Le facoltà concorrono a formare il contenuto dei diritti soggettivi; la loro

tutela si identifica quindi nella tutela dei diritti cui ineriscono e il loro esercizio costituisce esercizio

dei diritti stessi.

L’onere è una peculiare situazione soggettiva che impone al soggetto di tenere un dato

comportamento al fine di realizzare un proprio interesse.

Non è connotato dalla doverosità, ma dalla libertà.

L’aspettativa è la posizione di attesa di un effetto acquisitivo incerto, precisamente dell’effetto

derivante da una fattispecie sottoposta a condizione sospensiva o risolutiva.

Di distingue in parte rispetto al diritto soggettivo in quanto ne rappresenta uno stadio anteriore,

quale posizione meramente strumentale rispetto ad una situazione finale incerta, tutelata solo in

via cautelare. L’aspettativa di diritto non va confusa con quella di fatto, cioè con l’attesa

giuridicamente non tutelata di un risultato vantaggioso.

Gli stati o status della persona sono le posizioni giuridiche fondamentali che essa assume

nell’ambito della società e del nucleo familiare.

Gli stati non indicano più la condizione sociale dell’individuo, ma la condizione di persona umana e

il suo fare. Lo stato è un diritto soggettivo che tutela l’interesse che la persona ha al godimento e al

riconoscimento dello stato spettantegli.

Il potere giuridico designa la possibilità spettante al soggetto di produrre determinati effetti

giuridici. I poteri possono essere variamente classificati in ragione della natura degli effetti prodotti:

possono così distinguersi poteri regolamentari, poteri di destinazione, poteri sospensivi, poteri

risolutori, poteri d’impugnazione.

I poteri sono conferiti al soggetto nel suo interesse o nell’interesse altrui.

I poteri conferiti dalla legge o dal giudice nell’interesse altrui prendono il nome di uffici. L’esercizio

di tali poteri costituisce adempimento di un obbligo, si parla allora di poteri-doveri.

Il potere di modificare la sfera giuridica altrui conferito al soggetto nel suo interesse prende il nome

di diritto potestativo. Esso integra il contenuto di diritti soggettivi se relativo a cose o persone

determinate.

I poteri spettanti in generale al soggetto a prescindere da uno specifico rapporto sono invece

espressioni della sua capacità di agire.

Tra i poteri giuridici merita una particolare considerazione il potere dispositivo che è il potere di

disporre di una determinata situazione giuridica mediante atti estintivi, modificativi o traslativi.

In relazione a determinate situazioni giuridiche il potere di disposizione si traduce in potere di

disposizione specifico che prende il nome di legittimazione. La legittimazione è il potere di

disposizione del soggetto in relazione ad una data situazione giuridica. La legittimazione è un

requisito soggettivo di efficacia del contratto. La mancanza di legittimazione non comporta

l’invalidità del contratto ma l’inefficacia di esso rispetto all’oggetto di cui la parte non è competente

a disporre.

Il diritto soggettivo è una posizione giuridica di vantaggio e precisamente la posizione giuridica

riconosciuta al soggetto a diretta tutela di un suo interesse.

Nel diritto soggettivo si distinguono l’elemento formale, il contenuto che identifica la posizione del

titolare e l’elemento funzionale, l’interesse in ragione del quale il diritto è costituito.

Il contenuto è l’elemento formale che identifica la posizione del titolare; contenuto del diritto

possono essere anche facoltà,poteri.

Il contenuto si distingue rispetto all’elemento funzionale del diritto, l’interesse, in ragione del quale

il diritto è costituito.

L’interesse assume un’importanza centrale nella teoria del diritto soggettivo in quanto

l’ordinamento riconosce i diritti dei privati per la tutela dei loro interessi.

Gli interessi su cui si fonda il diritto soggettivo devono essere socialmente meritevoli, cioè

socialmente conformi ai principi di solidarietà e di correttezza che pertanto si pongono quali limiti

connaturali alla posizione del diritto che si vuole far valere, su questa premessa si fonda la teoria

dell’abuso del diritto.

I diritti soggettivi possono essere variamente classificati anche con riguardo alla struttura.

Si distinguono così diritti assoluti e diritti relativi.

Diritti assoluti sono diritti valevoli nei confronti di tutti i consociati cioè i diritti che si strutturano

come un rapporto di preminenza rispetto ai terzi; appartengono a questi i diritti della personalità e i

diritti reali.

Diritti relativi sono i diritti valevoli nei confronti di determinati soggetti; appartengono i diritti di

credito e i diritti familiari.

La teoria dell’abuso del diritto è collegata all’interesse; l’abuso del diritto indica l’alterazione

funzionale del diritto e tutela gli interessi.

Il principio dell’abuso del diritto colpisce gli atti che rientrano nell’ambito dei poteri formalmente

spettanti al titolare del diritto ma che non rispondono ad un suo apprezzabile interesse risultando

predigiudizievoli per gli altri.

Il diritto potestativo è il diritto avente a contenuto il potere del soggetto di modificare nel proprio

interesse una determinata situazione giuridica mediante una dichiarazione unilaterale di volontà.

Al potere del soggetto è correlativa una soggezione non un dovere.

A questo sono ricondotti altri tipi di diritti. Nel nostro ordinamento i diritti potestativi hanno un

carattere di accessorietà.

L’interesse legittimo è l’interesse alla legittimità degli atti amministrativi; è stato tradizionalmente

distinto rispetto al diritto soggettivo. Tale distinzione riposava sia sulla distinzione di competenze

tra giudice ordinario e giudice amministrativo, sia sul fatto che nel diritto soggettivo l’interesse del

soggetto è tutelato in via diretta ed autonoma, mentre l’interesse legittimo è un interesse che rileva

in quanto coincidente con l’interesse generale alla buona amministrazione degli enti pubblici.

CAPITOLO VII - CAPACITA’ GIURIDICA E CAPACITA’ DI AGIRE.

Il soggetto è ogni centro di imputazione di diritti e di doveri. La nozione di soggetto attiene al dato

formale della persona giuridica; la nozione di persona fa riferimento a un soggetto che rileva per la

sua particolare natura fisica o giuridica per cui è dotato di capacità giuridica generale.

Le persone si distinguono in persone fisiche: la persona umana dotata di soggettività fin dal

concepimento; la persona giuridica: organizzazioni stabili alle quali l’ordinamento riconosce la

capacità giuridica generale e l’autonomia patrimoniale perfetta.

La capacità giuridica è l’idoneità del soggetto ad essere titolare di posizioni giuridiche.

E’ generale quando il soggetto è astrattamente idoneo ad essere titolare di tutte le posizioni

giuridiche connesse ai suoi interessi e alla sua attività. Questa compete a tutte le persone fisiche e

giuridiche. Si distingue dalla capacità d’agire la quale indica l’idoneità del soggetto ad esplicare

direttamente la propria autonomia negoziale e processuale.

L mancanza di capacità fi agire non incide sulla capacità giuridica, mentre la mancanza della

capacità giuridica esclude la partecipazione al rapporto.

L’incapacità speciale è la preclusione del soggetto rispetto a determinati rapporti giuridici.

L’incapacità speciale è assoluta quando la preclusione in capo al soggetto sussiste nei confronti di

tutti i consociati; è relativa quando sussiste nei confronti di determinate persone.

Si distingue dagli impedimenti soggettivi cioè i divieti suscettibili di rimozione mediante

autorizzazione o convalida. L’impedimento non designa una inidoneità, ma una proibizione.

Entrambe non devono essere confuse con il difetto di legittimazione.

La persona fisica acquista la capacità giuridica con la nascita ossia l’evento dell’inizio della vita

extrauterina. La legge non richiede il requisito della vitalità cioè della respirazione ma solo della

nascita. Solo con la morte si apre la successione con la devoluzione dei beni agli eredi.

Il codice inoltre dichiara capaci di succedere tutti coloro che sono nati o concepiti al tempo

dell’apertura della successione, il concepito inoltre è capace di ricevere per donazione.

Ovviamente i diritti del concepito si verificano solo poi alla nascita, pertanto se non avviene la

nascita non vi è possibilità di successione. La questione però è complessa a seconda di

determinati casi. Mentre il nascituro è dotato di capacità giuridica lo stesso non può dirsi

dell’embrione non impiantato nel corpo materno, esiste però una legge che disciplina la tutela

dell’embrione in caso di fecondazione assistita.

La capacità di agire è la generale idoneità del soggetto a compiere e ricevere gli atti giuridici

incidenti sulla propria sfera personale e patrimoniale.

Essa si specifica in particolare nella capacità negoziale e nella capacità di stare in giudizio.

La capacità d’agire riguarda il diretto svolgimento della capacità giuridica attraverso il compimento

o la ricezione di atti di acquisto, perdita, modifica o esercizio dei suoi diritti ed obblighi.

L’incapace di agire è sempre giuridicamente capace perché c’è comunque un suo rappresentante

legale.

La persona fisica acquista la capacità d’agire con la maggiore età e può perderla a causa di

infermità mentale e di condanna penale. Sono privi della capacità d’agire i minori, gli interdetti

giudiziali, gli interdetti legali cioè coloro che hanno perduto la capacità d’agire a seguito di

condanna a pena reclusiva sopra i 5 anni.

Accanto all’incapacità d’agire la legge prevede la ridotta capacità d’agire che richiede solo che

taluni atti più importanti siano compiuti con l’assistenza di un curatore.

Hanno una ridotta capacità di agire: gli emancipati e cioè i minori di anni 18 che hanno contratto

matrimonio; coloro che sono giudizialmente dichiarati inabilitati a causa di un’infermità mentale non

tanto grave da richiedere l’interdizione.

Prima di raggiungere la maggiore età il soggetto è un incapace legale.

L’incapacità d’agire comporta principalmente l’incapacità negoziale cioè l’inidoneità del minore al

diretto compimento di atti negoziali incidenti sulla propria sfera giuridica.

Gli atti negoziali devono essere invece compiuti dal rappresentante legale, se il minore li compie

questi possono essere annullati.

Il minore non ha la capacità di stare in giudizio, cioè di essere direttamente attore o convenuto

nelle cause civili.

Per gli atti giuridici leciti si ritiene non necessaria la capacità d’agire, il minore può quindi compiere

e ricevere gli atti giuridici in senso stretto salvo che si tratti di atti predi giudiziali; il minore deve

pertanto reputarsi capace di compiere gli atti valevoli ad acquisire o salvaguardare un diritto.

Il minore deve invece reputarsi incapace con riguardo agli atti che importino la perdita di un diritto

o l’assunzione di oneri o di obblighi; l’incapacità si traduce nell’automatica inefficacia dell’atto nei

confronti del minore che lo abbia compiuto o che lo abbia ricevuto.

Con riguardo agli atti illeciti si ritiene che non sussiste una specifica incapacità delittuale del

minore. Responsabili in tal caso risultano essere i genitori o i tutori.

Il minore è legalmente rappresentato dai genitori titolari della responsabilità genitoriale; per atti di

straordinaria amministrazione la rappresentanza legale dei genitori è congiunta, per gli atti di

ordinaria amministrazione invece la rappresentanza è disgiunta.

La morte di entrambi i genitori o la loro impossibilità di esercitare la responsabilità dà luogo

all’apertura della tutela e alla nomina di un tutore.

Il tutore precisamente ha la cura della persona del minore, lo rappresenta in tutti gli atti negoziali e

ne amministra i beni; il protutore rappresenta il minore quando tra questo e il tutore vi è conflitto di

interessi. Ampi poteri decisionali e d i vigilanza competono al giudice titolare.

La legge prevede che sia aperta la tutela quando il minore sia orfano di entrambi i genitori o questi

non possano esercitare la responsabilità, se il minore non ha parenti prossimi può essere adottato.

L’emancipazione è lo stato di ridotta capacità di agire che il minore acquista col matrimonio.

Conferisce al soggetto la piena capacità d’agire per quanto attiene agli atti di ordinaria

amministrazione e agli atti di natura personale. Per la straordinaria amministrazione l’emancipato

ha bisogno dell’assistenza di un curatore.

Il curatore non è un rappresentante legale ma presta solo un consenso al compimento dell’atto

avente la natura di un’autorizzazione privata.

L’interdizione giudiziale è lo stato giudizialmente dichiarato di incapacità di agire della persona

maggiorenne che a causa della sua abituale infermità mentale non è in grado di provvedere ai

propri interessi. L’interdizione giudiziale comporta la perdita della capacità d’agire e la nomina di un

tutore quale rappresentante legale; l’incapacità d’agire dell’interdetto giudiziale è in funzione di

protezione del soggetto, il quale per le sue condizioni mentali, non può provvedere

appropriatamente ai propri affari. Limiti anche l’esercizio dei dati personali per cui è necessario

accertare l’interdizione mediante sentenza infatti senza la dichiarazione giudiziale il soggetto

conserva la capacità d’agire.

L’infermità mentale sussiste se il soggetto ha condizioni mentali alterate sempre ; il secondo

presupposto è che a causa dell’infermità mentale non sia in grado di provvedere ai propri interessi.

L’azione per l’interdizione può essere proposta dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente,

dai parenti entro il 4 grado e dagli affini entro il 2 grado.

In ogni caso è legittimato ad agire il pubblico ministero.

Lo stato giuridico dell’interdetto è in larga parte corrispondente a quello del minore infatti è

legalmente rappresentato da un tutore.

L’interdizione legale è lo stato di incapacità d’agire della persona fisica maggiorenne condannata

per delitto non colposo alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni.

Rientra fra le pene accessorie, ha quindi una funzione sanzionatoria anche se assicura la cura

degli interessi patrimoniali del soggetto. Lo stato d’incapacità dell’interdetto legale corrisponde a

quello dell’interdetto giudiziale solo per i diritti patrimoniali.

L’inabilitazione è lo stato giudizialmente dichiarato di ridotta capacità di agire della persona

maggiorenne che per le sue condizioni mentali o fisiche non è pienamente in grado di curare i

propri interessi economici.

Questo stato corrisponde a quello del minore emancipato; l’inabilitato può compiere e ricevere

direttamente tutti gli atti di ordinaria amministrazione e di natura personale, per quanto attiene agli

atti di straordinaria amministrazione occorre l’assistenza del curatore.

L’inabilitato può essere autorizzato all’esercizio di un’impresa commerciale ma solo in quanto si

tratti di continuazione di attività già iniziata. Può essere dichiarata quando la persona raggiunto

l’ultimo anno di minore età non è pienamente in grado di provvedere ai propri interessi per

infermità di mente, prodigalità (impulso patologico che menoma la capacità del soggetto di valutare

il significato economico dei propri atti e che lo spinge allo sperpero), abuso abituale di alcolici o

stupefacenti, sordomutismo o cecità dalla nascita.

L’inabilitazione è dichiarata mediante sentenza dal tribunale a seguito di un giudizio ordinario.

L’amministrazione di sostegno è un istituto finalizzato ad assicurare assistenza giuridica alla

persona che a causa di menomazioni o infermità fisiche o psichiche è nella impossibilità, anche

parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

Presupposto per la nomina dell’amministratore di sostegno è lo stato di incapacità anche se

temporanea. L’assistenza è prestata da un incaricato giudiziario, l’amministratore di sostegno,

nominato dal giudice tutelare.

L’amministratore è titolare di un ufficio di diritto privato; il beneficiario può compiere tutti gli atti

eccetto quelli per cui è necessario l’amministratore.

L’incapacità naturale è lo stato di fatto della persona che non è in grado d’intendere o di volere

per una qualsiasi causa permanente o transitoria. Non comporta né la perdita né la riduzione della

capacità d’agire; chi non è in grado di intendere e di volere non è di per sé un incapace legale ma i

suoi atti negoziali possono essere suscettibili di annullamento. L’annullamento è sancito

nell’interesse dell’incapace naturale ed è subordinato all’accertamento che questi abbia subito un

grave pregiudizio dell’atto medesimo.

L’azione di annullamento compete esclusivamente all’interessato e ai suoi successori e aventi

causa, cioè coloro che hanno un titolo di acquisto pregiudicato dell’atto di alienazione posto in

essere dall’incapace.

Per quanto attiene agli atti giuridici non negoziali, essi sono di regola efficaci anche se compiuti da

chi non è in grado di intendere e di volere; efficaci sono anche gli atti ricevuti dall’incapace

naturale; per quanto attiene agli atti illeciti, la legge esonera da responsabilità chi non era in grado

di intendere o di volere al momento dell’atto.

CAPITOLO VIII - I DIRITTI FONDAMENTALI

I diritti fondamentali dell’uomo, detti anche diritti della personalità, sono quei diritti che tutelano la

persona nei suoi valori essenziali.

Nella nostra Costituzione sono previsti come diritti inviolabili che lo Stato deve garantire e che

sono alla base del nostro ordinamento. I diritti fondamentali rientrano nella più ampia categoria dei

diritti personali quali diritti che tutelano gli interessi inerenti alla persona e cioè i suoi diretti interessi

materiali e morali; si distinguono dai diritti patrimoniali che invece tutelano gli interessi economici.

L’enunciazione dei diritti “inviolabili” deriva dall’idea illuminista e dalla Dichiarazione dei diritti

dell’uomo e del cittadini post-rivoluzione.

Nel nostro continente hanno ritrovato conferma nel Trattato istitutivo dell’Unione europea e nella

Carta di Nizza e nella CEDU.

L’articolo 2 garantisce i diritti inviolabili dell’uomo ma nell’attuale ordinamento la tutela della dignità

umana non si realizza nella stessa misura e con la medesima posizione giuridica di vantaggio con

riguardo a tutti gli aspetti della personalità. La pluralità dei diritti fondamentali si spiega in ragione

dei diversi interessi fondamentali dell’uomo.

E’ possibile distinguere una prima categoria di diritti di rispetto della personalità umana che

conferiscono al soggetto un potere di godimento della sua personalità e una pretesa alla non

ingerenza da parte dei terzi; in quest ambito la distinzione procede secondo i valori tutelati e cioè:

la vita e l’integrità fisica; l’integrità morale; Le libertà civili; l’intimità privata; l’identità personale e la

paternità morale.

Una seconda categoria di diritti della personalità è quella dei diritti di solidarietà, questa comprende

le pretese del soggetto a realizzare la propria personalità attraverso l’altrui cooperazione, di

distingue anch’essa in base ai valori tutelati: l’eguaglianza; il lavoro e la retribuzione; l’assistenza

materiale e morale; la sicurezza sociale; la salute.

Caratteri comuni dei diritti della personalità sono l’indisponibilità e la non patrimonialità.

Il titolare non può né rinunciarvi né cederli ad altri. Il titolare può costituire diritti a favore di terzi

che importino vincoli o inferenze nella sfera della propria personalità o può rinunciare a

determinate prestazioni di solidarietà sociale. Il criterio per stabilire la validità degli atti

parzialmente limitativi o rinunziativi di diritti della personalità è dato dalla funzione di tali diritti e

cioè la tutela della dignità umana; questi atti devono essere compatibili con la dignità della persona

umana.

La non patrimonialità significa che alla stregua della coscienza sociale il diritto non ha un valore

economico.

La violazione dei diritti di rispetto della personalità integra gli estremi dell’illecito civile e comporta il

generale rimedio del risarcimento del danno. Suscettibile di risarcimento è il danno patrimoniale,

cioè la diminuzione economica del patrimonio del danneggiato e il mancato guadagno.

Ma il danno derivante dalla violazione dei diritti fondamentali è primariamente il danno non

patrimoniale costituito dalla lesione del diritto.

La persona alla quale viene negata la tutela giudiziaria dei suoi diritti fondamentali o che subisca la

violazione di essi per effetto di atti legislativi o amministrativi può ricorrere alla Corte dei diritti

dell’uomo. Si trova a Strasburgo ed è competente a ricevere ricorsi individuali.

Il ricorso può essere presentato se il ricorrente ha esaurito i mezzi di tutela esprimibili contro la

violazione dei suoi diritti e se sono trascorsi 6 mesi dal provvedimento definitivo che ha confermato

la violazione; tutti i diritti dell’uomo generalmente riconosciuti da convenzioni internazionali

possono essere fatti valere dinanzi alla Corte di Strasburgo.

I diritti fondamentali spettano all’essere umano in quanto posti a tutela dei valori umani essenziali

alla stregua della coscienza sociale e riguardano anche il nascituro e lo straniero.

Il diritto alla vita tutela l’interesse dell’essere umano al godimento del fenomeno naturale della

propria esistenza fisica. Pur non essendo specificamente menzionato nella nostra Carta

costituzionale, tale diritto rientra tra i tipici diritti fondamentali dell’uomo ed è proclamato dalla

Dichiarazione delle Nazioni Unite e nella Convenzione di Roma.

Spesso il limite di questo diritto è stato riscontrato nelle norme penali che prevedono la morte per i

reati più gravi.

Il diritto dell’integrità psicofisica tutela l’interesse dell’essere umano al godimento del proprio

organismo nella sua interezza e sanità.

Il bene dell’integrità psicofisica esige il rispetto ma anche la cura della persona. Il diritto alla salute

comprende queste due forme di tutela, ponendosi come diritto di rispetto della persona da parte

dei terzi e come diritto di solidarietà. L’integrità psicofisica della persona dev’essere rispettata

anzitutto dal potere pubblico. Questo diritto è tutelato dalla responsabilità extracontrattuale e dà

luogo al risarcimento del danno biologico, inteso come qualsiasi alterazione fisica o psichica

dell’organismo. E’ un diritto irrinunciabile e il nostro codice civile pone uno specifico divieto di

compiere atti di disposizione del proprio corpo che importino una diminuzione permanente

dell’integrità o che siano contrari all’ordine pubblico o al buon costume.

Discusso è il problema delle decisioni di fine vita in caso di malattie terminali e invalidanti dato che

in Italia manca una legge sul testamento biologico.

Il diritto all’integrità morale tutela l’esigenza dell’essere umano al godimento del suo onore e del

suo decoro come singolo e come membro di una collettività.

Gli ordinamenti provvedono a tale tutela mediante disposizioni penali che vietano l’ingiuria, cioè

l’offesa diretta alla persona presente, e la diffamazione, cioè l’attribuzione alla persona di fatti lesivi

della sua reputazione. Questi però sono in contrasto con la libertà di informazione anche se la

legge sulla stampa cerca di sopperire con il diritto di rettifica.

I diritti di libertà tutelano in generale l’esigenza della persona umana di esplicarsi secondo le

proprie scelte.

Tra le libertà si distinguono la libertà personale, cioè la libertà fisica, la libertà di circolazione e

residenza, la libertà di religione, la libertà di manifestazione e di comunicazione del pensiero, la

libertà di lavoro, la libertà di associazione, la libertà di sciopero.

Tra le libertà civili molta importanza è riservata alla libertà di stampa che rientra nell’ambito della

libertà di espressione del pensiero.

Il diritto al segreto tutela l’interesse della persona a che i fatti della propri avita privata non

vengano abusivamente conosciuti o comunicati a terzi. E’ tutelato dalle leggi civili e penali.

Il diritto alla riservatezza(trattamento dati personali; privacy; diritto all’oblio) ha un duplice

significato come diritto alla protezione dei dati personali e come diritto al rispetto della propria vita

privata.

Già da tempo si sentiva l’esigenza di tutelare questo diritto, anche se con la diffusione di internet si

è maggiormente sentita; in Italia il trattamento dei dati personali è stato disciplinato dalla legge 31

dicembre 1996 n.675, che modificato nel 2003 da un d.lgs è divenuto diritto della persona alla

protezione dei suoi dati personali. La privacy invece riguarda la riservatezza della vita privata di

una persona, ma i due diritti sono comunque connessi.

Collegato a questi vi è il diritto all’oblio che tutela l’interesse del soggetto a che informazioni

relative alla propria immagine o ai propri dati personali del passato siano attualizzate o cancellate;

tale diritto inizialmente indicava il diritto all’attualità della notizia, poi il diritto al controllo della

propria immagine sociale nella rete internet.

Il diritto di cronaca è una particolare espressione della libertà di stampa, la quale rientra

nell’ambito della libertà di manifestazione del pensiero.

Le notizie devono rispettare alcune condizioni di liceità : a) la verità oggettiva o solo putativa

purchè frutto di un serio lavoro di ricerca, la quale non sussiste quando , pur essendo veri i fatti,

siano taciuti altri fatti significativi a rappresentare la realtà; b) l’interesse pubblico all’informazione;

c) la “forma civile” dell’esposizione e della valutazione dei fatti (continenza).

Ulteriori specificazioni dei limiti di liceità del diritto di cronaca si rinvengono nel codice di

deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica.

La tutela della riservatezza del minore è ritenuta in ogni caso prevalente rispetto al diritto di

cronaca e di critica; il diritto di cronaca giudiziari è sottoposto all’ulteriore limite del rispetto della

dignità umana delle persone coinvolte nell’indagine o nel processo.

Il diritto di critica viene considerato quale una particolare espressione del diritto di cronaca che

come questo trova fondamento nella libertà di manifestazione del pensiero e viene sottoposto alle

stesse limitazioni. Tuttavia il diritto di critica, a differenza del diritto di cronaca si sostanzia in

un’opinione puramente soggettiva. Il diritto di satira è una particolare espressione del diritto di

critica che trova fondamento, oltre che nella libertà di manifestazione del pensiero, nella libertà di

manifestazione artistica, esso si sottrae alla limitazione della verità, ma deve comunque tutelare i

diritti fondamentali.

Il diritto all’immagine tutela l’interesse del soggetto a che il suo ritratto non venga diffuso o

esposto pubblicamente.

Non è espressamente dichiarato dalla Costituzione ma riguarda sempre la violazione della vita

privata quindi rientra nei diritti fondamentali; è comunque il soggetto a decidere se esporre la sua

immagine o meno , ma nei casi in cui il soggetto sia noto non è richiesto il consenso tranne che

per fini commerciali e pubblicitari. E’ lecita la diffusione dell’immagine quando è connessa a fatti

svoltisi in pubblico o aventi rilevanza sociale.

Il diritto all’identità personale è il diritto del soggetto ad essere identificato e riconosciuto nella

sua realtà individuale; l’identità della persona è tutelata dal diritto al nome, dal diritto all’identità

sessuale, dal diritto all’identità morale.

Il nome è l’appellativo che identifica socialmente la persona e consta di cognome e prenome. Il

diritto al nome è il diritto del soggetto all’uso esclusivo dell’appellativo che lo identifica socialmente.

Si configura come un diritto assoluto della personalità, indisponibile e non patrimoniale. Il soggetto

può chiedere a un giudice la contestazione per fatti lesivi quando il soggetto viene molestato

impedendo l’uso del nome spettantegli. Sussiste l’uso indebito quando il terzo si avvale del nome

del soggetto.

Più specificamente l’uso indebito può consistere nella usurpazione e cioè nell’appropriazione del

nome da parte del terzo come nome proprio. L’uso indebito può inoltre consistere nella

utilizzazione abusiva del nome quando questo sia utilizzato dal terzo per identificare personaggi di

fantasia ovvero enti o prodotti commerciali. Il soggetto può chiedere la cessazione del fatto

abusivo o il rimedio generale del risarcimento del danno.

Lo pseudonimo è un nome diverso da quello spettante per legge che il soggetto usa in una

determinata attività letteraria o artistica. Se raggiunge l’importanza del nome è tutelato quanto il

nome.

Il diritto al nome è riconosciuto anche agli enti giuridici, ma non rientra nei diritti fondamentali.

Il diritto all’identità sessuale non riguarda il sesso dalla nascita ma il cambiamento di sesso

mediante trattamento medico-chirurgico che il tribunale può autorizzare a mettere in atto.

Il diritto all’identità morale designa il diritto della persona a non vedere alterata la verità della

propria vita e delle proprie idee. Si distingue dall’integrità morale che tutela il bene dell’onore e del

decoro mentre il diritto all’identità morale tutela la verità dell’immagine della persona.

Tra i diritti di solidarietà che tutelano l’interesse del soggetto a realizzare la propria personalità

mediante l’altrui prestazione, si colloca anzitutto il diritto all’eguaglianza.

Il diritto all’uguaglianza tutela l’esigenza dell’essere umano ad essere trattato alla pari degli altri

senza discriminazioni giuridiche e in particolare discriminazioni fondate sul sesso, la razza, la

lingua, la religione, le opinioni politiche, le condizioni personali e sociali.

Il principio di uguaglianza e il divieto di discriminazione è espresso dalla Carta di Nizza.

Il diritto all’eguaglianza di trattamento o diritto di eguaglianza giuridica è stato tradizionalmente

rivendicato nei confronti dello Stato.

Il diritto alla retribuzione trova ormai generale riconoscimento tra i diritti fondamentali dell’uomo

quale pretesa ad una remunerazione che garantisca al lavoratore e alla sua famiglia una vita libera

e dignitosa. E’ questo un diritto privato del lavoratore nei confronti del datore di lavoro.

La famiglia rientra nei diritti fondamentali dell’uomo in particolare la libertà, ovvero la libertà del

soggetto di costituire la famiglia secondo le proprie scelte e di svolgere in essa la propria

personalità. Invece la solidarietà del nucleo familiare deve intendersi anzitutto come solidarietà

reciproca dei coniugi e poi nei confronti dei figli.

I diritti di famiglia hanno natura non patrimoniale cioè non sono negoziabili per compensi

economici; può avere contenuto economico (diritto agli alimenti)ma resta di natura non

patrimoniale.

I diritti di famiglia sono strettamente personali incedibili e non trasmissibili.

Altri diritti sono tradizionalmente inclusi tra i diritti della personalità come il diritto alla paternità

morale, alcuni diritti del minore dichiarati nella Convenzione dell’ONU del 1989.

CAPITOLO X - GLI ENTI GIURIDICI

Accanto alla persona fisica sono presenti nell’ordinamento altri destinatari di norme, gli enti

giuridici ossia organizzazioni dotate di capacità giuridica cioè dell’idoneità ad essere titolari in

proprio di diritti e di doveri. Possono distinguersi in persone giuridiche ed enti non personificati che

sono cmq soggetti di diritto cioè per la legge sono parte di rapporti giuridici.

L’ente è responsabile di inadempimenti e illeciti, proprietario di beni.

Si distinguono in :

- Enti associativi: hanno al vertice della loro organizzazione un gruppo di soggetti portatori di

un interesse proprio all’esistenza e all’attività dell’ente; sono le associazioni, i comitati e le

società.

- Enti amministrativi: sono quelli che hanno al vertice della loro organizzazione gli

amministratori ai quali spettano poteri decisionali e rappresentativi dell’ente. Ad esempio le

fondazioni, definibili come organizzazioni amministrative dotate di un patrimonio per il

perseguimento di finalità non lucrative.

L’ente è anche dotato di capacità d’agire, si avvale di persone fisiche ma non po’ essere

paragonato ai minori e agli interdetti, essi infatti agiscono attraverso persone che fanno parte della

loro stessa struttura organizzativa e cioè attraverso organi.

L’organo è in generale l’ufficio competente ad esercitare una funzione dell’ente, possono essere

esterni o interni a seconda che abbiano o no il potere di rappresentanza. Gli organi esterni sono

rappresentanti dell’ente e si applicano le norme sulla rappresentanza volontaria.

La legge sancisce responsabilità degli enti per quanto riguarda gli illeciti penali commessi dai loro

rappresentanti ma la responsabilità è amministrativa in quanto quella penale ricade sulle persone

fisiche che compiono l’illecito.

Gli enti giuridici si distinguono in persone giuridiche ed enti non personificati .

Bisogna distinguere il concetto di soggetto di diritto da quello di persona giuridica, ovvero tutti gli

enti, personificati o no personificati, sono soggetti di diritto, ma la qualifica di persone giuridiche

spetta solo agli enti personificati, ovvero agli enti che hanno ricevuto il riconoscimento formale da

parte dell’ordinamento giuridico.

Persone giuridiche sono le fondazioni, le associazioni riconosciute, i comitati riconosciuti e le

società di capitali. Sono iscritti infatti al registro delle persone giuridiche.

La persona giuridica è un ente dotato di capacità giuridica generale, cioè partecipa al mondo delle

relazioni giuridiche e autonomia patrimoniale perfetta, cioè risponde da sola dei propri debiti.

Gli enti non personificati sono privi della personalità giuridica e possono avere capacità giuridica

generale o parziale ma non hanno autonomia patrimoniale perfetta cioè dei debiti rispondono sia

gli enti che chi agisce in rappresentanza dell’ente.

Sono le associazioni, i comitati non riconosciuti e le società di persone.

Non ha invece capacità giuridica l’azienda che è il complesso dei beni organizzati per l’esercizio

dell’impresa, è infatti all’imprenditore che fanno capo i rapporti giuridici.

Non hanno capacità giuridica le gestioni patrimoniali separate, ossia quelle organizzazioni

amministrative di beni o servizi che hanno un autonomia meramente contabile e interna.

PARTE QUARTA L’OBBLIGAZIONE

CAPITOLO XXIV - IL RAPPORTO OBBLIGATORIO

L’obbligazione è lo specifico dovere giuridico in forza del quale un soggetto, detto debitore, è

tenuto ad una determinata prestazione patrimoniale per soddisfare l’interesse di un altro soggetto,

detto creditore.

Il termine indica anche il rapporto che intercorre tra debitore e creditore, questo rapporto prende il

nome di rapporto obbligatorio ovvero il rapporto avente ad oggetto una prestazione patrimoniale

che un soggetto, detto debitore, è tenuto ad eseguire per soddisfare l’interesse di un altro

soggetto, detto creditore.

Il rapporto obbligatorio si struttura in due posizioni correlative. Alla posizione passiva, il debito,

corrisponde una posizione attiva, il credito.

Il debito è chiamato obbligazione , si inquadra nella categoria dell’obbligo o dovere giuridico, si

caratterizza come dovere a contenuto patrimoniale e come dovere specifico, ossia come dovere

nei confronti di determinati soggetti per il soddisfacimento di interessi individuali.

Si distingue dalla soggezione che invece è la posizione puramente passiva del destinatario di un

potere altrui: il titolare della soggezione si limita a subire le modifiche alla sua sfera giuridica

prodotte dall’esercizio dell’altrui potere. L’obbligazione è invece una posizione in base alla quale il

soggetto è tenuto ad eseguire una data prestazione per il soddisfacimento di un interesse altrui.

Invece l’onere è un comportamento necessitato del soggetto per il soddisfacimento di un interesse

proprio.

Il credito è il diritto all’adempimento, cioè il diritto del creditore all’esecuzione della prestazione

dovutagli. Il diritto di credito rientra nella categoria dei diritti soggettivi relativi, in quanto il soggetto

creditore può esercitare il suo diritto solo nei confronti del soggetto debitore.

La prestazione è l’oggetto del rapporto obbligatorio.

L’interesse del creditore è l’elemento funzionale del rapporto obbligatorio. E’ in generale un

bisogno di beni o servizi. E’ l’elemento costitutivo del rapporto d’obbligazione. Non deve essere

necessariamente un interesse economico.

Le obbligazioni della Pubblica Amministrazione sono regolate di massima dalla disciplina

generale di diritto comune. Si distinguono in private se derivano dal contratto o dalle altre fonti del

diritto comune e pubbliche, se hanno fonte in un’attribuzione normativa pubblica o in un atto

amministrativo.

I soggetti del rapporto obbligatorio sono i titolari delle correlative posizioni di debito e di credito,

cioè il debitore e il creditore.

Il debitore è tenuto all’adempimento dell’obbligazione; il creditore è il soggetto nei cui confronti il

debitore è obbligato.

L’obbligazione si estingue quando questi non vi sono più. Debitore e creditore devono essere

determinati perché si segnano i doveri generici tra cui il dovere di credito.

Diversa dall’obbligazione civile è l’obbligazione naturale, un dovere morale o sociale

giuridicamente non vincolante.

Se non osservata questa comporta riprovazione o disistima. Non rientra la donazione. Requisiti

dell’adempimento dell’obbligazione naturale sono:

a) la forma : non richiede la forma dell’atto pubblico;

b) la spontaneità: non c’è coazione;

c) la proporzionalità: la prestazione deve cioè essere adeguatamente proporzionata ai mezzi di cui

l’adempiente dispone e all’interesse da soddisfare.

CAPITOLO XXV - LE FONTI DELL’OBBLIGAZIONE

Fonti dell’obbligazione sono in generale le fattispecie idonee a produrre rapporti obbligatori.

Secondo l’indicazione del codice sono il contratto, l’atto illecito e qualsiasi altro atto o fatto

idoneo a produrla in conformità dell’ordinamento giuridico.

Contratto e obbligazione non devono confondersi, per quanto riguarda l’atto illecito esso è fonte

dell’obbligazione del risarcimento del danno come prescritto dalla regola generale dell’illecito.

Le altre fonti, dette quasi contratti, sono: le promesse unilaterali, tra cui i titoli di credito e la

promessa altrui, le gestione di affari altrui, il pagamento dell’indebito, l’ingiustificato arricchimento.

A queste fonti si aggiungono le diverse altre fattispecie desumibili dal codice e dalle leggi speciali.

La promessa unilaterale è il negozio unilaterale mediante il quale il soggetto si impegna ad

eseguire una determinata prestazione. Non produce effetti obbligatori fuori dai casi ammessi dalla

legge, in merito il nostro ordinamento ha sancito il principio di tipicità cioè questa non è

impegnativa come il contratto.

Tra i casi ammessi dalla legge sono ricompresi la promessa di pagamento e la ricognizione di

debito, la promessa al pubblico, i titoli di credito.

La promessa di pagamento è distinta dalla promessa unilaterale perché il soggetto assume un

debito che ritiene già esistente.

La promessa al pubblico è il negozio mediante il quale un soggetto s’impegna pubblicamente ad

eseguire una prestazione a favore di chi si trovi in una determinata situazione o compia una

determinata azione. E’ un atto gratuito, spesso può avere lo scopo di pubblicità o di ricompensa.

La promessa è vincolante dal momento in cui è resa pubblica e può essere revocata solo per

giusta causa, non dopo che la situazione si sia verificata.

Si ha gestione di affari altrui quando il soggetto assume consapevolmente e senza esservi

obbligato la cura dell’interesse di chi non è in grado di provvedervi.

La gestione di affari altrui è disciplinata dalla legge tra le fonti non contrattuali dell’obbligazione; le

obbligazioni principali sono l’obbligazione del gestore di continuare la gestione intrapresa e quella

dell’interessato di adempiere le obbligazioni.

Oggetto della gestione è qualsiasi attività giuridica o materiale, obiettivamente utile per il

patrimonio o la persona dell’interessato. La disciplina della gestione si fonda sul principio di

solidarietà sociale che ne giustifica l’applicazione sia agli atti giuridici che agli atti materiali.

La gestione è un fatto giuridico volontario; presupposti della gestione di affari sono: a)

l’impedimento dell’interessato a provvedere al proprio interesse, l’impedimento va inteso come

impossibilità; b) la consapevolezza dl gestore di curare un interesse altrui; c) la spontaneità

dell’intervento, nel senso che il gestore non deve essere obbligato; d) il presupposto dell’utilità

iniziale della gestione attiene alla causa di solidarietà dell’istituto.

Il divieto dell’interessato rende illegittimo l’intervento del gestore. L’interessato è tenuto a

rimborsare le spese al gestore.

Pagamento d’indebito è l’esecuzione di una prestazione non dovuta. Si distingue in oggettivo

quando l’adempiente esegue una prestazione in base ad un titolo inesistente o inefficace;

soggettivo quando l’adempiente esegue un debito altrui nell’erronea credenza di essere egli il

debitore.

Chi riceve un pagamento non dovuto è tenuto alla restituzione. Quest’obbligo ha fonte nella legge.

Elementi dell’indebito oggettivo sono: a) il pagamento: non è solamente la dazione di denaro ma in

generale qualsiasi conferimento di beni, pur se compiuto senza un determinato intento solutorio. B)

la mancanza del titolo: indica l’assenza dell’obbligo di eseguire la prestazione, che pertanto è non

dovuta. La mancanza del titolo può derivare dall’invalidità, risoluzione o revoca del contratto o del

negozio unilaterale in esecuzione dei quali la prestazione è stata effettuata.

Può derivare inoltre dalla già avvenuta estinzione dell’obbligazione.

La fattispecie dell’indebito soggettivo è distinta rispetto a quella dell’indebito oggettivo ma il diritto

di ripetizione ha lo stesso fondamento; presupposti specifici dell’indebito soggettivo sono: a)

l’esistenza del credito in capo a chi riceve la prestazione; b) l’errore scusabile dell’adempiente di

essere tenuto al pagamento. L’errore scusabile deve essere provato dall’adempiente mentre la

perdita in buona fede del titolo dall’accipiente.

L’incapace che ha ricevuto l’indebito è responsabile solo nei limiti in cui la prestazione è stata

rivolta a suo vantaggio.

La P.A. è assoggettata alla disciplina comune dell’indebito e le relative azioni sono di competenza

del giudice ordinario. Alla restituzione dell’indebito sono anche tenuti gli impiegati pubblici che

abbiano ricevuto somme di carattere retributivo o pensionistico in misura superiore a quella loro

spettante.

L’ingiustificato arricchimento esprime la regola secondo la quale chi si arricchisce senza una

giusta causa a danno di un altro, è obbligato, nei limiti dell’arricchimento, a indennizzare chi ha

subito la correlativa diminuzione patrimoniale.

Rientra tra le fonti legali dell’obbligazione ossia tra i fatti, diversi dal contratto e dall’illecito, idonei a

produrre obbligazioni in virtù di legge. Presupposti dell’arricchimento sono: a) l’arricchimento di un

soggetto; b) il correlativo impoverimento di altro soggetto; c) la mancanza di una giusta causa.

L’ingiustificato arricchimento comporta a carico dell’arricchito un obbligo di indennizzo o un obbligo

di restituzione; l’indennizzo è determinato nella minor misura tra il valore del bene perduto

dall’impoverito e il valore del vantaggio conseguito dall’arricchito.

L’azione di arricchimento è esperibile anche nei confronti dello Stato e degli enti pubblici.

CAPITOLO XXVI - L’OGGETTO DELL’OBBLIGAZIONE. LA PRESTAZIONE.

Oggetto o contenuto del rapporto obbligatorio è la prestazione.

La prestazione è il programma materiale o giuridico che il debitore è tenuto a realizzare e a cui il

creditore ha diritto. Requisiti legali della prestazione sono:

a) la patrimonialità: carattere specifico della prestazione la quale deve essere suscettibile di

valutazione economica;

b) la possibilità: indica che essa è astrattamente suscettibile di esecuzione, deve essere materiale

e giuridica;

c) la liceità indica che essa integra un comportamento conforme alle norme imperative, all’ordine

pubblico e al buon costume

d) determinatezza o determinabilità. La prestazione è determinata quando è specificata in tutti i

suoi elementi oggettivi; è determinabile quando il titolo o la legge fissano i modi della successiva

determinazione.

Il contenuto dell’obbligazione è determinato dal titolo, dagli usi e dalla legge.

Titolo dell’obbligazione è principalmente il contratto; altra fonte di determinazione della prestazione

è costituita dagli usi, richiamati relativamente a prestazioni contrattuali tipiche.

Tra le determinazioni legali della prestazione a carattere generale un ruolo fondamentale è svolto

dalla buona fede e dalla diligenza.

Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza.

La correttezza o buona fede in senso oggettivo è un fondamentale principio di solidarietà che il

codice sancisce nella disciplina del contratto e, più in generale, nella disciplina dell’obbligazione.

La buona fede sancita a carico dei soggetti del rapporto obbligatorio si specifica nell’obbligo della

salavaguardia. Precisamente nel rapporto obbligatorio ciascun soggetto ha l’obbligo di

salvaguardare l’utilità dell’altro nei limiti in cui ciò non importi un apprezzabile sacrificio.

La buona fede incide sulla posizione del creditore vietandogli di abusare del suo diritto; incide sulla

posizione del debitore che deve preservare gli interessi del creditore.

Si distingue dalla diligenza che invece è criterio di determinazione della prestazione

specificamente dovuta dal debitore ed è l’impiego normalmente adeguato delle energie e dei mezzi

utili al soddisfacimento dell’interesse del creditore.

La diligenza si pone anche come criterio di responsabilità infatti viene detta diligenza media come

dire diligenza buona ma non eccezionale.

Singoli aspetti della diligenza sono:

a) la cura indica l’attenzione volta al soddisfacimento dell’interesse creditorio;

b) la cautela, ossia l’osservanza delle misure di prudenza idonee ad evitare che sia impedito il

soddisfacimento dell’interesse che l’obbligazione è diretta a soddisfare e che siano pregiudicati

altri interessi del creditore. Alla cautela si connettono gli obblighi di prtezione che impongono al

debitore di non ledere valori personali o il patrimonio del creditore.

C) la perizia, ossia l’impiego delle adeguate nozioni e strumenti tecnici.

d) legalità intesa come l’osservanza delle norme giuridiche rilevanti al fine del soddisfacimento

dell’interesse del creditore e al rispetto della sua sfera giuridica.

Le obbligazioni si dividono in:

-obbligazioni di dare: sono le obbligazioni aventi a contenuto il trasferimento di un diritto o la

consegna di un bene. A loro volta si distinguono in specifiche (hanno ad oggetto beni specificati

nella loro identità) e generiche (hanno ad oggetto beni designati secondo l’appartenenza ad un

genere)

- obbligazioni di fare: sono tutte le obbligazioni aventi ad oggetto un’attività materiale o giuridica

che non consista in un dare.

- obbligazioni di mezzi : il debitore è tenuto a svolgere un’attività a prescindere dal conseguimento

di una determinata finalità; (medico, avvocato)

- obbligazioni di risultato: il debitore è tenuto a realizzare una determinata finalità a prescindere da

una specifica attività strumentale (obbligazioni pecunarie, dell’appaltatore)

L a differenza con le obbligazioni di mezzi è che la prima prescinde dal risultato positivo.

PARTE QUINTA IL CONTRATTO

CAPITOLO 34 - IL CONTRATTO E L’AUTONOMIA PRIVATA.

Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto

giuridico patrimoniale.

E’ prevista e definita dal nostro codice civile il quale detta una disciplina contrattuale generale e

una disciplina specifica di singoli tipi di contratto.

Questa definizione di contratto coglie due momenti: quello soggettivo che identifica il contratto

quale atto decisionale delle parti e precisamente come accordo; il momento oggettivo identifica il

contratto come autoregolamento di rapporti giuridici patrimoniali, ovvero la “disposizione” o la

“regola” che le parti pongono in essere mediante il loro accordo.

Il contratto rappresenta il principale strumento di esplicazione dell’autonomia privata.

Il codice riconosce il principio dell’autonomia privata quale

a) potere del soggetto di liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla

legge

b) potere del soggetto di autodeterminare i propri rapporti con i terzi mediante contratti tipici o

atipici, purchè diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico.

L’autonomia privata può essere vista come un diritto di libertà e quindi come un diritto

fondamentale della persona, la libertà di poter decidere della propria sfera giuridica ed economica.

La figura del contratto s’inquadra nella categoria del negozio giuridico ovvero l’atto di volontà

diretto ad uno scopo rilevante per l’ordinamento giuridico.

In questa nozione rientrano tutti gli atti di autonomia privata a struttura bilaterale o plurilaterale

(come il contratto e la delibera) o unilaterale (come il testamento), a contenuto patrimoniale o non

patrimoniale come il matrimonio.

Il nostro codice disciplina il contratto ma non il negozio perché la categoria dell’atto negoziale è

troppo ampia.

Diversa dal contratto è la delibera ossia l’atto decisionale del gruppo, cioè atto col quale il gruppo

manifesta la volontà in ordine ad un interesse di sua competenza.

I rapporti contrattuali di fatto invece sono i rapporti modellati secondo il contenuto di un

determinato contratto tipico, che non scaturiscono da atti di autonomia privata ma da un mero

contatto sociale.

Ne appartengono rapporti che alla fonte hanno un accordo tacito, i rapporti di lavoro subordinato.

CAPITOLO 38 - LA RESPONSABILITA’ PRECONTRATTUALE

La responsabilità precontrattuale indica la responsabilità per lesione della libertà negoziale.

L’interesse protetto è quello della libertà negoziale, si specifica come interesse a non essere

coinvolti in trattative inutili, a non stipulare contratti invalidi o inefficaci e a non subire coartazioni o

inganni in ordine ad atti negoziali.

Secondo la tesi maggiore della giurisprudenza la responsabilità contrattuale rientra nella generale

responsabilità extracontrattuale.

Secondo il codice le due parti agiscono in buona fede, in senso oggettivo; la buona fede esprime il

principio della solidarietà contrattuale e si specifica nei due fondamentali aspetti della lealtà e della

salvaguardia. Alla lealtà e alla salvaguardia possono ricondursi gli obblighi specifici previsti a

carico delle parti nella fase precontrattuale.

Gli obblighi sotto il profilo della lealtà sono: a) il dovere d’informazione sulle cause di invalidità e di

inefficacia del contratto; b) il dovere di chiarezza nelle trattative; c) il dovere del segreto; d) atti

necessari per la validità e l’efficacia del contratto.

Un’altra ricorrente ipotesi di responsabilità precontrattuale è data dalla rottura ingiustificata delle

trattative. Il comportamento doloso sussiste quando il soggetto inizia o prosegue le trattative pur

avendo l’intenzione di non concludere il contratto.

E’ il danneggiato che deve dare prova del fatto lesivo.

Altra ipotesi di responsabilità precontrattuale è data dalla dolosa o colposa stipulazione di un

contratto invalido o inefficace.

Il soggetto è coinvolto in una stipulazione inutile, è quindi leso nella sua libertà negoziale in quanto

il comportamento doloso o colposo dell’altra parte lo ha coinvolto nella stipulazione di un contratto

invalido o inefficace. La parte colpita deve essere risarcita del danno.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Sunto per l'esame di Deontologia e diritto del giornalismo e del prof. Bianca, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente, Istituzioni di diritto privato, Bianca.
Gli argomenti trattati sono: Cap. I – La norma giuridica

Cap. II – Le fonti del diritto

Cap. III – L’interpretazione della legge

Cap. IV – L’applicazione della legge nel tempo e nello spazio

Cap. V – Fatti e atti giuridici

Cap. VI – Le situazioni giuridiche soggettive

Cap. VII – Capacità giuridica e capacità di agire

Cap. VIII – I diritti fondamentali

Cap. X – Gli enti giuridici

Cap. XXIV – Il rapporto obbligatorio

Cap. XXV – Le fonti dell’obbligazione

Cap. XXVI – L’oggetto della obbligazione. La prestazione

§ 1 - Nozione e requisiti della prestazione

§ 2 - Criteri legali di determinazione della prestazione

§ 3 - Buona fede e diligenza. Distinzione

§ 4 - I singoli aspetti della diligenza

§ 5 - Obbligazioni di dare e di fare

§ 6 - Obbligazioni di mezzi e di risultato

Cap. XXXIV – Il contratto e l’autonomia negoziale

Cap. XXXVIII – La responsabilità precontrattuale

Cap. LIII – La responsabilità contrattuale

Cap. LIV – La responsabilità extracontrattuale. L’illecito

Cap. LV – Le esimenti di responsabilità

Cap. LVI – Responsabilità speciali

Cap. LVII – I rimedi extracontrattuali

Cap. LVIII – Il risarcimento del danno


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Professioni dell'editoria e del giornalismo
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ladycroft17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Deontologia e diritto del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bianca Mirzia.

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