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Riassunto esame Giornalismo internazionale, prof. Benotti, libro consigliato Nessuno controlla il mondo, Kupchan Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Giornalismo internazionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: Nessuno controlla il mondo, Kupchan. Spiega dettagliatamente come l'Europa e gli Stati Uniti hanno dato forma al mondo moderno, quali sono state le trasformazioni e come l'occidente è stato artefice dell'ordine globale. In particolare si tengono a precisare i... Vedi di più

Esame di Giornalismo internazionale docente Prof. M. Benotti

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Negli ultimi duecento anni Europa e stati Uniti hanno dato forma al mondo moderno.

L’Occidente è stato artefice e amministratore dell’ordine globale che cominciò ad

emergere nel XIX secolo. Con il collasso dell’Unione Sovietica alla fine del XX secolo la

via occidentale sembrava aver prevalso.

Ma questa supremazia si avvia al tramonto infatti il potere sarà distribuito in modo più

ampio su tutto il globo.

Il testo affronta il tema della lotta ideologica e politica che si produrrà con

l’affermazione di Cina, India, Brasile e altri stati in via di sviluppo sostenendo che il

mondo non apparterrà a nessuno in modo esclusivo in quanto sarò multipolare e

politicamente plurale.

Capitolo 1 – La svolta

Nel 1941 Roosevelt e Churchill tennero una serie di colloqui segreti per definire un

piano per il mondo post-guerra delineando così la Carta Atlantica fondata su

autodeterminazione, libero scambio e disarmo.

Gli Stati Uniti condussero le democrazie atlantiche alla vittoria della Seconda guerra

mondiale. Da allora sono stati il perno fondamentale dell’ordine liberale che si impose

sul blocco comunista e vinse la Guerra Fredda.

Alla fine del XX secolo si sosteneva che la storia fosse giunta alla fine infatti con il

collasso dell’URSS, democrazia e capitalismo si diffusero rapidamente, la cosiddetta

via occidentale.

Nel dicembre del 2009 a Copenaghen si riunirono o leader mondiali per stipulare un

accordo sulle emissioni inquinanti e ne risultò che le potenze emergenti avevano

dominato le trattative mentre i partner europei degli Stati Uniti erano rimasti fuori dai

giochi.

L’egemonia dell’Occidente non sta svanendo solo in campo materiale, ma anche in

quello ideologico e questo deriva soprattutto da una governance debole e traballante

che ha pervaso il mondo industrializzato.

Tra il ‘500 e l’800 il baricentro del potere mondiale si è spostato dall’Asia e dal bacino

del Mediterraneo prima verso l’Europa e poi, a partire dal tardo XIX secolo, verso

l’America del Nord.

L’Asia orientale si è consacrata come favorita a raccogliere lo scettro della leadership

globale.

Il sistema internazionale che sta sorgendo sarà costituito da numerosi centri di potere

indipendenti e da molteplici versioni della modernità.

La sfida per l’Occidente e i paesi in ascesa sarà gestire la svolta globale e concepire un

approdo pacifico al mondo nuovo.

Questo saggio mette in luce come l’ascesa di nuove potenze cambierà politica,arte di

governare, pace, guerra e commercio.

L’ascesa dell’Occidente è stata segnata dal fermento socioeconomico avvenuto in

Europa che si è poi diffuso nell’America del Nord tramite gli emigranti che si stabilirono

nel Mondo Nuovo.

A partire da quel momento Aerciae ed Europa forgiarono l’ordinamento politico

occidentale su democrazia liberale, capitalismo industriale e nazionalismo laico.

Ordinamenti più rigidi e gerarchici come l’Impero Ottomano, l’India, la Cina e il

Giappone impedirono le trasformazioni che invece portarono all’ascesa di Europa e

America del Nord.

L’Occidente cercò di rendere universali i valori e le istituzioni che i paesi di cui si

componeva avevano adottato, ma l’ascesa dell’Occidente non è stata il prodotto di

una superiorità, piuttosto è stata determinata da situazioni contingenti. Oggi il

processo di modernizzazione si svolge in un contesto globale profondamente diverso.

Nel corso dell’ascesa dell’Occidente la classe media fu il principale attore del

cambiamento. Oggi la classe media cinese è un baluardo dello status quo e non un

fattore di innovazione politica.

Il modello occidentale non sarà universale per due ragioni:

la tempistica in quanto lo spostamento del baricentro del mondo sta accelerando, ci si

attende che l’economia cinese supererà quella americana entro quindici anni. Al

contrario la diffusione della democrazia, sarà graduale;

la democratizzazione non significa occidentalizzazione ovvero anche se si diffonderà la

democrazia questa non è detto che sarà alla maniera occidentale.

Questo libro ha due obiettivi principali. Il primo è di tipo analitico: esplora le cause e le

conseguenze della prima svolta globale. Il secondo obiettivo è di tipo normativo:

traccia i passi che l’Occidente dovrà compiere per adattarsi al mondo del XX secolo.

Capitolo 2 - L’ASCESA DELL’OCCIDENTE

Per circa mille anni- dal collasso dell’Impero Romano nel V secolo alla diffusione della

Riforma protestante nel XV secolo- l’Europa attraversò una fase di ristagno geopolitico.

Il baricentro del potere si spostò verso est quando Roma perse la sua posizione di

preminenza in favore di Costantinopoli. India e Cina godettero di una lunga fase di

crescita economica; nel Seicento i due imperi producevano metà della ricchezza

globale. Contemporaneamente, la civiltà islamica fioriva sotto la leadership di arabi,

turchi e persiani. I mori provenienti dal Nord Africa avviarono la conquista della

penisola iberica, in seguito gli ottomani fondarono un califfato islamico che

abbracciava il bacino del Mediterraneo e conquistarono gran parte della penisola

balcanica.

Tra il 1500 e il 1800 l’Europa da periferia arretrata, divenne la regione più avanzata del

mondo sorpassando in termini economici e militari gli ottomani, la Cina e l’India. Gli

europei, insieme ai loro discendenti nordamericani, giunsero a dominare la politica

mondiale del XIX secolo, estendendo la loro influenza imperialista su tutto il mondo.

L’ascesa dell’Europa è stata il prodotto della sua debolezza politica. Durante il Sacro

Romano Impero, imperatore, chiesa e nobiltà si contendevano il potere e la

competizione tra loro apriva spazi politici a nuovi attori. Questi nuovi soggetti erano

esponenti di una nascente classe media.

Le città europee divennero centri commerciali, fiorirono scambi e nacquero le banche.

La Riforma contribuì a rifondare il cristianesimo e a trasformare la politica dell’Europa

in quanto i conflitti nati dalle differenze religiose favorirono la tolleranza tra fedi

diverse e il pluralismo politico. Con la Rivoluzione industriale poi il sistema di governo

fondato su nobiltà e censo lasciò gradualmente spazio alla democrazia liberale.

L’urbanizzazione, la nascita di una classe media che rivendicava un potere politico, il

pluralismo religioso e la nascita dello stato-nazione democratico furono le

fondamentali trasformazioni socioeconomiche che promossero l’ascesa dell’Occidente

e il suo primato militare ed economico.

Mentre il Sacro Romano Impero (962-1806) muoveva i suoi primi passi, si ebbero tre

sviluppi che crearono un contesto favorevole alla futura ascesa dell’Europa. Per primo

il collasso dell’Impero carolingio nel 888 che diede avvio al periodo feudale; secondo,

la competizione tra imperatore e papa e le divisioni della Chiesa che indebolirono

l’autorità di entrambi e terzo, la crescita del commercio e l’ascesa della borghesia.

Questi tre sviluppi determinarono la proliferazione delle città tra cui si stabilirono

alleanza commerciali, politiche e militari a scapito degli obblighi di fedeltà nei

confronti di impero e chiesa.

Durante l’epoca carolingia l’ordine imperiale era garantito dalla rotazione dei

funzionari e dalla cavalleria pesante, due strutture controllate direttamente

dall’imperatore. Dopo il collasso del regno carolingio, al momento della fondazione del

Sacro Romano Impero sotto Ottone I, incoronato nel 962 nacque il vassallaggio: la

terra che era dapprima nelle mani del sovrano, passò in quelle della nobiltà divenendo

un diritto ereditario.

Le lotte di potere tra imperatori e papi contribuirono alla frammentazione politica

dell’Europa. Durante il X secolo l’autorità imperiale si trovava in una posizione di forza

in cui l’imperatore nominava i papi. Le tensioni tra stato e chiesa montarono verso la

fine del XIII secolo quando i re di Francia e Inghilterra iniziarono a imporre tasse ai

membri del clero. L’influenza dei sovrani francesi sulla chiesa aumentò a partire dal

1305 con Clemente V che decise di trasferire la sede del papato ad Avignone. Nel

1054 il mondo cristiano si divise tra Chiesa cattolica romana e Chiesa greco-ortodossa.

Le lotte di potere nella Chiesa cattolica accelerarono l’indebolimento del papato.

Dopo la morte nel 1378 di Gregorio XI vi furono discordie sulla sede del papato.

Il declino dell’autorità del papato e dell’impero fu in entrambi i casi accelerato

dall’espansione del commercio e dalla conseguente proliferazione delle città, che fu

particolarmente rapida tra il X e il XIII secolo.

La crescita delle città e l’ascesa della nascente borghesia proiettarono l’Europa verso

l’età moderna. Il declino dell’autorità imperiale ed ecclesiastica aprì il campo a nuovi

attori politici ed economici:gli abitanti delle città.

Il divario fra città e campagna fu probabilmente la linea di frattura decisiva

nell’Europa della prima era moderna. Le città emersero come principale motore del

progresso grazie a mercanti e artigiani

Le città non producevano solo ricchezza, ma anche cultura e innovazione e ciò portò

all’Umanesimo e con la stampa l’alfabetizzazione aumentò nella città.

Le città si differenziavano dalle campagne anche per le alleanze orizzontali che si

formavano tra diversi centri urbani e tra le leghe commerciali.

Il ruolo cruciale delle città nella trasformazione della mappa commerciale e politica

europea fu evidente in Germania, dove il declino del potere imperiale ed ecclesiastico

portò allo sviluppo delle aree urbane e l’ascesa della borghesia.

In Inghilterra feudatari e mercanti cooperavano spesso e così le relazioni economiche

si trasformarono in relazioni politiche.

In Francia le città erano meno numerose e qui la borghesia strinse frequenti alleanze

con la monarchia così i ricchi borghesi acquisirono cariche nobiliari.

Il caso italiano fu differente in quanto i centri urbani mantennero in genere governi

aristocratici; le leghe cittadine che nacquero nell’Europa del Nord, non si formarono in

Italia negando ai mercanti locali i vantaggi associati alle alleanze commerciali, questo

spiega anche perché in Italia non si sia diffusa la Riforma e perché la liberalizzazione

politica seguì un processo più lento.

L’ascesa dell’Europa fu favorita anche dalla Riforma che si fondava sull’impatto

sociale dell’espansione del commercio e dell’urbanizzazione. Il dissenso religioso prese

piede più rapidamente tra i ranghi della borghesia istruita favorendo la liberalizzazione

politica.

Il movimento protestante e il suo scontro con il cattolicesimo ebbero tre conseguenze

irreversibili:

la Riforma pose le basi per il progresso intellettuale dell’Illuminismo esponendo la

religione a critiche ideologiche, morali e razionali; in secondo luogo il protestantesimo

si rivelò un nuovo fattore di coesione in quanto le comunità protestanti formarono

alleanze strategiche; in terzo luogo, decenni di guerre di religione rafforzarono la

tolleranza religiosa e il pluralismo politico perché il costo dei conflitti armati costrinse

gli stati ad aumentare il prelievo fiscale estraendo risorse dai propri sudditi, i sovrani

diedero in cambio influenza politica.

In sostanza Lutero contestò la teologia e i riti della Chiesa Cattolica opponendosi a uno

dei fondamenti del Cattolicesimo, cioè che la Chiesa fosse un intermediario

insostituibile tra l’uomo e il divino. Sosteneva invece che attraverso la fede e la

preghiera l’individuo potesse stabilire una relazione diretta con Dio. Tradusse la Bibbia

in tedesco rendendola accessibile a tutti.

Incoraggiati dal successo di Lutero, molti elaborarono varianti al protestantesimo come

Zwingli a Zurigo e Calvino in Francia.

La diffusione della Riforma ricalcava anche il divario socioeconomico tra città e

campagna. Le regioni settentrionali e occidentali d’Europa, più urbanizzate e attive nel

commercio, adottarono il protestantesimo; le regioni meridionali e orientali, perlopiù

rurali, restarono cattoliche.

La borghesia emergente fu la “fanteria” della Riforma; generalmente chiesa,

monarchia e nobiltà, si ritrovarono alleate contro la Riforma per conservare lo status

quo, tuttavia in alcune occasioni, re e nobili, si schierarono con il movimento

protestante per i loro interessi.

Il ruolo storico dell’Italia come sede del pontificato costituì un ostacolo naturale

all’espansione della Riforma; furono fondamentali per la diffusione della Riforma le

università e la stampa; in Italia i centri urbani erano più antichi e vi predominava la

nobiltà; questi erano grandi e capaci di difendersi da soli per cui non stipularono

alleanze come in Europa.

In Francia nemmeno si diffuse il Protestantesimo; nella penisola iberica nemmeno.

L’espansione del commercio diede origine a nuove reti di mercanti e professionisti; la

Riforma rese queste reti più solide e radicate. Indebolì le istituzioni tradizionali e le

successioni dinastiche.

I dissensi religiosi ben presto si trasformarono in massacri. Fu la Pace di Augusta a

portare una tolleranza religiosa. Garantì a ogni principe tedesco la possibilità di

scegliere se nei suoi domini si dovesse praticare il luteranesimo; agli individui con

orientamenti religiosi differenti fu permesso di trasferirsi altrove, tuttavia solo il

luteranesimo era stato legittimato mentre le altre professioni restavano eretiche. La

conciliazione tra cristiani e protestanti fu comunque un processo lento e in Germania

fu particolarmente lungo e sanguinoso.

Nel 1618 la scintilla che inescò la Guerra dei Trent’anni fu il tentativo di Ferdinando II

di imporre il cattolicesimo in Boemia aggravando la rivolta protestante. Filippo IV di

Spagna inviò le sue truppe in Germania, invece olandesi, danesi, svedesi e francesi

entrarono in guerra a fianco dei protestanti. Quando la Guerra giunse al termine con la

Pace di Vestfalia nel 1648 la Germania era stremata; questa pace introdusse due

nuovi elementi rispetto alla precedente, che avrebbero definito l’Europa moderna:

legalizzò e codificò la pratica del pluralismo religioso tra i cristiani; in secondo luogo

formalizzò la devoluzione del potere politico da monarchia, nobiltà e clero in stati

nazionali. Ciascun governo doveva essere libero e avere piena sovranità territoriale; le

relazioni tra gli stati sarebbero state il prodotto degli ordinamenti. Per gli storici ciò

segnò le fondamenta del moderno sistema internazionale affermando il concetto di

sovranità territoriale e indicando nella diplomazia e nell’equilibrio di potenza la via per

preservare stabilità e ordine nelle relazioni tra stati.

In Svizzera gli insegnamenti di Zwingli si propagarono in fretta in molti cantoni, la

costituzione del 1848 garantì la piena libertà di culto.

In Francia il protestantesimo si diffuse con gli ugonotti e portò a molte guerre, queste

terminarono nel 1598 con l’Editto di Nantes ma Luigi XIV lo revocò nel 1685.

Nei Paesi Bassi invece il protestantesimo si diffuse ma con Filippo II di Spagna il

paese rimase cattolico, solo alla fine del ‘500 dopo lotte contro gli spagnoli, gli

olandesi ottennero indipendenza.

In Inghilterra l’intreccio tra Riforma e sviluppo del commercio produsse la prima

monarchia costituzionale europea. La Riforma fu promossa dall’alto; Enrico VIII ruppe i

rapporti con Roma e sancì la nascita della Chiesa Anglicana, cattolica relativamente

alla struttura gerarchica, ma calvinista nella dottrina. Il sovrano era

contemporaneamente capo dello stato e della chiesa.

Il passaggio dalla dinastia Tudor agli Stuart nel 1603 aprì le porte a un dissenso

politico e religioso intenso; il Parlamento era ancora consultivo per cui il sovrano

poteva scioglierlo a piacimento, ma il bisogno di entrate fiscali rappresentò l’occasione

per il Parlamento di opporsi al potere monarchico. Durante il regno di Carlo ci furono

forti scontri.

Le ribellioni di scozzesi e irlandesi costrinsero il re e il Parlamento mobilitarono

l’esercito, le regioni settentrionali aristocratiche sostennero il re, quelle meridionali più

urbanizzate, sostennero il Parlamento. I parlamentari vinsero e Carlo fu decapitato.

Nel periodo seguente Cromwell , comandante delle truppe parlamentari, instaurò una

dittatura militare finchè tornò in Inghilterra la monarchia con Carlo II, ma le tensioni

riemersero con il successivo re, Giacomo II, che voleva riaffermare il cattolicesimo.

Chiesa anglicana, parlamentari e aristocrazia protestante spodestarono il re guidati

dall’olandese Guglielmo d’Orange, sposato con a figlia del re inglese. La “Gloriosa

Rivoluzione” sancì la tolleranza religiosa, il Parlamento promulgò il Toleration Act.

L’Inghilterra era così giunta alla monarchia costituzionale promuovendo l’avanzamento

del pluralismo sia religioso che politico.

Beneficiari di ciò furono soprattutto i borghesi rappresentati in parlamento dalla

Camera dei Comuni. Quest’accelerazione portò alla Rivoluzione Industriale e alla pax

britannica.

Capitolo 3 - L’ULTIMA SVOLTA COME L’OCCIDENTE ECLISSO’ IL RESTO DEL

MONDO.

Lo sviluppo dell’egemonia occidentale sul resto del mondo fu dovuta anche alle

mancanze di determinati fattori negli altri paesi. La centralizzazione politica infatti

frenò il dinamismo socioeconomico che era avvenuto in Europa. Le innovazioni in tutti

i campi permisero al’Europa di controllare man mano, direttamente e indirettamente,

ogni angolo del pianeta.

L’Impero Ottomano dopo il 1500 mantenne un controllo centralizzato impedendo

l’emersione di centri autonomi; questo controllo spiega perché le regioni ottomane

non conobbero una Riforma islamica come la Riforma protestante in Europa.

Importante è la differenza tra cristianesimo e islam nel concepire la relazione tra

religione e politica. Il cristianesimo è una religione fondata sulla fede, non sul diritto e

sulla politica. Al contrario l’Islam è una religione fondata, oltre che sulla fede, sulla

legge, in cui nn c’è distinzione tra ambito spirituale e temporale. Il sultano ottomano

era contemporaneamente papa e imperatore perciò mercanti, artigiani ed elite urbana

in cerca di autonomia faticarono a scorgere nella struttura istituzionale delle crepe in

cui insinuarsi.

Il sultano e la sua corte rafforzarono il carattere verticale della propria autorità

adottando strategie di governo efficaci nel neutralizzare lo sviluppo di centri alternativi

di ricchezza e potere.

Nell’estesa periferia dell’impero, le elite locali furono cooptate nell’apparato statale

con il quale strinsero un rapporto di collaborazione. Il sistema del millet consentiva alle

comunità non musulmane di conservare le proprie istituzioni religiose e politiche,

incorporandole nel sistema gerarchico dell’impero. I leader di queste minoranze

fungevano da intermediari tra le autorità imperiali e le proprie comunità locali. Il

sultano consolidò ulteriormente il proprio potere formando un esercito personale (i

giannizzeri) nei cui ranghi militavano giovani di famiglia cristiana. Questa guardia

imperiale si trasformò ben presto in un’istituzione ereditaria che rappresentava un

contropotere, perciò Mahmud II sciolse questa guardia.

La stretta concentrazione del potere era anche economica, i prezzi e gli scambi erano

controllati da funzionari imperiali pertanto i mercanti non riuscirono ad accumulare

ricchezze.

La centralizzazione impedì l’alfabetizzazione e l’influenza degli ulema restrinse il

campo della ricerca alla sola teologia.

Da un punto di vista religioso la scissione tra sunniti e sciiti avrebbe potuto

determinare del fermento, infatti la spaccatura per la leadership della comunità

islamica causa ancora oggi non poche battaglie, ma l’Impero Ottomano di fondava su

una concezione fede-politica diversa da quella europea. In Europa l’influenza della

Chiesa Cattolica sul potere temporale dipendeva dall’omogeneità religiosa dove il

dissenso era una minaccia; nell’Impero Ottomano l’eterodossia era meno minacciosa. I

primi artefici delle istituzioni ottomane erano flessibili alla diversità religiosa; solo dopo

il ‘700 con gli scontri in Persia il divario tra sunniti e sciiti pose un’omogeneità che

però si tradusse in un’inerzia non solo religiosa ma anche sociale, politica ed

economica.

Nonostante le misure adottare l’Impero dovette sostenere costosi conflitti e rivolgersi

alle elite economiche per avere maggiori entrate, ma in questo caso non c’era una

classe borghese per cui si procedette con la tassazione sulla produzione agricola.

Istanbul concesse i diritti di proprietà ai notabili locali garantendo un incarico a vita da

esattori fiscali. La classe proprietaria dunque permetteva le entrate ma restava leale al

sultano; anche questi però con il tempo accrebbero il loro potere su base locale e

dunque l’Impero si avviò al collasso.

A quel punto troppo legati alla tradizionale struttura gerarchica per apportare riforme

e con un centro troppo debole per conservare l’integrità imperiale, l’atrofia politica

favorì l’inerzia causando il collasso e l’ascesa dell’Occidente.

All’inizio dell’era moderna la Cina era ben attrezzata per tenere il passo della

performance economica europea. Rispetto all’Europa aveva vantaggi nel campo

dell’irrigazione e delle tecnologie tessil e possedeva un sistema commerciale più

sviluppato.

I principali ostacoli furono le istituzioni gerarchiche dell’impero. La società burocratica

copre tutta la società cinese con un unico strato superiore. I mandarini avevano il

monopolio del potere politico e inibivano l’accumulazione di ricchezze dei privati non

inseriti nell’apparato statale.

Nella società cinese i legami sociali orizzontali apparvero solo nel XX secolo. La

maggior parte della popolazione cinese viveva nelle aree rurali senza sviluppare la

forza politica per contrastare il potere dello stato.

La relativa stabilità geopolitica della Cina la rese immune dagli oneri fiscali associati

alle frequenti guerre che affliggevano gli stati europei. In Europa la rivalità geopolitica

tra le monarchie e le guerre di religione costrinsero gli stati a prelevare sempre più

risorse dalla popolazione spingendo i contribuenti a esigere in cambio un maggior

peso politico.

Data la scarsa domanda di capitale e la salda morsa del governo centrale, la Cina non

vide sviluppasi il sistema bancario. In Cina mancò dunque una classe media

benestante in grado di contrastare il potere delle istituzioni imperiali.

Nell’VIII secolo alcuni eserciti musulmani invasero l’India. L’assenza di un governo

centralizzato aveva stimolato una vivacità economica e intellettuale. Gli invasori

musulmani misero fine a questo periodo e al suo dinamismo economico. Il sultanato di

Delhi, fondato nel 1206 poggiava su un sistema di comando fortemente centralizzato.

Anche il commercio era sottoposto a un ferreo controllo. Le imposte agricole erano

fissate a una quota pari a metà del raccolto il che impedì l’accumulazione di ricchezze.

Nel 1526 Delhi cadde sotto l’impero musulmano Moghul che applicò un sistema

amministrativo simile a quello ottomano.

Ai burocrati dell’impero era permesso accumulare ricchezze, ma alla loro morte i beni

diventavano di proprietà del sovrano. L’impero Moghul cominciò a traballare nel 700.

Quindi anche l’India possedeva risorse e capitale per imporsi ma la rigida gerarchia

compromise la sua espansione.

Il Giappone uscì dal Medioevo con un ordine socioeconomico simile a quello europeo

costituito da una moltitudine di entità politiche non integrate in uno stato unitario; si

crearono dunque province indipendenti e potenti che diedero vita a reciproche

relazioni orizzontali.

Gli sviluppi politici ed economici che questo intreccio avrebbe potuto alimentare

furono arrestati nel Cinquecento dalla guerra civile tra baroni locali. Nel corso del

Seicento i Samurai- piccola aristocrazia guerriera- approfittarono del caos per stabilire

il controllo sul Giappone riducendo l’autonomia dell’elite economiche emergenti;

dominarono fino alla metà dell’800.

Quest’epoca, conosciuta come periodo Tokugawa, fu governata dallo shogun che

esigeva assoluta lealtà dai “daymo”, vertice di samurai che amministravano le

province, i quali erano indipendenti.

Durante questo periodo si espansero il commercio e l’urbanizzazione, ma la natura

gerarchica e l’isolamento frenarono espansione e scambi esteri. L’isolamento si

concluse nella seconda metà dell’800 con l’arrivo dei commercianti europei e

americani.

Dal 1868 ci fu la restaurazione dei Meiji che avviò una liberalizzazione politica ed

economica favorendo la classe di mercanti già più ricca dei samurai, modernizzando il

Giappone.

Quando l’Europa cominciò la sua ascesa, i principali centri di potere mondiale avevano

scarsi contatti tra loro. Ciascun impero aveva una propria zona d’influenza con

specifiche istituzioni e pratiche. Con l’avanzare della superiorità economica e militare

europea, le grandi potenze controllavano la maggior parte del globo. Esportarono la

concezione europea di politica, economia, valori e istituzioni.

L’Occidente diventò globale in tre fasi. Tra il 1648 e il 1815, dalla pace di Vestfalia al

Concerto europeo furono istituite le pratiche e le istituzioni dell’ordine europeo.

La Pace di Vestfalia codificò i principi fondamentali dell’ordine europeo i cui elementi

erano: sovranità territoriale ed eguaglianza giuridica degli stati; leggi e consuetudini

che regolavano la diplomazia, i commerci, le guerre e ei trattati di pace; l’equilibrio di

potenza come mezzo riconosciuto per preservare la stabilità internazionale. Nel XV

secolo esploratori e commercianti diffusero questi principi nelle terre lontane. Le idee

politiche europee furono esportate nel Nuovo Mondo.

Tra il 1815 e il 1914, l’era della pax britannica, si impose l’imperialismo.

Nel corso del XVIII secolo i progressi dell’ingegneria navale permisero all’Europa di

consolidare il proprio dominio marittimo e nel secolo successivo ad allargarsi in Africa,

India e Asia orientale.

L’ascesa europea fu resa possibile anche dalla diplomazia con il Concerto europeo.

Sotto di esso Gran Bretagna, Russia, Prussia, Austria e Francia, gestirono l’equilibrio di

potenza in Europa e nel mondo. Modifiche allo status quo potevano essere fatte solo in

modo consensuale; per risolvere le crisi si ricorreva ai congressi e zone cuscinetto,

aree neutrali e zone di influenza, servivano a mitigare le rivalità geopolitiche. Questo

garantì la stabilità nel continente favorendo l’espansione estera. In particolare la Gran

Bretagna aveva il predominio indiscusso sui mari in quanto aveva una forte flotta e

basava ala sua politica commerciale sul libero scambio.

Verso la fine del secolo Germania e Usa divennero potenze imperiali contribuendo alla

diffusione di principi europei quali l’abolizione della schiavitù, la diffusione del

cristianesimo e la civilizzazione occidentale. L’Occidente stava così rimodellando il

mondo a sua immagine.

L’India cadde sotto l’egemonia inglese acquisendo consuetudini diplomatiche e

commerciali occidentali; anche l’Impero Ottomano e la Cina man mano si

occidentalizzarono; in Cina gli occidentali investirono in banche, ferrovie, porti e si

inserirono nella burocrazia. Il Giappone conservò l’autonomia ma si aprì al commercio

estero.

L’era della pax americana iniziò dopo la Seconda guerra mondiale con la sostituzione

all’egemonia europea degli Usa. Le nazioni europee sfinite dalla guerra persero il

primato; anche i domini imperialisti cessarono a causa di movimenti indipendentisti e

nazionalisti.

Gli Usa avevano già da tempo voluto che l’Europa cessasse con l’imperialismo per

favorire l’autodeterminazione e la democrazia. Divenuti leader dell’Occidente, gli Usa

operarono una revisione delle norme costitutive: smantellarono gli imperi coloniali;

esportarono la democrazia.

Washington lanciò il piano Marshall per rimettere in sesto l’economia e la politica

europea.

Furono eliminati nazionalismo e protezionismo a favore di un sistema commerciale e

finanziario aperto, gestito da un insieme di istituzioni internazionali.

Europa e Usa crearono il primo ordine globale della storia dove potenza e forza

ideologica dell’Occidente rappresentavano due elementi inseparabili.

La Guerra Fredda portò a una divisione del sistema internazionale in due blocchi, ma

gli usa consolidarono le loro alleanze e quando l’Urss collassò si annunciò il trionfo

definitivo dell’Occidente. I paesi furono integrati nell’ordine occidentale di Usa ed

Europa unite in istituzioni globali e regionali quali la Nato. La via occidentale si era

globalizzata da un punto di vista economico in Africa, Asia e America Latina e

sembrava fosse giunta la fine della storia.

Capitolo 4 - LA PROSSIMA SVOLTA L’ASCESA DEL RESTO DEL MONDO.

All’inizio del XXI secolo gli Stati Uniti manifestavano un forte senso di soddisfazione e

arroganza. Gli attacchi dell’11 settembre, le guerre in Iraq e Afghanistan, la crisi

finanziaria globale e una polarizzazione politica, avevano gettato un’ombra tetra sugli

Usa. Anche l’Europa non se la passava bene con una crescita economica stagnante, la

vulnerabilità del’eurozona e le divisioni politiche dell’Ue. Al termine della presidenza

Bush si proclamava la nascita di un “mondo post-americano” e un “secolo asiatico”.

Mettendo a confronto le cinque maggiori economie mondiali del 2010 con le future

posizioni che queste avranno nel 2050 vediamo che nel 2010 le maggiori potenze

sono occidentali, mentre nel 2050 il primato sarà della Cina e resterà nei posti più alti

solo gli Stati uniti.

La Cina è già diventata la seconda economia del pianeta perché ha utilizzato parte del

proprio surplus commerciale per creare fondi sovrani con i quali il governo opera

investimenti strategici in tutto il mondo. All’inizio del 2011 il debito pubblico

americano raggiungeva i 14 mila miliardi di dollari. Mentre il debito degli Stati uniti

cresceva, la Cina diventava il principale acquirente estero dei titoli di stato americani.

Le impressionanti prospettive di crescita di Cina, India ed altri paesi si basano anche

sui fattori demografici; la popolazione occidentale rappresenta il 20% della

popolazione mondiale. Gli Usa resistono grazie all’immigrazione e ai buoni tassi di

natalità, ma in Europa la crescita è zero, mentre Cina e India hanno una significativa

forza lavoro.

Il capitale intellettuale si sposterà dal centro alla periferia del sistema globale infatti gli

Stati Uniti possiedono ancora il miglior sistema universitario del mondo, ma molti

studenti sono stranieri e praticano poi nel loro paese di origine.

Al contrario la supremazia militare occidentale si è rafforzata dopo l’11 settembre

negli Usa, ma il fondamento del potere militare è la forza economica e quindi se

questa si ridistribuisce, lo stesso accadrà con la forza militare, inoltre i paesi emergenti

stanno facendo progressi nei settori della tecnologia militare.

Fin dalla Seconda guerra mondiale gli Usa e i loro alleati mantengono una superiorità

nei mari del Nordest asiatico, ma ad oggi la modernizzazione della flotta cinese

potrebbe mettere in discussione questa superiorità; nell’Oceano Indiano invece l’India

sta investendo grandi risorse per la propria marina militare, infatti gli Usa hanno

stretto con il paese una partnership strategica per contrastare l’ascesa della Cina, ma

il posizionamento geopolitico dell’India nn è certo.

Sembra dunque che gli Stati Unti siano sul punto di seguire le orme della Gran

Bretagna, precedentemente prima potenza mondiale.

Capitolo 5 - LE ALTERNATIVE ALLA VIA OCCIDENTALE.

Per il senso comune i paesi non occidentali che si modernizzano seguiranno comunque

la via occidentale di industrializzazione e democrazia. Secondo questo testo invece si

affermeranno molteplici versioni di modernità L’Occidente infatti si affermò attraverso

un percorso peculiare che non riguarda paesi come la Cina e l’India o la Russia in cui

vige una cultura comunitaria e paternalista. Durante il Medioevo infatti in Europa la

borghesia si sottrasse ai poteri centrali, ma oggi paesi emergenti come la Cina si

preoccupano di arricchire i propri cittadini evitando di creare poteri di dissenso allo

Stato.

La recente crisi finanziaria ha inoltre dimostrato che governi centralizzati resistono

meglio rispetto a quelli democratici.

Le odierne potenze in ascesa piuttosto ch contrastare e reprimere la classe media in

espansione, la incorporano nell’organizzazione statale allevando una classe borghese

che preserva lo status quo e assicurandosi così la legittimità. Si sono affermate tre

varianti di autocrazia.

L’autocrazia comunitaria si fonda sull’alleanza tra il settore privato e l’apparato

statale. Entrambe le parti ottengono ciò che vogliono: la classe media si assicura il

benessere, il partito dominante invece il mantenimento del potere.

Un’autocrazia comunitaria ha successo quando è in grado di distribuire benefici in

una società che preferisce stabilità e progresso economico alla libertà personale.

L’esempio più tipico è rappresentato dalla Cina.

La Cina è destinata a diventare una delle potenze guida mondiali nei prossimi due

decenni e potrebbe essere d’esempio per molti paesi. Continuando a ottenere tassi di

crescita economica e stabilità politica, il suo modello di autocrazia capitalista sarà

alternativo alla democrazia liberale.

A partire dal 1978, Xiaoping, successore di Mao, portò il Partito Comunista cinese (Pcc)

verso l’economia di mercato; fino al 2002 l’economia cinese crebbe di oltre otto volte

e ad oggi cresce cinque volte in più economicamente rispetto all’Occidente

consentendo a 400 milioni di cinesi di sottrarsi alla povertà.

Da molto tempo la società cinese privilegia la stabilità e il benessere della comunità

contro i guadagni personali del liberalismo occidentale.

La distribuzione dii ricchezze non riguarda solo la borghesia, ma soprattutto i contadini

che furono così favorevoli alla privatizzazione delle terre.

Gli imprenditori cinesi hanno tratto benefici dall’introduzione del libero mercato e

anche se ci sono disuguaglianze sociali, l’87 per cento dei cittadini cinesi è contento

del proprio paese.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Giornalismo internazionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: Nessuno controlla il mondo, Kupchan. Spiega dettagliatamente come l'Europa e gli Stati Uniti hanno dato forma al mondo moderno, quali sono state le trasformazioni e come l'occidente è stato artefice dell'ordine globale. In particolare si tengono a precisare i caratteri storici di questa evoluzione dal collasso dell'Unione Sovietica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Professioni dell'editoria e del giornalismo
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ladycroft17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Giornalismo internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Benotti Mario.

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