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Introduzione

Negli ultimi duecento anni, Europa e Stati Uniti hanno dato forma al mondo moderno. L'Occidente è stato artefice e amministratore dell'ordine globale che cominciò a emergere nel XIX secolo. Con il collasso dell'Unione Sovietica alla fine del XX secolo, la via occidentale sembrava aver prevalso. Ma questa supremazia si avvia al tramonto; infatti, il potere sarà distribuito in modo più ampio su tutto il globo.

Il testo affronta il tema della lotta ideologica e politica che si produrrà con l'affermazione di Cina, India, Brasile e altri stati in via di sviluppo, sostenendo che il mondo non apparterrà a nessuno in modo esclusivo, in quanto sarà multipolare e politicamente plurale.

Capitolo 1 – La svolta

Nel 1941, Roosevelt e Churchill tennero una serie di colloqui segreti per definire un piano per il mondo post-guerra, delineando così la Carta Atlantica fondata su autodeterminazione, libero scambio e disarmo. Gli Stati Uniti condussero le democrazie atlantiche alla vittoria della Seconda guerra mondiale. Da allora sono stati il perno fondamentale dell'ordine liberale che si impose sul blocco comunista e vinse la Guerra Fredda.

Alla fine del XX secolo, si sosteneva che la storia fosse giunta alla fine; infatti, con il collasso dell'URSS, democrazia e capitalismo si diffusero rapidamente, la cosiddetta via occidentale. Nel dicembre del 2009, a Copenaghen, si riunirono i leader mondiali per stipulare un accordo sulle emissioni inquinanti e ne risultò che le potenze emergenti avevano dominato le trattative, mentre i partner europei degli Stati Uniti erano rimasti fuori dai giochi.

L'egemonia dell'Occidente non sta svanendo solo in campo materiale, ma anche in quello ideologico. Questo deriva soprattutto da una governance debole e traballante che ha pervaso il mondo industrializzato. Tra il 1500 e il 1800, il baricentro del potere mondiale si è spostato dall'Asia e dal bacino del Mediterraneo prima verso l'Europa e poi, a partire dal tardo XIX secolo, verso l'America del Nord. L'Asia orientale si è consacrata come favorita a raccogliere lo scettro della leadership globale.

Il sistema internazionale che sta sorgendo sarà costituito da numerosi centri di potere indipendenti e da molteplici versioni della modernità. La sfida per l'Occidente e i paesi in ascesa sarà gestire la svolta globale e concepire un approdo pacifico al mondo nuovo. Questo saggio mette in luce come l'ascesa di nuove potenze cambierà politica, arte di governare, pace, guerra e commercio.

L'ascesa dell'Occidente è stata segnata dal fermento socioeconomico avvenuto in Europa, che si è poi diffuso nell'America del Nord tramite gli emigranti che si stabilirono nel Mondo Nuovo. A partire da quel momento, America ed Europa forgiarono l'ordinamento politico occidentale su democrazia liberale, capitalismo industriale e nazionalismo laico.

Ordinamenti più rigidi e gerarchici come l'Impero Ottomano, l'India, la Cina e il Giappone impedirono le trasformazioni che invece portarono all'ascesa di Europa e America del Nord. L'Occidente cercò di rendere universali i valori e le istituzioni che i paesi di cui si componeva avevano adottato, ma l'ascesa dell'Occidente non è stata il prodotto di una superiorità; piuttosto è stata determinata da situazioni contingenti.

Oggi, il processo di modernizzazione si svolge in un contesto globale profondamente diverso. Nel corso dell'ascesa dell'Occidente, la classe media fu il principale attore del cambiamento. Oggi, la classe media cinese è un baluardo dello status quo e non un fattore di innovazione politica.

Il modello occidentale non sarà universale per due ragioni: la tempistica, in quanto lo spostamento del baricentro del mondo sta accelerando e ci si attende che l'economia cinese supererà quella americana entro quindici anni; al contrario, la diffusione della democrazia sarà graduale. La democratizzazione non significa occidentalizzazione; ovvero, anche se si diffonderà la democrazia, questa non è detto che sarà alla maniera occidentale.

Questo libro ha due obiettivi principali. Il primo è di tipo analitico: esplora le cause e le conseguenze della prima svolta globale. Il secondo obiettivo è di tipo normativo: traccia i passi che l'Occidente dovrà compiere per adattarsi al mondo del XX secolo.

Capitolo 2 - L'ascesa dell'Occidente

Per circa mille anni, dal collasso dell'Impero Romano nel V secolo alla diffusione della Riforma protestante nel XV secolo, l'Europa attraversò una fase di ristagno geopolitico. Il baricentro del potere si spostò verso est quando Roma perse la sua posizione di preminenza in favore di Costantinopoli.

India e Cina godettero di una lunga fase di crescita economica; nel Seicento, i due imperi producevano metà della ricchezza globale. Contemporaneamente, la civiltà islamica fioriva sotto la leadership di arabi, turchi e persiani. I mori, provenienti dal Nord Africa, avviarono la conquista della penisola iberica; in seguito, gli ottomani fondarono un califfato islamico che abbracciava il bacino del Mediterraneo e conquistarono gran parte della penisola balcanica.

Tra il 1500 e il 1800, l'Europa, da periferia arretrata, divenne la regione più avanzata del mondo, sorpassando in termini economici e militari gli ottomani, la Cina e l'India. Gli europei, insieme ai loro discendenti nordamericani, giunsero a dominare la politica mondiale del XIX secolo, estendendo la loro influenza imperialista su tutto il mondo.

L'ascesa dell'Europa è stata il prodotto della sua debolezza politica. Durante il Sacro Romano Impero, imperatore, chiesa e nobiltà si contendevano il potere e la competizione tra loro apriva spazi politici a nuovi attori. Questi nuovi soggetti erano esponenti di una nascente classe media. Le città europee divennero centri commerciali, fiorirono scambi e nacquero le banche. La Riforma contribuì a rifondare il cristianesimo e a trasformare la politica dell'Europa, in quanto i conflitti nati dalle differenze religiose favorirono la tolleranza tra fedi diverse e il pluralismo politico.

Con la Rivoluzione industriale, poi, il sistema di governo fondato su nobiltà e censo lasciò gradualmente spazio alla democrazia liberale. L'urbanizzazione, la nascita di una classe media che rivendicava un potere politico, il pluralismo religioso e la nascita dello stato-nazione democratico furono le fondamentali trasformazioni socioeconomiche che promossero l'ascesa dell'Occidente e il suo primato militare ed economico.

Mentre il Sacro Romano Impero (962-1806) muoveva i suoi primi passi, si ebbero tre sviluppi che crearono un contesto favorevole alla futura ascesa dell'Europa. Per primo, il collasso dell'Impero carolingio nel 888 che diede avvio al periodo feudale; secondo, la competizione tra imperatore e papa e le divisioni della Chiesa che indebolirono l'autorità di entrambi e, terzo, la crescita del commercio e l'ascesa della borghesia. Questi tre sviluppi determinarono la proliferazione delle città tra cui si stabilirono alleanza commerciali, politiche e militari a scapito degli obblighi di fedeltà nei confronti di impero e chiesa.

Durante l'epoca carolingia, l'ordine imperiale era garantito dalla rotazione dei funzionari e dalla cavalleria pesante, due strutture controllate direttamente dall'imperatore. Dopo il collasso del regno carolingio, al momento della fondazione del Sacro Romano Impero sotto Ottone I, incoronato nel 962, nacque il vassallaggio: la terra, che era dapprima nelle mani del sovrano, passò in quelle della nobiltà, divenendo un diritto ereditario.

Le lotte di potere tra imperatori e papi contribuirono alla frammentazione politica dell'Europa. Durante il X secolo, l'autorità imperiale si trovava in una posizione di forza in cui l'imperatore nominava i papi. Le tensioni tra stato e chiesa montarono verso la fine del XIII secolo quando i re di Francia e Inghilterra iniziarono a imporre tasse ai membri del clero. L'influenza dei sovrani francesi sulla chiesa aumentò a partire dal 1305 con Clemente V che decise di trasferire la sede del papato ad Avignone. Nel 1054, il mondo cristiano si divise tra Chiesa cattolica romana e Chiesa greco-ortodossa. Le lotte di potere nella Chiesa cattolica accelerarono l'indebolimento del papato.

Dopo la morte nel 1378 di Gregorio XI, vi furono discordie sulla sede del papato. Il declino dell'autorità del papato e dell'impero fu in entrambi i casi accelerato dall'espansione del commercio e dalla conseguente proliferazione delle città, che fu particolarmente rapida tra il X e il XIII secolo.

La crescita delle città e l'ascesa della nascente borghesia proiettarono l'Europa verso l'età moderna. Il declino dell'autorità imperiale ed ecclesiastica aprì il campo a nuovi attori politici ed economici: gli abitanti delle città. Il divario fra città e campagna fu probabilmente la linea di frattura decisiva nell'Europa della prima era moderna. Le città emersero come principale motore del progresso grazie a mercanti e artigiani.

Le città non producevano solo ricchezza, ma anche cultura e innovazione e ciò portò all'Umanesimo e, con la stampa, l'alfabetizzazione aumentò nella città. Le città si differenziavano dalle campagne anche per le alleanze orizzontali che si formavano tra diversi centri urbani e tra le leghe commerciali.

Il ruolo cruciale delle città nella trasformazione della mappa commerciale e politica europea fu evidente in Germania, dove il declino del potere imperiale ed ecclesiastico portò allo sviluppo delle aree urbane e all'ascesa della borghesia. In Inghilterra feudatari e mercanti cooperavano spesso e così le relazioni economiche si trasformarono in relazioni politiche. In Francia, le città erano meno numerose e qui la borghesia strinse frequenti alleanze con la monarchia, così i ricchi borghesi acquisirono cariche nobiliari.

Il caso italiano fu differente in quanto i centri urbani mantennero in genere governi aristocratici; le leghe cittadine che nacquero nell'Europa del Nord, non si formarono in Italia, negando ai mercanti locali i vantaggi associati alle alleanze commerciali. Questo spiega anche perché in Italia non si sia diffusa la Riforma e perché la liberalizzazione politica seguì un processo più lento.

L'ascesa dell'Europa fu favorita anche dalla Riforma che si fondava sull'impatto sociale dell'espansione del commercio e dell'urbanizzazione. Il dissenso religioso prese piede più rapidamente tra i ranghi della borghesia istruita, favorendo la liberalizzazione politica. Il movimento protestante e il suo scontro con il cattolicesimo ebbero tre conseguenze irreversibili: la Riforma pose le basi per il progresso intellettuale dell'Illuminismo esponendo la religione a critiche ideologiche, morali e razionali; in secondo luogo, il protestantesimo si rivelò un nuovo fattore di coesione in quanto le comunità protestanti formarono alleanze strategiche; in terzo luogo, decenni di guerre di religione rafforzarono la tolleranza religiosa e il pluralismo politico, perché il costo dei conflitti armati costrinse gli stati ad aumentare il prelievo fiscale estraendo risorse dai propri sudditi, i sovrani diedero in cambio influenza politica.

In sostanza, Lutero contestò la teologia e i riti della Chiesa Cattolica opponendosi a uno dei fondamenti del Cattolicesimo, cioè che la Chiesa fosse un intermediario insostituibile tra l'uomo e il divino. Sosteneva invece che attraverso la fede e la preghiera l'individuo potesse stabilire una relazione diretta con Dio. Tradusse la Bibbia in tedesco rendendola accessibile a tutti. Incoraggiati dal successo di Lutero, molti elaborarono varianti al protestantesimo come Zwingli a Zurigo e Calvino in Francia.

La diffusione della Riforma ricalcava anche il divario socioeconomico tra città e campagna. Le regioni settentrionali e occidentali d'Europa, più urbanizzate e attive nel commercio, adottarono il protestantesimo; le regioni meridionali e orientali, perlopiù rurali, restarono cattoliche. La borghesia emergente fu la “fanteria” della Riforma; generalmente chiesa, monarchia e nobiltà si ritrovarono alleate contro la Riforma per conservare lo status quo, tuttavia in alcune occasioni, re e nobili si schierarono con il movimento protestante per i loro interessi.

Il ruolo storico dell'Italia come sede del pontificato costituì un ostacolo naturale all'espansione della Riforma; furono fondamentali per la diffusione della Riforma le università e la stampa; in Italia, i centri urbani erano più antichi e vi predominava la nobiltà; questi erano grandi e capaci di difendersi da soli, per cui non stipularono alleanze come in Europa. In Francia nemmeno si diffuse il Protestantesimo; nella penisola iberica nemmeno.

L'espansione del commercio diede origine a nuove reti di mercanti e professionisti; la Riforma rese queste reti più solide e radicate. Indebolì le istituzioni tradizionali e le successioni dinastiche. I dissensi religiosi ben presto si trasformarono in massacri. Fu la Pace di Augusta a portare una tolleranza religiosa. Garantì a ogni principe tedesco la possibilità di scegliere se nei suoi domini si dovesse praticare il luteranesimo; agli individui con orientamenti religiosi differenti fu permesso di trasferirsi altrove, tuttavia solo il luteranesimo era stato legittimato mentre le altre professioni restavano eretiche.

La conciliazione tra cristiani e protestanti fu comunque un processo lento e in Germania fu particolarmente lungo e sanguinoso. Nel 1618, la scintilla che innescò la Guerra dei Trent'anni fu il tentativo di Ferdinando II di imporre il cattolicesimo in Boemia, aggravando la rivolta protestante. Filippo IV di Spagna inviò le sue truppe in Germania; invece, olandesi, danesi, svedesi e francesi entrarono in guerra a fianco dei protestanti. Quando la Guerra giunse al termine con la Pace di Vestfalia nel 1648, la Germania era stremata; questa pace introdusse due nuovi elementi rispetto alla precedente, che avrebbero definito l'Europa moderna: legalizzò e codificò la pratica del pluralismo religioso tra i cristiani; in secondo luogo, formalizzò la devoluzione del potere politico da monarchia, nobiltà e clero in stati nazionali. Ciascun governo doveva essere libero e avere piena sovranità territoriale; le relazioni tra gli stati sarebbero state il prodotto degli ordinamenti. Per gli storici, ciò segnò le fondamenta del moderno sistema internazionale, affermando il concetto di sovranità territoriale e indicando nella diplomazia e nell'equilibrio di potenza la via per preservare stabilità e ordine nelle relazioni tra stati.

In Svizzera, gli insegnamenti di Zwingli si propagarono in fretta in molti cantoni; la costituzione del 1848 garantì la piena libertà di culto. In Francia, il protestantesimo si diffuse con gli ugonotti e portò a molte guerre, queste terminarono nel 1598 con l'Editto di Nantes, ma Luigi XIV lo revocò nel 1685. Nei Paesi Bassi, invece, il protestantesimo si diffuse, ma con Filippo II di Spagna il paese rimase cattolico. Solo alla fine del '500, dopo lotte contro gli spagnoli, gli olandesi ottennero indipendenza.

In Inghilterra, l'intreccio tra Riforma e sviluppo del commercio produsse la prima monarchia costituzionale europea. La Riforma fu promossa dall'alto; Enrico VIII ruppe i rapporti con Roma e sancì la nascita della Chiesa Anglicana, cattolica relativamente alla struttura gerarchica, ma calvinista nella dottrina. Il sovrano era contemporaneamente capo dello stato e della chiesa.

Il passaggio dalla dinastia Tudor agli Stuart nel 1603 aprì le porte a un dissenso politico e religioso intenso; il Parlamento era ancora consultivo, per cui il sovrano poteva scioglierlo a piacimento, ma il bisogno di entrate fiscali rappresentò l'occasione per il Parlamento di opporsi al potere monarchico. Durante il regno di Carlo, ci furono forti scontri. Le ribellioni di scozzesi e irlandesi costrinsero il re e il Parlamento mobilitarono l'esercito; le regioni settentrionali aristocratiche sostennero il re, quelle meridionali più urbanizzate sostennero il Parlamento. I parlamentari vinsero e Carlo fu decapitato.

Nel periodo seguente, Cromwell, comandante delle truppe parlamentari, instaurò una dittatura militare finché tornò in Inghilterra la monarchia con Carlo II, ma le tensioni riemersero con il successivo re, Giacomo II, che voleva riaffermare il cattolicesimo. Chiesa anglicana, parlamentari e aristocrazia protestante spodestarono il re guidati dall'olandese Guglielmo d'Orange, sposato con la figlia del re inglese. La “Gloriosa Rivoluzione” sancì la tolleranza religiosa, il Parlamento promulgò il Toleration Act. L'Inghilterra era così giunta alla monarchia costituzionale promuovendo l'avanzamento del pluralismo sia religioso che politico. Beneficiari di ciò furono soprattutto i borghesi rappresentati in parlamento dalla Camera dei Comuni. Quest'accelerazione portò alla Rivoluzione Industriale e alla pax britannica.

Capitolo 3 - L'ultima svolta: come l'Occidente eclissò il resto del mondo

Lo sviluppo dell'egemonia occidentale sul resto del mondo fu dovuta anche all'emancanza di determinati fattori negli altri paesi. La centralizzazione politica infatti frenò il dinamismo socioeconomico che era avvenuto in Europa. Le innovazioni in tutti i campi permisero all'Europa di controllare man mano, direttamente e indirettamente, il resto del mondo.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ladycroft17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Giornalismo internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Benotti Mario.
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