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Geografia economica

Sunto per l'esame di Geografia Economica, del prof. Guarneri, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dal docente, "Geografia dell'Economia Mondiale", Giuseppe Dematteis, Carlo Lanza, Ferruccio Nano, Alberto Vanolo.

Indice

  • Capitolo 1: Lo spazio geo-economico: territorio, regioni, reti
  • Capitolo 2: Il sistema mondo
  • Capitolo 3: Economia e ambiente naturale
  • Capitolo 4: Popolazione, lavoro, migrazioni, società, culture
  • Capitolo 5: Gli spazi agricoli
  • Capitolo 6: La produzione mineraria ed energetica
  • Capitolo 7: Le filiere industriali
  • Capitolo 8: I trasporti e le comunicazioni
  • Capitolo 9: Gli spazi del turismo
  • Capitolo 10: Le città, centri dell'economia
  • Capitolo 11: Le politiche dello sviluppo economico
  • Dispensa 1: Vademecum cartografico
  • Dispensa 2: Grafici e diagrammi

Capitolo 1: Lo spazio geo-economico: territorio, regioni, reti

1. Spazio geografico e spazio economico

La geografia non si occupa dei singoli oggetti (come fiumi, città, prodotti), ma si occupa delle relazioni che legano tra loro i vari oggetti. Ad esempio, il rapporto (o relazione) tra un fiume ed una città oppure il rapporto tra una città e un'altra. L'insieme di questi rapporti prende il nome di Spazio Geografico. Quindi, lo Spazio Geografico è l'artificio mentale che ci permette di mettere in relazione cose diverse tra loro in modo da conoscere ed interpretare il mondo.

Se all'interno dello spazio geografico consideriamo soltanto le relazioni che riguardano l'economica, allora otteniamo lo Spazio Economico. Lo Spazio Economico è una parte dello Spazio Geografico che considera soltanto le relazioni economiche tra i vari soggetti economici della terra.

Le relazioni di scambio e circolazione (di informazioni, di lavoro, di capitali, di persone) sono dette relazioni orizzontali o interazioni spaziali. Le relazioni tra i soggetti economici e le caratteristiche proprie dei diversi luoghi (clima, risorse minerarie, caratteri storico-culturali) sono dette relazioni verticali o ecologiche. Le relazioni orizzontali e le relazioni verticali interagiscono tra loro. Infatti, ogni fatto economico è il risultato di relazioni orizzontali e verticali. Ad esempio, affinché un porto si sviluppi, non bastano le sole caratteristiche naturali della zona costiera (relazioni verticali), ma occorre che sia anche il punto di arrivo e di partenza per forti traffici (relazioni orizzontali).

2. Struttura e organizzazione del territorio

Le strutture territoriali sono delle localizzazioni legate tra loro da specifiche relazioni orizzontali e da relazioni verticali con il territorio in cui risiedono (ad esempio, economia di piantagione, siderurgia, tecnopoli). A loro volta, le diverse strutture territoriali legate tra loro da relazioni orizzontali formano l'organizzazione territoriale (ad esempio la siderurgia fornisce leghe alle tecnopoli per la costruzione dei robot, le piantagioni forniscono prodotti alimentari ecc.).

La geografia economica studia le strutture territoriali e la loro organizzazione considerando soprattutto:

  • Le condizioni naturali dei luoghi;
  • Le condizioni ereditate dal passato come quelle materiali (città, vie di comunicazione ecc.), sociali, culturali ed economiche;
  • L'organizzazione attuale, cioè l'organizzazione sociale, politica, amministrativa ecc.

3. Il valore economico del territorio

Nelle società pre-mercantili e pre-industriali, il terreno non aveva un valore economico, cioè non era considerato come un bene che si potesse vendere o acquistare, ma era considerato come un mezzo indispensabile per la vita degli abitanti. In seguito, con lo sviluppo dei rapporti commerciali, il terreno (o suolo) non viene più considerato un bene di uso comune ma viene considerato come un bene che può essere acquistato da chi possiede il capitale in modo tale da incrementare il capitale stesso.

Questo processo segnò l'inizio della società capitalistica dove il terreno ha un valore di scambio. Il valore di scambio, inizialmente dipendeva dalla fertilità del suolo. In seguito, questo dipendeva dalla posizione del terreno (ad esempio, dalla maggiore o minore distanza dai mercati di sbocco dei prodotti agricoli). La scelta del tipo di coltivazione non dipendeva più dai bisogni della comunità locale, ma dipendeva dal valore commerciale della produzione.

Il capitalismo agrario, però, presentava dei limiti in quanto è impossibile produrre oltre una certa quota e inoltre il mercato dei prodotti agricoli si satura in fretta. Questi limiti non sono presenti nel capitalismo industriale dove la produttività del lavoro umano sembrava non avere limitazioni (infatti, poteva essere incrementata con le macchine) e, inoltre, la produzione industriale può soddisfare sempre nuovi consumi.

Dal punto di vista geografico, il sistema capitalistico-industriale concentrò lo sviluppo economico in pochi paesi e in poche aree centrali, mentre il resto dello spazio economico e dalla popolazione rimaneva più o meno arretrata. L'imprenditore capitalista, per ottenere maggiori profitti (massimizzare i profitti), deve impiegare al meglio i fattori produttivi in modo tale da ridurre i costi e, di conseguenza, aumentare i profitti.

I costi di produzione non sono uguali dappertutto quindi è importante la localizzazione dell'impresa. Se un'impresa utilizza grosse quantità di carbone, i costi saranno minori se la sua localizzazione è vicina alle miniere. Lo stesso vale per il lavoro: se un'impresa ha bisogno di lavoro specializzato, per ridurre i costi si localizzerà dove è più facile trovarli come, ad esempio, vicino ad aziende simili o a grandi città. Allo stesso modo, se un'impresa ha bisogno di manodopera non qualificata (non specializzata), localizzerà l'azienda in luoghi dove il costo del lavoro è inferiore (questo avviene attualmente tra Paesi del Nord e del Sud o con la Cina). Inoltre, l'impresa può ridurre i costi di produzione attraverso le cosiddette economie di scala. In questo caso, lavoro e macchine vengono concentrati in grossi stabilimenti e il lavoro viene diviso in tante operazioni ripetitive affidate a lavoratori diversi.

4. Economie esterne e infrastrutture

I vantaggi che l'imprenditore ottiene localizzando le sue attività economiche in determinati luoghi e a determinate condizioni ambientali prendono il nome di economie esterne o esternalità, in quanto sono effetti utili che si possono ricevere solo dall'esterno se l'impresa viene localizzata dove sono presenti certe condizioni (strade, porti, mercati ecc.). Fu l'economista Marshall (1980) ad indicare questi effetti utili territoriali con il termine di economie esterne, cioè un'utilità che l'impresa non produce direttamente ma che può utilizzare dall'esterno.

Le economie esterne possono essere naturali oppure possono derivare dall'attività umana. Le diseconomie esterne o esternalità negative si hanno quando una localizzazione si presenta dannosa per le imprese o per gli abitanti. Le economie di agglomerazione sono degli incrementi di produttività che le imprese realizzano concentrandosi in certe aree. La vicinanza di più imprese, infatti, permette la riduzione dei costi come, ad esempio, i costi di trasporto, di energia, le spese comuni ecc. Quindi, le imprese diminuiscono i costi e, di conseguenza, aumentano i propri profitti.

Le economie di agglomerazione sono solo una parte delle economie esterne dette di urbanizzazione, che derivano da:

  • Opere di urbanizzazione primaria (come strade, autostrade, fognature, acqua) che consentono l'insediamento delle imprese;
  • Facilità di scambi di merci;
  • Un mercato sempre più vasto, in quanto le imprese si concentrano in una determinata area ed aumenta la popolazione;
  • La presenza di servizi pubblici (come, ad esempio, scuole, sanità, case popolari ecc.);
  • Lo sviluppo di servizi privati per le famiglie (come, ad esempio, negozi, alimentari ecc.).

Le infrastrutture sono quelle condizioni artificiali realizzate sul territorio mediante la spesa pubblica. Si possono dividere in:

  • Infrastrutture materiali o tecniche, come ferrovia, strade, telecomunicazioni ecc.;
  • Infrastrutture sociali, come scuole, sanità, trasporto pubblico ecc.;
  • Infrastrutture economiche, cioè imprese pubbliche che svolgono determinate funzioni che non possono essere svolte da imprese private (come, ad esempio, fino a qualche anno fa l'industria elettrica e le comunicazioni);
  • Infrastrutture dell'informazione e della ricerca.

Le infrastrutture presentano determinate caratteristiche che sono:

  • Sono infrastrutture territoriali;
  • Sono beni non escludibili e indivisibili, in quanto producono utilità collettiva;
  • Non danno profitti diretti ma generano economie esterne (cioè valori che le imprese utilizzano per ottenere profitti).

Le economie esterne prodotte con la spesa pubblica sono una forma di socializzazione della produzione che possiamo definirla come una socializzazione capitalistica in quanto le economie esterne, indirettamente, generano profitti per le imprese.

5. Spazio geografico e spazio economico

Le economie esterne non sono merci e per questo motivo non è possibile acquistarle o venderle direttamente. Tuttavia, il mercato trova un modo per farle pagare indirettamente. Ogni porzione di suolo ha un valore diverso che varia in base alla posizione in cui si trova e, quindi, alle economie esterne che offre. Siccome il suolo è un bene commerciale, anche le economie esterne vengono vendute indirettamente con esso.

Nelle aree rurali, il suolo è valutato principalmente in base alle sue caratteristiche naturali (come fertilità, esposizione climatica ecc.). L'utile che ricava il proprietario del suolo prende il nome di rendita agraria mentre l'utile che ricava il proprietario del sottosuolo prende il nome di rendita mineraria. Nelle aree urbane, invece, il suolo viene valutato in base alla sua posizione. L'utile che ricava il proprietario del suolo viene chiamato rendita urbana mentre se si tratta di edifici prende il nome di rendita immobiliare.

Il proprietario del suolo si trova in una posizione tendenzialmente monopolistica in quanto offre una merce non sostituibile con altre o sostituibile con poche altre presenti contemporaneamente sul mercato. Il suolo, quindi, è una merce anomala in quanto consente al proprietario di usufruire di beni e servizi pubblici (economie esterne) ottenendo dei vantaggi economici.

6. Le regioni geografiche

Per regione geografica si intende una porzione (parte) della superficie terrestre che presenta tre requisiti che sono:

  • È costituita da un insieme di luoghi contigui;
  • Questi luoghi presentano caratteristiche comuni;
  • In base a queste caratteristiche si differenziano dai luoghi circostanti che non fanno parte della regione.

Quindi, il concetto scientifico di regione geografica è del tutto diverso da quello comune. Comunemente, infatti, per regione si intende una parte del territorio nazionale, mentre scientificamente la regione può avere dimensioni più o meno grandi a seconda delle caratteristiche comuni prese in considerazione. Per questo motivo, può essere considerata come una regione geografica una piccola parte di un bosco oppure uno spazio molto più esteso come l'America settentrionale dove, appunto, sono presenti caratteristiche politiche, culturali e relazioni di scambio comuni.

Per questo motivo si forma una gerarchia territoriale che si divide in più livelli intermedi che sono:

  • Livelli microregionali, formati da uno o più comuni;
  • Livelli mesoregionali, formati da province o regioni in senso stretto;
  • Livelli macroregionali, formati da interi Paesi;
  • Livelli megaregionali, che possono essere continentali o intercontinentali.

In ogni caso lo spazio di una regione è un'astrazione mentale che cambia in base ai fenomeni presi in considerazione.

Tipi di regione

A seconda delle caratteristiche prese in considerazione, la regione può essere di vari tipi. Distinguiamo:

  • La regione politico-amministrativa, che corrisponde allo Stato;
  • La regione naturale, che è identificata dalle sue caratteristiche fisiche come, ad esempio, la pianura padana;
  • La regione storico-culturale, che è identificata secondo criteri storico-culturali come, ad esempio, religione, lingua, usi e costumi;
  • Le regioni economiche che si dividono in regioni formali e regioni funzionali.

7. Le regioni economiche formali e funzionali

Le regioni formali (dette anche omogenee o uniformi) sono individuate da attributi omogenei che le differenziano dalle altre regioni circostanti. Ad esempio, avremo regioni industriali e urbane, se gli attributi presenti sono l'industria e la città mentre avremo regioni turistiche e balneari se gli attributi presenti sono il turismo e le spiagge.

Le regioni funzionali, invece, sono individuate in base a relazioni orizzontali che si estendono in uno spazio. Un esempio di regione funzionale è l'interland di un porto, cioè quell'area che si serve ed è servita dal porto per spedire e ricevere le sue merci. Le regioni funzionali si distinguono in:

  • Regioni funzionali monocentriche, dove le relazioni spaziali fanno capo ad un unico centro principale;
  • Regioni funzionali policentriche, che sono regioni più complesse dove ogni località è specializzata in funzioni particolari ed è collegata alle altre da relazioni complementari.

La regione complessa è una regione che viene considerata al tempo stesso per i suoi caratteri formali e per quelli funzionali. Un particolare tipo di regione complessa è la regione programma (o regione piano o regione progetto) che corrisponde a territori in cui si svolgono interventi programmati. Ad esempio, in Italia l'area di un piano territoriale di sviluppo, in Europa l'area entro cui operano i protocolli della Convenzione Alpina ecc.

8. Regioni gerarchiche e polarizzate

Le regioni funzionali monocentriche, a loro volta, possono essere polarizzate o gerarchiche. Le regioni polarizzate sono quelle in cui è presente un unico centro e tutti i flussi si dirigono verso esso. Le regioni gerarchiche, invece, sono formate da più centri. Questi centri vengono ordinati secondo una gerarchia che viene stabilita in base alla quantità ed alla qualità dei servizi offerti dai vari centri. Così, un centro di livello superiore offrirà una quantità e qualità maggiore di servizi rispetto ai centri di livello inferiore.

La struttura delle regioni gerarchiche fu studiata dal geografo tedesco Cristaller attraverso il modello delle località centrali. Secondo questo modello, ogni centro, detto località centrale, serve un'area circostante più o meno ampia (in base al livello gerarchico). Teoricamente, quindi, lo spazio tra i centri avrebbe distanze uguali e ogni area intorno al centro avrebbe uno sviluppo omogeneo ed equilibrato. In realtà, però, non è così in quanto lo spazio geografico è differenziato dalla natura e dalla storia.

I fenomeni dello squilibrio sono dovuti soprattutto a fenomeni di agglomerazione, cioè le varie attività economiche hanno dei vantaggi a localizzarsi (concentrarsi) in luoghi vicini tra loro, favorendo lo sviluppo delle città (a discapito delle città circostanti). Uno sviluppo regionale di questo tipo è detto polarizzato in quanto tutte le attività si concentrano in un solo polo. Un esempio di struttura polarizzata è Parigi per la Francia, dove appunto Parigi rappresenta il polo, cioè il luogo in cui si concentrano le attività economiche oppure il Piemonte, il Lazio e la Campania per l'Italia.

La struttura polarizzata crea degli squilibri tra la regione centrale e le regioni periferiche. Inoltre, la concentrazione di attività in un polo può provocare effetti negativi che prendono il nome di diseconomie di agglomerazione che respingono nuove attività e producono effetti negativi su quelle già esistenti. Le diseconomie di agglomerazione si avvertono principalmente nei servizi pubblici (scuole, ospedali ecc.) che sono sempre più costosi e meno efficienti (da gestire). Le diseconomie di agglomerazione possono portare a processi di depolarizzazione.

9. Deconcentrazione e nuove strutture regionali a rete

Le strutture regionali polarizzate si svilupparono nella prima parte del XX secolo (1900) con la nascita e la diffusione dell'industria manifatturiera che concentrò le attività e, quindi, la popolazione, nei grossi centri. In seguito, si formò una struttura regionale policentrica interconnessa che distribuisce le varie attività e, quindi, la popolazione, in centri minori connessi tra loro e con i centri principali. Le strutture reticolari polarizzate sembrano le più adatte a favorire lo sviluppo delle aree forti (grazie alla velocità dei trasporti che, tra centri minori, diventa più veloce e alle reti informatiche ecc).

10. I sistemi territoriali locali

Uno degli effetti della globalizzazione è la competizione tra territori. Questa competizione riguarda soggetti privati, pubblici e misti che insieme formano una rete globale che si comporta come un attore collettivo per lo sviluppo di quel territorio. Il Milieu territoriale è una specie di patrimonio comune di un'area (come patrimoni naturali, culturali, sociali o del comportamento umano) su cui una comunità può basarsi per creare nuovo sviluppo. L'ambito territoriale delle reti e dei Milieu locali costituisce una micro regione che prende il nome di sistema territoriale locale.

Lo sviluppo locale è anche globale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nico--91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Guarnieri Roberto.
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