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GEOGRAFIA UMANA

Alyson L. Greiner, Giuseppe Dematteis, Carla Lanza

1. CHE COS’E’ LA GEOGRAFIA UMANA

1.1 Introduzione alla geografia umana

Geografia, dal greco geo + graphia, significa letteralmente scrittura della Terra. È costituita da due branche: la

geografia fisica, che studia le componenti culturali, e la geografia umana, che si occupa delle relazioni tra gli esseri

umani e tra gli esseri umani e l’ambiente.

1.1.1 NATURA E CULTURA

Mentre per natura si intende tutto ciò che è estraneo alla creatività umana, la cultura rappresenta una costruzione

sociale definita da pratiche e credenze condivise da una comunità. È un sistema dinamico nel tempo e complesso

plasmato dalle persone e dalle collettività, che a loro volta ne vengono plasmate. La cultura occidentale ha

sviluppato un modello dualistico tra natura e cultura, che ha portato nell’età moderna all’idea che la cultura

permettesse all’uomo di dominare e trasformare la natura secondo i propri fini. Oggi si tende a rifiutare questa

teoria e si pone l’uomo come parte della natura e quindi soggetto anch’esso alle leggi fondamentali della natura

stessa. Durante la storia si sono sviluppate diverse teorie per spiegare il rapporto tra società umane e ambienti

naturali. La prima teoria è quella del determinismo ambientale per cui i fattori naturali terrestri incidono

direttamente sulle caratteristiche fisiche e intellettuali degli esseri umani. Questa teoria era stata ipotizzata dagli

antichi greci e da autori antichi. È stata poi sviluppata, a fine del XIX secolo, dal geografo Fredrich Ratzel, poi

abbandonata perché: non era scientificamente dimostrabile una relazione di causa-effetto; i fattori ambientali

identici non danno luogo necessariamente a comportamenti umani simili; era un’ideologia, travestita da teoria

scientifica, per giustificare il colonialismo in Africa. La seconda teoria è quella del possibilitismo geografico in cui i

singoli e le collettività possono reagire alle condizioni e costrizioni di un ambiente naturale. Quindi ogni ambiente

offre varie alternative e in uno stesso ambiente naturale società e culture possono modellarsi in modi diversi a

seconda delle loro scelte basate sulle loro conoscenze e capacità. Questa teoria è stata elaborata all’inizio del XX

secolo da Vidal de la Blache come reazione al determinismo sociale. I possibilisti non rifiutano completamente

l’idea del condizionamento da parte dell’ambiente, ma non la vedono come l’unica forma che plasma la società. Il

possibilitismo geografico ha contribuito alla visione dell’uomo come soggetto che modifica i paesaggi naturali

trasformandoli in paesaggi culturali. La visione più recente e realistica è quella che vede la Terra come un sistema

dinamico integrato e complesso costituito dalle componenti naturali e culturali che interagiscono tra loro con

modalità complesse e non prevedibili, è soggetta a continui cambiamenti sia naturali che derivanti dall’azione

umana, il sistema culturale umano è un sottosistema di quello naturale terrestre.

1.1.2 PAESAGGI CULTURALI E REGIONI

Si può avere la lettura del paesaggio culturale, per cui si intende una realtà composta dalle percezioni soggettive

e fatti oggettivi visibili o l’analisi regionale che invece distingue l’approccio oggettivo da quello soggettivo. Le

regioni sono una forma di classificazione di luoghi per raggruppamenti contigui che si basa su fatti esistenti. Le

regioni formali sono definite secondo caratteristiche fisiche o culturali omogenee (regioni storiche), le regioni

funzionali sono aree i cui luoghi sono connessi tra loro da relazioni più intense di quelle che gli stessi luoghi

instaurano con l’esterno (ecoregioni, regioni funzionali urbane, distretti economici, regioni istituzionali).

1.2 Pensare come un geografo

1.2.1 LUOGO

Ogni luogo si identifica tramite: l’ubicazione assoluta o posizione geometrica, individuata tramite latitudine,

longitudine e altitudine; la sua posizione rispetto agli elementi dell’ambiente circostante, richiamando il sito o la

posizione geografica. Si indica con senso del luogo l’attaccamento emozionale e senso di identità che il luogo crea

in chi lo vive o frequenta.

1.2.2 SPAZIO

Lo spazio indica una un’estensione della superficie terrestre di dimensioni non definite. Lo spazio assoluto è

un’entità geometrica dove dimensioni, direzioni, distanze e contenuti possono essere definiti e misurati. È ad

esempio lo spazio delle carte geografiche. Lo spazio relativo è una costruzione mentale e le sue proprietà variano

a seconda dei fenomeni che vi ci svolgono. È un tipo di spazio relativo lo spazio relazionale che è definito dalle

interazioni umane, dalle percezioni e dalle relazioni tra gli eventi. È quindi mutevole perché legato alle

contingenze. Lo spazio geografico è uno spazio relativo e relazionale.

In geografia si adotta una prospettiva spaziale in cui si presta attenzione alle differenze tra un luogo e l’altro, tra

uno spazio e l’altro nelle dinamiche della società e nei rapporti tra ambiente e società. Inoltre, si fa riferimento

allo studio della variazione spaziale, correlazione spaziale, distribuzione spaziale.

1.2.3 DIFFUSIONE SPAZIALE

La diffusione spaziale indica il movimento di persone, idee, mode, malattie ecc. da un luogo all’altro con tempi

diversi. In questo fenomeno è fondamentale la variabile tempo. Esistono quattro tipi di diffusioni: per

rilocalizzazione, per contagio, per gerarchia, per stimolo.

1.2.4 INTERAZIONE SPAZIALE E LGOBALIZZAZIONE

La globalizzazione indica fenomeni naturali o umani che coprono l’intero globo, permettendo a tutti i luoghi della

Terra di interagire. Nello specifico indica il dominio che le relazioni di mercato a scala mondiale hanno su tutte le

altre attività ed espressioni sociali e culturali. Questo evento ha causato un grande aumento dell’interazione

spaziale. L’interazione spaziale è influenzata da tre fattori: la complementarietà, che si verifica quando un luogo o

una regione trovano altrove una risposta alla propria esigenza di beni o servizi; la trasferibilità che è inversamente

proporzionale all’energia necessaria, quindi al costo, per lo spostamento di un bene; l’opportunità alternativa

ovvero l’esistenza di un luogo che, a parità di costi di trasferimento, possa offrire un bene richiesto a condizioni

più vantaggiose. L’interazione diminuisce con la distanza, poiché richiede il contatto fisico con le persone. Le

innovazioni tecnologiche dei trasporti e delle comunicazioni rendono i luoghi più vicini in termini di spazio e tempo,

creando una compressione spazio-temporale.

1.2.4 TERRITORIO

Il territorio è lo spazio in cui avvengono le interazioni tra soggetti, individui e collettività, e le interazioni tra i

soggetti e l’ambiente esterno.

1.2.5 SCALA CARTOGRAFICA E SCALA GEOGRAFICA

La scala cartografica esprime il rapporto tra le distanze sulla carta e le distanze reali, si possono distinguere le carte

a grande scala o a piccola scala. La scala geografica o scala di osservazione, indica il livello di analisi utilizzato per

un determinato studio o progetto.

1.3 Gli strumenti della geografia

1.3.1 LE CARTE GEOGRAFICHE

Sono rappresentazioni della Terra, o di sue parti, ridotte. Esse sono simboliche e approssimate, hanno una legenda

e una scala. Per rappresentare in piano la superficie curva deformandola il meno possibile, si usano proiezioni

cartografiche che possono essere equidistanti o isogone. A seconda della porzione di superficie terrestre che si

vuole rappresentare si ha il mappamondo o planisfero, le carte geografiche, le carte topografiche, le mappe e le

piante. Le carte si distinguono in fisiche o politiche. Si possono usare le carte tematiche per lo studio di singoli

fenomeni, mentre se si vogliono mettere in evidenza dei dati numerici si possono usare i cartogrammi.

1.3.2 IL TELERILEVAMENTO

Il telerilevamento permette di rilevare fenomeni relativi alla superficie terrestre e raccogliere informazioni su di

essi, attraverso sensori e altri strumenti posti lontani dal soggetto studiato.

1.3.3 IL GPS: GLOBAL POSITION SYSTEM

Il sistema GPS sfrutta satelliti artificiali e i segnali radio da essi trasmessi per determinare la posizione assoluta di

persone, luoghi o elementi della superficie terrestre, misurando il tempo che il ricevitore GPS impiega per ricevere

un segnale dal satellite e calcolando di conseguenza la distanza tra il satellite e il ricevitore.

1.3.4 GIS: GEOGRAPHIC INFORMATION SYSTEM

La nascita dei GIS ha permesso di migliorare la funzionalità delle carte e delle analisi spaziali di dati georeferenziati,

cioè dati a cui è attribuita una precisa localizzazione sulla superficie terrestre. Il GIS si può considerare come un

grande database nel quali i dati si possono mettere in relazione, tramite la visualizzazione su mappe interattive.

2. AMBIENTE, SOCIETA’, TERRITORIO

2.1 Gli ecosistemi

L’ambiente indica i fattori biotici e abiotici con i quali tutti i sistemi viventi coesistono e interagiscono. Per studiare

le interazioni tra le diverse componenti dell’ambiente a scale diverse, si fa riferimento al concetto di ecosistema.

La varietà delle specie di un ecosistema compone la sua biodiversità. L’insieme di tutti gli ecosistemi della Terra,

che interagiscono a scala globale costituisce la biosfera.

2.1.1 I CONCETTI CHIAVE DELL’ECOLOGIA

Il capitale naturale comprende tutti i bene e i servizi offerti dalla natura ed è composto da: le risorse rinnovabili;

le risorse non rinnovabili; la biodiversità terrestre; i servizi resi dagli ecosistemi.

2.1.2 IL DEGRADO AMBIENTALE

Il degrado ambientale avviene quando si verifica almeno una di queste condizioni: la risorsa viene sfruttata a ritmi

più rapidi di quelli della sua rigenerazione; le attività umane danneggiano la produttività a lungo termine o la

biodiversità di un luogo; le concentrazioni di sostanze inquinanti superano il massimo livello consentito da leggi

che tutelano la salute.

2.1.3 LE RISORSE DI PROPRIETA’ COMUNE

Le risorse di proprietà comune sono risorse naturali condivise da una comunità di utilizzatori chiaramente

identificabile (pascoli, foreste, acqua); le risorse di libero accesso sono invece beni sui quali nessuno ha pretese di

esclusività e che sono disponibili a chiunque (aria, mari, energia solare).

Il saggio The tragedy of the commons di Garrett Hardin servì a sollevare importanti questioni riguardanti la

gestione delle risorse e il degrado ambientale, Elinor Ostrom nel saggio Governare beni collettivi dimostrò che

l’uso regolato dei beni collettivi è sostenibile e vantaggioso per tutti.

2.2 Le risorse energetiche non rinnovabili

Le fonti non rinnovabili comprendono i combustibili fossili e l’uranio. I combustibili fossili (petrolio, gas naturale,

carbone) derivano da residui organici antichissimi trasformati dal calore e la pressione.

2.2.1 IL PETROLIO

Il petrolio è una risorsa preziosa e molto versatile. La stima su quanto dureranno ancora le riserve attuali di petrolio

si esprime attraverso il rapporto riserve e produzione, l’ecologista M. King Hubbert segnalò una prevedibile

transizione energetica verso differenti fonti di energia. La maggior parte di riserve di petrolio è concentrata in

Medio Oriente, l’OPEC è l’organizzazione fondata nel 1960 nel tentativo di contrastare il dominio sul mercato da

parte di poche compagnie petrolifere occidentali. Gli USA sono i maggiori consumatori di petrolio al mondo.

2.2.2 IL CARBONE

Il carbone deriva da depositi legnosi di alberi e piante parzialmente decomposte accumulatesi in ambienti paludosi

tra 300 e 400 milioni di anni fa. È il combustibile fossile più abbondante e diffuso al mondo, ma la sua estrazione

e utilizzo provocano problemi ambientali e sociali. Il metodo di estrazione più controverso è quello della miniera

a cielo aperto. La combustione di carbone rilascia mercurio e provoca le piogge acide.

2.2.3 L’URANIO E L’ENERGIA NUCLEARE

L’uranio è un elemento naturalmente radioattivo, non è un combustibile fossile, ma comunque una risorsa non

rinnovabile. Viene utilizzato per generare energia nucleare, che costituisce solo il 6% dell’energia consumata nel

mondo, la distribuzione delle centrali nucleari è irregolare e concentrata nei paesi industrializzati perché richiede

competenze altamente specializzate e ha costi molto alti.

2.3 Le risorse energetiche rinnovabili

Le energie rinnovabili sono state a lungo usate per scopi non commerciali, a eccezione dell’energia idroelettrica,

oggi invece rappresentano una parte importante delle risorse commerciali.

2.3.1 L’ENERGIA DA BIOMASSA

La biomassa, ovvero il materiale organico di un ecosistema è la fonte rinnovabile più diffusa. Le più comuni fonti

per le biomasse sono legno, carbone, residui di colture e letame bovino. L’energia dalle biomasse si può ottenere

in modo: diretto, bruciando il materiale non tratto e poi usando l’energia per il riscaldamento; indiretto, attraverso

la conversione della biomassa in gas (biogas) o in combustibile liquido (biocarburante). L’utilizzo di legna da ardere

per cucinare è la fonte più sfruttata che però può causare l’aumento dello sfruttamento di foreste e della

concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera. Un’alternativa più sostenibile è data dall’utilizzo di

fermentatori di biogas o metano.

2.3.2 ENERGIA IDROELETTRICA

Oggi già il 18% dell’energia globale proviene dall’idroelettrico. Le grandi diche però hanno enormi impatti

ambientali sui fiumi, i bacini d’acqua, gli ecosistemi e anche sulle popolazioni e la loro sostenibilità è messa in

discussione. Per questo si preferiscono le piccole strutture idroelettriche (PSI) per uso locale che sono meno

impattanti.

2.3.3 ENERGIA SOLARE ED EOLICA

L’energia solare può essere sfruttata tramite l’accumulo passivo, che sfrutta la forma e l’esposizione di un edificio,

o l’accumulo passivo che fa uso di strumenti come pannelli solari, specchi e celle fotovoltaiche. I sistemi a energia

solare tendono a essere molto costosi, ma nonostante ciò la crescita del settore è stata molto rapida negli ultimi

anni. Il sole può considerarsi la fonte anche dell’energia eolica, i venti sono generati dal riscaldamento irregolare

della superficie terrestre da parte del sole.

2.3.4 ENERGIA GEOTERMICA

L’energia geotermica deriva dal centro della Terra, in cui le alte pressioni e il lento decadimento radioattivo

producono calore che viene assorbito dai materiali rocciosi circostanti.

2.4 Le interazioni tra società e ambiente

2.4.1 L’EFFETTO SERRA E IL SURRISCALDAMENTO GLOBALE

L’effetto serra è un processo naturale che permette la vita sul pianeta in cui alcuni gas dell’atmosfera lasciano

passare le radiazioni a onda corta del Sole e assorbono le radiazioni a onda lunga ri-emesse dalla superficie

terrestre., provocandone il riscaldamento. Si è registrato un innalzamento delle concentrazioni di gas serra

nell’atmosfera, dovuto ad attività umane, che ha provocato un aumento della temperatura globale.

2.4.2 LA CARBON FOOTPRINT

L’anidride carbonica è una delle principali cause del surriscaldamento globale, infatti la sua concentrazione è

aumentata notevolmente ed essa persiste nell’atmosfera per lunghi periodi di tempo. Il concetto di carbon

footprint indica la quantità di anidride carbonica emessa dalle attività umane e rende evidente come le emissioni

siano altamente irregolari su scala mondiale.

2.4.3 L’OBIETTIVO DELLA RIDUZIONE DEI GAS SERRA

Per attuare misure finalizzate a stabilizzare e ridurre le emissioni di gas serra, le Nazioni Unite hanno indetto a

partire dal 1995 numerose conferenze internazionali, Conferences of parties (COP), tra cui la COP3 di Kyoto (1997),

la COP 15 di Copenaghen (2009) e la COP 21 di Parigi (2015).

3. POPOLAZIONI E MIGRAZIONI

3.1 La popolazione: concetti di base

3.1.1 DISTRIBUZIONE E DENSITA’ DELLA POPOLAZIONE

Per studiare la pressione esercitata da una popolazione sul territorio si usa la densità, aritmetica o fisiologica

(che prende in considerazione solo le terre coltivabili).

3.1.2 LA FERTILITA’

I principali cambiamenti nella demografia di molte popolazioni sono dovuti alla natalità e alla mortalità. I due

indicatori principali solo il tasso di natalità e il tasso di fecondità. La fertilità varia da paese a paese e da regione a

regione, ed è condizionata da fattori biologici, modelli culturali come il ricorso a pratiche contraccettive, fattori

sociali, economici o politici, come l’introduzione da parte dei governi di pratiche nataliste o anti-nataliste.

3.1.3 LA MORTALITA’

Il tasso di mortalità misura la mortalità di una popolazione ha grande variabilità geografica e dipende da fattori

naturali, sociali e politici.

3.1.4 LA SPERANZA DI VITA E LA MORTALITA’ INFANTILE

La speranza di vita indica la lunghezza media della vita delle persone, in base ai tassi di mortalità correnti del paese

dove vivono. Un secondo importante indicatore è il tasso di mortalità infantile, ovvero il numero di nati, ogni mille,

che muoiono prima di compiere un anno di età. Alti tassi di mortalità infantile sono segno di cure sanitarie

inadeguate a donne in gravidanza e neonati.

3.2 La composizione della popolazione e i suoi cambiamenti

3.2.1 LA PIRAMIDE DELL’ETA’

Le piramidi dell’età è un istogramma che rappresenta la composizione di una popolazione, l’asse verticale raffigura

le classi d’età ovvero la percentuale di persone nate in un determinato periodo di tempo) a partire da quella più

giovane. L’asse orizzontale indica la percentuale con la quale ciasc

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarabalestra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia umana e culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Giorda Cristiano.
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