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Questioni urbane del Mezzogiorno

La cultura nella costruzione della competitività urbana

Fabio Pollice

Il riposizionamento culturale della città

Le città che incentrano le proprie strategie di rinnovamento urbano sulla cultura si caratterizzano per una differenziazione che riguarda il concetto stesso di cultura. Nell'attuale sistema economico internazionale, le città possono acquisire una posizione rilevante sfruttando il fattore produttivo che qualifica la città stessa: la ricchezza e la varietà del tessuto relazionale. La diffusione di politiche ''culturali'' a scala urbana può essere ricondotta a un obiettivo di riposizionamento della città all'interno dello scenario economico internazionale, affinché la città consolidi il proprio riposizionamento.

Una delle priorità strategiche dei piani di rigenerazione urbana è la coesione sociale, ottenibile tramite il coinvolgimento delle comunità locali, che rappresenta gli interessi diffusi, una sorta di rappresentazione coerente dell'identità dei luoghi. La produzione di cultura è infatti legata a una comunità e alla sua storia.

Molte delle esperienze accadute finora, però, si incentrano su investimenti materiali più che immateriali, ottenendo un effetto opposto sul piano della coesione sociale. La rigenerazione culturale, non tenendo conto dell'ideologia sociale, diventa una manifestazione di neoliberismo che asservisce le città alle logiche del mercato globale, sfavorendo il benessere della comunità locale e favorendo la produzione di ricchezza a beneficio delle reti internazionali. Ci si orienta, quindi, verso tendenze omologanti piuttosto che reinterpretando le culture locali.

La cultura nella competizione urbana

La città è un sistema socio-territoriale dinamico e complesso, nodo di reti locali e sovralocali con le quali interagisce, ma che ne influenza gli aspetti strutturali ed evolutivi. A determinare il livello di centralità della città nelle gerarchie reticolari, è la composizione tipologica e qualitativa, legata alla produzione e al trasferimento di know-how tecnologico, esperienziale o culturale raro. La competitività territoriale può essere interpretata come l'attitudine di un contesto geografico a consolidare la capacità di produrre ricchezza, attraverso l'adattamento delle condizioni territoriali alle esigenze degli attori economici, che hanno il compito di generare reddito e contribuire al benessere della comunità locale, che è l'obiettivo principale. Le condizioni di benessere del contesto locale sono anche alla base della riproduzione delle condizioni sociali dello sviluppo.

Il ruolo della cultura nella pianificazione strategica

Un tema centrale riguardante i processi di rigenerazione culturale è quello che lega questi alla pianificazione strategica. Sin dagli anni Ottanta vi è l'esigenza di promuovere il rilancio economico delle città e il loro riposizionamento competitivo, attraverso un modello strategico con l'obiettivo di rendere più efficace l'azione di governo del territorio. Il processo di riposizionamento delle città non può avvenire senza una pianificazione strategica che lo inquadri in un progetto di rigenerazione urbana che non miri esclusivamente ad aspetti economici. Se ciò non accade, il riposizionamento avrebbe una valenza esclusivamente economica legata ad interessi di specifiche categorie, portando a ripercussioni sugli equilibri sociali e lo sviluppo della città nel suo complesso.

Dalla rigenerazione alla distrettualizzazione culturale

È possibile distinguere due approcci interpretativi per quanto riguarda le politiche di sviluppo culture-centered. Sotto il primo profilo è possibile interpretare la natura come una forma di capitale territoriale, che alimenti il motore dello sviluppo dell'economia locale, e che non si manifesta nella produzione di beni immateriali e materiali di contenuto culturale, ma diventando una componente determinante della domanda culturale che tali produzioni alimentano.

Le condizioni affinché ciò avvenga possono suddividersi in componenti materiali e immateriali: le prime rappresentate dalle infrastrutture presenti, dalla qualità della vita e dalla presenza di servizi avanzati; le seconde dalla presenza di reti locali, dal livello di apertura internazionale che assicura l'interazione con tali reti, e ovviamente da una cultura aperta e dinamica. Interpretare la città come fucina culturale vuol dire enfatizzare il ruolo dell'industria culturale ed il termine ''industrie culturali'', fa riferimento a quei settori produttivi che combinano la creazione, la produzione e la commercializzazione di contenuti culturali quali pubblicità, architettura, musica, cinema, TV e radio.

Ma considerato il ruolo svolto dalle istituzioni nella gestione delle forme di distrettualizzazione culturale, è la presenza di istituzioni efficienti a potersi considerare come il fattore politico che consente di trasformare un distretto potenziale in un fenomeno di successo reale, ma solo dove vi sono le condizioni territoriali e il progetto sia socialmente condiviso.

Il maggior limite dell'approccio strategico, però, è il rischio di assistere ad un'industrializzazione della cultura facendone un settore economico, che si indirizza più al soddisfacimento della domanda globale che al recupero dell'identità del luogo. Le strategie di rigenerazione culturali non dovrebbero quindi tendere verso la città multi-culturale e multi-identitaria, ma verso il recupero del senso del luogo, della storia e dell'appartenenza alla comunità locale. È necessario far leva sulla matrice identitaria del luogo e interpretare in maniera innovativa la carica propositiva che si trova all'interno del luogo stesso.

Innovazione e competitività nelle strategie di posizionamento dei sistemi urbani meridionali

Carmelo Maria Porto

Competitività, innovazione e strategie di sviluppo locale

La globalizzazione richiede una riflessione sulla natura interdisciplinare dei contenuti progettuali che le politiche devono acquisire per dare risposta alla domanda di sviluppo coeso e competitivo. Negli ultimi anni la geografia e l'economia, grazie al contributo di Krugman, hanno valorizzato il ruolo della dimensione locale e regionale nell'accumulazione della conoscenza e nella capacità di trasformarla in innovazione.

Nella knowledge economy l'ampliamento fino a scala globale di circuiti di condivisione della conoscenza ha portato vantaggi competitivi sia alle imprese che ai sistemi territoriali cui fanno parte, poiché la conoscenza è diventata il fattore produttivo fondamentale che alimenta il processo di creazione della ricchezza. L'innovazione tecnologica è il fattore strategico che garantisce uno sviluppo equilibrato e competitivo, e la sua diffusione è influenzata da fattori socio-economici come il contesto istituzionale, le competenze tecniche disponibili o la propensione dei governi nello sviluppare politiche orientate all'innovazione e alla conoscenza.

Come sappiamo competitività territoriale e di impresa rappresentano due facce della stessa medaglia. Seguendo il modello di sviluppo regionale, interi paesi sono riusciti a conquistare posizioni competitive di successo anche in assenza di tradizione industriale come nel caso delle tigri asiatiche (Taiwan, Singapore, Hong Kong, Malesia), la tigre celtica (Irlanda) e la Silicon Valley in California. Se questo modello di sviluppo ha funzionato con tutti i paesi perché allora non avviene la stessa cosa con le regioni del Mezzogiorno in Italia?

L'Europa ha creato Europa 2020, un progetto attuato per arginare la crisi e porre le basi per la crescita, che presenta tre basi fondamentali:

  • Crescita intelligente capace di sviluppare un'economia basata su conoscenza e innovazione;
  • Crescita sostenibile per la promozione di un'economia più efficace sotto il punto di vista delle risorse;
  • Crescita inclusiva per la promozione di un'economia con un alto tasso occupazionale.

Prezioso dice che è la territorializzazione ambientale a trasformare in centrale un luogo, o ad abbandonarlo, ed il paradigma dell'Europa policentrica è il seguente:

  • Perché l'Europa diventi competitiva basandosi sull'innovazione tecnologica serve conoscere i potenziali territori e i vantaggi utili allo sviluppo economico. Ugualmente serve conoscere gli svantaggi;
  • Perché si possa applicare la strategia Lisbona-Göteborg sono fondamentali alcuni servizi comuni (particolarmente concentrati nelle aree metropolitane) i quali potrebbero un ruolo determinante;
  • Perché un'Europa allargata basi il suo sviluppo sulla conoscenza, è prioritario che le politiche sull'occupazione possano contare su un capitale umano dotato di un alto livello formativo e di innovazione.

La città nell'organizzazione dello spazio economico postmoderno

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MFallout di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economico-politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Porto Carmelo Maria.
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