Alessandro Malaspina: Profilo biografico di un grande navigatore
Alessandro Malaspina nacque a Mulazzo (Massa Carrara) il 5 novembre 1754 dal marchese Carlo Morello e da Caterina Melilupi dei marchesi Soragna, un’antica famiglia feudale presso cui, a suo tempo, era stato ospite Dante Alighieri negli anni dell’esilio. Mulazzo faceva parte nel XVIII secolo del Ducato di Parma e Piacenza. Le vicende di quel doppio ducato coinvolsero la famiglia Malaspina. In particolare, uno zio di Alessandro, il marchese Giovanni Fogliani, volle seguire a Madrid Elisabetta Farnese e poi fece ritorno in Italia nel 1734 al seguito di don Carlos, allorché questi salì al trono del Regno di Napoli e di Sicilia con il nome di Carlo III di Borbone.
Il nuovo sovrano attuò o tentò di attuare una serie di riforme, come l'istituzione del nuovo catasto generale dei beni, il catasto conciario, con cui mirava a ridimensionare gli antichi privilegi del clero e della nobiltà, finalmente annoverati tra i contribuenti del fisco. Salito sul trono di Spagna, Carlo III volle intraprendere una politica illuminata di riforme. Promosse una relativa liberalizzazione del commercio, attuò una più razionale organizzazione dei vicereami americani (Nuova Spagna, Perù, Nuova Granada, Rio de la Plata) e istituì le intendenze. Fogliani, primo ministro a Napoli di Carlo III, divenne nel 1755 viceré di Sicilia, ove si fece raggiungere a Palermo dalla famiglia Malaspina.
Tra il 1765 e il 1773, Alessandro frequentò a Roma il Collegio Clementino, dove seguì con grande attenzione le lezioni di geografia tenute da Pujati. Nel 1773 passò a Malta e a 20 anni fu ammesso nel Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Con la flotta dei cavalieri di Malta, sul vascello "San Zaccaria", perlustrò il Mediterraneo occidentale e cacciò pirati barbareschi, navigando un paio di mesi nelle acque della Sardegna, della Corsica, del Mar Tirreno e del Mar Ligure. Giunse anche a Barcellona, mettendo per la prima volta piede nella sua seconda Patria.
Carriera Navale
Nel 1774 Alessandro entrò nell’Accademia di Cadice; nel 1775 fu impegnato in operazioni navali contro i Marocchini a bordo della fregata "Santa Teresa". A bordo della "Santa Clara" si fece notare anche per comportamenti abbastanza spregiudicati: assisteva alla celebrazione della Messa e partecipava alla recita del Rosario con berretto in testa e abiti sconvenienti; rimosse il quadro di Santa Chiara dalla sala degli ufficiali e leggeva libri francesi e inglesi censurati. Merita un’accusa di eresia e il rinvio a giudizio davanti al Tribunale dell’Inquisizione. L’accusa sarà riesumata successivamente nel 1795, in occasione di un altro grave processo: complotto contro lo Stato.
In circa 10 anni, Malaspina compie missioni militari e commerciali, che lo rendono meritevole di essere chiamato a far parte del gruppo di collaboratori del brigadiere Vicente Tofiño, cui il governo spagnolo ha conferito l’incarico di redigere a Cadice una nuova cartografia navale. Anche qui Malaspina si distingue, tanto che dopo 2 anni, nel 1786, ottiene il comando della fregata "Astrea", della quale compie una circumnavigazione del mondo per conto della Compagnia delle Filippine. Questa era alla ricerca di una più favorevole rotta per il trasporto delle merci dalle e per le nuove colonie. L’impresa accresce la fama del personaggio.
La spedizione alle colonie americane e orientali
Tutto conduce alla maturazione di un ambizioso progetto: condurre una spedizione nelle colonie americane ed orientali con finalità scientifiche e politiche. Il progetto, presentato nel 1788 a Carlo III da José Bustamante y Guerra, viene subito accolto e Malaspina si dedica alla preparazione del viaggio. Chiama illustri astronomi, cartografi, naturalisti, pittori, disegnatori: Pineta, Corsero, Brambilla, Neè. Tutto procede speditamente, neanche la morte di Carlo III arresta i preparativi. Sei mesi dopo la morte, la "Descubierta" al comando di Malaspina e la "Atrevida" affidata a Bustamante, salpano da Cadice il 30 luglio del 1789.
Le due corvette puntano verso Montevideo, doppiano Capo Horn e costeggiano il versante americano del Pacifico, dal Cile all’Alaska; nel 1791 lasciano le Americhe e da Acapulco attraversano il Pacifico fino a Manila. Nel ritorno si fermano in Nuova Zelanda e in Australia, ripercorrono il Pacifico sino a Lima, doppiano Capo Horn, raggiungono Rio de la Plata e rientrano a Cadice nel 1794.
Il secolo del Lumi è caratterizzato da grandi viaggi esplorativi; basti ricordare che il secolo si apre con il ritorno a Napoli di Giovanni Lorenzo Gemelli Careri, reduce di un viaggio intorno al mondo, e si chiude con il viaggio di Alessandro von Humboldt. Tali navigazioni sono favorite da progressi tecnici: perfezionamenti del timone, introduzione di chiglie in rame o rivestite in rame. Anche le condizioni igieniche e sanitarie dell’equipaggio registrano miglioramenti tanto da essere debellato lo scorbuto.
Il viaggio che Malaspina compie nelle colonie spagnole è interrotto da molte soste, durante le quali si effettuano rilievi cartografici, ricerche inerenti il clima, l’idrografia, la flora, la fauna e le risorse minerarie. I risultati di sì grande lavoro Malaspina voleva esporli in relazioni da presentare al sovrano Carlo IV. La relazione politica che Malaspina aveva in animo provocò forti resistenze, una vera ostilità. A corte l’orientamento politico è cambiato: un orientamento conservatore e reazionario, diverso da quello perseguito da Carlo III.
Alla vigilia del grande viaggio, Malaspina aveva scritto le sue riflessioni sugli "Axiomas politicos sobre la America": un sistema organizzativo delle colonie americane e sui rapporti con la madrepatria, in sintonia con le idee riformatrici di Carlo III. Ora si teme che quelle idee siano riproposte con maggiore forza data l’esperienza veramente vissuta. Malaspina indicava alcune soluzioni che non potevano godere dell’approvazione di Carlo IV. Smantellare e riorganizzare l’eccessiva, costosa, inutile diffusione di tanti presidi militari, reprimere la dilagante corruzione, concedere alle colonie maggiore autonomia di governo.
Non rimaneva che liberarsi di questo scomodo personaggio su cui ancora gravava l’accusa di eresia. Il primo ministro Godoy, con una discutibile documentazione epistolare, l’accusò di alto tradimento, complotto contro lo Stato, e il 23 novembre del 1795 ne ordinava l’arresto. Condannato a 10 anni e un giorno di carcere, fu rinchiuso nella fortezza di Sant’Antonio nella Coruña (n spagnola), in attesa della sentenza definitiva mai pronunciata e furono sequestrati gli scritti inerenti la spedizione. Dopo 6 anni di carcere, la pena fu commutata in esilio da Napoleone, grazie all’aiuto del Conte Greppi. Malaspina si ritira nella Lunigiana e muore il 9 aprile 1810.
Il silenzio e la riscoperta di Alessandro Malaspina
Cade sullo sfortunato comandante un silenzio destinato a protrarsi; silenzio di cui si è lamentato Cristoforo Negri, presidente della Società Geografica Italiana, e interrotto nel 1868 con un primo ritrovamento nel prezioso materiale archivistico. Solo nel 1885 Pedro Novo y Colón pubblicò la Relazione del viaggio. Bisognerà attendere la morte di Francisco Franco per mettere mano al vasto patrimonio di manoscritti conservati nel Museo Naval di Madrid.
In una lettera del 1804 al Marescalchi, Francesco Melzi d’Eril parlava di Malaspina come di un personaggio degnissimo di ricoprire incarichi pubblici e di essere valorizzato nell’attività diplomatica e rappresentativa della Repubblica Italiana voluta allora da Napoleone. Melzi ricordava in quell’occasione che Malaspina “per una soperchieria del principe della Pace (Godoy) fu per 7 anni detenuto al forte della Coruña, e da poco rimpatriato”; e proseguiva: “Uomo di estese e solide cognizioni acquistate ne’ suoi lunghi viaggi nella marina, nelle scienze e nella matematica in specie”.
In quegli anni Malaspina era anche noto e stimato negli ambienti scientifici del tempo: Alexander von Humboldt lo ebbe in grande considerazione, ma nel corso della storia, la sua memoria e quella del suo grande contributo sono venute annullandosi.
Il contributo di Alessandro Malaspina alla scienza e alla politica
Carlo Zaghi, conoscitore dell’Italia napoleonica, lo ricorda così: “Il marchese Alessandro Malaspina, della storica famiglia della Garfagnana, navigatore ed esploratore nel senso moderno della parola. Entrato al servizio della marina da guerra spagnola, fu protagonista di un viaggio di circumnavigazione che ebbe inizio da Cadice il 30 luglio 1789 con due corvette, la "Descubierta" e la "Atrevida", per andare alla ricerca del passaggio di Nord-Ovest. Attraversato l’Atlantico, circumnavigò l’America del Sud compiendo un’accurata esplorazione scientifica delle coste dalla Patagonia al Perù, dall’Ecuador al Messico, e si spinse verso le coste dell’Alaska. Costretto a retrocedere senza aver raggiunto il passaggio, ritornò ad Acapulco e attraversò l’Oceano, spingendosi nelle Isole Marianne, nelle Filippine, nella Nuova Zelanda e sulle coste dell’Australia, dove condusse ricerche di eccezionale valore scientifico. Doppiato il Capo Horn, fece ritorno in Spagna. Incarcerato per ragioni politiche, soffrì una lunga prigionia, durante la quale ebbe la disgrazia di perdere gran parte del suo materiale raccolto nel viaggio”.
Spate, pur soffermandosi sul valore dell’opera malaspiniana, ne sottovalutò la portata complessiva e liquidò il dramma personale del comandante in un ritratto minimalistico. Fino a ieri la personalità di Malaspina è restata nell’ombra, per 200 anni di solitudine. Le ragioni di tale “dimenticanza” sono molte, e vanno collegate alla storia politica della Spagna: scomparso Carlo III, che aveva incoraggiato e appoggiato la Spedizione, il clima politico era cambiato, Carlo IV e Godoy avevano liquidato gli esponenti più illuminati del governo ed avevano affossato la politica delle riforme. Malaspina al suo ritorno aveva trovato una situazione rovesciata e ad essa non volle adeguarsi.
Volle farsi promotore di iniziative suggerite dal suo profondo legame con gli ambienti illuminati spagnoli. Auspicò per la Spagna una politica di pace con la Francia e si rivolse direttamente al governo con una proposta di pace da lui redatta, in cui riprendeva i temi della precedente politica estera spagnola, accostandosi ulteriormente agli ambienti riformatori. Ritenendo che l’umiliazione subita dall’esercito spagnolo nel marzo del 1795 ad opera dell’armata francese aprisse una crisi militare, politica e morale, perse le distanze da Godoy, cercando di convincere il Re a formare un governo di uomini sostenitori della riforma.
Lo scontro con Godoy fu inevitabile. Malaspina fu descritto come filo-rivoluzionario nemico della Spagna e della Monarchia, privo di rispetto per la Religione, cospiratore di complotti e colpi contro lo Stato. Sulla base di questa trama orchestrata da Godoy e accettata dal Re, Malaspina fu prelevato nottetempo dalla sua abitazione e condotto in carcere e le sue carte furono sequestrate. Restarono gli scienziati e studiosi a ricordarlo come von Humboldt; ma in Spagna la diffidenza verso il capitano rimase anche dopo la sua morte, sulla memoria di Malaspina rimase il marchio del sovversivo e rivoluzionario. In Spagna gli anni che coincisero con la perdita delle colonie americane e ad essi successivi scoraggiavano ogni tentativo di riabilitare un personaggio che non solo aveva visto giusto sulla profondità della crisi della Monarchia, ma aveva anche lottato per evitare il disastro da lui previsto, ed aveva osato proporre “suggerimenti” che andavano verso la salvezza e non verso la rovina della Monarchia.
Secondo Spate: “Non stupisce affatto che quello di Malaspina sia il meno noto dei viaggi del Pacifico, a mala pena e spesso inesattamente citato nella maggior parte delle analisi”. Considerando la poderosa bibliografia malaspiniana approntata da Blanca Saiz, ci si rende conto del fenomeno descritto: dopo un lungo periodo di “solitudine” anche intorno a questo personaggio le nebbie vanno diradandosi e cresce l’attenzione storiografica intorno a lui. A questa ripresa di interesse hanno concorso diversi fattori; Malaspina può dirsi che tutto questo ha giovato all’impulso della storia dei paesi coloniali e del nuovo mondo: gli studi più significativi e più recenti su Malaspina hanno avuto origine, in molti casi, nella riflessione storica e politica dei paesi da lui visitati, dal Canada come dall’Argentina, dall’Uruguay, dal Messico...”
Alessandro Malaspina: Discorso preliminare
Questo discorso costituisce una vera introduzione alla Relazione della Spedizione. Dà conto di ogni aspetto del viaggio, dai preparativi attenti e scrupolosi alla scelta dei collaboratori e dell’equipaggio; passa poi in rassegna le questioni scientifiche più importanti affrontate nel corso della Spedizione e cita gli scienziati europei che con il loro incoraggiamento e aiuto resero più facile l’iniziativa; mostra attenzione per i problemi relativi allo stato fisico e morale dell’equipaggio, entra nei dettagli delle operazioni di costruzione e allestimento delle due corvette.
Esso non può essere solo un viaggio di esplorazione o ricognizione scientifica. Sottolinea la circostanza che, con la sua Spedizione, la Spagna era tornata in grande stile nel campo delle navigazioni interoceaniche, dopo un lungo periodo di assenza, durante il quale aveva dovuto perdere la sua egemonia e subire quella delle altre potenze europee. Insiste sul carattere politico della Spedizione da lui guidata, si tratta di un carattere volto a fornire al governo di Madrid notizie certe sullo stato delle colonie, sia dal punto di vista economico che sociale e politico.
In Malaspina è anche lucidamente presente la questione del rischio che un’amministrazione coloniale deficitaria trascini nel disastro anche la madre patria e la Monarchia. O colonie e madrepatria si salvano insieme o sono destinate entrambe a precipitare in una crisi letale. Siamo di fronte ad un testo essenziale per la conoscenza della personalità del grande navigatore ma anche per una migliore comprensione della storia europea e mondiale della fine del XVIII secolo; si potrebbe parlare di Malaspina come “di un italiano fuori d’Italia e un europeo fuori d’Europa”.
Dall’Argentina al Cile, al Perù, al Messico egli troverà condizioni economiche, sociali, politiche, al limite del crollo e per ciascuno di essi troverà soluzioni specifiche, sulla base di notizie raccolte insieme ai suoi collaboratori, o attinte dagli esponenti civili e religiosi con cui stabiliva rapporti cordiali e sinceri. Il giudizio estremamente critico di Malaspina verso la politica spagnola non era nato in occasione della Spedizione, ma derivava da un’esperienza precedente: già durante il viaggio sperimentale compiuto qualche anno prima nella stessa direzione per conto della Compagnia Reale delle Filippine, aveva cominciato a scrivere le prime considerazioni sui limiti dell’organizzazione commerciale transoceanica spagnola.
Il Discorso preliminare costituisce un ulteriore documento che testimonia il peso centrale attribuito da Malaspina alla soluzione delle questioni politiche, che appaiono la parte più consistente e nuova della Spedizione. Chi paragonasse il viaggio della "Descubierta" e "Atrevida" della Marina Reale a quello degli inglesi e francesi effettuato nel 1765, sbaglierebbe oltremisura. Nel 1789 la porzione abitabile del globo poteva essere considerata interamente conosciuta. Fissati i limiti della navigazione da un polo all’altro a causa della presenza del ghiaccio; descritti gli usi e costumi, la quantità e l’origine delle popolazioni costiere del mar Pacifico.
Il voler intraprendere ancora un nuovo viaggio di scoperte avrebbe mosso disdegno dei saggi e la derisione di coloro che vedono in questo tipo di narrazione una forma di intrattenimento dall’oziosità o l’origine di un qualche nuovo sistema politico o scientifico. Non era la volontà di ricercare ulteriori progressi nell’idrografia e nella scienza della navigazione ad incoraggiare questo viaggio con la speranza di qualche successo; ma la volontà di puntare lo sguardo allo stato delle conoscenze e delle decisioni europee riguardo all’America e all’Asia.
Tale varietà del fine proposto non poteva non influire sulla grande discrepanza tra i mezzi con cui raggiungerlo. Dovevamo visitare gran parte delle nostre colonie nel mar Pacifico e aprire la strada alla navigazione facile delle une alle altre: verificare le conoscenze fisiche ed astronomiche per evitare i pericoli agli scambi commerciali. Come avremmo potuto riuscirci senza perlustrare le coste, senza un lungo soggiorno nelle principali colonie, senza andare alla ricerca delle stagioni favorevoli sull’uno o sull’altro lato della linea equinoziale e senza esporre in ogni momento alle conseguenze combinate della rilassatezza del clima quegli equipaggi che sarebbe stato più facile proteggere nel mare o nella solitudine della Nuova Zelanda e della costa nord-occidentale dell’America?
Le spedizioni inglesi erano guidate dall’obiettivo di acquisire nuovi possedimenti e reti commerciali nei paesi non ancora ben conosciuti. I nostri scopi furono invece diretti alla conoscenza scrupolosa di possedimenti immensi, alla maggiore unità di possedimenti di una Monarchia troppo estesa. L’educazione, il temperamento e la composizione della nostra marina sono ben definiti; è così varia la disposizione interiore della nostra disciplina e delle nostre navi e sono così tante le colonie spagnole sparse su tutta la superficie terrestre che la maggior parte delle precauzioni suggerite dal Capitano Cook riguardo questo tipo di viaggi sarebbero sempre per la nostra marina inapplicabili.
La progettazione di un Atlante Idrografico per le navigazioni lontane delle navi nazionali, sia nel caso in cui curassero il reciproco approvvigionamento tra le colonie e la madrepatria, sia nel caso in cui provvedessero a un commercio più ampio con i paesi indipendenti d’Europa, rappresentava di per sé un argomento sufficiente a dirigere verso il Pacifico le navi...
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