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Lineamenti geomorfologici dei paesaggi di Puglia

Ricostruzione storico-geografica

Il movimento coloniale greco era iniziato intorno all'VIII sec a.C. sviluppandosi sulle coste di quasi tutta Europa e in gran parte dell'Italia. Questi insediamenti (normalmente erano prescelti siti idonei alla difesa, ai traffici marittimi, alle attività agricole) si inserivano in genere armonicamente nel paesaggio, rispettando le fattezze del luogo. I templi di Paestum, si stagliavano stupendi sull'orizzonte marino, il teatro di Taormina incorniciava un imponente vulcano.

Per motivi strategici, la forma più ricorrente del sistema insediativo di origine greca era rappresentata dal modello ad acropoli. Fu adottato inizialmente per motivazioni di carattere militare, ma ben presto si caricò anche di funzioni religiose e civili. Le funzioni religiose, inoltre, rinsaldavano ancora di più la simbiosi tra il sito e lo sviluppo topografico della città, dal momento che le vie che portavano all'acropoli erano spesso considerate le "vie sacre". La via sacra rappresentava il tessuto principale dell'intero tessuto urbano.

Le città greca si organizzava anche con pianta a scacchiera, detta ippodamica dal nome di Ippodamo di Mileto, un urbanista del V secolo a.C. Sull'agorà, al centro della scacchiera, si affacciavano di norma gli edifici religiosi più importanti. I due tipi di insediamento e dunque di paesaggio urbano erano tra loro completamente differenti, essendo i siti geografici su cui gli stessi si collocavano: l'acropoli si poteva realizzare solo in presenza di un cacume, la città poteva essere costruita in zone pianeggianti.

Quando l'impero greco cadde definitivamente, i Romani adottarono il modello ippodamico e lo applicarono alle città fondate in pianura. La pianta a scacchiera ippodamea era impostata su due assi principali: il cardo maximus e il decumanus maximus. Il primo si identificava come la vita principalis, l'altro come la via praetoria. Orientati rispettivamente da Nord a Sud e da Est a Ovest, conferivano al punto in cui si incrociavano un valore simbolico: quello della centralità cosmogonica. Era qui che sorgeva il foro, con gli edifici più rappresentativi del potere.

I due assi ortogonali molto spesso si prolungavano nelle contigue campagne e ne coordinavano il reticolo della centuriazione agricola. Nei possedimenti di campagna i Romani costruivano di regola due tipi di edifici: la villa rustica e la villa urbana. La prima occupata da coloro che attendevano ai lavori agricoli sotto il controllo del vilicus, lo schiavo di fiducia, l'altra ospitava i padroni quando venivano in campagna, ubicati nei luoghi più belli e pittoreschi e offriva al dominus tutte quelle comodità cui egli era abituato nella casa in città.

Nel contesto di disordine che si registrò nel 476 d.C., allorché i Barbari deposero l'ultimo imperatore romano, Romolo Augusto, ponendo fine all'Impero Romano d'Occidente, si determinò uno sconvolgimento profondo nel sistema insediativo. Il trasferimento di molte comunità dalla costa verso l'interno e dalle aree di pianura a quelle di altura, impressero al territorio una nuova fisionomia ed una nuova organizzazione: il modello reticolare romano fu sostituito da un sistema puntiforme. Le città si chiusero in sé stesse e diventarono un microcosmo delimitato da mura alte e snelle, una caratteristica che ne accentuava il netto distacco dalle relative campagne: anelli più o meno concentrici si allargavano a partire dal centro della città, verso il quale convergevano le strade più importanti e dove si ergevano gli edifici civili e religiosi più rappresentativi.

La piazza occupava il cuore di una ragnatela fatta di viuzze, vichi, archi ed era uno spazio chiuso, non immediatamente percepibile, ma si apriva come d'improvviso all'innesto di percorsi che vi sfociavano agli angoli o in punti eccentrici rispetto al suo edificio più importante. Ne derivavano vedute inattese e suggestive, che esaltavano le proprietà prospettiche delle diverse costruzioni: si pensi a Piazza San Marco a Venezia, Piazza dei Miracoli a Pisa. La piazza era inoltre il luogo dove si svolgevano le principali funzioni collettive: funzioni religiose, civili, commerciali, celebrative.

Le città sorte sul mare o su un lago avevano instaurato uno stretto rapporto con la componente idrografica. A seconda del tipo di coste su cui sorgevano, le città assumevano proprie connotazioni morfologiche: su coste basse e uniformi si sviluppavano secondo linee più o meno parallele, su un promontorio davano luogo a trame a spine di pesce. Anche le città fondate sui fiumi intesserono stretti rapporti con la componente idrografica. Quello che stupisce è che per ragioni di difesa, nel Medioevo, numerose città di pianura sorsero sulla riva di un fiume alla confluenza di due fiumi. E se nei primi tempi i fiumi costituirono una trincea protettiva, più tardi, durante l'età rinascimentale, la crescita urbana ingloberà al suo interno il corso d'acqua, facendone un elemento di centralità.

Le architetture più significative del paesaggio medievale erano i castelli, le abbazie, i monasteri. Edificati di solito su colle o su siti elevati, i castelli talvolta rimanevano isolati nella loro ubicazione, assumendo la duplice funzione di difesa e residenza signorile. Nel primo caso, al pari delle torri di avvistamento, permettevano di segnalare l'imminenza di un'incursione nemica. Nell'altro caso, i castelli furono origine di numerosi centri abitati, che si svilupparono con modalità differenti a seconda della configurazione morfologica del sito. Cacumi, una o più linee di cresta e ripiani rupestri diedero vita alle seguenti tipologie:

  • Sviluppo piramidale: Intorno al castello, o al monastero, ubicati su cacumi iniziano a formarsi i primi centri abitati che col tempo si ampliano con sviluppo piramidale. Il modello più ricorrente consiste nell'avvolgimento a semicerchi concentrici sul versante meglio esposto al sole: a solatio le pendici risultano più urbanizzate, a bacìo le pendici restano allo stato naturale. Gli edifici più rappresentativi, sacri e nobiliari, occupano una posizione di particolare rilevanza rispetto all'edilizia più minuta, collocandosi lungo la via principale che giunge poi a sommità del monte.
  • Sviluppo lineare: È tipico di quegli insediamenti sorti e sviluppatesi lungo una cresta collinare e montuosa. Il crinale inerpicandosi fino sino al suo punto più elevato, divide quasi sempre il centro abitato in due parti dissimili tra loro. Il versante a ombrìo è poco urbanizzato, quello a solatio, registra una più vasta espansione topografica ed è solcato da vie secondarie parallele a quelle del crinale. Il punto focale del centro abitato è costituito dalla piazza, nella quale si conclude il percorso principale.
  • Sviluppo tentacolare: È proprio di città sorte e sviluppatesi su più crinali. Le caratteristiche complessive non variano di molto rispetto al caso precedente, a parte l'espansione topografica nelle zone interstiziali tra i crinali stessi.
  • Sviluppo a terrazzamenti: La città si sviluppa su versanti accidentati, segnati dalla successione di terrazzamenti, ove la peculiare geomorfologia del sito esalta la qualificazione paesistica.

I materiali impiegati e le tecniche costruttive hanno consentito che si conservassero nei secoli città e opere poderose di fortificazioni organicamente impiantate anche su scoscesi speroni. Adattandosi alle caratteristiche morfologiche del sito e alla configurazione del centro abitato, una cinta muraria segnava una netta separazione rispetto alla campagna circostante. Anche gli insediamenti monastici impressero una chiara impronta di identità alla costruzione del paesaggio medievale. Isolate o ubicate a ridosso dei centri abitati, conobbero una grande diffusione in tutta l'Europa soprattutto tra il X e il XIII sec. Sì grandiose opere architettoniche erano caratterizzate da una planimetria incentrata su uno o più chiostri. Il chiostro principale (poteva essercene più d'uno) era il cuore del monastero, pregno di valori simbolici, sempre porticato, regolare, ben definito, quadrato. Oltre che alla preghiera, allo studio, alla trascrizione dei classici, i monaci si dedicavano anche alla coltivazione della terra, trasformando i loro possedimenti in centri di produzione e applicando le più avanzate tecniche agronomiche ereditate dalla romanità.

La regressione che caratterizza le condizioni generali dell'Alto Medioevo, comportò modifiche considerevoli anche nel paesaggio agrario: sensibile restrizione delle terre coltivate ed espansione del pascolo, delle aree boschive e dei terreni paludosi. Nel Medioevo l'incolto produttivo coincideva con le aree pascolative e quelle boschive e con esse anche l'habitat palustre. Stagni e paludi si formarono e si ampliarono in Italia, non solo per motivi storici, ma anche per effetto delle variazioni climatiche (un progressivo aumento della temperatura determinò un innalzamento del livello marino). Il dissesto idrogeologico comincerà a registrare un primo intervento di risanamento con l'inizio dell'Età Comunale: arginamento dei corsi d'acqua, canali di scolo, costruzione di ponti, opere di bonifica.

Diversamente nel Mezzogiorno invece il potere regio e le classi feudali si dimostrarono poco sensibili ai problemi del paludismo, ad eccezione degli Arabi che promossero in Sicilia opere di bonifica e di sistemazione idraulica, introducendo colture irrigue quali agrumi, cotone e canapa. Più tardi qualche altro intervento fu attuato da Federico II.

Durante l'Età Comunale, la città riafferma la propria supremazia sulla campagna, ove si organizza una nuova forma di paesaggio agrario. Infatti per soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione in continua crescita, si favorì l'espansione degli insediamenti e l'ampliamento delle superfici coltivabili a spese dell'incolto: si misero a coltura boschi e brughiere, si bonificarono aree paludose, si irrigarono terreni aridi.

L'incremento demografico, una rinata vitalità del mercato e lo sviluppo di moderne tecniche agronomiche modellarono una nuova conformazione del paesaggio agrario, che si diversificava in anelli più o meno concentrici: le campagne più vicine al centro abitato, e quindi di maggior valore economico, erano adibite alle colture più pregiate e redditizie (queste richiedevano cure più assidue e continue e assicuravano utili tali da compensare l'elevato costo di produzione), a seguire vi erano superfici coltivate a cereali e suddivise da siepi e steccati.

Questo modello, ricorrente già in Età Medievale, era volto alla migliore utilizzazione dei campi. Ed effettivamente il potenziale produttivo si accrebbe, ma di contro, qualche ferita anche profonda fu inferta al paesaggio naturale, in quanto il disboscamento causò l'erosione del suolo sui pendii collinari. Risultati migliori si ottennero più tardi, allorché le nuove colture, specie di ulivo, vite e frutteti, furono impiantate su pendici trasformate o modellate in terrazzamenti. Le terrazze conoscono ben presto una crescente diffusione: esse degradano verso valle, quasi ad uguale distanza tra di loro, in una serie di anelli concentrici al rilievo collinare stesso.

Si diffondono, dalla metà del XV secolo, le ville suburbane quali residenze di campagna della nuova aristocrazia. In età umanistica e rinascimentale, si riscopre, attraverso lo studio dei classici latini, la bellezza dell'ambiente naturale e la serenità della villa agreste: antiche fonti letterarie, storiche e filosofiche elogiano la dimora di campagna come locus amoenus, come il luogo di rifugio per l'otium letterario. L'intero complesso architettonico (l'abitazione del signore, i portici, le scuderie, le cantine, i granai) e i campi coltivati sono collegati in un sistema unitario attraverso il verde ben curato di un ampio parco che si sviluppa armoniosamente secondo precisi assi prospettici e visuali prestabilite.

Col ritorno a Roma della sede papale (1377), il Papa favorì un'intensa e diffusa rinascita artistica e culturale: furono attivi mecenati nella realizzazione di opere, sia pubbliche che private, finalizzate ad esprimere nella grandiosità e solennità delle loro forme il prestigio e la potenza della Chiesa stessa. La massima espressione paesistica del 500 fu certamente il giardino di Villa d'Este, a Tivoli, realizzato per conto del cardinale Ippolito d'Este.

Gli architetti ormai concepiscono le ville e i relativi giardini come un sistema unitario, nel quale il parco si identifica come un prolungamento verso l'ambiente estero dell'opera architettonica. Il giardino rinascimentale esalta, al contempo, la vittoria dell'uomo sulle forze della natura: i dislivelli topografici sono modellati in terrazzamenti, l'acqua segue percorsi alternati di cascate e fontane, sottostando a moderni congegni idraulici. E accanto numerose soluzioni dell'antico repertorio romano: statue, ninfe, pergolati, fontane, giochi d'acqua.

Il principio della prospettiva geometrica la fa da padrone, tanto nei giardini, tanto nei paesaggi urbani. Le leggi geometriche assicurano la razionalizzazione di una nuova spazialità espressa attraverso forme rigorosamente simmetriche e regolari: il paesaggio urbano rinascimentale è concepito attraverso fuochi visivi predeterminati e razionalmente programmati.

Palmanova, costruita dai veneziani nel XVI sec, rappresenta uno dei pochi casi in cui si applicano concretamente i canoni compositivi elaborati: lo schema poligonale è dominato al centro da una piazza a forma di esagono, da cui si diramano sei strade che delimitano altrettante insulae. Anche le piazze si arricchiscono di artifici prospettici: i portici creano visuali filtranti, il piano orizzontale è ripartito in scansioni geometriche attraverso il ricorso ad arredi urbani quali fontane, statue e pavimentazioni. Numerose furono le piazze realizzate in Italia, sia ex novo, sia modificando le precedenti medievali. Una tra tutte, Piazza del Campidoglio a Roma.

Nella successiva età barocca, il disegno urbano si arricchisce di nuovi effetti scenografici soprattutto attraverso la spettacolarità della relativa architettura civile. Il rinnovamento urbano privilegia la piazza come il luogo in cui i duomi e i palazzi aristocratici si affacciano con un fastoso prospetto quale proiezione esterna della relativa potenza interna. Il gusto barocco è poi messo in crisi dall'affermazione del neoclassicismo e dalla filosofia illuminista: si ristrutturano le città con pianta a scacchiera, vista come proiezione spaziale della concezione geometrizzante propria di quella filosofia.

Essa, inoltre, consente un più agevole controllo del territorio. Si realizzano giardini pubblici ispirati a modelli inglesi e affiancati da Orti Botanici, si attuano opere di bonifica, si conferisce a non poche costruzioni, urbane ed extraurbane, forme stilistiche che segnano un ritorno al passato, al mondo classico. Nel corso dell'800, cause storiche e povertà di risorse naturali rallentarono in Italia lo sviluppo della rivoluzione industriale, che seppure con un certo ritardo, seppe comunque affermarsi avvalendosi dell'esperienza dell'antico artigianato, del tradizionale dinamismo commerciale, della possibilità di produrre energia idroelettrica. Oggigiorno, il precario equilibrio ambientale che caratterizza il nostro Paese è messo alla prova da terremoti, frane, manifestazioni vulcaniche, nubifragi. Fenomeni del tutto naturali, ma aggravati o talvolta del tutto provocati dall'insipienza dell'uomo.

Un grandioso sistema montuoso: le Alpi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

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