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Bioetica, educazione e società di Savignano

Introduzione: Bioetica globale

Nel 1970, Potter coniò il termine bioetica intendendola come un ponte tra biologia ed etica. In una prospettiva interdisciplinare combina la conoscenza biologica con i valori umani, facendo da ponte tra la conoscenza scientifica e quella umanistica, in modo da portare una bioetica globale che, come aveva già pensato Leopold con l'etica della terra, ha esteso il suo orizzonte alle questioni ambientali e alle relazioni con i viventi non umani.

Un altro ambito su cui si è sviluppata la bioetica è la biomedicina. La bioetica si è sviluppata per l'impiego della tecnologia nella pratica medica e nelle questioni concernenti la sperimentazione su soggetti umani. I tre elementi che connotano queste disciplina sono:

  • Oggetto materiale: il comportamento umano nel campo delle scienze della vita e della salute.
  • Metodo: studio sistematico.
  • Oggetto formale: valori e principi materiali.

Cap.1: Bioetica e persona

1.1. Lo statuto dell'embrione

Nascere e morire sono i momenti decisivi dell'esistenza. Le domande da porsi sono: quando l'embrione è umano? Quando diventa persona? Per questo è necessario fare riferimento al Rapporto Warnock (1984) che inserisce il concetto di pre-embrione, cioè la fase dei 15-20 giorni dall'atto sessuale. Secondo questa convenzione, la fase del pre-embrione si tratta di una fase amorfa e indifferenziata e quindi su cui è concesso fare delle sperimentazioni.

Per cercare di chiarire il decisivo problema dello statuto dell'embrione bisogna far ricorso alla biologia e dall'antropologia filosofica che non può eludere di considerare la nozione di persona alla quale tutti unanimemente riconoscono dignità e tutela.

Alla domanda: chi è l'uomo? abbiamo almeno due importanti risposte:

  • Tendenze materialiste: negatrici di ogni elemento spirituale che viene ridotto a dimensioni corporee o alle strutture fisiologiche da cui emergerebbero la facoltà conoscitiva e volitiva.
  • Approcci spiritualistici: l'elemento spirituale è principio dell'esistenza e sussistenza dello stesso corpo umano.

Il rapporto tra anima e corpo è stato analizzato anche da diversi approcci della filosofia della mente:

  • Approccio riduzionistico: ogni tipo di processo mentale si identifica con un tipo di processo cerebrale, cioè con strutture e funzioni neuronali localizzate e determinate.
  • Concezione emergentista: le funzioni mentali e le funzioni biochimiche del cervello non sono identiche ma le prime si rivelano come una nuova proprietà solo quando i neuroni hanno raggiunto un certo grado di organizzazione. Quindi i processi psichici dipendono da un certo livello di interconnessione neuronale.
  • Teoria dualistica: sono due realtà ontologicamente distinte: un mondo 1 di materia-energia (res extensa) e un mondo 2 di strati mentali o di coscienza (res cogitans); i due interagiscono nel senso che un atto mentale può causare fenomeni fisico-chimici nel sistema nervoso e viceversa.

Questi problemi però hanno ceduto il passo ad una questione molto delicata per cui, secondo alcuni, ci sia una distinzione e alcune volte addirittura una separazione tra essere umano e persona. Queste teorie fissano l'inizio della persona in momenti successivi della vita personale. Queste teorie sono forme di discriminazione verso comatosi, embrioni, feti, disabili, ecc.

Per esempio: teoria di Singer che taccia di specismo coloro che identificano la persona solo con l'essere umano. Un'altra posizione è quella di Engelhardt che distingue persona in senso stretto, unica titolare di consenso e persona in senso sociale, i cosiddetti casi marginali, i cui diritti sono una creazione di comunità sulla base di accordi condivisi da parte delle persone in senso stretto.

Bisogna a questo punto chiarire un equivoco nel termine persona che in genere viene assimilata al soggetto in grado di agire moralmente. Quindi bisogna distinguere tra sfera ontologica ed etica. C'è quindi la possibilità di distinguere tra personalità, elemento identico (ontologico) dello spirito incarnato, e la personalità che è soggetta a cambiamenti. Essere persona (autonoma, cosciente, autocosciente azionale in grado di progetti per il futuro) non significa essere moralmente buono.

L'io può essere distinto ma non separato dal suo proprio corpo. È possibile stabilire chi è uomo ovvero appartenente alla specie umana riferendosi alla generazione di un essere umano da un altro essere umano. È quindi il corpo umano l'elemento di continuità dell'io nonostante sia ovviamente soggetto a mutamenti ed evoluzioni lungo la vita (personalità); è conseguente la base egualitaria tra tutti gli esseri umani alla cui vita si deve attribuire dignità, valore e tutela proprio in quanto esistenti nella rispettiva ed intrasferibile individualità di quel corpo animato. È fondamentale ribadire la tesi dell'identità biologica ontologica, morale e giuridica tra essere umano e persona.

1.2. La procreazione umana

La sessualità è essenzialmente l'atto che si incarna e vive nella libertà della persona. Senza amore si sconfina nell'egoismo, è in quest'ottica che è necessario valutare le varie tecniche anticoncezionali il cui giudizio morale muta a seconda della tipologia.

La fecondazione artificiale (FA) non è atto terapeutico, né è cura palliativa, né una nuova modalità di procreare. Ne esistono di due tipi: procreazione extracorporea e intracorporea. Non diventa più un atto naturale.

L'elemento specifico della FA è che la procreazione può essere conseguita grazie alla tecnologia che agisce sul materiale genetico senza l'apporto essenziale della relazione sessuale che diviene superflua. Questo significa che non esiste più la relazione intima d'amore ma predomina il desiderio di avere un figlio a tutti i costi. Per questo la pratica dell'adozione può costituire spesso una valida alternativa alla stessa FA.

La questione centrale riguarda comunque l'embrione perché nella FA è essenziale la produzione soprannumeraria e di qui la domanda sulla sorte degli embrioni restanti, se saranno distrutti, crioconservati o oggetto di esperimenti scientifici.

Si parla poi di aborto. Ora le argomentazioni anti-abortiste, radicate nella concezione della sacralità della vita quale dono di Dio creatore, si fondano sul continuum tra zigote e bambino che è alla base del processo graduale di sviluppo. Non essendoci una linea di separazione moralmente significativa tra feto e neonato è illecito uccidere un essere umano. Dalla parte opposta c'è la teoria della qualità della vita che non ritiene moralmente significativo classificare il feto come essere umano.

In entrambe si vede il feto come persona umana potenziale è quindi da ritenersi illecito uccidere una persona umana potenziale ma ribattono i fautori della qualità della vita che un potenziale non ha i diritti di uno in atto. Questo è solo condivisibile nel momento in cui si tratta di una scelta drammatica (se madre e bambino sono in pericolo di vita si sceglie la madre in quanto atto).

Cap.2: Responsabilità dinanzi all'esistenza

2.1. La clonazione

Problemi etici fondamentali emergono dinanzi alla clonazione tramite trapianto nucleare realizzato per la prima volta nel caso della pecora Dolly nel 1997. Se si dovesse applicare questa tecnica alla clonazione umana ci troveremmo di fronte ad un nuovo paradigma che ha messo in discussione la distinzione biologica tra cellule somatiche e germinale, a solo quest'ultime era stata finora attribuita la capacità di produrre un nuovo organismo in quanto solo esse avevano lo stesso tipo di continuità dal passato al futuro. I risvolti morali relativi alla liceità della clonazione mostrano che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche lecito fare.

In particolare, con la clonazione umana a fini riproduttivi si esporrebbe il nascituro a grandi rischi poiché la tecnica allo stato attuale non è ancora del tutto sicura. La clonazione nucleare poi prefigurerebbe per il nascituro una condizione di schiavitù in quanto il nucleo genetico da cui avrebbe origine predetermina già da sempre ogni sua scelta, negando così l'unicità biologica, la libertà, l'autodeterminazione e il senso del futuro. Se la clonazione a fini riproduttivi è illecita potrebbe essere utilizzata a fini terapeutici, per questo si stanno delineando nuove linee di ricerca con le cellule staminali.

2.2. Il rapporto tra medico e malato

Secondo Engelhardt non è sufficiente attuare il principio di beneficità, appartenente al livello del privato, e rispettare quello di autonomia ma bisogna coniugarli con l'imperativo di giustizia. A ciò bisogna aggiungere il principio di non maleficità, che appartiene al livello del pubblico. Tra i due livelli c'è ordine gerarchico: quello privato precede quello pubblico anche se ontologicamente avviene l'opposto perché gli obblighi pubblici sono prioritari rispetto ai privati.

Quindi il livello pubblico è superiore in urgenza, quello privato in gerarchia. Questo implica delle conseguenze nel rapporto medico-malato la cui finalità non si limita solo a non nuocere e a non discriminare le persone ma tende a fare tutto il bene possibile in quella situazione concreta. Si può parlare quindi di etica minima basata sul rispetto assoluto dei principi di non-maleficità e di giustizia e di un'etica massima che attui i principi di bene.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ChiaraBrusadin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Savignano Armando.
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