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funzione . Queste tre modalità di giustizia se non sono tenute insieme come unità , secondo la

figura del nodo di borromeo , non appartengono alla giustizia intesa come ortonomia della

relazione giuridica . La giustizia-numerazione è centrale nell'anello del reale , ossia

nell'attività del terzo-legislatore che opera producendo norme . La giustizia-riconoscimento è

centrale , invece , nell'anello del simbolico , ossia del terzo-giurisdizione . La giustizia-funzione

è infine centrale nell'anello dell'immaginario , ossia del terzo-polizia , che opera nel presente .

L'unità di queste tre forme di giustizia è essenziale per la c.d ortonomia della relazione

giuridica . Il giudizio giuridico è proprio solo degli uomini e non è presente mai nel mondo

degli altri viventi o delle cose. Il diritto si distingue dalla morale perché questa è incentrata

nella singolarità del se-stesso mentre il diritto opera nel suo darsi a forme di condotta

rilevanti per l'altro.

Ortonomia del giudizio giuridico nel medio dell'Altro-terzo :

A seconda di ciò che accade nella quotidianità delle relazione fra gli uomini e a seconda delle

diverse ambientazioni culturali , la figura del terzo del diritto così si presenta . Il Terzo-Altro

come dimensione costitutiva del diritto vi è quando : l'insieme sociale dove accade o può

accadere la controversia è talmente disequilibrato che si necessità l'intervento di un terzo che

andrà a garantire l'unità stessa. O quando l'oggetto che crea divergenze fra le parti è tale da

non poter essere diviso né condiviso fra esse perché può appartenere solo ad una e mai

all'altra ( ossia : o è mio o è tuo/suo). In tal caso si è nella dimensione economica della penuria.

O , infine , quando il terzo stesso soffre per il persistere di un conflitto tra le parti ( ad es. nella

dimensione della famiglia ) e il terzo si offre spontaneamente di superare tali controversie .

Tale figura del terzo e il suo intervento si hanno solo nelle relazioni tra gli uomini cosa che

invece non accade negli altri esseri viventi o nelle cose . Infatti una controversia può sorgere

solo tra gli uomini in quanto soggetti-ipotizzanti e grazie alle sole aspettative normative . La

formazione di un ipotesi si ha grazie alla presenza di un altro con un'altra sua ipotesi ,davanti

alla stessa situazione .Dunque la controversia giuridica tra soggetti è in poche parole la

controversie tra diverse ipotesi di diversi soggetti ,alla cui base vi sono aspettative normative

cosicché il giudizio è un giudizio sulle ipotesi della controversia. Il desiderio di giustizia , in

questi termini , assume rilevante importanza perchè chi ipotizza desidera la giustizia per sé e

per l'altro . La figura dell'Altro-terzo qualifica il desiderio di giustizia come desiderio di

riconoscimento dell'altro e dall'altro e tale figura del terzo è tale ,non per il suo sapere o

potere o per l'utilità di quanto afferma , ma semplicemente sia per il suo essere la condizione

della relazione triale dell'ipotizzare ,sia come non-negazione delle ipotesi di ciascun singolo in

modo tale che non vi sia esclusione dell'ipotizzare per nessuno. Secondo la tesi di Lacan per

cui : “c'è soggetto se c'è ipotesi” possiamo dedurre che nell'ipotizzare si trova sia l'opera di

creazione di senso sia il darsi di tale opera nella continua esposizione al conflitto tra le

ipotesi ,perché l'ipotesi di un soggetto c'è perché c'è l'ipotesi di un altro soggetto ( ossia siamo

davanti a due auto interpretazioni dell'interpretare la stessa situazione ). Tali due elementi

rappresentano la centralità essenziale del diritto e il suo operare nel medio del Altro-terzo.

Così, il venir meno o la negazione di uno dei due soggetti come chi-ipotizzante comporta il

conseguente venir meno di tutti gli altri soggetti-ipotizzanti e il ruolo e il lavore dell' altro-

terzo permette appunto che le ipotesi vi siano e non vengano negate perchè tale negazione

escluderebbe la soggettività dei soggetti.

L'Atro-terzo del diritto , come cifra della ragione giuridica :

Il terzo muta la struttura del processo di comunicazione tra i soggetti parlanti perché

grazie a lui si ha un passaggio da una relazione duale ad una relazione triale .L'ingresso della

figura del Terzo , non come Terzo-numerico che semplicemente si aggiunge agli altri due , ma

dell'Altro-terzo del diritto, comporta una diversa attenzione verso quanto viene detto . La

presenza di un terzo garantisce l'ascolto sia dell'uno che dell'altro non essendo egli né l'uno né

l'altro. Grazie al terzo viene meno la possibilità di esclusione dell'uno o dell'altro e si apre una

spazio relazionale comune ad entrambi dove è possibile ascoltarsi e ricevere quanto detto . La

dimensione procedurale si ha grazie proprio all'ingresso del terzo che stimola entrambi a

volgersi verso di lui , inteso come un qualcosa di medesima condiviso per l'uno e per l'altro.

La relazione , quando ancora è duale , è un conflitto caotico e solo il terzo riuscirà a togliere

ai due la chiusura identificatoria delle loro immagini in conflitto. Grazie all'incidere del Terzo

è possibile qualificare diversi modelli di terzietà : Il terzo come semplice osservatore sospende

anch'esso l'assolutezza della dualità destinata a portare in ciascuno l'esclusione dell'altro .

Questo terzo è quello che si può presentare nell'abitualità della vita quotidiana. Il terzo come

portatore di sapere che toglie ciascuna parte dal chiudersi in un proprio sapersi , indifferente

al sapersi dell'altro , è quello che può intervenire in un conflitto , non ancora giuridico , per

esempio fra i membri della famiglia o tra due amici. Il terzo del discorso pubblico che

rappresenta la dimensione dell'argomentare-per-gli-altri è il terzo del discorso plurale che

avvia lo spazio del discorso pubblico e le relative regole e procedure. A seconda della

qualificazione del Terzo , si hanno diverse gradazione della neutralità-imparzialità del terzo

stesso.

Qualificazioni del terzo del diritto :

L'elemento della “pubblicità” opera come la manifestazione dell'opera di selezione ortonoma

tra le diverse controversie che hanno rilievo e trattamento giuridico , perché hanno alla base

aspettative normative , e quelle che non le hanno , perché sono lasciate nell'ordine delle

aspettative cognitive. Dinanzi all'Altro-terzo del diritto , sono presentate quelle relazioni tra i

soggetti parlanti , che hanno luogo nelle diverse modalità dei rapporti di interazione affettiva ,

commerciale , lavorativa ecc. Queste diverse forme di interazione possono avere DURATA

( es. per una controversia di lavoro che può comprendere l'intera durata del rapporto

lavorativo ) oppure possono presentarsi in un singolo MOMENTO ( es. per un incidente

stradale la cui relazione accade nel darsi dell'incidente stesso e termina subito dopo ) e a

seconda della durata o del momento si hanno diverse controversie giuridiche. Le controversie

giuridiche , tuttavia , si diversificano in tre ordini generalissimi : nel medio di rapporti

conflittuali verso e tra i ruoli ( conflitti svolti verso e tra figure di ruoli/uffici) , nel medio di un

conflitto svolto dalle parti nei confronti del diritto vigente ( conflitti di interpretazione ) o nel

medio di relazioni conflittuali tra singoli ( tipico dei rapporti affettivi).Quando affermiamo

che c'è soggetto , quando c'è l'ipotizzare , l'ipotizzare appartiene a ciascuno in quando

SOGGETTO NON FUNGIBILE .La fungibilità dell'esistere ,ossia l'essere un chiunque per gli

altri , è l'essere un nessuno ed è proprio da ciò che ciascun singolo per tutta la vita cerca di

fuggire , perché la sua singolarità è unica .L'esercizio della soggettività del singolo sta proprio

nelle relazioni di riconoscimento .

Il singolo nel diritto : l'Altro-terzo , il ruolo e l'unicità :

La dimensione della non fungibilità del singolo consiste nel suo essere “chi” del desiderare-

ipotizzare . Il nucleo di tale modalità di essere sta nel “DOMANDARE” e nella successiva

scelta, intesa come il ritrovare se-stesso mediante il se-stesso degli altri . La domanda espone il

se-stesso alla risposta dell'altro , e ,sia la domanda che la risposta ,hanno la struttura tipica

del decidere . La questione della decisione precede quella della risoluzione. La decisione

consiste nell'interpretarsi del se-stesso , mentre la risoluzione nella concretizzazione della

decisione assunta. Si può dire , per meglio chiarire il concetto , che la decisione è una

RAGIONE LINEARE , ossia una scelta rivolta ad un fine , mentre la risoluzione è una

RAGIONE CIRCOLARE , che concretizza un orientamento ormai assunto e non prevede di

di assumerne uno nuovo. La decisione connette quel se-stesso che è-è stato a quel se-stesso che

è-sarà .Nella decisione il soggetto si ritrova nell'unità del passato , ossia nel suo essere-stato ,

del presente , ossia nel suo relazionarsi in quel preciso momento , e del futuro , ossia nel suo

orientarsi verso una ripresa dell'ipotizzare.

CAPITOLO 2 :IL TERZO DEL DIRITTO è LA COSCIENZA

SPETTATRICE DELLA CONTINGENZA FATTUALMENTE

VINCENTE ?

Il palazzo di giustizia continua ad esserci perche le decisioni sulle controversie appartengono

alla terzietà del giudice che ha il compito di cercare il giusto nel legale e dunque debbono

essere assunte in un luogo terzo , omogeneo alla trialità del logos. Luhmann avanza la tesi

secondo cui la decisione è un evento comunicativo e non qualcosa che nasce nella testa di un

individuo. Le comunicazioni umani hanno la stessa struttura delle informazioni sistemiche e

sono dunque prive di quel dire-dirsi con gli altri nella ricerca-creazione di senso. La

decisione , divenuta strutturata come le informazioni bio-macchinali, diviene un accadimento

privo di soggettività. Si delineano così in nuovi tratti della responsabilità delle tre figure della

terzietà giuridica e più particolarmente del terzo-giudice che con la sua decisione enuncia il

suo giudizio circa le controversie. Si ritiene però che nel momento del decidere , sembrerebbe

comunque un darsi una responsabilità solo perché , come ogni uomo , anche il terzo

tratterebbe di qualcosa di non ancora pienamente conosciuto. Il vivere come portatori di fini

e mai di scopi , è una condizione che genera inevitabilmente l'alienazione del se-stesso , ossia

una sofferenza profonda nel sapere che nel proprio io non si è un io. L'io , il chi e il soggetto

parlante sono tre espressioni impiegate per nominare l'uomo , che si manifesta solo nel

linguaggio ma non è sicuramente uno tra gli elementi del sistema linguaggio. L'io esiste nel

linguaggio ma non rappresenta il suo funzionare .Il linguaggio che parla nel linguaggio è il

linguaggio di Nessuno, avviene ossia in entità prive di io . Il linguaggio del linguaggio è il

sistema di funzionamento del linguaggio , è senza soggettività e assembla , tramite una

sistemazione logico-formale ,gli elementi linguistici ( es. un software ). La linguistica è una

presentazione sistemico-formale della funzione degli elementi del linguaggio , mentre la c.d.

Linguisteria è un “affar nostro , di ognuno “ e solo in questa prospettiva il terzo del diritto non

è semplicemente un terzo-numerico , e divine un chi della giuridicità. Il terzo-numerico è il

cosiddetto nessuno del linguaggio nel linguaggio.

CAPITOLO 3 : TERZIETA'. REALE SIMBOLICO IMMAGINARIO.

L'unità del coesistere nella minaccia esterna:

Per chiarire la figura dell'altro-terzo bisogna far riferimento alla società complessa. Tale

presentazione è retta dalla tesi di Sartre , nella quale, la relazione tra due esistenti si

costituisce come un unità solo grazie all'intervento della prassi di un terzo , che come un

osservatore esterno , unifica le parti . Seguendo la direzione di Sartre , tra le varie modalità

dell'essere uniti degli esistenti, una qualche dimensione di autenticità compete esclusivamente

a ciò che Sartre chiama “GRUPPO DI FUSIONE” , perché in tale formazione sociale , la

ragione dell'unità è perennemente presente , pur minacciando sempre il gruppo e tendendolo

così sempre nella condizione di rischio sul suo poter estinguersi. Tale minaccia , secondo

Sartre , alimenta i rapporti tra i membri del gruppo che tendono così a tenersi tutti in

condizioni di reciprocità. In tal modo ciascuno non si rapporta con il gruppo come se fosse un

entità-altra , ma ogni singolo svolge la funzione del terzo rispetto a tutti gli altri. In questa

visione di Sartre , si ha che il terzo del diritto è presentato e posto in essere da ciascuno, e

quindi non acquista una consistenza separata dal gruppo , ossia non è un entità esterna al

gruppo stesso. La minaccia esterna permette la continua fusione interna . Una lettura

immediata della visione di Sartre può far intendere che all'interno del gruppo tutti sono il

terzo del diritto , per tutti , e che quindi ciascuno è , per ogni altro , il legislatore , il giudice e

la polizia. Tuttavia , prendendo proprio in considerazione le controversie tra i membri ,

ovvero il conflitto tra le ipotesi , ciascuno , nel suo essere terzo , dovrà intervenire sugli altri

singoli quando viene minacciata l esistenza stessa del gruppo . Inoltre , con Sartre , ogni forma

dell'essere con l'altro , dell'essere-insieme ,è sempre una condizione negativa , ovvero la

condizione di ciascuno nell'essere fatto altro-che-se-stesso da un altro membro , e quindi l'unica

dimensione relazionale possibile è quella descritta dal “gruppo di fusione” . Tale condizione

descritta da Sartre lascia intendere che quanto circola come norma giuridica è in verità il

risultato non dell'essere-insieme con gli altri , ma della situazione di minaccia esterna. Le

norme e la loro applicazione che circolano nel gruppo di fusione sono quel diritto prodotto da

quella fase di rapporti costituitasi con il rapporto tra il gruppo e la minaccia esterna che lo ha

costretto ad unirsi.

Il terzo del diritto nell'autonomia eteronoma:

Nella costruzione di Sartre , il diritto non si costituisce come risposta , perché il rispondere-

comune-dei-molti potrebbe muovere solo dall'essenzialità dell'altro alla soggettività di

ciascuno , ma tale condizione è sempre negata da Sartre . Nel gruppo di fusione , coloro che

sono stati sanzionati dal terzo del diritto , vengono giudicati come “ritardatari o oppositori “,

perché rappresentano il momento della minaccia . Secondo Sartre : ogni singolo esistente è

inumano per tutti gli altri uomini , ed è umano solo per se-stesso , e il diritto, intervenendo sulla

relazionalità, è sempre una reintroduzione di inumanità per ognuno . Quando l'intensità della

minaccia del nemico si attenua , il gruppo di fusione può continuare ad esistere solo se inventa

la sua durata mediante la figura del “giuramento” , che dona stabilità al diritto. In tali casi il

diritto inizia ad operare come potere-giuridizionale per tutti coloro che hanno , mediante il

giuramento , deciso di “mutilare” se stessi a vantaggio del darsi di una comune condizione di

fissità , dove la paura esterna si è sostituita con una paura interna , inventata con il

giuramento stesso. Ciascuno , ora , incontra l'altro in un legame che Sartre chiama

FRATELLANZA . Solo la minaccia esterna genera l'unità del gruppo e quando questa

minaccia si attenua ,il gruppo non si estingue solo se introduce il diritto , ossia la giurisdizione

come TERRORE , eseguito da ciascuno come un Terzo per ogni altro. Quando il gruppo

avverte la presenza di pericoli più intensi , inizia a rinunciare alla fratellanza-violenza

esercitata da ciasucno in quanto terzo e verso tutti gli altri.

Semplificazione della complessità. Il processo giuridico : giustizia e legalità :

Il richiamo al processo giuridico si chiarisce prendendo in considerazione il processo contro

Socrate , che si svolge davanti al tribunale composto da centinaia di giudici rappresentanti il

popolo. Socrate chiede di valutare se quello che egli chiede corrisponda a cosa giusta o meno ,

infatti proprio in quest'opera sta il buon-servizio di chi ha il compito di giudicare.

La specialità tipica del giudice sta nell'accertarsi , durante la celebrazione del processo , che

siano dette cose giuste . Davanti al tribunale Socrate deve difendersi dall'accusa di aver

avviato i giovani , grazie alla sua eloquenza , alla consapevolezza che ogni sapere degli uomini

raggiunge la vera sapienza quando non cade nella presunzione di sapere anche ciò che non si

sa e ciò che non è possibilmente raggiungibile dall'uomo. Socrate presenta dinanzi alla giuria

la verità delle sue intenzioni e delle motivazioni che lo hanno spinto a fare ciò che ha fatto.

Che un uomo possa fare cose giuste o ingiuste , presuppone che il giusto e l'ingiusto non siano

definiti dalla contingenza , ma siano da riferirsi ad un “poter-fare” , radicato nell'ordine della

possibilità , che deve essere esercita con consapevolezza e libertà , soprattutto nella scelta

responsabile delle intenzioni e delle motivazione preparatore delle condotte umane. Nella

società moderna , gli uomini sono gli autori della formazione della loro identità esistenziale , a

patto ovviamente che non si abbandonino alla contingenza che produrrebbe invece ,solo

l'alternasi impersonale delle fasi di Complessità e Semplificazione che mancano proprio di

intenzione e motivazione. A Socrate , tra il pronunciamento e l'esecuzione della sentenza, viene

offerta la libertà , solo con conseguente sua rinuncia al filosofare , ma egli preferisce la

condanna a morte piuttosto che smettere di donare se stesso alla verità e alla sua

comunicazione con gli altri. Socrate afferma proprio che “è un male molto grande cercare di

mandare a morte un uomo contro giustizia”. Infatti condannare ingiustamente è una delle

modalità estreme del male imputabile all'uomo. Nelle tesi di Socrate il male qualifica

l'ingiustizia e dunque circa le questione sul male-ingiusto e sul bene-giusto vi è il centro di

valutazione dell'esistenza di ogni singolo uomo. Viene ritenuto inoltre che è un male

condannare qualcuno in modo ingiusto sia pure nelle forme della legalità. Sotto questo profilo

è possibile anche giudicare l'amministrazione della legalità , mostrandone le opposte

possibilità : il CERCARE e REALIZZARE LA GIUSTIZIA , oppure l'IMPORRE

L'INGIUSTIZIA. Comunque la responsabilità dei giudici opera nel rischio

dell'interpretazione ,pertanto il loro è un giudizio aperto sempre alla revisione.

Ora , al di là dell'Apologia di Socrate , nessun giudizio degli uomini può leggittimare la pena

di morte perché l'uomo non possiede un sapere compiuto , né è abbandonato all'assolutezza di

un sapere contingente.

Ritornando a Socrate , nel tempo che intercorre prima dell'escuzione della pena di morte ,

questi riceva la visita del suo amico Critone che gli propone di fuggire per evitare la morte

sicura. Nel dialogo si presentano le LEGGI , che metaforicamente parlando , ammoniscono

Socrate dal fuggire , a sottolineare che le leggi devono essere rispettate e devono trovare

sempre esecuzione , perchè , in caso contrario , l'uomo infrangerebbe distruttivamente il suo

rapporto con la città. Però l'ingiustizia commessa contro Socrate non è da attribuire alle

leggi , ma agli uomini che così le hanno interpretate ed applicate , ossia è da attribuire ai

giudici una LEGALITA' senza giustizia . E' centrale l'incidenza dell'ARTE ERMENEUTICA

dei giudici , circa l'applicazione delle leggi , pronunciando sentenze giuste oppure ingiuste.

L'ingiustizia non ci sarebbe se le leggi potessero trovare una loro applicazione automatico-

macchinale.

SEZIONE IV : CRITICA DEL DIRITTO-PRODUZIONE.

FORME DELL'EMANCIPAZIONE A PARTIRE DA MARX.

Il comunismo marxiano è un comunismo economico che però non ha il senso della comunità

spirituale , dove ogni IO si differenzia dall'altro nel riconoscimento dell'altro. Per B. Romano ,

proprio la limitatezza terrena , criticata invece da Marx , rappresenta effettivamente

l'esistenzialità dell'IO che lo sottrae sempre dall'identificarsi con la realtà conoscibile. Marx

invece propone un modello di NOI . Il NOI ( come genesi del diritto per lui ) diviene il luogo di

produzione sociale di norme. Il noi marxiano è inteso come DISPERSIONE DELL'IO NEL

MOLTEPLICE , ossia , per Marx , come MASSA. Al contrario per B.Romano solo con il

rispetto dei tre elementi dell'IO , del TU e del NOI si avvia la giuridicità , ossia si risponde

all'ansia di giustizia ( nomos) , omogenea al desiderio del senso ( logos) nascente solo con il

dialogo.

L'economia , sotto la visione Marxista , è l'a-priori che guida e comanda il mondo e la cui

legge diventa la regola che guida il relazionarsi tra i soggetti. Così la persona viene ridotta a

mero oggetto di conoscenza e la relazione con l'Altro-Io residua in un rapporto tipicamente

scientifico , in quanto Marx chiarifica la relazione tra persone come produzione sociale della

loro esistenza . L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica

della società cosicché per Marx , il sapere è scienza economica , tramite la quale la c.d.

Persona-ente-generico diventa totalmente conosciuta.

Nelle pagine di Marx , la coscienza diviene la piena conoscenza e la piena consapevolezza di sé

e dell'altro come enti-prodotti costretti e limitati ad essere meri prodotti-produttori di una

vita-generica alla quale partecipano non tutti singolarmente , ma i singoli in quanto

TUTTI/MASSA. Con Marx notiamo una sorta di rovesciamento dei valori per cui la realtà

non è intesa come co-esistenza con l'altro nel medio del dialogo , ma è ciò che è sempre

riprodotto ,e il diritto diviene semplicemente LEGGE-GENERALIZZATA indipendente dalla

volontà degli uomini ma guidata esclusivamente della c.d FORZE-PRODUTTIVE. La critica

mossa da Romano a Marx è in base al fatto che il diritto diviene così una semplice produzione

di enunciati normativi solo in base a ciò che serve e a ciò che è necessario per la soddisfazione

del desiderio materiale di ognuno , identico per ogni persona.

Il comunismo marxiano assoggeta l'IO-TU e la terzietà ,prodotta dalla relazione dialogica , al

potere degli individui ,uniti al solo fine della produzione materiale . Scompare la possibilità

dell' EGO-NON , perché ognuno è sempre anche l'altro come essere- funzione delle prassi

lavorative.

Osservando la società contemporanea , dominata dal c.d. DIRITTO DEI MERCANTI , nel

quale si afferma la mercantilizzazione delle relazioni , l'idea marxista di emancipazione si

vede realizzata ma allo stesso tempo amputata. Il modello dell'economia-finanziaria si

emancipa dall'economia reale rendendosi autonoma rispetto al destino del prodotto. Con la

visione di Marx viene completamente abbandonato il c.d. DIRITTO-DIALOGICO per dare

spazio al LINGUAGGIO-NUMERICO, dove conta solo la cifra maggiore , creando quindi

una società basata sul nichilsmo giuridico perfetto . Il sistema mercantilistico garantisce la

produzione di ogni desiderio ma l'IO diviene nient'altro che un IO-ISOLATO dagli altri e

OMOLOGATO perché tutti desiderano le stesse cose. Così il dialogo , il diritto divengono

inutili perché non si sente più il bisogno di confrontarsi dal momento che ciò che è applicabile

per l'uno lo è anche per chiunque altro e divengono parimenti inutili le questioni sul giusto e

l'ingiusto , sul bene e sul male , sul vero e sul falso , perché noi siamo solo animali desideranti.

Sotto questa visione non si coesiste più con l'altro ma si sopravvive con l'altro

nell'accaparrarsi maggiore utilità possibile. L'eliminazione del diritto e della persona a favore

di una legge applicata all'economia è la follia nella quale si radica il pensiero totalitario , ossia

quindi nella negazione della legge come garante dell'identità e dei diritti delle persone.

CAPITOLO I : EMANCIPAZIONE E VIOLENZA . A PROPOSITO DEI DIRITTI

DELL'UOMO NELLA IUDENFRAGE DI MARX.

Il fenomeno della violenza , sia come teoria che come prassi , si muove all'interno della c.d.

EMANCIPAZIONE . In tale ambientazione si è sviluppato quello che oggi viene definito

APPREZZAMENTO FAVOREVOLE DELLA VIOLENZA . Marx afferma che l'esercizio

della violenza diviene necessario imperativo emancipatorio.

Limitatezza terrena , religione , contraddizione con se stesso:

La proposta Marxiana di emancipazione , intesa positivamente come emancipazione umana e

non politica , diviene critica nel momento della permanenza dell'umanità nella limitatezza

terrena. L'emancipazione politica rimane comunque all'interno del non-superamento della

suddetta limitatezza terrena. Tutto ciò che appartiene alle varie modalità di emancipazione

politica è catalogato da Marx stesso come RELIGIOSO . Sono dunque religiosi , lo stato

politico , l'assetto giuridico e tutti i rapporti tra gli uomini quando hanno come loro medio il

non-superamento della limitatezza terrena.

Per capire cosa intende Marx con LIMITATEZZA TERRENA bisogna innanzitutto partire

dalla distinzione fra EMANCIPAZIONE POLITICA e EMANCIPAZIONE UMANA. La

prima non è la forma completa e perfetta della seconda perché in essa l'uomo si costituisce

come contraddizione con se stesso . Qual'è il contenuto e la struttura di questa contraddizione

con se stesso ? Marx dice : l'uomo conduce una doppia vita , ossia una vita celeste ed una vita

terrena , o meglio una vita nella comunità politica , dove egli singolarmente non ha valore , e

una vita della società borghese , in cui si agisce come uomo privato. Dunque la contraddizione

con se stesso , la religione e la limitatezza terrena si coappartengono , con nomi diversi , ma

rappresentano un UNICUM . La religione è ritenuta come un fenomeno della limitatezza

terrena e la contraddizione con se stesso è la permanenza degli uomini nella religione . Infatti

religiosi sono i membri dello stato politico a causa del dualismo tra vita individuale e vita tra

la società borghese e quella politica.

L'emancipazione politica sorge nell'unicum costituito da questi tre elementi.

Riconoscimento e differenza : il negativo esistenziale :

La religione non è altro che il riconoscimento dell'uomo per via indiretta , attraverso cioè un

mediatore . L'uomo , dunque , rimane religiosamente limitato solo perchè riconosce se-stesso

solo indirettamente ( ossia solo attraverso un mediatore ).

Il superamento della limitatezza terrena , che si manifesta nella religione , è ciò che Marx

chiama RICONOSCIMENTO DI SE-STESSO E DEGLI ALTRI. Possiamo ora distinguere

due tipi di riconoscimento : da uno parte il riconoscimento di se-stesso e degli altri per via

indiretta , dall'altro il riconoscimento per via diretta. Il primo alimenta la sfera

dell'emancipazione politica , il secondo dell'emancipazione umana , intesa come reale

liberazione dell'uomo. Il riconoscimento diretto rappresenta il fondamento dell'intera

antropologia giuridico-politica di Marx.

Riconoscere se stesso e gli altri significa stabilire un rapporto con l'IO proprio e degli altri ,

che è situato nel medio della c.d. NEGAZIONE ESISTENZIALE ( ovvero il non-essere

sempre ) . Questa negazione esistenziale invita il singolo alla risposta , ossia non lo chiama

alla realizzazione di questa o quella reazione all'uno o all'altro bisogno , ma stimola il

costituirsi dell'io come identità affetta dal non-essere-sempre. Dunque nel riconoscimento c'è

sempre un rapportarsi tra ciò che si è e il non-essere-sempre.

Il cammino dell'emancipazione umana : la negazione della differenza , del

riconoscimento indiretto:

Poiché la religione è quel fenomeno che permette la manifestazione della lititatezza terrena ,

Marx sostiene che ci si emancipa dalla generale limitazione quando ci si libera da tutte quelle

condizioni dove compare il nucleo della religiosità , ossia solo quando si abbandona il c.d.

Riconoscimento indiretto.

In base al nesso emancipazione-violenza bisogna innanzitutto chiarire in che modo ci si

emancipa ,di modo che ogni uomo possa raggiungere la condizione di uomo-realmente-libero.

Tutto l'insieme dei c.d diritti universali dell'uomo garantisce la differenza tra uomo politico e

uomo privato . L'affermazione dei diritti universali dell'uomo è quella che Marx chiama

DEMOCRAZIA POLITICA e che qualifica come cristiana. L'emancipazione politica di cui

parla Marx è quel luogo da cui ci si deve emancipare e avviene così lo spostamento dal diritto

pubblico a quello privato. E' solo grazie al superamento dell'emancipazione politica che si ha

quel cammino necessario che permette all'uomo di divenire realmente libero.

La differenza : l'esistente come unità di disponibilità e non disponibilità :

L'emancipazione umana , come superamento dell'emancipazione politica e critica dei diritti

universali dell'uomo , esprime una definita antropologia . Con la storia ,l'uomo ha la prova

evidente della sua nascita , ossia la storia è per l'uomo il suo atto di nascita . Questo modo di

concepire l'uomo è connesso alla convinzione che l'inizio e la fine stessa dell'uomo sono i

prodotti dell'uomo stesso . Marx infatti sostiene che la radice dell'uomo è l'uomo stesso.

La limitatezza terrena è il NON-PRODURSI TOTALMENTE. Così l'emancipazione politica

e i diritti universali dell'uomo sono gli ostacoli per il superamento della limitatezza terrena

perchè impediscono la produzione totale dell'uomo ossia lasciano intatta ancora la presenza

del non-essere-sempre nella sua struttura e non consentono quindi l'emancipazione umana

che è il reale superamento di tale limitatezza.

L'incontro ed il rapporto tra gli individui non sono ambientati nel riconoscimento diretto ma

nel riconoscimento mediato , dove il singolo ritrova se stesso nell'altro , e ritrova nell'altro

anche la presenza della differenza che costituisce originariamente ciascuno. La struttura

dell'IO come unità di DISPONIBILITA' ( ossia essere ) e NON-DISPONIBILITA' ( ossia non-

essere-sempre) è il fondamento del riconoscimento del se-stesso e degli altri.

Il noi univoco e la relazione-prodotta :

Per Marx, la reale emancipazione si ottiene con l'eliminazione di ogni differenza tra vita del

singolo , vita del genere e vita della società e dunque con l'eliminazione di ogni tipo di esistere-

con-gli-altri situato nella compresenza di diritto pubblico e diritto privato . L'emancipazione

marxiana esige quindi la nientificazione di ogni manifestazione del singolo che si presenta

come differenza tra ogni sua definita risposta ( il suo essere ) e il suo venir chiamato ( il suo

non-essere-sempre ) e che strutturi l'io come disponibilità-non disponibile. L'emancipazione

marxiana così costruita crea un modello di relazione che può essere chiamata RELAZIONE

PRODOTTA . L'uomo è solo il prodotto di un produrre-generico . Nella relazione-prodotta

ciascuno è un niente, e questo niente viene colmato nella tensione alla crescita dell'assolutezza

della disponibilità dell'uomo generico , quale inizio e fine del se-stesso. Così nella relazione

prodotta tutti i segni esistenziali derivanti da un rapporto tra l'io e il tuo e tutti i segni

esistenziali del noi sono amputati . Gli uomini sono nella relazione come un NOI UNIVOCO ,

ossia un noi senza relazione reale , privo dunque sia di ogni segno di pluralità reale , sia ogni

riferimento positivamente rilevante verso l'altro.

La qualificazione dei diritti universali dell'uomo come delitto :

Per Marx , il prendere le distanze dalla “relazione prodotta” e dal “noi univoco” significa

ricadere in una forma di società dove vige l'alienazione , ma non l'uomo perchè un tale

comportamento lascia apparire nel singolo uomo e nel rapporto con gli uomini , il negativo

esistenziale , ossia il non-essere-sempre che chiama ad una risposta. L'esistenza della

chiamata-risposta è ciò che Marx chiama il darsi ancora dell'uomo egoistico , isolato dagli

altri uomini e dalla comunità e tutto ciò che deriva da questo uomo egoistico deve essere

punito come DELITTO. Per Marx i cosiddetti diritti universali dell'uomo non sono altro che

il diritto dell'uomo egoista. Dunque tutto ciò che è fatto appartenere ai diritti universali

dell'uomo deve essere inteso come un delitto e in quanto tale deve essere punito. All'insieme

dei diritti universali dell'uomo Marx fa appartenere altre due categorie di diritti : i diritti

politici , ossia i diritti che si esercitano con la partecipazione alla vita politica organizzata

giuridicamente, e quei diritti dell'uomo che hanno come loro contenuto tutto ciò che riguarda

“la libertà di coscienza” ,realizzata dall'io e dal noi non con il fine di costruire una vita

sociale . Queste due categorie di diritti cadono nella generale critica all'emancipazione politica

perchè in ambedue i diritti ciò che permane sempre è la mancanza dell'eliminazione della

religione. I diritti universali dell'uomo rimangono nell'ambito della religione e costituiscono

insieme alla limitazione generale la realtà dell'uomo egoista il cui comportamente è un delitto.

Nell'uomo egoista è presente il “permanere nella differenza” ,ossia la non eliminazione del

momento della non-disponibilità, incompatibile con l'idea di Marx che vuole l'uomo

completamente disponibile .

Diritto e misura , emancipazione e violenza :

Quel dirito che appartiene all'emancipazione politica , secondo la filosofia di Marx , è quello

che fa coincidere i diritti universali dell'uomo con la realtà dell'uomo egoista . La prima

qualificazione del diritto vede equivalere i diritti universali con il delitto , la seconda

qualificazione invece , sopprimendo la non-disponibilità, identifica il diritto con il produrre un

modello di uomo . Vengono identificate due possibili visioni del diritto , una che si muove dalla

costituzione di un esistenza come unità di disponibilità e non-disponibilità ( ossia come

chiamata-risposta) , e una seconda che si alimenta nell'assolutezza della disponibilità. Il

diritto dell’emancipazione umana deve consistere nella negazione di quanto si radica nella

misura esterna. Secondo la concezione del diritto di Marx sono presenti due possibilità di

organizzare la relazione tra singoli : il diritto come “relazione riconoscente” che opera in

modo tale che negli atti dei singoli ci sia la presenza di una misura interna ,ossia un

organizzazione calcolata dell'atto e una misura finale , ossia un progetto di organizzazione che

conferisce ordine all'atto , e “il fatto non giuridico che opera come l'escludere” , dove manca

completamente la misura esterna.

Negazione dell'esistere tra chiamate e risposta . La legge come “azione” :

La trasformazione della misura esterna nella misura prodotta è praticamente la

trasformazione delle leggi , che vengono intese come AZIONI e permette l'estinzione del

diritto e la sua sostituzione con una prassi emancipatoria. L'affermarsi dell'azione e la

negazione della misura esterna sono il procedere dell'emancipazione umana , come la vede

Marx, che deve sempre operare come ATTIVITA'-CONTRO. Concepita in questo modo

,l'emancipazione umana deve realizzarsi come violenza verso chi non si identifica , né risolve

la propria esistenza nella produzione totale dell'uomo per divenire un IO come sola

disponibilità. La violenza è vista come necessaria prassi di emancipazione.

CAPITOLO II : ESTINZIONE DEL DIRITTO ED ISTITUZIONALIZZARSI

DELLA VIOLENZA

Dal poter-essere dell'esistere al potere del noi-univoco:

La possibilità , ossia l'esercizio del poter-essere , viene sostituita dal potere univoco che si

manifesta come fatto che esclude . Il potere univoco è la negazione di quella che Marx nomina

come libertà di coscienza . Tutto ciò che appartiene all'esercizio originale della possibilità

appartiene alla c.d libertà individuale , come nucleo dei diritti universali dell'uomo e lascia

che ogni uomo trovi nell'altro non la realizzazione del se stesso ma la limitazione della propria

libertà. L'essere del noi univoco , seguendo la linea si Marx , va a sostituirsi con il coesistere

delle varie libertà individuali dei singoli nel diritto . La negazione del limite , va a creare due

modelli di relazione : uno in cui ognuno trova nell’altro la propria immediata realizzazione;

un secondo in cui uno è il soggetto assoluto dell’altro. In entrambi i modelli, tuttavia, viene

meno la RECIPROCITA’ DI’ RICONOSCIMENTO.

La violenza come istituzionalizzarsi della sproporzione :

La sproporzione è , nei termini di Hegel , la manifestazione dello scadere del rapporto dal

piano del diritto a quello del fatto non giuridico che incide come un “escludere”. L'escludere è

la maniera del farsi reale della misura prodotta all'interno della relazione prodotta , ossia è il

volgersi all'altro con violenza. Il chi del processo di istituzionalizzazione della sproporzione è

il noi univoco . L'esercizio del noi univoco è indirizzato alla conservazione e all'accrescimento

dell'efficacia del potere . Ha essa infatti come suo inizio e come sua fine tutto ciò che è espresso

nella formula marxiana di emancipazione umana , ossia la riduzione della mancanza del non-

essere-sempre . L'efficenza del potere è la sola realtà dell uomo nuovo di Marx che ,avendo

dovuto negare la dimensione della possibilità , perchè di impedimento alla realizzazione totale

dell 'uomo , ha costituito la storia della nuova umanità sia con la riduzione dell'originalità dei

singoli attraverso il noi-univoco e poi ha spinto quest'ultimo alla conservazione e

all'accrescimento dell'efficienza del potere . In questi termina la storia della nuova umanità è

in verità la storia della crescente negazione del senso esistenziale del diritto . E' inizialmente

una critica alla dualità del diritto pubblico e del diritto privato e poi è l'identificazione dei

diritti universali dell'uomo con il DELITTO e diviene infine istituzionalizzazione della

VIOLENZA.

Il potere come nulla dell'in-sè del contenuto:

L'istituzionalizzarsi della violenza ha quindi il suo “chi” nel noi-univoco .Nel noi univoco si ha

l'identificazione di “società” e di “vita del genere” che Marx identifica come il superamento

dell'emancipazione politica e quindi della realizzazione dell'emancipazione umana . Il modello

di partecipazione ora è concepito in modo tale che partecipano non tutti singolarmente , ma i

singoli in quanto tutti. All'interno della società così emancipata , viene a mancare il negativo

esistenziale . In tale società viene negato tutto ciò che Marx identifica come religioso e gli

uomini ora non sono più in rapporti religiosi ma in un rapporto scientifico. Dunque alla

scienza viene attribuita l'identificazione di ciò che costituisce la vita della società . Il

permanere nel religioso costringe invece l'umanità a cadere nella c.d. Emancipazione politica

e di conseguenza nell'affermazione dei diritti universali dell'uomo . Queste identità , viste

come un tutto, vengono naturalisticamente ridotte a oggetti di conoscenza. Quindi la

riduzione della vita della società , dove i singoli vengono visti come un tutto , ossia come

oggetti di scienza , permetta la trasformazione della possibilità nel noi-univoco e tutto ciò

diventa concreto con l'istituzionalizzazione della violenza come prassi emancipatoria.

La crescita e la conservazione del potere come il nulla-in-se-di-ogni-esistente è il solo

fondamento dell'umanità realmente emancipata di Marx. In realtà non è la scienza, ma il

potere ,come nulla-del-contenuto, a dettare i contenuti dell'unicum , ossia della vita della

società di Marx. La certezza però scientifica viene a privare di senso esistenziale ogni forma di

coesistenza e quindi anche quella giuridica ,perché riduce l'esistenza a sola disponibilità .

Marx stesso definisce il comunismo come movimento scientifico. La politica e il diritto ,

secondo Marx operano in contraddizione con la loro essenza fenomenologica e diventano

violenza dopo aver annientano il relazionarsi esistenziale degli uomini presi singolarmente .

Ansia – di – legittimazione e riconoscimento :

Secondo l'ideologia di Marx , la negazione della differenza è la negazione del riconoscimento

indiretto. L'incontro della psicologia con la filosofia ha mostrato che la riduzione del

rapporto nella prassi del noi-univoco ha come proprio esito la c.d. In-differenza che incide

negativamente sulla condizione esistenziale intesa come ANSIA-DI-LEGITTIMAZIONE.

L'attenzione che è stata posto su quest'ultima è cresciuta proprio con l'analisi delle situazioni

di disagio e di malessere profondo dell'io , condizioni connesse alle diverse modalità del

riconoscimento reciproco dei singoli. L'ansia di legittimazione è una condizione fondamentale

per l'esistenza dell'io e si identifica come l'aspettativa del singolo ad entrare nel movimento

del processo di riconoscimento reciproco , che è l'unica via per tirarsi fuori dalla condizione di

disagio causata dall'essere in-differenti agli e verso gli altri. La tensione dell'individuo ad

essere amato , riconosciuto , secondo le tesi di Freud ha origine dal c.d. Momento biologico che

pone le prime situazioni di pericolo e produce il bisogno ad essere amati che non abbandonerà

più gli uomini. Tale momento si identifica nella perdita della vita intrauterina ( ossia la vita del

feto nell'utero materno ) e il bisogno di essere amati diventa nient'altro che il bisogno di essere

conservati in vita. L'in-differenza , che impedisce l'avviarsi del processo di riconoscimento,

appare essere quella condizione di disagio e malessere che già nelle prime fasi dell'infanzia

turba il singolo esistente. Questa sofferenza psicologica segnala che il suo superamento può

aversi solo allontanandosi da ciò che la produce e la mantiene , ossia la mancanza di una

risposta appagante all'ansia-di-legittimazione.

Negazione della differenza , in-differenza : la violenza come realizzazione del se-

stesso :

La condizione di indifferenza provoca quella condizione di sofferenza dell'esistente che

consiste nella perdita di realtà dell'io, o meglio uno spegnersi del se-stesso.La perdita di realtà

dell'io si compie in quella che Marx chiama emancipazione umana dove il singolo riesce ad

identificarsi solo nella vita generica , unica realtà della vita sociale emancipata.

Funzione strumentale del diritto : la violenza al potere :

L'umanesimo positivo di Marx non riesce a rispondere positivamente all'ansia-di-

legittimazione. La negazione della differenza opacizza ogni reale mondanizzazione del se-

stesso e quindi avvia il processo di perdita di realtà dell'io-profondo. L'umanesimo positivo di

Marx è strutturato secondo gli elementi costitutivi della nevrosi proprio perché è stata


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romya

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Filosofia del diritto, basata su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente "Filosofia e filosofia del diritto", di B.Romano. Gli argomenti trattati sono: Il senso esistenziale del diritto , la relazione di riconoscimento, Legein , legomenon e nomos, La terzietà nella relazione giuridica , Emancipazione e violenza, diritto mercato e prezzi


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher romya di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Romano Bruno.

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