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Riassunto esame Filosofia del diritto, prof. Romano, libro consigliato Filosofia e filosofie del diritto Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di filosofia del diritto, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente Romano, Filosofia e filosofia del diritto. Gli argomenti trattati sono : Genesi fenomenologica della giuridicità , Legein , Legomenon e Nomos ,Declinazione della terzietà , un itinerarium sull'in-differenza del diritto , Critica del diritto-produzione ,... Vedi di più

Esame di Filosofia del diritto docente Prof. B. Romano

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del tempo . La possibilità , il rischio e la scelta appartengono al soggetto e nell'insieme di questi tre

elementi il soggetto esercità la SOGGETTIVITA'. Con Soggettività si identifica l'attività specifica

del soggetto ( è assente comunque nelle entità non-umane). Ai due termini di Soggetto e

Soggettività si lega un terzo termine , quello del SOGGETTIVISMO che indica la precisa

direzione della soggettività ( una direzione che deve essere esistenziale). Quando il soggetto esercita

la soggettività nella direzione dell soggettivismo si chiude nel suo autoripiegamento volgendosi

agli altri come il fatto che li esclude .

Soggetto e diritto:

Innanzitutto bisogna chiarire il significato del termine : diritto. Per prima cosa bisogna distinguerlo

dal termine Legge. Il termine legge non è legato all'esercizio della soggettività escludiva dell'uomo

in quanto soggetto esistente. Solo il termine diritto è identificabile con l'uomo-soggetto-esistente .Il

termine diritto non si identifica nemmeno con il termine Giustizia . Soggetto e diritto esistono solo

nella relazione tra gli esistenti , in quella relazione dove è essenziale l esercizio della soggettività

che transita nell'altro senza generare esclusione.

Autocoscienza , riconoscimento e diritto:

Secono Fichte , la relazione comunicativa è quella relazione di riconoscimento essenziale per

rendere possibile l'autocoscienza . Si può accedere all'autocoscienza attraverso due momenti : 1)

l'attribuirsi un'attività e 2) attraverso il porre , percepire , comprendere l'oggetto sul quale l'attività

deve svolgersi. L'autocoscienza si ha quando il soggetto diviene consapevole dell'attività che

esercita . L'autocoscienza è per Fichte un autodeterminarsi .La relazione di riconoscimento , luogo

dove diviene reale il nesso soggetto-diritto , permette la liberazione del se-stesso.

Diritto , riconoscimento e differenza nomologia:

La relazione di riconoscimento , come relazione giuridica fondamentale è una relazione triale ,

caratterizzata dall'opera del Terzo .C'è diritto se ci sono soggetti che nell'accedere e ricreare la loro

specifica condizione di finitezza , formano ipotesi di senso , del tutto assenti nel mondo delle cose e

degli animali . Gli animali e le cose svolgono semplicemente leggi-memorie proprie del

funzionamente della vita e quindi mancano delle regole del diritto. L'esistenza del diritto suppone

inevitabilmente anche l esistenza di possibili controversie tra gli ipotizzanti . Il soggetto c'è se ci

sono le sue ipotesi e questa si ha se avvia la ripresa dell'ipotizzare presentando la duplicià temporale

dell' ESSERE CIO' CHE E' e il TENERE ACCESO L'IPOTIZZARE . Tale duplicità temporale

costituisce la figura del Terzo e tale duplicità dell'opera del terzo si identifica anche come

differenza-nomologica.

SEZIONE 2 : Legein , legomenon , nomos. Il diritto tra dire e

detto.

La questione del vero ( come filosofia ) e la questione del giusto ( come filosofia del diritto ) sono

avvicinate da Romano a partire dalla genesi fenomenologica che accomuna Antropos, logos e

nomos. Il concetto di Vero è riportato al CONOSCI TE STESSO ,dove l'Io si forma nella struttura

dialogica dell'esistenza e si sperimenta nella relazione di riconoscimento . Il diritto si può

identificare in un COMPITO , o un IMPEGNO o RESPONSABILITA' che si alimenta dell'infinito

desiderio di giustizia ( ossia del desiderio inesorabile di essere se-stesso ). La comune nascita

dell'ordine del linguaggio (Logos) e del diritto (Nomos) , meglio conosciuta come

COALESCENZA , permette di qualificare l'ordine giuridico come ORTONOMO ( *Eteronimia :

quando due parole con origini etimologicamente diversi vengono utilizzati per oggetti affini ) e

prepara il processo di chiarificazione tra la trialità del logos e la terzietà del nomos. Importanti due

tesi di Romano : Il diritto è strutturato come il discorso e La legge del testo è il testo della legge.

Riguardo la prima tesi bisogna osservare che il dirtto ha in comune con la struttura del linguaggio il

c.d. Principio dialogico per cui ' all'inizio è la relazione ' incentrata su due solchi che ne marcano il

tratto verticale e orizzontale. Il primo solco risalta la differenza fra : linguaggio-discorso e

linguaggio-strumento. Il Logos si struttura in due dimensioni :come ambientazioni nel detto

(legomenon) e eccedenza nel dire (legein). Il secondo solco separa l'esperienza del linguaggio-

discorso dalla consocenza del linguahhio-oggetto. Lacan introduce la tesi per cui il soggetto del

linguaggio e il soggetto del diritto sono accumunati dal DESIDERIO DI DESIDERIO e il diritto

sorge proprio perchè il soggetto di diritto si radica sul soggetto di desiderio. Il desiderio di desiderio

introduce nel diritto la dimensione del PATHO che libera l'io dall'illusione di un sapere totale della

verità e ne avvia l'esistenza nel dia-logos .

CAPITOLO 1 : Struttura del discorso, relazionalità ,diritto.

Il discorso sviluppa la struttura relazionale del linguaggio e si mostra costituito di 4 elementi

essenziali .

R all'inizio è la relazione io-l'altro nelle due possibili configurazioni fondamentali : quella dell'altro

riconosciuto (ossia il TU) e quella dell'altro conosciuto ( ossia l'ESSO). Grazie alla prima o alla

seconda di queste configurazioni si concretizza la qualificazione dell'IO o come IO UNICO o come

IO GENERICO. Questo concretizzarsi è ordinato da un significante principale , il c.d S1 ( secondo

elemento principale del discorso) che ha proprio il compito di orientare e ordinare il discorso tra l'io

e l'altro . Il linguaggio si svolge nel discorso grazie alla posizione del SIGNIFICATO e del

SIGNIFICANTE . Lacan scrive che “con la fondamentale opposizione fra significato e

significante iniziano - finalmente -i poteri del linguaggio che si posso svolgere o mediante la

sostituzione di un termine con un altro per creare una metafora , o con la conbinazione di un

termine con un altro per dar vita ad una metonimia”. Il sigificato dice l'ente , dicendo il senso che

già c'è ed è tale perchè manca del futuro e della possibilità e questa mancanza stimola la creazione

di senso. Il significante invece è una domanda di senso rinviante ovviamente al senso che non c'è e

stimolando così la creazione di senso. Ogni significante si trova tra un senso già dato e la possibilità

di creare un senso, e si configura come ipotesi che aiuta il soggetto parlante al poter-essere , o

meglio al poter-metterci-del-suo. Sulla qualificazione dell'altro si creano due modelli tipici di

relazioni intersoggettive : quello del RICONOSCIMENTO e quello dell'ESCLUSIONE . Il

costituirsi di questi due modelli dà vita a delle MEMORIE . Le memorie -M- sono un come-fare-

per costituite sempre da un come e da un per che definiscono quel fare . Il come nomina una

combinazioni di fasi e di quantità di tempo , il per può essere o un per-qualcosa o un per-se-stesso .

Le memorie sono qualificate dalle modalità della relazione io-l'altro secondo le due direzioni dell

'ALTRO UNICO ( il TU) e dell'ALTRO GENERICO ( l'ESSO) . Le prime memorie garantiscono la

possibilità dell'ipotizzare , e sono utili per la liberazione dei parlanti nel linguaggio , le seconde

invece permangono nella ripetizione e si riferiscono ai c.d. Nomi-numerici . Il quarto elemento

essenziale del discorso è la coppia r/s , ossia la coppia regola-senso che concretizza l'incidere degli

elementi R ed S1 sulla formazione di memorie e manifesta una precisa qualificazione del diritto

ponendo le regole giuridiche conservanti contemporaneamente la differenza nomologica o

negandola. La condizione della coppia r/s costituisce il da-dove .

La storia del discorso è fondamentalmente la storia della relazione secondo i due poli del

riconoscere o del conoscere che danno vita alle memorie. Il riconosce è l'incontrare l'altro ( verso il

futuro ) nella sua specificità orientata al poter-essere della scelta , il consocere è incontrare l'altro

solo in ciò che è ( ossia nel presente ). Possiamo ora cogliere , con la chiarificazione dell'altro o

come tu riconosciuto o come esso conosciuto , la distinzione tra l'ordine del riconoscere e l'ordine

del conoscere , ossia tra l'ordine del simbolico e l'ordine naturale . Il soggetto del conoscere dice

solo ciò che c'è , mentre il soggetto del riconoscere è il chi che ipotizza ciò che non c'è ed è l'unico

soggetto possibile del senso-esistito .Il senso-esistito si concretizza nel mantenere in opera la ricerca

per la creazione di un senso che alimenterà la ricerca di senso stessa.

L'ORDINE SIMBOLICO ha il suo inizio nella relazione io-altro e il suo destino nell’ipotizzare

ciò che non c’è e il diritto , in tal caso , garantisce la differenza nomologica perchè non corrisponde

a memorie fisiologiche dedite alla conservazione di un senso già dato. Invece ogni ordine storico si

concretizza come ORDINE MIMETICO, ossia ripetizione-copia dell’ordine naturale che porta

all’esclusione , dove il diritto è unicamente una memoria per la fisiologia del funzionamente di un

senso già dato. Tipico dell'ordine mimetico è la c.d. Pulizia/polizia delle parole ossia

l'identificazione della verità nella certezza di quanto detto e conseguenze sanzione per il dire

qualcosa di diverso rispetto alla certezza di quanto detto.

Ciascun parlante presenta se-stesso distanziandosi dall'esaurirsi in ciò che dice , in ciò che è detto ,

avviando la comunicazione con l'altro. In questo movimento si concretizza la tesi di Buber :

all'inizio è la relazione ,che può essere meglio compresa facendo riferimento al “motto di spirito”

di Freud. Il motto di spirito genera piacere e compiacimento perchè sorge in un codice linguistico e

lo infrange. La violazione del codice linguistico avviene solo se la violazione non è confinata nel

soggetto che la esercita , ma si muove dall'altro che presentando il suo personale codice infrange il

codice del primo che troverà ad essere nel “tra” dei due codici . Ciascun parlante è ora in un suo

codice , poi in un suo codice diverso , e poi in un altro suo codice e non si troverà mai

contemporaneamente ad essere in un codice e ad infrangerlo perchè ogni volta che si troverà in un

codice , questo sostituirà sempre il precedente e sarà sempre uno solo. L'intersoggetività si esaurisce

quando i soggetti si consumano nel agevolare la circolazione di significanti equivalenti. La

soggettività dei soggetti non viene esercitata fin quando non sorge un significante principale che

orienta il discorso presentando una qualificazione della relazione tra l'io-e l'altro a seconda che si

un altro riconosciuto (R/a-) scisso e attraversato dall'ipotesi-domanda , e l'altro conosciuto (R/a)

quando l'altro è escluso dalla sua ec-staticità e non è riconosciuto come il 'chi' che avvia l'ipotizzare.

Quando entra in scena il significante principale i due soggetti si trovano di fronte l'alternativa del

riconoscimento o dell'esclusione ( ossia il giuridico e il non giuridico). La verità o la non verità si

discutono rispettivamente nel riconoscere o nell'escludere. Comunque la questione del vero o del

non-vero si ha solo nell'essere-composto perchè nell'essere-semplice non si ha nemmeno la

possibilità di avviare una discussione sul vero o sul non-vero. La relazione -R- avvia la formazione

di un singnificante principale -S1- che distanziandosi dall'essere equivalente con gli altri significanti

stimola ciascun parlante a trovarsi dinanzi ad un'alternativa. Il concretizzarsi di un significante

principale avvia la formazione di memorie che costituiscono un mondanizzare , ossia il produrre

un qualcosa che non c'è già. L'opera delle memorie ha due importanti risvolti : o permette il

concretizzarsi di un ipotesi che garantisce la centralità del soggetto , o spegne l ipotizzare e priva la

soggettività del poter-essere con conseguente estinzione della libertà.

CAPITOLO 2 : COALESCENZA DI LOGOS E NOMOS

Il linguaggio ha il compito prorprio di specificare l'essere dell'uomo , distinguendolo da ogni altro

modo di essere, però non si può descrivere e comprendere il linguaggio se non si sa descrivere e

comprendere dapprima l'essere dell'uomo . Heidegger specifica però che la qualità del domandare

sull'essere dell'uomo non è riconducibile al “che cos'è l'uomo” . L'uomo è avvicinabile solo con una

domanda che lo vede diverso dalle cose e che non chieda quindi che cos'è ma com'è e poi specifichi

questo come domandando proprio il chi è l'uomo . Le domande sul linguaggio hanno il compito di

chiarificare la logica perchè questa èesclusiva del linguaggio . Tali domande sulla logica non

chiedono però un che cos'è , né tantomeno un com'è , ma si interrogano sul chi è il soggetto e questa

è la LOGICA DELLA LINGUISTERIA che è diversa dalla LOGICA DELLA LINGUISTICA che

si interroga invece proprio sul che cosa e sul come . La logica della linguisteria è la chiarificazione

stessa dell'essere uomo. Lo stato proprio dell'uomo però non consiste nell'essere un chi generico ,

ma nell'esistere come un chi unico della parola-ipotesi. Nei parlanti il testo è importante perchè

trasforma in parole il desiderio e fissa delle memorie , ossia un come-fare-per , dove il per può

essere per-qualcosa e in tal caso è dicibile e va considerato secondo la logica della linguistica , o

può essere un per-se-stesso e in tal caso , non lasciandosi situare in una qualcosa di detto definito ,

impegna la logica della linguisteria.

Tipico e propriamente dell'uomo è l'IPOTESI, perchè solo l'uomo si trova ad essere in quella

condizione in cui non è identificato , né è in ciò che è o in ciò che diviene. Heidegger dice che solo

l'uomo può esistere essendo sospeso nel poter-essere e non è fedele a ciò che è , proprio perchè può

ritrovarsi di fronte ad un alternativa. La decisione dell'uomo è pienamente tale solo se è decisione di

decidere , non esaurendosi in una decisione puntistica ma custodisca invece il decidere-ipotizzare.

L'uomo è il chi di una decisione , intesa come decisione di decidere . La domanda più iniziale è la

domanda di essere riconosciuti , perchè tutto ciò che si può domandare lo si domanda avendo scelto

e deciso di domandarlo e quindi il soggetto si è presentato come il chi della scelta-decisione. La

domanda di riconoscimento è la domanda prima che si identifica anche come DOMANDA DI

AMORE intendendo questa condizione come un donare e ricevere affettività non per-un-qualcosa

di definito ma per il se-stesso : io destino la mia domanda all'altro perchè questi , con la sua

risposta , desideri il mio desiderio.

L'escludere costituisce la negazione della tesi : la legge del testo è il testo della legge , perchè

l'escludere è negazione del riconoscersi che è l'habitat della c.d. COALESCENZA DI LOGOS E

NOMOS dove appunto si costituisce il testo : come testo (trialità del logos) formato secondo le

regole della relazione discorsiva , e come testo (terzietà del nomos) formato dalle regole che

selezionano le aspettative normative e le aspettative cognitive e consiste nel concretizzare tale

selezione nella relazione fra i soggetti parlanti . La coalescenza di logos e nomos afferma dunque

che non c'è testo senza la trialità che ne alimenta la formazione e che non c'è testo se non c'è legge

giuridica .

CAPITOLO 3 : LINGUAGGIO E DIRITTO

Le leggi del linguaggio consentono di comunicare le creazioni di senso ma non sono leggi create dai

parlanti o dai linguisti . Le leggi delle cose , dei viventi ,sono scoperte ed enunciate dall'attività di

ricerca delle scienze e non istituite dagli scienziati. Le norme giuridiche invece sono istituite ,

riprendendo il principio per cui il diritto ( o nomos) è strutturato come il linguaggio ( o logos)

illuminato dagli a-priori dell'apertura affettiva ( o pathos).

Il parlante esiste e coesiste proprio grazie al nesso tra il non detto ( ossia ciò che non si sa /

inconscio ) e il detto ( il cosa si sa / o conscio) . L'opera propria del giurista è quella di interpretare

facendo ovviamente fede a quanto enunciato dal testo ( ossia dal detto ) e alla lettura originale del

testo ( il non-detto). Pareyson formula la seguente tesi : non sarebbe verità quella di cui ci fosse

un'unica conoscenza perchè l'unicità è abolizione stessa della verità perchè pretende di confondersi

con essa , mentre non è che interpretazione , ossia una formulazione singola rispetto a molte altre

possibili. Nell'opera del giurista si unisce il nesso tra verità e la sua formulazione , ma tutte le

possibili interpretazioni non sono equivalenti ma acquistano peso o lo perdono a seconda del loro

riferimento al polo della relazione giusta o di quella non giusta , o controgiuridica perchè non

concretizza le tre figure imparziali della terzietà ( ossia il legislatore , il giudice , la polizia)

manifestando così il suo non-essere sovra le parti. Negli enunciati normativi il senso è situato nel

“tra” che scinde e lega il suo presentarsi in parole ( norme stesse) e il suo assetarsi di silenzio ( il

diritto ) . L'uomo , soggetto parlante , presenta il senso del dire ( norme) mostrandone

l'ambientazione nel silenzio del non-detto( il diritto ) che si sottrae all'essere modellato dalle tecno-

scienze . La differenza-nomologica si ha grazie alla scissione tra l'enunciato e il silenzio , ossia

nella separazione tra le norme e il diritto . In una tale unità-scissione fra norme-diritto , i giuristi ,

gli uomini e le figure del terzo-altro esistono nell'interpretare-interpretarsi nello spazio della

libertà .L'essere liberi viene esercitato sia delle parti di una relazione giuridica ( nel rispettare o

violare gli enunciati delle norme giuridiche ) , sia dalle figure della terzietà , nell'arte dell istituire ,

interpretare ed applicare le norma .Rousseau sostiene che il confine fra gli uomini e gli animali

consiste proprio nella facoltà , esclusiva dell'uomo , di perfezionarsi liberamente nel corso di tutta la

vita . Tale facoltà forma la storia.

Le contrapposizioni tra gli uomini sono sempre da ricondurre ai BENI MATERIALI ( la c.d.

penuria) che producono appunto le controversie tra il “mio” e il “suo” . Ciò non avviene per

esempio per il bello , il vero , il sacro ect. Infatti un opera d'arte può essere sentita e goduta

contemporaneamente da un numero indefinito di esseri senza creare controversi tra mio e suo. Negli

uomini le contrapposizioni si presentano come controversie di senso che hanno rilievo dal punto di

vista giuridico quando manifestano la dimensione creativa del soggetto nel medio della penuria ,

sono disciplinate dalla creazione di norme giuridiche e non possono essere risolte dalle c.d leggi già

trovate ( ossia le leggi scoperte- formulate dalle scienze ). Il soggetto-parlante istituisce le norme

ma non crea il diritto ( ossia non crea né l'affermazione , né la negazione sulla differenza fra il

giusto e il non-giusto ) .

SEZIONE 3 : Declinazioni della terzietà . Un itinerarium

sull'in-differenza del diritto.

La filosofia del diritto di Bruno Romano è proiettata verso lo studio delle questioni più iniziali

della giuridicità. Tra le questioni principali che impegnano questo itinerario vi è il rapporto tra la

dimensione giuridica e l'io . Filosofia e Diritto rappresentano , secondo il linguaggio di Heidegger ,

i due “ESISTENZIALI” che preparano la riflessione intorno ai concetti di giustizia e legalità , logos

e nomos , gratuitò e utilità. E' un itinerario che vede un “giuridico” che non permette che la

Filosofia del Diritto diventi semplice sistemazione logico-formale delle norme. Il nucleo intorno al

quale si snoda la riflessione fenomenologica di B. Romano è la figura dell'altro-terzo , custode di

una giustizia-riconoscimento che diviene il terzo-altro che trasforma la giustizia in una funzione. Il

terzo deve essere inteso , secondo Romano , come il luogo dove l'IO e il TU possono ricevere e dare

ascolto. L'uomo si distingue proprio dagli altri enti , viventi e non , perchè ipotizza , consapevole di

possedere un sapere parziale . La critica di Romano è rivolta in primo luogo al MODUS

OPERANDI DEL GIURISTA POSTMODERNO , più concentrato al “mormorio delle cose “ che

al dialogo con il “tu” per la costruzione di un senso. Nel diritto una figura importane la svolge il

magistrato. Un giudice però che se ne stia muto e che nell'istruttoria del processo non abbia

l'ultima parola sui contendenti non riuscirebbe mai a portare a buon termine una causa. Il dialogo

presuppone l'incidere di una terzietà nella dimensione morale , politica e religiosa e discussa da

Romano nella rapresentazione grafica dei tre anelli del reale ( l'R: Legislatore ) ,del simbolico (

l'S: Giudice ) e dell'immaginario (l'I: Polizia ) che simboleggiano la reciprocità donativa garantita

dai dialoganti attraverso l'incidere della terzietà . L'istituzione del diritto e l'amministrazione della

giustizia rappresentano un dono , ossia un dare agli altri volontariamente senza esigere nulla in

cambio. Il diritto è un dono che non prevede un corrispettivo in quantum . Quando il giudice

concede un beneficio alle parti , questo non consiste nell'oro , né nell'argento , né in altre cose

stimate di gran pregio ma consiste nella volontà esclusiva di chi lo concede . Tutto ciò che possiamo

toccare è destinato a consumarsi , il beneficio invece permane , è una buona azione ( bene facere)

che nessuna forza può annullare. Così le leggi istituite dal legislatore sono un atto donativo per la

comunità che le riceve come IO. Romano in tal senso riconosce al dire dell'IO una capacità

educativa che diventa dono attraverso il linguaggio , che è lo strumento attraverso il quale ciascuno

ha la possibilità di prendere le distanze e non con il suo funzionare e solo così l'IO può essere

considerato giuridicamente rilevante. Secondo questa tesi è possibile discutere dell'IO e del TU

come il momento della genesi della giuridicità in cui ognuno cerca nella parola la risposta dell'altro.

Sostituire la figura del giurista con la figura dello scienziato , darebbe il via a sentenze ingiuste

perchè queste sarebbero costruite scientificamente ,facendo riferimento ad enunciati normativi , nel

medio di un sapere chiuso , estraneo al relazionarsi in se. Il giudizio è effettivamente giuridico se

dice un qualcosa che prima non c'era , così come il sistema giuridico è effettivamente giuridico se

riesce a mettere in discussione se stesso. Nella società moderna si preferisce quella rapidità che

animalizza l'uomo perchè ne oscura l'interiorità. Dove si oscura l'attività dialogica , si spegne il

fenomeno giuridico e la terzietà assume le caratteristiche tipiche dei numeri.

CAPITOLO 1 : LA TERZIETA' NELLA RELAZIONE GIURIDICA

Le tre figure della terzietà nel diritto :

Bisogna innanzitutto chiarire la qualificazione del Terzo nel Diritto . La terzietà è presentata nei tre

anelli del reale , del simbolico e dell'immaginario , nella loro qualificazione giuridica. E' una

terzietà presente nel sorgere del diritto e sempre operante nel suo concretizzarsi . Il TERZO

dell'ATTIVITA' LEGISLATIVA (il legislatore ) è un essere stato , gode della dimensione del

passato ed è l'anello del reale . E' la fissità della scrittura delle leggi. Il TERZO dell'ATTIVITA'

GIURISDIZIONALE , gode della dimensione del futuro ed è l'anello del simbolico e rende

possibile il pronunciare un giudizio giuridico come nesso tra una fattispecie normativa ed una

fattispecie concreta. Il lavoro di applicazione dell'attività del legislatore è il lavoro che si impianta

sul suo essere il futuro delle domande. Queste domande si presentano come il chiedersi quale sia il

futuro delle situazioni in controversia , ossia quale sia il senso del nesso tra la fattispecie normativa

astratta e la fattispecie concreta della controversia. Il TERZO dell'ATTIVITA' DI POLIZIA gode

della dimensione del presente ed è l'anello dell'immaginario che concretizza il diritto , seguendo

l'itinerario dal reale , al simbolico , all'immaginario stesso. Il terzo del diritto è reale solo grazie

all'esistenza e all'unità delle tre figure della terzietà . L'unità di questi tre anelli della terzietà è

espressa con il c.d. NODO BORROMEO , cosicchè l'esaurirsi di uno di questi tre anelli comporta

invitabilmente la caduta degli altri due anelli e della giuridicità stessa. La caduta per esempio

dell'anello del reale – ossia il terzo legislatore – lascia cadere anche il senso esistenziale dell'attività

giurisdizionale e della polizia perchè vedremmo un individuo che è parte in un giudizio e le sue

condotte sarebbero giudicate pure in assenza di norme . Ugualmente , la caduta dell'anello del

simbolico , svuoterebbe la pienezza del diritto , perchè verrebbe a mancare la concreta opera che

connette la fattispecie astratta e quella concreta. Problemi analoghi li avremmo con la caduta

dell'anello dell'immaginario.

La terzietà del diritto , come unità delle tre figure del terzo nell'Altro-terzo:

L'idea di giustizia va a conformarsi con i tre anelli del reale , del simbolico e dell'immaginario,

rispettivamente nella giustizia-numerazione , nella giustizia-riconoscimento e nella giustizia-

funzione . Queste tre modalità di giustizia se non sono tenute insieme come unità , secondo la

figura del nodo di borromeo , non appartengono alla giustizia intesa come ortonomia della relazione

giuridica . La giustizia-numerazione è centrale nell'anello del reale , ossia nell'attività del terzo-

legislatore che opera producendo norme . La giustizia-riconoscimento è centrale , invece ,

nell'anello del simbolico , ossia del terzo-giurisdizione . La giustizia-funzione è infine centrale

nell'anello dell'immaginario , ossia del terzo-polizia , che opera nel presente . L'unità di queste tre

forme di giustizia è essenziale per la c.d ortonomia della relazione giuridica . Il giudizio giuridico è

proprio solo degli uomini e non è presente mai nel mondo degli altri viventi o delle cose. Il diritto si

distingue dalla morale perchè questa è incentrata nella singolarità del se-stesso mentre il diritto

opera nel suo darsi a forme di condotta rilevanti per l'altro.

Ortonomia del giudizio giuridico nel medio dell'Altro-terzo :

A seconda di ciò che accade nella quotidinità delle relazione fra gli uomini e a seconda delle diverse

ambientazioni culturali , la figura del terzo del diritto così si presenta . Il Terzo-Altro come

dimensione costitutiva del diritto vi è quando : l'insieme sociale dove accade o può accadere la

controversia è talmente disequilibrato che si necessità l'intervento di un terzo che andrà a garantire

l'unità stessa. O quando l'oggetto che crea divergenze fra le parti è tale da non poter essere diviso né

condiviso fra esse perchè può appartenere solo ad una e mai all'altra ( ossia : o è mio o è tuo/suo). In

tal caso si è nella dimensione economica della penuria. O , infine , quando il terzo stesso soffre per

il persistere di un conflitto tra le parti ( ad es. nella dimensione della famiglia ) e il terzo si offre

spontaneamente di superare tali controversie . Tale figura del terzo e il suo intervento si hanno solo

nelle relazioni tra gli uomini cosa che invece non accade negli altri esseri viventi o nelle cose .

Infatti una controversia può sorgere solo tra gli uomini in quanto soggetti-ipotizzanti e grazie alle

sole aspettative normative . La formazione di un ipotesi si ha grazie alla presenza di un altro con

un'altra sua ipotesi ,davanti alla stessa situazione .Dunque la controversia giuridica tra soggetti è in

poche parole la controversie tra diverse ipotesi di diversi soggetti ,alla cui base vi sono aspettative

normative cosicchè il giudizio è un giudizio sulle ipotesi della controversia. Il desiderio di

giustizia , in questi termini , assume rilevante importanza perchè chi ipotizza desidera la giustizia

per sé e per l'altro . La figura dell'Altro-terzo qualifica il desiderio di giustizia come desiderio di

riconoscimento dell'altro e dall'altro e tale figura del terzo è tale ,non per il suo sapere o potere o per

l'utilità di quanto afferma , ma semplicemente sia per il suo essere la condizione della relazione

triale dell'ipotizzare ,sia come non-negazione delle ipotesi di ciascun singolo in modo tale che non

vi sia esclusione dell'ipotizzare per nessuno.Secondo la tesi di Lacan per cui : “c'è soggetto se c'è

ipotesi” possiamo dedurre che nell'ipotizzare si trova sia l'opera di creazione di senso sia il darsi di

tale opera nella continua esposizione al conflitto tra le ipotesi ,perchè l'ipotesi di un soggetto c'è

perchè c'è l'ipotesi di un altro soggetto ( ossia siamo davanti a due autointerpretazioni

dell'interpretare la stessa situazione ). Tali due elementi rappresentano la centralità essenziale del

diritto e il suo operare nel medio del Altro-terzo.Così, il venir meno o la negazione di uno dei due

soggetti come chi-ipotizzante comporta il conseguente venir meno di tutti gli altri soggetti-

ipotizzanti e il ruolo e il lavore dell' altro-terzo permette appunto che le ipotesi vi siano e non

vengano negate perchè tale negazione escluderebbe la soggettività dei soggetti.

L'Atro-terzo del diritto , come cifra della ragione giuridica :

Il terzo muta la struttura del processo di comunicazione tra i soggetti parlanti perchè

grazie a lui si ha un passaggio da una relazione duale ad una relazione triale .L'ingresso della figura

del Terzo , non come Terzo-numerico che semplicemente si aggiunge agli altri due , ma dell'Altro-

terzo del diritto, comporta una diversa attenzione verso quanto viene detto . La presenza di un terzo

garantisce l'ascolto sia dell'uno che dell'altro non essendo egli né l'uno né l'altro. Grazie al terzo

viene meno la possibilità di esclusione dell'uno o dell'altro e si apre una spazio relazionale comune

ad entrambi dove è possibile ascoltarsi e ricevere quanto detto . La dimensione procedurale si ha

grazie proprio all'ingresso del terzo che stimola entrambi a volgersi verso di lui , inteso come un

qualcosa di medemisa condiviso per l'uno e per l'altro. La relazione , quando ancora è duale , è un

conflitto caotico e solo il terzo riuscirà a togliere ai due la chiusura identificatoria delle loro

immagini in conflitto. Grazie all'incidere del Terzo è possibile qualificare diversi modelli di

terzietà : Il terzo come semplice osservatore sospende anch'esso l'assolutezza della dualità destinata

a portare in ciascuno l'esclusione dell'altro . Questo terzo è quello che si può presentare

nell'abitualità della vita quotidiana. Il terzo come portatore di sapere che toglie ciascuna parte dal

chiudersi in un proprio sapersi , indifferente al sapersi dell'altro , è quello che può intervenire in un

conflitto , non ancora giuridico , per esempio fra i membri della famiglia o tra due amici. Il terzo del

discorso pubblico che rappresenta la dimensione dell'argomentare-per-gli-altri è il terzo del

discorso plurale che avvia lo spazio del discorso pubblico e le relative regole e procedure. A

seconda della qualificazione del Terzo , si hanno diverse gradazione della neutralità-imparzialità

del terzo stesso.

Qualificazioni del terzo del diritto :

L'elemento della “pubblicità” opera come la manifestazione dell'opera di selezione ortonoma tra le

diverse controversie che hanno rilievo e trattamento giuridico , perchè hanno alla base aspettative

normative , e quelle che non le hanno , perchè sono lasciate nell'ordine delle aspettative cognitive.

Dinanzi all'Altro-terzo del diritto , sono presentate quelle relazioni tra i soggetti parlanti , che hanno

luogo nelle diverse modalità dei rapporti di interazione affettiva , commerciale , lavorativa ecc.

Queste diverse forme di interazione possono avere DURATA ( es. per una controversia di lavoro

che può comprendere l'intera durata del rapporto lavorativo ) oppure possono presentarsi in un

singolo MOMENTO ( es. per un incidente stradale la cui relazione accade nel darsi dell'incidente

stesso e termina subito dopo ) e a seconda della durata o del momento si hanno diverse controversie

giuridiche. Le controversie giuridiche , tuttavia , si diversificano in tre ordini generalissimi : nel

medio di rapporti conflittuali verso e tra i ruoli ( conflitti svolti verso e tra figure di ruoli/uffici) ,

nel medio di un conflitto svolto dalle parti nei confronti del diritto vigente ( conflitti di

interpretazione ) o nel medio di relazioni conflittuali tra singoli ( tipico dei rapporti

affettivi).Quando affermiamo che c'è soggetto , quando c'è l'ipotizzare , l'ipotizzare appartiene a

ciascuno in quando SOGGETTO NON FUNGIBILE .La fungibilità dell'esistere ,ossia l'essere un

chiunque per gli altri , è l'essere un nessuno ed è proprio da ciò che ciascun singolo per tutta la vita

cerca di fuggire , perchè la sua singolarità è unica .L'esercizio della soggettività del singolo sta

proprio nellle relazioni di riconoscimento .

Il singolo nel diritto : l'Altro-terzo , il ruolo e l'unicità :

La dimensione della non fungibilità del singolo consiste nel suo essere “chi” del desiderare-

ipotizzare . Il nucleo di tale modalità di essere sta nel “DOMANDARE” e nella successiva scelta,

intesa come il ritrvare se-stesso mediante il se-stesso degli altri . La domanda espone il se-stesso

alla risposta dell'altro , e ,sia la domanda che la risposta ,hanno la struttura tipica del decidere . La

questione della decisione precede quella della risoluzione. La decisione consiste nell'interpretarsi

del se-stesso , mentre la risoluzione nella concretizzazione della decisione assunta. Si può dire , per

meglio chiarire il concetto , che la decisione è una RAGIONE LINEARE , ossia una scelta rivolta

ad un fine , mentre la risoluzione è una RAGIONE CIRCOLARE , che concretizza un

orientamente ormai assunto e non prevede di di assumerne uno nuovo. La decisione connette quel

se-stesso che è-è stato a quel se-stesso che è-sarà .Nella decisione il soggetto si ritrova nell'unità del

passato , ossia nel suo essere-stato , del presente , ossia nel suo relazionarsi in quel preciso

momento , e del futuro , ossia nel suo orientarsi verso una ripresa dell'ipotizzare.

CAPITOLO 2 :IL TERZO DEL DIRITTO è LA COSCIENZA

SPETTATRICE DELLA CONTINGENZA FATTUALMENTE

VINCENTE ?

Il palazzo di giustizia continua ad esserci perche le decisioni sulle controversie appartengono alla

terzietà del giudice che ha il compito di cercare il giusto nel legale e dunque debbono essere assunte

in un luogo terzo , omogeneo alla trialità del logos. Luhmann avanza la tesi secondo cui la

decisione è un evento comunicativo e non qualcosa che nasce nella testa di un individuo. Le

comunicazioni umani hanno la stessa struttura delle informazioni sistemiche e sono dunque prive di

quel dire-dirsi con gli altri nella ricerca-creazione di senso. La decisione , divenuta strutturata come

le informazioni bio-macchinali, diviene un accadimento privo di soggettività. Si delineano così in

nuovi tratti della responsabilità delle tre figure della terzietà giuridica e più particolarmente del

terzo-giudice che con la sua decisione enuncia il suo giudizio circa le controversie. Si ritiene però

che nel momento del decidere , sembrerebbe comunque un darsi una responsabilità solo perchè ,

come ogni uomo , anche il terzo tratterebbe di qualcosa di non ancora pienamente conosciuto. Il

vivere come portatori di fini e mai di scopi , è una condizione che genera inevitabilmente

l'alienazione del se-stesso , ossia una sofferenza profonda nel sapere che nel proprio io non si è un

io. L'io , il chi e il soggetto parlante sono tre espressioni impiegate per nominare l'uomo , che si

manifesta solo nel linguaggio ma non è sicuramente uno tra gli elementi del sistema linguaggio.

L'io esiste nel linguaggio ma non rappresenta il suo funzionare .Il linguaggio che parla nel

linguaggio è il linguaggio di Nessuno, avviene ossia in entità prive di io . Il linguaggio del

linguaggio è il sistema di funzionamento del linguaggio , è senza soggettività e assembla , tramite

una sistemazione logico-formale ,gli elementi linguistici ( es. un software ). La linguistica è una

presentazione sistemico-formale della funzione degli elementi del linguaggio , mentre la c.d.

Linguisteria è un “affar nostro , di ognuno “ e solo in questa prospettiva il terzo del diritto non è

semplicemente un terzo-numerico , e divine un chi della giuridicità. Il terzo-numerico è il cosiddetto

nessuno del linguaggio nel linguaggio.

CAPITOLO 3 : TERZIETA'. REALE SIMBOLICO IMMAGINARIO.

L'unità del coesistere nella minaccia esterna:

Per chiarire la figura dell'altro-terzo bisogna far riferimento alla società complessa. Tale

presentazione è retta dalla tesi di Sartre , nella quale, la relazione tra due esistenti si costituisce

come un unità solo grazie all'intervento della prassi di un terzo , che come un osservatore esterno ,

unifica le parti . Seguendo la direzione di Sartre , tra le varie modalità dell'essere uniti degli

esistenti, una qualche dimensione di autenticità compete esclusivamente a ciò che Sartre chiama

“GRUPPO DI FUSIONE” , perchè in tale formazione sociale , la ragione dell'unità è

perennemente presente , pur minacciando sempre il gruppo e tendendolo così sempre nella

condizione di rischio sul suo poter estinguersi. Tale minaccia , secondo Sartre , alimenta i rapporti

tra i membri del gruppo che tendono così a tenersi tutti in condizioni di reciprocità. In tal modo

ciscuno non si rapporta con il gruppo come se fosse un entità-altra , ma ogni singolo svolge la

funzione deol terzo rispetto a tutti gli altri. In questa visione di Sartre , si ha che il terzo del diritto è

presentato e posto in essere da ciascuno, e quindi non acquista una consistenza separata dal gruppo ,

ossia non è un entità esterna al gruppo stesso. La minaccia esterna permette la continua fusione

interna . Una lettura immediata della visione di Sartre può far intendere che all'interno del gruppo

tutti sono il terzo del diritto , per tutti , e che quindi ciascuno è , per ogni altro , il legislatore , il

giudice e la polizia. Tuttavia , prendendo proprio in considerazione le controversie tra i membri ,

ovvero il conflitto tra le ipotesi , ciascuno , nel suo essere terzo , dovrà intervenire sugli altri singoli

quando viene minacciata l esistenza stessa del gruppo . Inoltre , con Sartre , ogni forma dell'essere

con l'altro , dell'essere-insieme ,è sempre una condizione negativa , ovvero la condizione di

ciascuno nell'essere fatto altro-che-se-stesso da un altro membro , e quindi l'unica dimensione

relazionale possibile è quella descritta dal “gruppo di fusione” . Tale condizione descritta da Sartre

lascia intendere che quanto circola come norma giuridica è in verità il risultato non dell'essere-

insieme con gli altri , ma della situazione di minaccia esterna. Le norme e la loro applicazione che

circolano nel gruppo di fusione sono quel diritto prodotto da quella fase di rapporti costituitasi con

il rapporto tra il gruppo e la minaccia esterna che lo ha costretto ad unirsi.

Il terzo del diritto nell'autonomia eteronoma:

Nella costruzione di Sartre , il diritto non si costituisce come risposta , perchè il rispondere-

comune-dei-molti potrebbe muovere solo dall'essenzialità dell'altro alla soggettività di ciascuno ,

ma tale condizione è sempre negata da Sartre . Nel gruppo di fusione , coloro che sono stati

sanzionati dal terzo del diritto , vengono giudicati come “ritardatari o oppositori “, perchè

rappresentano il momento della minaccia . Secondo Sartre : ogni singolo esistente è inumano per

tutti gli altri uomini , ed è umano solo per se-stesso , e il diritto, intervenendo sulla relazionalità, è

sempre una reintroduzione di inumanità per ognuno . Quando l'intensità della minaccia del nemico

si attenua , il gruppo di fusione può continuare ad esistere solo se inventa la sua durata mediante la

figura del “giuramento” , che dona stabilità al diritto. In tali casi il diritto inizia ad operare come

potere-giuridizionale per tutti coloro che hanno , mediante il giuramento , deciso di “mutilare” se

stessi a vantaggio del darsi di una comune condizione di fissità , dove la paura esterna si è sostituita

con una paura interna , inventata con il giuramento stesso. Ciascuno , ora , incontra l'altro in un

legame che Sartre chiama FRATELLANZA . Solo la minaccia esterna genera l'unità del gruppo e

quando questa minaccia si attenua ,il gruppo non si estingue solo se introduce il diritto , ossia la

giurisdizione come TERRORE , eseguito da ciascuno come un Terzo per ogni altro. Quando il

gruppo avverte la presenza di pericoli più intensi , inizia a rinunciare alla fratellanza-violenza

esercitata da ciasucno in quanto terzo e verso tutti gli altri.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di filosofia del diritto, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente Romano, Filosofia e filosofia del diritto. Gli argomenti trattati sono : Genesi fenomenologica della giuridicità , Legein , Legomenon e Nomos ,Declinazione della terzietà , un itinerarium sull'in-differenza del diritto , Critica del diritto-produzione , forme dell'emancipazione a partire da Marx, Diritto , mercato e prezzi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher romydello di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Romano Bruno.

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