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durata, che illumina il passaggio da un passato già formato alla possibile formazione di un futuro,

imputabile all’io, soggetto giuridico del progettarsi nella scelta di un senso.

NELL’ASSOLUTA CONTINGENZA SI E’ SEMPRE INNOCENTI, DUNQUE MAI

GIURIDICAMENTE IMPUTABILI; ci si trova ad essere presi in un GIOCO VITALE. Fink osserva:

“tutti i giocatori sono esse stessi solo giocati perché non vi è nulla che non sia il nulla”. Il gioco

accade nel non-senso, nella contingenza assoluta del nulla, che svuota la verità=qualità del

relazionarsi intersoggettivo. Perde senso la distinzione tra legale e non legale.

Lancan sostiene tuttavia quel che appartiene al dirsi dell’uomo ed alle manifestazioni di sofferenza

dell’io mai è ma tematizzabile, è enunciabile in un linguaggio plurivoco e sisvolge su molteplici

piano, è dell’ordine e del registro del linguaggio comunicativo proprio dell’uomo ed estraneo ai

linguaggi informazionali.

Modello principale di tutto ciò che è dato osservare diviene il modello della contingenza che, oltre i

confini dei fenomeni fisico-biologici, si estende ai fenomeni sociali, anche al diritto. Nella

condizione contemporanea le molteplici forma di un coesistere contingente manifestano che gli

impegni e gli obblighi a lungo termine appaiono davvero privi di significato. Segue l’oscurarsi del

diritto che invece è tale perché conferisce durata alle relazioni intersoggettive. Diviene dominante

la”velocità del cambiamento” richiesta dall’accelerazione sempre crescente del produrre il

consumare. La conseguenza è: ‘qualcosa che resiste pur avendo perso la sua utilità è destinata entro

breve tempo a finire nel bidone della spazzatura’. => la sindrome consumista ha declassato la durata

in favore della transitorietà ed ha raggiunto il suo stadio terminale nel rovesciamento dei valori.

Bauman descrive la condizione della coesistenza moderna, definita come omogenea alla “

modernità liquida”, che è “post-gerarchica”; è una coesistenza qualificata dall’essere priva di punti

di riferimento.

Si consolida il convincimento che la dimensione qualificativa della condizione contemporanea

consista nell’accadere della contingenza, considerata anche il nucleo di ogni formazione del diritto

positivo e situata nel processo di compimento del nichilismo giuridico.

Luhmann afferma: “contingente è tutto ciò che non è né necessario né impossibile”; è un concetto

che si apre nello spazio della libertà, esercitata dai soggetti parlanti in un linguaggio discorsivo che

è responsabile comunicazione dialogica (Io-Tu). La definizione della contingenza discussa da lui si

esplicita attraverso il concetto di “osservazione”, precisando che “osservazione deve dirsi ogni tipo

di operazione che realizza una distinzione per definire una parte dall’altra”, in quella prospettiva

che registra l’emergere contingente ed a-soggettivo delle forme dei singoli sistemi sociali

dall’ambiente in-forme.

Nella discussione del concetto di contingenza acquista centralità il modello delle”osservazioni di

secondo ordine” che “sono osservazioni di osservazioni”. In Luhmann “l’osservazione di secondo

ordine è la base operativa per l’articolazione strutturale mediante differenziazione di particolari

sistemi funzionali sociali”. La vita sociale è pertanto alimentata da continui processi di auto-

adattamento che prevedono “un’osservazione di secondo ordine come operazione normale portante

del sistema cosicché i sistemi funzionali hanno formato rispettivamente forma proprie

dell’osservazione di secondo ordine e dunque diverse esperienze di contingenza”. Nel darsi qui ed

ora delle “osservazioni di osservazioni”, ogni osservatore “può sempre vedere in maniera diversa”

così che tutte “le sue asserzioni diventano contingenti. “Tutto deve essere lasciato alle coincidenze

del momento”, che determinano contenuti e direzioni delle osservazioni formative delle distinzioni

tra i sistemi (luoghi delle forme) e l’ambiente (spazio dell’in-forme).

Quanto al diritto segue che “l’interpretazione e la prognosi sono, secondo Luhmann, forme della

produzione di testi da testi e pertanto forme dell’osservazione di secondo ordine”, quindi sempre

contingenti, determinate dal momento. In Luhmann si danno solo osservazioni-distinzioni definite

dall’assenza di una partecipazione di un io, di un esercizio libero e responsabile della soggettività

del singolo esistente, nella sua originalità, non fungibile con le operazioni, funzionali ma anonime,

di ogni fase della vita dei sistemi sociali, descritti come sistemi di funzione. Si afferma uno

svuotamento dell’IO che diviene un ulteriore sistema funzionale trattato da un codice binario con i

suoi poli opposti: la funzionalità=io oppure la disfunzionalità=non-io. Questo codice orienta la

presenza e l’uso dell’uomo nel ‘sistema diritto’, operativo mediante il suo codice binario: lecito-

illecito, legale- non legale, mai misurato dal giusto opposto all’ingiusto.

E’ qualificato ‘vero’ ciò che risulta attualmente ascritto al polo positivo del codice binario del

‘sistema della conoscenza’, proprio della verità funzionale, privata di qualsiasi senso per il se stesso

e dunque di un soggetto parlante che la enunci con responsabilità.

Luhmann non discute se le operazioni delle osservazioni-distinzioni ricevano gli effetti del loro

essere poste in un linguaggio che è discorso tra i parlanti e dunque tali da interessare l’interessa del

parlante, del sui io, rischiato in un linguaggio dialogico, aperto alle alternative Io-Tu (affettività del

coesistere), Io-Esso (funzionalità del convivere).

Si tralascia di analizzare che alla vita degli animali appartengono i SEGNI, all’esistenza degli

uomini sono imputabili i SIMBOLI.

Lancan:“Quel che distingue il simbolo dal segno è la funzione interumana del simbolo”. Con la

parola non si ha semplicemente un mutamento nell’ordine delle formazioni fonetiche, ma si è

trasformata la qualità esistenziale della relazione tra i soggetti. La trasformazione introdotta dalla

parola alimenta lo spazio di una relazione “interpretabile simbolicamente” e dunque “sempre

inscritta in una relazione a tre”; si schiude la trialità discorsiva e quindi lo spazio del simbolico,

ovvero “della mediazione di un terzo e pertanto di un altro registro, quello della legge”, che ha la

struttura della terzietà giuridica e non la struttura della semplice funzionalità biologica, in

svolgimento nell’ordine della dualità sistemica delle operazioni vitali.

Le differenze tra uomo e animali e diritto istituito e leggi trovate si chiariscono nell’analizzare il

passaggio dai fatti alle istituzioni.

In Searle il passaggio dai “fati bruti” ai “fatti istituzionalizzati” mostra il suo compiersi

“nell’essenzialità di una proprietà chiaramente umana che ci consentono di attribuire uno status a

cosa che non ne possiedono uno intrinseco e successivamente di assegnare, associandole a tale

status, un insieme di funzioni solo in virtù dell’accettazione collettiva dello status e della sua

funzione corrispondente”=> capacità di istituire la “seconda vita”, quella delle istituzioni; è la

proprietà che marca una distinzione non mediabile, di qualità e non solo di grado, tra animali e

uomini”.

Luhmann concentra le sue “osservazioni sul moderno” nell’analizzare la principalità della

contingenza; Nelle sue osservazioni risulta più conveniente considerare la società contemporanea ed

in generale il tempo moderno per l’impossibilità di tornare a riprendere, formulare e rendere

concreti delle verità fondamentali.

Perde senso il concetto di alienazione costruito da Marx; la condizione contemporanea viene

individuata come tale perché registra che “si prescinde dal fatto che i materiali e le persone lavorano

in un senso del tutto diverso, non importa cosa rappresenti il lavoro per il lavoratore” se lo alieni e

lo emancipi. In Luhmann “si tratta di prescindere da ciò che in concreto motiva la coscienza del

singolo nel fornire prestazioni”.

=> Diviene dominante l’incidenza della tecnica del produrre-consumare, considerando che “la

tecnica in senso lato è una forma della riduzione della complessità, costruibile e realizzabile,

nonostante che non si conosca il mondo della società in cui ciò avviene: la tecnica viene verificata

su se stessa, solo un concetto di tecnica così lato può pretendere di contribuire all’autodescrizione

della società moderna. Esso rende comprensibile l’accantonamento di punti di vista e riguardi” di

valutazioni della qualità esistenziale delle relazioni intersoggettive, secondo i poli del rispetto

(giusto/riconoscimento) o della violenza (ingiusto/esclusione).

=> viene affermato l’itinerario costitutivo del FONDAMENTALISMO FUNZIONALE che si

alimenta alla tesi “la funzione della funzione è la funzione”; “l’interrogativo, quanto

all’individualità dell’uomo, è ‘come si deve essere?’. L’individuo nel senso moderno è colui che è

in grado di osservare il proprio osservare”, funzionando come luogo a-soggettivo, post-umano, di

uno svolgimento efficiente, ma sempre più desoggettivato, delle osservazioni di osservazioni, ‘le

osservazioni di secondo ordine”.

In Luhmann ogni singola costruzione della coesistenza non ha dei riferimenti fuori dal sistema

sociale dove viene costruita; perde ogni rilievo qualsiasi rinvio alla ricerca di un senso esistenziale

che ecceda la prassi sistemico-funzionale.

Secondo la Teoria generale dei sistemi di funzione di Luhmann, ogni sistema sociale si sviluppa

secondo due direzioni simultanee:

- La Referenza comporta la “distinzione tra autoreferenza ed eteroreferenza”; la prima è

l’operare del sistema all’interno della sua specifica funzione, la seconda è l’aprirsi

all’esterno per acquisire i materiali, i dati da trattare.

- La Codificazione consiste nella “distinzione tra valore del codice positivo e valore del

codice negativo”, assunti come poli opposti per selezionare e qualificare i dati, i materiali da

elaborare secondo il codice binario di un sistema.

=> nel comporsi di queste quattro fasi si ha la FORMAZIONE DI OGNI SISTEMA, si genera

una distanza dalla CONDIZIONE IN-FORME DELL’AMBIENTE.

Per quanto riguarda le verità capaci di orientare e disciplinare il combinarsi di queste quattro fasi

Luhmann enuncia: “la verità non è nient’altro che il valore positivo, il valore di designazione di un

codice, il cui valore negativo è la falsità, a garanzie ulteriori si può rinunciare così come anche

l’economia ha imparato a tutelare il denaro solo con il controllo della Banca Centrale. Cade quindi

qualsiasi rinvio di senso oltre l’esecuzione di una definita funzione nel sistema sociale dei prezzi.

=>la verità diviene solo la funzionalità sistemica. La qualità del relazionarsi si confina nella

produttività delle relazioni, quantificabile negli enunciati monetizzanti.

Nella condizione fisiotecnica, la materia è quella trovata nella natura (fusis) e l’intervento tecnico

manipolatorio è elementare. Con il passaggio alla condizione tecnologica, la produzione di tecniche

è ancora concepita e realizzata nel perseguire degli scopi, presentati come concretizzazioni di forma

progettate nel logos. Nella condizione logotecnica, propria della quotidianità contemporanea, il

linguaggio è usato come uno strumento tecnicamente efficace nella produzione del consumo,

spegne però i significanti del logos nei segni funzionali alle operazioni sistemiche di un fare

numerico.

=>Nel mondo moderno cade il concetto di fondamento, si spegne la ricerca del senso al di là della

funzionalità efficace delle operazioni di un singolo sistema sociale, che si forma e si mantiene

secondo le quattro dimensioni indifferenti a che ne è del senso.

Quanto al diritto si ha che un tale sistema “ritiene lecito (e non lecito) il potere decidere tra ciò che è

lecito e ciò che è illecito”. La società moderna “non tollera alcuna autorità; non cerca la verità

nel/del diritto; residua la sola autorità della funzionalità del sistema.”

Il solo metro diviene la attualità contingente dell’accadere; è giusto quel che accade

nell’esecuzione di quel che funziona in modo più funzionale per quel singolo sistema,

nell’indifferenza per la qualità dell’esistenza degli uomini e delle istituzioni giuridiche della

coesistenza. =>non c’è alcun senso esistenziale del diritto oltre il senso funzionale delle norme,

nell’accadere delle osservazioni-distinzioni secondo la piena contingenza delle osservazioni di

secondo grado.

La contingenza si afferma e si impone nello stare a vedere che nulla ha un perché oltre il suo stesso

momentaneo accadere-funzionale e dunque tutto diviene manifestazione del nichilismo compiuto.

In Luhmann permane costante la visione di una contingenza in crescita con il crescere dei dati e

delle combinatorie del loro trattamento; non ci si interroga sulla qualità delle relazioni tra gli

uomini, ma ci si confina nei modelli dell’osservare mediante distinzioni, che procedono attraverso

osservazioni di secondo ordine, le osservazioni di osservazioni, funzionalmente efficaci nelle

operazioni che si autoadattano flessibilmente ad un divenire privo di alcun senso per il se stesso.

Sono analizzati i complessi di operazioni e le loro funzionalità; non ci si chiede se tali operazioni

abbiano autori responsabili nell’esercizio libero delle loro scelte, quanto alla selezione imputabile

degli scopi.

Quando si apre la questione sulla qualità esistenziale delle relazioni intersoggettive le domande

principali si riferiscono a quella che Buber chiama l’alternativa dialogica tra la coppia Io-Tu e la

coppia Io-Esso. Ci si interroga sulla qualità esistenziale della relazione con l’altro, dell’avere

rispetto verso l’originalità del suo io oppure usargli della violenza; ci si ritrova davanti ad

un’alternativa: a) l’ordine della terzietà del diritto, garanzia della relazione del riconoscimento

intersoggettivo b) l’ordine della dualità controgiuridica formativa dei rapporti bio-macchinali di

esclusione.

Le ‘osservazioni sul moderno’ si Luhmann tralasciano di considerare che le analisi sui sistemi

sociali presuppongono che il funzionamento di ciascun singolo sistema si svolga nel linguaggio e

che un tale linguaggio sia strutturato come il discorso che i soggetti parlanti elaborano in un

domandare/rispondere, che impegna la libertà ed è sempre centrato sulla questione del senso, in un

processo costitutivamente mancante di un momento ultimo, di chiusura della relazione dialogica

sulla ricerca del ‘che ne è dell’io’?’

Il LINGUAGGIO comunica il senso perché la struttura polisensa della parola apre alla

struttura plurivoca delle ipotesi di senso, irriducibili in un materiale matematizzabile nella

scienza. Nella condizione contemporanea non si è interessati al soggetto del linguaggio, ma

all’accadere del linguaggio e dunque non si è interessati ai soggetti del diritto ma al

funzionamento ingegnerizzato delle norme.

“certamente il linguaggio è un evento logico-astratto o teorico, non senza però il suo soggetto, che

sta alla sua origine e del quale è manifestazione reale”.

In una diversa direzione i positivisti logici pensavano che “seguendo la via logica della grammatica,

della sintassi e dell’argomentazione, fosse possibile averne una giustificazione”, ovvero fosse

possibile raggiungere il linguaggio del linguaggio, che rende superfluo il soggetto del linguaggio e

avvia a considerare il momento centrale della giuridicità nel linguaggio logotecnico delle norme e

non nel parlante, il soggetto del diritto.

Però il giudizio del terzo riguarda i parlanti, dunque è un giudizio che ha un senso esistenziale.

L’esistenza dell’io eccede le funzioni dei sistemi, sconfina nel territorio del senso, enuncia la libertà

espressa in parole plurivoche.

L’esclusione della centralità del soggetto parlante si concretizza nello spiegare il linguaggio

mediante metodi che sono quelli impiegati nelle conoscenze delle scienze => con la supposta

spiegazione del linguaggio-discorso cade la differenza tra il linguaggio discorsivo degli uomini ed il

linguaggio segnico degli animali e così si spegne la distinzione tra il diritto dell’uomo e le leggi

animali sino ad arrivare alla sostituzione del giurista con lo zoologo metropolitano.

SOGGETTO-AUTORE DELLA PAROLA E’ SOLO L’UOMO, ‘CHI’PARLANTE, E NON IL

LINGUAGGIO NELLA SUA PRESUNTA AUTOLOGIA. Tuttavia l’uomo non padroneggia la

struttura del linguaggio come è mostrato dall’impossibilità di disporre sia della separazione tra il

versante del significato e quello del significante, sia del principio di non contraddizione. Nella tesi

si Aristotele il principio di non –contraddizione consiste nel prendere atto che:”è impossibile che la

stessa cosa inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto”.

L’uomo si manifesta nel linguaggio, ma non è il principio del linguaggio, pur compiendo un’opera

di continua appropriazione originale del senso, consistente nel dire discorsivo, attraversato dal dirsi

di ogni singolo soggetto.

L’UOMO, IL LINGUAGGIO E IL DISCORSO SONO L’UN L’ALTRO IN UN RAPPORTO DI

CO-ESSENZIALITA’=> questo rapporto ha la medesima struttura del Nodo Borromeo; Lancan

ricorda: questo tipo di nodo è tale perché unisce tre anelli di corda in modo tale che la rottura di uno

dei tre anelli comporta anche la rottura del legame con gli altri due => non si può dire nulla del

linguaggio se non si pensa l’esercizio della soggettività del parlante e se non la si analizza nello

svolgimento del discorso e dunque nell’intersoggettività comunicativa nella trialità del logos,

custodita nella terzietà del nomos.

Questa unità-distinzione del soggetto parlante, del linguaggio e del discorso è illuminata da una

fenomenologia del diritto che mostra come il soggetto sia tale, abbia rilievo giuridico, nella

relazione con l’altro, strutturata secondo il modello del linguaggio esercitato come discorso. Il

soggetto manifesta la sua responsabilità, il suo essere giuridicamente imputabile, mostrandosi come


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Filosofia del diritto, basato su appunti personali e studio autonomo della parte prima del testo consigliato dal docente Il giurista è uno zoologo metropolitano? A partire da una tesi di Deridda (libro richiesto dal prof. Bruno Romano). Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: uomo, linguaggio e discorso, Diritto e norme.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Romano Bruno.

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