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In Luhmann ogni singola costruzione della coesistenza non ha dei riferimenti fuori dal sistema

sociale dove viene costruita; perde ogni rilievo qualsiasi rinvio alla ricerca di un senso esistenziale

che ecceda la prassi sistemico-funzionale.

Secondo la Teoria generale dei sistemi di funzione di Luhmann, ogni sistema sociale si sviluppa

secondo due direzioni simultanee:

- La Referenza comporta la “distinzione tra autoreferenza ed eteroreferenza”; la prima è

l’operare del sistema all’interno della sua specifica funzione, la seconda è l’aprirsi

all’esterno per acquisire i materiali, i dati da trattare.

- La Codificazione consiste nella “distinzione tra valore del codice positivo e valore del

codice negativo”, assunti come poli opposti per selezionare e qualificare i dati, i materiali da

elaborare secondo il codice binario di un sistema.

=> nel comporsi di queste quattro fasi si ha la FORMAZIONE DI OGNI SISTEMA, si genera

una distanza dalla CONDIZIONE IN-FORME DELL’AMBIENTE.

Per quanto riguarda le verità capaci di orientare e disciplinare il combinarsi di queste quattro fasi

Luhmann enuncia: “la verità non è nient’altro che il valore positivo, il valore di designazione di un

codice, il cui valore negativo è la falsità, a garanzie ulteriori si può rinunciare così come anche

l’economia ha imparato a tutelare il denaro solo con il controllo della Banca Centrale. Cade quindi

qualsiasi rinvio di senso oltre l’esecuzione di una definita funzione nel sistema sociale dei prezzi.

=>la verità diviene solo la funzionalità sistemica. La qualità del relazionarsi si confina nella

produttività delle relazioni, quantificabile negli enunciati monetizzanti.

Nella condizione fisiotecnica, la materia è quella trovata nella natura (fusis) e l’intervento tecnico

manipolatorio è elementare. Con il passaggio alla condizione tecnologica, la produzione di tecniche

è ancora concepita e realizzata nel perseguire degli scopi, presentati come concretizzazioni di forma

progettate nel logos. Nella condizione logotecnica, propria della quotidianità contemporanea, il

linguaggio è usato come uno strumento tecnicamente efficace nella produzione del consumo,

spegne però i significanti del logos nei segni funzionali alle operazioni sistemiche di un fare

numerico.

=>Nel mondo moderno cade il concetto di fondamento, si spegne la ricerca del senso al di là della

funzionalità efficace delle operazioni di un singolo sistema sociale, che si forma e si mantiene

secondo le quattro dimensioni indifferenti a che ne è del senso.

Quanto al diritto si ha che un tale sistema “ritiene lecito (e non lecito) il potere decidere tra ciò che è

lecito e ciò che è illecito”. La società moderna “non tollera alcuna autorità; non cerca la verità

nel/del diritto; residua la sola autorità della funzionalità del sistema.”

Il solo metro diviene la attualità contingente dell’accadere; è giusto quel che accade

nell’esecuzione di quel che funziona in modo più funzionale per quel singolo sistema,

nell’indifferenza per la qualità dell’esistenza degli uomini e delle istituzioni giuridiche della

coesistenza. =>non c’è alcun senso esistenziale del diritto oltre il senso funzionale delle norme,

nell’accadere delle osservazioni-distinzioni secondo la piena contingenza delle osservazioni di

secondo grado.

La contingenza si afferma e si impone nello stare a vedere che nulla ha un perché oltre il suo stesso

momentaneo accadere-funzionale e dunque tutto diviene manifestazione del nichilismo compiuto.

In Luhmann permane costante la visione di una contingenza in crescita con il crescere dei dati e

delle combinatorie del loro trattamento; non ci si interroga sulla qualità delle relazioni tra gli

uomini, ma ci si confina nei modelli dell’osservare mediante distinzioni, che procedono attraverso

osservazioni di secondo ordine, le osservazioni di osservazioni, funzionalmente efficaci nelle

operazioni che si autoadattano flessibilmente ad un divenire privo di alcun senso per il se stesso.

Sono analizzati i complessi di operazioni e le loro funzionalità; non ci si chiede se tali operazioni

abbiano autori responsabili nell’esercizio libero delle loro scelte, quanto alla selezione imputabile

degli scopi.

Quando si apre la questione sulla qualità esistenziale delle relazioni intersoggettive le domande

principali si riferiscono a quella che Buber chiama l’alternativa dialogica tra la coppia Io-Tu e la

coppia Io-Esso. Ci si interroga sulla qualità esistenziale della relazione con l’altro, dell’avere

rispetto verso l’originalità del suo io oppure usargli della violenza; ci si ritrova davanti ad

un’alternativa: a) l’ordine della terzietà del diritto, garanzia della relazione del riconoscimento

intersoggettivo b) l’ordine della dualità controgiuridica formativa dei rapporti bio-macchinali di

esclusione.

Le ‘osservazioni sul moderno’ si Luhmann tralasciano di considerare che le analisi sui sistemi

sociali presuppongono che il funzionamento di ciascun singolo sistema si svolga nel linguaggio e

che un tale linguaggio sia strutturato come il discorso che i soggetti parlanti elaborano in un

domandare/rispondere, che impegna la libertà ed è sempre centrato sulla questione del senso, in un

processo costitutivamente mancante di un momento ultimo, di chiusura della relazione dialogica

sulla ricerca del ‘che ne è dell’io’?’

Il LINGUAGGIO comunica il senso perché la struttura polisensa della parola apre alla

struttura plurivoca delle ipotesi di senso, irriducibili in un materiale matematizzabile nella

scienza. Nella condizione contemporanea non si è interessati al soggetto del linguaggio, ma

all’accadere del linguaggio e dunque non si è interessati ai soggetti del diritto ma al

funzionamento ingegnerizzato delle norme.

“certamente il linguaggio è un evento logico-astratto o teorico, non senza però il suo soggetto, che

sta alla sua origine e del quale è manifestazione reale”.

In una diversa direzione i positivisti logici pensavano che “seguendo la via logica della grammatica,

della sintassi e dell’argomentazione, fosse possibile averne una giustificazione”, ovvero fosse

possibile raggiungere il linguaggio del linguaggio, che rende superfluo il soggetto del linguaggio e

avvia a considerare il momento centrale della giuridicità nel linguaggio logotecnico delle norme e

non nel parlante, il soggetto del diritto.

Però il giudizio del terzo riguarda i parlanti, dunque è un giudizio che ha un senso esistenziale.

L’esistenza dell’io eccede le funzioni dei sistemi, sconfina nel territorio del senso, enuncia la libertà

espressa in parole plurivoche.

L’esclusione della centralità del soggetto parlante si concretizza nello spiegare il linguaggio

mediante metodi che sono quelli impiegati nelle conoscenze delle scienze => con la supposta

spiegazione del linguaggio-discorso cade la differenza tra il linguaggio discorsivo degli uomini ed il

linguaggio segnico degli animali e così si spegne la distinzione tra il diritto dell’uomo e le leggi

animali sino ad arrivare alla sostituzione del giurista con lo zoologo metropolitano.

SOGGETTO-AUTORE DELLA PAROLA E’ SOLO L’UOMO, ‘CHI’PARLANTE, E NON IL

LINGUAGGIO NELLA SUA PRESUNTA AUTOLOGIA. Tuttavia l’uomo non padroneggia la

struttura del linguaggio come è mostrato dall’impossibilità di disporre sia della separazione tra il

versante del significato e quello del significante, sia del principio di non contraddizione. Nella tesi

si Aristotele il principio di non –contraddizione consiste nel prendere atto che:”è impossibile che la

stessa cosa inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto”.

L’uomo si manifesta nel linguaggio, ma non è il principio del linguaggio, pur compiendo un’opera

di continua appropriazione originale del senso, consistente nel dire discorsivo, attraversato dal dirsi

di ogni singolo soggetto.

L’UOMO, IL LINGUAGGIO E IL DISCORSO SONO L’UN L’ALTRO IN UN RAPPORTO DI

CO-ESSENZIALITA’=> questo rapporto ha la medesima struttura del Nodo Borromeo; Lancan

ricorda: questo tipo di nodo è tale perché unisce tre anelli di corda in modo tale che la rottura di uno

dei tre anelli comporta anche la rottura del legame con gli altri due => non si può dire nulla del

linguaggio se non si pensa l’esercizio della soggettività del parlante e se non la si analizza nello

svolgimento del discorso e dunque nell’intersoggettività comunicativa nella trialità del logos,

custodita nella terzietà del nomos.

Questa unità-distinzione del soggetto parlante, del linguaggio e del discorso è illuminata da una

fenomenologia del diritto che mostra come il soggetto sia tale, abbia rilievo giuridico, nella

relazione con l’altro, strutturata secondo il modello del linguaggio esercitato come discorso. Il

soggetto manifesta la sua responsabilità, il suo essere giuridicamente imputabile, mostrandosi come

soggetto del linguaggio, esercitato in un dire che è un dirsi, ovvero è un dire se stesso a un altro

soggetto, nello spazio terzo si un’ermeneutica della ricerca-creazione di senso.

L’uomo si lega al linguaggio ed al discorso perché rischia la sua libertà nel selezionare i contenuti

del suo parlare e li enuncia per dire se stesso ad un altro soggetto del discorso, nel medio della

relazione IO-TU. In questa relazione – dice Buber – si coesiste nello spazio esistenziale dello

spirito, manifestantesi nel suo eccedere lo psicofisico,così da differenziare il diritto dell’uomo dalle

leggi degli animali, secondo l’ordine della qualità.

Il soggetto si volge alla pienezza della comunicazione che muove da quel che Buber chiama la

coppia Io-Tu orientata alla gratuità del senso della relazione nello spirito. La dimensione del

gratuito è custodita nella disfunzionalità del Tu, illuminata dallo spirito.

L’unità di uomo, linguaggio e discorso si manifesta nel rinvio all’opposizione tra la verità e la

falsità, tra il dire il vero e il mentire. In Buber si legge: “la menzogna è il male peculiare che

l’uomo ha introdotto in natura, la menzogna è una nostra invenzione specifica, che differisce da

qualsiasi tipi di inganno gli animali riescano a ordire. Nella menzogna lo spirito commette un

tradimento contro se stesso”. “la falsità non può mai presentarsi come tale, ma sempre come verità,

perché lo scambio tra il parlare vero e il parlare falso possa avvenire”. “L’operazione di falsità-

continua Baccari – non si può fare su se stessi dove è possibile l’errore, ma non un consapevole

auto-inganno teorico, ma su altri e consiste nel nascondere loro l’imputabilità del proprio dire..Chi

inganna..nasconde ad altri la sua intima responsabilità, per presentarne una di comodo”.

Il parlante pone in parole il rapportarsi alla verità e compie quest’opera in un linguaggio che

manifesta, nel discorso con l’altro, la responsabilità nel selezionare la verità dalla falsità. QUANDO

SI NOMINA L’OPERA DELLA VERITA’, SI NOMINA IL PORRE IN GIOCO LA QUALITA’

DELLA RELAZIONE CON L’ALTRO e dunque l’alternativa tra a) la ricerca della struttura

dialogica Io-Tu e b) l’impostazione di un tener per vero destinato ad usare l’altro, incontrato solo

come un Esso. Nel discorso dei parlanti transitano i contenuti che prendono luce e si qualificano

nello spazio dello spirito, presentato dalla relazione IO-TU che sorprende nella sua non pre-

calcolabilità, generando quella condizione di stupore dove il singolo parlante avverte di essere

esposto ad esercitare la RESPONSABILITA’ NEL SELELZIONARE I CONTENUTI E LA

QUALITA’ DEL SUO COMUNICARE CON L’ALTRO. Il linguaggio del soggetto è pertanto

discorso e chiama il parlante alla responsabilità, riproponendo la coalescenza del logos e del nomos.

LA VERITA’ VIENE COESISTITA COME GIUSTA QUALITA’ DI UNA RELAZIONE

ESISTENZIALE (tu), LA MENZOGNA COME INGIUSTA QUALITA’ DI UN RAPPORTO

USATO NELLA FUNZIONALITA’ (esso).

Il diritto non scade in un meccanismo pre-post-umano perché custodisce nei ruoli

(Esso=funzionalità) l’originalità (Tu=disfunzionalità) e così mantiene il linguaggio nella struttura

dialogica nel discorso tra i parlanti.

Nelle operazioni dei diversi sistemi di funzione si svolge un transito di contenuti di un linguaggio

che, essendo il discorso dei soggetti parlanti, non può essere chiuso ed esaurito in una funzionalità

sistemica, come esigerebbero le analisi di Luhmann.

Nell’uomo – in quanto soggetto parlante – nel linguaggio e nel discorso, il senso è irriducibile ad un

significato definito, perché il senso è esistito dal parlante come desiderio di senso ed in quanto tale

è qualificato temporalmente dal futuro scelto e progettato; non ha uno stadio di chiusura nel passato

o nel presente, ma rimane sempre aperto alla non anticipabilità esistenziale del futuro, alla gratuità

del suo presentarsi, però nell’esercizio della sua responsabilità. Il linguaggio discorsivo degli

uomini rischia l’imputabilità e la responsabilità della ricerca di senso, che costituisce la struttura

stessa della soggettività, nel suo non essere esauribile nell’acquisizione di un definito risultato,

perché lo eccede permanendo sempre nella condizione propria del trascendersi dell’io nel desiderio

di senso.

Lancan: “un essere completamente preso nella realtà, come l’animale, non ha alcuna specie di idea,

non si apre all’ordine simbolico, perché ciò che è propriamente simbolico introduce nella realtà

umana qualcosa di altro, di differente che costituisce tutti gli oggetti primitivi della verità”.

La soggettività giuridica dell’uomo e la libertà, comunicata in un linguaggio strutturato come

discorso, non hanno una spiegazione scientifica, non costituiscono gli oggetti osservati dalle

tecniche dello zoologo; sono invece il terreno dell’arte del giurista.

Si chiarisce l’unità-distinzione tra il parlante, il linguaggio e la relazionalità del discorso se si

chiarisce che la parola è polisensa e dunque si presenta come una domanda in quella direzione dove

si guadagna consapevolezza che il domandare è tale perché non è il domandare a se stessi, ma è il

domandare rivolto all’altro in un ‘rapporto dialogico’ => UN’ IPOTESI è FORMULATA DA UN

SINGOLO SOGGETTO QUANDO HA LA CONSAPEVOLEZZA DI FORMULARLA E QUESTA

CONSAPEVOLEZZA NASCE CON IL PRENDERE ATTO CHE ALTRI SOGGETTI

PROPONGONO ALTRE, DIFFERENTI ED ORIGINALI IPOTESI SUL MEDESIMO TEMA; LA

RELAZIONALITA’ DIALOGICA è LA GENESI DELLA SOGGETTIVITA’ DEL PARLANTE IN

UN LINGUAGGIO CHE E’ DISCORSO PERCHé è IPOTIZZANTE E COSI’ RISCHIA LA

LIBERTA’ DELLA CREAZIONE DI SENSO, DIVERSAMENTE DAI LINGUAGGIO BIOLOGICI E

MACCHINALI, ‘INNOCENTI’ IN QUANTO EXTRAUMANI.

“l’esistere umano si risolve in una ragione di presentazione di persona a persona. Nella parola

transita vita umana”.

Nel parlante in un linguaggio che è discorso, la parola si costituisce nel domandare. Non ha alcuna

possibile descrizione un domandare rivolto a se stesso. La parola è per l’altro e dunque si presenta

in un’attesa di senso, che è l’attesa della risposta dell’altro.

Nel movimento intersoggettivo del domandare e del rispondere si manifestano sia la centralità della

questione del senso, sia l’essenzialità dell’opera dell’interpretazione, che costituiscono le due

dimensioni formative di una fenomenologia del linguaggio-discorso.

Ricoeur: “l’oggetto della fenomenologia è il senso dell’esperienza e la prima decisione della

fenomenologia è di far scaturire un ambito di senso”. Da tale convinzione si afferma:

a) la fenomenologia appartiene agli uomini

b) la fenomenologia si svolge nella chiarificazione dei problemi del senso, operando come

l’aprirsi empatico dell’io e dell’altro nell’esercitare la loro personale, infungibile

responsabilità.

Queste affermazioni si giovano anche delle analisi della scissione tra il piano dei motivi e quello

delle cause, dunque del confine che distingue la motivazione esistenziale della causalità

operazionale. Quando compare il motivo allora si presenta anche l’io; la motivazione delle condotte

umane è imputabile, anche giuridicamente, all’esercizio della libertà, non è invece riconducibile né

all’ordine delle cause, né a quello dei casi.

La motivazione e la libertà si coappartengono e si illuminano reciprocamente nel questionare sul

senso, che si presenta nel movimento del domandare e del rispondere, situati in un linguaggio che è

discorso e dunque ha una struttura dialogica del comunicare. Per la loro struttura polisensa le parole

sono avvicinate all’arte dell’interpretazione.

Fabro: “L’io è prima del mio; il mio è mio in quanto ce l’ho io”. Le questioni sulla proprietà, dei

beni materiali o immateriali, e sulle norme giuridiche che la disciplinano possono essere trattate

solo se “il mio viene interpretato nell’io” e dunque solo se si supera una visione oggettivante e

scientifica della proprietà. A questo superamento risponde il compito di una fenomenologia del

diritto che si libera dall’indifferenza verso i contenuti normativi, non discussa nelle costruzioni di

Kelsen, dove la domanda di giustizia è detta’impura’ davanti alla ‘pure’ autologia, sia della

formalità vuota delle norme, sia della attualità della cosiddetta ‘norma fondamentale’, legittimante

ogni “capriccioso legislatore”. In questi esiti, la verità non è la qualità della relazione tra i soggetti

di diritto.

L’esercizio della soggettività può concretizzarsi nelle due modalità della comunicazione orale o

della comunicazione scritta. In ambedue si apre il problema dell’interpretazione perché la

comunicazione ha una struttura polisensa, ovvero è aperta alle molteplici direzioni del questionare

sul senso. Nel lavoro dell’interpretazione rimane centrale il dirsi del soggetto interpretante.


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Exxodus

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Filosofia del diritto, basato su appunti personali e studio autonomo della parte prima del testo consigliato dal docente Il giurista è uno zoologo metropolitano? A partire da una tesi di Deridda (libro richiesto dal prof. Bruno Romano). Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: uomo, linguaggio e discorso, Diritto e norme.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Romano Bruno.

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