Uomo, linguaggio e discorso
Diritto e norme
Attualmente si ritiene di poter spiegare scientificamente quel che finora è stato considerato essere l’Io, la libertà, perché certa neurobiologia sostiene: "la decisione di fare qualcosa viene presa dal cervello prima che l’individuo ne sia consapevole". Si ritiene che la 'decisione' accada in un processo circolare delle operazioni dei neuroni, secondo combinatorie non imputabili ad un 'io', perché un cerchio non ha un punto di inizio, non lascia emergere alcun io e quindi neppure un soggetto giuridicamente imputabile. Ridley: “non esiste alcun io dentro il mio cervello”, dove non si lascerebbe osservare nulla della 'gratuità del senso', ritenuta, nel pensiero classico, costitutiva dell’io dell’uomo e considerata mancante nel non-umano.
Lancan sostiene che negli animali sono assenti 'il simbolico, l’immaginario ed il reale', i tre essenziali registri dell’esistenza dell’uomo. In una direzione lontana da Lancan e diffusa nella neurobiologia contemporanea si legge una specifica visione scientifica dell’io, che muove dai modelli di funzionamento delle 'macchine intelligenti'. Descrivendo i “calcolatori di una nuova concezione che funziona in maniera parallela”, nell’esecuzione “di un certo numero di operazioni contemporaneamente” e non in modo seriale, ovvero nel succedersi di un’operazione dopo l’altra, Boncinelli ritiene che l’io possa essere colto nella “serializzazione forzata di processi paralleli”.
“Un complesso di eventi nervosi paralleli viene costretto per un breve istante a serializzarsi, per dar luogo ad una presa di coscienza”; pertanto l’io corrisponderebbe metaforicamente all’immagine della “strozzatura della clessidra”. Questa descrizione dell’io dell’uomo è estensibile anche al darsi di quell’istante che segna una svolta nei comportamenti degli animali; cancellata differenza di qualità sia tra l’uomo e il non umano, sia tra il diritto istituito nella storia degli uomini e le leggi trovate nell’evoluzione degli animali.
La cancellazione di questa differenza qualitativa appartiene a quella visione 'scientifica' delle sofferenze dell’uomo che disconosce “un altro ordine, infinitamente meno legato a dei ritmi organici”; si allude a angoscia, isteria, nevrosi che presentano un ordine non riducibile alla funzionalità dei ritmi biologici, com’è l’ordine simbolico. Al riguardo Lancan precisa “ciò che si chiama presso l’animale un comportamento simbolico, serve al gruppo animale solo per un certo comportamento collettivo” non è imputabile all’esercizio della libertà e dunque giuridicamente irrilevante.
Diversamente, nell’uomo si svolge un linguaggio dei “simboli organizzati nell’articolazione del significante e del significato” e dunque nell’articolazione stessa del linguaggio che si dispiega nella coessenzialità di tali versanti. (linguaggio comunicativo-dialogico).
Dennett: “nella prima metà del 900 molti scienziati e filosofi erano d’accordo con Leibniz sulla mente perché essa sembrava consistere di fenomeni completamente diversi dal resto della biologia, finché, a metà del secolo sono comparsi i computer. Essi sono più simili alle menti di qualsiasi altro fatto precedente.” Egli ritiene di aver fatto luce su una questione che riguarda “chiunque voglia tentare di costruire e di difendere una teoria della coscienza realmente naturalistica e materialistica” espellendo quanto viene comunicato e pensato mediante sia il concetto di spirito, sia la dimensione della gratuità del senso che vi si radica.
Risulta oscurata la struttura del linguaggio umano, costituita per Lancan dalla scissione tra il contenuto informazionale del significato e il rinvio di senso del significante. Nelle spiegazioni scientifiche delle attività celebrali si ritiene di registrare un procedere circolare e quindi una loro piena contingenza, perché ogni evento del comporsi dei neuroni sarebbe un evento dove si presenta quel che risulta dai 'circuiti a retroazione', che consistono in operazioni senza alcuna ragione iniziante. Viene lasciato permanere solo il presente nel suo puro accadere, in un momento contingente, slegato da ogni altro momento contingente, così che la questione sul senso della scelta dell’io non possa neppure essere colta, poiché questo sarebbe possibile solo nella durata, che illumina il passaggio da un passato già formato alla possibile formazione di un futuro, imputabile all’io, soggetto giuridico del progettarsi nella scelta di un senso.
Contingenza e diritto
Nell’assoluta contingenza si è sempre innocenti, dunque mai giuridicamente imputabili; ci si trova ad essere presi in un gioco vitale. Fink osserva: “tutti i giocatori sono essi stessi solo giocati perché non vi è nulla che non sia il nulla”. Il gioco accade nel non-senso, nella contingenza assoluta del nulla, che svuota la verità=qualità del relazionarsi intersoggettivo. Perde senso la distinzione tra legale e non legale.
Lancan sostiene tuttavia quel che appartiene al dirsi dell’uomo ed alle manifestazioni di sofferenza dell’io mai è ma tematizzabile, è enunciabile in un linguaggio plurivoco e si svolge su molteplici piano, è dell’ordine e del registro del linguaggio comunicativo proprio dell’uomo ed estraneo ai linguaggi informazionali.
Modello principale di tutto ciò che è dato osservare diviene il modello della contingenza che, oltre i confini dei fenomeni fisico-biologici, si estende ai fenomeni sociali, anche al diritto. Nella condizione contemporanea le molteplici forma di un coesistere contingente manifestano che gli impegni e gli obblighi a lungo termine appaiono davvero privi di significato. Segue l’oscurarsi del diritto che invece è tale perché conferisce durata alle relazioni intersoggettive. Diviene dominante la “velocità del cambiamento” richiesta dall’accelerazione sempre crescente del produrre il consumare. La conseguenza è: 'qualcosa che resiste pur avendo perso la sua utilità è destinata entro breve tempo a finire nel bidone della spazzatura'. La sindrome consumista ha declassato la durata in favore della transitorietà ed ha raggiunto il suo stadio terminale nel rovesciamento dei valori.
Bauman descrive la condizione della coesistenza moderna, definita come omogenea alla “modernità liquida”, che è “post-gerarchica”; è una coesistenza qualificata dall’essere priva di punti di riferimento.
Si consolida il convincimento che la dimensione qualificativa della condizione contemporanea consista nell’accadere della contingenza, considerata anche il nucleo di ogni formazione del diritto positivo e situata nel processo di compimento del nichilismo giuridico. Luhmann afferma: “contingente è tutto ciò che non è né necessario né impossibile”; è un concetto che si apre nello spazio della libertà, esercitata dai soggetti parlanti in un linguaggio discorsivo che è responsabile comunicazione dialogica (Io-Tu).
La definizione della contingenza discussa da lui si esplicita attraverso il concetto di “osservazione”, precisando che “osservazione deve dirsi ogni tipo di operazione che realizza una distinzione per definire una parte dall’altra”, in quella prospettiva che registra l’emergere contingente ed a-soggettivo delle forme dei singoli sistemi sociali dall’ambiente in-forme.
Nella discussione del concetto di contingenza acquista centralità il modello delle “osservazioni di secondo ordine” che “sono osservazioni di osservazioni”. In Luhmann “l’osservazione di secondo ordine è la base operativa per l’articolazione strutturale mediante differenziazione di particolari sistemi funzionali sociali”. La vita sociale è pertanto alimentata da continui processi di auto-adattamento che prevedono “un’osservazione di secondo ordine come operazione normale portante del sistema cosicché i sistemi funzionali hanno formato rispettivamente forma proprie dell’osservazione di secondo ordine e dunque diverse esperienze di contingenza”. Nel darsi qui ed ora delle “osservazioni di osservazioni”, ogni osservatore “può sempre vedere in maniera diversa” così che tutte “le sue asserzioni diventano contingenti. “Tutto deve essere lasciato alle coincidenze del momento”, che determinano contenuti e direzioni delle osservazioni formative delle distinzioni tra i sistemi (luoghi delle forme) e l’ambiente (spazio dell’in-forme).
Quanto al diritto segue che “l’interpretazione e la prognosi sono, secondo Luhmann, forme della produzione di testi da testi e pertanto forme dell’osservazione di secondo ordine”, quindi sempre contingenti, determinate dal momento. In Luhmann si danno solo osservazioni-distinzioni definite dall’assenza di una partecipazione di un io, di un esercizio libero e responsabile della soggettività del singolo esistente, nella sua originalità, non fungibile con le operazioni, funzionali ma anonime, di ogni fase della vita dei sistemi sociali, descritti come sistemi di funzione. Si afferma uno svuotamento dell’IO che diviene un ulteriore sistema funzionale trattato da un codice binario con i suoi poli opposti: la funzionalità=io oppure la disfunzionalità=non-io. Questo codice orienta la presenza e l’uso dell’uomo nel ‘sistema diritto’, operativo mediante il suo codice binario: lecito-illecito, legale-non legale, mai misurato dal giusto opposto all’ingiusto.
È qualificato ‘vero’ ciò che risulta attualmente ascritto al polo positivo del codice binario del ‘sistema della conoscenza’, proprio della verità funzionale, privata di qualsiasi senso per il se stesso e dunque di un soggetto parlante che la enunci con responsabilità. Luhmann non discute se le operazioni delle osservazioni-distinzioni ricevano gli effetti del loro essere poste in un linguaggio che è discorso tra i parlanti e dunque tali da interessare l’interessa del parlante, del sui io, rischiato in un linguaggio dialogico, aperto alle alternative Io-Tu (affettività del coesistere), Io-Esso (funzionalità del convivere).
Si tralascia di analizzare che alla vita degli animali appartengono i segni, all’esistenza degli uomini sono imputabili i simboli. Lancan: “Quel che distingue il simbolo dal segno è la funzione interumana del...
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