IL ROMANZO NEL MEDIOEVO di MARIA LUISA MENEGHETTI
Il termine romanzo nasce nel Medioevo, nelle lingue neolatine roman, romance, romanzo
indicava qualsiasi composizione tradotta LATINO VOLGARE o magari in un secondo
à
momento già ideata in volgare. Una distinzione per materia dei diversi testi narrativi sembra
costituirsi fra 12° e 13° secolo. Le uniche materie degne di diventare oggetto i una narrazione
sono, secondo Bodel:
1) de France
2) de Bretagne
3)de Ronme la grant
EPICA E ROMANZO: tanto in chiave disgiuntiva quanto in chiave congiuntiva epica e romanzo
sono idealmente sempre presenti nella coscienza degli scrittori medievali.
Chanson de geste romanzo
(le divergenze appaiono nettissime). Possiamo dire che la
≠
comunicazione epica ha carattere rituale, mentre quella romanzesca ha carattere mitico.
Chanson de geste = ripetitività formulare e musicale, staticità di struttura in un assoluto
presente narrativo, legato alla conoscenza degli avvenimenti da parte del lettore.
Comunicazione romanzesca = ha lo scopo essenziale di fornire conoscenze, puntando, più in
particolare, sul rapporto interattivo che si crea tra fruitore e personaggio letterario, ossia sul
modo in cui il fruitore si identifica emozionalmente con l’agire o con la situazione di tale
personaggio. In ogni caso tanto nell’epica quanto nel romanzo, il fruitore avverte la
superiorità ideale dei protagonisti delle storie che gli vengono proposte, ed è quindi spinto in
entrambi i casi a un’identificazione di tipo ammirativo.
A proposito del piano strutturale e formale le divergenze tra i due generi sono ancora più
vistose: il tessuto della
chanson de geste appare dominato dalla discontinuità e dalla paratassi.
Il tessuto romanzesco si presenta invece come un continuum narrativo, che si basa su principi
d’aggregazione largamente definibili come di tipo sintattico.
L’opposizione discontinuità/continuità è già rilevabile sul piano metrico:
-‐ Le lasse cantate di
décasyllabes cesurati, spesso raggruppate fra loro danno al discorso epico
un ritmo fratto, lo fanno procedere per blocchi semanticamente autosufficienti.
-‐ Concatenazioni progressive pienamente ritmate da couplet di octosyllabes (il romanzo
ormai privo di accompagnamento musicale) che, attraverso l’uso sempre più ampio
dell’enjambement, si prepara a sfociare nella prosa. La riuscita del romanzo bretone era in
larga misura affidata alla sapiente strutturazione del suo intreccio: la bellezza e il fascino di
quelle
ambages (circonlocuzione, modo indiretto di parlare). Esse venivano a costituire un
organismo narrativo coerente, sorretto da abili applicazioni del principio di causalità: in gioco
viene messa tanto la causalità di tipo meccanico, per cui un determinato avvenimento trova
spiegazione necessaria e sufficiente negli avvenimenti che lo hanno preceduto, quanto una
causalità di tipo morale, per cui è all’intervento o alla volontà o perfino al capriccio che vanno
ascritti gli ulteriori sviluppi del racconto.
Opposizione sul piano metrico strutturale tra chanson de geste e romanzo:
-‐ décasyllabes cesurati
vs couplet di octosyllabes
-‐ blocchi semanticamente autosufficienti vs continuum narrativo
-‐ prevalenza paratattica vs prevalenza sintattica
-‐ tendenza monologica vs tendenza dialogica (sul piano ideologico ed espressivo)
Il principio di causalità nella narrativa di materia bretone: si esplica attraverso tre tipi di
organizzazione del racconto: due a dominante narrativa e uno a dominante strutturale:
1) Quête (la ricerca)
2) Don contraignant (dono che costringe)
3) Entrelacement (che consiste nel portare avanti contemporaneamente più di un’azione).
Due tipi di romanzo: romanzo biografico vs bipartizione del racconto
-‐ In molti romanzi tutto l’intreccio appare costruito in modo da privilegiare esemplarmente
l’esperienza, l’avventura di un particolare individuo. L‘organizzazione di questi romanzi è per
così dire centripeta nel senso che i diversi spunti narrativi tendono a essere razionalizzati e
ordinati nel quadro di una vicenda individuale.
-‐ A partire da Chrétien de Troyes molti testi medievali (caso più importante:
Perceval)presentano una netta bipartizione del racconto.
GLI ALBORI DEI ROMANZI CAVALLERESCHI:
1) Il testo più antico pare essere un Roman d’Alexandre la cui paternità andrebbe attribuita a
tale Alberich von Bisinzo, il testo è localizzabile all’estremo limite sudorientale dell’area d’oil e
più probabilmente già in territorio franco-‐provenzale (rimane sono un frammento di 150
octosyllabes).
2) Roman de Brut del chierico normanno Wace. Wace era legato alla corte di Eleonora
d’Aquitania e di Enrico II Plantageneto, monarchi d’Inghilterra e proprio alla regina presentò
nel 1155, la sua opera che è una traduzione, in qualche punto ampliata, della latina Historia
Regum Britannie di Goffredo di Monmouth.
1) Roman d’Alexandre. La fama del grande condottiero macedone era rimasta viva fino al 12°
secolo per merito di compilazioni più fantasiose che storiche. Della vita di Alessandro, Albéric
sembra voler presentare tutti gli avvenimenti importanti, iniziando dal momento stesso della
nascita. Purtroppo la frammentarietà della testimonianza manoscritta non consente di
affermare con sicurezza se le vicende dell’autore erano portate avanti fino alla sua morte,
oppure se arrivavano fino a un qualche suo grande exploit. Nel testo di Albéric tutto tende a
far risaltare l’individualità dell’eroe;
2) Roman de Brut di Wace conduce a un totale cambiamento d’atmosfera: al posto di
frammenti anonimi, abbiamo un’opera completa provvista di explicit con data e firma; inoltre
al posto di personaggi di tradizione classica si affacciano sulla scena individui dai nomi
irrimediabilmente provinciali. Brut è un eroe e fondatore della dinastia Bretone (storia
opportunatamente strutturata in termini encomiastici). La sequenza delle storie dei diversi re
bretoni: la stessa storia di re Artù, non avranno praticamente seguito nella narrativa
romanzesca. Infine il tema della Tavola Rotonda, unica innovazione di Wace rispetto alla
Historia Regum Britannie. La Tavola Rotonda diventa l’autentico emblema del rapporto
armonico che si instaura tra re Artù primus inter pares e i migliori cavalieri del mondo, che
accorrono, attratti dalla sua fama, per dedicarsi a un servitium privo di qualsiasi costrizione.
IL DECENNIO DEI ROMANZI ANTICHI (1155-‐1165)
I cosiddetti romanzi antichi costituiscono un gruppo di testi abbastanza compatto.
Provengono tutti dall’impero plantageneto, anche se da diverse regioni e vanno collocati in
una stretta successione:
1 Roman de Thèbes
2 Eneas
3 Troie
Tanto le vicende della guerra tebana, quanto quelle dell’assedio di Troia, o quelle personali di
Enea, affrontate da un punto di vista “storico” assumono il significato di un immenso prologo
al racconto dei re bretoni contenuto nel Brut.
GLI ANNI D’ORO (1165-‐1180)
È in poco più di un quindicennio che il romanzo medievale acquista la sua vera fisionomia.
Pare che il più antico dei romanzi di quest’epoca sia il Tristan di Béroul, giunto privo
dell’inizio e della fine. Mentre in anni assai vicini al 1170 sembrano da collocare le opere
prime di due autori che già una tradizione molto antica ha voluto considerare rivali, benché
certo di diversa statura: Chrétien de Troyes e Gautier d’Arras. Non anteriore al 1170 pare in
effetti
Erec et Enide, il più antico dei romanzi conservati di Chrétien.
GAUTIER D’ARRAS: piccardo di nascita, la sua attività si svolge tutta fuori dall’ambiente
plantageneto, di lui possediamo i resti di due romanzi:
1 Eracle datato intorno al 1170, datazione probabile, anche se ipotizzata solo su base
congetturale.
2 Ille et Galeron opera collocabile intorno al 1180; dedicato a Beatrice di Borgogna, moglie di
Federico Barbarossa. Il romanzo è attestato in due manoscritti, che offrono in realtà una
doppia redazione: una più ampia, l’altra lievemente compendiata; è opinione recente che
entrambe siano da ascrivere a Gautier, che avrebbe a un certo punto avvertito la necessità di
riadattare la sua opera a una nuova
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