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La letteratura degli umanisti

Il timbro socratico del dialogo umanistico è svelare, oltre l'equivocità dei termini, il mutare dei costumi e degli ideali.

Luigi Marsili (1342-1394)

  • Nel 1351 si reca a Padova per fare la conoscenza del Petrarca.
  • Comune a entrambi era infatti la pratica di un ideale ascetico che non rinunciava allo studio delle lettere, bensì ricercava in queste uno strumento di elevazione spirituale.
  • Petrarca incoraggiava il Marsili a proseguire la lotta, già intrapresa da lui stesso, contro l'averroismo, ritenuta dottrina nemica a Cristo e alla fede cattolica.
  • Fu in corrispondenza con Boccaccio.
  • Poggio Bracciolini ricorda che moltissimi giovani ingegnosi e promettenti, tra i quali il Niccoli, erano soliti affollare la casa del Marsili, a Santo Spirito, per riceverne, «velut ad divinum oraculum», ammaestramenti e consigli. Così, il rimprovero che gli mosse in un sonetto Agnolo Torini, cioè di aver voluto istruire, con la parola, anche gli «ignoranti», ovvero le «donne» e gli «infanti», è probabile che rifletta, polemica a parte, un dato di per sé obiettivo.
  • È da notare che proprio quando, nella seconda metà del Trecento, a Firenze comincia a funzionare seriamente lo Studio generale, si accentua lo sviluppo di gruppi culturali indipendenti in cui si affermano idee avverse al sapere ufficiale.
  • In contrasto con la straordinaria eloquenza che gli viene attribuita in modo concorde nelle testimonianze umanistiche, il Marsili produsse pochissimi scritti.

Coluccio Salutati (1331-1406)

  • Viene nominato a Firenze segretario della prima cancelleria nel 1375: raccoglie il mandato del primato umanistico, dopo la morte di Petrarca e Boccaccio.
  • Scrive carmi classicheggianti ed epistole, ma soprattutto vive nelle cancellerie, scrive statuti e lettere ufficiali.
  • Il fatto che molta parte della prima generazione di umanisti fosse composta da persone pubbliche a Firenze o Milano incide sul “genere” dei maggiori documenti dell'umanesimo fra XIV e XV secolo.
  • In Salutati emerge l'elemento nuovo dell'importanza dell'impegno civile e il nesso ricercato fra humanae litterae e attività politica.

Epistolario

  • Costituisce la sua opera maggiore.
  • Si ispira a Petrarca e alle Familiari di Cicerone che contribuì a diffondere.

Trattati morali

  • Se si eccettua il De saeculo et religione, si tratta di scritti che non ebbero gran diffusione nemmeno fra i contemporanei.

De fato

  • Opera più ambiziosa di Salutati.
  • Difesa della libera volontà, polemica contro astrologia e geomanzia, che si fondano su una visione deterministica del mondo.

De nobilitate legum et medicinae

De laboribus Herculis

  • Riassume e conclude la gran disputa sulla poesia classica e la teologia degli antichi, iniziata nel contrasto fra Albertino Mussato e fra’ Giovannino da Mantova, proseguito con Petrarca e Boccaccio, fino all’Invectiva di Francesco da Fiano.
  • Coluccio credeva si trattasse del suo maggior lavoro.
  • Coluccio usa Aristotele a difesa dei poeti, e le affermazioni di Aristotele contro gli aristotelici: Aristotele apprezza la poesia e utilizza.
  • Coluccio era piuttosto fiero della sua conoscenza di Aristotele, che durante il Medioevo rimase pressoché sconosciuto.
  • Epistola contro il camaldolese fra Giovanni da San Miniato, che denigrava la nuova cultura.

Giovanni Dominici

  • Vescovo, inviato in Boemia per combattere la rivolta hussita.

Regola

  • Sua opera maggiore.
  • Testo del genere maggiormente diffuso nel Quattrocento.

Scritti politici

De tyranno

  • Vuole rispondere agli interrogativi sollevati da uno studente di diritto canonico: se sia lecito uccidere il tiranno, e se Dante ha ragione ponesse Bruto e Cassio nell'inferno.
  • Coluccio difende tutte le parti: difende Dante, difende Cesare che intende come tiranno ma come sovrano in quanto espressione della volontà popolare; si scaglia invece contro le mire tiranniche di Gian Galeazzo.

Invectiva

  • Contro Antonio Loschi, autore della Invectiva in Florentinos, testo principale della propaganda di Gian Galeazzo.
  • Coluccio oppone al tema della pax italiana quello della florentina libertas.

Pier Paolo Vergerio

  • Nasce a Capodistria e muore a Budapest.
  • Insegnò dialettica a Firenze, frequentò il circolo di Salutati.
  • Imparò il greco dal Crisolora.

Giovanni di Conversino da Ravenna

  • Si lega al Petrarca.
  • Maestro.
  • Sua opera maggiore e singolare è l'autobiografia.

Le origini e gli sviluppi degli studi greci

  • Gli studi greci in Europa sono più antichi del Crisolora, di Barlaam, di Leonzio Pilato.
  • A Bisanzio Michele Psello nell'XI sec. riprende la tradizione neoplatonica, la sua polemica era contro la scolastica ortodossa a favore di un recupero della ricchezza complessiva del pensiero classico greco.
  • Nel corso dei secoli che vanno da Psello a Pletone si registra lo scontro costante fra tradizione scolastica, forte dell'aristotelismo e rinnovamento ellenico.
  • Nel Quattrocento gli urti dei teologi bizantini si trasferiscono in Italia.
  • Nel Quattrocento l'influsso greco più importante è la ripresa di Platone.
  • Prima che si ricominciasse a studiare il greco la letteratura classica era conosciuta per lo più attraverso gli autori arabi.

Iacopo Angeli da Scarperia

  • Allievo del Salutati e di Giovanni Malpaghini da Ravenna.
  • Traduttore di Plutarco e Tolomeo.
  • Si era recato a Costantinopoli a studiare greco e a raccogliere codici.
  • Fu intermediario fra Salutati e Crisolora.

Manuele Crisolora

  • Chiamato allo studio Fiorentino nel 1396.
  • Giunge in Italia all'età di circa cinquant'anni, proviene da una famiglia illustre e gode di gran credito.
  • Casa Crisolora fu a Costantinopoli asilo di giovani studenti italiani che si recavano in oriente per apprendere il greco.
  • Fu importante per il rinnovamento del metodo di insegnamento e per la stesura di una grammatica elementare Erotemata.
  • L'insegnamento fu impostato su versioni di Platone e Plutarco; la fortuna di Plutarco è una delle discriminanti dal Medioevo ed è indicativa dell'interesse politico-morale dell'epoca.
  • La Repubblica di Platone diventa la lettura comune dei gruppi toscani e di quelli pavesi.

Palla Strozzi

  • Fece arrivare i testi classici in originale greco da Bisanzio a Firenze; in seguito portò con sé la propria biblioteca a Padova e li lasciò al monastero di Santa Giustina.

Giovanni Aurispa

  • Insegna greco a Bologna e Firenze.
  • Ma per lo più fu mercante di libri: ricercatore e rivenditore.

Pier Candido Decembrio

  • Scrittore omnicomprensivo, biografo del suo signore Filippo Maria Visconti, odiato per anni.

Giorgio Gemisto, Pletone

  • Subisce influenze ebraiche, probabilmente cabalistiche; si informa alla cultura platonica e orientale, vagheggerà l'idea di uno Stato modellato sul comunismo platonico.
  • Bandito da Costantinopoli, si recherà a Mistra.
  • Il Pletone sostiene l'immortalità dell'anima e si pone a capo della lunga serie di teorici che si occuperanno del tema in seguito.
  • La moda del neoplatonismo (Proclo, Plotino, Porfirio, Giamblico) e della cultura oracolista (Zoroastro, Ermete) comprende gli autori che da qui a poco saranno rilanciati con successo da Ficino e costituisce un filone che giungerà fino a Vico.

Giorgio Gennadio Scholarios

  • Avversario del Pletone.

Giorgio di Trebisonda, Trapeziunzio

  • Segretario apostolico, abbandonò Roma per un urto con Poggio Bracciolini.
  • Si pone al centro della polemica fra aristotelici e platonici: odia i platonici (figura parallela in Italia a Gennadio).
  • Tuttavia tradusse Le leggi e il Parmenide.
  • Il Trapeziunzio salva di Platone un solo punto: la tesi sulle forme di governo che può applicarsi alla costituzione veneta (elemento che verrà criticato dal Bessarione quando sottoporrà a critica severa la traduzione delle Leggi).
  • Tradusse inoltre l'Almagesto di Tolomeo e la Retorica di Aristotele, che circolò per tutto il ‘500.
  • Combatte la moda della traduzione elegante ad ogni costo e difende la maggior fedeltà alla lettera del testo.
  • Fu avversario del Platone, Gaza, Bessarione.

Gaza

  • Greco di Salonicco, viene in Italia per il Concilio.
  • Ricopre la cattedra di greco a Ferrara.
  • Manuzio pubblicando Aristofane nel '98 ricorderà che il Gaza lo consigliava ai propri studenti come fra i più intellegibili degli autori greci.
  • La dedica al Pontefice del De animalibus aristotelico è una dichiarazione programmatica: il Gaza si propone di operare una ricostruzione critica del testo correggendo "exemplaria mendosa" e congetturando.
  • Si impegna in un programma di stampo conciliatore: impegno per l'unione delle Chiese, risoluzione della polemica fra platonici e aristotelici, raccolta di una grande biblioteca di autori greci che garantisse la sopravvivenza della cultura ellenica.

Cardinal Bessarione

  • Nel '68 dona la propria biblioteca (482 greci e 264 latini) a San Marco di Venezia; aveva comprato dall'Aurispa e forse dal Filelfo.
  • Il Bessarione e i suoi risolvono l'antitesi Platone-Aristotele col concetto di pax philosophica come recupero di una perennis philosophia, che intende riconciliare le opposte posizioni in un movimento di reciproca integrazione.

Argiropulo

  • Eletto nel '56 pubblico insegnante dello Studio fiorentino.
  • Filosofo, non grammatico, traduttore e illustratore dei maggiori scritti.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Karenina3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia medievale e umanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Albanese Gabriella Giuseppa Maria.
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