Mezzo secolo di etnomusicologia in Basilicata
La ricerca riguarda la musica tradizionale della Basilicata, i suoi protagonisti e le occasioni esecutive. Vi sono due prospettive attraverso cui il fenomeno è analizzato: attraverso la documentazione sonora e la documentazione fotografica. “Il paese del cupa cupa” è l’espressione usata per definire la Basilicata, o meglio, la Lucania, da Diego Carpitella in uno dei primi resoconti della ricerca, nell’ottobre del 1952, che si è avvalso dell’aiuto di Ernesto De Martino, Franco Pinna (fotografo), Vittoria de Palma e Marcello Venturoli.
È nel secondo dopoguerra, soprattutto nel corso degli anni ’50 che la Basilicata è affollata da studiosi, etnografi, fotografi, italiani e stranieri; grande attenzione è suscitata dalle condizioni di vita degli abitanti dei Sassi di Matera, dalle lotte contadine, dalle inchieste sulla miseria. De Martino e Carpitella, tra il 1952 e il 1963, svolgono varie spedizioni tramite cui visitano diversi centri nella regione. L’impulso base arriva dal CNSMP (Centro Nazionale di Studi sulla Musica Popolare, poi mutato in Archivi di Etnomusicologia) dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il supporto del CNSMP, come quello della RAI, sono stati di importanza vitale per il lavoro di De Martino in Lucania, e fondamentale è stato anche il sodalizio con Carpitella. La presenza sul campo, accanto al magnetofono della macchina fotografica, e poi della macchina da presa, dà al lavoro un taglio di tipo multimediale. Le registrazioni di Carpitella e le foto di Pinna sono significative: le registrazioni sonore venivano trasmesse nelle trasmissioni radiofoniche, e alcune addirittura inserite nell’antologia discografica curata da Lomax e Carpitella. Le foto di Pinna avevano invece una loro circolazione propria sulle riviste dell’epoca.
Parallelamente, in Basilicata hanno luogo anche ricerche di Bronzini, sul ciclo della vita umana e sul canto narrativo: le sue ricerche, assieme a quelle di De Martino, si incrociano, si scontrano, scorrono parallelamente, vengono apprezzate o criticate. Le ricerche del CNSMP in Basilicata sono esaurite negli anni ’50, mentre le ricerche di Bronzini proseguiranno costantemente per gli anni a venire. Le ricerche degli anni ’50 hanno stabilito un quadro generale della musica tradizionale lucana: centrale è la tradizione agro-pastorale e le sue forme di canto (monodiche, canto a cupa cupa, ballate narrative) e strumenti come la zampogna e l’organetto. Tra il ’60 e il ’70 ci saranno ulteriori ricerche e registrazioni, che sono conservati nella Discoteca di Stato di Roma: significativa quella di Leo Levi, nel 1969, che si era recato a Oppido Lucano dove registra parecchi brani musicali, soprattutto religiosi, canti polifonici.
Dopo gli anni ’70, si ricorda l’esperienza di Adamo, rivolta all’analisi musicale delle registrazioni di De Martino e Carpitella del 1952. Gala inizia a occuparsi alla fine degli ’70 della Basilicata: pone l’attenzione sugli aspetti coreutici e alla raccolta di materiale documentario sugli strumenti musicali, come zampogne e arpa di Viggiano. Negli anni ’80 prenderanno avvio lavori di gruppo sulla regione, come le iniziative di Giannattasio e Sassu, e sarà fondata la cattedra di Etnomusicologia presso l’ateneo lucano. Negli anni ’90 Giannattasio attua una indagine, fra il maggio e l’agosto 1990, che riguarda le feste religiose, il rito delle nozze e sulle comunità arberesh di San Paolo Albanese e San Costantino Albanese. Nel 1991 Giannattasio organizza inoltre il convegno in ricordo di Carpitella, e in quest’occasione, si tiene un concerto presso il Teatro F. Stabile di Potenza. Sassu nel 1995 diventa professore ordinario all’Università, e ci lavora fino alla morte, nel 2001.
Percorsi di ricerca nella Lucania del 2000
Il lavoro presentato si colloca fra il 2001 e il 2004 (tranne alcuni brani...).
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