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lavorative del mondo campestre, ma al calendario con feste e rituali come momenti di grande

partecipazione musicale.

Negli ultimi decenni dono state svolte ricerche etnomusicologiche “interattive” intese come

l’incontro tra lo studioso e l’informatore non con il dialogo, ma con una performance dove entrambi

hanno parte attiva. In Italia si ricorda il “ricercarcantando” con una partecipazione osservante ed

ascoltante.

Dinamiche del terreno d’immagine

I cambiamenti maggiori delle ricerche si vedono nel rapporto col mondo contadino dove la realtà

agropastorale è poggi in forte disgregazione e con essa i relativi fenomeni musicali. La regione è

formata da piccoli comuni ed ha una forte emigrazione così che i sistemi di vita tradizionali sono in

declino ed hanno unicamente una componente affettiva e non economica. I repertori sopravvivono

nella memoria delle persone più anziane e figure eccezionali li rieseguono su richiesta: essi hanno

un valore documentario; tuttavia vi è contemporaneamente una rivitalizzazione con reinvenzioni

così che soprattutto gli strumenti musicali sono diventati oggetto di attenzione di numerosi giovani

negli ultimi anni. Si tratta ovviamente di esecuzioni in eventi culturali e cdi calendario e si

mescolano a fenomeni di sincretismo e deterritorializzazione che trovano spazio nella world music.

I suonatori di zampogna non sono più i pastori, ma cultori e giovani che provengono da studi

musicali classici e conservatori.

La nozione di paesaggio sonoro, “soundscape”, vede due distinzioni: il paesaggio sonoro inteso

come equivalente acustico del paesaggio visivo ed il soundscape di Shelemay, ovvero la

declinazione musicale dell’“ethnoscape” (= panorama etnico o etnorama) proposto dall’antropologo

Appadurai nell’ambito degli studi sulla globalizzazione. Quest’ultimo intende un paesaggio sonoro

come fenomeni musicali in quanto tali, ovvero pratiche vocali e strumentali formalizzate, e dunque

sono musica ed è uno dei tanti ethnoscape che compongono il quadro della nostra esperienza: si

tratta di eventi costruiti e percepiti tramite processi che coinvolgono la memoria e gli affetti.

Dunque il campo di ricerca etnomusicologica è un sistema deterritorializzato di relazioni dove lo

studioso ha un ruolo centrale e dinamico.

Luoghi e momenti della musica

Le esecuzioni significative di musica tradizionale è durante le feste calendariali e religiose; in

ordine cronologico i riti di Sant’Antonio Abate (13 gennaio) e Carnevale; i maggiori sono nei paesi

dii riti di Aliano, Teana, Montescaglioso, Strigliano e Tricarico. Nelle feste dei Campanacci a

Tricarico si tratta di momenti collettivi con tratti spettacolari ed accanto ed ad essi vengono eseguiti

i riti di questua con canti con i cupa cupa.

Devozioni musicali

La sfera religiosa è il terreno più significativo, soprattutto perla varietà di situazioni musicali; in

Basilicata si distinguono tre contesti: quello liturgico (dei paesi arbëresh della Val Sarmento con

rito bizantino, in passato celebrata in greco, ma dopo il Concilio Vaticano II in albanese che è la

lingua più vicina a quelle locali), quello dall’area paraliturgica (= comprende tutti i momenti al di

fuori della celebrazione eucaristica come processioni ed i riti della Settimana Santa: in queste

occasioni vengono usati strumenti particolari come traccole e corni, vi sono presenti le

confraternite che sono importanti come mediazione tra la chiesa ufficiale e le pratiche popolari) e

quello dell’area extraliturgico-tradizionale. Tra le confraternite si ricorda l’attività di quella del SS.

Rosario di Rapone, una delle 13 della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, attiva dal XVII secolo.

Interessante è l’Ufficio della Beata Vergine che viene cantato interamente in latino e celebrato ogni

domenica mattina per sette mesi l’anno da novembre a giugno fino alla domenica precedente S.

Vito: l’Ufficio è d’importanza primaria dal punto di vista musicale e viene eseguito su moduli di

tradizione orale con sezioni corali e solistiche accompagnate dall’armonium.

Oltre alle confraternite ci sono altre forme di sodalizi religiosi; ci sono poi situazioni “intermedie”

con musiche religiose e profane; ci sono poi le squadre organizzate di fedeli che partecipano ai

pellegrinaggi con stendardi e cinti con musicisti in rappresentanza di un intero paese. Soprattutto

nei pellegrinaggi si assiste a significativi eventi musicali.

Una parte consistente delle feste religiose lucane è costituita dai culti mariani che si articolano in

più fasi nei momenti di salita e discesa nei santuari di montagna (soprattutto nelle feste di Viggiano

e Pollino); si tratta di eventi relativamente piccoli, ma non strettamente locali in quanto il circuito

creato da queste feste abbracciano una vasta area. Certi culti mariani sono molto antichi. La

Madonna di Pollino e quella di Viggiano sono raduni spontanei di musicisti che consistono in

lunghe “Jam Sessions”: ognuno suona quello che può secondo le sue abilità. I brani eseguiti sono

principalmente delle lunghe tarantelle e pastorali a struttura aperti dove gli esecutori entrano ed

escono liberamente. La Madonna di Viggiano costituisce uno dei più importanti momenti di

incontro di zamponi della penisola; il legame tra Viggiano e Caggiano è in un significativo dettaglio

che riguarda il suonare delle zampogne, ovvero “alla mancina” che consiste nei due chanter della

zampogna chiave invertiti. I pellegrinaggi mariani sono una consueta meta anche dei venditori e

costruttori di strumenti.

Per la diffusione della surdulina, significati sono due santuari: quello del Pollino e quello del

Pettoruto, in Calabria, le cui feste sono occasione di incontro annuale di suonatori e

contemporaneamente occasione di ascolto e condivisione di caratteri stilistici e musicali ed in

questi momenti si creano della comunità momentanee di partecipanti.

Tra le feste dei santi importanti sono quelle di San Rocco e di Sant’Antonio da Padova. L’autorità

ecclesiastiche è importante per il mantenimento e la conservazione di repertori musicali e dunque

il rapporto musicale e la chiesa è complesso e mutevole tanto che spesso si assiste a scontri con il

clero.

Nelle feste religiose trova spazio anche la danza, anche se nella sfera del cattolicesimo essa non è

contemplata; nelle pratiche devozionali popolari essa è invece un elemento importante. Si va dalle

danze di intrattenimento durante i pellegrinaggi a quelle rare dei santuari oltre a proprie danze

votive come quelle durante le processione con le “Cente”, oltre a danze con “Gregne” e “Scigli”,

costruzioni votive di grano. Vi sono vere e proprie danze processionali ufficiali con le statue dei

santi; in tutti questi casi è suonata la tarantella da organetti, zampogne o anche dalla banda: un

caso particolare sono i riti della Uglia, dove la danza e al suono banda con simulacri religiosi non

ufficiali presenta anche un momento di passaggio del fuoco.

Feste arboree

I culti arborei derivano da antichi riti di fertilità, successivamente cristianizzati, ma oggi sono

strettamente integrati delle pratiche identitarie locali e le corrispondenti feste religiose. Dal 2002 e

2004 si sono individuati 17 culti arborei in attività tra la Basilicata e la Calabria Settentrionale; si

raggruppano in due nuclei corrispondenti alle due altue aree boschive e montane della regione

dove vengono tagliati gli alberi: quella di Gallipoli – Cognato e Montepiano nel centro della

Basilicata e quella Calabro-Lucana nel parco del Pollino. In una situazione intermedia ci sono le

feste di Episcopia e di Castelsaraceno dove l’albero viene tagliato nel bosco Favino: si svolgono

da aprile a settembre con la concentrazione nel mese di giugno per Sant’Antonio da Padova.

Tranne alcune eccezioni lo schema di queste feste è piuttosto simile: si tagliano e si portano in

paese due alberi, un enorme ed uno piccolo; vengono uniti dove uno sarà il tronco e l’altro la cima,

ed eretti in occasione della festa del santo; vengono poi scalati ed infine messi all’asta. Alcune

volte ci sono delle varianti significative per esempio ad Alessandria vengono trasportati a braccia

mentre in altri casi buoi o trattori. I due alberi prescelti nei vari paesi sono specie ed hanno nomi

diversi: per esempio “maggio” e “cima” (rispettivamente cerro e agrifoglio) ad Accettura e negli altri

paesi nell’area di Gallipoli-Cognato. La festa di Accettura e quella di Rotonda sono le più imponenti

e significative soprattutto per gli emigranti che rientrano di proposito. Tutte le feste legate ai culti

vegetali hanno la componente musicale importante; ogni momento di questi eventi: è

obbligatoriamente accompagnato da suoni musicali; la partecipazione alla festa è soprattutto alle

performance musicali; il suono aumenta soprattutto nei momenti in cui è richiesto un maggiore

sforzo fisico, come il trasporto dei tronchi e le scalate, dove la musica ha una funzione regolatrice


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaChiariello93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etnomusicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Scaldaferri Nicola.

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