Nel paese dei Cupa Cupa
Suoni ed immagini della tradizione lucana
Di Nicola Scaldaferri e Stefano Vaja
Mezzo secolo di etnomusicologia in Basilicata. L'abbinamento fotografia e ricerca etnomusicologa è tradizionale nel campo delle ricerche in Italia Meridionale ed in Basilicata (o Lucania), denominata “il paese dei cupa cupa” da Carpitella in uno dei primi resoconti delle ricerche in tale luogo.
Il contesto storico e culturale
La regione era affollata di studiosi, fotografi ed etnomusicologi nel secondo dopoguerra ed il romanzo di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli” del 1945 è considerato una specie di “manuale politico-sentimentale” di tutti questi studiosi. Grande attenzione era suscitata dalle condizioni di vita degli abitanti dei Sassi di Matera, dalle lotte contadine e dalle inchieste sulla miseria. La Lucania è diventata il paradigma della realtà del mondo subalterno nazionale.
L'importanza della ricerca etnomusicologica
Gli anni tra il 1952 ed il 1963 costituiscono il momento clou della ricerca etnomusicologa nel nostro paese. L’impulso fondamentale giungeva dal CNSMP (Centro Nazionale di Studi sulla Musica Popolare) oggi Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e che sorse su iniziativa di Giorgio Nataletti nel 1948: fu il punto di passaggio dall’etnofonia all’etnomusicologia che pone la ricerca sul campo come elemento fondamentale. Importante fu anche il supporto della RAI.
Il canto era una modalità espressiva costante e dunque la via per la comprensione dei fenomeni. L’unione di ricerca sul campo, fotografia e registrazione da un taglio peculiare a questi studi. Fondamentali sono le esperienze di Carpitella e di De Martino intese come prefigurazione italiana di un’antropologia della musica: le registrazioni di Carpitella e le foto di Pinna, usate da De Martino nei suoi scritti, sono il risultato più significativo delle spedizioni in Lucania.
Il cinema e la tradizione musicale
Importante esempio è il capolavoro di Luchino Visconti “Rocco ei suoi figli” del 1960 che mostra la Lucania attraverso dialoghi, e mai compare, come una realtà di miseria, superstizione e lotte contadine diventando l’esatto opposto della Milano del boom economico; si ricorda anche i paesaggi di “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini nel 1964.
Le danze e la musica tradizionale
Importante attenzione ricevettero i balli e le musiche come tarantella e pizzica, che con il loro ritmo coinvolgono emotivamente. Importanti furono anche le ricerche di Bronzini sul ciclo della vita umana e sul canto narrativo dove l’elemento musicale era fondamentale. Queste ricerche hanno dato rilevanza alla tradizione agro-pastorale del luogo con canto di diverse forme e strumenti come zampogna e, suo sostituto moderno, organetto.
Ricerche recenti e influenze moderne
Tra il 60 ed il 70 molte ricerche vennero effettuate dalla Discoteca di Stato di Roma soprattutto con Levi e nella musica religiosa. Ginnattasio promosse poi un’indagine focalizzata sulle feste religiose e sul rito di nozze in alcuni paesi della Val Sarmento, in particolare le comunità “arbëresh”, organizzando nel 1991 il convegno “Fonti scritte e orali della musica del Mezzogiorno d’Italia” in ricordo di Carpitella. L’ultimo studioso attivo fu Sassu, poi la ricerca etnomusicologa in questa zona è rallentata.
Percorso di ricerca nella Lucania del Duemila
Il lavoro è iniziato con un percorso personale negli anni 80 rivolto soprattutto alla musica arbëreshe poi l’indagine iniziò nel 2001 con l’importante laboratorio di full immersion con Mirizzi per verificare lo stato attuale della musica stiglianese (di Stigliano) e centri limitrofi. È emersa un’estraneità delle nuove generazioni verso la tradizione musicale popolare, ma invece i pellegrini erano numerosi soprattutto per la festa della Madonna di Viggiano: ciò testimoniò che il terreno della devozione religiosa è significativamente fondamentale per la trasmissione di alcuni repertori musicali.
Al di fuori dei momenti religiosi venivano eseguiti canti profani, brani strumentali e danze mettendo in evidenza che la “devozione sonora” fosse molto diffusa.
Il cambiamento dei cicli musicali
Negli anni 50 il ciclo della vita della popolazione contadina si sintetizzava nella celebre formula “dalla culla alla bara” e nei corrispettivi musicali della ninna nanna e del lamento funebre. A tale schema del ciclo della vita, schema ideale, si è sostituito il ciclo dell’anno non legato alle attività lavorative del mondo campestre, ma al calendario con feste e rituali come momenti di grande partecipazione musicale.
Ricerche etnomusicologiche recenti
Negli ultimi decenni dono state svolte ricerche etnomusicologiche “interattive” intese come l’incontro tra lo studioso e l’informatore non con il dialogo, ma con una performance dove entrambi hanno parte attiva. In Italia si ricorda il “ricercarcantando” con una partecipazione osservante ed ascoltante.
Dinamiche del terreno d'immagine
I cambiamenti maggiori delle ricerche si vedono nel rapporto col mondo contadino dove la realtà agropastorale è poggi in forte disgregazione e con essa i relativi fenomeni musicali. La regione è formata da piccoli comuni ed ha una forte emigrazione così che i sistemi di vita tradizionali sono in declino ed hanno unicamente una componente affettiva e non economica. I repertori sopravvivono nella memoria delle persone più anziane e figure eccezionali li rieseguono su richiesta: essi hanno un valore documentario; tuttavia vi è contemporaneamente una rivitalizzazione con reinvenzioni così che soprattutto gli strumenti musicali sono diventati oggetto di attenzione di numerosi giovani negli ultimi anni.
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