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I.III. Heidegger: emotività, linguaggio, comunicazione

Heidegger effettua una connessione tra discorso, emotività e comprensione. Contesta la

legittimità della filosofia del linguaggio perché crede che l'indagine filosofica debba dedicarsi

alle ''cose stesse'', attraverso due principi:

1) una concezione del linguaggio come prodotto (ergon) e come strumento dell'attività

discorsiva.

2) Dissoluzione dell'indagine logico-grammaticale e glottologica.

In Essere e Tempo Heidegger scrive che la comunicazione realizza la compartecipazione

della situazione emotiva comune e della comprensione del con-essere.

Il discorso è l'afferramento, l'appropriazione, l'espressione della partecipazione che

accomuna nella situazione emotiva i parlanti virtuali.

Ogni atto di parole è l'espressione del modo particolare della situazione emotiva dell'Esserci

comprendente, dove la tonalità emotiva costituisce l'atto di parole stesso. La connessione tra il

discorso, la comprensione e la situazione emotiva non è solo nel momento emissivo, ma anche

in quello ricettivo. Di fatto il parlante è un ascoltatore, in quanto la comunicazione esiste in

virtù della partecipazione.

Heidegger, inoltre, vede il dire come mostrare definendole come ''Dire originario''. Nel

circuito della comunicazione di Heidegger l'atto fondamentale è l'ascolto. Potremmo credere

che l'ascoltatore in realtà sia una figura centrale, ma in realtà è secondaria. La teoria del

parlante di Heidegger è particolare: il parlante è un ascoltatore, poiché parla in quanto riferisce

ciò che il linguaggio gli ha comunicato prima. Il parlante parla, esprimendo i suoni per mezzo

dei suoi organi vociali, e ri-dice quanto ha ascoltato dal Dire originario che di per sé non ha

voce.

I.IV. Pareto: le manifestazioni discorsive

In Pareto la dimensione del linguaggio è centrale. Le azioni non-logiche, i residui e le

derivazioni sono i concetti con cui Pareto esplora il comportamento sociale.

Le azioni non-logiche sono appunto illogiche, e originano da stati psichici, manifestati dal

linguaggio che danno vita ai residui (sentimenti) e alle derivazioni.

Per Pareto la manifestazione coincide con lo stato psichico dell'enunciatore. Inoltre, mentre

in Heidegger l'asserzione-manifestazione mette l'enunciatore in contatto con il mondo secondo

determinate modalità, in Pareto la manifestazione è uno stato psichico che viene reso visibile

dal linguaggio, e può costituire oggetto di osservazione per un osservatore esterno. Si ha

quindi la derivazione propriamente detta.

I.V. Pareto: l'illusione dialogica

Per Pareto ogni discorso origina da sentimenti o stati psichici, che provengono da chi li

enuncia ma che spesso hanno parti in comune con quelli della collettività. La comunicazione

sociale in Pareto si fonda su una comunanza emotiva che lega l'enunciatore alla comunità.

Secondo Pareto l'oggetto della sociologia non sono le azioni, ma i documenti facili da

osservare, testi scritti che ci parlano delle azioni.

Di un testo è possibile considerare tre aspetti: come la pensava l'autore, il suo stato

psichico, e come è stato determinato. Dallo stato psichico è possibile dedurre, entro certi limiti,

i sentimenti della collettività del tempo.

La sociologia scientifica che Pareto vuole fonda il testo indica i sentimenti della collettività in

cui è stato prodotto, dove l'autore non può che emettere ciò che la collettività di cui fa parte

può ricevere.

L'attività discorsiva in Pareto è:

Ricettivista. Il ricevente crea il senso poiché fissa lo spettro possibile di ricezione. Da

questo punto di vista è la figura principale del circuito della comunicazione di Pareto.

Monologica. L'emittente ha i mezzi discorsivi per esplicitare il senso del quale il

ricevente è portatore, figura principale ma passiva del circuito della comunicazione. L'emittente

è una figura seconda attiva: la sua funzione si fonda su un ascolto della voce muta del

ricevente, e sull'esplicitazione di questa voce.

Sia Heidegger che Pareto giungono quindi alle medesime conclusioni.

L'atto fondamentale in Heidegger è quello dell'ascolto, posto a carico dell'emittente

trasformato in Destinatario del Dire originario. In Pareto, invece, l'emittente è una figura

secondaria ma senza il suoi ascolto non è possibile attivare la comunicazione.

C II

APITOLO

A . D P

LLO INFERNO I PECCATORI ISCORSO E NORMA IN ARETO

2.1. Storia di un grido

Nei primi anni del ‘500, mentre la Germania vedeva la nascita e l’affermazione spirituale

della corrente luterana, in Italia si ricercava la perfezione individuale e la via più facile per la

salvezza dell’anima. Nascevano nuovi ordini sul filone di quelli più antichi, e uno dei più

importanti fu quello francescano seguito da quello dei cappuccini, quest’ultimi creati da Matteo

Bascio.

L’ordine dei cappuccini era caratterizzato dalla scelta di una vita povera ed eremitica,

adottando in maniera voluta un linguaggio scarno e aspro. La predicazione di Bascio si riduceva

al semplice grido “allo inferno i peccatori”. Quindi annunci, maledizioni e ammonimenti

caratterizzavano il discorso spirituale nei primi anni del ‘500.

Questi fatti storici mettono in evidenza alcuni aspetti del discorso normativo in Pareto. Per

esempio la contrapposizione fra predicazione elaborata e predicazione scarna si può ritrovare

nell’osservazione di Pareto, secondo il quale “il volgo è persuaso dal suo catechismo e non dalle

sottili dissertazioni teologiche”.

Il discorso normativo è il centro dei discorsi di Pareto.

2.2. La norma come portato della naturale costituzione linguistica dell'uomo

Nel Trattato, Pareto paragona il linguaggio alle azioni istintive degli insetti. Si può dire che

per Pareto è un'azione non-logica governata dall'istinto e poco importante per la razza umana.

Per Pareto non è importante l'abilità grammaticale, ma costruire discorsi con quest'abilità con

cui vengono create le norme. Per Pareto, la norma è il portato della naturale costituzione

linguistica dell'uomo. Gli uomini ricoprono di una ''vernice logica'' le azioni della morale e del

diritto, un'aggiunta che non ha un rapporto effettivo con la struttura.

Il rapporto tra i principi pratici e la norma in quanto espressione linguistica non è quindi

motivato, ma arbitrario. Di conseguenza le azioni non sono l'effetto delle norme che le

prescrivono.

2.3. Il grado zero della norma

Pareto propende per una centralità del dovere più che del bene. L'etica comincia quando

nella formulazione linguistica di una norma appare l'entità del ''dovere''.

Per Pareto, la norma ha un primo livello espresso da ''Fà tal cosa'', ma è più frequente la

formula ''Devi far tal cosa'', dove c'è un tentativo di spiegazione contenuta nel termine devi,

richiamando quindi l'entità del dovere.

La differenza tra i due enunciati risiede nella posizione dell'enunciatore rispetto

all'enunciato. Nel caso del Devi infatti, all'eventuale domanda ''perché devo fare tal cosa?'',

l'enunciatore dovrà fornire una ragione per giustificare il comando.

Nella norma c'è quindi un grado zero che si riferisce alla distanza tra l'enunciatore e il suo

enunciato. Il riconoscimento della centralità del dovere per l'etica costituisce un approccio

analitico-linguistico all'etica e coincide con la svalutazione del dovere, in quanto introduce le

varie giustificazioni che indeboliscono la norma.

2.4. La logica speciale della norma

Una delle principali distinzioni della teoria sociologica di Pareto è quella tra azione logica e

non-logica, modellata sulla logica aristotelica dell'inferenza. Nell'azione logica la conclusione

dipende da un ragionamento e uno scopo d'azione: da certe premesse viene fondato un

ragionamento che dovrà portare a certe conclusioni. Se le conclusioni non si accordano con la

realtà, si dovrà cambiare corso d'azione.

Nell'azione non-logica, invece, il perseguimento di scopi d'azione precede la ''logica dei

sentimenti''. Con l'azione non-logica, invece che con proposizioni sperimentali, abbiamo a che

fare con stati psichici di cui veniamo a conoscenza ex-post, quando dalle manifestazioni

discorsive risaliamo ai residui. Il legame qui non è tra premesse e ragionamento, ma tra

premesse (o residui) e scopo d'azione. Il ragionamento perde la funzione di controllo della

correttezza delle premesse, e si passa dal ragionamento alla derivazione.

L'azione logica è data dalla premessa + ragionamento + conclusione, mentre quella non-

logica da residuo-derivazione-scopo.

Il rapporto tra quest'ultimi definiscono la logica dei sentimenti.

La cogenza della norma è maggiore quando meno materiale discorsivo si frappone fra la

norma e lo stato psichico che la genera.

Pareto, inoltre, sottolinea che le dissertazioni ideologiche hanno l'effetto di rafforzare lo

scopo nel volgo, in quanto questo è ammirato dalle costruzioni discorsive complesse (la parola

dotta suscita di per sé rispetto). Le norme come insieme di ragionamenti discorsivi servono a

creare delle credenze che se non sorretti da giustificazioni crollerebbero. La funzione dei

discorsi normativi è quello di sospendere il principio di contraddizione.

Un'ulteriore differenza tra azione logica e non-logica è che nella prima ci si riferisce a cose

ben definite, al contrario nella seconda vengono utilizzati termini che richiamano i sentimenti

con i quali chi parla cerca di dissuadere il ricevente.

Tra la morale verbale e pratica vi è un'ulteriore differenza. La morale pratica (es. non si

deve rubare) tra un cinese, un musulmano, un cristiano non cambia, ma vengono dati dei

significati diversi al motivo per cui non si debba rubare. La morale pratica ha quindi

un'esistenza trans-culturale che la morale verbale offusca.

2.5. La norma come evento discorsivo ancora in un sentimento

Quando si parla di norme è necessario distinguere il fondo dei sentimenti e la forma del loro

''rivestimento'' discorsivo. Tra la norma in sé e la sua forma si frappone il ragionamento

scettico, con la norma che non è un imperativo statico ma è soggetta a cambiamenti,

comportando la trasformazione di un equilibrio precedente. Per Pareto la norma è un evento

discorsivo legato ai sentimenti.

2.6. Significato di un grido

Esiste una costituzione morale al di là del discorso per Pareto?

Secondo Pareto l'uomo compie un sacrificio come sacrificarsi per la patria perché mosso

dall'istinto, come nel caso degli animali. Pareto ricerca la costituzione morale non nel discorso

che la riflette, ma sul fondamento naturale sul quale quel discorso è fondato.

Analizzare il discorso normativo comporta di capire se la base non-logica non è già di per sé

culturale, per cercare di capire quali meccanismi fondano la norma stessa come chi può

enunciarla, come nasce e come si crea il rapporto tra chi la enuncia e chi la riceve.

C III

APITOLO

T , , P

ESTI NORME EQUILIBRIO SOCIALE IN ARETO

Il monito di Esodo (''non insozzare con le tue feci le fontane'') viene utilizzato da Pareto per

definire l'equilibrio sociale, che se viene alterato dà vita a forze che tendono a ristabilirlo. La

problematica dell'equilibrio sociale in Pareto risiede nella sua analogia con l'equilibrio

meccanico, ovvero l'importanza che hanno i discorsi sociali. La tematica dell'equilibrio può

essere raggruppata intorno a tre nuclei principali: equilibrio in relazione ai fatti

dell'interpretazione, equilibrio come teoria della norma, equilibrio come teoria del sistema

sociale.

3.1. Un testo, e in generale un fatto simbolico, come indice di forze profonde

che determinano l'equilibrio sociale

Il primo nucleo riguarda il rapporto tra l'equilibrio e i testi o documenti. Per Pareto un testo

rappresenta un fatto concreto. Un testo, se scritto da un autore minore, è di grande

importanza in quanto rispecchia i sentimenti, ovvero le forze che determinano l'equilibrio

sociale. Per Pareto il sentimento ha due caratteristiche:

I) E' indeterminato. Ad esempio l'empatia verso le disgrazie degli altri è alla base di molti

movimenti politici d'opposizione. Secondo Pareto, i ragionamenti deduttivi riguardanti un

determinato sentimento, lo indeboliscono.

II) Sono complessi. Il sentimento di pietà, ad esempio, un aggregato di vari sentimenti

attinenti a varie sfere (sessuale, fede religiosa, politica). La loro analisi richiede che si

analizzino i sentimenti stessi come elementi semplici, e non le persone. Per Pareto bisogna

andare oltre lo strato della ''persona'' e ritrovare gli elementi che ne motivano l'azione.

La definizione delle forze, ovvero i sentimenti, dipende da un procedimento interpretativo, in

un doppio senso: i testi non vengono considerati solo per quanto riguarda la loro struttura

formale, ma considerati come ''manifestazioni'' di sentimenti, indici di forze che determinano

l'equilibrio sociale e che è possibile conoscere in seguito alla manifestazione testuale.

3.2. L'opposizione dell'individuo all'alterazione delle norme esistenti

Il secondo nucleo riguarda il rapporto tra l'equilibrio e il modo in cui l'individuo in società lo

percepisce. L'equilibrio sociale non è uno stato della società, ma anche un assetto normativo

percepito dagli individui che fanno parte della società.

Secondo Pareto, ad esempio, uno stato della società dove gli individui sono assuefatti

corrisponde ad una norma, corrispondendo a quelle categorie indeterminate del giusto e

dell'ingiusto. In uno stato dove gli esseri umani sono considerati come strumenti di lavoro, è

giusto possedere degli schiavi e ingiusto toglierne la proprietà a qualcuno. Tuttavia, all'interno

di questo equilibrio, qualcuno potrebbe essere contrario alla schiavitù. Il contenuto della norma

sarà un equilibrio ideale costituendo un'alterazione potenziale di quello reale.

Una caratteristica degli equilibri ideali è che dopo essersi affermati, tendono a ritornare ai

precedenti equilibri che hanno all'apparenza modificato.

Pareto effettua una distinzione tra l'istinto individuale di sopravvivenza e il sentimento

dell'equilibrio. Se la norma che vieta l'omicidio funziona, è perché questa si poggia sul

sentimento d'equilibrio, una vera e propria repulsione per ciò che modifica l'equilibrio sociale.

Oltre al sentimento che si oppone alle perturbazioni dell'equilibrio sociale, un vero e proprio

fondamento della norma, per Pareto è di fondamentale importanza l'approvazione degli altri del

proprio comportamento. La disapprovazione, vergogna o colpa che derivano dalla trasgressione

sono strumenti fondamentali per la stabilizzazione dell'equilibrio sociale.

3.3. Equilibrio come teoria del sistema sociale

Il terzo nucleo riguarda l'equilibrio come teoria del sistema sociale. Non è possibile fare una

teoria matematica dell'equilibrio sociale e bisogna accontentarsi di approssimazioni. Pareto

fissa tre punti:

I) l'equilibrio è determinato da tutti gli elementi considerati in un determinato momento,

elementi connessi da azioni e reazioni. L'equilibrio di una società è conseguenza di tutte queste

azioni e reazioni.

II) vi sono dei vincoli da cui risultano i movimenti reali del sistema sociale.

III) Se se ne sopprimono alcuni, si avranno dei mutamenti della società.

Abbiamo visto che gli equilibri ideali sono potenziali alterazioni di equilibri reali. Secondo

Pareto, per prevenire a tali evenienze bisogna rivolgersi alla libertà di pensiero, indispensabile

affinché gli equilibri ideali possano manifestarsi.

Pareto distingue tra l'ordine materiale e quello intellettuale, spiegando come le trasgressioni

all'ordine materiale vadano represse quanto più esse sono individuali, perché con quelle di

massa non c'è repressione che tenga. Le trasgressioni individuali all'ordine intellettuale

possono essere tollerate perché quando della libertà di pensiero ne usufruiscono pochi, dal

punto di vista del mantenimento dell'equilibrio sociale essa è innocua. Questa posizione, però,

da un punto di vista politico è ostica in quanto non tutti sono disposti ad una libertà di pensiero

limitata per favorire la stabilità di un sistema.

Per Pareto è un'illusione opporsi ai movimenti rivoluzionari con leggi ed editti. Facendo

riferimento alla corruzione politica, Pareto illustra il suo pensiero: le leggi servono a poco,

perché a fare la differenza tra il grado di corruzione di una popolazione e l'altra, non è

l'adozione di provvedimenti particolari, ma i sentimenti della popolazione stessa.

Secondo Pareto la rappresentanza popolare è finzione. Ciò che conta è come la classe

governante rimane al potere, se con la forza o con il consenso. Pareto si chiede perché in

alcuni popoli la rappresentanza popolare non esista, o in altri abbia poca o molta importanza.

L'unica risposta possibile è che l'istinto che spinge gli individui a creare entità giuridiche si

manifesta solo in certe società.

Pareto, riferendosi alla ragione, sottolinea la sua distanza da un termine che appartiene al

linguaggio d'opinione e non della scienza. Ma senza la ragione, non potremmo spiegare il peso

degli equilibri ideali, delle leggi e la distinzione che porta a giudicare differentemente la

condanna a morte di un antitrinitario e di un assassino.

C IV

APITOLO

L . D , , P

A GENESI INCOMPIUTA IRITTO MORALE DISCORSO IN ARETO

Premessa

Nella sociologia di Pareto non troviamo teorie sul diritto, morale o discorso, ma che tuttavia

troviamo costantemente nelle indagini di Pareto.

Il diritto serve a verificare la solidità delle teorie sociologiche generali proposte. La teoria

dell'azione non-logica serve per discutere della natura generale del diritto. La teoria dei residui

fornisce gli strumenti per rintracciare i sentimenti dai quali viene generato il diritto. Con la

teoria delle derivazioni, invece, mostriamo la natura del discorso giuridico, come per la morale

che costituisce la materia di intere classi dei residui. Per quanto riguarda il discorso, questo

appare come il piano generale su cui diritto e morale vengono sottoposti alla critica sociologica

scientifica.

4.1. Il diritto come sistema adattivo

Il diritto, per Pareto, è l'insieme delle norme che hanno come sanzioni le ingiunzioni

dell'autorità pubblica, opponendosi alla morale, la quale consiste in norme imposte dalla

coscienza. L'utilità scientifica di questa definizione è nulla, in quanto ci fa conoscere la volontà

del legislatore, che fa passare una regola dalla morale al diritto, ma non apprendiamo nulla

circa la natura degli atti morali e giuridici.

Secondo Pareto, le altre definizioni scientifiche del diritto rimangono insoddisfacenti,

rifacendosi ad un'affermazione di sir Henry Maine che sostiene che le antiche società erano

costituite da famiglie, e di conseguenza il diritto antico non è nient'altro che il prodotto

derivante da un sistema di piccole corporazioni indipendenti. Il diritto non è qualcosa pensato

in funzione di qualcos'altro, ma un sistema che si adatta allo stato delle cose.

Pareto osserva, rifacendosi sempre alle osservazioni di Maine, l'istituzione della trasmissione

(le corporazioni non muoiono mai). Per Pareto bisogna però distinguere tra diritto di fatto

(perpetuità di occupazione e possesso) e diritto teoria (concetto di corporazione). Il diritto fatto

consiste di insieme di processi di cose spontanei che si ripetono regolarmente, mentre il diritto

teoria nell'analisi di questi processi spontanei, e nelle conseguenze giuridiche tratti dai principi

derivanti da questa analisi. Il diritto fatto vive a fianco del diritto teoria, modificando la

giurisprudenza, creando nuove teorie.

Ciò che Pareto chiama diritto fatto, al momento dell'introduzione dei concetti di residuo e

derivano, diventerà i ''principi latenti'' del diritto.

Per definire il concetto di residuo Pareto si rifà alla definizione degli scopi del diritto del

giurista tedesco Jhering, secondo il quale questi sarebbero immanenti alla vita stessa della

società. Gli scopi sarebbero delle necessità di ogni specie che sorgono dalla società stessa e

che devono essere soddisfatti affinché questa sopravviva.

Uno dei principi del diritto romano è quello di proprietà.

Il caso celebre dell'attribuzione della proprietà di un oggetto inizialmente di Tizio,

successivamente trasformato dal lavoro di Caio, serve per capire a chi spetta la proprietà del

nuovo oggetto. In questo caso è il diritto fatto che può risolvere il problema, in quanto il diritto

teoria descrive l'evoluzione della forma.

Questo caso serve ad illustrare i principi non-logici del diritto. Possiamo trarre l'idea che

Pareto ha del diritto: un sistema che si adatta ad un ambiente, costituito da principi latenti o

non-logici del diritto fatto, determinati dall'evoluzione della società.

Notiamo che questa concezione adattiva del diritto, Pareto salva il nucleo di verità presente

nelle teorie del diritto naturale. Alla base del diritto naturale vi è un sostrato, ovvero il

complesso dei principi non-logici che sono in rapporto con le condizioni nelle quali gli uomini

vivono, e che resistono all'arbitrarietà del legislatore.

4.2. La base affettiva del diritto

La base affettiva in Pareto riguarda il modo in cui le ''passioni'' influenzano la natura e

l'applicazione del diritto, e identificare la base psico-logica coinvolta nella stabilizzazione del

diritto. Pareto nota come in molti popoli e in diverse età a far accogliere una legislazione

penale è la tendenza a dar vita ad entità astratte, il bisogno di restaurare ciò che si crede sia

stato alterato e la tendenza a contrastare le alterazioni dell'equilibrio sociale.

Per quanto riguarda il primo punto Pareto osserva come il dovere subentra quando si stacca

dall'impulso privato ed immediato ad agire, ed appare come un prodotto del pensiero sociale.

Gli altri due punti si rifanno ad una psicologia del diritto che si basa sull'equilibrio.

L'equilibrio è una forza che tiene assieme l'intero aggregato sociale, e che può essere

considerato un principio psichico che governa il comportamento dell'individuo sociale.

Per quanto riguarda l'influenza che le passioni esercitano sul diritto, Pareto nota come le

disposizioni del diritto civile è facile, in quanto non riguarda molto i sentimenti, che però

acquistano grande forza nel diritto penale. Codice penale e leggi scritte non corrispondono alle

sentenze pratiche, in quanto una sentenza penale dipende da vari fattori come le influenze

politiche, le inclinazioni ideologiche di giurati e giudici o dall'impressione momentanea che

determinati fatti possono avere su questi. Pareto conclude affermando che non vi è nessun

rapporto fra pratica e teoria.

Ciò non vuol dire che il diritto sia privo di valore pratico. In assenza di passioni, infatti, come

accade nella maggioranza dei casi, il diritto mantiene la sua funzione di stabilire sanzioni reali

per certi comportamenti.

4.3. La comprensione retroattiva

A consentire l'applicazione del diritto non è solo l'assenza di forti passioni (condizione

negativa), ma anche quella positiva, ovvero il diritto manifesta sentimenti condivisi dagli

individui ai quali si applica. Ciò viene evidenziato dal diritto internazionale dove i principi

giuridici manifestano sentimenti comuni. Questo è ancora più evidente nel caso di conflitto

politico dove viene meno la condivisione dei sentimenti su cui si basano i principi giuridici. Il

diritto deve poggiare su una comprensione retroattiva tra gli individui su cui si applica, in modo

che i principi giuridici trovino una giustificazione nei sentimenti dei quali essi sono espressione.

4.4. Le trasformazioni del diritto

Uno dei meccanismi per cui il diritto si auto-organizza in un ambiente è ciò che Pareto

definisce come ''finzioni'', asserzioni anche evidentemente false che vengono accettate per

lasciare inalterata una norma mutandone le conseguenze.

Il meccanismo adattivo delle finzioni consente al diritto di modificare il ''rumore''

dell'ambiente cui deve adattarsi.

4.5. La corruzione della morale

Anche la morale appare come un sistema adattivo. Secondo Pareto l'uomo, al pari delle altre

specie animali, ha un meccanismo altruistico che consente di perseguire in maniera spontanea

una finalità propria delle autoregolazioni sociali. Oltre all'altruismo, negli uomini ritroviamo

anche l'approvazione del proprio comportamento da parte degli altri.

Pareto riconosce l'evoluzione morale delle società moderne, e anche il principio non-logico

generale che la determina, mettendo in risalto due punti. Innanzitutto che l'indipendenza

intellettuale è la caratteristica dei popoli moderni più civili, e in secondo luogo che progresso

materiale, intellettuale e morale sono collegati. Pareto riconosce l'affermarsi di un'autonomia

morale nelle società moderne, e richiama il legame tra lo sviluppo delle condizioni materiali di

vita, della cognizione e della morale.

Pareto sembrerebbe assecondare quest'evoluzione, quando enuncia la teoria della tutela.

Secondo questa teoria, il tutore deve essere intellettualmente e moralmente superiore al

pupillo, e operare nel suo interesse.

Questo modello scomparirà dal pensiero paretiano. A tal proposito, vediamo come Pareto

giudichi la repressione dei delitti nelle società moderne come sempre più mite, dove solo la

società è responsabile del delitto. Ciò è determinato da frustrazioni sociali, debolezza e viltà

morale.

L'evoluzione morale appare come una progressiva decadenza dall'unica forma genuina di

responsabilità, che non riguarda l'intenzione di un comportamento, ma constata la conformità

materiale ad una determinata norma. Qui l'individuo viene concepito come governato da

automatismi che si riferiscono a parametri esterni.

Pareto descrive la società come un organismo che può essere retto solo dal rapporto di

prestigio fra governanti e governati. Nota come nella pratica, la tutela si gioca intorno al

prestigio, necessario affinché i tutori possano esercitare le loro funzioni. Nel Trattato, Pareto

descriverà i sentimenti del prestigio: sentimenti di protezione e benevolenza nei governanti, e

sentimenti di soggezione, affetto, riverenza e timore nei governati.

4.6. L'occultamento discorsivo

Vediamo che ruolo svolge il discorso rispetto al diritto e alla morale. Innanzitutto, per

quanto riguarda il diritto, abbiamo visto come secondo Pareto il concetto di universitas iuris

non deriva dal concetto di corporazione, ma dalla perpetuità dell'occupazione e del possesso di

un suolo. Ciò crea nell'uomo un concetto, e l'uomo vuole anche sapere il perché del fatto. La

sequenza che l'analisi sociologica scientifica mette in luce è:

diritto fatto – concetto – giustificazione logica.

Il discorso giuridico, non tenendo conto del diritto fatto, la riduce a:

concetto – giustificazione logica,

eliminando i processi sociocognitivi alla base del processo.

Lo stesso vale per la morale. L'uomo acquista dimestichezza con determinate relazioni

morali (imperativi come FA' QUESTO), arrivando a concepire una morale assoluta, dove le

relazioni nate e cresciute con la società, vengono considerate all'origine della stessa. A questo

punto verranno ricercate le giustificazioni di questi principi assoluti (La società ti ordinare di

fare ciò, perché...) L'analisi sociologica mette in luce una sequenza quale:

relazioni – principi assoluti – giustificazioni.

Ma come per il diritto, anche la morale per il discorso svolge un ruolo di occultamento:

principi assoluti – giustificazioni.

4.7. L'approdo elitario

La teoria di Pareto del diritto e della morale può essere vista come una critica degli effetti di

occultamento che vengono prodotti dal discorso sui processi in gioco del mondo normativo.

L'autonomia morale può essere considerata come un ''principio latente'' della morale.

Pareto riconosce l'apparire di processi materiali, cognitivi ed etici che conducono

all'autonomia morale, esito inevitabile del rapporto di tutela. Tutela che ha lo scopo di

sviluppare, intellettualmente e moralmente il pupillo, raggiungendo una condizione completa di

autonomia morale.

Tuttavia, nel Trattato sostituisce alla teoria della tutela quella dei rapporti

immodificabilmente unilaterali di rispetto e prestigio tra governati e governanti. L'élite è un

dato di fatto immodificabile. Pareto afferma che la storia è un cimitero di élite, un susseguirsi

di sempre nuovi, ma immodificabili rapporti unilaterali tra governanti e governati.

Su questo punto, Antonio Gramsci, nonostante accetti il dato di fatto tecnico della divisione,

affermerà che tra i fini dell'azione politica può esserci anche quello della trasformazione dei

rapporti unilaterali di rispetto in direzione della reciprocità.

C V

APITOLO

A . L S H , P

UTONOMIA MORALE E LOGICA DEL POTERE A VICENDA DI OCRATE IN EGEL ARETO E

P OPPER

Socrate viene richiamato da Popper, Hegel e Pareto per motivi diversi. Popper per quanto

riguarda la descrizione del passaggio da società chiusa a quella aperta, Hegel per descrivere

l'emergenza della coscienza morale autonoma, e Pareto per quanto riguarda i processi

degenerativi piuttosto che all'evoluzione verso stadi superiori.

Vediamo quali sono le costanti teoriche presenti nella loro discussione riguardo Socrate.

5.1. Pareto: Socrate come sintomo della modificazione dell'equilibrio sociale

Pareto si interessa di Socrate per verificare il principio del fondamento morale della società

che è non-logico, fondato sul rapporto di rispetto unilaterale tra governati e governanti, la cui

alterazione porta ad una crisi sociale. La morale razionale è quindi impossibile, vista come una

corruzione dell'unico rapporto che può mantenere in funzione la società.

Pareto, parlando del problema della circolazione sociale dei sentimenti morali, analizza

l'esempio di Atene, il paradosso di Socrate.

Socrate venne accusato di aver misconosciuto gli dei di Atene e di aver corrotto la gioventù,

venendo condannato a morte. Accuse false dal punto di vista formale, ma vere nella sostanza.

La colpa di Socrate era di incitare i governati a fare un uso improprio della ragione. Socrate con

il suo discorso accessibile a tutti, attivava il ragionamento negli strati sociali che si nutrivano di

amore e timore nei confronti del superiore, divinità o governante, compromettendo la stabilità

dell'ordine sociale. In questo senso, ciò che Socrate fece è immorale ed ingiusto in quanto

minava alle basi del vivere sociale. L'azione di chi lo condannò, che sembra un'infamia, in

realtà era morale e giusta, un modo per salvaguardare la stabilità sociale.

Da questo paradosso si deduce che il discorso, inteso come attività di ragionamento applica

all'agire sociale, ha un'influenza sull'andamento del corso sociale. Se l'influenza si estende oltre

certi limiti, i suoi effetti possono addirittura provocare la dissoluzione della società.

Il parere di Pareto cambierà nel Trattato, dove la condanna di Socrate viene giudicata come

perversa e criminosa. Mentre nel Manuale il discorso razionale è causa diretta della

disgregazione delle basi non-logiche dell'agire sociale, nel Trattato è sintomo di una crisi

sociale, le cui radici non risiedono nella sfera verbale delle derivazioni con cui gli uomini

rivestono i residui che li inducono ad agire. Chi condannò Socrate non si rese conto che il suo

discorso era l'effetto di una disgregazione sociale la cui causa era da ricercarsi nella

modificazione dei residui, un livello al di là di ogni rivestimento verbale, che non è attingibile

dalla coscienza del soggetto.

5.2. Hegel: Socrate e la genesi tragica del principio morale

Il punto di vista di Hegel è la versione più autorevole di Socrate visto come eversore

dell'ordine sociale costituito. Hegel presenta le due accuse mosse a Socrate: empietà e essere

un corruttore della gioventù di Atene.

Per quanto riguarda la prima accusa, Socrate fu imputato di voler introdurre nuovi demoni

perché affermava che a lui appariva la voce di Dio a rivelargli ciò che dovesse fare, e in

secondo luogo affermava di non mentire a proposito di ciò che la voce di Dio gli annunciava.

Hegel interpreta quest'accusa nell'ambito della ricostruzione dell'emergere della coscienza

morale interiore. Hegel sostiene che i processi psichici interni venivano proiettati all'esterno

tramite l'esteriorità dell'oracolo.

Ad Hegel, Socrate appare come un innovatore rispetto a questo modo di concezione della

coscienza morale. L'esteriorità della deliberazione oracolare in Socrate si interiorizza,

richiamando il demone personale. Questa voce però, appare agli altri come una particolarità, e

non come un'individualità universale, come nel caso dell'oracolo a cui tutti potevano rivolgersi.

Per quanto riguarda l'accusa di essere un corruttore della gioventù ateniese, Socrate venne

accusato di suggerire ai giovani di obbedire più a lui che ai genitori come nel caso del figlio di

Melito. La profezia su Anito (che si sarebbe perso) viene definita ovvia da Hegel che analizza la

natura del ''demone'' di Socrate, riproponendo il dissidio tra il modo realistico dei Greci di

concepire i meccanismi della coscienza, e il nuovo principio di Socrate che abolisce le proiezioni

esterne di questi meccanismi come l'oracolo, trasformandoli in meccanismi flessibili di una

coscienza interiore individuale.

Ci si chiede, però, se il dialogo può indurre a modificare il proprio comportamento, e se

possiamo escludere che il contatto di Socrate con Anito, con le sue domande e sollecitazioni,

non abbiano reso consapevole Anito della propria condizione. Se la stabilità del rapporto

gerarchico tra genitori e figli è un valore assoluto, l'accusa mossa nei confronti di Socrate è

fondata.

Tra i motivi per cui muore Socrate, Hegel richiama il fatto che egli rifiuta di scegliere una

modalità alternativa della sua pena nonostante fosse consentito. Hegel conclude difcendo che

Socrate è vittima non tanto della cecità del popolo e dei giudici, ma proprio del suo demone.

La condanna era il solo modo per manifestare il nuovo principio di coscienza agli Ateniesi,

dove la moralità è del Soggetto che raggiunge il suo pieno sviluppo nel Principio è nello Stato,

di cui potranno avvalersi i soggetti quali individui singolari.

5.3. Popper: Socrate l'impolitico

L'uomo elabora dei discorsi le cui parole non hanno rapporti con le azioni, oppure è

necessario formularle per dar vita alle azioni? La risposta di Pareto varia dal Manuale al

Trattato come abbiamo visto in precedenza. Pareto da un lato svaluta il discorso razionale, e

dall'altro privilegia l'equilibrio sociale coincidente con la società tradizionale, che verrà definita

da Hegel come costume ingenuo, e che Popper definirà società chiusa, contrapponendola a

quella aperta dell'individuo, della ragione e coscienza autonoma, la cui genesi viene indagata

da Hegel e dove Socrate incarna il nuovo principio morale del pensiero nella storia universale.

Popper si batte affinché la società aperta possa affermarsi, ed è all'interno di questo

interesse che Popper discute del caso Socrate.

Socrate agitava i sentimenti umanitari della società aperta, l'unica adatta a questa nuova

forma di società.

5.4. La logica arcaica del potere

La ricostruzione di Popper si rifà all'interesse per il passaggio dalla società patriarcale a

quella democratica nell'antica Grecia. L'originalità del suo resoconto sta nel vedere Socrate

l'impolitico nella morsa della lotta politica per il potere. Popper suggerisce che democrazia e

società aperta non si sottraggono alla logica del potere, a prescindere dalla natura della società

(aperto o chiusa).

Popper, attraverso la sua interpretazione di Socrate spiega che controlleremo il potere se

con le decisioni individuali faremo avanzare la società aperta.


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MFallout

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze della Comunicazione per il Marketing e la Pubblicità
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MFallout di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Aqueci Francesco.

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