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Ricerche ermeneutiche: genesi e struttura del comando morale

Monologia della comunicazione

Autentici e positivisti

Adorno, nel suo Il Gergo dell'autenticità, effettua un'osservazione riguardo la concezione del linguaggio che accomuna i positivisti e gli autentici esistenzialisti. Il gergo dell'autenticità condividerebbe con il positivismo un'immagine rozza dell'arcaicità del linguaggio, portandone gli esistenzialisti alla valorizzazione sociale dell'anacronismo linguistico, e nei positivisti alla demonizzazione del linguaggio naturale. Viene quindi proposto, un confronto tra due autori: da una parte Heidegger per quanto riguarda gli esistenzialisti, e dall'altra Pareto per quanto riguarda i positivisti. Entrambi, tuttavia, concordano il modo di trattare il problema della comunicazione sociale, condividendo la concezione monologica del linguaggio.

Heidegger: il discorso apofantico

Ad avvicinare Pareto e Heidegger è ciò che in Pareto definiamo come problema delle derivazioni e nel secondo dell'asserzione. In Heidegger l'asserzione contiene tre significati: manifestazione, predicazione e comunicazione, dove il principale è quello della manifestazione. Manifestazione che non corrisponde né ad un semplice rappresentato (o senso) dell’ente, né ad uno stato psichico dell’enunciatore, e che riunisce ente ed enunciatore. Notiamo un'analogia tra questa concezione dell'asserzione e il dato psicogenetico secondo il quale, se chiediamo a dei bambini fra i 5 e i 7 anni il significato di un termine, questi rispondono secondo uno schema ''serve per'', mostrandoci per cosa viene usato, rifacendosi al pensiero ''primitivo''.

La manifestazione può essere poi predicata, ovvero ristretta e determinata (''il martello qui''), e poi comunicata. L'asserzione comunicante è far sì che si veda assieme ciò che si è manifestato nel modo del determinare. Questa compartecipazione può avvenire senza che ''l'ente manifestato e determinato si trovi a portata di mano o di vista''. Heidegger utilizza l'accezione di segno come qualcosa al posto di qualcos'altro che lo evoca, e su ciò si fonda la compartecipazione.

Per Heidegger il discorso, in quanto si esprime in parole, è linguaggio. Il discorso è manifestante-predicante-comunicante dove l'oggetto della comprensione è il discorso, dove il sopra-che-cosa lo è solo approssimativamente e superficialmente. Si intendono le stesse cose, perché quel che viene detto è capito da tutti nella stessa medietà, sul quale si fonda la chiacchiera. La chiacchiera è quella certezza assolutamente infondata, ma che permette di capire tutto anche senza delle conoscenze preliminari su quel determinato argomento.

Heidegger: emotività, linguaggio, comunicazione

Heidegger effettua una connessione tra discorso, emotività e comprensione. Contesta la legittimità della filosofia del linguaggio perché crede che l'indagine filosofica debba dedicarsi alle ''cose stesse'', attraverso due principi:

  • Una concezione del linguaggio come prodotto (ergon) e come strumento dell'attività discorsiva.
  • Dissoluzione dell'indagine logico-grammaticale e glottologica.

In Essere e Tempo Heidegger scrive che la comunicazione realizza la compartecipazione della situazione emotiva comune e della comprensione del con-essere. Il discorso è l'afferramento, l'appropriazione, l'espressione della partecipazione che accomuna nella situazione emotiva i parlanti virtuali. Ogni atto di parole è l'espressione del modo particolare della situazione emotiva dell'Esserci comprendente, dove la tonalità emotiva costituisce l'atto di parole stesso. La connessione tra il discorso, la comprensione e la situazione emotiva non è solo nel momento emissivo, ma anche in quello ricettivo. Di fatto il parlante è un ascoltatore, in quanto la comunicazione esiste in virtù della partecipazione.

Heidegger, inoltre, vede il dire come mostrare definendole come ''Dire originario''. Nel circuito della comunicazione di Heidegger l'atto fondamentale è l'ascolto. Potremmo credere che l'ascoltatore in realtà sia una figura centrale, ma in realtà è secondaria. La teoria del parlante di Heidegger è particolare: il parlante è un ascoltatore, poiché parla in quanto riferisce ciò che il linguaggio gli ha comunicato prima. Il parlante parla, esprimendo i suoni per mezzo dei suoi organi vocali, e ri-dice quanto ha ascoltato dal Dire originario che di per sé non ha voce.

Pareto: le manifestazioni discorsive

In Pareto la dimensione del linguaggio è centrale. Le azioni non-logiche, i residui e le derivazioni sono i concetti con cui Pareto esplora il comportamento sociale. Le azioni non-logiche sono appunto illogiche, e originano da stati psichici, manifestati dal linguaggio che danno vita ai residui (sentimenti) e alle derivazioni. Per Pareto la manifestazione coincide con lo stato psichico dell'enunciatore. Inoltre, mentre in Heidegger l'asserzione-manifestazione mette l'enunciatore in contatto con il mondo secondo determinate modalità, in Pareto la manifestazione è uno stato psichico che viene reso visibile dal linguaggio, e può costituire oggetto di osservazione per un osservatore esterno. Si ha quindi la derivazione propriamente detta.

Pareto: l'illusione dialogica

Per Pareto ogni discorso origina da sentimenti o stati psichici, che provengono da chi li enuncia ma che spesso hanno parti in comune con quelli della collettività. La comunicazione sociale in Pareto si fonda su una comunanza emotiva che lega l'enunciatore alla comunità. Secondo Pareto l'oggetto della sociologia non sono le azioni, ma i documenti facili da osservare, testi scritti che ci parlano delle azioni. Di un testo è possibile considerare tre aspetti: come la pensava l'autore, il suo stato psichico, e come è stato determinato. Dallo stato psichico è possibile dedurre, entro certi limiti, i sentimenti della collettività del tempo.

La sociologia scientifica che Pareto vuole fonda il testo indica i sentimenti della collettività in cui è stato prodotto, dove l'autore non può che emettere ciò che la collettività di cui fa parte può ricevere. L'attività discorsiva in Pareto è:

  • Ricettivista. Il ricevente crea il senso poiché fissa lo spettro possibile di ricezione. Da questo punto di vista è la figura principale del circuito della comunicazione di Pareto.
  • Monologica. L'emittente ha i mezzi discorsivi per esplicitare il senso del quale il ricevente è portatore, figura principale ma passiva del circuito della comunicazione. L'emittente è una figura seconda attiva: la sua funzione si fonda su un ascolto della voce muta del ricevente, e sull'esplicitazione di questa voce.

Sia Heidegger che Pareto giungono quindi alle medesime conclusioni. L'atto fondamentale in Heidegger è quello dell'ascolto, posto a carico dell'emittente trasformato in Destinatario del Dire originario. In Pareto, invece, l'emittente è una figura secondaria ma senza il suo ascolto non è possibile attivare la comunicazione.

Capitolo II: Discorso e norma in Pareto

Storia di un grido

Nei primi anni del '500, mentre la Germania vedeva la nascita e l'affermazione spirituale della corrente luterana, in Italia si ricercava la perfezione individuale e la via più facile per la salvezza dell'anima. Nascevano nuovi ordini sul filone di quelli più antichi, e uno dei più importanti fu quello francescano seguito da quello dei cappuccini, quest’ultimi creati da Matteo Bascio. L'ordine dei cappuccini era caratterizzato dalla scelta di una vita povera ed eremitica, adottando in maniera voluta un linguaggio scarno e aspro. La predicazione di Bascio si riduceva al semplice grido “allo inferno i peccatori”. Quindi annunci, maledizioni e ammonimenti caratterizzavano il discorso spirituale nei primi anni del '500. Questi fatti storici mettono in evidenza alcuni aspetti del discorso normativo in Pareto. Per esempio la contrapposizione fra predicazione elaborata e predicazione scarna si può ritrovare nell'osservazione di Pareto, secondo il quale “il volgo è persuaso dal suo catechismo e non dalle sottili dissertazioni teologiche”. Il discorso normativo è il centro dei discorsi di Pareto.

La norma come portato della naturale costituzione linguistica dell'uomo

Nel Trattato, Pareto paragona il linguaggio alle azioni istintive degli insetti. Si può dire che per Pareto è un'azione non-logica governata dall'istinto e poco importante per la razza umana. Per Pareto non è importante l'abilità grammaticale, ma costruire discorsi con quest'abilità con cui vengono create le norme. Per Pareto, la norma è il portato della naturale costituzione linguistica dell'uomo. Gli uomini ricoprono di una ''vernice logica'' le azioni della morale e del diritto, un'aggiunta che non ha un rapporto effettivo con la struttura. Il rapporto tra i principi pratici e la norma in quanto espressione linguistica non è quindi motivato, ma arbitrario. Di conseguenza le azioni non sono l'effetto delle norme che le prescrivono.

Il grado zero della norma

Pareto propende per una centralità del dovere più che del bene. L'etica comincia quando nella formulazione linguistica di una norma appare l'entità del ''dovere''. Per Pareto, la norma ha un primo livello espresso da ''Fà tal cosa'', ma è più frequente la formula ''Devi far tal cosa'', dove c'è un tentativo di spiegazione contenuta nel termine devi, richiamando quindi l'entità del dovere. La differenza tra i due enunciati risiede nella posizione dell'enunciatore rispetto all'enunciato. Nel caso del Devi infatti, all'eventuale domanda ''perché devo fare tal cosa?'', l'enunciatore dovrà fornire una ragione per giustificare il comando.

Nella norma c'è quindi un grado zero che si riferisce alla distanza tra l'enunciatore e il suo enunciato. Il riconoscimento della centralità del dovere per l'etica costituisce un approccio analitico-linguistico all'etica e coincide con la svalutazione del dovere, in quanto introduce le varie giustificazioni che indeboliscono la norma.

La logica speciale della norma

Una delle principali distinzioni della teoria sociologica di Pareto è quella tra azione logica e non-logica, modellata sulla logica aristotelica dell'inferenza. Nell'azione logica la conclusione dipende da un ragionamento e uno scopo d'azione: da certe premesse viene fondato un ragionamento che dovrà portare a certe conclusioni. Se le conclusioni non si accordano con la realtà, si dovrà cambiare corso d'azione.

Nell'azione non-logica, invece, il perseguimento di scopi d'azione precede la ''logica dei sentimenti''. Con l'azione non-logica, invece che con proposizioni sperimentali, abbiamo a che fare con stati psichici di cui veniamo a conoscenza ex-post, quando dalle manifestazioni discorsive risaliamo ai residui. Il legame qui non è tra premesse e ragionamento, ma tra premesse (o residui) e scopo d'azione. Il ragionamento perde la funzione di controllo della correttezza delle premesse, e si passa dal ragionamento alla derivazione. L'azione logica è data dalla premessa + ragionamento + conclusione, mentre quella non-logica da residuo-derivazione-scopo. Il rapporto tra quest'ultimi definiscono la logica dei sentimenti. La cogenza della norma è maggiore quando meno materiale discorsivo si frappone fra la norma e lo stato psichico che la genera.

Pareto, inoltre, sottolinea che le dissertazioni ideologiche hanno l'effetto di rafforzare lo scopo nel volgo, in quanto questo è ammirato dalle costruzioni discorsive complesse (la parola dotta suscita di per sé rispetto). Le norme come insieme di ragionamenti discorsivi servono a creare delle credenze che se non sorretti da giustificazioni crollerebbero. La funzione dei discorsi normativi è quello di sospendere il principio di contraddizione. Un'ulteriore differenza tra azione logica e non-logica è che nella prima ci si riferisce a cose ben definite, al contrario nella seconda vengono utilizzati termini che richiamano i sentimenti con i quali chi parla cerca di dissuadere il ricevente.

Tra la morale verbale e pratica vi è un'ulteriore differenza. La morale pratica (es. non si deve rubare) tra un cinese, un musulmano, un cristiano non cambia, ma vengono dati dei significati diversi al motivo per cui non si debba rubare. La morale pratica ha quindi un'esistenza trans-culturale che la morale verbale offusca.

La norma come evento discorsivo ancora in un sentimento

Quando si parla di norme è necessario distinguere il fondo dei sentimenti e la forma del loro ''rivestimento'' discorsivo. Tra la norma in sé e la sua forma si frappone il ragionamento scettico, con la norma che non è un imperativo statico ma è soggetta a cambiamenti, comportando la trasformazione di un equilibrio precedente. Per Pareto la norma è un evento discorsivo legato ai sentimenti.

Significato di un grido

Esiste una costituzione morale al di là del discorso per Pareto? Secondo Pareto l'uomo compie un sacrificio come sacrificarsi per la patria perché mosso dall'istinto, come nel caso degli animali. Pareto ricerca la costituzione morale non nel discorso che la riflette, ma sul fondamento naturale sul quale quel discorso è fondato. Analizzare il discorso normativo comporta di capire se la base non-logica non è già di per sé culturale, per cercare di capire quali meccanismi fondano la norma stessa come chi può enunciarla, come nasce e come si crea il rapporto tra chi la enuncia e chi la riceve.

Capitolo III: Pestilenze e norme equilibrio sociale in Pareto

Un testo, e in generale un fatto simbolico, come indice di forze profonde che determinano l'equilibrio sociale

Il monito di Esodo (''non insozzare con le tue feci le fontane'') viene utilizzato da Pareto per definire l'equilibrio sociale, che se viene alterato dà vita a forze che tendono a ristabilirlo. La problematica dell'equilibrio sociale in Pareto risiede nella sua analogia con l'equilibrio meccanico, ovvero l'importanza che hanno i discorsi sociali. La tematica dell'equilibrio può essere raggruppata intorno a tre nuclei principali: equilibrio in relazione ai fatti dell'interpretazione, equilibrio come teoria della norma, equilibrio come teoria del sistema sociale.

Il primo nucleo riguarda il rapporto tra l'equilibrio e i testi o documenti. Per Pareto un testo rappresenta un fatto concreto. Un testo, se scritto da un autore minore, è di grande importanza in quanto rispecchia i sentimenti, ovvero le forze che determinano l'equilibrio sociale. Per Pareto il sentimento ha due caratteristiche:

  • Indeterminazione. Ad esempio l'empatia verso le disgrazie degli altri è alla base di molti movimenti politici d'opposizione. Secondo Pareto, i ragionamenti deduttivi riguardanti un determinato sentimento, lo indeboliscono.
  • Complessità. Il sentimento di pietà, ad esempio, è un aggregato di vari sentimenti attinenti a varie sfere (sessuale, fede religiosa, politica). La loro analisi richiede che si analizzino i sentimenti stessi come elementi semplici, e non le persone. Per Pareto bisogna andare oltre lo strato della ''persona'' e ritrovare gli elementi che ne motivano l'azione.

La definizione delle forze, ovvero i sentimenti, dipende da un procedimento interpretativo, in un doppio senso: i testi non vengono considerati solo per quanto riguarda la loro struttura formale, ma considerati come ''manifestazioni'' di sentimenti, indici di forze che determinano l'equilibrio sociale e che è possibile conoscere in seguito alla manifestazione testuale.

L'opposizione dell'individuo all'alterazione delle norme esistenti

Il secondo nucleo riguarda il rapporto tra l'equilibrio e il modo in cui l'individuo in società lo percepisce. L'equilibrio sociale non è uno stato della società, ma anche un assetto normativo percepito dagli individui che fanno parte della società. Secondo Pareto, ad esempio, uno stato della società dove gli individui sono assuefatti corrisponde ad una norma, corrispondendo a quelle categorie indeterminate del giusto e dell'ingiusto. In uno stato dove gli esseri umani sono considerati come strumenti di lavoro, è giusto possedere degli schiavi e ingiusto toglierne la proprietà a qualcuno. Tuttavia, all'interno di questo equilibrio, qualcuno potrebbe essere contrario alla schiavitù. Il contenuto della norma sarà un equilibrio ideale costituendo un'alterazione potenziale di quello reale.

Una caratteristica degli equilibri ideali è che dopo essersi affermati, tendono a ritornare ai precedenti equilibri che hanno all'apparenza modificato. Pareto effettua una distinzione tra l'istinto individuale di sopravvivenza e il sentimento dell'equilibrio. Se la norma che vieta l'omicidio funziona, è perché questa si poggia sul sentimento d'equilibrio.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MFallout di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Aqueci Francesco.
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