Etica e la genesi linguistica della norma etico-politica
Etica è lo studio della genesi linguistica della norma etico-politica, congiunzione di ciò che è linguistico con ciò che è normativo.
Premessa
"Gli uomini non lo sanno, ma lo fanno" (K. Marx). Piaget distingueva l'inconscio affettivo freudiano dall'inconscio cognitivo, riscontrabile ontogeneticamente sul piano sensorio-motorio o pratico. Piaget ne indagava un aspetto che resta alquanto in ombra nelle scienze cognitive moderne, cioè il fatto della presa di coscienza dei principi soggiacenti al comportamento, nel momento in cui si produce un disadattamento, mostrando che si procede a una ricostruzione concettuale di tali principi, evidenziata dalla scelta intenzionale da parte del soggetto tra due o più possibilità. L'inconscio morale sarebbe costituito dal principio normativo, cioè la tendenza spontanea a rappresentarsi l'ordine e a trascurare il disordine. Dal punto di vista dell'azione è la capacità di apprendere e seguire una regola di comportamento.
Capitolo 1: La ragione antimonista di Giovanni Vailati
Lord Brown, giudice della High Court d'Inghilterra, il 23 ottobre 1996 decise che le carte sequestrate alla Fininvest venissero consegnate alla procura della Repubblica di Milano che ne aveva fatto richiesta (le motivazioni interessano la semioetica perché sostenne si facesse un cattivo uso del linguaggio, tema tipicamente anglosassone in questo caso ritenuto "sofismo di pericolo", il cui contenuto è la prospettazione di un pericolo e il cui fine è reprimere ogni discussione suscitando allarme). Vailati si sofferma invece sull'argomentazione scientifica e filosofica affidando al ragionamento un ruolo sempre più importante in queste argomentazioni. La sua era una sorta di filosofia analitica del linguaggio volta a migliorare e sanare il linguaggio ordinario servendosi dei progressi del simbolismo logico.
Vailati instaura una contrapposizione tra pragmatismo e monismo, la tendenza a generalizzare, a ricercare in ogni cosa l'uno o il generale, cioè la riduzione della riflessione scientifica e filosofica ad attività di identificazione. Piaget, invece, mira a determinare le strutture che fanno della ragione un'attività produttrice di novità (matematica per Vailati attività creatrice perché indipendente da ogni riferimento ad oggetti o relazioni di cui tratta, Piaget si spinge ad analizzare la struttura di tale creatività). Colpisce la nettezza con cui Vailati coglie la differenza che il significato svolge nel campo pratico rispetto a quello teorico (pratico sempre connesso alle questioni di interpretazione altrui).
Il volontarismo dialogico di Guido Calogero
Per lui l'interpretazione linguistica coincide con tutto il problema del linguaggio e con tutta la semantica come scienza dell'espressione e della comunicazione. Ciò che distingue l'interpretazione linguistica dall'interpretazione scientifica è la sua attenzione per la personalità (spersonalizza eventi).
Avanzerà verso la teoria della situazione dialogica lungo due dimensioni, etico-discorsiva (teoria del dialogo), linguistica (indagine sulla natura del segno linguistico) e distinguerà tra il linguaggio come sforzo di capire, farsi capire, interpretare e comunicare da quello come modo d'agire della stessa conoscenza per sé presa.
La teoria del dialogo
Calogero afferma che la morale rende possibile la logica e non viceversa in quanto particolare etica della discussione e che si fonda su un atto di volontà (che fonda anche dialogo e legge) libero originato dall'esempio morale. La legge invece è uno degli aspetti del comunicare dialogico (manifestazione del legislatore e comprensione di tale volontà da parte di soggetti sottomessi alla legge). Quando la norma non nasce dall'iniziativa di volontà individuali, la normalità storica è il contratto che presuppone la legge, intesa come manifestazione di volontà. Infine il principio del consenso è fondato dalla volontà di garantire a tutti i cittadini l'espressione del proprio convincimento nel momento in cui si enuncia una norma giuridica.
La teoria linguistica
In Calogero è un lungo intermezzo in cui l'identificazione di arte e linguaggio è contrapposta a una concezione del linguaggio realista, empirista, referenzialista. L'esperienza del linguaggio ha il carattere che quel che si ama o odia sia il significato e mai il segno, che non è mai termine reale della nostra azione anche se può essere significato da un ulteriore segno. Il linguaggio è la designazione di uno degli aspetti dell'immediato volto della vita ed è indifferente al contenuto d'esperienza, ma concentrato sul rapporto di designazione. Storicità del linguaggio perché persiste come abitudine conservata dagli uomini.
Calogero afferma anche che ogni parola ha sempre due facce: immediatamente propria e quella del contenuto mentale che il suo apparire presenta alla coscienza (pane connessione contenuto fonetico con immagine visiva). Quindi il linguaggio è rapporto funzionale di due intuizioni (una significante, l'altra significato).
Ritorno al dialogo
La logica come sillogistica è un linguaggio cristallizzato, la grammatica schemi di schemi (quindi entrambe schematizzazioni volte a uno scopo pratico). La garanzia contro l'irrazionale sta sempre nella buona volontà di intendere cose e persone, perché l'onestà della discussione è questione di pratico comportamento, faccenda morale. Torna a stringersi nodo di etica logica e linguistica che spiega come si instaura e funziona il dialogo, la cui forma più alta è lo scientifico, al quale deve tendere anche la comunicazione politica e nel quale il linguaggio ci si presenta come ideazione parlata, attraverso cui il colloquio avanza di termine in termine con un processo di rinvio semantico continuo senza dover ritornare alle cose. Quindi in Calogero la concezione strumentale del linguaggio si avvicina al modello giudiziario di istruire una causa dove occorre dimostrare il proprio discorso.
Excursus: Calogero e Vico
Critica di Calogero a Vico in tre punti:
- Il significato delle etimologie: riguarda il significato delle etimologie proposte da Vico nel "De Antiquissima Italorum Sapientia". Suggerisce che nell'indagine etimologica non fece altro che ricercare temi semantici, interpretandoli come documentazioni di atteggiamenti spirituali del passato (factum est equivalente a verum est interpretato come espressione secondo la quale la verità è un prodotto del facere mentale).
- Il carattere metaforico del linguaggio: discussione del carattere metaforico del linguaggio sostenuto da Vico, Calogero sostiene che è intrinseco al linguaggio ma non onnipresente né indispensabile, stessa cosa per la poesia nella metafora. Si deve distinguere tra metafora lirica e semantica, la prima è implicitamente la seconda (parlare e cantare differenti, ma lingua stessa per entrambe).
- Il carattere oratorio del linguaggio: concependo il linguaggio come ideazione pubblica di contenuti discorsivi individuali, si supera il paradosso crociano di incomunicabilità che comunica e ciò deve portare a escludere definitivamente l'idea vichiana della priorità del linguaggio poetico rispetto a quello oratorio.
Il confronto che Calogero instaura con Vico è un rifiuto critico che serve a definire il punto di vista opposto da cui muove. Per Vico la verità è generata dall'azione e il linguaggio è un'energia semantico-affettiva prima di essere strumento logico-discorsivo; per Calogero la verità comporta frattura tra discorso e azione e ideazione parlata.
Le trasformazioni morali di Jean Piaget
Un aspetto da contrapporre a Calogero è il modello sperimentale di morale costruito osservando pratica e concepimento regole dei giochi. Durante i primi anni di vita del bambino si genera cristallizzazione dei sentimenti di dovere la cui presa di coscienza linguistica avviene in termini di realismo morale costituendo un lungo tratto la coscienza morale del bambino. Nell'evoluzione psicogenetica ci sono perciò due fasi: appropriazione verbale delle norme così come ricevute dall'esterno e ricostruzione discorsiva dei principi contenuti nell'azione incorporante nella norma il bisogno di reciproco affetto.
Concepisce il rispetto come sentimento misto d'amore, ammirazione e timore introducendo una dimensione evolutiva in grado di tener conto delle trasformazioni cognitive ed affettive che intervengono nel corso della psicogenesi (da rispetto fonologico a dialogico). Prima fase si può pensare che il discorso abbia effetto solo perché tenuto da chi ha autorità, seconda fase c'è negoziazione tra soggetti che tendono a diventare uguali. Piaget vede la morale come un fatto di discorso legato ad una prassi, e vede lo sviluppo morale come effetto del comportamento all'interno di un rapporto sociale in trasformazione (si interessa alle condizioni degli equilibri ideali).
- Esistenza fonte energetica originaria, reciproco affetto, esistenza dei due rispetti (cui corrispondono realismo morale e pensiero morale critico), rapporto generico tra fonte energetica e due rispetti.
- Morale come struttura che evolve instaurando ordine logico-pragmatico al quale i singoli contribuiscono con lo sviluppo della propria mente (logica morale del pensiero come morale logica dell'azione).
- Piaget linea evolutiva che arriva alla norma logica piena di comando morale, Calogero circolarità che conduce norma logica e morale al dire (collega fare ed esempio morale).
Morale diritto politica per C sono momenti empirici dell'atto di volontà del soggetto (assieme alla struttura poli di contrapposizione). Calogero morale rigorosa, non c'è sistema di regole, Piaget morale lingua diritto strutture logico-normative dotate di vita propria.
Capitolo 2: Della Volpe: Il nesso dialogico degli eterogenei
Galvano Della Volpe autore della critica del gusto, opera che lo rese famoso, suscitando anche reazioni critiche di qualche linguista. Mostra connotati semiotici addirittura più attuali della semiologia odierna (Barthes). Ne la "Critica dei principi logici", Della Volpe parla della sua filosofia come una critica trascendentale del...
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