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Etica della comunicazione e beni comuni

Lo studio sui beni comuni parte dalla constatazione che, com'è noto, né nella Costituzione, né nel codice civile vi è alcun riferimento esplicito al bene comune, ad eccezione di alcuni riferimenti di carattere giurisprudenziale in cui la Corte Costituzionale italiana, in alcune sentenze, ha parlato di bene comune inteso come utilità sociale.

Definizione e proprietà dei beni comuni

I beni comuni sono beni che, al di là della proprietà, dell'appartenenza, che è tendenzialmente dello Stato, o comunque delle istituzioni pubbliche, assolvono, per vocazione naturale ed economica, all'interesse sociale della collettività. I beni comuni sono normalmente definiti dalla scienza del diritto amministrativo di proprietà collettiva, anche se è preferibile la definizione di beni collettivi. Tali beni appartengono non in proprietà individuale a persone fisiche o giuridiche o a enti pubblici, ma in proprietà collettiva ad una comunità di abitanti.

Caratteristiche dei beni comuni

Siamo in presenza di una res communis omnium, che si caratterizza come bene orientato al raggiungimento della coesione economico-sociale e territoriale e al soddisfacimento di diritti fondamentali. Ci muoviamo in una dimensione che oscilla tra diritto naturale e diritto positivo. L'esistenza di un contenuto di diritto naturale denota la spontanea ed ampia adesione dei cittadini al sistema giuridico, che a sua volta garantisce la stabilità del sistema e dimostra un senso di responsabilità verso le generazioni future.

Valori insiti nei beni comuni

Questo modo di ragionare vuole affermare che la sopravvivenza e la convivenza sono beni assoluti. Si tratta di beni non escludibili, in quanto sono orientati al soddisfacimento di diritti fondamentali. Le ricerche empiriche condotte da Ostrom hanno dimostrato che in molti casi i diretti utilizzatori delle risorse sono autonomamente in grado di elaborare istituzioni che garantiscono la sostenibilità d'uso nel tempo.

Partecipazione e governance

Questo significa che la partecipazione va governata dalle istituzioni pubbliche, al fine di evitare fenomeni di lobbismo o di confusionismo sociale. Il rischio è che possano nascere microsistemi di governance dei beni comuni, che rischiano di mettere in crisi il principio di uguaglianza, attraverso una frammentazione della tutela dei diritti. La governance può costituire un valore aggiunto soltanto se si snoda nell'ambito di politiche pubbliche definite da istituzioni rappresentative di livello nazionale, il cosiddetto government.

Importanza della governance

La governance rappresenta il tentativo di gestire i mutamenti e i conflitti in atto, attraverso percorsi di mediazione tra interessi. La sua azione può essere di stimolo e può contribuire a migliorare la qualità delle politiche pubbliche. Il governo dei beni comuni, anche attraverso il coinvolgimento della cittadinanza attiva, deve svolgersi attraverso l'adozione di responsabili politiche pubbliche, ma il governo pubblico dei beni comuni non va identificato con proprietà pubblica: va data più rilevanza al soggetto, titolare di diritti, piuttosto che al bene.

Ruolo dello Stato

In questa dimensione giuridico-istituzionale, viene esercitata l'azione dello Stato, ora di gestore, ora di regolatore, ora di controllore, ma sempre orientata all'utilità pubblica. Governare i beni comuni, in particolare le risorse naturali, impone una prospettiva universalistica, in base alla quale, il soggetto titolare del diritto di fruire dei beni comuni è l'umanità nel suo intero, concepita come un insieme di individui.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

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