GOTTFRIED BOEHM, LA SVOLTA ICONICA
IL RITORNO DELLE IMMAGINI
IMMAGINE E IMMAGINI
Nelle posizioni teoriche di filosofi, teorici e storici dell’arte che trattano di immagini nel senso di arte
figurativa, l’immagine è intesa come una figurazione culturale, un medium di seducente suggestione al
illusionismo in grado di dominare la quotidianità e di appiattire la differenza tra
servizio di un
raffigurazione e realtà. Una simulazione riuscita fa però dell’immagine un uso strettamente iconoclastico.
ICONIC TURN E LINGUISTIC TURN
Il ritorno delle immagini viene caratterizzato come svolta iconica. L’orientamento linguistico radicale
sosteneva che tutte le questioni filosofiche fossero questioni linguistiche, quindi il motivo ultimo di ogni
argomentazione consiste nelle regole del linguaggio.
teoria del gioco linguistico di Wittgenstein,
Nella storia della svolta iconica la che fa leva sulle metafore,
rappresenta un punto d’arrivo provvisorio e una rottura, in quanto l’interrogazione del linguaggio che
passaggio dal linguistic turn all’iconic turn.
enfatizza la potenza immaginale insita in esso attua il La
svolta iconica ha il suo antefatto storico nella filosofia moderna, in particolare al ruolo che Kant accorda alla
facoltà dell’immaginazione, capace di collegare sensibilità ed intelletto. Nell’Ottocento il ritorno delle
immagini con Fichte e Schelling subisce un’accelerazione nell’argomentazione filosofica. Il testimone della
moderna svolta verso la metafora è Nietzsche: una volta capito che la conoscenza della realtà secondo il
modello della copia è un’illusione e che le causalità tra soggetto e oggetto sono da escludersi, è la metafora a
ponte efficace in virtù della sua potenza creativa (attività poietica).
costituire un Il succo è che lo status
secondario della copia ostacola pesantemente la comprensione dell’immagine e della sua attività creatrice.
MerlauPonty
La percezione sensoriale dello sguardo consente l’attività del vedere, parte essenziale della svolta iconica.
intuizione e creazione
L’attività visiva è in sé un movimento espressivo che riunisce in sé (poiesis). Soltanto
con la fenomenologia di Husserl la percezione ritorna ad avere un ruolo determinante per la riflessione
sull’immagine, non in quanto tale (a Husserl non interessava il problema dell’immagine nel senso inteso da
Boehm) ma grazie alla critica di MerlauPonty (Fenomenologia della percezione, 1945).
Egli conferisce all’occhio uno spirito proprio, un’autonomia produttiva, e definisce l’immagine come un
piano immaginario di proiezione invisibile per cogliere immaginalmente la realtà tramite un guardare
proiettivo dell’immagine.
attraverso (Durchblick) regolato tramite la finestra, quindi sottolinea l’aspetto Il
soggetto vedente non si costruisce la realtà ma compie il suo agire in essa: l’occhio viene abbracciato dagli
spazi della realtà e il vedere perde la sua astrattezza tecnica ritornando al suo legame col corpo. Colui che
vede esperisce il veduto all’esterno e al tempo stesso in se stesso, se lo vive in modo intuitivo: l’occhio è nel
incrocio di vedere ed esservisto si rifà all’autoriflessione, doppia
mondo, il mondo è nell’occhio. Questo
capacità umana di vedere e osservarsi vedere. MerlauPonty pone l’azione autoriferita al centro del
mondo: l’atto del vedere viene diretto non sul vedere ma sul corpo che vede la realtà visibile. Il corpo,
il corpo è sia
essendo esso stesso visibile, partecipa alla visibilità generale delle cose. Dal momento che
soggetto che vede sia oggetto che viene visto, diventa il punto di congiunzione della realtà.
incrocio degli sguardi.
Anche la struttura dell’immagine si basa su un La pittura non produce nessuna copia,
nessun doppio delle cose. Il dipinto appartiene al mondo delle cose in quanto assorbe in sé materia fisica: è
un modello di realtà, un piccolo mondo. MerlauPonty cerca di fondare una teoria dell’immagine con la
teoria linguistica di de Saussure: la matrice della pittura non è ordinata in modo definitivo ma, come il
linguaggio, possiede degli spazi di gioco semantico. Le immagini però non dispongono di una discreta
quantità di elementi o segni ricorrenti e le regole dell’abbinamento di forma o colore non sono
sistematizzabili.
Lacan
Il punto di partenza della teoria di Lacan è ricondurre il soggetto alla sua dipendenza significante, che
di desiderare, parte di una ontologia selvaggia che MerlauPonty definiva chair
consiste nell’atto
(impulso primitivo che precede l’intenzionalità) il
e che si rivela nell’atto originario di una schisi, in cui
desiderio constata che il suo soddisfacimento non è realizzabile (angoscia di castrazione). Questa
constatazione provoca il desiderio infantile di scindere una parte di sé.
Il soggetto non agisce incorporando in sé lo sguardo come punto di vista proprio: lo sguardo è un oggetto che
gli viene incontro. Vedere, percezione e occhio non devono essere identificati con lo sguardo. Si stabilisce un
incrocio degli sguardi: l’impulso visivo del vedere proveniente dal soggetto si incrocia con l’essere guardato,
L’essere guardato non soggiace alla
il cui luogo nel mondo è l’oggetto scisso a, che si riferisce al desiderio.
volontà del soggetto ma è simbolo della mancanza costitutiva dell’angoscia di castrazione. Il sentirsi
guardati appartiene all’esser situato dell’uomo.
Lacan si interessa ai fenomeni mimetici: critica il modello di adattamento perché nell’interazione del
mimetismo con l’ambiente si vede l’incrocio di occhio e sguardo, di vedere e realtà. Si stabilisce una fitta
relazione chiamata imitazione. di occhio
Nella pittura, quindi nel quadro, si manifesta sempre qualcosa dello sguardo, a causa dell’incrocio
e sguardo. È sufficiente anche una figura astratta per avere la sensazione della presenza dello sguardo: non è
una coincidenza di vedere e esser visto ma una gara dell’illusione, un’esperienza dell’inganno. Il rapporto
che il vedere può stabilire con se stesso non è soggetto al proprio volere ma accade, viene vissuto. La
deposizione dello sguardo nell’immagine, cioè la sua materializzazione grazie all’artista, è un atto sovrano
che crea e trova ciò che può mostrare, facendolo. L’azione del dipingere ha già in sé la usa interruzione
L’immagine è il
futura, è fatta proprio per arrestarsi e sospendersi in quanto è pervasa dalla mancanza.
documento delle dipendenze del soggetto collegate alla dialettica del desiderio.
METAFORA E IMMAGINE
Kandinsky e Klee hanno esplorato le radici della creazione figurativa secondo il modello di una grammatica
visiva, ricercando una base semiotica comune.
Nel campo del linguaggio la metafora è un candidato particolarmente adatto a svelare una comprensione
risonanze
strutturale del modo di funzionamento delle immagini. È importante ascoltare le della metafora
sul piano fonetico e contenutistico: il vedere immagini ha a sua volta a che fare con risonanze.
L’incompletezza, l’apertura e la polivocità della forma della metafora danno spazio a risonanze affettive che
generando allusioni e mettendo in moto circolarità paradossali.
coinvolgono l’uditore, La figuralità che la
contrasto.
metafora offre è un fenomeno di Esso accomuna le differenze senza sopprimerle: in esso giace
l’intuitività del metaforico, la sua illuminante forza spirituale. Il vero miracolo della metafora è la fruttuosità
del contrasto posto in essa, che risponde a qualcosa di simultaneo che possiamo cogliere con un colpo
d’occhio, ovvero l’immagine.
DIFFERENZA ICONICA
Nell’immagine i contrasti riguardano differenze di luminosità, di colore, il rapporto tra superficie e
L’unico contrasto visivo veramente fondamentale è quello tra una superficie coglibile con
profondità.
un colpo d’occhio e tutto ciò che essa include in quanto a eventi interni: il rapporto tra l’intero intuitivo e
le singole determinazioni contenuto in esso si chiama differenza iconica. L’immagine è inscritta in modo
irrinunciabile nella materia ma lascia affiorare un senso che trascende la realtà fattuale. Bisogna capire se la
capacità dell’immagine di far affiorare significati sulla materia rappresenti una dote antropologica o sia stata
acquisita dal punto di vista storicoculturale, e anche se la capacità di produrre immagini e la capacità di
parlare siano comparse contemporaneamente.
Il paradigma classico della discussione sull’immagine è il dipinto o affresco moderno concepito
rapporto tra superficie e
prospetticamente. Il contrasto iconico qui può essere spiegato in riferimento al
profondità. Il problema è se sia possibile vedere l’immagine raffigurata e la superficie piana
contemporaneamente: Michael Polanyi dice di sì, opponendo una percezione concomitante e focalizzante. La
differenza iconica costruisce una tensione produttiva tra le cose sulla superficie e il fondo della superficie:
entrambi in fattori restando in una dipendenza reciproca piena di tensione. L’intreccio tra superficie e
profondità contiene una forza poietica che fa scaturire, rende visibile una crescita dell’essere. L’esistenza
valenza ontologica
delle immagini si orienta al vivente: nella sua teoria dell’immagine Gadamer parla della
dell’immagine, che rammenta in primis che cos’è ciò che è raffigurato. paradosso della
Un aspetto della differenza iconica, caratteristico per l’immagine prospettica, è il
profondità piatta. Danto afferma che l’immagine provoca una doppia attenzione con l’alternanza della
L’artista,
teoria dell’opacità (opaco è il lato cosale e materiale del dipinto) e della trasparenza.
nell’organizzare la materialità, fa trasparire dalla superficie opaca del dipinto qualcosa di inteso o di
mostrato: il senso.
In extremis l’immagine si nega completamente come immagine per realizzare la perfetta rappresentazione di
una cosa: questo accade quando gli osservatori vengono ingannati e dunque ignorano l’immagine in quanto
immagine, ritenendola ciò che è raffigurato in essa (superamento dei confini dell’immagine). Platone vede in
capacità dell’immagine di sostituirsi alla vita
questa una grande seduzione: il vero trionfo della pittura
successo dell’illusione quindi nella dissoluzione dell’immagine
consiste nel (il pittore diventa un
iconoclasta).
TRASFORMAZIONE DELLE IMMAGINI NELLA MODERNITA’
Il potente evento di trasformazione dell’arte del XX secolo è da discutere sotto il segno di un’iconicità
trasformata: il nostro pregiudizio di misurare l’immagine sul modello del quadro o del dipinto conduce a un
cambiato l’abito
vicolo cieco ed è bisognoso di revisione. Le immagini non sono sparite ma hanno
materiale e anche il contenuto, però sono ancora immagini.
LA QUESTIONE DELLE IMMAGINI
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Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Nespoli, libro consigliato La Svolta Relazionale, Lingiardi
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Riassunto esame Estetica del cinema, prof. Farinotti, libro consigliato Estetica e cinema, Angelucci
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Riassunto esame Estetica Musicale, prof. Givone, libro consigliato Estetica Musicale di Guanti
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Riassunto esame Estetica, prof. Montani, libro consigliato Estetica, Tatarkiewicz