Estratto del documento

Prefazione

La Psicoanalisi del XX secolo si è diffusa nelle diverse culture adattandosi ai loro bisogni. In Italia,

è stata messa a tacere dal Fascismo, per tornare attiva dopo la Seconda Guerra Mondiale, ed alla

fine degli anni ’50 alcuni analisti si sono occupati di diffondere il pensiero kleiniano. Negli anni

’70-’80, la Società Psicoanalitica Italiana ha iniziato ad essere conosciuta anche all’estero, a

dispetto delle difficoltà che ha incontrato nel radicarsi nel nostro Paese, rispetto a come sia

avvenuto, per esempio, nell’America del Nord. Negli USA si è diffusa rapidamente ma la sua

influenza si è poi indebolita col tempo, per via del dilagare di una Psichiatria biologista, del ritorno

della corrente cognitivo-comportamentale e del ruolo assunto dagli evidence-based treatments.

All’inizio del XX secolo, eppure, la Psicoanalisi ha svolto la funzione di collante per tenere insieme

i cittadini statunitensi, aventi origini culturali diverse ed è stata contaminata dall’ottimismo

tipicamente americano. Inoltre, l’affermarsi della Psicologia dell’Io, che poneva l’accento sulle

capacità adattive dell’Io, andava incontro alle esigenze di tutti quegli immigrati che necessitavano

di un adattamento alla nuova cultura. L’avvento del Nazismo nella primo metà del ‘900, ha fatto sì

che molti analisti ebrei migrassero negli States per sfuggire alle persecuzioni, arricchendo la

Psicoanalisi del luogo: qui, tuttavia, nel ventennio ’50-’60 ha dominato la Psicologia dell’Io, che

solo verso gli anni ’80 ha cominciato a perdere potere per via dell’emergere della Psicologia del Sé

e di quella che sarebbe poi diventata nota come “Psicoanalisi relazionale”. Quest’ultima ha

cominciato a radicarsi negli anni ’80 con la pubblicazione di “Le relazioni oggettuali nella teoria

psicoanalitica” (scritto nel 1983) ad opera di Greenberg e Mitchell, i quali hanno permesso la

diffusione del pensiero dei massimi teorici della relazioni d‘oggetto, in primis Klein e Winnicott. La

Psicoanalisi relazionale è nata dalla tradizione interpersonale, tipicamente americana e sorta con

Sullivan, a sua volta influenzato da diversi aspetti del pragmatismo di Mead, primo fra tutti la

visione della mente come processo sociale dinamico. Si è diffusa in Italia a partire dal 1986, con la

traduzione del suo “manifesto”, ma ha assunto una posizione di rilievo solo 10-15 anni dopo. Di

recente, si è attivato un dialogo ed un reciproco influenzamento tra analisti italiani ed americani.

Introduzione

La svolta relazionale consiste nell’influsso sulla Psicoanalisi di correnti di pensiero e ricerca diverse

(Infant Research, attaccamento, Femminismo, studi su genere e sessualità, Cognitivismo,

Neuroscienze etc.), che hanno posto l’accento sull’importanza della tendenza umana a creare e

mantenere relazioni interpersonali nell’organizzare l’esperienza. In particolare, i dati emersi

dall’Infant Research, così come quelli ricavati da studi scientifici (attaccamento) e culturali (gender

studies), hanno messo in discussione alcuni tratti della Psicoanalisi ortodossa, anche con l’aiuto

della ricerca empirica, che si è estesa a valutare l’outcome delle psicoterapie ed a cercare un

collegamento con le Neuroscienze. Da un punto di vista storico, si possono identificare tre periodi:

1. fine ’70 – inizio ’90 il termine “relazionale” fa riferimento al “legame tra relazioni

interpersonali e relazioni oggettuali interne”, comprendendo diversi costrutti teorici e

ponendo la relazione alla base dello studio della mente. Il mondo intrapsichico è considerato

prodotto dell’internalizzazione di quello interpersonale, ma questo non in un’ottica

ambientalistica, bensì con il riconoscimento di quanto portato dall’individuo

nell’interazione; 

2. inizio ’90 – 2000 il termine “Relazionale” (con “R” e non “r”) si riferisce al contributo

apportato da un gruppo di analisti americani influenzati dai movimenti britannici delle

relazioni d’oggetto, dalla teoria interpersonale e dai movimenti culturali. Punto di incontro

tra le diverse voci in causa è la rivista “Psychoanalytic Dialogues”, nata nel 1991 e

fortemente voluta da Mitchell; 1

3. dal 2000 in poi a New York è stata fondata la IARPP (International Association for

Relational Psychoanalysis and Psychotherapy), che raggruppa tutti quegli analisti che, pur a

diverso titolo, si riconoscono nella svolta relazionale. La Psicoanalisi relazionale si

differenzia da quella classica sotto vari aspetti:

- paradigmatico cambia la visione della mente umana e della tecnica analitica;

- concettuale son chiamati in causa diversi punti fermi della Psicoanalisi freudiana,

come quelli di transfert e controtransfert, ove questo ultimo è considerato

fondamentale dai relazionali per far emergere esperienze interpersonali passate del

paziente e meglio indagarne il funzionamento;

- linguistico viene introdotto un vocabolario diverso.

Cambia la concezione stessa di essere umano, non più animale in balia delle sue pulsioni ma

soggetto che, in relazione, crea dei significati.

PARTE PRIMA – BASI TEORICHE DEL PARADIGMA RELAZIONALE

CAPITOLO 1 – IL MOVIMENTO RELAZIONALE: ASCENDENZE TEORICHE E

FECONDAZIONI CULTURALI

Il modello relazionale è nato dall’incontro di pensieri diversi, in primo luogo di Psicoanalisi

americana interpersonale e Scuola inglese delle relazioni d’oggetto, ed è definito “relazionale”

poiché accentua il legame tra le relazioni interpersonali e quelle oggettuali interne. Presso questo

modello, le relazioni con gli altri prendono il posto delle pulsioni al centro della vita mentale

umana. Con la nascita dell’indirizzo “Relazionale” in ambito accademico, alcuni teorici si sono

raccolti ed hanno dato origine al Middle Group americano.

Le ascendenze teoriche

I contributi teorici che han contribuito alla formazione del modello relazionale comprendono:

1. teoria interpersonale è l’approccio che ha fornito il massimo apporto, considerando gli

esseri umani come strutturati dalle relazioni ed essendo che molti dei primi teorici

relazionali avevano una formazione di questo tipo. Alla base della teoria vi è il presupposto

secondo cui l’ambiente possa modellare l’esperienza umana, il che significa che tanto il

passato del paziente quanto il suo presente (la relazione analitica) possono influire,

rispettivamente, sulla genesi della personalità e della psicopatologia e su quella dei dati che

il terapeuta deve analizzare. Questa concezione ha fatto sì che la Psicoanalisi relazionale

abbia posto il focus sulla veridicità delle comunicazioni dell’analizzante, dando all’analista

il ruolo dell’osservatore partecipe. Sullivan (analista interpersonale) credeva che il terapeuta

dovesse indagare sulle informazioni fornitegli dal paziente, in modo tale da distinguere il

passato dal presente, il reale dall’immaginario etc.. Un tale lavoro richiedeva un’interazione,

in cui ambo i partner finivano per influenzarsi a vicenda: l’analista doveva capire che tipo di

impatto avesse sull’interlocutore, in modo da non confondersi con “altri illusori”, e poteva

farlo promuovendo una relazione di antagonismo con il “sistema del Sé” del paziente,

diventando un nemico ed offrendo la possibilità di vivere una minaccia proveniente

dall’esterno e non dall’interno; solo a questo punto poteva cominciare l’analisi vera e

propria. Si può intravedere, in questa concezione, un limite della Psicoanalisi classica

passato in quella interpersonale, ovvero una collocazione del focus troppo sulla componente

oggettiva dello scambio, a scapito della valutazione dei vissuti e significati individuali;

2. Scuola delle relazioni oggettuali britannica ha permesso di fare da contrappeso

all’attenzione, altrimenti eccessiva, che la prospettiva interpersonale dedicava

all’interazione. I massimi contributi sono stati dati da Fairbairn, Balint, Winnicott e Klein.

Fairbairn ha creato un ponte tra il modello interpersonale e quello delle relazioni oggettuali

interne, considerando la pulsione una ricerca dell’oggetto e non della gratificazione. Klein

ha proposto un vocabolario svincolato da quello metapsicologico, il che ha stimolato una

riflessione sulle vicissitudini reali delle fasi evolutive, ed ha attribuito un ruolo di rilievo a

2

transfert, controtransfert e qui ed ora, rendendoli i principali strumenti terapeutici. Gli autori

relazionali hanno interpretato questo diverso punto di vista sulla relazione analitica come un

invito all’analista a mettersi maggiormente in gioco con la sua soggettività. Inoltre, terapeuti

come Ferenczi e Winnicott hanno enfatizzato l’importanza della flessibilità nella relazione

terapeutica ed in particolare questo ultimo, con il concetto di holding environment, ha

collocato nella coppia analitica il contenimento, il riconoscimento reciproco e l’autenticità;

ha descritto l’analista attraverso le metafore di “madre sufficientemente buona”,

“contenitore” e “metabolizzatore”. Il fatto di favorire una regressione del paziente si

stagliava contro la visione nordamericana di paziente come adulto chiamato a distinguere il

vero dall’illusorio (interpersonalisti) e ad abbandonare i desideri infantili per adattarsi al

mondo esterno (psicologi dell’Io);

3. approccio evolutivo l’assunto dell’arresto evolutivo è stato trattato in modo critico dai

relazionali, perché considerare il paziente un adulto regredito espone al rischio di

infantilizzarlo e di privare la relazione analitica della sua dimensione adulta, oltre al fatto

che cercare di soddisfarne i bisogni può condurre ad una sopravvalutazione di quanto

l’analista possa negarsi ed annullarsi in quanto soggetto nella coppia analitica. Gli

interpersonalisti consideravano gli individui il risultato delle loro esperienze relazionali

passate, oltre che inconsciamente propensi a cercare di ricreare i primitivi patterns di

relazione. Gli analisti britannici si sono focalizzati sull’impatto delle interazioni sul mondo

interno delle persone, considerando l’analizzante un bambino ed un adulto allo stesso tempo.

Anche l’Infant Research ha influenzato molto il modello relazionale, fornendo una base

scientifica agli studi delle relazioni presenti nel processo clinico ed introducendo i concetti

di ritmicità e sintonizzazione;

4. prospettiva intersoggettiva da essa, l’approccio relazionale ha mutuato la nozione di

campo intersoggettivo, considerato risultato dell’incontro di due menti. Sul pensiero

intersoggettivo ha avuto una grande influenza il Femminismo ed in particolare Jessica

Benjamin ha sottolineato quanto sia frustrante considerare una madre alla stregua di un

prolungamento del figlio piccolo e come questo sia un punto di vista molto diffuso

soprattutto nella Psicoanalisi, che ha privato la figura materna di una propria soggettività.

L’autrice ha evidenziato in che misura, proprio in un’ottica intersoggettiva, sia fondamentale

la considerazione della diade madre-bambino come caratterizzata da reciprocità, sia per quel

che riguarda l’autoaffermazione che per quanto concerne il riconoscimento. Tornando nello

specifico della letteratura relazionale, in essa si possono identificare due visioni

dell’intersoggettività: una evolutiva ed una clinica. Quest’ultima ha a che fare con l’uso

della propria soggettività da parte del terapeuta all’interno della coppia analitica e, quindi,

richiama diversi concetti, quali quelli di spontaneità, autenticità, riconoscimento, analisi del

controtransfert e così via. Con riferimento all’Infant Research, l’intersoggettività viene

anche chiamata in causa in termini di graduale riconoscimento della madre come altro da sé.

Atwood e Stolorow, invece, la vedono come una categoria ontologica costituita da due

soggettività tra loro indipendenti e che creano un campo di esperienza: un aspetto critico di

questa concezione consiste nel richiamo eccessivo ad assunti filosofici che, in quanto tali,

trovano scarsa verificabilità empirica. In ogni caso, ad oggi il modello relazionale e

l’intersoggettivismo sono considerati due linee di pensiero simili ma separate.

Fecondazioni culturali: Femminismo, gender studies, Postmodernismo e Costruttivismo

Il modello relazionale è stato contaminato, poi, da una serie di approcci culturali, quali:

- Femminismo e costruzione dei generi Freud non ha quasi mai fatto riferimento alla

possibilità che il genere fosse una costruzione sociale, né si è occupato di differenziare il

sesso biologico dal genere e dalla sessualità. Al contrario, ha considerato la questione alla

luce di mere differenze anatomiche, che orienterebbero lo sviluppo dei bambini maschi e

femmine anche in termini di rispettive attività e passività. Le prime a prestare una certa

attenzione alle tematiche di genere sono state le donne analiste, con la formulazione di teorie

3

femministe che evidenziano quanto la posizione sociale della donna in quanto femmina sia,

in vero, socialmente determinata, mettendo in questo modo in crisi il determinismo

biologico psicoanalitico. Queste autrici han contestato il binarismo ed il carattere delineato e

stabile di genere, considerando inesistente un genere che sia caratterizzato a priori da una

serie di tratti in cui le persone verrebbero incasellate, dal momento che ciascuno manifesta

la propria personale interpretazione di un genere che pur può essere socialmente costruito. Il

genere sessuale è visto come una finzione richiesta dalla società, la quale ne fornisce una

duplice rappresentazione: maschile e femminile. La sessualità non viene più ridotta ad una

forza istintuale che influenza, anche, lo sviluppo psicologico orientandolo verso la

“normalità” o la patologia, bensì è inserita in una matrice relazionale e riguarda sia la

dimensione psichica che quella fisica. Il corpo, così, non è più sede di pulsioni, ma diventa

importante in quanto luogo in cui avvengono delle negoziazioni relazionali, la costruzione

dell’esperienza individuale dal punto di vista interazionale. Mitchell è stato uno dei primi a

considerare l’omosessualità espressione della sessualità umana e non malattia mentale,

auspicando la formulazione di nuovi paradigmi adatti a spiegare in modo più completo il

processo di scelta oggettuale. Il rilievo che il pensiero femminista ha attribuito ai concetti di

libertà ed uguaglianza ha permesso di trasmettere anche alla situazione analitica una

considerazione diversa, all’insegna della reciprocità e dell’intersoggettività. Ci si è, in

questo modo, allontanati dall’ideale tipicamente maschile di “scienza oggettiva” avulsa dal

suo oggetto di indagine, spogliando l’analista della sua autorità ed attribuendo una

connotazione costruttivista alla relazione analitica, in cui i due membri vengono messi sullo

stesso piano; 

- Postmodernismo e Costruttivismo gli esponenti più radicali del Postmodernismo, come

Nietzsche, vedono nella postmodernità la morte del soggetto e l’impossibilità a raggiungere

la verità, mentre quelli più moderati sottolineano la valenza positiva di una prassi

intellettuale che non si irrigidisca in dogmatismi ma sia, al contrario, flessibile. Il pensiero

postmoderno non può che considerare parziali le teorie attuali, dal momento che si basa

sulla pluralità. Esso ha influito sulla visione della pratica analitica, mettendo in evidenza

quanto questa cambi a seconda che si consideri il terapeuta uno scienziato od un soggetto in

interazione e cooperazione con l’interlocutore. Il fatto di aver messo in dubbio la possibilità

del terapeuta di afferrare la verità ha fatto sì che si ricercassero dei nuovi modi per farlo, tra

cui la pratica empirica, l’ottica fenomenologica (che valorizza l’esperienza del paziente) ed

il costruttivismo associato all’ermeneutica (secondo cui non esiste una realtà assoluta che

vada al di là del contesto storico e culturale, ma tutto è passibile di interpretazione), il quale

non priva l’analista di una certa conoscenza, ma rende quest’ultima un’ipotesi, avente un

valore nel momento in cui consente di arricchire l’esperienza dell’analizzante. Pertanto, dato

che non esiste un approccio che sia oggettivamente migliore di un altro, la conoscenza del

terapeuta non può che tradursi in una manifestazione della sua soggettività e, in questo

modo, la Psicoanalisi diventa dialogo corale. Il metodo analitico non è più strumento per

raggiungere una verità assoluta e lo scambio clinico diventa, presso il modello relazionale,

mutuo, intersoggettivo, co-costruttivo ed interattivo. Questa apertura, però, ha portato ad un

forte dibattito e, per esempio, Eagle si è scagliato contro la posizione ermeneutica e la

considerazione dell’analista come in grado di conoscere solo ciò che emerge all’interno

della diade che va collocata, a sua volta, in un contesto sociale e linguistico specifico.

Mitchell, al contrario, si è mostrato a favore del pluralismo teorico, considerando la

Psicoanalisi come non adatta all’univocità.

Conclusioni

La teoria relazionale si basa sulla centralità delle relazioni umane, siano essere interne od esterne,

reali od immaginarie. Si deve però distinguere tra:

- pensiero Relazionale ispirato alla definizione di Greenberg e Mitchell; 4

- pensiero relazionale anche se le relazioni restano al centro di tutto, l’accordo con la teoria

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 22
Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Nespoli, libro consigliato La Svolta Relazionale, Lingiardi Pag. 1 Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Nespoli, libro consigliato La Svolta Relazionale, Lingiardi Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Nespoli, libro consigliato La Svolta Relazionale, Lingiardi Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Nespoli, libro consigliato La Svolta Relazionale, Lingiardi Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Nespoli, libro consigliato La Svolta Relazionale, Lingiardi Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Nespoli, libro consigliato La Svolta Relazionale, Lingiardi Pag. 21
1 su 22
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JennyJenny di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Nespoli Giorgio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community