Estetica della comunicazione
Tra poesia e physiologia
Uno schema storiografico piuttosto frequente tende a distinguere il sublime degli antichi, che ha un accento prevalentemente retorico teso a definire una certa istanza di grandezza entro un discorso letterario, dal sublime dei moderni, che ha invece un accento prevalentemente filosofico, volto a definire un certo tipo di rapporto tra l’uomo e la natura. Gli studi più recenti hanno però dimostrato che, nella cultura greca e latina, l’idea di un sublime naturale non era ignorata e si esprimeva soprattutto attraverso una sensibilità cosmologica cui dava voce la poesia ispirata dalla physiologia, cioè dalla scienza della natura. Lungi dal riuscire occasionale, l’interesse degli antichi per il sublime della natura non era meno importante dell’interesse per il sublime dello stile.
Un giudizio di Galilei su Dante
Nel 1588, invitato a pronunciarsi sulla questione del sito, della forma e della misura dell’Inferno dantesco, Galilei scrive: “Se è stata cosa difficile l’aver potuto gli uomini misurare e determinare gli intervalli dei cieli, i moti veloci e i tardi, le grandezze delle stelle, tanto più meraviglioso è stato stimare la descrizione del sito sublime dell’Inferno, come fece il nostro Dante”. Galilei chiama sublime la costruzione dell’aldilà dantesco perché vi coglie il frutto di una mente al tempo stesso poetica e matematica, ovvero di un ingegno capace di fondere rigore e fantasia. Ma è ancora uno scienziato tolemaico, fedele alla cosmologia tradizionale e pronto a celebrare Platone. Ma ciò che accomuna il rinascimentale Galileo al gotico Dante è il far ricorso alla matematica perché fiduciosi nel rapporto di reciproca implicazione che esiste fra il numero e l’armonia, l’armonia dell’universo.
Sublime degli antichi e sublime dei moderni
Nella storia delle idee estetiche si distingue il sublime degli antichi dal sublime dei moderni. Se il sublime antico ha un accento prevalentemente retorico, che definisce una certa istanza di grandezza entro al discorso letterario, il sublime moderno ha invece un accento prevalentemente filosofico, che definisce un certo tipo di rapporto tra l’uomo e la natura. Nella cultura moderna, il sublime viene a tradurre non solo il sentimento della grandezza del testo ma anche il sentimento della grandezza del mondo. A partire dal XVIII secolo, si afferma un nuovo sublime naturale che trova i suoi maggiori teorici in Burke e in Kant e che viene a soppiantare il vecchio sublime retorico e poetico. Longino non aveva ignorato la possibilità di un sublime naturale: anzi, collegando l’esperienza dell’innalzamento emotivo e intellettuale all’impressione suscitata dai grandi fiumi, dall’oceano, dalle eruzioni vulcaniche, aveva mostrato come il sublime potesse emergere anche dalla natura, ora con i tratti dell’imprevedibile e del meraviglioso.
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