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Introduzione: l'ordine bello e i principi dell'estetica antica

Intuizione del bello e del mondo

Per gli antichi greci, la scoperta della bellezza coincise con l’intuizione dell’universo. Ai loro occhi, il mondo si mostrò nel folgore di un kosmos, cioè un ordine bello, un sistema coerente di parti articolate tali da suscitare un sentimento di ammirazione. La vita dell’uomo trasse così le sue regole e le sue istituzioni da un fecondo agone con la forma dell’universo e il principio dell’ordine bello venne a ispirare quasi ogni ambito dell’esperienza.

L’ambito conoscitivo, poiché apprendere la verità significa sollevarsi dal visibile all’invisibile, l’ambito morale perché conquistare il bene significa confermare il carattere e la condotta dell’individuo alla razionalità dell’ordine cosmico, l’ambito religioso poiché immaginare un phanteon significa promuovere a un livello superlativo la struttura della società modellata sull’ordine cosmico e l’ambito artistico perché produrre un’opera d’arte significa garantire a una serie di elementi formali una simmetria analoga a quella dell’ordine cosmico.

Estetica antica e moderna

La disciplina cui a metà del XVIII secolo Alexander Baumgarten impose il nome di estetica intendendo la dottrina della conoscenza sensibile e della sua perfetta realizzazione nella bellezza, non ebbe dunque nell’antichità un suo territorio storico. L’estetica moderna è abituata a cercare la bellezza soprattutto nell’opera d’arte e ad ammirarla in quanto rappresentazione di un significato indipendente da qualsiasi vincolo morale.

Il principio dell'ordine e la grande teoria

Una possibilità di assumere la prospettiva moderna senza alterare l’identità storica dei dati in cui essa si applica viene dal criterio dell’ordine bello, criterio dal quale prende origine la Grande Teoria dell’estetica, cioè teoria per questo la bellezza di un oggetto consiste nella perfezione della sua struttura.

Il significato della mimesis

Ad attivare il processo compositivo del kosmos è l’impulso mimetico che caratterizza l’uomo in quanto animale vacato alla conoscenza. Perciò l’antica nozione di mimesis, cioè imitazione, può riferirsi non solo ai procedimenti della poesia, delle arti figurative e della musica, ma anche alla mimica vocale e orchestrica, alla recitazione teatrale e ancora al legame tra i nomi e le cose.

Il significato della technè e il criterio del prepon

L’esperienza artistica esalta la dimensione ricompositiva della mimesis, poiché l’artista opera alla stregua di un fabbricatore che mediante una technè, cioè mediante l’abilità costruttiva dell’artigiano, mette insieme un kosmos formale analogo al kosmos reale. L’artista ottiene il successo anche per il suo senso dell’appropriatezza o prepon, ovvero per la sua capacità di rendere i mezzi espressivi convenienti alla situazione che essi rappresentano e alle circostanze in cui essi vengono recepiti.

L'arte della finzione e l'ambiguità del bello

Le coordinate principali dell’antica esperienza estetica sono tutte compendiate dagli elogi che nell’VIII libro dell’Odissea, Ulisse riserva al cantore Demodoco istruito dalle muse e da Apollo perché sa trasferire in un perfetto Kosmos poetico i fatti di Troia. Fin dalle origini, i greci non ignorano il potere ambiguo e simulatorio della bellezza.

L'estetica preplatonica

La poetica della verità

Fra l’VIII e il V secolo a.C. le riflessioni estetiche dei greci ruotano attorno a due temi: il conflitto tra poesia e verità e la definizione della bellezza in termini di armonia ed equilibrio. Il continuo confronto con la tradizione viene precisandosi nelle forme di un’opposizione tra una poesia votata all’utile e una poesia al diletto.

Parmenide di Elea riconsidera la tensione tra un uso attendibile e un uso malfido del linguaggio. Egli sa che l’opinione può distrarre i mortali dalla verità grazie all’ingannevole ornamento delle parole e ammonisce il suo uditorio a non lasciarsi irritare dalle funzioni di chi tramuta la realtà nelle sue immagini fallaci.

Simonie di Leo riconosce il potere icastico del linguaggio poetico chiamando "poesia silenziosa" la pittura e "pittura parlante" la poesia; nell’opera di Pindaro il motivo della verità è collegato all’esigenza della poesia encomiastica. In quanto celebrazione del vero valore dei fatti, la poesia rapisce all’oblio le imprese dei grandi uomini e le consegue a una forma che le trasfigura nella dolcezza rinnovata dell’esistenza formale.

L'estetica pitagorica

Il bisogno greco di scoprire un ordine sicuro oltre l’inarrestabile flusso del divenire ricevette una delle sue più suggestive soluzioni dalla dottrina di Pitagora la quale intendeva purificare le anime contaminate dalla prigione del corpo inducendole ad assimilarsi al divino. Per i pitagorici, la comunione mistica era un’esperienza piuttosto intellettuale, essa infatti si realizzava attraverso la contemplazione del divino entro un universo guidato da un principio ordinatore attivo anche nei singoli esseri viventi.

Tale principio era chiamato armonia, esprimeva in generale il corretto risultato del reciproco adattamento delle parti entro un insieme e si applicava ad esempio alle tecniche del carpentiere per indicare un manufatto ben commesso. Per Pitagora, il numero poteva per analogia diventare il principio gnoseologico di tutte le cose. L’associazione dei numeri con le cose si spiega per l’arcaica tendenza a risolvere le unità numeriche in unità geometriche aventi un’esistenza nello spazio così che i primi quattro numeri interi potessero essere collegati con gli elementi geometrici di base: il numero 1 col punto, il 2 con la linea, il 3 con il piano e il 4 con il solido.

Dal momento che quando si conta si arriva fino al 10 e poi si torna all’1, la tetraktìs cioè la tetrade o decade veniva a compendiare l’intera natura dell’arithmos e dunque il senso stesso dell’armonia universale garantita dai rapporti numerici. Policleto di Argo compilò il suo famoso canone, un trattato di arte plastica informato alla nozione matematica di simmetria e affiancato da una statua. Il termine kanon voleva originariamente dire "bacchetta, asta" e veniva usato nell’ambito di varie attività tecniche per indicare lo strumento di misurazione e di qui poi il significato di "principio legatore o modello".

In esso il criterio della simmetria non aveva una funzione tecnica, ma mirava al conseguimento di una bellezza articolatoria che liberasse l’esperienza artistica. L’armonia reciproca delle parti conferiva pari dignità ad ogni singolo dettaglio dell’opera.

L'origine della retorica e i sofisti

L’interesse per i problemi del linguaggio contraddistinse il movimento di quei conferenzieri itineranti che si proponevano come sophistai, cioè insegnanti di sapienza. Essi contribuirono al progresso dell’educazione umanistica e favorirono riflessione sulle tecniche espressive perché seppero farsi interpreti di quel bisogno d’istruzione retorica che le consuetudini della vita democratica avevano acuito nei cittadini animati da ambizioni politiche.

Per la storia delle teorie stilistiche una figura importante è Georgia di Leontini che praticò una prosa d’arte caratterizzata al ricorso sistematico a quei parallelismi formali detti figure georgiane. Il suo frammento più famoso è l’encomio di Elena esempio mirabile di "discorso dimostrativo", un’esibizione di virtualismo retorico.

Il moralismo estetico di Aristofane

La crisi dell’arte tragica è uno dei bersagli preferiti della satira sociale di Aristofane. La poesia deve rendere gli uomini migliori e quindi deve nutrire i loro sentimenti morali e rinsaldare la loro fede nei patri costumi.

Democrito e la poetica atomistica

I frammenti superstiti dell’opera del filosofo atomista Democrito di Abdera, lasciano intravedere una teoria estetica modellata sulla visione atomistica della realtà. Secondo questa visione, gli atomi sono stretti alle cose da un rapporto simile a quello che nel linguaggio lega le lettere alle parole, così che indagare l’essere in una prospettiva atomistica significa rintracciare "l’abbecedario" dell’esistente. Il mondo fenomenico risulta costituito da infiniti atomi che vengono a comporsi entro aggregati diversi e ogni cambiamento degli atomi comporta un cambiamento dell’aspetto e del valore degli aggregati.

Platone

Forma e immagine

Contro l’esperienza estetica, Platone prescrive l’antidoto del sapere razionale in quanto apprendimento delle forme retrostanti al molteplice e fallace universo dei fenomeni. Conoscere la realtà significa indagare il rapporto tra l’essenza e l’apparenza; tra l’eidos, cioè le forme ovvero le idee e il suo èidolon, cioè la sua immagine. Guardare l’eidon significa dunque percepire un’immagine particolare, guardare l’eidos significa concepire le forme universali.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AntoSilv90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia classica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Falcone Domenico.
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