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Riassunto esame Archeologia classica, prof. Falcone, libro consigliato Estetica antica, di Lombardo Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Archeologia classica del professor Falcone, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Estetica Antica. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: l'estetica antica e l'estetica moderna, l'intuizione del bello e del mondo, Alexander Baumgarten, il principio dell'ordine e la grande teoria.

Esame di Archeologia classica docente Prof. D. Falcone

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L’enthousiasmòs cioè l’ispirazione è uno stato di esaltazione emotiva, il poeta in preda

all’enthousiasmòs si comporta come i coribanti, allorché sono trascinati dal vortice delle loro danze

orgiastiche.

IL POETA COME HERMENEOS Platone collega per la prima volta il termine hermeneos

all’esperienza dell’interpretazione letteraria e lo assume in un senso assai vicino a quello della

capacità di interpretare i poeti. Nello Ione il rapsodo viene visto come l’interprete del pensiero del

poeta presso gli ascoltatori, ma poiché anche il poeta ispirato è un “ermeneus” degli dei, gli

interpreti in quanto interpreti dei poeti, sono a loro volta interprete degli interpreti.

L’UNIVERSO MIMETICO DELLA MOUSIKE Nel 1° e nel 2° libro della “repubblica” Platone si occupa

dell’educazione dei guardiani dello stato ideale. Essi dovevano essere formati tanto nell’anima,

attraverso la mousike, cioè attraverso la poesia, musica e danza, quanto nel corpo attraverso

l’esercizio fisico. Egli non nega la funzione educativa dell’arte all’interno di una società raffinata.

Una civiltà evoluta si distingue da un’aggregazione primitiva, perché promuovendo le attività

artigianali procura ai cittadini quegli agi e quei piaceri che ne favoriscono il benessere materiale e

spirituale. L’esame di Platone comincia dai generi poetici che si affidano alla recitazione, senza

accompagnamento musicale. All’esame della poesia recitata segue l’esame del canto e della

musica, cioè della poesia cantata, la quale consta di 3 elementi: il logos ovvero il testo verbale,

l’harmonia cioè l’armonia e il rhipthmos cioè il ritmo. Una volta che la poesia e la musica siano

state emendate dei loro aspetti travianti, la musykè potrà assolvere al proprio fine educativo cioè

quello di abituare i giovani al senso della “bella forma” ovvero al culto della euschemosyne un

termine indicante ciò che riesce ben foggiato.

L’ARTE COME IMITAZIONE DI UN’IMITAZIONE. L’arte imitando la cosa singola sta a 2 gradini di

distanza dalla verità ed è l’imitazione dell’imitazione. Un certo oggetto può essere conosciuto in 3

modi:

Nella sua sostanza metafisica

Nella sua esistenza concreta

Nella sua riproduzione artistica.

In quanto imitazione, l’arte non trasmette alcuna vera conoscenza delle cose, dal momento che le

ritrae non come esse sono, ma come appaiono. Ci sono 2 grandi specie di arte:

- L’arte produttiva ovvero la capacità di porre in essere una cosa non disponibile. Essa

appartiene agli dei e si suddivide in 2 sottospecie: l’arte divina o umana di produrre le cose e

l’arte divina o umana di produrre le immagini.

- L’arte acquisitiva ovvero la capacità di impossessarsi di una cosa già disponibile.

EDONISMO E RZIONALISMO. Nel Fillebo, cercando di sanare le polemiche tra edonisti e

razionalisti, Platone proclama vita felice quella che riesce a conciliare l’esercizio del piacere con

l’esercizio dell’intelligenza e della saggezza. Tanto il piacere quanto l’intelligenza prevedono

realizzazioni pure e impure. Nell’ambito del piacere sono pure le gioie dell’anima, sono impure gli

stati misti. Nelle attività intellettuali sono pure le conoscenze teoretiche, sono impure le

conoscenze applicate. Una scala dei valori ordinata secondo il grado di contiguità al bene vede al

1° posto la misura e la proporzione, al 2° posto la bellezza e infine al 3° posto l’intelligenza e la

saggezza.

Aristotele

FUNZIONE EDUCATIVA E SOCIALE DELLA MOUSIKE. Nella sua “politica”, Aristotele affronta il

medesimo problema che aveva impegnato Platone nella “repubblica” e nelle “leggi”: la paideia dei

cittadini e in particolare l’ufficio educativo e sociale della musikè. La musica e la poesia secondo

Aristotele ci educano, perché mentre sul piano tecnico ci trasmettono le competenze relative

all’esecuzione di melodie e testi, sul piano morale ci propongono racconti che celebrano la virtù e

l’eroismo; ci intrattengono perché ci trasportano in una dimensione ludica che se da un alto ci

rilassa e ci distoglie dagli affanni quotidiani, dall’altro ci restituisce a un + dignitoso culto della

nostra umanità. Almeno 2 sono le forme della ricreazione: la paideia, ovvero il divertimento,

necessario a distendere e distrarre il corpo e la mente dopo le fatiche e la diagoge ovvero il

passatempo culturale, privilegio di chi può godere della scholè può cioè dedicare il suo tempo non

lavorativo alla cultura dell’anima. Il compito educativo della musikè viene esplicandosi attraverso

un uso moralmente avveduto degli strumenti e della melodia. Per illustrare i benefici della paideia

Aristotele ricorre ad una metafora medica: la paideia va introdotta come una specie di porzione

medicinale, giacché il riposo cui essa induce non riesce meno salutare di una vera e propria cura. A

compendiare gli impieghi intellettualistici della mousikè viene introdotto il termine mathesis cioè

apprendimento, per precisarne gli impieghi meno divertiti. E’ invece introdotto il termine katarsis

cioè l’atto del rendere chiaro un certo oggetto rimanendo ogni ostacolo che ne attiri o ne offuschi

l’identità originaria. Aristotele poteva comprendere il senso della catarsi considerata nella poetica

ricorrendo alla politica. Per Aristotele il processo di purificazione psichica comporta un qualche

ristoro morale e intellettuale. Il piacere della catarsi si rendeva accessibile ad un pubblico +

istruito, questo piacere si generava dalla mimesis, poiché attraverso l’imitazione poteva allestire

il piacere che nasce dalla pietà. Accanto alla catarsi tragica, Aristotele ha teorizzato anche una

catarsi comica e ciò è indicato da diverse testimonianze.

IL SIGNIFICATO DELLA TECHNE E GLI INTENTI DELLA POETICA. La poetica sembra rispecchiare

una fase tarda dell’attività di Aristotele e intende riproporne in una prospettiva filosofica + matura

tutte le riflessioni in materia di poesia. L’uditorio elettivo della poetica è un uditorio di filosofi. Egli

non manca di accennare alle arti della mousikè prefiggendosi di tracciare un percorso teorico ch

descriveva e prescriveva le forme dell’arte poetica i criteri costitutivi dei racconti, le qualità e

quantità dei costituenti di un’opera e di ogni altro aspetto della tecnè.

LA DEFINIZIONE DELLA TRAGEDIA. Affine alla commedia per la forma drammatica la tragedia se

ne distingue per l’oggetto dell’imitazione, là dove la commedia offre una canzonatura indolore degli

uomini comuni la tragedia esalta gli uomini fuori del comune. Affine all’epos per l’oggetto

dell’imitazione, la tragedia se ne distingue per la forma e per la lunghezza, mentre infatti l’epos è

narrativo e monometrico, la tragedia è drammatica e polimetrica. Mentre l’epos può contare su

vicende che abbracciano lunghi periodi di tempo, la tragedia tende a contenere la vicenda entro i

limiti di una sola giornata. Gli elementi che definiscono la tragedia sono: il prologo, l’esodo,

l’episodio, la parte corale. Grande rilievo la poetica riserva soprattutto al mythos, cioè all’intreccio,

il principio, l’anima e il fine della tragedia. La teoria dell’intreccio tragico presuppone la concezione

aristotelica della bellezza. Secondo Aristotele il bello può sul piano pratico coincidere con la virtù

perché essa come il bello è desiderabile ed encomiabile. Sul piano morfologico una cosa può dirsi

bella se è strutturata secondo i principi pitagorici della disposizione ordinata e dell’estensione

proporzionata. Se però una cosa bella è anche buona non sempre una cosa buona è anche bella.

Per Aristotele il piacere estetico è anche una forma di piacere intellettuale e l’incontro col bello è la

scoperta della sagacia artistica che ha immesso nelle cose una mirabile razionalità.

LA PERIPEZIA E L’AGNIZIONE Occorre che una trama unitaria sia anche interessante. Per

mostrarsi credibile l’intreccio deve assecondare le aspettative del pubblico per riuscire avvincente

deve invece a poco a poco perturbarle attraverso quella forma non irrazionale di meraviglioso che

si genera dalla rappresentazione di cose impressionanti o commoventi. Ogni tragedia contiene una

metabasis cioè una svolta dalla fortuna alla sfortuna che viene a sciogliere una situazione + o

meno aggrovigliata. Mentre negli intrecci semplici la metabasis si realizza senza tensioni e senza

colpi di scena negli intrecci complessi il mutarsi della sorte è invece vivacizzato dalla peripezia,

cioè dal riconoscimento. Tanto la peripezia, quanto l’aguiz sono forme avvincenti di

capovolgimento. Nella peripezia esso investe gli eventi, nell’aguiz riguarda in prevalenza le

persone.

LA PHANTASIA E IL PATHOS. Oltre che al linguaggio poetico,l’atto del mettere sotto gli occhi

mentali, si riferisce all’esperienza psicologica che Aristotele chiama phantasia. L’alternativa tra un

impiego consapevole e controllabile e un impiego inconsapevole e incontrollabile della phantasia

viene esemplificata attraverso i 2 + tradizionali modelli del poeta in quanto personalità creativa. Il

modello del poeta euphyes cioè del poeta che deriva le sue doti da uno straordinario talento

naturale e il modello del poeta manikos, cioè del poeta che trae il suo canto da una sorta di

esaltazione divina. La diversità tra i 2 modelli emerge allorché i poeti devono con l’aiuto della

phantasia immettere in se stessi le emozioni che la loro parola susciterà negli spettatori.

IL CARATTERE DELL’EROE TRAGICO E LA NOZIONE DI HARMATIA Determinante per la definizione

dell’ethos tragico è l’ordine nozione di harmatia che designa il comportamento di chi sbaglia in

buona fede, per una falsa valutazione delle cose. Ai fini dell’effetto tragico il personaggio non può

condursi disonestamente, ne può apparire vittima della cieca fatalità, ma deve rendersi

corresponsabile di quanto gli accade in una forma che riesce a commuoverli e a coinvolgerli

umanamente. L’eroe tragico sbaglia perché travisa il corso degli avvenimenti, perché le cose si

evolvono diversamente da come egli aveva previsto, sbaglia per ignoranza. Attraverso la nozione

di harmatia Aristotele ricorda che il male non discende sempre dalla cattiveria perché inferisce alla

natura umana la possibilità di fallire il bersaglio della verità.

PENSIERO E LINGUAGGIO FRA DIALETTICA E RETORICA. Alla trattazione dell’intreccio e del

carattere segue uno sguardo curioso al pensiero e al linguaggio. I personaggi esprimono il loro

pensiero attraverso una serie di tecniche discorsive proprie dell’arte oratoria. Le forme della

recitazione nella dimensione esecutiva e scenica del linguaggio non riguardano propriamente lo

stile, la recitazione rimane un dono della natura, piuttosto che un acquisto dell’arte. Aristotele nel

breve trattato sul modo di mediare il pensiero attraverso il linguaggio dichiara di volersi occupare

solo del discorso. Non tutte le frasi hanno un valore annunciativi. Il linguaggio non annunciativi

appartiene alla logica, infine l’arte del discorso non è che l’altra parte del ragionamento. La

metafora con una forma piuttosto approssimativa si può dire che la metafora trasferisce ad un

certo oggetto il nome di un altro oggetto sulla base di un rapporto di somiglianza concettuale. Per

Aristotele una metafora è ben costruita se coniuga la chiarezza, la piacevolezza e quel colore tipico

del linguaggio d’arte e che si genera dalla tensione fra i traslati e le parole d’uso prevalente e

familiare.

LO STILE PERIODICO E LE PARTI DEL DISCORSO Nella costituzione del periodos Aristotele

assegna al ritmo un ruolo tale da non compromettere l’equilibrio tra l’istanza governativa e

musicale del linguaggio. Egli raccomanda che il giro della parolaia lieve e ben delimitato e che il

discorso procede con una nobiltà espressiva abile a scuotere l’ascoltatore. La retorica si chiude

con la trattazione della taxis cioè la disposizione delle parti del discorso. Ogni buon discorso deve

constare di 2 parti: la proposizione, che può accogliere una breve narrazione e l’argomentazione

che deve saper produrre prove consistenti.

LA POESIA EPICA Alla trattazione della poesia tragica, la poetica fa seguire la trattazione della

poesia epica osservata non tanto quanto un genere in sé compiuto, quanto come un’esperienza

suscettibile di miglioramenti nello sviluppo della mimesi letteraria interessata alle vicende degli

uomini eccellenti. Gli elementi del poema epico coincidono con quelli della tragedia, un intreccio

omogeneo, un’adeguata descrizione dell’indole e del pensiero degli eroi e un linguaggio che si

attiene alla misura appropriata dell’esametro. L’intreccio può essere animato dalla peripezia e

dall’aguiz, tuttavia a differenza della tragedia, il poema si estende con una lunghezza espositiva

tale da rischiare la sovrabbondanza informativa tipica del racconto storico.

L’estetica nell’ellenismo e nell’età romana.

L’ESTETICA STOICA Le + interessanti riflessioni estetiche nell’età ellenistica ci vengono dalla

filosofia stoica. Fondato agli inizi del 3° secolo a.C. da Zenone di Cizio, lo stoicismo apporta

notevoli contributi allo sviluppo della linguistica della retorica e della critica letteraria, quanto

all’estetica, lo stoicismo assume il legame tradizionale tra l’esperienza del bello e del bene entro la

visione di un cosmo armonicamente governato da una ragione universale identificabile con Dio.

Secondo gli stoici, l’antica visione della bellezza come simmetria si applica non solo all’intero, ma

anche e soprattutto alle parti, garantendone l’adattabilità reciproca e la rispondenza col tutto. Cosi

mentre la simmetria definisce la dimensione assoluta di una bellezza che si manifesta nella

natura e nel cosmo, il prepon ne definisce la dimensione relativa che si mostra anzitutto nelle

opere e nelle azioni dell’uomo.

L’ESTETICA EPICUREA E FILODEMO Poco interessato ai problemi specifici dell’estetica, Epicureo

considera anche il bello e l’arte in funzione del piacere, scopo supremo della vita. Poiché non si

danno altre felicità, le tradizionali risoluzioni etiche della bellezza sono assunte in termini edonistici,

di qui il disprezzo per ogni esperienza del bello che non riesce a garantire il piacere. Contro

l’allegorismo stoico Filodemo afferma che la poesia deve mirare non a istruire o a edificare bensì


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in programmazione e promozione turistica
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AntoSilv90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia classica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Falcone Domenico.

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