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Il concetto di arte

“L’arte è l’attività umana per la quale le esperienze del mondo sensibile, percepite dall’artista secondo le modalità del piano estetico, vengono incorporate in una materia e portate a costituirsi sul piano artistico.” (Umberto Eco)

Caratteristiche dell'arte

  • Tendenza al cambiamento e alla varietà delle forme, degli stili e delle funzioni nel corso della storia.
  • Una continuità di fondo dei suoi elementi essenziali che ce la fanno riconoscere come tale in ogni periodo storico, dalle origini ai nostri giorni.

L'arte coincide con la bellezza?

“Parliamo di Bellezza quando godiamo qualcosa per quello che è, indipendentemente dal fatto che lo possediamo.” (Umberto Eco)

Nell’antichità ed in molti periodi storici era considerata bellezza soprattutto quella della natura, mentre l’arte aveva soltanto il compito di fare bene le cose che faceva, in modo che servissero allo scopo a cui erano destinate (es., era arte anche il mestiere del falegname). Al contrario, alcune teorie estetiche moderne hanno riconosciuto solo la Bellezza dell'arte, sottovalutando la Bellezza della natura. Bellezza e Arte non coincidono. Nonostante questo, i due concetti si influenzano reciprocamente nella storia del gusto delle varie epoche (per cui al mutare dell’una coincide molto spesso un’evoluzione dell’altra).

L'ordine bello e i principi dell'estetica antica

Per gli antichi greci la scoperta della bellezza coincise con l’intuizione dell’universo. Ai loro occhi il mondo si mostrò nel folgore di un KOSMOS cioè un ordine bello, un sistema coerente di parti articolate tali da suscitare un sentimento di ammirazione. La vita dell’uomo trasse così le sue regole e le sue istituzioni da un fecondo agone con la forma dell’universo e il principio dell’ordine bello venne a ispirare quasi ogni ambito dell’esperienza.

L’ambito conoscitivo poiché apprendere la verità significa sollevarsi dal visibile all’invisibile. L’ambito morale perché conquistare il bene significa confermare il carattere e la condotta dell’individuo alla razionalità dell’ordine cosmico. L’ambito religioso poiché immaginare un pantheon significa promuovere a un livello superlativo la struttura della società modellata sull’ordine cosmico. L’ambito artistico perché produrre un’opera d’arte significa garantire ad una serie di elementi formali una simmetria analoga a quella dell’ordine cosmico.

Prima del '700

L’estetica, dunque, quale disciplina filosofica che si occupa specificamente del bello e dell’arte, nasce solo nel sec. XVIII e si consolida nel XIX. Prima di allora, gli argomenti tipici dell’estetica filosofica non sono oggetto di una trattazione unitaria e sono discussi o in sede di metafisica (problemi del bello) o in sede di discipline tecniche specifiche (sulle singole arti). Quello che manca al pensiero precedente al Settecento, e che invece rappresenta la condizione della nascita dell’estetica in senso moderno, è una concezione unitaria delle arti belle, che le veda unificate dal comune riferimento alla bellezza e, insieme, per questa stessa ragione, distinte dalle “tecniche”, a cui la tradizione ha dato a lungo il nome di “arti” (arte del navigare, arte culinaria, etc.).

Estetica antica e moderna

Nel XVIII secolo Alexander Baumgarten (1750) impose il nome di estetica intendendo la dottrina della conoscenza sensibile e della sua perfetta realizzazione nella bellezza, non ebbe dunque nell’antichità un suo territorio storico. L’estetica moderna è abituata a cercare la bellezza soprattutto nell’opera d’arte e ad ammirarla in quanto rappresentazione di un significato indipendente da qualsiasi vincolo morale.

«L'estetica (ovvero la teoria delle arti liberali, gnoseologia inferiore, arte del pensare bello, arte dell'analogo della ragione) è la scienza della conoscenza sensitiva»

L'estetica per Baumgarten è:

  • Un'arte liberale che opera per la cultura;
  • Produttrice di conoscenza vera, ma indefinita e non logica;
  • Costituente il campo dove ci si occupa della bellezza;
  • Un analogo del logico-razionale, poiché la razionalità del pensiero estetico è soltanto analogica rispetto al pensare della logica.

Confusione

Perciò Baumgarten afferma che l’estetica non deve temere la confusione, osservando al contrario che essa: è una condizione irrinunciabile per poter scoprire la verità, dato che la natura non fa salti passando dall’oscurità alla distinzione. Bisogna prendersi cura della confusione, affinché non ne scaturiscano errori, come appunto sopravvengono a chi li trascura. Non lodiamo la confusione, ma intendiamo perfezionare la conoscenza in tale.

Carattere polisemico del termine

Quello dell’estetica è un campo confuso, confuse sono le rappresentazioni estetiche che si rivolgono alla “logica della sensazione”: la disciplina estetica intende portarle alla perfezione, cioè a quel grado di sapere che era programmaticamente sfuggito agli antichi… Questa “perfezione della conoscenza sensitiva” è la bellezza, che diviene così il principale oggetto dell’estetica, riallacciando le meditazioni antiche a quelle moderne. La bellezza, in tutte le sue specificazioni sensitive, è allora connessa all’arte, alla percezione del bello, all’immaginazione.

Si giunge ad una prima conclusione importante: da una serie di ricerche confuse, e dalla confusione caratterizzante, Baumgarten permette di costruire l’estetica come disciplina che raccoglie sotto il suo nome un insieme di ricerche confuse, antiche e moderne, sul bello, sull’arte, sull’immaginazione, sul sublime, sulla poetica o sulla retorica; ma anche istituzionalizza, oltre l’etimologia, quasi a sigillo della sua “essenziale confusione”, il carattere polisemico del termine.

“L’estetica è la scienza della conoscenza sensibile”

Tale perfezione consiste non tanto nell’elaborazione di rappresentazioni chiare e distinte come quelle della logica, quanto nel perseguimento di una “chiarezza estensiva”, intesa come capacità di abbracciare la varietà e la diversità con uno sguardo complessivo e con rappresentazioni vivaci e concrete. L’orizzonte conoscitivo studiato dall’estetica si colloca al di sopra delle rappresentazioni oscure e indistinguibili, ma al di sotto della distinzione peculiare delle rappresentazioni colte dalle facoltà conoscitive superiori: si tratta di un orizzonte fatto non di astrazione ma di concretezza, varietà, individualità. Un dominio dotato di una propria verità estetica conosciuta con i sensi e l’immaginazione e di una propria bellezza, che consiste appunto nella “perfezione della conoscenza sensibile». Non ha solo il merito di aver dato il nome alla moderna teoria dell’arte. Il suo merito consiste certamente nell’aver stabilito precisi fondamenti, funzioni e confini della nuova disciplina, nell’averne cioè tracciato un disegno sistematico, dal quale i maggiori cultori dell’estetica, hanno tratto stimoli potenti, direttamente o per via mediata.

Il principio dell'ordine e la grande teoria

Una possibilità di assumere la prospettiva moderna senza alterare l’identità storica dei dati in cui essa si applica viene dal criterio dell’ordine bello, criterio dal quale prende origine la Grande Teoria dell’estetica, cioè la teoria per cui la bellezza di un oggetto consiste nella perfezione della sua struttura. Essa si basa sull’idea che la bellezza di un insieme consiste nella proporzione tra le parti che lo compongono ed ha la sua prima formulazione con i filosofi pitagorici, i quali, com’è noto, ponevano a fondamento della realtà il numero. Da tale idea discende il concetto di armonia.

La grande teoria

Ha la sua origine in Grecia: anche se qualcosa di simile esisteva già presso gli Egizi, solo in Grecia essa acquista una valenza propriamente estetica, perché ambisce a catturare la bellezza. La teoria delle proporzioni egizia non aveva un’esigenza propriamente estetica, ma prevalentemente magico-pratica. La teoria greca è, invece, rivolta allo splendore del suo oggetto, alla cattura e all’esibizione di tale potenza. A testimonianza dell’intenzione di catturare, come se si trattasse di gettare una rete, è la libertà dell’artista, rispetto al sistema egizio, di variare le dimensioni oggettive, caso per caso, in libere combinazioni.

Il significato della mimesi

Fin dall’età arcaica, l’opera d’arte viene concepita come un insieme composito di elementi che rappresentano mimeticamente un ordine esterno all’opera medesima e che generano piacere e ammirazione. Nelle arti verbali, uno dei termini designanti questo insieme è Kòsmos che già Omero collega all’idea di bellezza. Kalòn è procedere bellamente. Nella lirica arcaica il testo poetico viene inteso come un Kòsmos epéon, cioè un bell’ordine di parole. Ad attivare il processo compositivo del kosmos (ordine) è l’impulso mimetico che caratterizza l’uomo in quanto animale predisposto alla conoscenza. Perciò l’antica nozione di mimesis, cioè imitazione può riferirsi non solo ai procedimenti della poesia, delle arti figurative e della musica, ma anche alla mimica vocale e orchestrica, alla recitazione teatrale e ancora al legame tra i nomi e le cose. In estetica, mimesi è la produzione di un’immagine corrispondente a un archetipo. Storicamente, il concetto di mimesi (dal greco mímēsis, “imitazione”) affonda le proprie radici nella filosofia di Platone e di Aristotele.

Per PLATONE la mimesi è produzione di immagini, che possono avere origine divina (è il caso dei sogni) oumana. In campo letterario, Platone, nella Repubblica, considera in gran parte mimetiche (attribuendo al termine una connotazione negativa) la tragedia, la commedia e l’epica, in quanto producono pallide imitazioni di eventi e realtà del mondo sensibile, che a loro volta non sono che copie imperfette del mondo delle idee. Nella filosofia platonica, la mimesi riguarda il rapporto fra le cose sensibili e le idee.

La mimesi secondo Aristotele

Nell'estetica classica l'arte è intesa come mimesi, cioè imitazione, della natura e mentre Platone la giudica imperfetta in quanto imitazione di un'imitazione (mimesi della natura che è a sua volta mimesi dell'idea), Aristotele la rivaluta pienamente ritenendola mimesi non della realtà particolare ma dell'universale.

ARISTOTELE invece, definisce ogni forma di poesia come mimesi, distinguendo la mimesi drammatica della tragedia e della commedia, da quella narrativa dell’epica. In particolare, la qualità letteraria della tragedia risiede nel suo potere di operare in modo simile alla natura. La rappresentazione del conflitto quotidiano degli uomini con gli dei e con il destino produce sullo spettatore un effetto di purificazione dalle passioni che normalmente condizionano la sua percezione del reale, in modo analogo a quanto avviene in seguito a un’esperienza reale traumatica o sconvolgente, quando, superate le emozioni che l’hanno accompagnata, si riesce a considerarla con maggiore distacco. Nel caso della tragedia, il piacere estetico si identifica proprio in questa liberazione dell’animo dalle passioni e dalle paure (catarsi), che permette poi di osservare con sguardo critico le contraddizioni del reale.

Diverse prospettive nel modo di intendere l’arte: Platone e Aristotele

Più nel dettaglio Platone distingue due tipi di mimesis:

  • Quando si riproducono esattamente le proporzioni dell’oggetto considerato;
  • Quando tiene conto dell’osservatore ed attua una serie di accorgimenti illusionistici che sembrano alterare la realtà, come in architettura.

Nella dialettica realtà-apparenza il compromesso è impossibile, ogni apparenza è un tradimento della verità, dato che reali sono solo le idee, illusioni le cose di questo mondo. Il termine mimesis viene usato da Aristotele con un ampio spettro semantico, oscillando da mimesis come simulazione, a mimesis come rappresentazione. Nella simulazione è implicito l’inganno, accettato ed anche apprezzato; nella rappresentazione invece è implicita la connotazione della riproduzione, della fabbricazione: una tecnica che crei qualcosa di vicino al modello, ma che non pretende di sostituirlo.

Per Aristotele ogni forma d’arte è imitazione della natura, e questo ha ricadute positive. Ma c’è di più: le produzioni artistiche si distinguono da quelle della natura perché sono: quelle cose che si trovano nell’animo dell’artista, altro passaggio importante, perciò la produzione artistica non si identifica con la mera attività pratica. L’artista può rappresentare le cose in tre modi “come furono o sono, come si crede o si dice siano, o come dovrebbero essere”. Se Platone subordina l’arte ad altre esigenze, Aristotele le riconosce un campo autonomo nell’agire che ha un’alta funzione e utilità, sia per chi fa “imitando si impara”, sia per chi poi guarda.

Se per Platone l’arte è una copia fuorviante di ciò che esiste, per Aristotele è costruzione. Quindi per Platone è registrazione passiva di qualcosa che già c’è (e che a sua volta è una copia), per Aristotele fare arte è un’operazione attiva che coinvolge la sensibilità, è un’operazione intellettuale che prevede la scelta, una selezione della realtà che permette che questa sia capita, e permette di fornire un messaggio universale. Per Platone l’arte è subordinata all’idea di verità; Aristotele riconosce l’autonomia dell’esperienza arte, le sue peculiarità, le sue possibilità. Infine, alla base delle differenze tra i due filosofi c’è una diversa concezione di mimesis, che oscilla tra l’interpretazione passiva di Platone, a mimesis come operazione attiva di Aristotele.

Il significato della technè e il criterio del prepon

L’esperienza artistica esalta la dimensione ricompositiva della mimesis, poiché l’artista opera alla stregua di un fabbricatore che mediante una technè cioè mediante l’abilità costruttiva dell’artigiano mette insieme un kosmos formale analogo al kosmos reale. L’artista ottiene il successo anche per il suo senso dell’appropriatezza o prepon ovvero per la sua capacità di rendere i mezzi espressivi convenienti alla situazione che essi rappresentano e alle circostanze in cui essi vengono recepiti.

L'origine divina della poesia e l'assenso estetico

L’opera d’arte e soprattutto la poesia è circondata da un alone magico e divino, nelle epoche più antiche anche il canto, hanno il potere di dilettare e affascinare gli ascoltatori. Il termine “estetica” presuppone àsthesis, cioè percezione sensoriale, percepire o ascoltare con l’orecchio. Il poeta, ispirato dalle muse della memori, opera attraverso procedimenti di enargeia. L’effetto di riconoscimento per cui questa cosa si scopre uguale a quella cosa e per cui il sentimento estetico e quello religioso si fondono in un’esperienza emotiva e conoscitiva.

L'arte della finzione e l'ambiguità del bello

Le coordinate principali dell’antica esperienza estetica sono tutte compendiate dagli elogi che nell’VIII libro dell’Odissea, Ulisse riserva al cantore Demodoco istruito dalle muse e da Apollo perché sa trasferire in un perfetto Kosmos poetico i fatti di troia. Fin dalle origini i greci non ignorano il potere ambiguo e simulatorio della bellezza.

Poesia e filosofia

Omero distingue tra verità autoptica e finzione illusionistica, Platone in seguito individuerà la paliadiaphora, antica contesa tra la poesia e la filosofia. La poesia rispecchiando un’azione reale e possibile, assolve a un’importante funzione conoscitiva. Essa sa registrare, oltre a ciò che accade, anche ciò che potrebbe accadere, riesce più filosofica della storia, rivelando gli universalia in re. Apparenza (doxa), e inganno (apate) hanno un legame non più di apparenza ingannevole, ma di inganno apparente, cioè un inganno che cessa di essere tale perché si mostra.

Oltre l'antico

Le riflessioni di Platone e Aristotele promuoveranno una nuova sensibilità che accenderà il bisogno di stabilire un canone di scrittori, e contribuirà alla risoluzione classicista della mimesis, che tra un confronto emulativo e con i modelli greci, conferirà all’esperienza letteraria il carattere di apprendistato culturale. La phantasia, visualizzazione mentale rielaborata per le opere di Aristotele e Platone, promuoverà un’idea prematura della creatività come frutto dell’immaginazione personale dell’artista. Longino e Plotino troveranno in questa l’idea del bello come viaggio spirituale (Plotino) e del sublime come prodotto di anima ardita intellettualmente ed emotivamente accesa all’esaltazione del genio (Longino). Congiunzione tra estetica antica e moderna.

L'estetica preplatonica

La poetica della verità: Fra l’VIII e il V secolo a.C. le riflessioni estetiche dei greci ruotano attorno a 2 temi:

  • Il conflitto tra poesia e verità;
  • La definizione della bellezza in termini di armonia ed equilibrio.

Il continuo confronto con la tradizione viene precisandosi nelle forme di un’opposizione tra una poesia votata all’utile e una poesia al diletto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sabri09 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Lombardo Giovanni.
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