La formazione professionale
Introduzione
Appunti teorici su dispositivi didattici, pratiche sociali e politiche formative – R.M. Postiglione Il testo prende in esame quella che è la formazione professionale oggi in Italia e nasce da una serie di riflessioni derivate da circa quindici anni di lavoro sul campo, nonostante di questo argomento se ne sia parlato già tanto con un gran numero di pubblicazioni e attività scientifiche in merito e anche finanziamenti e pronunciamenti politici. Quel che nel testo si sostiene fin da subito è che in Italia vi è un’assenza (tranne casi rari) di una formazione professionale che sia minimamente strutturata, il che è sintomo e insieme causa dei mali italiani.
Per prima cosa viene effettuato un tentativo di riflessione categoriale sull’educativo che permette così di comprendere la formazione professionale accanto ad altre categorie che riguardano la formazione di stampo occidentale (formazione intesa qui come sviluppo umano individuale complessivo, ricollegandosi così agli antichi concetti di paideia).
Fa seguito poi un lavoro di precisazione terminologica per fare chiarezza sugli usi lessicali specialistici e proporne così anche una classificazione. Vi sono poi una serie di riflessioni teoriche sulla formazione professionale che vengono sviluppate parallelamente a quello che riguarda la didattica, e in particolare su quel modo d’intenderla e praticarla che è stato chiamato razionale. Il riferimento a figure come Torsten Hysén, in ambito pedagogico, e a Amartya Kumar Sen, in ambito economico ed etico-filosofico sarà chiaro.
All’interno di queste riflessioni vi è poi una lettura della formazione professionale e del mercato del lavoro, in quanto strettamente connesse. Queste riflessioni sono però precedute da uno sguardo d’insieme sulla situazione europea (alla luce della grande crisi e della profonda alterazione degli scenari geopolitici).
Quel che alla fine abbiamo davanti è dunque un testo che non riporta risultati teorici compiuti e sistematizzati ma più che altro può essere considerato un saggio dei lavori in corso e delle domande più pressanti che riguardano la formazione professionale.
I termini del problema
La formazione professionale è oggi oggetto di molteplici attenzioni:
- Della pedagogia e delle altre scienze della formazione o dell’educazione
- Di tutti coloro che spinti da ideali o vocazioni si impegnano sul terreno della formazione/educazione soprattutto rivolgendosi ai più deboli (proprio dalla loro azione sono nate nel corso dei secoli le attività più cospicue ed interessanti di formazione professionale)
- Del lavoro (che è poi il fine, ma anche il mezzo, della formazione professionale) (anche se poi per lo più la formazione professionale viene esclusa dalla dinamica contrattuale e viene relegata in un angolo in cui perde la sua funzione)
- Dei sociologi, degli psicologi del lavoro, degli economisti e poi delle istituzioni pubbliche che hanno responsabilità in questi ambiti.
Chi dovrebbe incrementare la sua attenzione nei confronti della formazione professionale sono però oggi gli economisti, il cui contributo sembra essere poco incisivo, in modo da riuscire ad individuare sistemi con cui la formazione professionale possa divenire strumento concreto per il rilancio di un apparato produttivo che perde produttività e capacità competitiva, come è quello italiano.
La formazione professionale infatti in un Paese come il nostro che è a rischio di declino diviene un’attività sensata se è lo strumento per chiari programmi di innovazione industriale e politico-territoriale.
Questa pluralità di attenzioni verso la formazione professionale si va poi a ripercuotere sulla letteratura specializzata in questo settore, andando a creare una serie di disordinate abitudini linguistiche usate da comunità scientifiche, istituzionali, professionali, ecc. È necessario dunque fare un po' di chiarezza.
Categorie paidetiche
Per poter comprendere i fenomeni del sistema formativo che si possono riconoscere nelle società contemporanee è necessario analizzare quelle categorie paidetiche che ne sono i termini di riferimento.
Per ragionare sul linguaggio educativo viene preso in esame un importante contributo che è quello del francese Jean Gatty con il suo Quatre réflexions sur l’éducation:
- Magistero scientifico: Non vi è locuzione migliore per tradurre enseignement (l’ambito dell’esercizio della ragione nel suo progressivo costruirsi attraverso una disciplina scientifica) che Magistero scientifico, con le sue molteplici e variegate accezioni. Richiama infatti l’esercizio della scienza, la sua disciplina e l’insegnamento che ne scaturisce. Mai confondere però l’enseignement con l’istruzione, dove infatti la seconda è strumento della prima.
- Educazione morale: essa consiste nell’introduzione di una persona ai costumi della città in cui è chiamata a vivere. Essa riguarda dunque lo Stato, la società civile, i soggetti politici e sociali che esprimono istanze morali e vi orientano la loro azione sociale. Ma prima di tutto essa compete alla famiglia. Eppure nella società attuale chi funge da guida nella creazione di valori e costumi propri di un luogo sono i flussi incessanti e irresistibili di comunicazione e di consumo. Così che i valori, i costumi e gli abiti finiscono per trapassare i valori stessi. Il termine valere viene dunque trasposto nel volgare valuta, così che anche le cose morali vengono sottoposte alla dura legge della funzionalità economica.
- Formazione professionale: essa può essere definita come lo sforzo consapevole di far imparare un mestiere, una professione, un’attività cioè di far acquisire a qualcuno una competenza in un certo settore (ovvero la capacità propria di chi sa fare delle cose). La competenza si esercita in un posto che è il posto/luogo di lavoro. La competenza dunque in sintesi può essere definita come “la capacità di fare certe cose dove serve e quando serve”. Essa dipende direttamente dall’organizzazione del lavoro e dunque la formazione delle competenze non può che avvenire proprio in questo luogo, ovvero sul posto di lavoro. È proprio questa la ragione principale che spinge Gatty a vedere come prototipo irrinunciabile di formazione professionale l’apprendistato.
- Istruzione (doctrina): Come già detto non bisogna confondere istruzione con enseignement. L’istruzione infatti è un’azione consapevole e volontaria intesa a determinare un apprendimento attraverso un meccanismo enunciativo o imitativo. L’istruzione è dunque il meccanismo di base dell’enseignement, dell’educazione morale e della formazione professionale. Dunque è proprio per questo motivo che non si può (e non si deve) confondere istruzione con enseignement: l’istruzione è lo strumento usato dall’enseignement.
Ma quali sono i caratteri che contraddistinguono l’istruzione? Indubbiamente l’istruzione appare come un qualcosa di noioso, pesante, frustrante e il richiamo al concetto latino di “doctrina” va a rafforzare ancora di più ciò. L’istruzione è cosa alienante. Essa implica infatti un processo di distruzione di quanto già si sa per sostituirlo con nuove nozioni. Una distruzione che spesso riduce la stima di sé, le certezze, altera gli equilibri fin li raggiunti per rimettere tutto in discussione. Aliena, dunque, chi apprende da sé stesso.
Il potenziamento delle facoltà individuali, dunque, che deriva dall’istruzione non può avvenire se non senza grande impegno e fatica. Ma si impone qui una distinzione netta. L’alienazione che deriva dall’istruirsi è una cosa diversa da quella che scaturisce dal rapporto di subordinazione professionale. Quest’ultima infatti sottomettendo gli individui, ne prosciuga le capacità creatrici e le energie fisiche e nervose, non creando la possibilità di una sintesi, di un esito costruttivo e creativo. Al contrario l’istruzione lo crea.
Formazione (Bildung, paideia): la formazione può essere definita come “l’insieme dei momenti in cui si esprime il farsi uomo dell’uomo”. In altre lingue essa è stata indicata con i termini humanitas, paideia, Bildung. Troppo spesso però nelle scuole si tende a ridurre formazione a insegnamento, con la conseguenza di avere un esercito di studenti che nella maggior parte dei casi non conoscono le discipline né padroneggiano le competenze e che spesso fuggono da scuola o vi rimangono come fantasmi, come bulli o piccoli criminali.
Enseignment e formazione professionale
La mescolanza, e confusione, fra l’enseignment (magistero scientifico) e la formazione professionale è però quella che deve essere guardata con maggiore attenzione. Il modello tedesco degli ordinamenti scolastici è stato quello che storicamente è riuscito per primo a fare una distinzione netta e chiaramente riconoscibile fra i due termini e concetti: da una parte l’apprendistato, curato congiuntamente dagli imprenditori, i sindacati e i ministeri dell’istruzione; dall’altra l’istruzione impartita dai licei e che conduce all’università.
Al contrario la nostra situazione attuale nei diversi sistemi formativi è alquanto variegata. Basta osservare il caso dell’istruzione classica (in Italia tipico del ginnasio): scuola di formazione e selezione delle élites, essa è stata per secoli il simbolo di quello che è l’enseignment, oggi però a seguito della sempre più evidente confusione fra i vari segmenti che costituiscono il sistema formativo, la sua natura ha subito un cambiamento. Essa è dunque diventata il luogo di un’educazione alla cittadinanza e di un’istruzione generica in attesa di una professionalizzazione che si domanda al settore universitario. Mentre i genitori delle classi medie sperano attraverso il liceo di vedere i propri figli accedere con il liceo ai posti d’élite, al contrario le élites provvedono a selezionarsi e ad andare avanti secondo nuovi e diversi percorsi. Dunque in questo modo l’enseignment si è spostato nelle università.
Il mondo del lavoro nel contempo spinge affinché la scuola e l’università preparino al lavoro (che non c’è però in verità) e ne nasce quindi un ibrido che non riesce a realizzare né formazione professionale né enseignment. Nei casi più fortunati il sistema si dota di un supplemento che è quello in Italia della formazione professionale offerta dalle Regioni che però ha poca presa. Nei casi meno fortunati lavoro e sistema d’istruzione restano due elementi completamente separati.
In questa confusione sembra dunque che solo una cosa sia chiara e cioè che si stia verificando una riduzione dell’insegnamento a formazione professionale, la cui emergenza va presa in considerazione. Ciò è evidente nel momento in cui osserviamo il modo in cui è organizzato il programma scolastico: infatti riprendendo il concetto della suddivisione del lavoro in singole mansioni ognuna affidata a un singolo lavoratore ci siamo abituati a trasferire questo stesso...
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