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Educazione informale tra adulti

Introduzione: pedagogia ed educazione tra adulti

Ogni individuo dovrebbe vedersi riconosciuto come diritto positivo la compresenza di interventi educativi agiti e subiti. È necessaria attenzione per le grandi questioni pedagogiche: la natura dell’educazione nel suo complesso, i suoi processi nelle diverse età dell’uomo, i suoi rapporti con la cultura nella vita di tutti i giorni. Le questioni educative però sono intese come prerogativa di soggetti ultra specializzati (insegnanti, formatori). L’educazione intenzionale è considerata solo se interventi voluti e specifici sono predisposti da chi abbia compiti e responsabilità educativa riconosciuta formalmente.

Invece c’è una professione a cui tutti partecipano che punta direttamente al centro del problema della formazione, ha come fine l’eterno rinnovamento della comunità, ha lo scopo di rendere l’educatore stesso capace di essere educatore della comunità.

Bruner critica la psicologia cognitivista e propone un ritorno alla costruzione del significato culturale e interpersonale riducendo gli studi finalizzati all’elaborazione dell’informazione che sono chiuse nella mente del soggetto e non in situazioni. L’interesse è per l’interpretazione della cultura in base a cui gli individui organizzano la propria concezione di se stessi, altri, mondo. C'è il rischio di ridurre il senso dell’educazione alla mera ricerca di efficacia della trasmissione delle informazioni.

Esempi come Rogers, Freire, Illich sono tentativi di riportare l’educazione all’interno ed esterno di eventi formativi significativi per il soggetto affrontando in modo globale le persone coinvolte nel processo educativo.

La pedagogia non scende ancora nelle piazze; ci si occupa dei genitori solo per affermarne l’inadeguatezza, ma ci si rifiuta di occuparsene; scopre l’educazione extrascolastica e permanente, ma le inquadra in strutture di educazione non formale per affidarle ai tecnici della didattica.

Non si intende sottovalutare l’importanza dell’educazione formale e neppure banalizzare l’educazione non formale; esse sono indissolubilmente legate, non esiste una senza l’altra. Non si possono confondere ma solo integrare mutuando suggerimenti e soluzioni, adattandoli all’interno degli specifici obiettivi di ognuna.

L’educazione formale è la punta dell’iceberg che si può avvicinare tramite l’educazione extrascolastica o istituzionale/scolastica.

L’educazione non formale esiste come negazione/superamento dei limiti di quella formale di cui è il completamento, ne rifiuta l’organizzazione, ne propone una nuova strutturazione comunque formale (attività di apprendimento extrascolastiche ma organizzate).

L’educazione è qualcosa di nuovo, sono necessari nuovi strumenti per rilevarla, ovvero l’insieme di apporti formativi che ciascuno riceve dalla vita quotidiana, famiglia, gioco, mezzi di comunicazione.

Intenti

L’attenzione è rivolta all’educazione informale, difficile da isolare e analizzare senza invadere il campo di altre scienze. La pedagogia di tutti i tempi ha sempre preferito affrontare i temi dell’intenzionalità degli atti educativi formativi esplicita degli (è sempre tale intenzionalmente), lasciando a sociologia, psicologia e antropologia l’analisi dei fatti educativi (può essere funzionalmente educativo).

Considerare l’educazione informale come oggetto pedagogico significa interesse per la necessità di deistituzionalizzare una parte della formazione dell’uomo e rilevare il peso che la formazione non istituzionale sta assumendo a dispetto di tutti gli sforzi per controllare i canali formativi e non.

Esigenza di motivare e arricchire la società civile in tutte le sue componenti di gradienti culturali e competenze tali da stimolare le valenze educative anche nelle sue più minute manifestazioni. La società civile è un grande laboratorio educativo.

Una concezione positiva di educazione prevede naturalità e normalità: la maggior parte dei soggetti ha diritto ad educarsi, educare, essere educato in tutti i momenti della vita. Ogni soggetto è esposto a influenze che possono determinare il corso della sua esistenza senza che l’individuo ne abbia coscienza e senza che alcun agente se ne assuma le responsabilità.

I processi educativi non rappresentano qualcosa di aggiunto rispetto alla normalità della vita personale, sociale, istituzionale, ma costituiscono l’elemento vitale che non deve appassire per trascuratezza della propria formazione.

La pedagogia ha il dovere di occuparsi degli aspetti educativi della società prima che la pedagogia speciale si occupi dei problemi rieducativi della società.

Cornici

L’educazione informale appartiene alla pedagogia sociale ma non ha un’interpretazione univoca. La pedagogia sociale consiste nel riferirsi a una comunità ideale dove devono risolversi ogni forma di contingenza e conflittualità materiali. È un’educazione ideale e regolativa che dirige eternamente i nostri sforzi empirici personali e finisce per avvicinarsi alla pedagogia generale.

Due interpretazioni di pedagogia speciale:

  • La pedagogia sociale concerne quell’aspetto della personalità umana volto all’acquisizione della socialità, è studio delle istituzioni e processi sociali e si occupa della socializzazione dell’individuo. La sua ottica consiste nello studio delle strutture e processi connessi alla socializzazione dell’individuo e crescita della personalità umana nei vari contesti in cui è inserita e delle influenze che hanno sulla formazione dei suoi atteggiamenti, valori, credenze. Non lo studia solo in senso descrittivo ma configurando modelli di intervento per guidare e migliorare il comportamento umano sul piano interpersonale e collettivo.
  • Non è interessata alla socializzazione del singolo ma a fornire l’indirizzo teorico e operativo alla società: come teoria e prassi di una società educante (stabilisce quali siano le conoscenze, compiti, capacità e metodi necessari affinché una società assolva i propri impegni educativi). L’oggetto è la società educante, distinguendo tra educazione occasionale (esperienze auto educative) e funzionale (legata ad atti e programmi definiti dalle istituzioni che operano nel corpo sociale).

I concetti di socializzazione e società educante appartengono all’area dell’educazione non formale. Oggi la pedagogia sociale pare destinata a essere finalizzata a ricerca e intervento nel campo socio-assistenziale (rimedio/compensazione), richiama attività vicine al concetto di animazione socioculturale.

Nel '68, l'iniziativa solidale, esperienza comunitaria attiva, richiesta di una democrazia culturale: il tessuto sociale è educativo, offerta di una vasta gamma di occasioni formative con l’obiettivo di garantire a tutti l’accesso alle fonti della cultura. Il metodo dell'animazione consiste in un orientamento non direttivo per rendere i soggetti partecipi della propria vita, prendere coscienza dei problemi ma soprattutto sensibilizzare. In realtà l’animazione così intesa e realizzata negli anni post contestazione è un intervento formale da parte di élite, avanguardie ed esperti che si assumevano il compito di elevare le masse a fruizione dei beni culturali. Ben presto queste prerogative vennero assunte da organismi più sistematici che fecero della sensibilizzazione e creatività il proprio obiettivo istituzionale.

Il concetto di animazione non garantisce il risultato di autonomia. La realizzazione personale permane solo nei limiti dell’esperienza di animazione. La riflessione pedagogica deve occuparsi di educazione informale affinché nella società possa esserci una pluralità di soggetti formativi; la pedagogia non deve occuparsi solo delle situazioni problematiche ma anche delle vite normali, accompagnare gli adulti quando lavorano, conversano e vivono insieme.

Parte 1: Formale e informale

Premessa: non rovesciare l’iceberg

Non è semplice dimostrare che in ogni relazione e organizzazione sociale esistano funzioni ed effetti educative latenti anche in assenza di scopi formativi espliciti. L’educazione è un iceberg, la cima più consolidata, visibile ufficiale è l’educazione formale; la parte sommersa (informale) è sottoposta alla continua azione modellante di correnti e maree impreviste che ne mutano forma.

  • I soluzione: capovolgimento dell’iceberg (posizione degli utopisti): si crede che sia sufficiente rendere trasparenti i meccanismi che regolano la convivenza umana perché essa diventi controllabile, ma così diventa disumana.
  • II soluzione: modificare l’iceberg semplicemente aumentando la parte emersa per renderne visibile la porzione sommersa (abbassare il livello dell’acqua che cela l’educazione informale) = modificarla del tutto e condurla alle categorie dell’educazione formale.
  • III soluzione: fornire scandagli, utilizzare la sicurezza che la parte emersa offre; la navigazione è impossibile se non si tiene conto degli incerti percorsi a cui i picchi di ghiaccio sommersi costringono. Conoscere le occasioni formative sommerse che la vita propone, pone l’uomo in condizione di scegliere consapevolmente ei rischi a cui esporsi o i varchi di cui approfittare.

Educazione informale e intenzionalità

Educazione formale, non formale e informale = accettare la complessità delle situazioni e impegnare le forze nel soddisfare le nuove richieste apprezzando il concorso di una pluralità di mezzi.

L’interesse per l’educazione informale non nasce dalla crisi della scuola e sistema formale; proprio perché si crede nel valore e importanza di una formazione iniziale alla portata di tutti, è necessario considerare anche cosa segua ad essa e come questa formazione sia messa a frutto nella vita extra scolastica. Tutte le recenti riflessioni sul rapporto scuola/extra dimostrano una progressiva riduzione dello scarto esistente a favore di una reciproca continuità e condizionalità. La riuscita dell’attività educativa scolastica si misurerà fuori da scuola sulla base del numero di soggetti scolarizzati capaci di servirsi dei modi extrascolastici di educazione. La vita sociale è continua occasione di esperienze, apprendimento, educazione.

I vantaggi dell’educazione formale sono numerosi e rilevanti e diventano elementi negativi solo se pretendono di applicarsi all’educazione in generale e non solo formale. L’educazione scolastica è indiretta, distaccata, simulata, semplificata; senza queste risorse non sono possibili altri modi (informali): è necessaria che qualcuno ci insegni come percorrere la strada. Ma si ribadisce l’esigenza di affiancare un’educazione extrascolastica nell’ottica dell’educazione permanente che recuperi la natura relazionale del processo formativo teso ad attribuire senso all’esperienza e significato all’esistenza.

Uno dei principali obiettivi dell’educazione permanente: accesso a tutti ad una formazione iniziale di qualità e possibilità di percorrere i più vari itinerari formativi; lo sviluppo continuo di attività educative nel tempo e nello spazio consente una ricchezza di esperienze educative in tutte le forme della vita associata formale e informale (apprendimento ininterrotto).

Finalità:

  • Aumento conoscenza
  • Vivacità intellettuale
  • Sensibilità affettiva
  • Qualificazione professionale
  • Acquisizione di strumenti per continuare la propria formazione per tutta la vita

Si può usare il concetto di post-alfabetizzazione (insieme delle misure e azioni destinate a permettere ai neo alfabetizzati di esercitare e accrescere le competenze acquisite).

Solo un’educazione iniziale e formale efficiente consente l’acquisizione degli strumenti basilari della cultura (alfabeto), ma un’acquisizione puramente meccanica dipende da fini utilitaristici, condanna l’alfabetizzazione all’oblio e all’analfabetismo di ritorno. È necessaria che si faciliti la partecipazione dell’individuo allo sviluppo comunitario e alla possibilità di applicazione delle conoscenze per il miglioramento della vita degli alfabetizzati.

L’obiettivo della post-alfabetizzazione non è solo la conservazione della capacità acquisita di leggere/scrivere: spiana il terreno perché si continui a studiare in tutti i sistemi (formale, informale, non formale). Dopo l’alfabetizzazione e l’educazione tradizionale, il soggetto torna a essere solo, con un nuovo bagaglio di conoscenza che può diventare inutile: solo l’educazione informale continua a dispensare la propria influenza bloccando/promuovendo il mantenimento del nuovo status raggiunto.

... e informale

L’apprendimento non ha luogo solo mediante processi organizzati, ma processi ed eventi con valenza educativa informale attraversano le esperienze di ognuno. Lungo tutto il corso della vita esiste un ambiente d’apprendimento diffuso: l’ambiente dei primi anni di vita del bambino, gli orientamenti culturali e norme proposte dall’educazione iniziale.

Nel mondo antico, per mancanza di istituzioni scolastiche, prevaleva l’aspetto informale, fino a inizio '900: prima della scuola di massa, l’educazione formale riguardava una netta minoranza privilegiata e per un numero ridotto di anni di età. Dal '60 l’informale è stato rivalutato come scelta precisa, all’inizio con la crisi del sistema formale d’istruzione si lamenta la morte dell’intero sistema formativo, poi l’emergere di altre agenzie e ambienti educativi. Nasce in questo periodo il concetto di educazione permanente, composta da formale, informale, non formale.

È possibile apprendere nella vita di tutti i giorni? Dall’analisi di attività non finalizzate a livello educativo si è constatata la comparsa di effetti formativi in soggetti al di là di una precisa volontà intenzionale. Se s’intende come effetto educativo il cambiamento di un comportamento prodotto nell’individuo a seguito di determinati messaggi, ha significato formativo tutto ciò che concorre, consciamente o meno, attraverso tutte le circostanze di vita, sul piano affettivo e cognitivo, a modificare il comportamento di una persona o gruppo.

Coombs: l’educazione informale è il processo per cui un individuo lungo il corso della vita acquisisce conoscenze, capacità e attitudini. L’esperienza quotidiana e l’esposizione all’ambiente, atteggiamento dei familiari e amici, viaggi, giornali, radio, TV. Essa è generalmente non organizzata e non intenzionale. Costituisce la fonte della maggior parte dell’apprendimento durante l’intera vita e la qualità dipende da ciò che l’ambiente personale riesce a offrire.

L’educazione informale è trasmessa in strutture in cui il soggetto vive e agisce (famiglia, gruppo pari, associazionismo) e società in senso generale, senza che il soggetto debba avere esplicite intenzioni di apprendere. Elemento tipico dell’educazione informale è il mancato riconoscimento sociale della funzione educativa di chi l’esercita e la non specificità educativa del contesto in cui la si esercita.

Non avendo uno statuto definito e riconosciuto l’educazione informale sembra un’appendice secondaria, ma se si considerano l’ampiezza delle attività e occasioni il suo peso è molto più significativo.

  • Rifiutare i caratteri riduttivi di imperfezione: educazione informale come tappa transitoria (situazioni spontanee, inculturazione primaria)
  • Provvisorietà: risposte alternative che i soggetti ricercano individualmente nel momento in cui l’istituzione non riesce a rispondere alle loro aspettative/bisogni
  • Imprevedibilità: impedisce di introdurre qualsiasi margine di decisionalità

Il disordine non è per forza disvalore, può essere rigenerante perché costituisce processo di autoformazione e riorganizzazione permanente = rivaluta la categoria dell’imprevisto (se ha rilevanza per il soggetto): l’evento che interrompe in positivo/negativo la tranquillità del quotidiano.

Importanza di una sensibilità nei confronti dell’evento catalizzatore dinamico e non totalmente sotto controllo del soggetto. Considerare l’influenza di fenomeni dotati di potere crescente; sono evidenti i rischi cui è esposta una formazione priva di prospettiva intenzionalmente educativa (superficialità, strumentalizzazione, ricerca consenso, persuasione).

I sistemi formali educativi attribuiscono rilievo all’intenzionalità dell’emittente (insegnante/formatore), essa si manifesta nel trattamento preciso della elaborazione e modifica dei programmi, condizione di ammissione degli allievi, sistema di valutazione.

L’educazione informale non può garantire lo sviluppo regolare del soggetto, ma l’interesse e partecipazione attiva sono fondamentali ai fini del processo educativo: è in grado di attirare l’attenzione e suscitare interesse.

Il processo educativo non coincide totalmente con l’intenzionalità: saranno però educativi i fatti e influssi ambientali e culturali assunti in una prospettiva cosciente. Secondo alcune teorie l’intenzionalità è proprietà irriducibile del formativo e l’educazione informale accusata di inintenzionalità.

L’educazione informale non è inculturazione, basti pensare al programma di apprendimento conscio e non con cui le generazioni più vecchie inducevano le più giovani ad adottare il proprio repertorio di valori/atteggiamenti. C’è spazio per la pedagogia proprio perché non vi è nulla di naturale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Educazione degli adulti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Mariani Anna.
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