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ECONOMIA E POLITICA DELLE RISORSE UMANE

Il padre fondatore della materia economia e politica delle risorse umane è individuale nelle figure di Edward Lazear e

di Kathrin Shaw, i quali nel 2007 dissero: “in the not­too­distant past, the typical textbook on human resources

management would often eschew generalization, arguing that each situation is different. The economist's approach is

the opposite. Rather than thinking of each human resources event as separate and institutionally driven, economists

place a premium on identifying the underlying general principles, and on using specific institutional details to identify

the causal sources of the general principles”.

L’argomento principale del corso è il lavoro, da intendersi come il più importante fattore produttivo: non ci sarebbe

alcun processo produttivo senza le persone che lavorano.

I principi economici di riferimento sono:

e imprese sono agenti razionali che massimizzano utilità e profitti;

1)Lavoratori

mercati tendono ad un equilibrio che definisce prezzi e quantità;

2)I intesa in senso economico ricopre un ruolo centrale:

3)L’efficienza,

Gli individui massimizzano la loro utilità ed interagisco con imprese che a loro volta massimizzano i loro profitti,

- e tale comportamento rende entrambi «better off», cioè migliora le condizioni di entrambi;

Vi può essere inefficienza nel caso per esempio di azzardo morale.

-

In particolare, nel corso andremo ad analizzare l’economia del personale andando a chiederci “quali e quante risorse

sono domandate dalle imprese”. In particolare, si andrà ad introdurre il concetto di disomogeneità delle risorse umane.

Si andrà ad analizzare come si incontra la domanda e l’offerta di lavoro a seconda che:

I mercati siano competitivi o meno;

- La forza lavoro sia omogenea o eterogenea;

- Esista incertezza;

- Le informazioni siano incomplete e/o asimmetriche;

- Esistano istituzioni che interferiscono con il funzionamento del mercato.

-

Sommario

MERCATO DEL LAVORO CONCORRENZIALE E NON CONCORRENZIALE.............................................2

IL MIX OTTIMALE DI LAVORATORI ETEROGENEI.....................................................................................6

TRADE OFF TRA ORE DI LAVORO E NUMERO DI OCCUPATI................................................................11

LAVORATORI TEMPORANEI E PERMANENTI..........................................................................................15

LA SELEZIONE AVVERSA NEL RECLUTAMENTO....................................................................................21

LA REGOLAMENTAZIONE DEL LAVORO: Aspetti istituzionali e teorici......................................................24

EFFETTI DEGLI RPI: LA DISTRUZIONE DI POSTI DI LAVORO................................................................28

EFFETTI DEGLI RPI: SALARI, OCCUPAZIONE ED EFFETTI SOGLIA......................................................34

RETRIBUZIONI OTTIMALI LEGATE ALLA PERFORMANCE.....................................................................40

RETRIBUZIONI OTTIMALI CON LAVORATORI ETEROGENEI..................................................................48

TORNEI E SALARI D’EFFICIENZA............................................................................................................. 54

1

MERCATO DEL LAVORO CONCORRENZIALE E NON CONCORRENZIALE

DOMANDA DI LAVORO A LIVELLO DI IMPRESA

Consideriamo la seguente funzione di produzione ( tecnologia che l’impresa utilizza nel processo produttivo per la

q

q=f L, K

): , dove la quantità ( ) viene uguagliata alla funzione di produzione

produzione di un certo output ( ) L K

che considera due fattori produttivi rappresentati dal lavoro ( ) e dal capitale ( ). Inoltre, ipotizziamo che

l’impresa non distingue i lavoratori a seconda delle loro abilità ( ). Le imprese decidono quanti lavoratori assumere

skills

max Π

secondo la c.d. massimizzazione del profitto ( ), ne segue che la produttività aumenta fino a quando il ricavo

su un’unità aggiuntiva ( ) sia maggiore al costo di produzione: l’impresa massimizza i profitti

ricavo marginale L K

impiegando il giusto ammontare di lavoro ( ) e di capitale ( ). Inoltre, sono due le tipologie di variabili: ( )

1

variabili che possono essere scelte dall’impresa ( ) e ( ) variabili che non possono essere scelte (

lavoro e capitale 2 prezzo

).

dei fattori produttivi – impresa price taker

Ipotizziamo di essere nel breve periodo in un mercato perfettamente concorrenziale, questo comporta che ( ) nel breve

1

K L

periodo il capitale sia sempre fisso ( ) e che l’impresa per produrre di più dovrà modificare il lavoro ( ); il

R M C M

ricavo marginale uguaglia il prezzo ( ); ( ) il costo marginale ( ), costo dei fattori produttivi

=P 3

g g

aggiuntivi necessari per produrre un’unità aggiuntiva di prodotto, è uguale al costo del lavoro necessario a produrre

un’unità aggiuntiva. Per calcolare il costo marginale bisogna conoscere il lavoro prodotto da un lavoratore aggiuntivo,

P M L

il quale si traduce nella produttività marginale del lavoro ( ). ESEMPIO.

g

ΔQ

N. OCCUPATI PRODUZIONE P M L=

L Q

( ) ( ) g ΔL

0 0 0

1 10 10/1 = 10

2 21 (21­10)/(2­1) = 11

3 26 (26­21)/(3­2) = 5

4 29 (29­26)/(4­3) = 3 PM L

g

L

W

PT

L

Q

Dall’esempio emerge che la produttività marginale del lavoro è decrescente, di conseguenza il costo marginale di un

lavoratore è sempre costante e uguale al salario da pagare al lavoratore ( ). Da questa

c.d. legge dei rendimenti crescenti

M L

nozione deriva la legge dei rendimenti crescenti. Il lavoratore aggiuntivo produce ( ) unità di prodotto che

g R M M L∗X

vengono prodotte ad un prezzo unitario, da cui deriva che il ricavo marginale è pari a ( ). Di

=P

g g

conseguenza, conviene aumentare la produzione aumentando il numero di impiegati se il salario è minore alla

w< P M L∗P PT

produttività marginale per il prezzo ( ). Ne deriva che la curva del prodotto totale ( ) sarà

g

P M L

crescente. Il prodotto marginale del lavoro ( ) rappresenta la pendenza della curva del prodotto totale (PT).

g

L

L’impresa decide il livello di occupazione ( ) secondo questa regola: w P M L

se il salario reale è minore al prodotto marginale del lavoro ( );

<

1)Assume g

P w P M L

se il salario reale è maggiore al prodotto marginale del lavoro ( ).

>

2)Licenzia g

P

L

Il livello di occupazione ( ) massimizza il profitto quando il salario reale è uguale al prodotto marginale del lavoro

w M L

( ).

=P g

P Π=( p∗q p

Il profitto dell’impresa è uguale a , con prezzo a cui viene venduto il prodotto;

) −(w∗L)−(r∗K)

w r

salario e costo del capitale ( ). Dato che siamo in un mercato

dove il salario e capitale sono costi per l’impresa p , w , r

perfettamente concorrenziale, l’impresa è perfettamente competitiva e ne consegue che le variabili

vengono prese direttamente dal mercato. L’impresa deve considerarsi come price market: prezzo, salario e costo del

q L K

capitale sono dati indipendentemente dalla quantità ( ), dall’occupazione ( ) e dal capitale ( ). Possiamo

Π= pq−wL−rK

q=f K

sostituire la funzione di produzione ( ) nella funzione di profitto ( ), ottenendo:

(L, )

Π= pf L , K)−wL−rK

( p , w , r

Dato che sono date dal mercato, nel breve periodo l’impresa potrà influenzare solamente l’occupazione (

L ) dato che la dotazione di capitale è fissa; mentre nel lungo periodo l’impresa potrà influenzare sia l’occupazione

L K

( ) e sia il capitale ( ). ́ ́

In particolare, nel breve periodo il profitto per l’impresa è pari a e potrà modificare

Π= pf L , K)−wL−r K

(

L

solamente la componente occupazione ( ); ne segue che l’impresa sarà interessata al valore del prodotto marginale

2

P M L νP M L= pP M L

del lavoro ( ), ossia al lavoro prodotto dal lavoratore aggiuntivo ( ). La decisione

g g g

w

dell’impresa è di assumere fino al punto in cui il tasso salariale è uguale al prodotto marginale del lavoro: la

condizione è intuitiva in quanto finché il lavoratore aggiuntivo rende all’impresa, più del suo costo ( ), costui

salario

deve essere assunto. Possiamo formalizzare il tutto:

́ ́

max Π= pf L, K K

( ) −wL−r

L w=8

w’=5

L=4

L’=7

L

w

Troviamo le condizioni di primo ordine, derivando per il lavoro e ponendo uguale a zero:

∂Π ' ́

→ p f L , K pP M L=w

( )−w=0→

=0 g

∂L

Condizione necessaria per la massimizzazione del profitto è che il costo marginale del lavoro sia pari al valore del suo

prodotto marginale; inoltre, è necessario che la produttività marginale del lavoro sia decrescente. La relazione fra

prezzo ( ) e quantità di lavoro fa comprendere cosa succede al salario quando si aumenta la quantità, nel caso di

salario

breve periodo la situazione può essere rappresentata dal seguente grafico. K , L

La domanda di lavoro nel lungo periodo deve tener conto della variazione sia del lavoro che del capitale ( ); ne

segue che la funzione della massimizzazione del profitto diventa:

max Π= pf L, K

( ) −wL−rK

L L K

Troviamo le condizioni di primo ordine, derivando per il lavoro ( ) e per il capitale ( ) e ponendo uguale a

zero:

{ ∂Π '

→ p f L , K → pP M L=w

( )−w=0

=0 P M L P M K

g

∂L g g

→ =

w r

∂Π '

→ p f L , K pP M K

( )−r=0→

=0 =r

g

∂K LP

BP

L

w

P M L P M K

g g

Ne segue che l’espressione rappresenta la condizione di massimo utile per derivare il rapporto

=

w r

K

capitale/lavoro ( ) ottimale nel lungo periodo. Nel lungo periodo, l’impresa potrà trarre vantaggio anche dalle

L

variazioni del salario stesso ( ).

variazioni che derivano dal mercato o dalle condizioni economiche

Confrontando graficamente il breve e il lungo periodo otteniamo che la retta di breve periodo è più inclinata rispetto a

quella di lungo periodo, la quale risulta più elastica.

MERCATI IMPERFETTI

L’economia del personale analizza le problematiche riguardanti la gestione degli occupati all’interno dell’impresa, in

particolare sono due le proprietà fondamentali del mercato del lavoro:

mercati del lavoro sono imperfetti e le posizioni lavorative sono associate a rendite;

1)I istituzioni del mercato del lavoro interagiscono con le politiche del personale. In particolare: ( ) i salari sono in

2)Le i

parte stabiliti indipendentemente dalla relazione impresa­lavoratore ( ); ( ) le

es. salari minimi, contratti collettivi ii

politiche di licenziamento sono legate ad una legislazione in materia di protezione dell’impiego.

Risulta, quindi, che un mercato concorrenziale non sia adeguato a descrivere la realtà del mercato del lavoro.

In un mercato del lavoro concorrenziale, il salario è determinato dalle forze di mercato e il binomio impresa­lavoratore

non ha alcun margine di controllo sul suo ammontare ( impresa e lavoratore non riescono a interagire e a modificare il salario

w ). Inoltre, in tale mercato i lavoratori sono indifferenti tra lavorare per una determinata impresa oppure per

( )

un’altra. Il risultato è un salario di equilibrio flessibile che, in caso di fluttuazioni di mercato, tende ad aggiustarsi

coerentemente con il mutare delle diverse condizioni economiche.

In un mercato del lavoro non concorrenziale ( ), le posizioni lavorative sono associate ad una rendita e il

imperfetto

lavoro apporta un certo surplus sia all’impresa che al lavoratore: impresa e lavoratore stanno meglio quando sono

legati da un rapporto di lavoro piuttosto che quando sono separati e, quando tale rapporto viene improvvisamente ad

interrompersi, entrambe le parti ne risultano danneggiate. In tale mercato, inoltre, i salari tendono ad essere rigidi e 3

non rispondono automaticamente alle fluttuazioni del mercato in quanto possono esistere delle istituzioni che

interagiscono con il funzionamento del mercato stesso ( ).

contrattazione collettiva, salari minimi, etc.

Per trattare del mercato imperfetto dobbiamo considerare le seguenti definizioni:

Posto di lavoro: combinazione tra impresa e lavoratore nell’ambito di un contesto produttivo;

- y

Valore della produttività ( ): valore del prodotto ottenuto quando impresa e lavoratore si impegnano nella

- produzione ( ), esso può essere pensato come al ricavo derivante dal lavoro pari alla quantità di

grandezza monetaria

output prodotta per il prezzo dell’output ( );

c.d. valore del prodotto marginale del lavoro

w

Salario ( ): compenso ricevuto dal lavoratore per lo svolgimento del suo incarico ( );

- grandezza monetaria

v

Opzione esterna del lavoratore ( ): salario che il lavoratore percepirebbe se dovesse lasciare la sua attuale

- posizione e trovare un’occupazione altrove, può rappresentare il costo­opportunità del tempo libero ( grandezza

);

monetaria S

Profitto marginale o surplus dell’impresa ( ): differenza tra il ricavo derivante dal lavoro e il suo costo (

- π

S y

= −w );

π S

Surplus del lavoratore ( ): differenza tra il salario della sua corrente occupazione e l’opzione esterna (

- w

S =w−v );

w S

Surplus totale del lavoro ( ): rendita associata ad un dato posto di lavoro, si trova dalla somma del surplus

- S=S S y−v

dell’impresa e del lavoratore ( ). In questa espressione non rientra il salario, in quanto può

+ =

π w

essere concepito come il mezzo attraverso il quale si distribuisce utilità tra l’impresa e lavoratore.

Andiamo ad analizzare 4 casi, vedendo come cambiano le equazioni a seconda delle diverse ipotesi:

Caso 1) MERCATO DEL LAVORO PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE

In un mercato del lavoro perfettamente competitivi, dal lavoro non deriva alcun extra­profitto e ne segue che il surplus

S=0

totale sia pari a zero ( ): le imprese utilizzano lavoro fino a quando i ricavi derivanti da un’unità addizionale di

y=w

lavoro non superano i costi. In equilibrio, il valore del prodotto marginale del lavoro eguaglia il salario: ( il

). I lavoratori sono indifferenti a lavorare in un’impresa

lavoratore riceve un salario esattamente pari al prodotto marginale

w=ν

piuttosto che in un’altra: . Ne consegue che il valore del prodotto marginale uguaglia l’opzione esterna:

y=ν S= y

, di conseguenza e non esistono surplus associati ad un posto di lavoro.

−ν =0

Caso 2) MERCATO DEL LAVORO IMPERFETTO CON SALARI STABILI DALLE IMPRESE

S → S= y−ν

In un mercato del lavoro imperfetto, il lavoro permette di ricavare un surplus ( ), ossia delle

>0 >0

rendite associate al costo del lavoro perché le imprese possano pagare dei salari inferiori alla produttività. La

ripartizione del surplus dipende dal meccanismo di determinazione del salario o a seconda del potere contrattuale.

Se il mercato del lavoro è imperfetto e l’impresa può liberamente stabilire il salario, essa fisserà il salario in modo da

massimizzare i propri profitti ( ) e nel far questo l’impresa ha interesse a scegliere un salario che sia

e minimizzare i costi ν

il più basso possibile, ma deve al contempo tener conto dell’opzione esterna del lavoratore ( ). In altre parole, il

w ≥ ν

lavoratore per accettare il lavoro ha il seguente vincolo di partecipazione ( se sono uguali, il lavoratore è

). Il problema può essere formalizzato nel seguente modo:

indifferente

max S y−w

=

Π

w s.t. w ≥ ν w=ν

Questo implica che in questo caso il salario scelto dall’impresa sarà : il surplus per il lavoratore è pari a zero

S y

e viene interamente assorbito dall’impresa ( ).

= −ν (¿)0

π

Caso 3) MERCATO DEL LAVORO IMPERFETTO CON DIVISIONE DEL SURPLUS

S → S= y−ν → y ν

Come già visto, in un mercato imperfetto sarà presente un surplus: .

>0 >0 > β

Assumiamo che il surplus sia suddiviso tra impresa e lavoratore e che il lavoratore ottenga una frazione del

surplus totale ( ). Il salario sarà pari a

dato dal potere contrattuale del lavoratore

w βS → w β y−ν → w βy−βν → w ν

( )

=ν + =ν + =ν + =βy + (1−β ) , ossia pari alla somma dell’utilità

β β β β

alternativa più una frazione del surplus totale ( ).

media ponderata tra l’opzione esterna e la produttività marginale del lavoro

Anche l’impresa ottiene una quota del surplus:

[ ]

S y−w → S y− βy ν 1−β → S y 1−β → S 1− β y−( 1−β ν → S 1−β y

( ) ( ) =( ) ) ( )( )

= = + = −βy−ν = −ν

Π β Π Π Π Π

. Il lavoratore gode di un surplus rispetto alla sua opzione esterne rimanendo nell’impresa, dal momento che

[ ]

S → S 1−β ν+ βy → S βy−ν → S y−ν .

( ) ( )

=w −ν = −ν =ν −βν+ =β ( ¿)0

w β w w w

Caso 4) MERCATO DEL LAVORO IMPERFETTO CON SALARI ESOGENI

S → S= y−ν → y ν

Come già visto, in un mercato imperfett

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elaisa1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e politica delle risorse umane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Cottini Elena.
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